Annunci
Annunci

LA STANZA DI ANTONIA. KLUGMANN

IMG_4514Una giornata di lavoro davvero speciale, quella di oggi. Nessuna promozione in vista, non c’è pericolo, men che meno un aumento di stipendio.

ParoleOstili, giunta alla seconda edizione, mi ha regalato  emozioni e stimoli come da tempo non ricordavo. Si parla di parole come ponti, di comunicazione che vuole essere non ostile, si riflette sul tempo moderno con lucidità, con positività, con progetti.

Ho scelto il panel “Social Media e scritture” che mi sembrava il luogo più confortevole dove potessi raccogliere spunti interessanti.

Per la prima volta faccio la coraggiosa e mi siedo in prima fila, nessun “riservato” per relatori o personalità, voglio godermi ogni parola di quelle che ci saranno offerte. Poco dopo, assieme ad altri audaci, veniamo invitati a farci più in là lasciando quei posti agli oratori. Con un balzo giaguaro sono in seconda fila. Qualcosa mi ha spinta a farlo, non è da me, non sono mai protagonista in simili circostanze. Oggi sì.

Prende posto la Klugmann e rimango stupita. Me la ricordavo paffutella e imbronciata durante le (prime) puntate di Masterchef, quando, sola donna nel tempio del testosterone nemico, affrontava con piglio deciso e sicuro i colleghi maschi in comunella contro di lei.

Già all’epoca mi era piaciuta assai.

Una personalità senza fronzoli, competente, schietta, diretta di cui si poteva intuire la grande sensibilità che veniva schermata per proteggersi dalle bordate che il suo mondo professionale – di dominio maschile – riserva alle donne Chef.

Oggi mi ha conquistata.

Ho visto una donna molto bella, molto femminile, diversa dalla giudice della trasmissione. Glielo ho detto, spontaneamente, chiedendole se potevo fotografarla. Ha accettato con il sorriso, un sorriso vero,  l’immagine ne è prova.

Ha aperto lei il panel, intervistata dai due moderatori. Non ha fatto un intervento lunghissimo o, se lo è stato, non me ne sono accorta.

Poche, sentite, ammirevoli parole per esprimere una nuova filosofia che può essere un dono incredibile per noi tutte, per noi tutti.

Ha raccontato delle due settimane in cui, all’epoca di Masterchef, è stata letteralmente triturata dalla gogna mediatica con insulti pesanti e minacce, per il solo fatto di essere una donna che, nel suo ruolo di giudice, esprimeva valutazioni severe nei confronti dei concorrenti della trasmissione.

La società ci vede e ci vuole come fossimo una “campionatura” dei modelli che lei stessa si dà.  “Prova ne sono i messaggi social che hanno inondato la Klugmann. Da quelli — immancabili, da parte dei leoni della tastiera -sul fisico (il più «carino»? «Cessa») a quelli violenti contro la sua persona, in «reazione» a una sua presunta cattiveria… La questione è sempre un po’ la stessa: sei una donna? E allora ti giudico. Ti giudico se sei magra. O grassa. Dolce o aspra. E non ti giudico invece per quello che fai. Come avviene con gli uomini.”

Antonia è andata oltre tutto questo, facendo tesoro della grande lezione di vita che poteva trarne: la nullità dell’opinione di tutti di fronte a qualsiasi argomento. La distanza che dobbiamo mettere necessariamente tra noi e l’altro, specie se questo “altro” non è parte della nostra vita, dei nostri conoscenti, dei nostri amici o affetti. Il web azzera queste distanze permettendo a chiunque di sparare sassate ingiuriose sul prossimo suo, sovente, per il solo piacere di farlo.

Klugmann oggi, ci ha regalato il suo piatto più riuscito che, per me, è stato il suo invito, rivolto in particolare a noi donne, di: TROVARE IL NOSTRO SPAZIO DI LIBERTÀ’, UNO SPAZIO VERO DI ESPRESSIONE DEL PROPRIO IO. CONQUISTARE CON CORAGGIO E DIFENDERE LA NOSTRA STANZA, DOVE POTERCI RACCOGLIERE, DOVE POTERCI ESPRIMERE, SPERIMENTARE, ESSERE IN PIENEZZA.

La stanza di Antonia Klugmann è la sua cucina. Le pareti che la delimitano sono solo uno spazio fisico perché è lì che Antonia riesce a trovare la più intensa connessione con se stessa e a esprimerla nelle sue straordinarie preparazioni di chef.

Voglio fortemente la mia stanza. Tutte noi, care Amiche, dovremmo impegnarci per trovarla.

Grazie Antonia della tua testimonianza che, così tanto, ha aperto il mio cuore.

Pimpra

Annunci

AFFERRA LA SENSAZIONE E PORTALA NEI TUOI RICORDI

About3.jpg

Quando ti passa vicino, hai il dovere di afferrarla stretta, anzi di tatuare la sensazione che ti trasmette nel cuore. Perché la Felicità, di sé, non lascia una vera traccia tangibile, ma unicamente una percezione, un ricordo.

Nulla è più etereo, vacuo, infinitesimale, effimero e sottile di ciò che definiamo Felicità.

Mi è passata vicino domenica, un giorno che di norma detesto, perché – da che esisto – la associo a qualcosa che ha termine. Che finisce. Che muore.

Invece no, dipende, come sempre, dagli occhi con cui si guardano le cose, per far cambiare loro aspetto.

Una sveglia precoce, grazie alle Gattonzole che, oltre le 8 del mattino non mi lasciano a letto, una bella e inaspettata gita al mare, e, ciliegina sulla torta, una romantica cena a due, in “coppa al mare” a sbafare pesce a quattro palmenti.

La Felicità sta nelle piccole cose.

Nel sorriso di mia madre quando – entusiasta – ha risposto al mio estemporaneo invito a cena “Mamma, si va? Che dici? Ti porto a cena ai Filtri, ma andiamo in scooter sia chiaro!” lei che aderisce con gioia estrema, divertendosi alla grande all’idea del tragitto su due ruote.

Basta davvero poco per prendersi quella sensazione di pienezza, di felicità pura, di godimento cellulare per il solo fatto di essere vivi e di respirare.

Ho nella mente i colori del tramonto, i giochi delle nuvole in cielo, le prime luci che si accendono, il profumo degli alberi in fiore, il respiro profondo e ritmato del mare, l’odore della griglia di pesce, le chiacchiere, le risate, il tintinnio delle posate, lo sguardo felice di mia mamma su di me, su di noi, le chiacchiere madre e figlia, di quelle che non hai mai tempo di fare perché dimentichi sempre di prenderti quel tempo.

Eccola lì la Felicità, quella che devi richiamare nei giorni grigi, nei giorni in cui non trovi il senso del tuo esistere, nei giorni in cui non sai dove sei.

In fondo Felicità è anche l’odore dell’asfalto dopo la pioggia, del pesce sulla griglia, del collo di tua mamma che, anche per andare in scooter insieme a te, non dimentica mai di indossare la goccia del suo profumo preferito.

Che gioia.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

#Vogliadileggerezza. Cosa mi fa “sexy” una donna

Nuovo hastag: #vogliadileggerezza. Come dire, mi sento parecchio superficiale a scriver di cazzate, e dio solo sa quante ne ho già scritte e ne scriverò, ma voglio sdoganare questo bisogno di “leggerezza” dichiarando la mia piena facoltà mentale nell’essere “frivola”.

Quindi siete avvisati: se le cazzate non sono per voi, non andate oltre il titolo. 

*****

68e.jpg

Che nessuno pensi che le donne non guardino le altre donne e, soprattutto, che lo facciano con occhi positivi, non solo andando alla ricerca del “pelo nell’uovo”, utile a distruggere la potenziale competitor nella lotta quotidiana per l’affermazione della propria femminilità, per emergere dalla massa e tutti i terribili “bla bla bla” della vita moderna.

Lo sguardo femminile sa anche essere molto benevolo e trarre ispirazione dalle altre donne.

Ciò premesso, in questo periodo dell’anno in cui iniziamo a togliere strati di vestiti, la sottoscritta osserva le signore con uno sguardo particolare: cosa mi rende sexy una donna a me?

Non è storia di attrazione erotica, è proprio un discorso legato alla fascinazione seduttiva che ogni essere umano porta in sé e offre al mondo.

Nel tempo della mia maturazione, esamino in modo diverso: gli occhi sulle giovani  sono posati con delicatezza, come quando si ammira il bocciolo del fiore che verrà. A volte le trovo deliziose, a volte vorrei poter dare loro dei consigli per evitare – almeno – che si facciano così – esteticamente – male. Ma non si può. La giovinezza è anche palestra di errori e di ricerca, pertanto bene così.

Amo le donne più grandi, quelle che cominciano ad avere le rughe sul volto, i segni della loro storia e mi piace soffermarmi ad osservare il messaggio che mandano mentre ondeggiano per strada portando, fiere leonesse, l’orgoglio dei loro anni.

Ce ne sono di fantastiche, donne piene, realizzate nella loro essenza, “rotonde” di quella rotondità energetica che è la donna, nel suo essere vaso, coppa, abbraccio e accoglienza. Si percepisce tutto questo mentre camminano, incuranti della giovinezza che passa loro accanto, lasciando la scia profumata che le racconta.

Poi, nonostante le mie buone intenzioni intellettuali, mi parte l’embolo “fisico” e lo sguardo corre sulle linee del corpo a verificare se l’oggetto della mia speculazione, oltre ad aver lavorato sul fascino, non ha trascurato almeno una sana cura del corpo.

Qui, lo dico, talora cade l’asino. Appare evidente come, le Signore, a volte, si lascino andare alla trascendenza degli anni, dimenticando che, il corpo, è e resta tempio sacro della loro essenza.

Non si tratta di performare, di portare la cellulite dal chirurgo plastico che la succhi via con le cannule o di farsi iniettare fiumi di filler per simulare la freschezza della verde età.  Si tratta, semplicemente, di amor proprio, saper trovare il tempo per se stesse, nel turbinio della vita moderna, da dedicare allo sport.

Non all’estetista che con programmi miracolosi promette, senza “pain” di “gain” una forma fisica decente. Amore per sé è dedicare tempo per sé: camminare, fare qualsiasi sport piaccia, andare in palestra… insomma “muovere il culo”.

Non posso sopportare donne meravigliose che hanno buttato loro stesse da parte, come vecchi materassi da sostituire, perché hanno dimenticato loro stesse dietro a tutto o, semplicemente, per pigrizia.

L’algoritmo della sexytudine è in funzione del fascino, del carisma, dell’intelligenza e – pure – di un corpo mantenuto sano e scattante.

Specie per voi, mie adorate Signore che avete da tanto un uomo al vostro fianco… TAKE CARE OF YOURSELF!!!!

Pimpra(ntissimarompicoglioni)

Ps: a me mi sexyzzano quelle con un corpo tonico, a prescindere dalla taglia 😉

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

DOMENICA TRIESTINA

IMG_3637

Una domenica dal profumo particolare di mare, di onde di risacca, di sole che accarezza la pelle con i suoi raggi caldi.

Avevo dimenticato quanto fosse bello alienare i pensieri sulla battigia, in compagnia dell’amica del cuore e di un buon libro.

Attimi preziosi, fatti di piccole cose sacre. Un modo semplice per volersi bene, regalando a se stessi il tempo dell’ozio.

Una città speciale come lo sono tutte quelle di mare. Il corpo appoggiato sulle pietre calcaree, piacevolmente lambito dal vento di brezza.

Per stare bene sono sufficienti piccole cose, come una bella coda di rospo ai ferri per concludere la prima domenica di mare.

Pimpra

 

LA PROVA COSTUME E’ IN AGGUATO

af33b639b124d411fd11c298707b55643583.jpg

La sola volta nell’anno in cui mi pento amaramente di abitare una città di mare è questa, la primavera che prelude all’estate incipiente.

Adoro questo clima ogni giorno più mite, il cielo che si fa terso, i colori della natura che entrano nella loro fase pastello per poi trasformarsi in pantoni intensi. Adoro. Ma…

A Trieste, come in tutte le città di riviera, l’estate arriva molto prima. Ai primi raggi definibili tiepidi, i triestini colonizzano Barcola e gli stabilimenti balneari della città. Se non lo fai non meriti l’appellativo di “triestino doc” ed è un punto di grave disonore.

Tralasciamo le pelli cuoio di Russia delle donne dai 30 anni in su, letteralmente arse dai raggi presi alla selvaggia maniera, dove proteggersi, significa cospargere il corpo di crema Nivea che è bella grassa e ti unge come un tacchino alla concia però la scottatura è garantita!

Come sempre, mi sento fuori dal coro che la dermatologa mi ha proibito il sole senza l’adeguata protezione che per me, credevo 30 fosse TANTISSIMO, invece mi ha detto “Ma che sei matta? Tu 50+ e guai se ti presenti dalle 12 alle 15!”, insomma una sentenza di pallore permanente che mi scredita davanti ai miei conterranei.

Ma il problema, diciamocelo chiaro, non è quello, è avere il coraggio di indossare l’oramai odiato bikini, in pubblico. Confesso, una vergogna epocale che cresce di anno in anno.

Ripenso al tango, immaginando un bel parallelismo da trovare per poter frequentare una riviera di mare dopo gli anta. In buona sostanza, mi servirebbe trovare una situazione marinaresca tipo “Encuentro milonguero” che, per chi non fosse della partita, è una festa tanguera frequentata, di norma, da popolazione più “anta” che “enti/enta” 🙂

Una bella spiaggetta per le signore attempate, in Sforma fisica evidente, con tutti i segni dell’età in bella vista, a loro agio poiché circondate da loro coetanee portatrici delle stesse “virtù”.

Ecco, questa spiaggia, questo luogo sacro non c’è e quindi due sono le possibilità:

  1. munirsi di grandissimo coraggio e affrontare se stesse e il proprio “corpo antico”, sotto al sole, dinnanzi a sguardi estranei
  2. essere codarde, ma (molto) furbe, tenendo per se stesse la propria cellulite, i rotolini, le vene varicose, la pelle cadente, i fianchi larghi, le tette che guardano il pavimento, dedicandosi alla tintarella in privatissima sede.

Insomma, per farla breve, ogni anno il momento si fa più drammatico. Per ovviare allo stress psicologico, sto valutando il trasferimento in … montagna!

😀

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

I MIEI PRIMI 7 GIORNI

calendario.png

Con gaudio e tripudio ho scollinato i primi 7 giorni di detox dal mio social preferito.

Cosa è cambiato?

MOLTISSIMO. Tocca ammetterlo.

Il tempo è dilatato, nel senso che è come se mi rendessi conto di averne di più. Lo sguardo sulle relazioni si è posato su persone vere, reali che posso vedere e toccare.

Non sono mancate dolcissime sorprese che mi hanno tanto accarezzato il cuore, persone che dal social mi hanno contattata più volte per un saluto, un “come stai”.

Oramai so di non esistere più e non mi crea particolare dispiacere. Ho capito che era tutto “virtuale”, di nome e di fatto.

Il momento è vantaggioso per dedicarsi ad altro, alla fotografia, ad esempio che la primavera inoltrata propone scenari da riempirsi il cuore. E’ tempo di scrivere, di leggere e di muovere il culone pesante che – maledizione a me! – questo infausto periodo di transizione, mi ha fatto troppe volte atterrare le frustrazioni in frigo con le nefaste conseguenze del caso.

Su FB ci tornerò, come detto, allo scadere del mese, ma sarà diverso. Mi impegnerò per utilizzarlo come potenziale bacino di informazioni tanguere e non solo. Per il resto, non sono più e non tornerò più ad essere, ed è questa la sfida che mi sono data: vincerò io o la mia social dipendenza? Staremo a vedere.

Nel frattempo mi sono dedicata alle piante del mio terrazzo, a far ordine in casa, a pensare che mi toccherà mettere mano al cambio di stagione. Piccole cose doverose che, adesso, finalmente, faccio con diversa attenzione.

Vabbè dai sono orgogliosa di me. Porto a casa questa piccola vittoria.

Olè!

Pimpra

PS: maledizione al social, mi aveva riattivato il profilo dopo 7 giorni!!! Figuraccia. Sono nuovamente “disattivata”. UFFF…

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO. ETDS 2018

29695015_10211374645983857_6579438838909157916_n

Si fa sempre più evidente, nella mia testa, che non ha senso partecipare a TUTTI gli eventi che il multiculturale universo tanguero propone ai suoi adepti.

Non ha senso vuoi perché, se non sei abbastanza danaroso, tutte le trasferte hanno un peso consistente sul budget mensile, vuoi perché non tutti gli eventi corrispondono a quello che sei in termini di tanguero/a e di essere umano.

Mi spiego: la sottoscritta Pimpra, quando se ne va in giro a tangheggiare, si aspetta di trovare una certa qualità che risiede sia nell’offerta di “anime belle” con cui trascorrere un più che lieto fine settimana sia nella logistica.

Perciò me ne sto molto alla larga dai posti/eventi in cui, in particolare, l’aspetto della relazione umana, non è così preso in considerazione.

Poi, lo so, sono una sazia rompiscatole sulla pista e su altri dettagli che connotano l’ospitalità che mi aspetto di trovare.

ETDS è giunto alla sua 7° edizione che, di questi tempi, significa un grande risultato raggiunto, perché a fare i fighi per una o due edizioni, sono bravi tutti, difficile è restare a galla quando gli anni passano. Per me questa è stata la terza volta e non sarà di certo l’ultima (se mi vorranno ancora) 🙂

Le verdi colline bolognesi ospitano questa bella due giorni di tango, connotata, in special modo, da due strepitose pomeridiane. Si arriva sabato pomeriggio, ci si abballa assaissimo, poi, chi tiene fisico assai, continua anche la notte, poi ci si riabballa alla domenica e si va.

Quello che per me è ingrediente irresistibile è il calore e l’accoglienza che, sempre, ho trovato in quel di Bologna, come se la piacevolezza del tortello e dello gnocco fritto, avessero addolcito il carattere dei bolognesi, aprendoli a un’ospitalità particolarmente generosa. Ma qui si parla di ballo. Ebbene questa magia si diffonde su tutti e la sala raccoglie i partecipanti in un unico, grande, abbraccio.

Io ve lo dico, da ballerina, solo qui mi permetto di essere stalker, di mirare impunemente ignari ballerini che, con un gentile sorriso, accettano il mio invito. Si respira un’atmosfera rilassata, si fanno begli incontri, si scambia tango e sudore con amici e sconosciuti, come vuole la migliore socialità.

Anche la parte meramente culinaria ha da dire la sua, un buffet che soddisfa tanti palati, in termini di qualità e quantità.

Io non so come facciano la Simona e il suo staff a regalarci sempre un’edizione speciale, ma tant’è. Allora sai che c’è? GRAZIE! Ne vogliamo ancora!

Pimpra

 

 

 

 

 

IL DONO

heart-3260782_1920.jpg

Lezioni di vita.
Pausa pranzo con la mia migliore amica. Micro shopping per rallegrare lo spirito.

Alla cassa: lei paga il suo conto e vuole regalare a me quanto ho scelto. Reagisco in modo esagerato e le impongo di non farlo, perché non ce n’è motivo, non è il mio compleanno.

Pago e usciamo.
Dopo poco mi accorgo che i suoi occhi sono lucidi quando mi dice di esserci rimasta molto, molto male. Il mio comportamento l’ha ferita. Le ho impedito di farmi un dono perché aveva voglia di farlo.
Ho fissato il suo sguardo e mi sono sentita crudele come il demonio. Non ho saputo accettare un gesto gentile e tenero di una persona che mi vuole un gran bene e che considero come una sorella.

Alla mente sono tornate immagini di un lontanissimo passato, quando mio padre, innamorato pazzo di mia madre, di tanto in tanto le faceva dei doni, specie se fuori da occasioni classiche di compleanni o altre celebrazioni.

Lei cambiava aspetto, da donna gentile e tenera quale è sempre stata, si trasformava in una persona durissima rifiutando puntualmente quei segni di affetto, rimproverandolo altresì di avere speso inutilmente.

Quando questo accadeva, ed io ero una bimba, ricordo perfettamente di come fossi shoccata da questo comportamento materno, leggendo il dispiacere negli occhi di mio padre.  La riprendevo sempre, dicendole che, se qualcuno voleva farci un regalo lo faceva perché era suo il piacere ed era nostro dovere esserne felici.

Sono passati moltissimi anni da allora ed io, inconsapevole, ho agito lo stesso comportamento di mia madre come se, noi due, non meritassimo gesti di affetto e di amore.

Ecco, la mia carissima amica oggi, mi ha dato un grande insegnamento.

Mi spiace solo di non poter eliminare il dispiacere che le ho dato, nella gioia che mi ha procurato anche solo il pensiero che la gonnellona a pois volesse regalarmela lei.

Amica mia, perdona questa mia umanità così difettosa… ❤

Pimpra

PETALO(SA)

nature-3054799_1920

15 MARZO.

Perdermi nella tenerezza della fioritura dei ciliegi, affondando il volto in un tessuto morbido di petali e riempire i polmoni di atomi profumati.

E’ primavera.

Questa volta è fiorita dentro di me, lasciando il buio dell’inverno alle spalle.

Non resta che affacciarsi alla finestra e respirare.

L’aria oggi sa di erba e pioggia.

Pimpra

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. Milano vale sempre il viaggio. PTM tango marathon

Cattura.JPG

Ci sono eventi imperdibili nel lungo e infarcito calendario del tanguero che si rispetta. Ci devi essere, ma non perché “fa figo” esserci, ma perché ti fa bene. Al tuo umore e al tuo tango.

Mi pregio della mia terza partecipazione alla maratona di Milano, non credo ne esistano altre, e ritengo che, per i milanesi, sia un punto d’onore far risplendere quella che organizzano. Milano, è sempre Milano: chiede ed offre il meglio.

Come il buon vino, anche questa maratona è cresciuta, si è evoluta non tanto nella impeccabile organizzazione che l’ha, da subito, contraddistinta – e figuriamoci se non era così! – quanto per la ricercata e attenta scelta dei TJ e dei suoi ospiti.

Se è vero che il colore della festa lo crea l’ospite, con le sue qualità di anfitrione, è pure vero che i partecipanti danno il valore aggiunto. E qui non è mancato di certo!

Ho apprezzato, in particolare, l’equilibrato e preciso mix delle età/provenienze dei danzatori che hanno regalato grande tango e grande socialità.

Per la prima volta, non ho percepito, se non in modo infinitesimale, le solite “sette” i gruppetti di quelli “vicini-vicini”, quelli che o tra loro o morte. Certo, gli amici si siedono accanto, è abbastanza naturale, ma non vi erano chiusure agli altri, non le ho proprio riscontrate. Un grande risultato portato a casa dal team PTM. Non è facile dosare così scientificamente le persone e scegliere, tra le tante, quelle con un ottimo livello di ballo (pure sempre di maratona trattasi)  e con una bella dimensione sociale di “apertura” al mondo, agli altri.

Sono stata STRABENE.
Il mio tango è stato appagato degli abbracci ricevuti, la mia Anima delle parole scambiate.

Torno a casa felice, arricchita, con una voglia immensa che urla “ANCORA!”

Grazie PTM friends, siete speciali ❤

Pimpra

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: