Annunci
Annunci

ABBRACCI SUDATI E SERE D’ESTATE

A volte dimentico perché il tango è entrato, così prepotente, nelle trame della mia esistenza. Lo dimentico perché è parte di me, come fosse un’appendice al corpo stesso, fa parte dell’insieme, dell’essenza.

A volte mi allontano, cedendo alle lusinghe di altri stimoli o persa in routine che avvizziscono la voglia di sorridere, certa che tanto il mio tango c’è, c’è sempre. Non è così. Proprio come un amore non coltivato, affievolisce.

La prima milonga in riva al mare, nell’amato Cantera. Un caldo africano che sudavo a stare ferma, adrenalina in crescita e timore perché in sosta forzata da un mese.

Pensieri in testa “Tornerà il mio tango, lo sentirò, gli risponderò, sarò capace di trasmettergli, di interpretarlo?” Rimetto i piedi e il cuore in pista dentro un abbraccio amico, di quelli che hanno il potere di connetterti alla serenità, a ciò che sei e sai di positivo, lieve. Il corpo piano piano si risveglia, riprendo a sentirne le parti, percepisco la musica scorrere dentro di me, le fibre rispondere all’unisono.

Così come il sudore ha iniziato a bagnarmi il corpo, la gioia ha ripreso possesso di me. Non ho più sentito il ginocchio dolorante, il piede dolorante, la schiena a pezzi, inondata dalla ferocia gaudente della vita che riprendeva il suo gaio scorrere nelle mie vene.

Il tango è tornato a farmi visita ieri sera, bagnato come un naufrago, gonfio di vita, generoso di stimoli. Ieri sera mi sono ricordata perché sono una ballerina di tango.

Pimpra

L’immagine originale, a colori, è di Alessio Rettaroli che ringrazio.

Annunci

La gestione dei liquidi corporei in milonga

Lo so, lo so già il titolo fa schifo e avete ragione. Però, parliamone, perché il problema è reale.

Quando Giove Pluvio deciderà – finalmente – di togliersi di mezzo e giugno sarà giugno e non giugnembre, la grande comunità tanguera potrà dedicarsi con vigoria alle milonghe estive, all’aperto, in riva al mare, sul cocuzzolo di una montagna, vicino a un lago. Insomma ovunque.

Godremo della luna che ci guarderà dall’alto, favoleggeremo di abbracci sotto le stelle, tutto meraviglioso, tutto bellissimo ma… dove le collochiamo le litrate di sudore che – consapevoli o no – ci scambieremo?

Una divertente provocazione letta sul Galateo della milonga dove viene citato un articolo in cui si racconta del party erotico-copulatorio che certi acari compiono sulla nostra faccia.

Ora, nessuno è così sprovveduto da non aver mai pensato che, ballando stretti stretti, qualche prodotto biologico ce lo scambiamo, ma vedere l’aspetto di questi piccoli mostri… beh, inquieta vieppiù!

Ora rinunciare ad abbracciarci, giammai!, però alcuni provvedimenti dovremmo necessariamente adottarli.

Anche io sudo molto in faccia, quindi mi metto in prima fila, quando vado in milonga mi piace sentirmi elegante, perciò mal mi ci vedo con una fascia elastica sulla fronte modello Mc Enroe dei tempi d’oro, atta a contenere le mie scalmane liquefatte…

Per non parlare degli uomini che, geneticamente, di solito sudano pure più di noi…

Ebbene la crociata milonguera del 2019 sarà quella di trovare una soluzione attraente al problema del sudore. Almeno sulla faccia!

Chiamo a raccolta gli amici stilisti per offrire una soluzione che soddisfi le necessità di entrambi i sessi. Personalmente, sono disposta a fare da testimonial! 🙂

E sempre BUON TANGO A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDI DA QUI

GENIUS LOCI.

Più passa il tempo, più apprezzo le cose semplici, naturali, poco manomesse dall’intervento umano. Si tratti di creme per il viso o di pietanze da gustare, la naturalezza sta divenendo, per me, ingrediente irrinunciabile.

Hai presente quando addenti una piadina fatta bene? La croccantezza del pane a sfoglia, la scioglievolezza delicata dello stracchino raccolto dalla rucola ed esaltato dal salato del prosciutto? Ecco, una compilation di sapori semplici ma estremamente efficaci.

Così, con questa gustosa immagine, ricordo il mio fine settimana a Riccione, dove, abbracci, sorrisi, benessere totale, hanno regalato momenti di puro svago.

Credo che di “Genius loci” si tratti perché dentro le sale del centro congressi, nel cuore di Riccione, traspirava la tipica accoglienza e convivialità delle persone che ci vivono.

La Romagna, non è un’opinione. E’ certezza. I romagnoli sono calorosi, accoglienti, sorridenti, sanno come farti sentire a casa, sempre.

La seconda edizione di “Romana porteña” tango marathon è stata pure meglio della prima, che sembrava già difficile bissare, invece sono andati oltre.

E’ un fatto accertato, oramai, lo spirito della festa lo regalano i padroni di casa, puoi fare i salti mortali carpiati ma se sei “freddo”, “altero”, “snob”, l’incontro prenderà quella sfumatura di atmosfera.

Beh, in Romagna questo rischio non si corre, per fortuna.

Nemmeno la pioggia di questo maggembre infestato è riuscita a creare una falla nell’armonia contagiosa degli abbracci tangueri.

Per i cercatori di maratone “lievi” (di calviniana memoria), divertenti, dal mood rilassato e gioioso, segnatevi questa. Ne vale la pena!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

TANGO E COMPETIZIONI.

Da quanto ho visto si è appena conclusa la fase regionale dei campionati di tango metropolitano. Ho visto tantissime foto di coppie felici con la loro medaglia, la coppa, riconoscimento tangibile delle ore di allenamento e di studio.

A tutti il mio plauso. Apprezzo l’impegno di coloro che hanno una passione e vi si dedicano anima e corpo.

Non nascondo che, da qualche parte dentro di me, lo spirito sportivo e agonista di cui sono portatrice sana, scodinzola alla sola idea di poter sperimentare ancora l’adrenalina da gara. Ma un’altra parte di me, non contempla affatto questa possibilità.

La domanda è: perché affrontare una gara di tango argentino?

Il quesito può sembrare strano, specie se posto da chi, come la sottoscritta, ha gareggiato sempre, in tutte le specialità sportive in cui si è cimentata, in tutte, meno che nel tango argentino e le proposte per farlo non sono mai mancate.

Se da un lato apprezzo e comprendo i competitori dei balli “standard”, caraibici e quanto altro, faccio molta fatica ad immaginare una gara di tango argentino.

Con quali criteri le performances dei ballerini vengono giudicate, bisogna, come nel pattinaggio artistico, portare nella propria tanda alcuni elementi obbligatori? Ci sono due distinte votazioni, una per il carattere tecnico e una per l’espressione artistica della coppia? Ecc. ecc. ma la questione di fondo, ovviamente non è questa. Le regole, le norme forse esistono già oppure si creano ad hoc, non è quello il problema.

La domanda che mi pongo sta da un’altra parte. Sta nel significato intrinseco che ha il tango come espressione di un sentire unico, sempre nuovo, senza regole scritte, peculiari, basato sulla sensazione scaturita da un abbraccio conosciuto o nuovo, dal mix di energia, feeling e connessione che nascono spontaneamente.

E’ un linguaggio universale, un po’ come l’inglese parlato nel mondo dai non nativi, una lingua che è tessuta di infiniti fili, di significati e sfumature. Per questo faccio così fatica a immaginare una gara per i non professionisti.

Altro è per chi, di mestiere, fa il ballerino e/o insegna, un campionato del mondo è vetrina incomparabile, biglietto da visita, curriculum lavorativo. La mia riflessione è rivolta a noi, gli “amatori” che è pure una categoria di gara, da quanto ho visto.

A noi, amanti cortesi del bel tango, cosa regala in più la coppa vinta? Balleremo meglio con gli altri perché ci siamo tanto allenati? Faremo un meritatissimo bagno nella saettante infiltrazione di adrenalina che la gara produce? Godremo per il solo fatto di esserci messi alla prova?
Probabilmente tutto questo e molto altro ancora, ne sono certa e, sia chiaro, rispetto le scelte dei competitori e plaudo ai loro sacrifici.

Con rispetto e massima apertura al dialogo chiedo a tutti gli amici che hanno sperimentato la competizione, di raccontarmi le loro motivazioni a partecipare, l’esperienza di gareggiare e la sensazione del dopo, a luci spente.

Personalmente continuo a sentire una vocina che mi dice che il tango è altrove, il tango scappa dai riflettori, il tango chiede il silenzio dei due respiri che si intrecciano, vuole la luce soffusa di una sala dove l’intimità racconta di emozioni sussurrate.

Pimpra

ETDS 2019. E.’ T.UTTA D.ROGA S.ANA (cit.)

E’ la prima volta che mi capita di partecipare a un evento che preveda una sfida a colpi di ingegno poetico con tanto di pubblica premiazione.

Il titolo del post riproduce la sagace lettura dell’acronimo ETDS dell’amica Gloria Miccolo, vincitrice dell’agone. Mai definizione fu più appropriata per delineare i tratti della sostanza psicoattiva che prediligiamo in moltissimi: il tango argentino!

Simona e il gruppo di Spazio Tango Bologna, anche per questa ottava edizione, ci hanno deliziato con il loro irriducibile senso di accoglienza e di humour.

Prima di ritirare il braccialetto alla reception, passi davanti a una postazione allestita per il selfie d’ordinanza, munita con tutti il necessario: da cappellini marinareschi ai baffi, financo il boa di piume colorate e la parrucca rosso fiamma. A Bologna si vive di gaiezza e questa traspare in ogni centimetro di spazio e in ogni atomo d’aria che si respira.

Oramai sono di casa, apprezzo la bella location sui colli bolognesi, la comodità di scendere dalla camera e ritrovarsi pronti in pista. E poi adoro tutti gli emiliano romagnoli (che per me non c’è differenza, non vogliatemene!), perché sono amorevoli e aperti e favoriscono la nascita di un’atmosfera piacevole e rilassata.

E’ finita da poche ore e già mi diverto a pensare cosa inventeranno per la prossima. Mi sa che la sfida a colpi di versi, anagrammi, endecasillabi è piaciuta così tanto che… siamo già pronti con la penna in mano per la prossima sfida!

“Infinity love edition” continua nel ricordo delle belle tande che sono state e il lunedì inizia con un sapore molto più dolce.

Pimpra

DI TANTO IN TANGO. Una (delle tante) seghe mentali tanguere

Ci penso da un po’, ascoltando il chiacchiericcio degli amici, i commenti su questa o quella coppia di ballerini professionisti, sulle coppie che si vedono in pista, su chi balla come/cosa/perché.

In una parola, mi sono persa pure io dentro una tipica “sega mentale tanguera”. La mia si sofferma su “L’estetica del tango”. 

Rivolgo la riflessione al popolo del tango, ovvero a quelli che non ne hanno fatto, a nessun titolo, mestiere.

Mi chiedevo quindi, cosa mi piace dell’estetica di questo ballo e cosa cerco io.

Iniziamo con il definire “estetica” facendosi aiutare dalla Treccani dove si legge che si tratta di: “(…) Letteralmente, dottrina della conoscenza sensibile (sign. che il termine ha ancora in E. Kant: Etrascendentale). (…) la dottrina del bello, naturale o artistico, e quindi l’esperienza del bello, della produzione e dei prodotti dell’arte. (…)  la parola è passata anche nel linguaggio comune per indicare l’aspetto e i caratteri soprattutto esterni di oggetti, prodotti, operazioni suscettibili di essere considerati esteticamente. (…)”

Prendiamo la parte in cui si fa riferimento a “la teoria del bello”. Ora, senza perdermi nei meandri di una riflessione filosofica più grande di me, mi limito a calare questo concetto sul movimento del tango.

Ne ho visti tantissimi esibirsi, insegnare, o semplicemente ballare. Dopo tanti anni di amore mai messo in discussione per questo meraviglioso mondo espressivo, finalmente, sono giunta alla mia conclusione.

Nel rispetto totale, assoluto, dei gusti personali e della ricerca stilistica di ognuno, il tango che esteticamente mi piace è quello ballato da persone (così li comprendo tutti, dai professionisti ai semplici amatori) che “non fanno il compitino”.

Mi spiego meglio. 

Ce ne sono a bizzeffe di strabravi, che studiano, che hanno una tecnica sopraffina ma che, quando li guardi, ti accorgi che stanno eseguendo – perfettamente, a volte- ma non stanno ballando.

Un po’ come la differenza che passa tra “vivere ed esistere” (cit.). 

Ho notato che, più aumenta consapevolezza, studio e tecnica, più il tanguero/a rischiano di perdersi il loro DNA. Più diventano bravi/e, più diventano le copie (a volte pure migliori) del modello da cui hanno tratto ispirazione.

Quando li vedo, eseguire e non ballare, sono presa da una noia incontenibile, quando non direttamente dal fastidio di vedere un tango “made in Taiwan” spacciato per un originale “made in Italy”, non so se mi spiego.

La sensazione che mi arriva è che il “tango fotocopia” o il “tango imitazione” stia prendendo sempre più piede. 

Forse la ragione sta nel fatto che, come molti fenomeni moderni, anche il tango è stato fagocitato nell’universo delle “mode” e, come tale, si comporta.

Va di moda l’abbraccio chiuso, anche se la tua indole ti vorrebbe più giocoso/dinamico/”nuevista”*? rinunci alla tua natura, quindi all’espressione più vera, reale, ruspante di te stesso per uniformarti alla corrente, alla vague.

NON MI AVRETE.

Mi rispondete in coro: “ma chi ti vuole a te?”. Giusto. Però, riflettiamoci perché, secondo me, da qualche parte ci perdiamo, rischiamo di scolorare le nostre sfumature espressive, di perdere la nostra Anima danzante, in nome di una moda che arriva sempre da “altro da noi”.

Allora, sai che c’è? Mi rubano lo sguardo quelli “sporchi” che magari capisci che gli mancano chilometri nelle gambe, ma che hanno il cuore sotto le suole delle scarpe e dentro il loro abbraccio, quale che sia.

“Sporco” inteso non come il tanguero ignorante, perché la grammatica della lingua espressiva bisogna conoscerla per emettere il proprio tango. Sporco perché tuo, elaborato, macinato, goduto e sofferto, non perché cerchi di scimmiottare qualcun altro.

Non piacerai a tutti? E CHI SE NE FREGA.

Adesso, tiratemi pure i pomodori. Olè.

Pimpra

nuevista”*= definizione impropria ma efficace per rappresentare dinamiche in abbraccio aperto.

ABBRACCI SOTTO IL CIELO STELLATO.

46007474_10218229458468021_5045045366735503360_o

Sarà capitato a tutti voi di avere un museo o un’attrazione turistica nella vostra città e non averla mai visitata. Ecco io sono tra questi.

Lo stesso, devo dire, mi è accaduto con l’amato tango. Per troppi anni ho bypassato un Festival di tutto rispetto a un’ora di viaggio da casa. Errore madornale.

Il Festival di Lubiana è giunto oramai alla sua 13° edizione, raggiungendo una qualità nell’offerta studio e nella parte ludica delle milonghe davvero alte.

Mi ci hanno portato due amici, ieri pomeriggio, costringendomi ad abbandonare la sana mestizia domenicale novembrina, copertina e gatte, facendomi indossare le amate scarpette.

GRAZIE Amici.

Direi la pomeridiana perfetta.

Arrivi in una sala meravigliosa che ti accoglie dentro una volta stellata che ti emoziona immediatamente. Saranno le stelle, il pavimento di legno, l’atmosfera che vibra di buono e, immediatamente, il buon umore sale al volto, contagia il corpo e sorridi.

Se un tanguero/a sorride con l’anima, il suo tango non può che essere felicemente contagioso e, di coppia in coppia, cresce spontanea quella vibrazione buona che si espande, la musica, di suo, la raccoglie e ci gioca.

Ho ballato dalla prima all’ultima tanda, senza fare fatica, senza dover mettere in gioco astuzie da giaguara, è stato tutto semplice, naturale. Per me e per gli altri.

Mi chiedo sempre quale sia la profonda magia, quel particolare mistero del tango che fa sì che, dentro un abbraccio, le cose fluiscano semplici e pulite.

Oggi credo si tratti di “affinità energetiche”, di quel livello di “vibrazione” che ogni essere umano ha e che porta dentro il suo abbraccio, dentro il suo tango. Per vibrare, come le corde di uno strumento musicale, anche il contenitore che ci ospita, il luogo fisico, hanno molta importanza.

Allora, prendiamo nota, l’anno prossimo, un fine settimana di novembre, potrà regalarci meravigliosi abbracci sotto il cielo stellato del Festivalna Dvorana.

Un grande plauso a Jania e a Primoš per il grandissimo lavoro.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. AMARCORD, LA MARATONA DA LECCARSI I BAFFI!

20181029_112713

Ci pensavo e mi chiedevo, con tutta l’offerta di gozzoviglio tanguero, per tutti i gusti e per tutte le tasche, perché – invece di esplorare il mondo –  torno sempre negli amati luoghi?

Amarcord è una tappa annuale di quelle che non voglio perdere. Anzi che non posso perdere. Annovero questa maratona tra quelle in cui mi sollazzo maggiormente, sia in termini di socialità, sia in termini di abbracci scambiati, di sorrisi dati e ricevuti e di piacevolezze da mettere sotto i denti.

Perché mai dovrei cambiare?

C’è una magia tutta speciale a Bologna, come l’aceto balsamico sul pezzettone di Parmigiano Reggiano, come il tortellino nel brodo, per dire. Un abbraccio largo, inclusivo e sorridente che è poi quello che cerco nel mio girovagare tanguero.

Mi piace che, quando ti rivedi o ti vedi per la prima volta, permanga quella gioia allegra di condividere tango e non solo.

Amarcord garantisce questa atmosfera, questo mood particolare che lambisce di sé tutti i partecipanti.

Mi vien voglia di dire che si tratta di una maratona “adulta” perché sa bene quale è la sensazione che vuole dare, sa esattamente quale è il colore emotivo che cerca e, di anno in anno, tutto questo cresce, si espande e noialtri fortunati tangueros ne godiamo a piene mani.

Oggi è lunedì, c’è lo scirocco, fa troppo caldo per essere quasi novembre eppure, sorrido dal profondo.

Grazie Fabio e Antonella che ci mettete il cuore e avete reso possibile un’altra magia!

Pimpra

DI TANTO IN TANGO. Curve pericolose (post semiserio per soli uomini)

6a00e552250bc988340120a51b339b970b.png

Cari Giaguaroni sono sicura che anche voi, quando affrontate una pista da ballo, vi fate prendere da qualche legittima psicopaturnia che, di norma, è affare di noialtre.

Amici cari, noi donne vi cantiamo in coro un bel WELCOME! 😀

Come abbiamo più volte avuto modo di dibattere, l’invito nel tango argentino segue regole di trascendenza. Ovvero: NON SI SA, PERCHÉ’ SI’, PERCHÉ’ UNA VOLTA SI’ UNA VOLTA NO, PERCHÉ’ NO.

Inutile addentrarci in un territorio ostile e assolutamente mobile come quello del libero arbitrio dell’umana gente. Non ne verremmo fuori con una soluzione una che possa regalarci benessere dello spirito. Per tale ragione, con il consueto pragmatismo che mi contraddistingue, vi spiffererò alcuni segreti.

COSA PIACE A NOI DONNE.

Cosa ci piace trovare in un ballerino, cosa, il più delle volte, fa pendere la nostra scelta verso quella mirada e non altrove.

Premetto che quanto scriverò è frutto di brainstorming femminile, di chiacchiere da spogliatoio, di bisbigli sussurrati a fior di labbra. Comunque rimane un canovaccio interessante su cui poter riflettere e… imbastire le dovute strategie di approccio.

Dividiamo il macrosistema in tre aree tematiche: il corpo, l’energia, ciò che si vede- la prima impressione.

L’essere umano in 7” decide se qualcosa o qualcuno gli va a genio sicché…

IL CORPO.

A dispetto di quanto si è sempre ritenuto, fuori da letto, se si balla il tango, la ballerina apprezza molto la gaia accoglienza di un ventre non scolpito da addominali. Che scritto da me sembra quasi una bestemmia, io che sono la sacerdotessa dell’addominale traverso, ma tant’è.

L’uomo panzuto è molto piaciuto in milonga. Sappiatelo miei prodi, accarezzatevi la panzotta e porgetela al meglio alla vostra dama. Che vuol dire siate accoglienti, morbidosi, un sofà su cui è tanto tanto piacevole sfiorare il corpo.

I palestrati, invece, quelli tutto muscoli e tutto nervi facciano attenzione che il loro abbraccio non si trasformi in una morsa letale, una presa a strozzo, dove il muscolo guizzante stringe invece che accarezzare. Fate attenzione.

Altezza è mezza bellezza. Di solito è così, ma la democrazia del tango predilige e privilegia le altezze medie. Il perché è presto detto: maggiore facilità nel dare/ricevere l’abbraccio, radicamento di solito più efficace. Quelli molto alti devono, per forza di cose, essere molto bravi per gestire ballerine tanto più piccine e lavorare su un asse che si sviluppa in molti cm di altezza. Il discorso vale se ballate nel bacino dell’Europa centro sud. Se Salite al nord, o vi spostate a est, il discorso inverte polarità, colà sono tutte/i molto (più) alti.

Evitate di invitare una donna se siete bagnati come il mocio vileda. Fate schifo così “ciumbi” di sudore, cambiatevi, profumatevi e ASCIUGATEVI SEMPRE LA FRONTE. A nessuna di noi piace fungere da grondaia della vostra traspirazione.

L’ENERGIA

Qui si apre un mondo. Per definizione, il tango è una disciplina in qualche modo assolutamente anarchica, nel senso che, nato come ballo popolare, continua a prendere vita e a trasformarsi a seconda della linfa trasmessa dai ballerini. L’energia del singolo e della coppia  è fluida anch’essa e mobile come il tango.

In senso assoluto credo che la cosa che ci risulta più appetibile, interessante è avere sentore dell’energia che quel ballerino offre, come sua cifra stilistica. Ad alcune piace un’energia morbida, coccolosa e soave, altre prediligono la verve, la sfida allegra, energia più vivace. E’ sempre questione di gusti.

Da donna, mi permetto di esprimere un solo concetto: siate voi stessi, esprimete  – in verità – ciò che siete, non scimmiottate altri, non modificate la vostra intima natura. La vostra estimatrice c’è, c’è sicuramente.

CIÒ CHE SI VEDE- LA PRIMA IMPRESSIONE

7”.

Sono decisamente pochi ma, se lo sapete, potete cercare di gestirli al meglio. Di più non aggiungo, ma “uomo avvisato, mezzo salvato”.

E adesso… TUTTI IN PISTA!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO. COME AFFRONTARE LA CRISI “ESISTENZIALE”

Immagine 352

Per chi è cronico di questa bella malattia che è il tango argentino, sa che, nel suo decorso, si attraversano numerosi momenti di crisi.

La crisi, dal greco krino, definisce anche un momento di riflessione e di valutazione che permette il miglioramento di una situazione.

Nel tango la crisi è obbligatoria per ogni ballerino degno di questo nome.

Cosa accade.

Ci sono diversi modi e piuttosto soggettivi in cui essa si manifesta, siano essi legati al singolo tanguero o alla coppia di ballo.

Si entra in crisi perché il linguaggio del corpo cerca nuove forme espressive e per trovarle deve rompere, smontare il modo precedente di danzare e percorrere così nuove vie.

Ma crisi è anche, forse più banalmente, mancanza di allenamento, di studio o di pratica o, ancora, il bisogno di cambiare il partner di ballo poiché nel percorso di crescita della coppia, si cambia e non sempre ci si ritrova.

Confesso che le mie crisi sono sempre state devastanti, hanno minato me stessa nel profondo, arrivando a toccare corde che -mai- una qualsiasi disciplina a cui ho sottoposto il mio corpo, ha raggiunto.

Sono sempre stata una ballerina “difficile”.

Agli esordi perché non ne volevo sapere di “affidarmi”, successivamente, ma parecchi anni dopo, perché nel tango, trovando una potente chiave espressiva, è uscita definita la mia personalità, senza finzione e senza sconti. Di nuovo, non facile.

Vivere fuori dal coro anche in questo campo costa fatica, è obbligatorio fare pace con il concetto che “non sei per tutti, non puoi piacere a tutti, sei per una nicchia infinitesimale”. Se nella mia vita “vera” questa idea non mi crea nessuna difficoltà, altro è viverla nell’ambiente del tango.

Il perché è presto detto: le donne si devono fare invitare e, per la legge dei grandi numeri, la proporzione fra i sessi è in totale squilibrio quindi, se pure balli per una nicchia ristrettissima di ballerini, è praticamente garantito che resterai seduta.

Problema n. 2. Meno balli, meno pratichi, meno affini, meno migliori, meno. Punto.

Quando ti arriva la crisi devastante ché un ballerino ti rimanda che hai perso quelle qualità che ti rendevano speciale e ti sono usciti dei difetti da principiante, ecco che devi fare i conti con un disagio così forte che – o reagisci – o appendi le scarpette al chiodo.

Il discorso vale per entrambi i sessi, crisi è crisi per tutti.

All’inizio ci sto cosi’ male che mi viene solo da piangere e vado giùgiùgiù in un buco di letale frustrazione che mi porta quasi ad abbandonare l’idea di ballare per sempre. Vivo il momento con un tale intensità da provare addirittura dolore fisico. Lo stato può durare da pochi giorni, a mesi, non c’è una regola.

Nel frattempo combatto dentro di me, lotto con il corpo, con i sentimenti, con le emozioni, con me stessa. E’ come mettere a soqquadro la casa cercando la punta di uno spillo.

Poi, all’improvviso, arriva la quiete. Quello stato di tranquillità quasi atarassica che si chiama rassegnazione e, da lì, dall’esatto istante in cui non hai più la forza di lottare, arriva l’alba del tuo nuovo tango, della tua nuova “te stessa ballerina”, di un nuovo colore, di una diversa pennellata.

Dopo ogni crisi, dopo ogni surfata sull’immenso dolore di non riuscire ad esprimere nel corpo quanto la mia anima danzante prova, è stata sempre una rinascita. Dura, lo è sempre di più, ma necessaria.

Di crisi in crisi, di caduta in caduta, la mia Essenza sta imparando a volare. Almeno dentro di sé.

Pimpra

FOTO MIA.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: