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ETDS 2019. E.’ T.UTTA D.ROGA S.ANA (cit.)

E’ la prima volta che mi capita di partecipare a un evento che preveda una sfida a colpi di ingegno poetico con tanto di pubblica premiazione.

Il titolo del post riproduce la sagace lettura dell’acronimo ETDS dell’amica Gloria Miccolo, vincitrice dell’agone. Mai definizione fu più appropriata per delineare i tratti della sostanza psicoattiva che prediligiamo in moltissimi: il tango argentino!

Simona e il gruppo di Spazio Tango Bologna, anche per questa ottava edizione, ci hanno deliziato con il loro irriducibile senso di accoglienza e di humour.

Prima di ritirare il braccialetto alla reception, passi davanti a una postazione allestita per il selfie d’ordinanza, munita con tutti il necessario: da cappellini marinareschi ai baffi, financo il boa di piume colorate e la parrucca rosso fiamma. A Bologna si vive di gaiezza e questa traspare in ogni centimetro di spazio e in ogni atomo d’aria che si respira.

Oramai sono di casa, apprezzo la bella location sui colli bolognesi, la comodità di scendere dalla camera e ritrovarsi pronti in pista. E poi adoro tutti gli emiliano romagnoli (che per me non c’è differenza, non vogliatemene!), perché sono amorevoli e aperti e favoriscono la nascita di un’atmosfera piacevole e rilassata.

E’ finita da poche ore e già mi diverto a pensare cosa inventeranno per la prossima. Mi sa che la sfida a colpi di versi, anagrammi, endecasillabi è piaciuta così tanto che… siamo già pronti con la penna in mano per la prossima sfida!

“Infinity love edition” continua nel ricordo delle belle tande che sono state e il lunedì inizia con un sapore molto più dolce.

Pimpra

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IL SOGNO

Sospesa tra cielo e mare

Mi dicono che tra poco, finalmente, il pesante Saturno si porterà in una posizione più favorevole per la sottoscritta, alleggerendo di molto il percorso esistenziale.

C’è tanto da apprezzare e da godere e da imparare, non si smette mai. Basta avere la voglia e mantenere lo sguardo aperto sul mondo.

Stanotte ho fatto un sogno di cui ricordo solo la parte conclusiva: nuotavo al largo della costa di Barcola, insieme a mia madre (che ero io), a me stessa e a mio fratello piuttosto piccino (ma ero io pure lui). L’acqua aveva quel color verde piombo che tanto mi inquieta perché è impossibile scorgerne il fondo.

A un certo punto, nel nostro raggiungere la riva, incontriamo una grande lamiera rossa, spessa, come una grande porta rettangolare dotata di una maniglia, mia madre la scosta, io mi inquieto vieppiù e dico a mio fratello di evitarla. Mia madre per spostarla la tocca e questa grande lama di ferro pesantissima (a livello fisico è impossibile potesse galleggiare!) inizia piano piano a inabissarsi, capisco che è solo una questione di equilibrio nel rapporto superficie piana- spinta dell’acqua, così, con una vigorosa pressione ne modifico ulteriormente l’assetto e questa si inabissa.

Eliminato l’ostacolo, nuoto con più foga per raggiungere la riva, aiuto il fratellino mentre mi assicuro che mia madre sia anch’essa giunta a riva.

Lei ha mantenuto la calma godendo della nuotata e così ha raggiunto la costa, mentre mio fratello ed io abbiamo affrontato il turbamento di quell’acqua scura, torbida, e la sorpresa di quella lamiera rossa di ferro, quasi una porta.

Se fossi una psicoanalista andrei a nozze con questo sogno ma siccome non lo sono, in attesa di comprenderne il significato, trattengo la bellissima sensazione di quando sono uscita dall’acqua, completamente nuda, di quando è uscito mio fratello, nudo anche lui, e del modo bello in cui ho guardato il mio corpo pensando “E’ merito suo se il mare oscuro non mi ha inghiottita”.

Tutto questo per dire che, in qualche modo, se ne esce sempre e mi pare un gran bel pensiero positivo!

Pimpra

Foto mia.

