Annunci
Annunci

DI TANTO IN TANGO. ETDS 2018

29695015_10211374645983857_6579438838909157916_n

Si fa sempre più evidente, nella mia testa, che non ha senso partecipare a TUTTI gli eventi che il multiculturale universo tanguero propone ai suoi adepti.

Non ha senso vuoi perché, se non sei abbastanza danaroso, tutte le trasferte hanno un peso consistente sul budget mensile, vuoi perché non tutti gli eventi corrispondono a quello che sei in termini di tanguero/a e di essere umano.

Mi spiego: la sottoscritta Pimpra, quando se ne va in giro a tangheggiare, si aspetta di trovare una certa qualità che risiede sia nell’offerta di “anime belle” con cui trascorrere un più che lieto fine settimana sia nella logistica.

Perciò me ne sto molto alla larga dai posti/eventi in cui, in particolare, l’aspetto della relazione umana, non è così preso in considerazione.

Poi, lo so, sono una sazia rompiscatole sulla pista e su altri dettagli che connotano l’ospitalità che mi aspetto di trovare.

ETDS è giunto alla sua 7° edizione che, di questi tempi, significa un grande risultato raggiunto, perché a fare i fighi per una o due edizioni, sono bravi tutti, difficile è restare a galla quando gli anni passano. Per me questa è stata la terza volta e non sarà di certo l’ultima (se mi vorranno ancora) 🙂

Le verdi colline bolognesi ospitano questa bella due giorni di tango, connotata, in special modo, da due strepitose pomeridiane. Si arriva sabato pomeriggio, ci si abballa assaissimo, poi, chi tiene fisico assai, continua anche la notte, poi ci si riabballa alla domenica e si va.

Quello che per me è ingrediente irresistibile è il calore e l’accoglienza che, sempre, ho trovato in quel di Bologna, come se la piacevolezza del tortello e dello gnocco fritto, avessero addolcito il carattere dei bolognesi, aprendoli a un’ospitalità particolarmente generosa. Ma qui si parla di ballo. Ebbene questa magia si diffonde su tutti e la sala raccoglie i partecipanti in un unico, grande, abbraccio.

Io ve lo dico, da ballerina, solo qui mi permetto di essere stalker, di mirare impunemente ignari ballerini che, con un gentile sorriso, accettano il mio invito. Si respira un’atmosfera rilassata, si fanno begli incontri, si scambia tango e sudore con amici e sconosciuti, come vuole la migliore socialità.

Anche la parte meramente culinaria ha da dire la sua, un buffet che soddisfa tanti palati, in termini di qualità e quantità.

Io non so come facciano la Simona e il suo staff a regalarci sempre un’edizione speciale, ma tant’è. Allora sai che c’è? GRAZIE! Ne vogliamo ancora!

Pimpra

 

 

 

 

 

Annunci

DI TANTO IN TANGO. Milano vale sempre il viaggio. PTM tango marathon

Cattura.JPG

Ci sono eventi imperdibili nel lungo e infarcito calendario del tanguero che si rispetta. Ci devi essere, ma non perché “fa figo” esserci, ma perché ti fa bene. Al tuo umore e al tuo tango.

Mi pregio della mia terza partecipazione alla maratona di Milano, non credo ne esistano altre, e ritengo che, per i milanesi, sia un punto d’onore far risplendere quella che organizzano. Milano, è sempre Milano: chiede ed offre il meglio.

Come il buon vino, anche questa maratona è cresciuta, si è evoluta non tanto nella impeccabile organizzazione che l’ha, da subito, contraddistinta – e figuriamoci se non era così! – quanto per la ricercata e attenta scelta dei TJ e dei suoi ospiti.

Se è vero che il colore della festa lo crea l’ospite, con le sue qualità di anfitrione, è pure vero che i partecipanti danno il valore aggiunto. E qui non è mancato di certo!

