CORONAVIRUS E IL TEMPO DELLA NOIA

Non vedo l’ora arrivi il tempo in cui la grande emergenza epidemiologica mondiale sia rientrata, aspetto quel momento come tutti, nel frattempo, cerchiamo di sopravvivere.

La mia solidarietà a tutti coloro che rischiano il lavoro a causa delle misure restrittive per contenere il contagio. Spero che il Paese sappia rialzarsi, la nostra storia lo racconta, a noi tutti dimostrare che siamo capaci, una volta in più.

Il momento che stiamo vivendo ha mutato in noi tutti e senza preavviso, le abitudini, dal lavoro alla vita di famiglia a quella sociale passando per gli sport e il tempo libero.

Come una gigantesca onda siamo stati travolti e, pur con estrema fatica, malcelata rassegnazione, siamo chiamati ad attenerci strettamente alle nuove – restrittive – regole del vivere civile.

A nessuno piace subire una decisione, specie se la stessa ci priva del diritto sacrosanto alla nostra libertà, anche se la ragione è di salute pubblica, quindi assolutamente condivisibile.

Sono rimasta colpita dalla sofferenza di molti nel non sapere come riempire il tempo, svuotato dalle abituali attività.

Adulti che faticano immensamente a gestire LA NOIA.

Cos’è esattamente?

Da Treccani on line: nòia s. f. [prob. dal provenz. nojaenoja; v. noiare e annoiare]. – 1. a. Senso di insoddisfazione, di fastidio, di tristezza, che proviene o dalla mancanza di attività e dall’ozio o dal sentirsi occupato in cosa monotona, contraria alla propria inclinazione, tale da apparire inutile e vana (…)

Mi soffermo su “Senso di insoddisfazione, di fastidio, di tristezza, che proviene o dalla mancanza di attività” . Come adulti, fatichiamo a gestire la “mancanza”, essere privi di qualcosa che riempie qualcos’altro, un vuoto nascosto.

Sono la prima della fila a temere la noia, quindi vi capisco, ma posso anche aggiungere che la noia serve, ci insegna molte cose.

La prima, per me la più interessante, è che ci costringe a stare in silenzio, in compagnia di noi stessi. Cosa affatto facile, specie se il silenzio esteriore, amplifica il caos interiore. Se non lo facciamo mai, questo contatto, può essere estremamente pauroso, inquietante, ansiogeno perché a se stessi non si sfugge, meno che meno ai propri demoni, alle inquietudini che portiamo.

Perché ho imparato ad apprezzare la noia?

Mi ha insegnato moltissimo, mi ha portata ad esplorare dei territori dove non volevo assolutamente andare, ho scoperto aspetti interessanti che non conoscevo, ho visto in faccia i miei demoni.

Con la noia abbiamo una possibilità di crescere, per questo gli educatori invitano gli adulti a creare spazi di noia per i propri figli, ci si confronta con le parti più nascoste di noi, si scoprono risorse.

La noia indolente di questi giorni, per esempio, mi ha spinta a provare a far funzionare la macchina da cucire. Ho fatto più tentativi, ho provato frustrazione, ma ho insistito e alla fine ce l’ho fatta. Non mi ci sarei mai messa, nel mio quotidiano vivere, presa da altre attività più pressanti. Invece, il periodo di noia, impedendomi di disperdere il mio tempo, mi ha portata esattamente dove il mio sé più nascosto, quello legato alla creatività, voleva andassi.

Mi piace condividere con voi questa piccola riflessione, perché se impariamo a trovare l’opportunità in un contesto che sembra solo funesto, vivremo meglio.

La noia è un tema caro alla letteratura, approfittiamo di questo strano tempo per annaffiare lo spirito, sono certa che germoglieremo insieme alla primavera nascente.

Pimpra

Suggestioni: qui, qui, qui, qui, qui

IMAGE CREDIT DA QUI

IL TANGO AI TEMPI DI CORONAVIRUS

Certe epidemie ti sorprendono così, tra il lusco e il brusco, un giorno a caso mentre guardi il TG e ti avvisano che, in un luogo tanto lontano da casa tua, è in atto una virulenta epidemia.