GIOVENTU’ E TANGO

Tango Young Firenze

Nel tempo in cui mi sollazzo amabilmente sul social degli adulti, Facebook per capirci, i giovani stanno in altri luoghi, molto spesso mi passano davanti video di esibizioni con giovani virgulti del tango.

Molto giovani. In special modo le ballerine, di norma tutte provenienti dal mondo del classico, che si cimentano nel tango con risultati – spesso- eccezionali

Ripenso ai miei esordi, tanti anni o sono, a quanto desiderio di crescere, a quanta gioia mi ha dato lo studio ma, altrettanto al pubblico di coetanei che, come me, iniziavano a muovere i loro primi passi: tutti persone più che adulte.

Nelle mie zone, estremo nord est d’Italia, all’epoca e pure oggi, ben pochi giovani hanno approcciato questo mondo espressivo, distinguendosi per personalità, tecnica, interpretazione, ovverosia per la loro ARTE.

Non mi capacito di questa penuria di vivaio, che pure i ragazzi e le ragazze potenziali ci sarebbero: numerosissime e quotate scuole di danza classica su tutto il territorio del Bel Paese, propensione allo sport eppure… i giovani talenti latitano. Cosa che, peraltro, non accade nel resto dell’Europa, dove i giovani ballerini sono ben presenti.

Sempre grazie ai video di FB e alla mia personale frequentazione dei “luoghi” del tango: maratone, milonghe in giro per l’Italia ecc., scopro che esistono dei talentuosissimi giovani che si dedicano con passione a tale arte.

Provengono, di solito, dalle regioni dell’Italia centrale, con punte in Sicilia. All’estremo nord e al nord est sono davvero pietre rarissime.

Mi chiedo il motivo di tale spartizione geografica così poco “democratica”, considerato che i giovani sono sempre belli, imparano molto più velocemente e possono e sanno colorare il loro tango con sfumature nuove, brillanti.

Dove sta l’inghippo? Perché da Napoli, Salerno, Roma, Firenze, Bologna e più in giù escono dei prodigi? E il resto d’Italia, dove li mette i suoi ragazzi?

Io non conosco la risposta, anche se un’idea me la sono fatta.

Se vi fa piacere, parliamone e cerchiamo di capire certi nostri perché.

Pimpra

CARTOLINA DA LONDRA

La vita, negli anni, mi ha concesso di sfiorare paesi e culture diversissime, portandomi in megalopoli assolutamente straordinarie, al di qua e al di là degli oceani.

Purtroppo non riesco a viaggiare quanto vorrei, ma quando capita, godo ogni istante di quella speciale magia che mi regala mettere il naso fuori dalle mura.

Questa volta è stata Londra a sorprendermi con il caleidoscopio vivido della megalopoli europea.

Mancavo dal 2005 e, in questo abbondante decennio, l’ho vista estremamente cambiata. La livrea è sempre incantevole e offre stimoli nuovi e interessanti.

ESSERE TURISTA A LONDRA

E’ facile, certo se il portafoglio è gonfio, è ancora più facile (e divertente). Posso affermare di aver scoperto una città a prova di turisti, agevole da visitare, molto organizzata. Dai trasporti ai servizi è davvero semplice immergersi nel flusso della vita londinese.

PEOPLE

Se vai a Londra e speri di vedere per strada chissà quali stranezze estetiche dei suoi abitanti, sono lontani tempi. Nel mio weekend di visita, non mi è mai accaduto di essere sorpresa da qualche stravaganza particolare.

In generale ho notato che le donne di qualunque età amano truccarsi, è difficile vederle per strada senza un filo di trucco. C’è chi esagera, chi no ma sono tutte truccate. Ciglia finte e manicure all’americana.

Mi ha stupito vedere utilizzati i leggins da palestra come fossero normali pantaloni, abbinati a maglioni, giacca e le immancabili sneakers+ zainetto. Un look tecno-sportivo e molto rilassato (forse perché era il weekend?).

Sarà che camminano assai, ma i tacchi delle scarpe li ho visti solo nelle boutiques dei grandi magazzini.