Ho apprezzato, in particolare, l’equilibrato e preciso mix delle età/provenienze dei danzatori che hanno regalato grande tango e grande socialità.

Per la prima volta, non ho percepito, se non in modo infinitesimale, le solite “sette” i gruppetti di quelli “vicini-vicini”, quelli che o tra loro o morte. Certo, gli amici si siedono accanto, è abbastanza naturale, ma non vi erano chiusure agli altri, non le ho proprio riscontrate. Un grande risultato portato a casa dal team PTM. Non è facile dosare così scientificamente le persone e scegliere, tra le tante, quelle con un ottimo livello di ballo (pure sempre di maratona trattasi)  e con una bella dimensione sociale di “apertura” al mondo, agli altri.

Sono stata STRABENE.
Il mio tango è stato appagato degli abbracci ricevuti, la mia Anima delle parole scambiate.

Torno a casa felice, arricchita, con una voglia immensa che urla “ANCORA!”

Grazie PTM friends, siete speciali ❤

Pimpra

DI TANTO IN TANGO. UN COMPLEANNO IMPORTANTE 10 ANNI DI TOSCA

PIer Andrea Pierini

Tosca è stata la prima maratona alla quale ho partecipato. Ricordo molto bene la sensazione di brivido quando, per la prima volta, venni accettata.

Tosca è, da sempre, la maratona. Ricordo bene quella lontana prima edizione: vi ballavano i migliori tangueros europei, maestri di fama tra gli ospiti danzanti. Un livello stratosferico.

All’epoca ero una “pulcina” e li guardavo con deferente ammirazione, chiedendomi se, mai, un giorno, potessi essere “degna” di partecipare alla Tosca, così come lo erano loro.

Sono passati gli anni e Tosca è cresciuta, in tutti i sensi, fino ad arrivare al rispettosissimo traguardo di 10 edizioni.

Non potevo perderla, non volevo assolutamente perderla. Ho atteso la mia mail “sei IN” con trepidazione, così come accadde all’epoca.

E’ stato un weekend al di là delle migliori aspettative, almeno per me. C’era tutto il profumo di Toscana, dalla meravigliosa villa, sede dell’evento, al cibo che ci trovavamo a disposizione.

Non mi dilungo sul TJ set da urlo e come hanno urlato poi i nostri piedi per il dolore dopo la gioia infinita di ore sfrenate di ballo.

Una maratona perfetta che, una volta in più, ha confermato la sensibilità tutta femminile delle sue organizzatrici che, da donne e da mamme, hanno sputo creare magia.

Di questi tempi non è facile portare avanti, con tanto rinnovato successo, un evento, ed io lo so bene che è pure, in parte, il mio mestiere, ma se ciò avviene, significa aver fatto un lavoro di qualità globale. E così è stato.

Un minimo appunto, solo per dovere di cronaca: il pavimento un po’ troppo scivoloso. Ma è questione assolutamente risolvibile per la prossima, meravigliosa Tosca che ci aspetta.

GRAZIE TOSCHE del mio cuore!

Pimpra

IMAGE CREDIT:  Foto © Pier Andrea Perini (sito: perini.io | facebook: pier.perini | Instagram: /siorp)

LA LEGGENDA DELLA SIGNORA BORA

 

 

bora1

Con raffiche odierne a più di 130 Km orari, mi sembra doveroso portare a conoscenza di tutti gli Amici foresti la bellissima leggenda sull’origine della Bora.

Visitate questo sito, da cui ho tratto la leggenda, e apprezzate di più questo piccolo cantuccio di mondo.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

“LA LEGENDA DE MADONA BORA”

“La leggenda della signora BORA”

Tanti ani fa – ma cussì tanti che a nissun ghe sovien più quanti – Vento, scorabiando in giro pe ‘l mondo co’ i sui fioi e Bora, che iera la sua fia più bela e più amada, el xe capitado in zima de un verde altipian che ‘l se tociava drito in te ‘l mar.