D’istinto mi dispiaccio per le persone coinvolte ma, non mi agito, non mi faccio prendere dal panico.

Poi però il virus scorrazza a briglie sciolte per il pianeta e ti ritrovi casa infestata come quel paese tanto lontano che ne è stata la fonte.

Continuo a restare serena anche se i mass media italiani fanno i peggio disastri (e come potrebbe essere diverso, considerato il nostro “spirito di popolo”?) provocando un panico irrazionale in troppe persone.

Resto calma ma cerco di riflettere e di informarmi.

Ho un’età e uno stato di salute che mi espongono a un rischio davvero lieve, alla peggio prenderei un’influenza, ma il problema non è questo, non è la MIA salute, è la salute degli altri, che potrei – anche inconsapevolmente – contagiare e, per effetto domino, il collasso a cui possono venire esposti i servizi sanitari di emergenza, le terapie intensive che non sono strutturate per simili emergenze.

La MIA influenza, non è il vero problema. E’ che posso contribuire, come untore (anche asintomatico) alla diffusione esponenziale del virus.

Sono una ballerina di tango, questo è il periodo in cui vengono organizzati eventi di tango che sono nel mio cuore.

Che fare quindi? Andarci, tanto per me il rischio è pressoché nullo o fermarsi a riflettere, pensando, per una volta, alle conseguenze su un sistema più grande?

Non è affatto facile prendere questa decisione, perché ballare è un’esigenza spirituale oltre che fisica.

Assisto a molti dibattiti in proposito, le fazioni si dividono sostanzialmente tra gli “allarmisti” e i “negazionisti”.

Credo non sia giusto giudicare le scelte di nessuno.

Siamo cittadini di un paese e, per una volta, siamo chiamati a dare una risposta – sicuramente – personale, a un’emergenza pubblica.

Io la mia scelta l’ho fatta.

Pimpra

Articolo di oggi

AMORE A-TOSSICO

Guardavo i tuoi occhi nocciola intenso, uno sguardo su cui poso il mio da tantissimo tempo. Oggi siamo quasi dei veterani, i sopravvissuti della relazione.

Ti guardo, amando i segni che la vita poco a poco ti ha scritto sul volto e sul corpo, li sento miei. So che vedi lo stesso in me e mantieni lo sguardo, in un legame che ha superato tempeste, celebrato estati, oltrepassato impenetrabili nebbie.

La tua mano mi riscalda ancora, anche se è sempre fredda, così i tuoi pensieri che poche volte mi sveli ma che mi arrivano comunque.

Un tempo non sapevo amare. Mi sono impegnata per riuscire a farlo e ci lavoro ancora.

Amare non è “facile”. Innamorarsi lo è, essere presi da passione lo è.

Amare è lo schema successivo, quello per pochi, solo per chi lo vuole veramente. E’ la ricerca del guizzo che mantiene viva la fiamma che si trasforma, perdendo quella sembianza di fuoco, ma aumentando considerevolmente il calore.

Amare è una scelta. Concentrarsi su una persona alla volta.

Quante volte sono rimasta intrappolata in relazioni “tossiche”…

Le più temibili sono quelle che si nascondono sotto il velo iridescente dell’amore mentre iniettano il loro veleno poco a poco fino a farci stare male, in un’agonia senza fine.

E’ difficile riconoscerle perché è impossibile accettare che l’amore possa fare male. Ma così è, semplicemente perché di amore non si tratta.

Come uscirne?

Credo che la ricetta sia trovare il coraggio di guardare la situazione come è in realtà e in verità e scegliere di salvare il proprio c…o. Non si può immaginare di “redimere” il/la tossico/a se questi non vogliono ed è davvero sciocco continuare a perdere tempo in situazioni dove il dolore della relazione si è cronicizzato.

Continuo a guardare i tuoi occhi nocciola intenso, uno sguardo su cui poso il mio da tantissimo tempo. Ho capito che siamo molto fortunati.

Pimpra (in love San Valentino is coming!)

IMAGE CREDIT DA QUI

PRIMI PASSI: COME SCEGLIERE UN CORSO DI TANGO ARGENTINO

Aprire nuovi percorsi formativi, nella vita, è sempre utile, ma non è detto sia facile individuare i formatori migliori. Nel tango argentino specie quando si è esordienti o principianti assoluti, scegliere il primo maestro può essere estremamente complicato.

Distinguerei innanzitutto due atteggiamenti: chi si avvicina perché animato dalla ricerca di un’attività divertente, socializzante e chi, oltre a questo, si pone in ottica di intraprendere un percorso di crescita personale, come ballerino in fieri e come essere umano.

Per entrambe le categorie, quella dei “gaudenti” e quella degli “impegnati” credo possano essere validi i seguenti suggerimenti:

  1. Osservate i Maestri e fidatevi della prima sensazione. Ascoltate le vostre impressioni in termini di umanità ed empatia. Se il semaforo è verde è il primo aspetto positivo di cui tenere conto.
  2. Partecipate a una lezione di prova: valutate il modo in cui insegnano. Spiegano i movimenti in modo semplice, lineare? parlano poco? parlano troppo?
  3. Guardatevi intorno: chi sono gli altri allievi? Vi paiono persone con cui potreste interagire?
  4. Di solito, le scuole di ballo alla presentazione dei corsi, offrono una esibizione dei loro insegnanti. Osservate con attenzione: se quello che vedete vi sembra interessante, vi piace, vi crea curiosità, probabilmente siete nel posto giusto. Nella premessa che, in qualità di neofiti puri, ogni coppia di maestri vi sembrerà favolosa e geniale, provate comunque a comprendere se il loro linguaggio corporeo, la loro espressività nella danza vi piace e la vorreste imparare.
  5. Non fermatevi alla prima scuola di cui siete venuti a conoscenza o di cui avete sentito parlare, ciò che è perfetto per altri, non è detto sia giusto per voi. Quindi, concedetevi il tempo di fare un giro delle scuole, di vedere gli insegnanti e – se possibile- i loro allievi dei corsi superiori. Gli allievi parlano del lavoro dei loro maestri.
  6. Ogni scuola ha una sua pagina social: leggetela con attenzione. Guardate i video e le foto. Tutto questo vi aiuterà a trovare la scuola più adatta a voi.

Il tango non vive di dogmi (per fortuna!), non è disciplina artistica del “si DEVE fare così”, pertanto diffidate da coloro che impongono la loro visione del mondo come la sola/unica/possibile. Imparerete con l’esperienza che non è così.

Non illudetevi che dopo il primo corso base siete già i re e le regine della pista. Ci vogliono almeno 2 anni di studio RIGOROSO e tantissimi km di pratica per essere tangueri/e solo un po’ meno schifosi dello schifo. Non voglio assolutamente demoralizzare nessuno ma, il tango argentino, come tutte le danze, richiede STUDIO E DEDIZIONE.

Di buono c’è che, se partite con il piede giusto, la passione vi prende immediatamente e continuare a studiare, a esercitarsi con UMILTA’ e devozione, diventeranno parte di voi e vi renderanno estremamente FELICI.

Nel tango i primi Maestri non si scordano mai. Danno l’imprinting dei ballerini che sarete, scrivono sulla vostra tabula dealbata per la prima volta. Per questa ragione, state attenti e valutate bene.

Per il resto EVVIVA IL TANGO e ci vediamo in pista!

Pimpra

PS: per essere onesta e coerente con quanto penso, aggiungo una postilla che avevo censurato. Prendete ciò che state per leggere con lo spirito di una persona che NON vuole GIUDICARE, ma solo INVESTIGARE per operare una scelta che sia più giusta possibile, SOGGETTIVAMENTE corretta per lui.

Il punto è questo: il Maestro (intendo sempre la coppia di maestri alla quale affideremo i nostri primi passi), sono i primi che continuano a formarsi durante tutta la carriera di esibizioni/insegnamento.

Il Maestro dona ciò che ha imparato ma, al medesimo tempo, continua a perfezionarsi per donare meglio, per essere un Maestro migliore.

Chi fa dell’insegnamento una professione di solito è felice di raccontarvi del suo percorso di formazione, dei suoi Maestri, delle persone dalle quali, ancora, va a studiare.

I danzatori classici professionisti lo fanno tutti, durante tutto l’arco della loro vita. Ballano alla Scala e continuano a prendere lezioni dai loro Maestri.

I Maestri di tango argentino, quelli che ci piacciono tanto e che stimiamo, si comportano allo stesso modo. Continuano a STUDIARE.

ZIBALDONE DI FINE ANNO

Lo saluto così, senza grandi lamentele e neppure rimpianti. Un anno che è stato, ne sono certa, preparatorio a qualcosa di nuovo, di interessante e coinvolgente.

Lo saluto con un sorriso, di quelli che ci si scambia con gli estranei nella metro di Parigi, complice la bellezza della città e le sue meraviglie. L’anno prossimo ci torno, ne sono sicura.

E’ stato l’anno del giro di boa boa che mi ha resa una donna più libera e più forte. Invecchiare nel corpo è inversamente proporzionale alla crescita interiore che continua ad arricchirsi di significato e di sfumature. Quindi, perché non esserne felice?

Ho ricevuto un dono speciale che sta rendendo la convivenza con me stessa finalmente piacevole. Ti ringrazio, davvero, tantissimo G. M.

Ho imparato che la casa va ringraziata con un semplice rito che può essere laico o religioso.

Basta munirsi di incenso in grani dell’aroma che più troviamo piacevole, prendere una candela e, da soli o con le persone con cui viviamo, ringraziare ogni stanza della casa per quello che fa e per come ci accoglie. Concluso il rito ci accorgiamo immediatamente di come l’energia dell’appartamento sia cambiata. In meglio. Gli animali domestici sono i primi a beneficiarne e a dimostrarlo.

Se la resilienza è il solo modo di affrontare le avversità, quest’anno che si sta chiudendo, mi ha insegnato a farlo con il sorriso. Tutto diventa più semplice.

Sarà un capodanno molto intimo il mio, senza il bagliore dei lustrini e degli abiti da sera. Poco male, ci penserà la fiamma del caminetto a riscaldare l’ambiente e a creare la giusta atmosfera.

In alto i calici! CIN CIN!

Pimpra

POST SESSISTA

Oggi mi concedo l’immenso piacere di lanciarmi in un post dichiaratamente sessista.

Uomini, siete avvisati.

L’argomento del contendere è la devianza comportamentale che il testosterone provoca su maschi cinquantenni e oltre. Su numerosi soggetti maschili, non su tutti, ovviamente.

Credo che si tratti di accettazione, o meglio del suo contrario: la non accettazione che il tempo passa per tutti, pure per gli uomini più virili.

Noi donne ci siamo abituate, come se la natura ci insegnasse, da subito, che abbiamo delle tappe fisiche che segnano, inesorabili, l’andamento verso la vecchiaia.

Per noi, si chiama menopausa. Mica facile eh, sia chiaro, a parte i fastidi fisici/umorali connessi a questo cambiamento, l’impossibilità dichiarata di non poter avere più figli, decreta, in una certo senso, una nostra “fine”, o meglio un limite, la soglia verso una nuova età.

Non è che ci buttiamo alle ortiche, per carità, ma, in coscienza nostra, sappiamo che si apre un nuovo capitolo ci piaccia o no. Impariamo che è nostro dovere quello di tenerci in forma per non svaccare, dobbiamo prestare più attenzione alla salute perché si fa più fragile, approcciamo il mondo con occhi diversi molto più ricchi di sfumature e di sensi.

Il post sessista che sto per buttare giù è questo: troppi uomini cadono malamente nella trappola dell’età, perché pure loro, sebbene non gli si fermi nulla nel corpo, come a noi le mestruazioni, invecchiano. Punto.

Ciò che noto è che, quando ne prendono consapevolezza – capelli bianchi o non capelli, muscoli molto meno guizzanti, rughe, bisogno di occhiali da vista da vicino e lontano anche se prima erano aquile, pelle che perde tonicità, doloretti in giro per il corpo, cose naturalissime ovviamente – in alcuni soggetti scatta qualcosa dentro.

Urge impellente la necessità di dimostrare al mondo e a se stessi di possedere lo stesso vigore degli anni verdi. Vigore che, ahimè, non si esprime in tutto il fascino dell’intelligenza, dell’esperienza, della maturità che la vita e le esperienze hanno dato loro ma… nel corpo.

Il corpo è il più bel tempio che conosciamo, sono la prima a dirlo, ma ritengo non debba essere il solo motivo che dà senso alla nostra esistenza.

Li vedo, compiuti i 50, che decidono di andare in palestra, mai frequentata prima, nella vana speranza di rimettersi in forma, illudendosi di mettere su un fisico da paura, ricorrono ai peggiori artifici per arrivarci prima e senza fare troppa fatica.

Li vedo, compiuti i 50, risvegliarsi un giorno e rinnegare la donna che li ha accompagnati nella vita fino a quel momento, mentre loro lasciavano andare la relazione senza viverla e poi aprire gli occhi un giorno e dire basta.

Li vedo, liberi, ringalluzziti di questa nuova aria piena di profumi, a fare le fusa a donne troppo giovani per loro, per poterle portare a braccetto, manifesto della loro ritrovata virilità.

Sono crudele e per niente politically correct, lo so, ma vi avevo avvisato.

Ho una domanda per voi, Ragazzi anta anta, perché? C’è un universo ancora da scoprire, vita da vivere, esperienze da fare senza il bisogno di indossare gli abiti di un adolescente o poco più.

La vita nel suo scorrere è bella e pure voi lo siete, così come lo sono i giovani e pure gli anziani. Ogni istante ha un perché. E credo che armonia sia viverlo nel tempo sincronizzato con il proprio tempo.

Poi liberi di giocare come preferite, ma la tinta ai capelli, almeno quella, no.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

C O R R E R E

Correre. Un verbo che, al solo pensarlo, sento un brivido sulla pelle. L’adrenalina risponde immediata facendomi salire le pulsazioni.

Correre. E’ la stessa eccitazione del sesso, o di una tanda perfetta.

Correre. Sono io.

Ci sono tantissimi effetti collaterali che ho vissuto in prima persona, quando il corpo piega se stesso in dolori lancinanti che da semplici fastidi che lo sportivo accetta come moneta da pagare in cambio delle sue endorfine, diventano così potenti da costringerti a smettere.

Quando è accaduto a me, ho chiuso definitivamente. Ho lasciato gli amici della pista con cui ho sputato sudore, lacrime, sangue e infiniti sorrisi. Era troppo doloroso dire a me stessa “Sei arrivata al capolinea, ti fa troppo male”.

E’ come dichiarare il fallimento di un grande amore o vivere un lutto. Entrambe le cose insieme. Tanta roba.

Il tempo scorre veloce e, un giorno, capisci che non hai altra medicina, perché tutte quelle che hai provato, non ti bastano più.

Lo osservavo sempre, quel rullo nero di gomma che ti rimbalza sotto ai piedi, cantando la sua nenia rumorosa e ritmica, lo osservavo da lontano, trattenendo il mio desiderio di domarlo a forza di falcate.

L’ho amato da lontano.

Ho fatto l’indifferente per lunghi anni, fino al tempo in cui il mio corpo è invecchiato ancor di più ma è guarito dai traumi dei miei anni trascorsi sulla pista di tartan.

Ieri ci siamo amati, come due amanti a lungo separati.

Ieri ho corso.

Ieri ho respirato.

Ieri ero viva e vibrante.

Ieri ho amato. Di nuovo, me stessa.

Ieri ho corso.

Pimpra

BF E THANKSGIVING

Marte in scorpione fino al 3 gennaio 2020.

Fastidio, piacere di attaccare briga, sfanculamento beato alle convenzioni, “minni futtu” come se piovesse.

“Fai la brava Pimpra!”.

Tutto ciò detto e premesso, ho le scatole arcipiene di questo “black Friday” di noialtri, ho gli armadi della pazienza stracolmi di questo scimmiottare gli americani nelle loro tradizioni.

MI AVETE ROTTO.

Pochi di noi conoscono le ragioni storiche del “venerdì nero” che chiamarlo così nella nostra lingua ci si accappona la pelle. Checcifrega, sappiamo solo che ci sono gli sconti.

Mi chiedo: dove abbiamo nascosto la creatività tutta italiana che, per favorir l’economia e i consumi, non siamo capaci di inventarci una nostra, originale e vivida supercazzola?

Per gli americani si tratta di un episodio su base storica, leggete qui, che è diventato un evento di consumo entrato nella tradizione di popolo. Ma per noi? Non rappresenta nulla.

Halloween è già incamerato nei costumi, adesso aspetto che pure il Thanksgiving, per la cronaca precede di un giorno il black Friday, diventi una nostra festa popolare.

Siamo noiosi, copioni e stiamo diluendo quelle straordinarie caratteristiche creative che ci hanno sempre reso un paese unico al mondo.

Pensateci.

“Fai la brava Pimpra!”.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

3 LUSTRI E NE VOGLIO ANCORA.

Stamattina mentre, sconsolata, guardavo il cielo plumbeo, l’atmosfera grigia, la pioggia, novembre insomma, ho pensato che, invece di farmi di psicofarmaci per scollinare il meteo pesante di questi prossimi mesi, la mia cura di sempre è muovermi.

Ieri sessione in palestra, non ho resistito e ho corso, felice e acciaccata, sul tapis roulant. Domenica invece ho affogato le frustrazioni in una bella pomeridiana in trasferta a Lubiana.

Ho pensato al bene che, in ben 3 lustri di tango, ho ricevuto da questa mia passione della maturità.

15 anni, non sono pochi, non sono tantissimi. In termini di “studio” di una danza, sono nulla. In termini assoluti, sono qualcosa.

Domenica osservavo la pista e non posso non notare che, ancora una volta, qualcosa sta cambiando. I miei esordi sono stati all’epoca della grande rivoluzione dei vari Arce, Frumboli e tutta la schiera di ballerini che hanno per così dire rotto l’abbraccio classico, portando nel tango dinamiche e movimenti assolutamente nuovi. La musica stessa che si ascoltava al tempo era uscita dai binari della tradizione, proponendo melodie anche a base elettronica che, confesso, ho sempre amato moltissimo.

Quel tango, benché fossi neofita assoluta, corrispondeva completamente alla mia personalità. Quella musica “moderna” riempiva e nutriva le pieghe del mio animo facendomi toccare vette di emozione, di meraviglia, di stupore e di gioia.

Poi, nel tempo, ho visto cambiare gli abbracci, tornare ad essere più legati, più vicini, la melodia della musica ha abbandonato quelle sonorità moderne ed elettroniche, ritornando a un corso più tradizionale.

In queste vague ci ho sempre sguazzato felice. Studiando, confrontandomi, impazzendo anche, perché più studi e più capisci che devi studiare tanto di più che sono un miliardo i dettagli da perfezionare. Ma questo è il gioco e questo il divertimento.

Ora mi trovo ai bordi della pista con gli amici di sempre e con tutti i giovani che non conosco. Li vedo ballare e godere delle stesse gioie che ho vissuto io. I “giovani” ballerini mi raccontano del loro bisogno inesauribile di abbracci, di musica.

In tutto questo rivedo me stessa e, con un pizzico di malinconia, mi chiedo se non sia giunto il tempo di cedere il passo, di farmi da parte.

Il cuore immediatamente mi dice se sono pazza, se ho deciso di morire dentro, perché senza il tango la mia vita sarebbe inesorabilmente vuota e nulla potrebbe aiutarmi a scollinare con gioia e sorrisi questo novembre piovoso, le odiate feste di natale e il freddo di gennaio e febbraio.

Non è ancora giunto il momento di appendere le scarpette al chiodo. Non ancora.

Pimpra

IMAGE CREDIT ANGELO DI PALMA che ringrazio.

MONDO CURVY.

Una arcinota marca di abiti per il tango, Regina tango shoes, ha finalmente prodotto la prima linea di abbigliamento per donne curvy .

Curvy sono i fisici femminili dotati di forme rotonde, generose, abbondanti sui punti dove il cromosoma doppia X piazza la sua bandierina segnacampo.

Curvy sono le donne 1000% donne. Perchè c’è più materiale, tutto qui.

E’ una rivoluzione del costume che pure il severo mondo della danza si prenda finalmente cura di quei corpi che escono dal tradizionale canone che se non sei magra, non puoi fare la ballerina (di tango, nel caso specifico).

STICAZZI!

I lunghi anni trascorsi sui parquet delle piste da ballo hanno sempre confermato che le donne più femminili, le “giaguarissime”, molto spesso portavano in giro più di una 42 di taglia.

Perché la seduzione, il fascino esulano dal numero che leggiamo sul cartellino di un abito.

Teoria di cui tutti ci facciamo profeti ma che non confermiamo con i fatti tanto che gli occhi si posano sul sederINO, sulle gambe affusolate, sul ventre piatto, ma sul seno grande, quello se è abbondante è sempre un plus valore!

E’ finalmente giunto il tempo che una bravissima stilista pensasse alle donne generose che, di solito, lo sono nel corpo, nella loro danza, nella loro allegria, femminilità e gentilezza.

La sfilata goduta su FB, mostrava le modelle, tutte tanguere di rango, che si muovevano con una leggerezza, una soavità gaudente, sfoggiando sorrisi così giocosi che le rendevano assolutamente identiche alle loro colleghe di taglia small.

Questo è il miracolo e la magia: PIACERSI.

Così come siamo, valorizzando la nostra personalità intima ed esteriore godendo appieno di ogni cellula.

Probabilmente la via della felicità passa anche attraverso a quello sguardo complice e tenero che rivolgiamo a noi stesse passando davanti alla nostra immagine riflessa.

Ciò detto, buon tango a tutte!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

  • TAG

    2013 2014 2015 2016 abbraccio amiche amici Amici e amiche amicizia amore Amore Andar per maratone Andar per Milonghe Anima anno nuovo vita nuova anta e ribalta attimi Attimi belli Attualità Bel Paese blog blogger CARATTERE cazzate cronache dal mondo panda dare tempo al tempo Dillo alla zia Pimpra di tanto in tango Donne e valigie emozioni fine settimana Friuli Venezia Giulia immagini incontri i saggi consigli di Nonna Papera Italy Lavoro milonga momenti mondo panda Mondo Panda mondo tango Natura pausa pranzo pensieri pensieri leggeri pensieri sparsi pensiero positivo PERSONALITA' Pimpra milonguera riflessioni RISVEGLI Salute e benessere Senza categoria social network Società e costume Sport sticazzi STICAZZI storytelling Tango Tango argentino tango marathon Tango milonguero tango trotters tanto tango Trieste Uncategorized uomini e donne vecchiaia in armonia Viaggi viaggio Vita di coppia vita moderna vita sui tacchi a spillo
  • Archivi

  • ARTICOLI SUL TANGO

    Se cerchi gli articoli che parlano di tango cerca "di tanto in tango" nel banner TAG o fai la ricerca nel bannerino CATEGORIE
  • I post del mese

  • LA TRIBU’

    • Avatar di Noah Abbott
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di orestepatrone
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Fabio Bertolino
    • Avatar di abdensarly
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Affiliate Marketing
    • Avatar di koredititti
    • Avatar di inerro.land
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Marco
    • Avatar di robertofontana1991
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Logan Wilkins
    • Avatar di thebear67
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Rich Wanderlust
    • Avatar di Leprelibatezzediancia
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Diario di luci e pensieri
    • Avatar di Alidada
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Principessa Giramondo
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di lguasina
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di comelapensoio
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di WuOtto
    • Avatar di elenaambrosini
    • Avatar di Simone, quello di @purtroppo
    • Avatar di Cookingsio
  • Pagine

  • Categorie

  • Categorie