Moltissimi uomini e ragazzi portano barbe vistose e curatissime. Ho trovato lo stimolo visivo interessante.

Mangiano sempre, a tutte le ore del giorno e della notte. C’è offerta di cibo in box trasparenti, per essere consumato ovunque. Anche in metropolitana, stando in piedi.

Non ho mai incontrato persone che, uscite da un supermercato, non avessero i loro sacchetti riempiti di cibo già cucinato e pronto all’uso. Forse, in Inghilterra, insieme al bidet, mancano anche i fornelli. Chissà.

Gli inglesi sono molto gentili. Si sforzano di capire la tua terribile pronuncia, non fanno le smorfie, non ti guardano in modo schifato. Bravi.

I Pub sono ameni luoghi anche per chi non beve birra.

Ho assaggiato “Fish and chips” e sono sopravvissuta al fritto, incredibile.

Il Big Ben è in restauro, sapevatelo. Dovrebbero togliere almeno 2 pound dalla tassa di soggiorno solo per questo motivo. Ma ne potete apprezzare la riproduzione fatta di Lego a Soho (vedi foto della galleria).

La City è una spettacolare commistione di architettura, nuovo e antico si stringono al mano creando un panorama unico ed estremamente suggestivo.

Londra è bellissima da girare a piedi, con il naso per aria.

Se volete visitare i musei, fate quello che vi dice la guida: prenotate il biglietto on line, oppure scegliete orari alternativi, le file sono impressionanti.

Ho amato i mercati, tutti, da quelli turistici come Camden a quelli iconici come Portobello a quelli gastronomici di Borough Market.

La prova dell’esistenza di dio si trova al 5 piano di Harrod’s , una targa vi accoglie nello “SHOE HEAVEN”. Se non vi basta, al 6 trovate il “SALON DE PARFUMS”. State già cercando un biglietto low cost per Londra, vero?

Le oche e i cigni di St. James, parco adiacente a Buckingham Palace, sono enormi e molto socievoli. Anche gli scoiattoli godono di ottima salute e pure loro non temono il contatto umano.

Una piccola chicca è Litte Venice, atmosfera surreale ed estremamente suggestiva.

L’erba dei parchi è verde Inghilterra e profuma di buono.

La Wilkin & Sons monodose, all’interno del tappo, vi regala un pensiero positivo per farvi iniziare bene la giornata e, devo dire, così è sempre stato.

GOD SAVE THE QUEEN!

Pimpra

UN CANDIDO BUONGIORNO

Continuo a pensare che la neve che si presenta in città sia sempre un grandioso fastidio. Problemi di viabilità come minimo, per non parlare poi quando il manto innevato candido prende i colori dell’urbe, divenendo grigio e sporco come l’asfalto. E’ deprimente vedere tanta bellezza deturparsi.

Stamattina la bora ha placato il suo canto roco, le Gattonzole, stranamente, non mi hanno buttato già dal letto al terzo ripetersi della sveglia, al contrario, hanno preso posto vicino a me. Me ne accorgo perché, all’improvviso, qualcosa ostacola i movimenti, sono i loro corpi appoggiati al mio. Si avvicinano e si sistemano accanto mentre sono completamente dentro ai miei sogni, non so come sanno capire quando la loro umana è perduta tra le braccia di Morfeo. Ma lo sanno.

Facciamo colazione in compagnia, i gesti sono sempre gli stessi, la nostra danza del risveglio: loro mi precedono festanti in cucina, con le code bene alzate, ad uncino, miagolano gorgheggiando, si strusciano sulle mie gambe mentre preparo le ciotole con il loro cibo e poi, più gioiose che mai, intingono la testa nel recipiente iniziando a sgranocchiare.

E’ il mio momento di pace, accendo a basso volume la radio e guardo fuori dalla finestra. Ogni giorno il paesaggio subisce una variazione, sia per il colore dell’alba e i riflessi delle nubi, se piove o se c’è vento. La finestra diventa un arazzo regalato da un artista ignoto, ed io quel paesaggio lo godo, vedendolo diverso e sempre uguale.