Tanti anni fa – ma così tanti che nessuno si ricorda più quanti – Vento, scorrazzando in giro per il mondo con i suoi figli e Bora che era la sua figliola più bella e più amata, è capitato in cima a un verde altipiano che si bagnava direttamente nel mare.

Bora, profitando del fato che papà el iera ocupado a impararghe ai fradei pici a far refoli, la xe scapolada via per zogatolar a sconderse fra i nuvoli e a corer fra le zime dei carpani e dei castagneri che, bituadi a viver in pase, ghe vegniva i nervi a strassino del remitur che la fazeva passando. Dopo un poco Bora, stanca de zurlarse de qua e de là senza saver ben dove ‘ndar, la xe entrada int’una grota dove, per la prima volta in vita sua, la se ga imbatudo in qualcossa mai vista prima: un essere umano! Ma miga un qualsiasi! Gnente de manco che Tergesteo, un dei Argonauti su la via de ritorno a casa, fermadose a riposar propio in quela grota.

Bora, approfittando del fatto che il papà era occupato ad insegnare a fratelli più piccoli a come fare i “refoli” soffi, è sgattaiolata via per giocare a nascondersi tra le nuvole e a correre fra le cime dei carpini e dei castagni che, abituati a vivere in pace, gli venivano i nervi tirati a causa della confusione che faceva passando. Dopo poco Bora, stanca di fare chiasso di qua e di là senza sapere bene dove andare, è entrata in una grotta dove, per la prima volta in vita sua, si è imbattuta in qualcosa di mai visto prima: un essere umano! Ma mica uno qualsiasi! Niente meno che Tergesteo, uno degli Argonauti sulla via del ritorno a casa, fermatosi a riposare proprio in quella grotta.

Tergesteo ‘l iera cussì forte e cussì bel e cussì diferente de Vento, e de Mar e de Tera e de tuto quel che fin in quel momento Bora gaveva visto e conossudo, che de boto la se ga quetado. E fra ela e Tergesteo in un tif-taf xe stà un amor grandissimo, vissudo in quela grota per tre, zinque, sete giorni, fra i più bei che se possi pensar.

Tergesteo era così forte e così bello e così diverso dal Vento, e dal Mare e dalla Terra e da tutto quello che fino a quel momento Bora aveva visto e conosciuto, che di botto si è quietata. E fra lei e Tergesteo in un attimo è stato un amore grandissimo, vissuto in quella grotta per tre, cinque, sette giorni, fra i più belli che si possa pensare.

Co Vento ‘l se ga inacorto che Bora la iera andada a torzio de sola el se ga rabiado de bruto e ‘l ga scominziado a zercarla, butando sotosora tuto el ziel. Sufia de qua, fis’cia de là, zerca che te zerca, el iera cussì infuriado, che tute le creature le scampava a sconderse piene de paura. Finamente un de quei nuvoloni neri, ingropadi e brontoloni, stufo de tuto quel remitur, el ghe ga spiferado ‘ndove che ‘l gavessi podudo trovar quel disastro de su fia.

Quando Vento si è accorto che Bora era andata in giro da sola si è arrabbiato tantissimo e ha iniziato a cercarla, mettendo a soqquadro tutto il cielo. Soffia di qua, fischia di là, cerca che ti cerca, era così infuriato che tutte le creature scappavano a nascondersi piene di paura. Finalmente uno di quei nuvoloni neri, burbero e brontolone, stufo di tutta quella confusione ha spifferato dove avrebbe potuto trovare quel disastro di sua figlia.

Vento, entrado int’ela grota, el ga visto Bora intorciolada a Tergesteo, e la sua furia xe diventada un spaventoso uragan, che no ve digo e no ve conto. Senza che la disperada Bora podessi in nissuna maniera fermarlo, el se ga scadenà sora de Tergesteo sgnacandolo e sbatociandololo su e zo per la grota, fina che ‘l povero eroe xe restà duro per tera, senza più respiro!

