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GENIUS LOCI.

Più passa il tempo, più apprezzo le cose semplici, naturali, poco manomesse dall’intervento umano. Si tratti di creme per il viso o di pietanze da gustare, la naturalezza sta divenendo, per me, ingrediente irrinunciabile.

Hai presente quando addenti una piadina fatta bene? La croccantezza del pane a sfoglia, la scioglievolezza delicata dello stracchino raccolto dalla rucola ed esaltato dal salato del prosciutto? Ecco, una compilation di sapori semplici ma estremamente efficaci.

Così, con questa gustosa immagine, ricordo il mio fine settimana a Riccione, dove, abbracci, sorrisi, benessere totale, hanno regalato momenti di puro svago.

Credo che di “Genius loci” si tratti perché dentro le sale del centro congressi, nel cuore di Riccione, traspirava la tipica accoglienza e convivialità delle persone che ci vivono.

La Romagna, non è un’opinione. E’ certezza. I romagnoli sono calorosi, accoglienti, sorridenti, sanno come farti sentire a casa, sempre.

La seconda edizione di “Romana porteña” tango marathon è stata pure meglio della prima, che sembrava già difficile bissare, invece sono andati oltre.

E’ un fatto accertato, oramai, lo spirito della festa lo regalano i padroni di casa, puoi fare i salti mortali carpiati ma se sei “freddo”, “altero”, “snob”, l’incontro prenderà quella sfumatura di atmosfera.

Beh, in Romagna questo rischio non si corre, per fortuna.

Nemmeno la pioggia di questo maggembre infestato è riuscita a creare una falla nell’armonia contagiosa degli abbracci tangueri.

Per i cercatori di maratone “lievi” (di calviniana memoria), divertenti, dal mood rilassato e gioioso, segnatevi questa. Ne vale la pena!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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IL TEMPO DEL RICORDO. NONNA NATALINA


Porto ancora il sapore caldo e forte della terra di Emilia. Fa capolino dinnanzi agli occhi quando, al mattino, tazza fumante alla mano, guardo fuori dalla finestra della cucina. La gatta ed io. Il nostro piccolo rito propiziatorio, controlliamo che il cagnone della casa di fronte faccia regolarmente la sua passeggiata. E’ un’attività che piace molto alla gatta, sembra si assicuri che lì fuori, nel suo paesaggio, tutto sia al suo posto, macchine, esseri viventi e cose.

La mattina prende avvio, raccolgo i pensieri e accendo la mia giornata. Obblighi, impegni, persone che devo incontrare ma di cui farei volentieri a meno. La vita della città.

Ai bordi delle mie strade non ci sono fiori, nemmeno erbacce, quelle che sfidano la durezza dell’asfalto, impunite, e riescono a mettere radici in ogni dove. Il paesaggio urbano è solo urbano, con poca, pochissima natura. Anche i cani che incontro hanno perso la loro naturalezza, vanno in giro con l’impermeabile griffato in pendant con quello del padrone. Mi sembrano un po’ tristi pure loro, perché umanizzandosi, hanno ricevuto anche le nostre frustrazioni, insieme all’impermeabile.

Procedo per la mia via, rammento il tempo in cui, bimba, percorrevo questa stessa strada, ora d’asfalto, che un tempo fu campagna. Ricordo i papaveri, l’erba alta, i fiori di campo. Amavo percepire i colori cambiare con il progressivo entrare dell’estate sulla primavera e dell’autunno poi.

Dovremmo tutti avere la possibilità di regalarci del tempo, il tempo del ricordo.

La campagna emiliana ha riportato in vita mia nonna Lina. Quando la strada non conosceva l’asfalto, lei lavorava nel campo con le cugine, in quelle belle famiglie in cui si stava tutti insieme. Alla sera tornava a piedi nel suo appartamento, quello che mi ha lasciato e dove oggi vivo, aggiungendo una passeggiata alla lunga giornata nei campi.

Non ho memoria di avere mai visto mia nonna materna depressa, arrabbiata o triste. Da bambina, spesso, le chiedevo se fosse felice, se non le mancasse di visitare altre città, altri luoghi. Lei mi rispondeva sempre che era felice così, a tagliare i cespi di insalata, a falciare l’erba a preparare gli ortaggi da vendere al mercato.

E’ venuta con me e la mia famiglia anche in Iran, per stare con noi, ma si capiva benissimo che quello non era il suo posto. Le mancava troppo il profumo delle zolle dopo la pioggia, le chiacchiere con le cugine mentre mondavano il radicchio dall’erba per la vendita al mercato. Le mancava la sua vita, fatta di semplici cose vere.

Crescendo la osservavo invecchiare, il corpo un po’ piegato dagli anni trascorsi a portare pesanti cassette sulla schiena, a stare lunghe ore inginocchiata sul campo, il suo corpo era più inarcato ma lo spirito sempre cristallino, fiero.

Spesso, quando andavo a trovarla, mi raccontava i suoi sogni o degli spiriti che venivano a farle visita alla notte. Al mattino, prendeva il “Libro dei sogni”, interpretava il messaggio ricevuto e andava a giocare i numeri del lotto in latteria e, molto spesso, vinceva.

Grazie al fine settimana trascorso in Emilia, lei è tornata prepotente alla memoria. Perché nonna Natalina è la campagna, il profumo dell’erba, la rugiada del mattino, i suoi fantasmi amici e le mani bruciate dal sole ma cariche di vita.

Pimpra

PS : la deliziosa bimba della foto passava per di là mentre cercavo di imparare a fare uno scatto dritto. Questa bimba ha reso la foto meno banale. Grazie piccina.

MONDO PICCOLO

Nel mio peregrinare porto sempre con me l’odore di salmastro, le raffiche del mio vento di nord est, lo specchio argentato del mare. Un luogo senza il canto ritmato della risacca è come se mancasse del respiro e della vita.

In macchina sul far dell’alba, per raggiungere la campagna, per me come andare alla scoperta del nuovo mondo. Mentre macinavo i troppi chilometri che mi separano da qualunque destinazione non sia un generico est, cercavo di immaginare cosa avrei trovato, una volta a destinazione.

Ho sempre amato la campagna, ma quella che porto nel cuore è sempre molto triestina, una campagna a due passi dall’alto Adriatico a un tiro di schioppo dalla terra rossa del Carso.

La grande casa gialla mi accoglie come una donna dal seno prosperoso e i fianchi larghi, con il grembiule da cucina mentre sta tirando la pasta. Parcheggio e respiro immediatamente un’aria che sa di buono, di cose che nel mio quotidiano ho perso oppure, semplicemente, dimenticato.

Ci sono papaveri che costeggiano le strade del borgo, un piccolo miracolo per i miei occhi di cittadina abituati ai riconoscere solo le sfumature di grigio asfalto. Mi sembra di doverli proteggere tanto sono belli, e più di una volta ho sbandato tanto ero presa a rimirarli.

L’erba è alta, ha una sfumatura di verde quasi trionfante. La pioggia intermittente di questi giorni è la sua cura di bellezza più efficace.

Comincio a sentirmi a casa, in questo spazio aperto, nel casolare che mi accoglie con la sua storia centenaria raccontata dai muri di argilla. Qui il cellulare si prende una pausa, per mettere in pausa me e non riceve il segnale.

La campagna chiama, pretende attenzione, vuole essere guardata, scoperta, amata come merita. Non posso smettere di sentirmi viva. Nelle parole del maestro che mi insegna come usare la reflex, perché poi, quella terra lussureggiante, florida, timida e melanconica, andremo a fotografarla.

Guareschi ci racconta della Bassa e della sua gente, dell’animo contadino e ruspante di Don Camillo e Peppone e la nostra macchina fotografica ripercorre quei luoghi traducendoli nel presente.

Alla sera, davanti alla stufa, il fuoco riscalda la luce della stalla dove, anche la voce calda dallo spiccato accento parmigiano, così morbida da infondere di vibrante emozione le parole di Guareschi, ci accompagna alla scoperta di un mondo antico che vive immutato nel cuore di questa speciale parte di Emilia.

Ho gli occhi carichi di bellezza, di campagna, di casolari, di argini di fiume, di fiori di campo, di nuvole che si fanno belle e giocano rovesciandoci addosso secchiate d’acqua. Ma è tutto un ridere, correre in macchina, scansare l’ombrello, bagnarci come si faceva da bimbi, con allegria e innocenza.

Non sono ancora capace di raccontare con le mie immagini questa bellezza, e pure le parole mi fanno difetto per esprimere il calore di chi mi ha accolto ed ospitato.

Se potete, regalatevi questa esperienza. Qualcosa dentro di voi riprenderà a vibrare, forte, di buono.

Questo è il mondo piccolo: strade lunghe e dritte, case piccole pitturate di rosso, di giallo e blu oltremare, sperdute in mezzo ai filari di viti
(G. Guareschi)

Pimpra

Il luogo sede del workshop fotografico lo trovate qui oppure qui

ETDS 2019. E.’ T.UTTA D.ROGA S.ANA (cit.)

E’ la prima volta che mi capita di partecipare a un evento che preveda una sfida a colpi di ingegno poetico con tanto di pubblica premiazione.

Il titolo del post riproduce la sagace lettura dell’acronimo ETDS dell’amica Gloria Miccolo, vincitrice dell’agone. Mai definizione fu più appropriata per delineare i tratti della sostanza psicoattiva che prediligiamo in moltissimi: il tango argentino!

Simona e il gruppo di Spazio Tango Bologna, anche per questa ottava edizione, ci hanno deliziato con il loro irriducibile senso di accoglienza e di humour.

Prima di ritirare il braccialetto alla reception, passi davanti a una postazione allestita per il selfie d’ordinanza, munita con tutti il necessario: da cappellini marinareschi ai baffi, financo il boa di piume colorate e la parrucca rosso fiamma. A Bologna si vive di gaiezza e questa traspare in ogni centimetro di spazio e in ogni atomo d’aria che si respira.

Oramai sono di casa, apprezzo la bella location sui colli bolognesi, la comodità di scendere dalla camera e ritrovarsi pronti in pista. E poi adoro tutti gli emiliano romagnoli (che per me non c’è differenza, non vogliatemene!), perché sono amorevoli e aperti e favoriscono la nascita di un’atmosfera piacevole e rilassata.

E’ finita da poche ore e già mi diverto a pensare cosa inventeranno per la prossima. Mi sa che la sfida a colpi di versi, anagrammi, endecasillabi è piaciuta così tanto che… siamo già pronti con la penna in mano per la prossima sfida!

“Infinity love edition” continua nel ricordo delle belle tande che sono state e il lunedì inizia con un sapore molto più dolce.

Pimpra

CARTOLINA DA LONDRA

La vita, negli anni, mi ha concesso di sfiorare paesi e culture diversissime, portandomi in megalopoli assolutamente straordinarie, al di qua e al di là degli oceani.

Purtroppo non riesco a viaggiare quanto vorrei, ma quando capita, godo ogni istante di quella speciale magia che mi regala mettere il naso fuori dalle mura.

Questa volta è stata Londra a sorprendermi con il caleidoscopio vivido della megalopoli europea.

Mancavo dal 2005 e, in questo abbondante decennio, l’ho vista estremamente cambiata. La livrea è sempre incantevole e offre stimoli nuovi e interessanti.

ESSERE TURISTA A LONDRA

E’ facile, certo se il portafoglio è gonfio, è ancora più facile (e divertente). Posso affermare di aver scoperto una città a prova di turisti, agevole da visitare, molto organizzata. Dai trasporti ai servizi è davvero semplice immergersi nel flusso della vita londinese.

PEOPLE

Se vai a Londra e speri di vedere per strada chissà quali stranezze estetiche dei suoi abitanti, sono lontani tempi. Nel mio weekend di visita, non mi è mai accaduto di essere sorpresa da qualche stravaganza particolare.

In generale ho notato che le donne di qualunque età amano truccarsi, è difficile vederle per strada al naturale. C’è chi esagera, chi no ma sono tutte truccate. Ciglia finte e manicure all’americana.

Mi ha stupito vedere utilizzati i leggins da palestra come fossero normali pantaloni, abbinati a maglioni, giacca e le immancabili sneakers+ zainetto. Un look tecno-sportivo e molto rilassato (forse perché era il weekend?).

Sarà che camminano assai, ma i tacchi delle scarpe li ho visti solo nelle boutiques dei grandi magazzini.

Moltissimi uomini e ragazzi portano barbe vistose e curatissime. Ho trovato lo stimolo visivo interessante.

Mangiano sempre, a tutte le ore del giorno e della notte. C’è offerta di cibo in box trasparenti, per essere consumato ovunque. Anche in metropolitana, viaggiando in piedi.

Non ho mai incontrato persone che, uscite da un supermercato, non avessero i loro sacchetti riempiti di cibo già cucinato e pronto all’uso. Forse, in Inghilterra, insieme al bidet, mancano anche i fornelli. Chissà.

Gli inglesi sono molto gentili. Si sforzano di capire la tua terribile pronuncia, non fanno le smorfie, non ti guardano in modo schifato. Bravi.

I Pub sono ameni luoghi anche per chi non beve birra.

Ho assaggiato “Fish and chips” e sono sopravvissuta al fritto, incredibile.

Il Big Ben è in restauro, sapevatelo. Dovrebbero togliere almeno 2 pound dalla tassa di soggiorno solo per questo motivo. Ma ne potete apprezzare la riproduzione fatta di Lego a Soho (vedi foto della galleria).

La City è una spettacolare commistione di architettura, nuovo e antico si stringono la mano creando un panorama unico ed estremamente suggestivo.

Londra è bellissima da girare a piedi, con il naso per aria.

Se volete visitare i musei, fate quello che vi dice la guida: prenotate il biglietto on line, oppure scegliete orari alternativi, le file sono impressionanti.

Ho amato i mercati, tutti, da quelli turistici come Camden a quelli iconici come Portobello a quelli gastronomici di Borough Market.

La prova dell’esistenza di dio si trova al 5 piano di Harrod’s , una targa vi accoglie nello “SHOE HEAVEN”. Se non vi basta, al 6 piano trovate il “SALON DE PARFUMS”. State già cercando un biglietto low cost per Londra, vero?

Le oche e i cigni di St. James, parco adiacente a Buckingham Palace, sono enormi e molto socievoli. Anche gli scoiattoli godono di ottima salute e pure loro non temono il contatto umano.

Una piccola chicca è Litte Venice, atmosfera surreale ed estremamente suggestiva.

L’erba dei parchi è verde Inghilterra e profuma di buono.

La Wilkin & Sons monodose, all’interno del tappo, vi regala un pensiero positivo per farvi iniziare bene la giornata e, devo dire, così è sempre stato.

GOD SAVE THE QUEEN!

Pimpra

ABBRACCI SOTTO IL CIELO STELLATO.

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Sarà capitato a tutti voi di avere un museo o un’attrazione turistica nella vostra città e non averla mai visitata. Ecco io sono tra questi.

Lo stesso, devo dire, mi è accaduto con l’amato tango. Per troppi anni ho bypassato un Festival di tutto rispetto a un’ora di viaggio da casa. Errore madornale.

Il Festival di Lubiana è giunto oramai alla sua 13° edizione, raggiungendo una qualità nell’offerta studio e nella parte ludica delle milonghe davvero alte.

Mi ci hanno portato due amici, ieri pomeriggio, costringendomi ad abbandonare la sana mestizia domenicale novembrina, copertina e gatte, facendomi indossare le amate scarpette.

GRAZIE Amici.

Direi la pomeridiana perfetta.

Arrivi in una sala meravigliosa che ti accoglie dentro una volta stellata che ti emoziona immediatamente. Saranno le stelle, il pavimento di legno, l’atmosfera che vibra di buono e, immediatamente, il buon umore sale al volto, contagia il corpo e sorridi.

Se un tanguero/a sorride con l’anima, il suo tango non può che essere felicemente contagioso e, di coppia in coppia, cresce spontanea quella vibrazione buona che si espande, la musica, di suo, la raccoglie e ci gioca.

Ho ballato dalla prima all’ultima tanda, senza fare fatica, senza dover mettere in gioco astuzie da giaguara, è stato tutto semplice, naturale. Per me e per gli altri.

Mi chiedo sempre quale sia la profonda magia, quel particolare mistero del tango che fa sì che, dentro un abbraccio, le cose fluiscano semplici e pulite.

Oggi credo si tratti di “affinità energetiche”, di quel livello di “vibrazione” che ogni essere umano ha e che porta dentro il suo abbraccio, dentro il suo tango. Per vibrare, come le corde di uno strumento musicale, anche il contenitore che ci ospita, il luogo fisico, hanno molta importanza.

Allora, prendiamo nota, l’anno prossimo, un fine settimana di novembre, potrà regalarci meravigliosi abbracci sotto il cielo stellato del Festivalna Dvorana.

Un grande plauso a Jania e a Primoš per il grandissimo lavoro.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. AMARCORD, LA MARATONA DA LECCARSI I BAFFI!

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Ci pensavo e mi chiedevo, con tutta l’offerta di gozzoviglio tanguero, per tutti i gusti e per tutte le tasche, perché – invece di esplorare il mondo –  torno sempre negli amati luoghi?

Amarcord è una tappa annuale di quelle che non voglio perdere. Anzi che non posso perdere. Annovero questa maratona tra quelle in cui mi sollazzo maggiormente, sia in termini di socialità, sia in termini di abbracci scambiati, di sorrisi dati e ricevuti e di piacevolezze da mettere sotto i denti.

Perché mai dovrei cambiare?

C’è una magia tutta speciale a Bologna, come l’aceto balsamico sul pezzettone di Parmigiano Reggiano, come il tortellino nel brodo, per dire. Un abbraccio largo, inclusivo e sorridente che è poi quello che cerco nel mio girovagare tanguero.

Mi piace che, quando ti rivedi o ti vedi per la prima volta, permanga quella gioia allegra di condividere tango e non solo.

Amarcord garantisce questa atmosfera, questo mood particolare che lambisce di sé tutti i partecipanti.

Mi vien voglia di dire che si tratta di una maratona “adulta” perché sa bene quale è la sensazione che vuole dare, sa esattamente quale è il colore emotivo che cerca e, di anno in anno, tutto questo cresce, si espande e noialtri fortunati tangueros ne godiamo a piene mani.

Oggi è lunedì, c’è lo scirocco, fa troppo caldo per essere quasi novembre eppure, sorrido dal profondo.

Grazie Fabio e Antonella che ci mettete il cuore e avete reso possibile un’altra magia!

Pimpra

DI TANTO IN TANGO. Eventi a cui partecipare. La COLEGIALA.

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Ormai ho perso il conto, e ciò è bene, del numero di eventi ai quali ho partecipato.

Definisco evento: incontro con tangueros che dura un fine settimana, di solito, per me, dal venerdì alla domenica.

Di norma i miei eventi sono le maratone.

Ogni bravo globetrotter del tango organizza e schedula i suoi fine settimana con largo anticipo poiché, questa è la regola, ci si iscrive dapprima, si attende di essere “IN”, poi si procede all’organizzazione viaggio.

Schedulare gli impegni tangueri sta diventando complesso, nel senso che vi è un pullulare di eventi che riempiono, spesso con doppioni, i fine settimana dell’anno.

Scegliere, non è più facile.

Un tempo, fino a pochi anni fa, esistevano le pietre miliari a cui tutti ambivano partecipare. Se si entrava era una festa, perché si aveva modo di stare in pista con i migliori, i più esperti, quelli/e bravi/e assai.

Oggi, con l’offerta più che quadruplicata, capita raramente di vivere questa adrenalina in pista, poiché, se da un lato c’è molta più democrazia, e ciò fa bene al tango, dall’altro gli eventi vengono organizzati con spirito più che altro “commerciale” e questo, ahimè, non giova al nostro Tango.

Fortunatamente esistono e resistono delle pietre miliari, tra queste, mi sento senza dubbio di annoverare la maratona “La Colegiala”.

L’idea di base è assolutamente creativa: organizzare una maratona in una colonia estiva, di antica costruzione (anni ’30), ospitando i 350 partecipanti all’interno della struttura.

Avete presente quando mandate i vostri figli in colonia? Ecco, si alloggia in camere molto semplici, per non dire spartane, senza quei comfort viziati a cui siamo tanto avvezzi. Secondo me la magia sta lì: in questa sensazione di passato, di scuola d’altri tempi, di grembiuli, di lavagne e gessetti.

Adoro andarci, ogni anno è sempre una gioiosa festa. Sarà che, finalmente, conosco tutti, almeno di vista e, ovviamente, il rimando è quello di sentirsi a casa. Ma non è solo questo.

Conoscete la parola “qualità”? Ecco, Colegiala è e resta una maratona di qualità. Gli invitati, sempre di alto livello tanguero, la gioiosa e calorosa accoglienza di un team che diventa, di anno in anno, più internazionale per interfacciarsi al meglio con gli ospiti europei e non solo.

Questo mi piace e questo cerco nel mio girovagare tanguero, la qualità di un evento, la cura per gli ospiti, quelle piccole e grandi coccole che rallegrano lo spirito e fanno esclamare “Voglio ritornare l’anno prossimo!”.

Noi tangueros non siamo polli da spennare. Chi decide di organizzare un nuovo evento  lo faccia con cognizione di causa e onestà intellettuale affinché la nostra agenda tanguera sia infarcita di eventi di qualità.

Segnate pure le date del prossimo anno, la “Colegiala” merita sicuramente di far parte del vostro carnet di eventi.

Grazie a tutto il dream team per un’altra edizione da ricordare! ❤

Pimpra

 

PS: sia chiaro che non scrivo per nessuno, nel senso che nessuno e lo sottolineo, mi conferisce alcun beneficio per le mie recensioni (sconti sulle iscrizioni agli eventi o altro giovamento).

Pertanto, per quel che valgono, sappiate che gli articoli sono solo espressione del mio libero sentire. 🙂

 

VIAGGIARE

 

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Ci sono tanti modi di viaggiare, così come sono tante le persone che viaggiano.

Ci sono i viaggiatori ideali, quelli che non si muovono con il corpo ma con la mente, facendosi accompagnare dalla fantasia, ci sono quelli che partono senza meta e la scoprono durante. Ci sono i metodici che organizzano ogni singolo minuto della loro assenza da casa, oppure gli avventurosi e quelli che hanno bisogno di tutti i comfort.

Il viaggio ci rappresenta, racconta molto di noi, di come viviamo, di quale è la scala dei nostri valori, i nostri ideali.

Mi definisco una viaggiatrice empatica. Quando esco dal mio territorio amo immergermi completamente nella realtà che mi ospita. Desidero sperimentare nuovi modi di vita per scoprire nuovi colori, nuove sfumature, nuovi sapori. Quando viaggio divento altro da me. E’ sempre stato così.

Il mio primo Boeing 747 lo presi che avevo 2 anni e mezzo, destinazione Nigeria centrale, in pieno bush. Mia madre, allora giovanissima ventiseienne, era la prima volta che usciva dall’Europa, mio padre, bontà sua, aveva iniziato da poco prima.

Vivere in Africa con poco, molto poco, ma tantissima natura e amici, era per me, una casa ideale. L’argilla con cui giocavo, l’indimenticabile odore della terra dopo le piogge monsoniche, la luna enorme, il sole che rendeva il suolo un manto croccante riarso e ferito di crepe. Africa, oltre ad entrare nel cuore e negli occhi di chi la vive, entra, immediatamente dal naso. Ogniqualvolta ci rimetto piede, la prima cosa che percepisco è il suo profumo, unico, potente, antico, indissolubilmente inciso nella mia memoria olfattiva.

Mi reputo una persona estremamente fortunata ad avere avuto la possibilità di crescere in altri dove che non fossero la mia terra natia. C’è stato l’Iran, maestoso, indimenticabile. La più grande ferita del cuore abbandonarlo prima dell’inizio della rivoluzione Khomeinista del 1978.

Sono la donna che sono grazie a questo meraviglioso dono che ho ricevuto, ed è presto spiegato perché, appena ne ho la possibilità, cerco di viaggiare.

Allontanarsi dal nido, dalle proprie abitudini, dalle certezze di ciò che si conosce bene, per me, è come prendere una poderosa boccata di ossigeno, far ripartire la curiosità verso il mondo e la gente che lo popola, amare la vita più di prima.

Torno da una settimana di vacanza in Grecia, in quella magica Creta che tanta storia può raccontare. E’ la mia prima “vacanza non vacanza”, nel senso che ho messo da parte lo spirito curioso restando “raccolta” all’interno di un villaggio turistico.

A parte il clima strabiliante, un mare che non ho parole per descrivere quanto fosse bello, il cielo blu blu blu, altri veri contatti con la realtà del paese ospitante non ne ho avuti.

Ha un che di assurdo, per una come me, ma ci sono delle situazioni che richiedono una certa pacatezza, quindi, come è mio costume, mi sono adattata.

Porto a casa un sacco di cose, comunque.

Confermo, una volta in più, quanto i greci ci siano affini. E’ una questione di pelle, si va d’accordo, anche solo con uno sguardo e un sorriso. Da qualche parte dentro di noi, continuiamo a riconoscerci, come legati da un sottile filo che si perde nell’antichità di secoli.

Natura, qualche greco e cibo locale strabuono la mia esperienza ellenica si conclude qui, però… posso dire di avere imparato un sacco di cose sugli …. italiani (all’estero).

Contesto: villaggio turistico

Trattamento: all inclusive

Animazione: presente

Target: famiglie, coppie giovani

Provenienze: nord Italia e centro

Prima osservazione: se sei in un all inclusive non smetti quasi mai di mangiare e di bere. E’ una questione psicologica. Colazione a buffet con-ogni-bendiddio, quasi impossibile fermarsi allo yogurt zero grassi, che poi non credo in Grecia nemmeno esista. Ciotolona di yogurt cremosissimo assai, aggiunta di frutta e uno squaraquaqua di miele ad amalgamare il tutto. E che una fetta di pane non ce la mettiamo? Eccerto che sì ma con la marmellata che sennò fa triste.

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Questa era la mia colazione quotidiana, dopo una 500 metri di nuotata per evitare di sentirmi troppo in colpa… ma gli altri…

Gli italiani in vacanza nel villaggio turistico sono come le cavallette: mangiano  e bevono qualsiasi cosa in qualsiasi momento della giornata. E mangiano e bevono in quantità esagerata e si vede.

Famigliole intere in sovrappeso se non ai limiti dell’obesità. Mi hanno colpito, non immaginavo che il nostro paese si stesse trasformando, in negativo, in una massa di ciccioni. Un ragazzetto con una panza da cummenda cinquantenne, lui avrà avuto sì e no 20 anni, mi ha sfidato con lo sguardo a una gara di nuoto. La sottoscritta, osservandone il giro vita, ha pensato “Ma cosa credi di fare?” e, da gentile signora, gli ha concesso 5 bracciate di vantaggio. Il ragazzotto, alla sua sesta ha cominciato a dare segni di cedimento, mentre la sfidata appena accendeva il motore. Morale: surclassato di una ventina di metri, perché, mentre lui cercava di trovare il respiro che aveva perso, io avevo ingranato la mia velocità di crociera. Normopeso 1 sovrappeso 0 e i 30 anni di differenza non li mettiamo nemmeno in conto.

Ma la responsabilità non è di questi giovani, è dei loro poco accorti genitori che, a buon esempio, a due ore dalla luculliana colazione, ingurgitavano fette di pizza alla Nutella, ben condite da bicchieri di birra. Ore 13.00 tutti a pranzo di nuovo.

Gli italiani in vacanza tendono ad essere molto rumorosi e ciarlieri come se, l’ascolto delle loro chiacchiere e dei loro strilli, fossero argomenti e note di pubblico interesse. Non è così.

Il mare della Grecia mi ha parlato da vicino. Nelle mie nuotate del mattino, a spiaggia vuota, nel più pacifico silenzio, interrotto solo dal ritmato frangersi delle onde sulla battigia al cambio di marea, ho visto le piaghe di cui è cosparso: tonnellate di rifiuti plastici, delle più disparate dimensioni, da quelli oramai ridotti a plancton, ma pur sempre plastico, alle new entry a dimensione reale: sacchetti, bottiglie ecc.

Mi ha procurato un dolore così lancinante vedere la Natura così piagata dall’incuria umana che, al mio ritorno, ho notevolmente alzato la guardia sulla mia produzione di immondizie e sul loro doveroso corretto smaltimento. Speriamo serva a qualcosa.

Tornare a casa mi lascia sempre una patina dolce amara di tristezza per quanto di bello ho scoperto e lasciato nel paese ospitante, per fortuna, ad accogliermi, ancora una volta ci sono le mie Gattonzole adorate. Carezze, strusciate di muso e una bella dormita sul lettone in compagnia non ce le leva nessuno.

Poi, si riprende la vita di sempre, un po’ più ricchi di prima.

Pimpra

 

 

CARTOLINA DALLA SICILIA

E’ stato amore a prima vista o, meglio, a prima sensazione. La Sicilia è entrata come se fosse stata sempre lì.

E’ una terra forte, tosta, con una grandissima personalità, per molti, ma non per tutti, proprio come piace a me.

Difficile scegliere quali sono stati gli aspetti più emozionanti dell’esperienza e raccontarli, poiché arrivare sull’isola, coinvolge, immediatamente, tutti i sensi.

La naturale e raccolta bellezza delle Egadi, da cui il mio viaggio è iniziato, in quella piccola e accogliente Marettimo che, da subito, ha offerto il meglio di sé in termini di clima, natura, ospitalità e, ovviamente, ottimo cibo.

I miei occhi sono abituati a mare e cielo di una città costiera, però, vi assicuro, il blu straordinario del Tirreno riflesso dal cielo è un colore pantone tutto suo.

Marettimo vibra di natura. Dal mare al trekking si può scegliere di dedicarsi ad attività all’aria aperta. Aria, che meraviglia, l’isola ne è sempre lambita. Per me che sono triestina, come un segno di riconoscimento di una terra, in qualche modo, affine. Senso di casa. La casa delle vacanze.

Con i barcarloli ci si accorda per circumnavigare l’isola, vale la pena, grotte ed insenature naturali sono puro godimento. I sub ci vanno a nozze. Non serve affannarsi a prenotare, ci si presenta al molo vecchio e qualcuno disposto a portarti, si trova sempre.

Le parole magiche sono: relax, stai sereno non c’è problema.

Il cibo merita una menzione speciale.

***

I MIEI INDIRIZZI:

La colazione al “Caffè Tramontana“, è un must: panorama vista mare, cornetti alla crema di pistacchio, ottime granite e il cocktail analcolico alla frutta. Da provare.

I pranzi serali che più mi hanno conquistato quelli del ristorante “Al carrubo” cucina semplice ma saporita, porzioni adeguate e prezzi modici.

L’aperitivo dei più giovani, musica compresa, si fa al bar “La scaletta” si cena pure, anche se io non l’ho fatto ma me ne hanno parlato bene.

***

La Sicilia calda che vibra forte di terra, di quella energia della Madre, l’ho incontrata a Palermo.

Una città che ho sentito accogliente e mai mi ha dato segno di essere violenta o pericolosa. I cittadini la amano di un amore grande e sofferto, in cui le piaghe di un passato sempre presente, hanno lasciato profonda impronta di sé. Il cambiamento però, si percepisce, sale agli occhi parlando con le persone che, fiere della loro terra natia, la vogliono difendere e preservare da certi vecchi modi, da vecchie abitudini.

Palermo è una città giovane e volonterosa, offre, agli occhi dello spettatore, scenari architettonici di rara bellezza. Ho amato infinitamente passeggiare nel centro storico, godere del mix di stili che hanno scritto la storia della città, della sua gente.

Grazie a Manifesta 2018 ho potuto visitare palazzi che, in taluni casi, di norma sono chiusi al pubblico,  godendo di mostre d’arte contemporanea che – sovente-  raccontavano di come si è arrivati al melting pot attuale della città.

Palermo è città dell’inclusione. Tutto lo esprime, dai negozi ai mercati, alle coppie miste che si tengono la mano per strada. Non ho mai percepito ostilità e chiusura nei palermitani, forse perché abituati da sempre ad essere una garza che filtrava e tratteneva a sé le popolazioni in arrivo dal mare.

Palermo mi ha abbracciata, facendomi sentire a casa. Indimenticabile la serata trascorsa sul terrazzo di un attico, nel pieno centro della città, invito inaspettato di una amica palermitana che ha aperto l’uscio di casa sua a una tribù di tangueros della penisola. Aprire casa, accogliere, il culto dell’ospitalità, sono temi e sfumature tipicamente italiane, specie al Sud. Cuori caldi, accoglienti con il piacere dello scambio del sorriso regalato dal bottegaio del mercato che, visto che sei “straniera” (per la cronaca stavolta mi hanno dato della tedesca) ti regalano i loro prodotti che così ti porti un po’ del sapore della loro terra anche a casa tua.

Per conquistarmi non ci vuole molto, sono una sentimentale, ma posso dire di avere viaggiato e di saper riconoscere la sfumatura che rende un paese più ospitale di un altro. La Sicilia lo è senza dubbio alcuno e ti scrive dentro.

La Sicilia lascia i suoi colori, il rosso dei suoi pomodori che potrebbe diventare “pantone pomodoro di Sicilia” tanto è bello, la Sicilia lascia i suoi sapori forti, intensi, letali perché, una volta a casa, non te ne liberi più e li cerchi ancora.

Sono a casa, nella mia piccola Trieste, eppure, ancora, ogni giorno la mente torna lì, a un amore grande che vive troppo lontano.

I MIEI INDIRIZZI:

Ho dormito al B&B Stupor Mundi, Danilo e Carmen offrono un soggiorno che non si dimentica. Le camere sono tutte diverse ma è durante la colazione che si vive una bellissima esperienza sensoriale.

La granita più buona da Costa, molto bello anche il locale. Buona anche da Cannoli & Co.

Ottimo il gelato di Gelateria Ilardo, però a Palermo sono proprio bravissimi con il gelato.

Cibo fritto da U Vastiddaru  . E in mille altri posti per strada.

Innamorata del Palazzo Forcella de Seta .

Piaciutissimo il mercato del Capo.

Emozionante la chiesa di Santa Maria dello Spasimo.

Pimpra

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