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DI TANTO IN TANGO: TO TIE MARATHON

Totie

Una cosa bella di andare in giro per maratone è che, con un atto di indiscussa volontà e una grande dose di resistenza fisica, si può anche fare i turisti.

E’ il caso di “To TIE”: Torino ha ospitato la comunità tanguera errante, offrendo il meglio di sé. Un fine settimana che sembravano i primi di ottobre, una luce morbida su tutta la città colorata delle sue sfumature profondamente autunnali.

Confesso di non avere avuto quella volontà e quella resistenza. Fortunatamente il lavoro mi ci ha portato più di una volta e, almeno a grandi linee, Torino era già nella mia memoria e nel cuore, ho quindi approfittato della squisita ospitalità di un’amica torinese  per godermi la maratona al 100%.

La location dell’evento, un contenitore perfetto per scambiarsi un weekend di abbracci, in un angolo della città che mi è particolarmente caro, nelle vicinanze di quello che il sabato e la domenica mattina diventa mercato delle pulci.

In maratona si balla come assassini e il pavimento è essenziale per la sua buona riuscita e il Fortino risponde alla perfezione al requisito di elasticità del legno. Dirò di più, nel corso di una godutissima tanda, mentre connettevo anima e corpo alle note e al ballerino, mi accorgo, nel sottofondo, di elementi ritmici che, in quel brano, non avevo mai colto. Aguzzo l’orecchio e capisco che il pavimento suonava letteralmente insieme ai tangueros che lo battevano durante la danza. Non mi è mai accaduto ed ho trovato la cosa particolarmente coinvolgente.

A Torino sono precisi, educati, accoglienti, rispettosi, dei veri Signori, i soli che – ahimè – non hanno risposto al requisito sono stati i gestori di alcuni servizi esterni alla maratona che, per evidente inesperienza, hanno un po’ penalizzato la perfetta macchina organizzativa, peraltro sempre generosa e presente, dello staff.

La latitudine in cui un evento ha luogo, influenza la buena onda che si sprigiona tra i partecipanti. Al nord questa è più lieve, come l’aria di montagna, mano a mano che si scende nella penisola, aumenta il calore e la vivacità. A ben pensarci, per i limiti di sopravvivenza fisica, specie in soggetti non più in verde età… (eh eh), l’energia ariosa di montagna consente di… ballare pomeridiana e serale fino alla fine quando l’amato tj chiama “ultima tanda!”. Pimpra presente a testimonianza dei summenzionati taumaturgici effetti.

Che dire di più se non ringraziare gli organizzatori per la delicata e premurosa accoglienza e quella torta di mele e la crema inglese con biscotti che, lo confesso, mai mangiate di così buone!

Un augurio e un ringraziamento speciale all’anima danzante di Federica K. che, pure con la sua bimba in grembo, ha voluto essere sempre presente insieme agli altri dello staff che questa maratona è  tanto figlia sua. ❤

Pimpra

 

 

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LA MOVIDA CHE NON CAPISCO.

MOVIDA

Ci sono delle serate che nascono così, quasi per caso, una telefonata all’amica del cuore e decidi di mandare a quel paese tutta la settimana di Ramadan e regalarti un’uscita a tutto spritz e patatine di sacchetto.

Detto fatto, ti ritrovi seduta nel luogo della città che ti è più caro, quella piazza Cavana che ti accoglie nel suo abbraccio di case medievali, colorate di recente, e resa un piccolo salottino della città.

Tu preferisci questi luoghi più ritirati, lontani dal clamore della musica sparata a forti decibel, con la folla che si spintona con il bicchiere in mano.

No, tu sei per il chill out di sottofondo, per le persone che hanno qualcosa da dirsi e che lo fanno sorseggiando un aperitivo.

Ma tu sei out, sei troppo grande, per non dire “vecchia” e le cose del mondo moderno, non le capisci.

Il piacere di mostrare le piumette, facendosi belle, indossando il tacco giaguaro, la minigonna o gli short inguinali, un bel trucco “sciabadah” e via, pronte per la sfilata in quella via del centro dove si trovano tutti. Le ragazze fanno così, i ragazzi sono tutti lì ad attenderle, ma questa è la gioventù che – sempre – negli anni verdi, ha giocato con la bellezza del corpo e della giovinezza.

Ma io non sono più ggiovane, sono una signora di mezza età e questa movida adolescenziale proprio non la capisco.

Li osservavo, quanto sono belli!, si intravede l’adulto che diventeranno quando le piume della prima giovinezza diventeranno i colori definiti della maturità, tutti guardano tutti, si scrutano, si occhieggiano, gli ormoni sono così presenti che si possono quasi toccare ma, è questo che non comprendo, quasi mai avviene il “tocco”, l’aggancio quel “Ciao come stai?” detto a una sconosciuta, insomma l’approccio.

Allora, mi chiedo, che senso ha tutto questo? La rappresentazione, la preparazione, se poi l’aspettativa viene disillusa?

Allora si paventa una nuova figura, l’uomo predatore, decisamente molto più grande d’età che si presenta nel luogo, come il leone in mezzo a un branco di antilopi, e va a fare strage di prede.

E’ ovvio che sia così, il beneficio sta per entrambi: la giovine donna in erba, vedrà finalmente riconosciuto il potere della sua seduzione e della sua bellezza da un uomo molto più grande, molto più esperto, mica da uno sbarbatello senza arte né parte suo coetaneo.

L’anziano signore (anziano, sì, perché 30 anni di differenza lo rendono tale) si sentirà ancora molto piacente, desiderato, voluto e, insomma, affermerà con convinzione il potere del suo testosterone.

Questi sono i giochi, questa la movida che non condivido, perché io sono una signora di mezza età. Non mi interessa adescare un giovine pargolo, non ho bisogno di affermare il fascino della mia esperienza, contando gli sguardi che ricevo se mostro le gambe.

Io sono una signora di mezza età. Rilassata e consapevole.

OLE’!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

LE DONNE “CASOMAI”

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Sono sicura che voi, come me, annoverate, tra le vostre conoscenze femminili, una donna “casomai”.

In particolare ne ho una, la capostipite di tutte le generazioni a seguire, la donna che vede, prevede, immagina, anticipa, si terrorizza, si preoccupa, si ansiolizza di qualsiasi evento/situazione/occasione/cambiamento MOLTO, MOLTO, MOLTO prima di viverlo. Che  poi, non è nemmeno detto lo vivrà MAI!

Rido. Rido di gusto, adorandola ancor più per la sua fragrante debolezza, quando si presenta da me e mi racconta di tutti i suoi nuovi gadget di sicurezza ambientale e personale di cui si circonda per essere pronta “CASOMAI” un evento si verificasse.

E io rido, ma rido voi non sapete nemmeno quanto.

L’ultimo episodio oggi, premetto che sono autorizzata dalla stessa a raccontarlo, e quindi a prenderla un po’ in giro  – con tantissimo AMMORE – su tutto il web.

IL FATTO: l’acquisto del suo primo scooter.

LA PREMESSA: lezioni di guida per prepararsi. Ottima scelta, prudente e saggia. 1 punto di merito.

LO SCENARIO: oggi, ritira il suo “cucciolino” su due ruote. Da brava figlia unica, sente un’attrazione possessiva indicibile per questo nuovo oggetto che farà parte dell’orizzonte dei suoi possedimenti terreni.

[Premetto che Ella non è affatto spilorcia, tutt’altro. E’ persona molto generosa di cuore e di portafogli. Questa precisazione è necessaria per non creare fraintendimenti.]

I figli unici, a differenza di quelli con fratelli, instaurano un legame con i loro oggetti che definirei piuttosto esclusivo, per non dire di peggio.

LA STRATEGIA: la donna “CASOMAI” deve controllare tutto quello che le viene in mente, quello che immagina e – ovviamente – quello che inventa. Per tale ragione ha già:

  • studiato i percorsi da fare con il mezzo per raggiungere l’ufficio, creandosi una mappatura dei potenziali posteggi che, in zona, sono merce rarissima. Si è lasciata sfuggire un “Semmai lo posteggerò dove lo metti tu, anche se non mi piace” che le ha procurato, da parte mia, una serissima minaccia di taglio gomme. Quel parcheggio è mio e non si discute.
  • studiato i parcheggi sottocasa, includendo una riflessione accurata sulla trigonometria dell’asse di inclinazione in caso di posteggio in pendenza.
  • ha deciso che il casco nuovo che oggi acquisterà, è un bene così prezioso che non lo lascerà in balia del potenziale ladro di scooter, ma lo porterà sempre con sé, ovunque vada.
  • ha preparato un kit di sopravvivenza da motorino “casomai”: dovesse asciugare qualcosa, le venisse freddo, piovesse.  A parte il kit da pioggia, necessario accessorio da lasciare sul mezzo, il piccolo panno per asciugare la sella, la sciarpa, l’asciugamano (!!!), due panni di diverse misure e una giacca antivento “casomai” le venisse freddo sono decisamente oggetti inutili e ridondanti.

Da ligia neofita, ha sottoposto tutta questa mercanzia al vaglio della mia pluridecennale esperienza, affinché avvalorassi tutto quel po po di roba che vuole portarsi dietro.

Non serve dire che sono scoppiata in una risata fragorosa.

Questo pomeriggio va a ritirare il suo mezzo ed è agitata da giorni, benché sia assolutamente abile alla guida, certificata pure da un esperto.

Le dico “Ma Tesora, queste emozioni che ti devastano, vivile bene, non immaginare il disastro, pensati felice sullo scooter che sfrecci contenta, vedrai che tutto sarà più semplice”… ma le donne “CASOMAI” vedono e prevedono l’ostacolo, oppure lo creano direttamente nella loro fantasia e la risposta è stata “Sai che non ho equilibrio e mi preoccupo!”

E voi, l’avete un’amica così?

😀

Pimpra

Dedicato con tutta l’amicizia e l’affetto possibile ad Alessandra, la mia adorata amica “CASOMAI”

IMAGE CREDIT DA QUI

 

DI TANTO IN TANGO: “CALAMARI E TANGO”, LA MILONGA DI OFFICINA DEL TANGO

Radu

E niente, ci ho preso gusto, perché è davvero tanto bello poter raccontare di quando si sta bene e ci si diverte in un luogo e si possono divertire pure molti altri come te, se glielo fai sapere.

Restiamo a Trieste, nel cuore pulsante della città in versione estiva, la riviera di Barcola. Fate una ricerca su Google e riempitevi di curiosità molto triestine sull’uso di questi 10/15 km (scarsi) di costa cittadina.

Barcola è l’estate. Il Bagno al Ferroviario è uno degli stabilimenti storici della città. Rimasto uguale a se stesso dagli anni ’70 di sicuro, ci andavo io da bimba, ma forse anche da prima.

Location da urlo: alle spalle, in tutta la sua maestosità il Faro della Vittoria, segnalato come uno dei 16 fari più belli d’Italia, si balla sulla pista del ristorante dello stabilimento: una goduria.

Sospesi tra la terra, il cielo e il mare, sferzati da stimolanti effluvi di frittura di pesce, di cozze alla scottadeo e, ovviamente, di calamari alla griglia, la milonga del Ferroviario è un luogo unico e magico.

Si fa un salto indietro nel tempo, vuoi per l’architettura rimasta intatta e ben conservata, vuoi perché le melodie del tango suggeriscono vieppiù atmosfere d’antan, vuoi che ti ritrovi con uno spritz in mano, che fa tanto caldo e ti devi idratare e la vita all’improvviso  si colora di arancione, come il tramonto davanti ai tuoi occhi e l’aperitivo che stringi tra le mani.

E’ tanto bella la milonga #calamarietango, ma chi mi segue già lo sa, perché non passa anno che ci scrivo su, tanto la amo.

Sarà il mare che chiacchiera vicino ai tavolini mentre aspetti la mirada giusta, sarà la sfida allegra di mantenere il tuo asse sulla “pista” più pendente d’Italia, sarà che gli Amici dell’Officina ti accolgono sempre con un sorriso e senti che è un sorriso vero, e, in giro, non ce ne sono molti.

Allora sai che c’è, Tanguero/a errante che vieni da fuori, segna questa tappa imprescindibile del venerdì sera a Trieste che questa, è una delle milonghe “en plein air” da non perdere.

Parola della Pimpra.

Miao.

Pimpra

IMAGE CREDITS Radu Tanasescu  che ringrazio per le splendide immagini.

Radu 2

 

DI TANTO IN TANGO: GENTE QUE SI’

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Prendi una sera d’estate, la luna piena, un incontenibile desiderio di ballare ma di farlo sotto le stelle, in un parco, con gli alberi illuminati da piccole lampadine che sembrano lucciole.

Prendi la macchina e ti dirigi a Cervignano, alla milonga estiva di “Gente que sì“.

Si parte subito strabene perché ad accoglierti ci sono loro che hanno un sorriso aperto e, di solito, ci scappa pure un abbraccio che rivedersi è sempre tanto bello.

La pista è perfetta quanto a dimensioni. Con un piccolo accorgimento pure il cemento è gestibile, basta indossare scarpe che abbiano gomma sulla suola, oppure bufalo. Perché la paraffina utilizzata per permettere di pivottare, almeno a me, fa perdere di grip.

L’atmosfera è unica, si respira qualcosa di d’antan unito alle melodie del tango che riportano la mia mente a luoghi antichi, a situazioni in cui persone e tempo si accarezzavano a vicenda.

A Cervignano si gode degli altri, della reciproca compagnia, del tango davvero sociale. Non potrebbe essere altrimenti, perché, come dico sempre, sono i padroni di casa che creano la magia, il luogo poi si illumina di quella luce.

Ecco, se dovessi invitare a ballare amici da fuori, d’estate, sicuramente la milonga nel giardino (così mi piace chiamarla), sarebbe una delle tappe.

E, che ve lo dico a fare, le zanzare ci sono, ma sembrano danzare pure loro all’ombra della luna.

Pimpra

 

 

 

 

SQUADRA RESTA SQUADRA. ANCHE TRA 100 ANNI

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Non avendo figli, posso pregiarmi di fare finta di non vedere, così nettamente, lo scorrere inesorabile del tempo.

Certo, ne sono ben consapevole, vivendo con le mie amatissime Gattonzole, che sono cresciute molto in fretta, mi manca quella cartina di tornasole, i figli, che ti spiattellano il farsi del tempo, in modo tanto schietto, da fare quasi male.

Però, ho fatto parte di una squadra, la sola volta nella mia vita in cui mi è capitato, e quella squadra è come se fosse composta da tante sorelle, di età diverse, ed ecco che la cartina tornasole è pronta tra le mani.

Ieri sera reunion, ristretta, alcune di noi non potevano essere fisicamente presenti, poco male, c’erano nel sentimento comune, e questo basta.

Rivedi le Mulone del tuo passato, sono quasi 10 anni che abbiamo smesso, e ritrovi tutto il triestino morbin che , sempre, ci ha accompagnate. Certo, adesso sono diventate, per lo più, madri e mogli, ma hanno mantenuto la stessa frizzante allegria del tempo passato.

Da sgrillettate post adolescenti, le Ragazze sono affermate professioniste, a guardarci all’epoca, pochi ci avrebbero scommesso su una lira (moneta dei tempi). Invece no, tutte rappresentano il meglio della donna triestina moderna: emancipata, fiera, indipendente, in gamba, organizzatrice di famiglia/figli/marito/animali/tempo libero/sport/ svaghi, affermata professionista, estroversa, 100% femminile e 100% maschile a seconda dell’opportunità/occasione, insomma delle vere Giaguare moderne!

Certo, i discorsi sono cambiati moltissimo da allora, e ieri sera, per ridere, una di noi ha stilato l’elenco che la dice lunga…

  • nutriti esempi e risate a seguire sulle performance dei maschi a casa (lavatrice, questa sconosciuta o strumento del demonio)
  • inversione ruoli maschi/femmine. E qui, grande dibattito sulle favorevoli e le contrarie: l’uomo deve cucinare, fare il letto, mettere su la lavatrice o no? A discapito di una potenziale perdita di virilità e limitarsi a tipici lavori in casa quali cambiare la lampadina, fare piccole riparazioni ecc? [per la cronaca la maggioranza assoluta quotava la prima]
  • peni: lunghezza vs larghezza vs movimento (per 12 cm di vagina). Opinioni ed esperienze diverse. Meno male che il tocco di “stupidera” adolescenziale non ci ha mai abbandonate! 🙂
  • figli (giro foto), domande traumatizzanti sul sesso dei pargoli alle madri/padri. Piccoli bambini crescono.
  • E, dulcis in fundo, una dissertazione rimasta ancora senza risposta, relativa a: ma i capezzoli, inturgidiscono per azione vascolare o muscolare???

Volete sapere perchè? … ve lo racconto la prossima volta! 😀

Sapete che c’è? Regalate a voi stessi o a chi amate la possibilità di far parte di una squadra poiché, in questo mondo moderno che tutto brucia, è una delle poche cose restano “per sempre”!

GRAZIE MULONE! VI AMO!

Pimpra

 

PARLIAMONE: LA TANGO-STALKER

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Si fa presto a dire che tutte le colpe siano maschili, non è così. Da qualche tempo a questa parte, si è affacciata nel variopinto universo del tango argentino, una nuova figura: la tango-stalker.

A far da specchio ai disturbatori maschili, quei ballerini che, nonostante i no diffusi, si ostinano a paventarsi davanti al tuo sguardo sfuggente, mostrandoti una bella manina a cucchiaio chiedendoti, con tono squillante “vuoi ballare?”, si è aggiunta una Lei ben più agguerrita e imprevedibile.

Cosa rende stalker una donna e perché lo diventa.

Le motivazioni sono le più svariate, ne ipotizzo alcune:

  • la signora/ina che è stanca di attendere un cavaliere per farsi una tanda, magari una tanda decente perché “quelli” ballano solo con “quelle” e non se la filano per nulla. Certo, se la di lei è giovane, magari pure carina, potrà decidere di stalkerare un po’ ma lo farà solo con quelli super bravi, i pochi che, scevri da giudizi estetici e dal consiglio dell’ormone, ancora non l’hanno invitata, semplicemente perché troppo inesperta. Debbo dire che questo secondo caso è meno diffuso, dal momento che, se sei giovane e figa, l’invito ti arriva. A prescindere.
  • Donne di tutte le età, abituate a gestire, controllare, dirigere che, messe nel contesto tanguero, dove vige la regola antica che prevede che a fare la mossa sia l’uomo, non ce la fanno a “sottomettere” (così credono) la loro  volontà e quindi “indossano i pantaloni”, invitando senza remore. Qui due paroline vanno spese: a tutte vorrei ricordare la regola aurea che “di donna fa donna”: siamo sempre noi a scegliere, dove/come/con chi/quando, dobbiamo unicamente celare questa dinamica, permettendo al maschio di illudersi che la scelta l’abbia fatta lui. In caso contrario, lo priveremmo di quella energia maschia di cui deve essere portatore sano.  E’ un gioco, non dimentichiamolo mai.
  • Una categoria di stalker molto border line (le più furbe, forse) sono quelle che, con la scusa che siamo amici, vengono a chiedere la tanda. Se rifiutate sono capaci di fare rimostranze pubbliche, oppure se la legano al dito, provocando sul malcapitato, un forte senso di colpa (almeno per le prime volte).

Ci sarebbe sicuramente molto altro da aggiungere, ma mi fermo qui.

Vorrei dire a tutte le amiche che si ritrovano in questo profilo che si può uscirne!

Se andate poco a ballare, probabilmente verrete invitate poco perchè non vi conosceranno e gli uomini non amano particolarmente rischiare la loro reputazione di buon tanguero, se non hanno mai avuto il piacere di vedervi ballare e poi di invitarvi.

Quindi, una prima soluzione potrebbe essere quella di presentarsi con un ballerino più bravo di voi, che vi faccia fare un bell’inizio milonga e che si dimostri molto soddisfatto di voi, gli altri, a quel punto, saranno incuriositi e gli inviti arriveranno.

Mettete da parte il muso, cercate di mantenere sempre un volto rilassato, aperto e sorridente. Se nemmeno questo serve, raccogliete le vostre cose e andate via. Niente di più fastidioso di vedere una donna adombrata, non vi fa buona pubblicità.

Per il resto, Amiche care, datevi tempo. Nessuna buona impresa nasce dal nulla, va pianificata, preparata, studiata nei minimi dettagli. Resto sempre dell’idea che, di base, per essere una brava ballerina di tango è necessario:

  • STUDIARE, possibilmente anche con lezioni private, con insegnanti validi
  • BALLARE che significa, praticare gli insegnamenti che si ricevono. Per farlo bisogna essere costanti, anche nel frequentare i luoghi dove sapete si possono trovare bravi ballerini
  • Avere il coraggio e l’apertura di ballare mettendoci l’anima e il cuore, altrimenti il vostro tango sarà sterile e freddo.
  • GODERVELA al massimo. Perché godrete della musica, degli abbracci che riceverete, di voi stesse e della meravigliosa donna che siete.

Pertanto, vi prego, non stalkerate nessuno, non ce n’è davvero bisogno.

Pimpra Vostra, che vi vuole tanto bene ❤

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

QUANDO LA CRAVATTA E’ UNA CAREZZA GENTILE. TO TIE MARATHON

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Lunedì, luminoso, limpido, leggiadro.

Tutto merito della finestra spazio/temporale del fine settimana. Se poi la arricchisci di una maratona, è ancora più piacevole.

Inutile dire che oggi ogni piccola parte del corpo inneggia alla fatica fisica delle lunghe ore trascorse a far baldoria danzante sui tacchi… e che baldoria…!

Ogni maratona ha, per fortuna, un suo sapore, una firma unica e, questa prima edizione di TO TIE (Torino, tango intensive experience) non è sfuggita alla regola. Le prime volte, come in amore, possono essere particolarmente rischiose, difficili. Gli amanti si desiderano, si piacciono ma non è garantito trovino le giuste affinità. Ma ci sono, per fortuna, quelle che possiamo definire “buona la prima” e ToTIE può fregiarsi del titolo.

Credo che un primo asso nella manica risieda nella città, magnifica, che – a me per lo meno – suggerisce sempre nuove emozioni, regala sorprendenti sguardi (non mi riferisco alle miradas!), e risiede nei torinesi.

A ben vedere non sono neppure sicura di averne conosciuto uno/a “purosangue” (ma che importanza ha?), so solo che tutte le anime che vivono a Torino, con Torino si connettono, vibrano, parlano e si esprimono: anime gentili, accoglienti, sempre educate senza mai essere leziose. A Torino ti senti accolto. Voilà.

Poi, alla sera metti piede nel tempio sacro, una meravigliosa bocciofila che, grazie alla passione di un gruppo di giovani, ha rivisto la luce, in un quartiere di periferia, gonfio di variegata umanità, melting pot assoluto, il quartiere da dove inizia il gran bazar del “Balon”, mercatino delle pulci caro ai torinesi e ai suoi figli adottivi.

La location incanta, rivolge un lato intero al fiume che scorre poco sotto, cantando insieme alla musica che esce dalle grandi vetrate che raccolgono le delicate luci dell’imbrunire.

Non potevano che essere adorabili gli abbracci che ci siamo scambiati, godendo della buena onda creata dalle mani creative dei tj.

Ho degustato vino e cioccolato, e mi è piaciuto assai, ho fatto finta di mangiare sano e mi è piaciuto assai, ho salutato amici vecchi e nuovi e mi è piaciuto assai, ho ballato a sfinimento che è quanto mi piace fare di più.

Allora dico BRAVI a tutto lo staff fatto da tantissimi giovani e meno giovani volonterosi che hanno fatto staffetta nelle lunghe ore di maratona, sempre con una bella parola, sempre con un sorriso aperto.

E a te, triestina scappata dalla bora che ti sei fatta catturare dall’ombra della Mole, dico “Brava Mula!” si sentiva anche il tuo tocco speciale!

Quando si dice che la cravatta accarezza invece di stringere… 😉

Pimpra

foto mia.

ODE ALL’UNIVERSO

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Ci ho messo non so più quanti anni a capirlo, a viverlo, a sentirlo in ogni atomo del mio essere. Una vocina da lontano me lo diceva, da sempre, che per essere felici, bisogna trovare quel qualcosa che accende la nostra intima scintilla.

Ed io proseguivo a non capire, a non ascoltare, a perdere tempo e a disperdere energie credendo di cercare, senza però trovare mai. E, con il trascorrere degli anni, la frustrazione aumentava, esponenzialmente, al farsi di quel vuoto interiore incolmabile.

Pensavo “Forse manca l’amore, forse devo cambiare me stessa, forse non ho abbastanza qualità, forse…” e giù a macinare tristezza, a cospargere la mia vita di polvere di insoddisfazione, un giorno dopo l’altro.

Poi, inaspettatamente, mi sono innamorata perdutamente (sì, anche di un uomo!), è arrivato il tango nella mia vita, ed ecco che quelle scintille spente di gioia di vivere e del piacere di esistere che, sempre, hanno colorato la mia anima, hanno ripreso a vibrare.

Gli anni sono passati e questo Amore è cresciuto, si è modificato, ha vinto sulle sue tempeste, ha subito e sopportato litigi ma è divenuto forte, radicato, adulto dentro di me.

Sono cresciuta pure io con questo Amore, imparando a scorgere la donna che avevo dentro, l’ho finalmente fatta nascere e l’ho portata nel mondo. Un cerchio che ha assunto la sua forma perfetta, di vibrazione intima e animistica, vera, assolutamente pura, senza sbavature, dentro di me.

E questo amatissimo tango mi ha messo vicino una persona speciale, una donna, con la quale ho aperto un nuovo orizzonte, creativo e colorato, della mia vita.

Sono onorata e felice, e, finalmente, ho trovato quello che cercavo, quello che non avevo nemmeno mai osato immaginare, la mia realizzazione attraverso le mani altrui, la creatività altrui che, però, filtra anche attraverso di me, in modo diverso e consono a quella che sono.

Ho voglia di dire all’Universo che lo ringrazio di avere aspettato tanto a propormi questa possibilità, perché lo ha fatto nel momento in cui ero pronta, matura e consapevole.

E, all’improvviso la vita, che, di fatto è la stessa di prima, si anima improvvisamente perché, la luce che hai dentro illumina tutto.

Sorrido felice… Sticazzi che grande conquista!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

AMARCORD CHE FANNO BENE ALL’ANIMA.

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Ti accorgi che il tempo passa quando rivedi una carissima amica della tua prima giovinezza, dopo molti anni.

Lei è rimasta bella come allora, con il suo sguardo smeraldo da gatta, il portamento da regina su un corpo flessuoso e naturalmente elegante.

Quando eravamo (molto) giovani, lei era, per me, il modello da raggiungere: la sua bravura in tutto, la sua gradevolezza, il suo charme, una femminilità già accesa e levigata da una rara classe.

Lo confesso, a tratti mi stava anche sulle palle, e come poteva non essere così!, lei perfetta ed io tutta da rifare. La mia, in realtà, era solo assoluta ammirazione nei suoi confronti, e le volte in cui vivevo un conflitto interno, la causa non era lei, ma mia madre che perseguitava le mie inadeguatezze su (quasi) tutti i fronti, proponendomela come esempio da imitare.

La vita ci ha portato a percorrere strade divergenti e lei, da che si è costruita una meravigliosa famiglia, poteva non essere così?, vive all’estero.

Ieri pomeriggio ci siamo riviste, ed è stata una grandissima gioia per entrambe. Nelle poche ore a disposizione ci siamo scambiate tantissimo: esperienze di vita, ricordi, progetti.

Ancora una volta voglio ribadire il concetto di quanto sia bello diventare “diversamente giovani” (specie se donne), perché, se si ha la capacità di evolvere nel senso più pieno e virtuoso del termine, si apprende a guardare la realtà e le persone con occhi nuovi, positivi e aperti.

E ho visto e rivisto la Franci per quella meravigliosa persona che è sempre stata che ho sempre, profondamente, ammirato. E non sbagliavo quella volta e ne ho avuto riconferma oggi.

E c’è da dire che, le due “vecchie” giaguare, hanno ancora moltissimo da dire e da dare!

EVVIVA LE DONNE!

Pimpra

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