L’emozione più grande la regala la neve, specie quando arriva inaspettata.

La tazza di orzo fumante tra le mani che solo a guardare il paesaggio un brivido mi corre lungo la schiena.

E’ il momento di accertarmi di quanto sia bassa la temperatura, esco sul balcone e aspiro l’aria pungente come fosse un nuovo profumo da scoprire. La sorpresa non manca, perché l’aria profuma di neve.

Ad ogni nevicata, negli anni più verdi della vita, corrispondeva una giornata speciale, il pupazzo allestito in giardino, la battaglia a palle di neve, la vespa 50 special che, impunita, mi lasciava a piedi che lei, il freddo e la pioggia non li gradiva e decideva che basta, non voleva accendersi più.

Ricordo le mani e i piedi eternamente gelati, i jeans stretti che sembravano puntellati di infinitesimali spilli, il naso rosso e lacrimevole di brina, gli occhi che pizzicavano per il freddo e per i cristalli di neve che entravano.

Sono passati gli anni, tanti, ma le emozioni sono sempre le stesse, uguali a quelle di sempre.

Dentro un fiocco di neve, ritrovo tutte le piccole me che sono stata. Oggi, ne ho aggiunta una nuova.

Pimpra

FOTO MIA

SESSO E ROBOT

Non è un caso che abbia scelto l’immagine di una donna con il suo sex robot maschio

Metto subito le mani avanti: non è la crisi della terza età. E anche se lo fosse, non ci vedo nulla di male.

Il fine settimana scorso ho partecipato a un’interessante conferenza di presentazione del libro “Sex robot. L’amore al tempo delle macchine“, di Maurizio Balistrieri.

Ci sono andata su segnalazione di un amico filosofo, la cui testa acuta mi piace assai. I ragionamenti ci portano quasi sempre agli antipodi, lui è l’intellettuale io no, ma il bello sta proprio lì.

Non ho pregiudizio alcuno non sapendo nulla dell’argomento, ho solo sentito la notizia molto gossip, rimbalzata sugli organi di stampa, su quel casino al silicone che, poco tempo addietro, è stato aperto a Torino e immediatamente chiuso. Grandissimo scandalo fare sesso con bambole di silicone. Chissà perché, mi chiedo.

Tornando alla conferenza, mi si è aperto un mondo.

Innanzitutto avere di fronte tre (belle) teste pensanti, una giornalista e due filosofi, ha immediatamente stuzzicato il neurone, l’argomento ha fatto il resto.

Perché fare sesso con i robot? E’ bene o male? Costi e benefici, il significato dell’utilizzo di robot nella società moderna e futura, pro e contro, i giudizi morali, i possibili utilizzi terapeutici, varie ed eventuali.

Peccato che la durata dell’incontro sia stata breve, perché il tema meritava di essere sviscerato.

Allora sesso con i robot sì o no? [il libro devo ancora leggerlo]

Come la penso io: ovviamente sì.

Il sesso è un campo semantico che si presta alle derive moralistiche più estreme. Spesso, quando si affronta l’argomento, entrano in gioco le più grandi moralizzazioni, i tabù e tutta quell’architettura di pensieri e comportamenti che mirano ad eliminare la radice più forte del sesso: la libertà.

Se accettiamo che il sesso è espressione naturale di libertà di ognuno (ma dobbiamo avere ben chiaro cosa significhi), probabilmente, l’idea di poter utilizzare anche un robot, non ci farebbe così storcere il naso.

Ma il fulcro del discorso non sta nel mero e pragmatico uso di una macchina. La bellezza del ragionamento, quando hai di fronte due filosofi, è il ragionamento stesso, su più livelli, sui diversi significati di questo uso, sui perché.

A quanto pare la robotica in questo settore è studiata anche per curare patologie sessuali e mi pare un percorso interessante.

Non so come la pensiate voi, da parte mia, credo che ogni avanzamento della tecnologia, specie se tocca aree significative della nostra vita, ci lascia sempre basiti, a volte molto sconcertati e impauriti. Di norma, quel che non si conosce crea distanza, allontanamento cautelativo.

I robot impareranno a pensare e chi verrà dopo di noi dovrà affrontare nuove sfide morali, intellettuali, sociali ma, il progresso tecnologico non si può fermare quindi, invece di essere (quasi sempre) spettatori passivi di quanto accade, è bene iniziare a riflettere in anticipo, per prepararsi e per maturare un pensiero proprio.

Quanto al robot sessuale, pare che allo stato attuale il costo si aggiri attorno ai 6.000 euro per un modello di buona fattura, dico questo: mi accontento dei sex toys.

Ma, non vedo l’ora mi propongano a prezzo accettabile il robot casalingo, quello che si occupa delle faccende e di cucinare. In quel caso è sicuro che correrei in banca per accendere un mutuo ed affrontare la spesa!

Per approfondimenti seri sull’argomento sex robot, leggete l’interessante articolo di Pierpaolo Marrone (filosofo) qui . 

Pimpra

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PREDICO BENE E RAZZOLO MALISSIMO!

Tocca fare atto di pentimento, lo devo fare proprio.

Excusatio non petita, accusatio manifesta.

Ad essere spietatamente sincera, forse è stata una scodata di Narciso.

I FATTI:

Scrivo un post che mi pare decente, ovvero, contenutisticamente accettabile e lo leggo a una persona molto speciale per me. Lo faccio io dal momento che il soggetto in questione non vuole leggere i pezzi che scrivo. Prova fastidio, non condivide che io mostri me stessa al mondo, così, senza filtri, senza selezione di contenuti e/o di destinatari. Un po’ come fanno le meretrici di strada che si danno al cliente senza sceglierlo.

Sto in questa casa virtuale perché mi diverte farlo, il blog offre la possibilità di comunicare ed interagire con un pubblico potenzialmente universale, geograficamente illimitato, di qualunque età, nazionalità, sesso. Potenzialmente ho detto, la realtà è molto diversa ma, resta, comunque, una finestra aperta sul mondo e, ovviamente, su di me.

Scrivo perché ci sono volte in cui mi prende il guizzo di commentare qualcosa, oppure perché ho vissuto un’esperienza particolare o, semplicemente, perché mi sento rapita dal cazzeggio.

Scrivo, potrei tacere o fare altro è certo.

Tornando ai fatti, mi viene rimandato, con un atteggiamento più fisico,
di particolare distacco e supponenza, che verbale che il post in argomento sì, era divertente. Ne sarei stata felice, non fosse che il commentatore ha fatto grande fatica a tenere gli occhi aperti mentre glielo leggevo (erano le 21.00 e non aveva appena concluso il turno in miniera).

Piccola discussione successiva e il mio Calimero, da color panna, è tornato tutto nero e mi sono sentita come un’oca bionda senza speranza.

Narciso mio non era affatto contento, ha pesantemente accusato il colpo: “magari devo smettere, perché non credo di essere una donna così decerebrata ma se questo è ciò che traspare dai miei scritti… dovrei farci un pensierino”.

Parte il sondaggio social, fatto con umiltà e coda tra le gambe, “Amici miei, che faccio chiudo?” e i commenti, anche troppo benevoli, mi hanno fatto riprendere il timone.

LA MORALE:

Proprio io che tanto professo l’amore per se stessi, sono stata la prima a non volermene. Sticazzi.

Questo spazio mi è caro, i miei post leggeri e senza pretese mi rappresentano, sicché questa sono, non è finzione.

Grazie a voi ci ho pensato, alla fine scelgo me, le mie passioni, i miei colori sgargianti, la leggerezza dell’essere. Punto.

Quanto all’Amore mio che non approva questo tipo di attività pazienza, dovrà farsene una ragione. Questa sono gli piaccia o no. Gli piacerà mai? Chissà…

La predicatrice dei miei stivali vi saluta con un grande inchino, abbiate pazienza, sarà l’età… 😉

Pimpra

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50 SONO I NUOVI 30.

Arriva il giorno in cui, uno scrittore francese, tale Yann Moix, decreta che le donne a 50 anni non sono più… trombabili
(mi si passi l’eufemismo)  “Mai a letto con una 50enne” (cit.).

Lui di anni ne ha 50 e dichiara che le donne coetanee non sono visibili le sole da tenere in considerazione sono le 25enni dai corpi superlativi.

Mi fa male sprecare anche una sola parola per definire un soggetto che, nella sua totale libertà di pensiero/espressione, attacca un’etichetta così drastica a tutta una categoria di persone. Le generalizzazioni sono un errore di principio.

Apprestandomi a entrare nel dorato mondo degli “anta anta”, non posso che verificare come, una volta di più, le età della donna vengano malamente colpite, quasi a voler annientare la forza interiore che, noialtre, crescendo, abbiamo acquisito.

Pertanto, se da un lato la suggestione del signor Moix mi scivola di dosso, dall’altro una riflessione si impone.

Ma io, come mi sento adesso? Questa fatidica soglia segna così negativamente una donna o è solo un numero sulla carta di identità?

Difficile rispondere, secondo me. Da un lato c’è la società che etichetta per cui, volenti o nolenti, siamo nella schedatura del “in fase di scadenza/quasi scaduto”, dall’altro lato però, se abbiamo lavorato bene con noi stesse, credo si possa parlare finalmente di un giardino che ha preso la sua forma, i suoi colori, la sua massima espressione di bellezza.

Il nodo centrale, al solito, è sempre lì: la bellezza del corpo.

La giovinezza domina sull’altra bellezza, quella dell’essere che, all’opposto, migliora e si arricchisce con il tempo e non corre rischi di sfiorire.

Come affrontare dunque il momento? Di certo non dando peso alle parole di un uomo qualunque.

Conosco molti amici che la pensano allo stesso modo e vedo, da sempre, accompagnarsi a donne giovanissime. Per loro è una ricerca senza fine, la forbice della differenza di età con le partner aumenta all’aumentare dei loro anni, producendo coppie sgraziate in cui l’uomo da compagno diventa padre quando non nonno. Si vedono andare abbracciati alle loro “bambine” che li guardano con occhi carichi di meraviglia e loro gonfiano il petto di orgoglio per questa giovinezza di riflesso che li accompagna.

Non giudico le scelte di nessuno che sono e devono restare libere. Non accetto però etichettature e date di scadenza, ognuno è come è, ognuno vive e ama e scopa come meglio gli pare e con chi preferisce.

Purtroppo, il peso sociale che porta la perdita della gioventù rimane a carico delle donne, l’uomo, invecchiando, migliora. Tradotto potrebbe leggersi che – forse – diventa meno coglione (quanti eufemismi oggi!). Ma la regola non vale per tutti, sia chiaro. La donna non ha chances, su di lei l’invecchiamento biologico fa perdere ogni charme, ogni interesse, ogni carisma perché domina esclusivamente il fattore corpo.

Credo fermamente che tutte queste siano solo gabbie mentali, credo che il valore, la bellezza assoluta di ognuno di noi sia un mix plurivalente di elementi, di esperienze, di sfumature.

Mi accingo a varcare la soglia con il sorriso e con la consapevolezza di chi sono. Certo, guardo agli anni verdi con un delicato ricordo e una spruzzatina di malinconia perché, la donna che sono diventata oggi, se li sarebbe goduti molto di più.

Ingrediente essenziale di “gioventù” è l’amore per noi stessi. Senza siamo già vecchi a 20 anni.

Quindi, per celebrare coerentemente questo lungo panegirico, vado in palestra perché gli edifici d’epoca, richiedono maggiore manutenzione.

Olè.

Pimpra

BUONI PROPOSITI 2019. Come impone la blogger_tradizione

Come tradizione vuole ecco sfornato il post sui buoni propositi per l’anno che verrà.

Stavolta, strano a dirsi, mi vien giù facile: “continua così” auguro a me stessa.

Al di là delle ovvietà che non sono neanche più annoverabili nei “buoni propositi” come mettermi a dieta, condurre uno stile di vita sano, fare sport (…) credo varrà la pena di provare a realizzare un sogno nel cassetto, uno di quelli che ti sei sempre detto “Tu non puoi, figurati se ce la fai”.