Vento, entrato nella grotta, ha visto Bora avvinghiata a Tergesteo, e la sua furia è diventata uno spaventoso uragano che non vi doco e non vi racconto. Senza che la disperata Bora potesse in alcun modo fermarlo, si è scatenato sopra a Tergesteo colpendolo, sbattendolo su e giù per la grotta, fino a che il povero eroe è rimasto stecchito a terra, senza più respiro!

Vento, per gnente ‘vilido per quel che ‘l gaveva fato, dopo averghe zigado a Bora robe che no se pol ripeter, el xe ripartì lassandola al suo destin! Bora, impetrida de paura e de dolor, la ga tacado a pianzer a calde lagrime, tanto che ogni lagrima, che ghe scolava zo pei oci cascando per tera la se trasformava in piera.

Vento, per nulla dispiaciuto per quello che aveva fatto, dopo avere urlato a Bora cose che non si possono ripetere, ripartì lasciandola al suo destino! Bora, impietrita di paura e di dolore, ha iniziato a piangere a calde lacrime, tanto che ogni lacrima che le scendeva dagli occhi, cadendo a terra, si trasformava in pietra.

A Madre Tera ghe xe vegnù un gropo in gola nel veder el dolor de Bora. E cussì del sangue de Tergesteo la ga fato nasser la foiarola, che de quela volta la colora de rosso l’autuno in Carso.

A Madre Terra è salito un nodo in gola a vedere il dolore di Bora. E così, dal sangue di Tergesteo ha fatto nascere il Sommaco selvatico che, da quella volta, colora di rosso l’autunno in Carso.

Ma Bora ancora no la smeteva de pianzer. Alora Madre Natura, preocupada de tute quele piere, che ris’ciava de rovinarghe el logo senza modo de refarlo, la ghe ga permesso de regnar propio su quel posto, e Cielo, per no esser de manco, ghe ga permesso de riviver ogni ano, insieme a Tergesteo, i lori tre, zinque, sete giorni de amor. E finalmente, sta speranza nel cuor ga sugado le sue lagrime.

Ma Bora ancora non la smetteva di piangere. Allora Madre natura, preoccupata di tutte quelle pietre che rischiavano di rovinarle il luogo senza poter rimediare, le ha promesso di regnare proprio su quel posto e Cielo, per non essere da meno, le ha promesso di rivivere ogni anno, insieme a Tergesteo, i loro tre, cinque, sette giorni di amore. E finalmente, questa speranza nel cuore ha asciugato le sue lacrime.

Anche Adriatico ga volù dar una man e ‘l ghe ga ordinà a le Onde de coverzer de conchiglie, stele de mar e verdi alghe el corpo del povero inamorado. E xe sta cussì che Tergesteo el xe diventando più alto de tuti i montisei che za coverzeva ‘sto cantonzin de mondo. E i primi omini rivadi su ‘ste tere se ga alogiado propio su la sua zima costruendo un Castelier co’ le lagrime de Bora diventade piere.

Anche Adriatico ha voluto dare una mano e ha ordinato alle Onde di ricoprire di conchiglie, di stelle marine e di verdi alghe il corpo del povero innamorato. Ed è stato così che Tergesteo è diventato più alto di tutte le collinette che già coprivano questo cantuccio di mondo. E i primi uomini arrivati su queste terre si sono sistemati proprio sulla sua cima costruendo un castello con le lacrime di Bora divenute pietre.

Ano drio ano, piera su piera, sto Castelier xe diventa zità, na zità che i omini, ricordando Tergesteo, i ga ciamado Tergeste: ogi Trieste, dove de ani anorum regna Bora: “ciara” co la sta a brazocolo del suo amor, “scura” co la speta de incontrarlo.

Anno dopo anno, pietra su pietra, questo castello è diventato città, una città che gli uomini, ricordando Tergesteo, hanno chiamato Tergeste, oggi Trieste, dove da sempre regna Bora: “chiara” quando sta a braccetto con il suo Amore, “scura” quando aspetta di incontrarlo.

 

Una romanticissima Pimpra, oggi vi saluta con un refolo! :-*

DI TANTO IN TANGO. LA PSICOPATURNIA (post per sole tanguere)

tr

Carissime Giaguare di primo e secondo pelo e che ce la facciamo mancare una bella “psicopaturnia” tanguera? Non sia mai! Siamo e restiamo le feline del parquet ma sempre donne sicché…

Torno da una deliziosa milonga pomeridiana in quel di Lubiana: bello l’ambiente, moderno con gusto, un bar reso altro da uno spazio di parquet utilizzabile come pista da ballo, luci soffuse, bella musica, bar fornito, ingredienti giusti per trascorrere un pomeriggio danzante in relax.

Una grande compagine di triestini colonizza il luogo, molti di noi conoscono gli amici sloveni e si crea un bel mix.

Per me era la prima volta. Osservo gli astanti, ragazzi e ragazze giovani, tra me penso “Super wow si ballerà molto bene!”

MORALE: in tutto il pomeriggio ho ballato 3 tandas, tutte e tre con amici italiani. Punto. Non è andata molto meglio alle altre amiche italiane (molto più ggiovani della sottoscritta).

Alla mia faccia sconsolata a punto interrogativo, si avvicina un amico e mi dice “Ma che ti aspettavi? Questa è la terra dell’oro per noi uomini, cosa ci sei venuta a fare te che sei grande?! Era ovvio che non ti invitassero e poi a loro (ballerini locali) non gliene frega niente di ballare con voi”. (ndr A Trieste si dice “ciapa su e porta a casa“)

Ovviamente, non metterò più piede in quel luogo, perché va bene “crederci sempre” ma voler sbattere la testa a vuoto sul muro, no grazie.

Al che mi è partita una psicopaturnia fenomenale.

Amiche Giaguare carissime, ma che, secondo voi, dobbiamo applicare  a noi stesse una sorta di autocensura basandoci sulla nostra carta di identità, per cui, brave o non brave, siamo oramai considerate dei catorci buoni solo per la rottamazione?

Mi rifiuto di pensarlo e quindi ho chiesto ebbene, noi donne “mature” dove dovremmo andare a ballare, secondo voi, per essere piacevolmente invitate?

La risposta: Istanbul. I turchi sono SUPER WOW! Incredibili ballerini e invitano.

Allora mi chiedo dove sono andati a finire certi veri maschi, quelli che hanno ancora il sangue che scorre nelle vene, quelli che sono curiosi ” a prescindere”, quelli che vogliono ballare e non importa se, da qualche parte, potresti essere la loro zia.

E niente, Giaguare Mie, toccherà organizzare questo charter al grido di battaglia “Oh mamma andiamo dai Turchi!!!”

Olè. Ma anche uno sticazzi ci sta bene…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO. La chiamano “maratona” ma hanno inventato qualcosa di nuovo.

Cattura.JPG

Dentro l’inverno fino al collo, anche se piccole vibrazioni di primavera già sono nell’aria.
Cosa c’è di meglio, per scongiurare malumore e malanni di stagione, se non recarsi in uno dei templi che conosci e fare uno “sciabadah***” lungo un fine settimana, in compagnia delle tue scarpette da tango e di tanti amici?

La stagione del tango si apre, nel ventaglio infinito delle sue proposte, a tutti gli adepti che, dopo il rallentamento invernale (si fa per dire), riprendono vigorosi l’attività di tango trotters.

BTM (Brescia Tango Marathon) è tappa obbligatoria, almeno per la sottoscritta. E’ la terza volta che ci vado e, sempre, torno a casa felice.

