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IL CAMMINO DI SANTIAGO IN VERSIONE TRIESTINA.

Donne speciali.jpg

Se ci penso a volte mi stupisco di come sia fortunata a conoscere persone davvero molto speciali.

Intorno a me ce ne sono tantissime e contribuiscono ad annientare la pletora di quelle che, al contrario, valgono poco e nulla e producono più danno e dolore che gioia e amore. Vale per uomini e donne, ovviamente.

L’altra sera in milonga ne ho incontrate due, vestite, come si evince dalla foto, in un modo decisamente molto anticonvenzionale per una milonga.

“Ragazze cosa combinate di bello?”, va detto che, entrambe, sono due quotatissime ballerine della regione in cui vivo, oltre ad essere donne di indiscussa eleganza e piacevolezza di modi, potete ben capite il mio stupore vedendole così acconciate.

In coro “Stiamo camminando”.

La mia faccia a punto interrogativo e la loro spiegazione: si sono organizzate un “cammino”, un percorso da fare a piedi, in regione, della durata di 10 giorni.

Ho trovato il loro progetto assolutamente meraviglioso, una sorta di cammino di Santiago versione ristretta e nel perimetro di casa propria.

Il loro andare è improntato alla semplicità, dormono in alloggi spartani, viaggiano con il loro zaino, in totale connessione con l’ambiente che le circonda e… i loro pensieri.

Le guardo con stupore, per l’abilità di mettersi in gioco e di farlo usando pochi mezzi, per la loro voglia di fare, di andare, di regalarsi un momento piacevole e molto personale per riflettere.

Ci sarebbe tanto da dire, ma non è giusto farlo, nel rispetto del loro viaggio intimo, aggiungo solo che le ammiro e la loro idea mi piace un sacco.

Amiche care, che questi giorni, tutti i passi che farete e quelli che avete già fatto, portino la chiarezza dei pensieri, la pulizia della mente e la dolcezza del cuore.

BUON CAMMINO!

Pimpra

 

 

 

 

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SQUADRA RESTA SQUADRA. ANCHE TRA 100 ANNI

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Non avendo figli, posso pregiarmi di fare finta di non vedere, così nettamente, lo scorrere inesorabile del tempo.

Certo, ne sono ben consapevole, vivendo con le mie amatissime Gattonzole, che sono cresciute molto in fretta, mi manca quella cartina di tornasole, i figli, che ti spiattellano il farsi del tempo, in modo tanto schietto, da fare quasi male.

Però, ho fatto parte di una squadra, la sola volta nella mia vita in cui mi è capitato, e quella squadra è come se fosse composta da tante sorelle, di età diverse, ed ecco che la cartina tornasole è pronta tra le mani.

Ieri sera reunion, ristretta, alcune di noi non potevano essere fisicamente presenti, poco male, c’erano nel sentimento comune, e questo basta.

Rivedi le Mulone del tuo passato, sono quasi 10 anni che abbiamo smesso, e ritrovi tutto il triestino morbin che , sempre, ci ha accompagnate. Certo, adesso sono diventate, per lo più, madri e mogli, ma hanno mantenuto la stessa frizzante allegria del tempo passato.

Da sgrillettate post adolescenti, le Ragazze sono affermate professioniste, a guardarci all’epoca, pochi ci avrebbero scommesso su una lira (moneta dei tempi). Invece no, tutte rappresentano il meglio della donna triestina moderna: emancipata, fiera, indipendente, in gamba, organizzatrice di famiglia/figli/marito/animali/tempo libero/sport/ svaghi, affermata professionista, estroversa, 100% femminile e 100% maschile a seconda dell’opportunità/occasione, insomma delle vere Giaguare moderne!

Certo, i discorsi sono cambiati moltissimo da allora, e ieri sera, per ridere, una di noi ha stilato l’elenco che la dice lunga…

  • nutriti esempi e risate a seguire sulle performance dei maschi a casa (lavatrice, questa sconosciuta o strumento del demonio)
  • inversione ruoli maschi/femmine. E qui, grande dibattito sulle favorevoli e le contrarie: l’uomo deve cucinare, fare il letto, mettere su la lavatrice o no? A discapito di una potenziale perdita di virilità e limitarsi a tipici lavori in casa quali cambiare la lampadina, fare piccole riparazioni ecc? [per la cronaca la maggioranza assoluta quotava la prima]
  • peni: lunghezza vs larghezza vs movimento (per 12 cm di vagina). Opinioni ed esperienze diverse. Meno male che il tocco di “stupidera” adolescenziale non ci ha mai abbandonate! 🙂
  • figli (giro foto), domande traumatizzanti sul sesso dei pargoli alle madri/padri. Piccoli bambini crescono.
  • E, dulcis in fundo, una dissertazione rimasta ancora senza risposta, relativa a: ma i capezzoli, inturgidiscono per azione vascolare o muscolare???

Volete sapere perchè? … ve lo racconto la prossima volta! 😀

Sapete che c’è? Regalate a voi stessi o a chi amate la possibilità di far parte di una squadra poiché, in questo mondo moderno che tutto brucia, è una delle poche cose restano “per sempre”!

GRAZIE MULONE! VI AMO!

Pimpra

 

IMPARA AD ASCOLTARE.

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I messaggi dell’universo, non si tratta di una storia new age, che forse non va nemmeno più di moda. Sono segni, ammonizioni, sussurri che riceviamo sempre, con dedizione e costanza a cui non prestiamo la corretta attenzione.

Quella vocina che ogni giorno ti ricorda di usare bene il tempo, riempiendolo di azioni/pensieri/emozioni/vissuto che renderà quel giorno un giorno prezioso perchè ti avrà lasciato qualcosa.

La vita, in fondo, è questo: prendersi cura degli attimi, quei sottili istanti che legati in un filo sottilissimo tessono una corda resistente e spessa alla quale restiamo appesi.

Ho ricevuto un grande segnale, proprio in questi giorni recenti, una notizia che non ti aspetti e che ti arriva in faccia come un diretto. Elabori,  cerchi di mettere a fuoco e leggi chiaramente il messaggio: cerca la qualità in quello che vivi perchè è la sola cosa che ti resta.

Del tempo che abbiamo a disposizione non ci è dato sapere e, di solito, siamo tutti piuttosto superficiali o spaventati per guardare la vita che conduciamo con il microscopio: preferiamo non sapere, decidiamo di far finta di non accorgerci che manca qualità, manca stimolo, manca visione, manca desiderio, manca allegria, manca gioia, manca amore, manca…

Così, ovattiamo pensieri, parole, opere con tante omissioni, o rimozioni che dir si voglia, e tutto appare di un bel grigio argento, se siamo bravi, ma sempre e solo grigio.

L’Universo osserva silente il nostro girare vorticosamente nella ruota del criceto, e, ci prova, dolcemente dapprima, violentemente poi, tenta di risvegliarci. A volte ce la fa, a volte perde anche lui.

Ci vogliono due palle così. Perchè ogni presa di coscienza, di norma, porta con sé il cambiamento e per cambiare ciò che si conosce, bisogna metterci una volontà bestiale. Ma si può fare, anzi dovremmo tutti concederci il privilegio di regalarci questa opportunità.

Allora sai che c’è? Vado a prendermi cura dei miei attimi. Che diventino “belli”.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

MUTAZIONI PSICOFISICHE DA TANGO ARGENTINO

hanami

Ammirando un ciliegio in fiore, anzi, perdendomi letteralmente dentro alla sua bellezza, ho visto me stessa come mi vedrebbe un altro.

Tralasciando il solito trito discorso di quanto è bello essere giovani, anche se preferirei dire “avere un corpo giovane” (l’esperienza di vita è un bene impagabile), mi accorgo ogni dì che passa di quanto sono cambiata.

L’altro giorno, ad esempio, ho rivisto un conoscente che non incontravo da ere geologiche, e, in modo del tutto naturale, gli ho gettato le braccia al collo per abbracciarlo.

Conosco un essere umano e, per salutarlo,  lo abbraccio quasi subito.

Con gli amici, i familiari, le persone del mio cuore, inutile dire che sono affettuosissima: praticamente nessuno sfugge più alle mie calorose effusioni. Nemmeno le Gattonzole, poveracce…loro poi…

Mi capita molto spesso di indossare capi di abbigliamento che stringono sui fianchi, evidenziandoli, senza temere l’effetto “culona”, anzi, mi dico, peccato che non sporge di più, sarebbe più femminile.

Ho imparato cosa significa avere un portamento regale, sentire quando la mia schiena si ammoscia in un sacco o diventa flessuosa, forte e ben dritta. Anche il collo è più felice, perché non lo faccio più ciondolare, adesso so dove si trova, trionfale alla base della testa, e gli conferisco tutta la dignità che merita per il duro lavoro di supporto che svolge.

Osservo le donne, cercando la grazia nelle loro movenze, noto come appoggiano/buttano/ciabattano/sfiorano i piedi a terra, so dire in 4 nanosecondi se Lei è abituata a portare i tacchi o se è neofita.

Mi piacciono le signore “giaguare”, ovvero le donne – di tutte le età – che sanno decisamente godere di loro stesse, di come sono e di quello che sono diventate. E si sentono profondamente libere, dal giudizio, dal pregiudizio, dalla morale, dalle convenzioni. Come ogni felino che si rispetti, scelgono loro come/quando/se/chi.

Mi piacciono gli uomini che ti guardano. Quelli che apprezzano ciò che sei nella tua unicità e non ti vogliono diversa, alla moda, o perché “così fan tutte”. Quelli che sanno che c’è la persona ideale con cui andare al cinema o a teatro, la donna con la quale ridere davanti a un caffè, o quella da sedurre durante un aperitivo in riva al mare.

Mi piacciono gli uomini che ne scelgono una e sanno che con lei e solo lei, c’è una magia speciale.

Mi piacciono gli uomini consapevoli di chi sono, nella pregevolezza del proprio limite umano, esistenziale e animistico. Uomini realizzati nel proprio sé.

Prima di diventare una ballerina di tango, non conoscevo di me e del mondo, tali sfumature.

Fino a qui sono passati 11 anni di amore folle e questi sono i risultati, mi chiedo quali altri mutamenti mi aspettano in futuro e… sono pronta ad accettarli.

E qui un bel “Sticazzi” ci sta tutto! Olè!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

RACCONTI DAL TRENO

Elderypeople

In questo mondo che va così veloce non ci concediamo quasi mai il piacere di una sosta. Quasi mai ci permettiamo di fermare i pensieri, di tranquillizzare il corpo e di lasciarci fluire nella luce e nell’aria, trasportati dalla piacevolezza dell’attimo fuggente.

Quasi mai. Io per prima.

Trovo questo mio momento quando viaggio per lavoro.

Di solito mi sposto in treno, con partenze che avvengono sempre all’alba, quando mi sento più reattiva e sensibile. Sono di bioritmo mattiniero.

Il treno è un piacere, specie se non vi si è costretti per pendolarismo e si ha la fortuna di evitare i regionali, troppo spesso tragicamente riconducibili a vagoni bestiame. Il mio viaggio da “Orient Express” moderno si snoda sulle Frecce, treni ad alta velocità che selezionano, in minima parte, la clientela in ragione del loro costo lievemente superiore.

Sono una viaggiatrice che, se potesse, lo farebbe in prima classe, sempre. Me lo merito: sono educata, silenziosa, ho rispetto del bene altrui, so comportarmi, non mangio aglio crudo la sera prima di imbarcarmi, non puzzo mai e pretendo lo stesso dagli altri viaggiatori.

Vero è che nemmeno in prima classe si è immuni dai maleducati, ma ce ne sono in percentuale minore.

Il viaggio, come è evidente, è la più bella metafora della vita. Ieri, mentre stavo per giungere a meta, tornare alla mia città del nord est, ho avuto davanti agli occhi questa scena che ho trovato bellissima.

Una signora decisamente anziana che illustrava con amore e grandissima proprietà di linguaggio, le bellezze naturali della città a una giovane che avrebbe trascorso a Trieste una breve vacanza.

Grazie al cellulare, ho potuto immortalare l’attimo. L’immagine mi sembra molto evocativa, la vecchia signora si emozionava a raccontare delle usanze dei triestini, il loro modo curioso di andare al mare, a Barcola, quando ancora si stendevano gli asciugamani a bordo strada, sull’asfalto. La voce le si incrinava, modulata da attimi di evidente commozione, mentre con la sua piccola mano antica indicava le bianche mura del castello di Miramare.

Sono questi piccoli attimi rubati, fotogrammi di vita, che il treno mi regala sempre cullandomi con il suo canto regolare delle ruote sui binari.

Sarà la primavera, ma il mondo quest’oggi, mi pare più bello.

Pimpra

QUANDO LA CRAVATTA E’ UNA CAREZZA GENTILE. TO TIE MARATHON

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Lunedì, luminoso, limpido, leggiadro.

Tutto merito della finestra spazio/temporale del fine settimana. Se poi la arricchisci di una maratona, è ancora più piacevole.

Inutile dire che oggi ogni piccola parte del corpo inneggia alla fatica fisica delle lunghe ore trascorse a far baldoria danzante sui tacchi… e che baldoria…!

Ogni maratona ha, per fortuna, un suo sapore, una firma unica e, questa prima edizione di TO TIE (Torino, tango intensive experience) non è sfuggita alla regola. Le prime volte, come in amore, possono essere particolarmente rischiose, difficili. Gli amanti si desiderano, si piacciono ma non è garantito trovino le giuste affinità. Ma ci sono, per fortuna, quelle che possiamo definire “buona la prima” e ToTIE può fregiarsi del titolo.

Credo che un primo asso nella manica risieda nella città, magnifica, che – a me per lo meno – suggerisce sempre nuove emozioni, regala sorprendenti sguardi (non mi riferisco alle miradas!), e risiede nei torinesi.

A ben vedere non sono neppure sicura di averne conosciuto uno/a “purosangue” (ma che importanza ha?), so solo che tutte le anime che vivono a Torino, con Torino si connettono, vibrano, parlano e si esprimono: anime gentili, accoglienti, sempre educate senza mai essere leziose. A Torino ti senti accolto. Voilà.

Poi, alla sera metti piede nel tempio sacro, una meravigliosa bocciofila che, grazie alla passione di un gruppo di giovani, ha rivisto la luce, in un quartiere di periferia, gonfio di variegata umanità, melting pot assoluto, il quartiere da dove inizia il gran bazar del “Balon”, mercatino delle pulci caro ai torinesi e ai suoi figli adottivi.

La location incanta, rivolge un lato intero al fiume che scorre poco sotto, cantando insieme alla musica che esce dalle grandi vetrate che raccolgono le delicate luci dell’imbrunire.

Non potevano che essere adorabili gli abbracci che ci siamo scambiati, godendo della buena onda creata dalle mani creative dei tj.

Ho degustato vino e cioccolato, e mi è piaciuto assai, ho fatto finta di mangiare sano e mi è piaciuto assai, ho salutato amici vecchi e nuovi e mi è piaciuto assai, ho ballato a sfinimento che è quanto mi piace fare di più.

Allora dico BRAVI a tutto lo staff fatto da tantissimi giovani e meno giovani volonterosi che hanno fatto staffetta nelle lunghe ore di maratona, sempre con una bella parola, sempre con un sorriso aperto.

E a te, triestina scappata dalla bora che ti sei fatta catturare dall’ombra della Mole, dico “Brava Mula!” si sentiva anche il tuo tocco speciale!

Quando si dice che la cravatta accarezza invece di stringere… 😉

Pimpra

foto mia.

HO FINALMENTE CAPITO. (Post per sole donne)

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Ho passato grande parte della mia vita cercare di capire cosa mi piacesse veramente, quale fosse il mio senso qui, quale il segno che volevo lasciare del mio passaggio.

Anni trascorsi a pensare senza capire, a struggermi dentro per un qualcosa di cui sentivo l’esistenza, ma che non riuscivo a focalizzare.

Poi, quasi senza rendermene conto, poco alla volta, lo scenario si è fatto più chiaro.

Io, da misogina, da una che odiava le donne ché mi hanno fatto molto, molto soffrire, che mi hanno ferita, a volte usata, tradita… io, ho imparato ad avvicinarle, a conoscerle, poi ad apprezzarle ed infine ad amarle.

E mi è stato tutto chiaro, un giorno, quando un’amica in difficoltà stava per gettare la spugna, sopraffatta come era dai tristi pensieri sulla sua vita, affettiva e non, sul suo corpo, sul percorso che stava facendo qui.

Mi è venuto naturale darle una mano, spronandola come ho sempre fatto con le persone che amo e, miracolo!, sono stata un catalizzatore efficace di una meravigliosa reazione che, in autonomia, sta continuando ancora.

Le donne sono un “mistero buffo”, per citare il Dario nazionale, un enigma ancora insoluto, un universo infinito dentro un corpo e un tempo finito.

Il problema delle donne, specie di quelle moderne, è la società che costruisce dentro le loro teste e i loro cuori una serie di teatri fasulli che ne minano le basi.

Donne fantastiche che non riescono a trovare la via della felicità o, almeno, dell’armonia, perché rose all’interno dal dubbio: di “non” essere abbastanza, di poter fare di più e meglio, di vedersi sempre superare da altre donne migliori di loro.

Per non affrontare poi il tema del rapporto con il proprio corpo, con la sua unicità e bellezza che, il più delle volte, vengono calpestati e derisi da loro stesse, sempre criticati e mai amati.

E poi, non ultimo, il difficilissimo rapporto con il trascorrere del tempo, con i segni che lascia che vanno cancellati, dissimulati, celati, come se, “invecchiare” fosse il verbo peggiore della lingua italiana.

Non è facile per noi, Amiche care, stare al mondo, stare su questo mondo, perché troppi sono gli stimoli in negativo che servono a tirarci giù, nel baratro della disistima, nella depressione, nella sfiducia.

Allora sapete che vi dico (e qui un bel STICAZZI! ci sta tutto), REAGIAMO!!!!

La magica alchimia esistenziale di cui la donna è portatrice, esprime una potenza vitale incredibile. E’ per questo che il mondo ci teme, perché siamo forti, siamo tutto e il contrario di tutto, possiamo essere il cielo e l’inferno allo stesso istante, siamo il contenitore dell’energia della Grande Madre. Sta a voi cercarla dentro voi stesse.

Una volta chiaro tutto ciò, sarà ben difficile che chiunque, dotato di male intenzioni, ci metta sotto, facendoci del male.

Noi, però, dobbiamo creare un vortice d’amore verso noi stesse, verso le altre donne che aiuteremo a nostra volta. Faremo dilagare questa energia pulita e sublime che esalterà la nostra infinita essenza e ci donerà la perfetta armonia.

Ho trovato il mio scopo: è parlare con voi, farvi vedere e percepire TUTTO ciò che siete, aiutandovi a tirarlo fuori. Che sia suggerendovi un vestito con cui far pace con il vostro corpo o una scarpa per scatenare la vostra giaguara…

Potere pulito alle donne, e così sia!

VI AMO GIRLS!

Pimpra

Della serie #ilpippolottodellunedì

IMAGE CREDIT DA QUI

DIETRO LE QUINTE DI UNA MARATONA DI TANGO

TOSCA 2013

Dall’esterno è tutto molto semplice.

Un weekend in cui si balla a finire, danzatori di entrambi i sessi di alto se non altissimo livello, musicalisadores con le palle, cioè non quelli improvvisati che tanto basta avere un pc portatile e sono bravi tutti, tandas orgasmiche, socialità, nuovi e vecchi amici, scambio, condivisione, gioia e divertimento.

La faccia scintillante della medaglia. Poi c’è il lato b, quello oscuro, che accompagna la maggior parte dei maratoneti, o, perlomeno, quelli “intellettualmente onesti” che hanno il coraggio di ammetterlo.

Gli aspetti psicologici che stanno dietro alla partecipazione a un evento del genere, hanno una portata emotiva molto intensa, quando non devastante.

La maratona, per come la intendo io, non è una “normale” serata di milonga ripetuta per più giorni. E’ molto di più.

Innanzitutto, le maratone “come dio comanda” prevedono un numero blindato e relativamente contenuto di partecipanti, di norma, selezionatissimi. Già qui, si scatena un putiferio emozionale poiché, tutti noi, nel nostro intimo, vorremmo essere convocati, invece -sticazzi-, non sempre possiamo essere annoverati nella rosa dei papabili.

E sono fastidi. Narcisi come siamo TUTTI, chi danza ancora di più, riteniamo la nostra esclusione un atto di lesa maestà che ci fa imbizzarrire fin nel profondo.

Facciamo che siamo tra i convocati. Primo orgasmo. Possiamo procedere a prenotare il viaggio e ad organizzare il soggiorno.

Arriva il momento di partire e, per entrambi i sessi, inizia la partita con le strategie da mettere in campo per godersi l’evento.

Le donne provvedono con attenzione alla scelta dei loro look, perché, mai come in maratona, ciò che colpisce l’occhio regala una percentuale in più nella riscossione dell’invito. E credo che per gli uomini sia lo stesso sebbene la motivazione di base sia diversa.

La prima serata di maratona, probabilmente, è quella a più alto tasso di adrenalina. Si “annusa l’aria”, si devono afferrare le dinamiche di pista, studiare i potenziali “avversari”, accertarsi della presenza dei propri ballerini/e preferite, magari incontrati in altre maratone e che, il più delle volte, vivono a  grande distanza.

Partono miradas che sembrano fiammeggiate di napalm, donne e uomini sembrano predatori nella giungla. Ed è così. Sangre y arena.

La maratona non è per tutti.

Chi le frequenta è animato da spirito agonista, voglioso, protagonista. Io voglio ballare e per farlo mi devo dare da fare, perché la concorrenza è spietata, c’è tanta qualità di ballo e tutti hanno il mio stesso, bruciante, desiderio. Non vale la regola “mi metto qui e aspetto”, resti lì e aspetti e speri fino alla fine dei tuoi giorni, seduto/a da solo/a.

Quando ci si mette in gioco così, è un po’ come spogliarsi dinnanzi a noi stessi. Non possiamo fingere ciò che non siamo, entriamo in contatto con tutte le insicurezze, le paranoie di cui siamo portatori.

Cosa c’è di più difficile di “mettersi in piazza”, di certo indossando un bel vestito, e iniziando a guardarci intorno alla ricerca di uno sguardo che incontri il nostro e lo ricambi? Quando il contatto avviene ma uno dei due non sostiene quell’intenzione e scivola via, quanto viene ferito il nostro ego?

Allo stesso modo le mille domande che iniziano a turbinare nella mente quando osserviamo chi è lì con noi, ai bordi di quella pista che, all’inizio, può anche sembrare infernale ma, una volta messoci il piede dentro, ci regala infinite delizie… ma mettercelo quel piede!!!

Amo la maratona perché psicologicamente mi violenta dentro, mi sbatte in faccia tutte le mie paure, esalta le mie insicurezze, e mi inonda di dubbi.

Allo stesso modo mi rafforza perché, maratona dopo maratona, ho sempre meno terrore di guardarle, ci entro in contatto, a volte le accarezzo pure perché mi rendono la persona che sono, nella mia fragile unicità e infondono nel mio tango tutta la vita di cui ha bisogno.

Non è per tutti, bisogna accettarlo. Pochi hanno la forza e il coraggio di vedere il proprio castello di carte crollare in un soffio, vedere le certezze di cui si erano ammantanti, sgretolarsi così, improvvisamente, tra un D’Arienzo e un Di Sarli.

In coro diciamo: STICAZZI!

E ringraziamo di avere questo dono tra le mani: siamo ballerini di tango.

Pimpra

IMAGE CREDIT: Giò Il Fuz

 

 

IL MOMENTO PRESENTE E’ INEVITABILE

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Ci sono quei giorni, quei periodi in cui sei giù. La vita scolora improvvisamente, tutto appare grigio e piatto e non vedi quella scintilla particolare che tanto ti è cara.

A nulla vale cercare di accendere il lume della ragione che, proprio al momento del bisogno, improvvisamente fa tilt.

Ondate di melma emotiva arrivano fin verso il cuore e oltre. E ti pare che nulla possa tirarti fuori dal tuo magma nero.

Poi però…

Uno stupido messaggio lanciato nell’etere, più per sfogo che per altro, e ti arriva una caldo abbraccio dai tuoi amici reali e virtuali. E già ti pare meno brutto. Una carezza, anche se sui pixel colorati di uno schermo, resta una carezza.

E il messaggio, quello vero, quello che proprio DEVI ascoltare, ti arriva. E’ l’Universo che te lo manda, per darti quella sberla che ti risveglia, ti rimette sul pezzo e ti fa riflettere profondamente.

Io Gabriel non lo conoscevo nemmeno, epperò leggo il suo messaggio su FB, adesso che ha lasciato questo mondo. Ed è un messaggio che pare scritto per la mia Anima di oggi, quella che trascina con sé il mio corpo triste.

Leggete, è scritto in spagnolo, ma si può capire, e comunque, impegnatevi a farlo:

“EL MOMENTO PRESENTE ES INEVITABLE”
La 1ra vez que la escuché si bien comprendia la escencia porque es muy simple, la profundidad muchas veces no la veia. Con esto que me está pasando me di cuenta que si quiero decir lo que siento, el único momento es AHORA, si quiero conectar con alguien, el momento es AHORA, si quiero amar, éste es el único momento posible, ya que el único momento que existe es AHORA
Quiero compartir esto con ustedes ya que me hizo ver que las cosas que me perdí de vivir por pensar demasiado en el futuro, hoy no sé si pueda llegar a hacerlas.
Por eso AHORA, EN ESTE MOMENTO, DONDE QUIERA QUE ESTES, ANIMATE A SER VOS MISMO, CONECTATE Y COENCTA, DISFRUTA,AMA, BAILA CON TODO TU SER Y NO PIERDAS EL TIEMPO.
Gracias infinitas por esta noche y por todo el apoyo y amor que me brindan. Gracias a todos los que colaboraron !!!
NOS VEMOS PRONTO
GABY”

“Il momento presente è inevitabile.  Ho capito che se decido di dire ciò che sento, l’unico momento è adesso, se desidero contattare qualcuno, il solo momento è adesso, se desidero amare, è questo l’unico momento possibile, l’unico momento possibile è ADESSO.”

Prendo le  sue parole, il suo messaggio che mi arriva così forte, oggi, che il pensiero triste mi accompagna, e decido di svegliarmi e vivere questo “adesso” che, oggi, mi regala spine, ma, evidentemente, ha un senso così.

Buon viaggio, caro Gabriel…

Pimpra

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In questa foto c’è tutto.

Il nostro andare nella vita.

La pioggia che copre, momentaneamente, la linea dell’orizzonte.

Il sole che ci aspetta oltre la tempesta.

 

Stamani il calendario filosofico  propone una frase riportata da Terzani:

“Finirai per trovarla  la via… se prima hai il coraggio di perderti”.

Sembra che tutto faccia quadratura del cerchio. Adesso, con determinazione e una buona dose di incoscienza, proviamo a liberarci delle certezze. Io per prima.

Vediamo cosa succede…

Pimpr(osophy) 😉

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