Se la vita è fatta di cicli è bene capire a che punto siamo e… assecondare il cambiamento in atto.

Sono sempre più convinta che sia “cambiamento” la chiave di volta che sostiene, sorregge e dinamizza le nostre esistenze.

A ben guardare dalla Natura in poi ogni cosa cambia, muta e diviene.

Se lo facciamo anche noi, consapevolmente, assecondando le situazioni difficili non opponendo resistenza ma flessibilità, se seguiamo la corrente della nostra vita con pienezza, sono certa che si compie il miracolo: siamo vivi e vibranti, circondati di cose belle e buone per noi.

Alzo quindi il mio calice per brindare al nuovo, a ciò che non conosco, al colore che devo ancora scoprire, all’emozione che avevo dimenticato.

Brindo a voi, Amici miei, che mi riempite la vita di affetto e vi prendete il pacco dono senza sconti.

Brindo all’allegria dell’intelligenza, alle passioni brucianti, al giorno che devo ancora vivere.

Brindo a noi due, alle Gattonzole adorate e a me.

Che sia un anno di quelli proprio belli, da ricordare, per tutti!

EVVIVA!

Pimpra

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PENSIERO DI FINE ANNO

Mai come quest’anno il profumo di zucchero filato che le festività mi evocano alle narici è lontano.

Nessun richiamo, in questo senso, nessun dolce ricordo ma nemmeno triste o doloroso. Ciò che di bello è stato vive nel dorato libro della memoria e nessuno mai potrà cancellarlo.

Questo carrozzone imposto a chi non è permeato di fede religiosa per cui il momento è di topica importanza, diviene, con il passare del tempo, sempre più una grandiosa farsa.

Fino a pochi mesi fa nella mia famiglia era l’ultima tradizione che reggeva, la cena di veglione. Da quest’anno, l’ultimo baluardo è caduto. Al momento ci sono rimasta male, poi, ho pensato che è meglio la libertà di tutti di fare ciò che desiderano.

Però, festeggiamenti a parte, è bello soffermarsi a pensare che cosa è stato l’anno quasi concluso.

Lo ricorderò come una pietra miliare del mio cammino, sicuramente. Non fosse banale, meriterebbe di essere fissato con un tatuaggio della Fenice, ma, lo ripeto, è troppo banale. Il significato però resta quello.

Dal buio esistenziale dei primi – lunghissimi- mesi, all’alba e alla luce degli ultimi.

E’ questo che festeggerò. La rinascita.

Festeggerò che invecchiare diventando più consapevoli è bello, anche se il corpo non torna indietro e si sobbarca il peso del tempo. L’Anima no, lei resta nella sua dimensione senza tempo.

Alzo il mio calice simbolico a me, alle prove che ho superato, al coraggio che ho dimostrato a me stessa di voler mettere il naso in certe mie stanze buie, alla paura che ho superato, all’allegria che è tornata, alla gioia che sempre mi ha contraddistinto.

Il 2018 mi ha insegnato che non è egoismo prendersi cura di se stessi. Non lo è affatto.

Non è sbagliato dichiarare con onestà chi si è e come, senza voler modificare il prodotto per renderlo più piacevole al mercato della relazione umana. Sticazzi.

Così mi ritrovo e, dopo tanto, sorrido finalmente a quella faccia strana che mi accompagna da sempre, al mio naso poco aristocratico, alle rughe più profonde intorno agli occhi.

L’epifania è compiuta.

Come un videogioco, si passa allo schema successivo: le porte si aprono, perché il cuore le ha aperte. Ed ecco che l’Amicizia regala il meglio di sé, l’Amore che chiede non è più necessario perché ha imparato che la fonte non viene dall’esterno ma da noi stessi.

A tutti coloro che passeranno per di qua mando un Abbraccio Universale di quella condivisione di Armonia che tanto mi è cara.

Spero che Babbo natale o chi per lui vi regali quella scintilla d’amore per voi stessi che, troppo di sovente, crediamo di non avere o di avere perduto.

In alto i calici e cin cin (analcolico per me!) 🙂

Pimpra

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