Quest’anno c’è stata una nuova alchimia che mi fa pensare a un modo diverso, forse più attuale (?) di vivere/proporre la maratona.

Innanzitutto bisognerebbe cambiarle il nome, perché definire i tre giorni di gaudio tanguero come una maratona standard, non è corretto.

Partiamo dal dato certo: maratona vuol dire un inferno di metri quadrati di parquet.
In questo caso, non ci sono. La location è molto particolare, fatta di più ambienti e la sala da ballo è accogliente e calda, con un’energia tutta sua, perché riflette la grande passione che si vive al suo interno. Il bar raccoglie momenti conviviali e di scambio e poi direttamente in pista.
[Una menzione speciale andrebbe ai barman che si alternano nelle lunghe ore di maratona: coccole alcoliche come se non ci fosse un domani e … beato chi può bere! :-)]

Maratona significa Tj che ti portano in un saliscendi di onde vibrazionali e ti “violentano” di piacere tanguero, sapori forti, impatti musicali ad alta densità ritmico/melodica/emotiva. In questo caso, l’orgasmo tanguero è stato lungo, protratto, denso  e  “lieve” rendendo il godimento meno faticoso.
A momenti sembrava di essere proiettati dentro un “Encuentro” e mentre mi sintonizzavo su quel mood, l’energia cambiava ancora. Un viavai di sfumature e di timbri e di intensità che hanno saputo accontentare i palati di tutti: degli “intimisti”, degli “educati”, dei “coraggiosi”, di “quelli che vanno contro corrente” e di quelli “minni futtu” che tanto stanno bene sempre, a prescindere.

Una scelta coraggiosa, che – confesso il mio peccato- all’inizio mi ha turbato profondamente perché nella testa cercavo altro. Poi però, a ben osservare, a ballare, a starci dentro quella pista, ritengo sia stata la scelta più azzeccata e idonea per lo spazio a disposizione.

Ma, per farti un’idea di quello che succede, basta guardare: tutti con tutti, non ho percepito i “belli” e neppure i “brutti”, e la mirada scivolava lieta e ti rispondevano con un sì e se proprio quella tanda non era destinata a te, prima o poi l’occasione tornava e l’abbraccio lo ricevevi goduto e pieno.

Grazia è la donna dei miracoli, lei le cose le inventa, le prova e vede come va. Ogni nuova impresa comporta qualche rischio, ed è inutile fingere che tutto sia stato perfetto, ma la perfezione è noiosa assai e a noi non interessa.

Compito per la prossima edizione? Trovare una definizione più consona a questo Tango-cammeo.

Olè.

Pimpra

 

NDR: “Sciabadah”= immaginate il cavallo che scuote la criniera, nitrisce di piacere, muove lo zoccolo a terra sollevando polvere perché è contento di ciò che fa o sta per fare. Immagine evocativa altresì definita “SUPERWOW!”

 

 

GIROTANGANDO. NUOVA RUBRICA

Il-mitico-Kombi-e-la-fantasia-dei-suoi-proprietari-1.jpeg

Mi è preso lo sghiribizzo di aprire una nuova rubrica, tutta dedicata al tango, focalizzata nella descrizione delle milonghe “stabili” del Friuli Venezia Giulia, accanto a quella che oramai ha una sua articolazione più definita “Di tanto in tango”

SCOPO:

  • raccontare agli amici tangueri ciò che possono trovare in regione (i locali già lo sanno), affinché orde barbariche di meravigliosi tangueros provenienti da tutta Italia (partiamo da un basso profilo, ma il sogno sarebbe di farne arrivare anche dall’estero), si spingano nelle loro peregrinazioni, fino al lontano nord est.
  • stimolare la continua ricerca di qualità che gli organizzatori offrono e possono offrire ai loro ospiti
  • creare un bel cerchio magico di positiva collaborazione affinché il movimento del tango esprima quella meravigliosa danzante comunità che è ma con confini sempre più aperti!

IL MIO PROFILO:

Per convincervi a venire a ballare dalle mie parti, devo necessariamente, descrivervi chi sono.

Ballo da più di due lustri. Il tango, per me, è una dimensione dell’Anima, un momento sacro del mio tempo libero. Sono una ballerina che sta nel contenitore di quelle definibili “dinamiche”. Quando vado in milonga, mi aspetto di trovare:

  • il pavimento adatto
  • tj di qualità o “mestiere”, ma come si intendeva un tempo, non sedicenti musici improvvisati
  • dimensione dell'”accoglienza” degli organizzatori
  • spazio adeguato al numero di persone
  • servizi basici necessari: bevande e piccoli snack, se mi procurano anche il caffè, mi rendono particolarmente felice
  • una ronda decente (ma questo è in capo ai danzatori, difficile darne colpa o demerito all’organizzatore, che però può spendersi per farlo capire agli ospiti)

Mi fermo a questi 6 punti basici, tutto ciò che arriva in più, è ben gradito.

Ho un carattere difficile, non mi piace tutto e nemmeno tutti. Osservo, ma, non lo faccio mai con occhi cattivi, mi piace cercare e trovare le cose belle, positive della vita e, a maggior ragione, nel tango.

Non scriverò questi articoli perché ci guadagno (denaro) e nemmeno mi aspetto di guadagnarlo in futuro. Mi auguro invece di poter stimolare l’arrivo di tanta brava gente tanguera, per mixare felicemente i nostri abbracci, godendone tutti. Insieme.

Se qualche organizzatore vuole segnalarmi la sua milonga, mi contatti pure qui: girotangando@gmail.com

Che dire di più? BUONE MILONGHE A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO: TO TIE MARATHON

Totie

Una cosa bella di andare in giro per maratone è che, con un atto di indiscussa volontà e una grande dose di resistenza fisica, si può anche fare i turisti.

E’ il caso di “To TIE”: Torino ha ospitato la comunità tanguera errante, offrendo il meglio di sé. Un fine settimana che sembravano i primi di ottobre, una luce morbida su tutta la città colorata delle sue sfumature profondamente autunnali.

Confesso di non avere avuto quella volontà e quella resistenza. Fortunatamente il lavoro mi ci ha portato più di una volta e, almeno a grandi linee, Torino era già nella mia memoria e nel cuore, ho quindi approfittato della squisita ospitalità di un’amica torinese  per godermi la maratona al 100%.

La location dell’evento, un contenitore perfetto per scambiarsi un weekend di abbracci, in un angolo della città che mi è particolarmente caro, nelle vicinanze di quello che il sabato e la domenica mattina diventa mercato delle pulci.

In maratona si balla come assassini e il pavimento è essenziale per la sua buona riuscita e il Fortino risponde alla perfezione al requisito di elasticità del legno. Dirò di più, nel corso di una godutissima tanda, mentre connettevo anima e corpo alle note e al ballerino, mi accorgo, nel sottofondo, di elementi ritmici che, in quel brano, non avevo mai colto. Aguzzo l’orecchio e capisco che il pavimento suonava letteralmente insieme ai tangueros che lo battevano durante la danza. Non mi è mai accaduto ed ho trovato la cosa particolarmente coinvolgente.

A Torino sono precisi, educati, accoglienti, rispettosi, dei veri Signori, i soli che – ahimè – non hanno risposto al requisito sono stati i gestori di alcuni servizi esterni alla maratona che, per evidente inesperienza, hanno un po’ penalizzato la perfetta macchina organizzativa, peraltro sempre generosa e presente, dello staff.

La latitudine in cui un evento ha luogo, influenza la buena onda che si sprigiona tra i partecipanti. Al nord questa è più lieve, come l’aria di montagna, mano a mano che si scende nella penisola, aumenta il calore e la vivacità. A ben pensarci, per i limiti di sopravvivenza fisica, specie in soggetti non più in verde età… (eh eh), l’energia ariosa di montagna consente di… ballare pomeridiana e serale fino alla fine quando l’amato tj chiama “ultima tanda!”. Pimpra presente a testimonianza dei summenzionati taumaturgici effetti.

Che dire di più se non ringraziare gli organizzatori per la delicata e premurosa accoglienza e quella torta di mele e la crema inglese con biscotti che, lo confesso, mai mangiate di così buone!

Un augurio e un ringraziamento speciale all’anima danzante di Federica K. che, pure con la sua bimba in grembo, ha voluto essere sempre presente insieme agli altri dello staff che questa maratona è  tanto figlia sua. ❤

Pimpra

 

 

BARCOLANA 49. TRIESTE SI PREPARA

IMG_9988-BarcolanaNettuno

Sulla regata Barcolana è già stato scritto di tutto di più, non posso aggiungere nulla che già non si sappia e che altri hanno già detto.

Perciò, da purosangue triestina, mi limito a lanciare nell’etere l’augurio di “BUON VENTO” ai migliaia di equipaggi che vi parteciperanno, un gioioso godimento a tutti gli spettatori che affolleranno le Rive e i costoni del Carso per godersi la parata di vele colorate che inonderanno il Golfo di Trieste.

Quest’anno pure Nettuno ha fatto capolino tra i flutti promettendo una grande veleggiata a tutti!

OLE’!

Pimpra

IMAGE CREDIT Sergio Paoletti TS

Sito ufficiale della Barcolana qui

DI TANTO IN TANGO: LA COLEGIALA TANGO MARATHON

IMG_0310

Amo moltissimo partecipare alle maratone. Ognuna lascia su di me un segno, sia come ballerina e, perché no, come persona.

Tanti amici, tangueri e non, cercano di capire cosa mi spinga a massacrarmi anima e corpo per il godimento – concentrato – di un intero fine settimana.

Credo che la risposta sia semplice: il senso di “comunità”. L’energia esplosiva del gruppone di maratoneti che fanno di tutto per ritrovarsi dentro i loro abbracci preferiti, in un piccolo mondo chiuso che coccola, avvolge e protegge.

In maratona il tango è il catalizzatore, la scusa danzante per vivere e viversi con tutta l’intensità di cui si è capaci. Poi c’è il resto.

Basta vedere i volti, sudati eppure freschi, gioiosi, rapiti, estatici a volte. E’ la magia che si ripete ad ogni tanda, ad ogni ora che passa.

In maratona il rito della mirada è “abbreviato” diventa atto di complicità manifesta, quasi un occhiolino gaio, anche pescando ad occhi chiusi, si prende bene.

Ogni anno che passa, confesso, tirare chiusura, arrivare alla fatidica meta dell’alba, mi costa più fatica, come se il corpo mi imponesse limiti temporali più definiti. E quindi si va di strategia, per sopravvivere alle ore che ti vorresti ballare tutte, ai ballerini con i quali surfare sulle onde della musica, in una pista che è – doverosamente – una piazza d’armi.

Poi c’è l’ingrediente segreto, oramai è chiaro: è il gruppo di chi organizza che dà quel sapore speciale.

Vabbè l’avete capito, questo fine settimana ero in maratona, in una di quelle che amo particolarmente, perché sono maratone divertenti, gaie, solari, dove il concetto del “ce l’ho solo io” resta fuori dalla porta, perché se non sei almeno incredibilmente simpatico, oltre che un danzatore di livello, te ne stai fuori dalla porta. Ecco.

E, da Pimpra quale sono, non posso non apprezzare l’atmosfera allegra, la location straordinaria e il calore giocoso con cui ognuno di noi è stato accolto, come uno scolaretto di prima elementare, con un sorriso e l’abbraccio accogliente della maestra.

Collegiali, vi abbraccio tutti, ci vediamo l’anno prossimo! OLE’!

Pimpra

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: