
L’estate addosso. Fin troppo. E non mi riferisco al caldo soffocante che attanaglia il bel paese. Penso al corpo che in questo periodo dell’anno esce allo scoperto.
Oggetto e strumento che ci definisce, così come la nostra personalità. Diventa bersaglio e non semplice destinatario dello sguardo altrui. Ma anche del nostro.
In questi ultimi tre anni, la mia vita fisica è cambiata moltissimo. Dall’avere un corpo asciutto, quasi maschile, con muscoli definiti, poche curve, sono diventata una donna più morbida, più piena, più vicina a un’immagine femminile che non avevo mai abitato. Adesso ho il seno che prima era solo accennato.
Un cambiamento epocale.
Scoprire centimetri di pelle e ritrovarmi così diversa, mi costringe a un lavoro di cesello sulla mia autostima che, fino ad oggi, si basava sulla leggerezza del mio fisico voluta e cercata a qualsiasi costo.
A un certo punto le ragioni della natura hanno preso il sopravvento. Ci sono stagioni della vita che arrivano con la forza tranquilla dell’inevitabile e chiedono soltanto di essere attraversate.
Il cambiamento ha influenzato tutta la mia vita. Dal modo di guardarmi allo specchio a quello in cui mi presento al mondo. Anche il tango ne è stato toccato.
L’armadio tanguero non mi corrisponde più. Gli abiti non scivolano come un tempo. Non sono più quella donna, fisicamente e psicologicamente.
È un duro lavoro da fare su me stessa, quello di cercare la nota armonica della mia nuova me. Risuonare con garbo dentro al mio corpo più soffice cercando di amarlo e onorarlo come merita.
Ho passato una vita intera a rincorrere l’ideale di un aspetto che non era il mio, fino al momento in cui la natura ha detto che era ora di smetterla e di accettare la realtà di quella che sono veramente.
Affrontare la milonga, oggi, mi crea un piccolo disagio. I pochi abiti che ancora indosso sono pieni, in punti dove fino a qualche anno fa erano comodi. Immagino me stessa vista da fuori e riesco a vedere solo un fisico abbondante. Qualcosa dentro si rompe.
L’immagine che avevo si è frantumata in mille pezzi e fatico a riconoscermi.
Smettere o continuare? Me lo sto chiedendo spesso e, a volte, mi convinco che appendere i tacchi al chiodo possa essere la sola possibilità.
Poi però la donna che vive in me si alza e mi riprende:
«Fino a che riuscirai a dare una buona connessione, un abbraccio accogliente e i tuoi piedi saranno reattivi, resta. Il tuo valore va oltre lo sguardo del tanguero di passaggio.»
Cerco di ripetermelo come fosse la preghiera della sera. E di avere una fede enorme in quelle parole.
Amen.
Pimpra
IMAGE CREDIT LUDOVICA PALOMA











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