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LA MOVIDA CHE NON CAPISCO.

MOVIDA

Ci sono delle serate che nascono così, quasi per caso, una telefonata all’amica del cuore e decidi di mandare a quel paese tutta la settimana di Ramadan e regalarti un’uscita a tutto spritz e patatine di sacchetto.

Detto fatto, ti ritrovi seduta nel luogo della città che ti è più caro, quella piazza Cavana che ti accoglie nel suo abbraccio di case medievali, colorate di recente, e resa un piccolo salottino della città.

Tu preferisci questi luoghi più ritirati, lontani dal clamore della musica sparata a forti decibel, con la folla che si spintona con il bicchiere in mano.

No, tu sei per il chill out di sottofondo, per le persone che hanno qualcosa da dirsi e che lo fanno sorseggiando un aperitivo.

Ma tu sei out, sei troppo grande, per non dire “vecchia” e le cose del mondo moderno, non le capisci.

Il piacere di mostrare le piumette, facendosi belle, indossando il tacco giaguaro, la minigonna o gli short inguinali, un bel trucco “sciabadah” e via, pronte per la sfilata in quella via del centro dove si trovano tutti. Le ragazze fanno così, i ragazzi sono tutti lì ad attenderle, ma questa è la gioventù che – sempre – negli anni verdi, ha giocato con la bellezza del corpo e della giovinezza.

Ma io non sono più ggiovane, sono una signora di mezza età e questa movida adolescenziale proprio non la capisco.

Li osservavo, quanto sono belli!, si intravede l’adulto che diventeranno quando le piume della prima giovinezza diventeranno i colori definiti della maturità, tutti guardano tutti, si scrutano, si occhieggiano, gli ormoni sono così presenti che si possono quasi toccare ma, è questo che non comprendo, quasi mai avviene il “tocco”, l’aggancio quel “Ciao come stai?” detto a una sconosciuta, insomma l’approccio.

Allora, mi chiedo, che senso ha tutto questo? La rappresentazione, la preparazione, se poi l’aspettativa viene disillusa?

Allora si paventa una nuova figura, l’uomo predatore, decisamente molto più grande d’età che si presenta nel luogo, come il leone in mezzo a un branco di antilopi, e va a fare strage di prede.

E’ ovvio che sia così, il beneficio sta per entrambi: la giovine donna in erba, vedrà finalmente riconosciuto il potere della sua seduzione e della sua bellezza da un uomo molto più grande, molto più esperto, mica da uno sbarbatello senza arte né parte suo coetaneo.

L’anziano signore (anziano, sì, perché 30 anni di differenza lo rendono tale) si sentirà ancora molto piacente, desiderato, voluto e, insomma, affermerà con convinzione il potere del suo testosterone.

Questi sono i giochi, questa la movida che non condivido, perché io sono una signora di mezza età. Non mi interessa adescare un giovine pargolo, non ho bisogno di affermare il fascino della mia esperienza, contando gli sguardi che ricevo se mostro le gambe.

Io sono una signora di mezza età. Rilassata e consapevole.

OLE’!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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LE DONNE “CASOMAI”

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Sono sicura che voi, come me, annoverate, tra le vostre conoscenze femminili, una donna “casomai”.

In particolare ne ho una, la capostipite di tutte le generazioni a seguire, la donna che vede, prevede, immagina, anticipa, si terrorizza, si preoccupa, si ansiolizza di qualsiasi evento/situazione/occasione/cambiamento MOLTO, MOLTO, MOLTO prima di viverlo. Che  poi, non è nemmeno detto lo vivrà MAI!

Rido. Rido di gusto, adorandola ancor più per la sua fragrante debolezza, quando si presenta da me e mi racconta di tutti i suoi nuovi gadget di sicurezza ambientale e personale di cui si circonda per essere pronta “CASOMAI” un evento si verificasse.

E io rido, ma rido voi non sapete nemmeno quanto.

L’ultimo episodio oggi, premetto che sono autorizzata dalla stessa a raccontarlo, e quindi a prenderla un po’ in giro  – con tantissimo AMMORE – su tutto il web.

IL FATTO: l’acquisto del suo primo scooter.

LA PREMESSA: lezioni di guida per prepararsi. Ottima scelta, prudente e saggia. 1 punto di merito.

LO SCENARIO: oggi, ritira il suo “cucciolino” su due ruote. Da brava figlia unica, sente un’attrazione possessiva indicibile per questo nuovo oggetto che farà parte dell’orizzonte dei suoi possedimenti terreni.

[Premetto che Ella non è affatto spilorcia, tutt’altro. E’ persona molto generosa di cuore e di portafogli. Questa precisazione è necessaria per non creare fraintendimenti.]

I figli unici, a differenza di quelli con fratelli, instaurano un legame con i loro oggetti che definirei piuttosto esclusivo, per non dire di peggio.

LA STRATEGIA: la donna “CASOMAI” deve controllare tutto quello che le viene in mente, quello che immagina e – ovviamente – quello che inventa. Per tale ragione ha già:

  • studiato i percorsi da fare con il mezzo per raggiungere l’ufficio, creandosi una mappatura dei potenziali posteggi che, in zona, sono merce rarissima. Si è lasciata sfuggire un “Semmai lo posteggerò dove lo metti tu, anche se non mi piace” che le ha procurato, da parte mia, una serissima minaccia di taglio gomme. Quel parcheggio è mio e non si discute.
  • studiato i parcheggi sottocasa, includendo una riflessione accurata sulla trigonometria dell’asse di inclinazione in caso di posteggio in pendenza.
  • ha deciso che il casco nuovo che oggi acquisterà, è un bene così prezioso che non lo lascerà in balia del potenziale ladro di scooter, ma lo porterà sempre con sé, ovunque vada.
  • ha preparato un kit di sopravvivenza da motorino “casomai”: dovesse asciugare qualcosa, le venisse freddo, piovesse.  A parte il kit da pioggia, necessario accessorio da lasciare sul mezzo, il piccolo panno per asciugare la sella, la sciarpa, l’asciugamano (!!!), due panni di diverse misure e una giacca antivento “casomai” le venisse freddo sono decisamente oggetti inutili e ridondanti.

Da ligia neofita, ha sottoposto tutta questa mercanzia al vaglio della mia pluridecennale esperienza, affinché avvalorassi tutto quel po po di roba che vuole portarsi dietro.

Non serve dire che sono scoppiata in una risata fragorosa.

Questo pomeriggio va a ritirare il suo mezzo ed è agitata da giorni, benché sia assolutamente abile alla guida, certificata pure da un esperto.

Le dico “Ma Tesora, queste emozioni che ti devastano, vivile bene, non immaginare il disastro, pensati felice sullo scooter che sfrecci contenta, vedrai che tutto sarà più semplice”… ma le donne “CASOMAI” vedono e prevedono l’ostacolo, oppure lo creano direttamente nella loro fantasia e la risposta è stata “Sai che non ho equilibrio e mi preoccupo!”

E voi, l’avete un’amica così?

😀

Pimpra

Dedicato con tutta l’amicizia e l’affetto possibile ad Alessandra, la mia adorata amica “CASOMAI”

IMAGE CREDIT DA QUI

 

DI TANTO IN TANGO: “CALAMARI E TANGO”, LA MILONGA DI OFFICINA DEL TANGO

Radu

E niente, ci ho preso gusto, perché è davvero tanto bello poter raccontare di quando si sta bene e ci si diverte in un luogo e si possono divertire pure molti altri come te, se glielo fai sapere.

Restiamo a Trieste, nel cuore pulsante della città in versione estiva, la riviera di Barcola. Fate una ricerca su Google e riempitevi di curiosità molto triestine sull’uso di questi 10/15 km (scarsi) di costa cittadina.

Barcola è l’estate. Il Bagno al Ferroviario è uno degli stabilimenti storici della città. Rimasto uguale a se stesso dagli anni ’70 di sicuro, ci andavo io da bimba, ma forse anche da prima.

Location da urlo: alle spalle, in tutta la sua maestosità il Faro della Vittoria, segnalato come uno dei 16 fari più belli d’Italia, si balla sulla pista del ristorante dello stabilimento: una goduria.

Sospesi tra la terra, il cielo e il mare, sferzati da stimolanti effluvi di frittura di pesce, di cozze alla scottadeo e, ovviamente, di calamari alla griglia, la milonga del Ferroviario è un luogo unico e magico.

Si fa un salto indietro nel tempo, vuoi per l’architettura rimasta intatta e ben conservata, vuoi perché le melodie del tango suggeriscono vieppiù atmosfere d’antan, vuoi che ti ritrovi con uno spritz in mano, che fa tanto caldo e ti devi idratare e la vita all’improvviso  si colora di arancione, come il tramonto davanti ai tuoi occhi e l’aperitivo che stringi tra le mani.

E’ tanto bella la milonga #calamarietango, ma chi mi segue già lo sa, perché non passa anno che ci scrivo su, tanto la amo.

Sarà il mare che chiacchiera vicino ai tavolini mentre aspetti la mirada giusta, sarà la sfida allegra di mantenere il tuo asse sulla “pista” più pendente d’Italia, sarà che gli Amici dell’Officina ti accolgono sempre con un sorriso e senti che è un sorriso vero, e, in giro, non ce ne sono molti.

Allora sai che c’è, Tanguero/a errante che vieni da fuori, segna questa tappa imprescindibile del venerdì sera a Trieste che questa, è una delle milonghe “en plein air” da non perdere.

Parola della Pimpra.

Miao.

Pimpra

IMAGE CREDITS Radu Tanasescu  che ringrazio per le splendide immagini.

Radu 2

 

TEMPO PER SE’.

Sabato mattina, quasi una magia. La sveglia è sempre piuttosto anticipata ma, di buono c’è, che sono le Gattonzole a provvedere al risveglio.

Ognuna ha il suo stile: Louby sale sul letto con dolcezza, affaccia il suo muso al mio volto per capire se sono già sveglia, fingo di no, lei si sposta verso le mie gambe e comincia a grattare sulle lenzuola, sul mio corpo, come a creare uno spazio simbolico nella terra, poi si appoggia, toccandomi ,e aspetta che la chiami, che dia un segno di vita.

Folie, invece, è molto più impetuosa. Decide che è ora, balza sul letto, si piazza con le sue zampone sul mio sterno, mi chiama, fa i panini sul mio petto, perforandomi le costole che, proprio in quel punto del corpo, non c’è abbondanza di grasso. La accarezzo, impossibile far finta di nulla, lei cerca la mia mano per strusciare il muso, lo fa per un po’ poi scende e cerca la pallina. Il secondo gioco che dovrò fare con lei.

La mia giornata è iniziata.

La colazione è più lenta, l’orologio non scandisce i minuti come un generale, sabato è il giorno d’aria, si respira, l’ufficio è lontano.

Chissà perché ma, nonostante la giornata strepitosa, non ho pianificato il mare, non lo faccio più da molto tempo, non è una priorità. Mi concedo piuttosto di fare le mie commissioni casalinghe con calma, posteggiando lo scooter piuttosto distante dal centro e godendomi così la passeggiata in città.

Trieste è bella in questo periodo, oggi in particolare. Una luce azzurro blu cobalto mandava in esaltazione il colore dominante degli edifici neoclassici. Alcuni sono stati restaurati di recente e sembrano gioielli.

Una bellezza particolare, rara, diversa dalle altre città. Si respira un che di romantico e decadente, specie quando la città è deserta e il sole splende, rallegrato da refoli di vento. Non sono sicura che oggi soffiasse la bora.

Sono tutti al mare i triestini, ammassati sulla riviera di Barcola, con i loro costumi colorati e le brandine portate in scooter, che ci piace stare comodi.

Credo fossi una delle poche a scegliere di non stare lì, sulla costa, ad abbronzare la pelle, a sguazzare felice nell’alto Adriatico.

Trieste, stamane, era mia. Solo mia.

Ogni palazzo che ho incrociato nel mio andare si faceva bello ai miei occhi, regalandomi la visione di dettagli, di intarsi, di meravigliose architetture. Lo smartphone ha fatto gli straordinari, stavolta non gigioneggiando sui social, ma riempendosi di immagini meravigliose.

Compiuta la mia esplorazione, granita di Zampolli compresa- ovviamente- (non siamo mica nati per soffrire), sono rientrata. Una sensazione di pienezza, di bellezza, di armonia con me. Niente di più rilassante di potersi concedere momenti flaneur girovagando senza una meta, nella propria città, un sabato qualunque di luglio.

Pimpra

 

IL CAMMINO DI SANTIAGO IN VERSIONE TRIESTINA.

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Se ci penso a volte mi stupisco di come sia fortunata a conoscere persone davvero molto speciali.

Intorno a me ce ne sono tantissime e contribuiscono ad annientare la pletora di quelle che, al contrario, valgono poco e nulla e producono più danno e dolore che gioia e amore. Vale per uomini e donne, ovviamente.

L’altra sera in milonga ne ho incontrate due, vestite, come si evince dalla foto, in un modo decisamente molto anticonvenzionale per una milonga.

“Ragazze cosa combinate di bello?”, va detto che, entrambe, sono due quotatissime ballerine della regione in cui vivo, oltre ad essere donne di indiscussa eleganza e piacevolezza di modi, potete ben capite il mio stupore vedendole così acconciate.

In coro “Stiamo camminando”.

La mia faccia a punto interrogativo e la loro spiegazione: si sono organizzate un “cammino”, un percorso da fare a piedi, in regione, della durata di 10 giorni.

Ho trovato il loro progetto assolutamente meraviglioso, una sorta di cammino di Santiago versione ristretta e nel perimetro di casa propria.

Il loro andare è improntato alla semplicità, dormono in alloggi spartani, viaggiano con il loro zaino, in totale connessione con l’ambiente che le circonda e… i loro pensieri.

Le guardo con stupore, per l’abilità di mettersi in gioco e di farlo usando pochi mezzi, per la loro voglia di fare, di andare, di regalarsi un momento piacevole e molto personale per riflettere.

Ci sarebbe tanto da dire, ma non è giusto farlo, nel rispetto del loro viaggio intimo, aggiungo solo che le ammiro e la loro idea mi piace un sacco.

Amiche care, che questi giorni, tutti i passi che farete e quelli che avete già fatto, portino la chiarezza dei pensieri, la pulizia della mente e la dolcezza del cuore.

BUON CAMMINO!

Pimpra

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO: GENTE QUE SI’

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Prendi una sera d’estate, la luna piena, un incontenibile desiderio di ballare ma di farlo sotto le stelle, in un parco, con gli alberi illuminati da piccole lampadine che sembrano lucciole.

Prendi la macchina e ti dirigi a Cervignano, alla milonga estiva di “Gente que sì“.

Si parte subito strabene perché ad accoglierti ci sono loro che hanno un sorriso aperto e, di solito, ci scappa pure un abbraccio che rivedersi è sempre tanto bello.

La pista è perfetta quanto a dimensioni. Con un piccolo accorgimento pure il cemento è gestibile, basta indossare scarpe che abbiano gomma sulla suola, oppure bufalo. Perché la paraffina utilizzata per permettere di pivottare, almeno a me, fa perdere di grip.

L’atmosfera è unica, si respira qualcosa di d’antan unito alle melodie del tango che riportano la mia mente a luoghi antichi, a situazioni in cui persone e tempo si accarezzavano a vicenda.

A Cervignano si gode degli altri, della reciproca compagnia, del tango davvero sociale. Non potrebbe essere altrimenti, perché, come dico sempre, sono i padroni di casa che creano la magia, il luogo poi si illumina di quella luce.

Ecco, se dovessi invitare a ballare amici da fuori, d’estate, sicuramente la milonga nel giardino (così mi piace chiamarla), sarebbe una delle tappe.

E, che ve lo dico a fare, le zanzare ci sono, ma sembrano danzare pure loro all’ombra della luna.

Pimpra

 

 

 

 

SQUADRA RESTA SQUADRA. ANCHE TRA 100 ANNI

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Non avendo figli, posso pregiarmi di fare finta di non vedere, così nettamente, lo scorrere inesorabile del tempo.

Certo, ne sono ben consapevole, vivendo con le mie amatissime Gattonzole, che sono cresciute molto in fretta, mi manca quella cartina di tornasole, i figli, che ti spiattellano il farsi del tempo, in modo tanto schietto, da fare quasi male.

Però, ho fatto parte di una squadra, la sola volta nella mia vita in cui mi è capitato, e quella squadra è come se fosse composta da tante sorelle, di età diverse, ed ecco che la cartina tornasole è pronta tra le mani.

Ieri sera reunion, ristretta, alcune di noi non potevano essere fisicamente presenti, poco male, c’erano nel sentimento comune, e questo basta.

Rivedi le Mulone del tuo passato, sono quasi 10 anni che abbiamo smesso, e ritrovi tutto il triestino morbin che , sempre, ci ha accompagnate. Certo, adesso sono diventate, per lo più, madri e mogli, ma hanno mantenuto la stessa frizzante allegria del tempo passato.

Da sgrillettate post adolescenti, le Ragazze sono affermate professioniste, a guardarci all’epoca, pochi ci avrebbero scommesso su una lira (moneta dei tempi). Invece no, tutte rappresentano il meglio della donna triestina moderna: emancipata, fiera, indipendente, in gamba, organizzatrice di famiglia/figli/marito/animali/tempo libero/sport/ svaghi, affermata professionista, estroversa, 100% femminile e 100% maschile a seconda dell’opportunità/occasione, insomma delle vere Giaguare moderne!

Certo, i discorsi sono cambiati moltissimo da allora, e ieri sera, per ridere, una di noi ha stilato l’elenco che la dice lunga…

  • nutriti esempi e risate a seguire sulle performance dei maschi a casa (lavatrice, questa sconosciuta o strumento del demonio)
  • inversione ruoli maschi/femmine. E qui, grande dibattito sulle favorevoli e le contrarie: l’uomo deve cucinare, fare il letto, mettere su la lavatrice o no? A discapito di una potenziale perdita di virilità e limitarsi a tipici lavori in casa quali cambiare la lampadina, fare piccole riparazioni ecc? [per la cronaca la maggioranza assoluta quotava la prima]
  • peni: lunghezza vs larghezza vs movimento (per 12 cm di vagina). Opinioni ed esperienze diverse. Meno male che il tocco di “stupidera” adolescenziale non ci ha mai abbandonate! 🙂
  • figli (giro foto), domande traumatizzanti sul sesso dei pargoli alle madri/padri. Piccoli bambini crescono.
  • E, dulcis in fundo, una dissertazione rimasta ancora senza risposta, relativa a: ma i capezzoli, inturgidiscono per azione vascolare o muscolare???

Volete sapere perchè? … ve lo racconto la prossima volta! 😀

Sapete che c’è? Regalate a voi stessi o a chi amate la possibilità di far parte di una squadra poiché, in questo mondo moderno che tutto brucia, è una delle poche cose restano “per sempre”!

GRAZIE MULONE! VI AMO!

Pimpra

 

OGGI VEDO POESIA

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A volte, quando gli occhi sono privi di quel velo opaco, la realtà si mostra splendente.

Dove prima c’era patina, fastidio, tristezza se non addirittura dolore, compaiono colori, raggi di tenera luce, stimoli allegri e frizzanti che rendono gaia una giornata qualunque.

Mi stupisco di quanto la mia immaginazione sia capace di creare, specie in negativo, e di farlo con così grande verosimiglianza, da farmi stare male. Poi, nello stesso modo, inverte polarità e mi regala una visione sul mondo e del mondo che è pura poesia.

Oggi è uno di quei giorni beati e, dal momento che sono più rari degli altri, ho deciso di godermelo con tutta l’intensità possibile.

Un luogo a me caro è Molo Audace, una lingua di pietra carsica che si spinge di qualche centinaio di metri in “Sacchetta” (Golfo di Trieste) per dirla alla triestina, dove la vita locale, si esprime con grande naturalezza. Lo slideshow lo dimostra. C’è chi ci va per rilassarsi, per pensare, per pescare, per oziare e prendere il sole, per starci abbracciato con la persona amata.

Anche gli stranieri, iniziano ad apprezzare il luogo, frequentandolo come dei veri triestini.

Modificare la visione del mondo, avere la capacità di saper guardare oltre il proprio naso, e, soprattutto, bypassare le proprie “paturnie esistenziali” è il solo modo, almeno credo, di godersi la vita.

Godere, in fondo, cos’è se non saper apprezzare gli attimi infinitesimali di cui è costellata la nostra esistenza, prenderli tra le mani ed osservarli come fossero preziosi diamanti?

Oggi mi riesce di farlo ed è una visione così meravigliosa che vorrei fissarla per sempre, come il sorriso che, da stamattina, non lascia le mie labbra.

Pimpra

IMAGE CREDIT: foto mie.

 

 

 

 

Ci sono persone, poi c’è Mina.

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Ci sono persone che illuminano la stanza in cui si trovano.

Ci sono persone che ti conquistano per la loro brillante intelligenza.

Ci sono persone di cui ti innamori al primo sguardo.

Ci sono persone che sanno come rendere speciale ogni piccola cosa.

Ho una carissima amica che ha la fortuna di avere la mamma che fa parte di queste categorie. Una mamma che oggi porta con disinvoltura civettuola i suoi quasi 90 anni. Lo so, di una signora non bisognerebbe dichiarare l’età, ma ci sono casi come questo che lo meritano: 89 primavere sulla carta di identità, 75 anni l’età percepita.

Lei si chiama Mina e se non fosse volgare e truculento, un bel “bomba” le sarebbe  più appropriato.

Mina è una triestina purosangue, di quelle che rappresentano la bandiera dell’emancipazione come il vessillo più prezioso. Mina, in tempi non sospetti, nel lontano dopoguerra, è stata il primo ispettore capo di polizia femminile, quando le altre potevano sperare solo in un buon matrimonio per la loro realizzazione.

Mina è una donna al 100%, non assomiglia a una virago, a una di quelle donne che fanno di tutto per sembrare ed essere ciò che non sono. Lei è.

Scrivo tutto questo per raccontarvi come possa essere meraviglioso godersi la vita, in tutto e per tutto e non concedere al tempo e alla vecchiaia fisica sopravvenuta, di piegare la volontà di poter scegliere e di mettersi in gioco.

Lei e la sua amica coetanea, da brave triestine, volevano andare a Grignano a fare il bagno e a prendere il sole. Incuranti della canicola, incuranti della non più verde età, e volevano raggiungere lo stabilimento utilizzando ben 3 autobus.

La mia amica, unica figlia, per poco non andava fuori di testa, cercando di far ragionare la madre sul rischio di compiere tale impresa.

Certo impresa perché far uso dei mezzi di trasporto pubblici, oramai infestati di cittadini privi di senso civico, con il caldo che colpisce duro anche i più giovani, a quasi 90 anni, è come sfidare la sorte.

Ne parlavamo insieme a pranzo, quest’oggi, e mentre Alessandra esprimeva la sua preoccupazione per le idee della madre, io immaginavo la scena, vedendo me, alla stessa età (ci arriverò?), con la mia amica, due arzille vecchiette che, incuranti del mondo e dei limiti fisici dovuti all’età, organizzavano la loro giornata di mare.

La mente è volata via in un soffio e ho provato un senso di gioia e di pace così grande che ho capito, mi è stato chiaro perchè rischiare di cadere in autobus, di avere un colpo di calore e non so che altro.

Si chiama amore per la vita, amore per se stessi e per quell’Anima immensa che siamo che non conosce età, sesso, nazionalità, religione. E’ l’infinita Gioia che ci chiama, che fa muovere i nostri passi, tiene sveglia la mente e caldo il cuore.

Ho detto alla mia amica “Lasciala andare e se mai dovesse accaderle qualcosa, potrà dire di aver vissuto fino all’ultimo istante”.

E’ chiaro che è l’istante, oramai, la sola ragione che conta.

E poi, una triestina non può avere il guinzaglio al collo e men che meno la catena.

OLE’! Evviva la vita!

#STICAZZI!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

L’ARTE DI ARRANGIARSI

Lartediarrangiarsi

1° giugno, Trieste.

E’ mattina, non tanto presto. Dopo il caffè di rito alla Torrefazione di Cavana che frequento unicamente per amicizia, il caffè è troppo grezzo per le mie nobili papille viziate da Illy, mi avvio alla gabbietta.

L’umore è buono, non fosse perché la settimana è già finita, lavorativamente parlando, ed ho un bel po’ di progetti in mente per il week end.

Cammino spedita verso l’orologio che segna il mio ingresso nel mondo dei grandi quando, ad un palo, vedo affisso un annuncio.

Attratta dalla foto, non resisto, mi fermo, leggo, prendo il cellulare, fotografo e, ridendo da sola, senza ritegno per strada, mi avvio all’ufficio.

L’ideatore di tale prodezza comunicativa, un genio assoluto del self marketing, uno così, lo assumerei subito.

Mentre sto per entrare al lavoro, mi guardo intorno, che mi è venuto il sospetto di trattasse di una candid camera. Poco male, se mi vedrete filmata mentre sogghigno da sola e fotografo improbabili affissioni, sappiate che ridere fa molto bene alla salute.

Ciò detto, il divertente episodio del mattino mi ha fatto pensare.

Quanto siamo creativi nel cercare di stare meglio? Chi di trovare un lavoro e, possibilmente, un lavoro che piaccia? Quanto agiamo nella realtà, magari in modi e con strumenti diversi da quelli che utilizzano tutti, per creare il nostro personale fascio di luce?

Non sono domande a cui è semplice dare risposta, sono pur tanto questioni che è bene porsi.

Con questo mood molto vivace, sono entrata in ufficio e, guarda un po’, la scrivania e le carte che mi circondano, si sono colorate di sfumature nuove, più interessanti.

A volte, per stare meglio, basta solo cambiare prospettiva.

Lesson number one dell'”Arte di arrangiarsi”! 🙂

Pimpra

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