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DI TANTO IN TANGO. AMARCORD, LA MARATONA DA LECCARSI I BAFFI!

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Ci pensavo e mi chiedevo, con tutta l’offerta di gozzoviglio tanguero, per tutti i gusti e per tutte le tasche, perché – invece di esplorare il mondo –  torno sempre negli amati luoghi?

Amarcord è una tappa annuale di quelle che non voglio perdere. Anzi che non posso perdere. Annovero questa maratona tra quelle in cui mi sollazzo maggiormente, sia in termini di socialità, sia in termini di abbracci scambiati, di sorrisi dati e ricevuti e di piacevolezze da mettere sotto i denti.

Perché mai dovrei cambiare?

C’è una magia tutta speciale a Bologna, come l’aceto balsamico sul pezzettone di Parmigiano Reggiano, come il tortellino nel brodo, per dire. Un abbraccio largo, inclusivo e sorridente che è poi quello che cerco nel mio girovagare tanguero.

Mi piace che, quando ti rivedi o ti vedi per la prima volta, permanga quella gioia allegra di condividere tango e non solo.

Amarcord garantisce questa atmosfera, questo mood particolare che lambisce di sé tutti i partecipanti.

Mi vien voglia di dire che si tratta di una maratona “adulta” perché sa bene quale è la sensazione che vuole dare, sa esattamente quale è il colore emotivo che cerca e, di anno in anno, tutto questo cresce, si espande e noialtri fortunati tangueros ne godiamo a piene mani.

Oggi è lunedì, c’è lo scirocco, fa troppo caldo per essere quasi novembre eppure, sorrido dal profondo.

Grazie Fabio e Antonella che ci mettete il cuore e avete reso possibile un’altra magia!

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. ETDS 2018

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Si fa sempre più evidente, nella mia testa, che non ha senso partecipare a TUTTI gli eventi che il multiculturale universo tanguero propone ai suoi adepti.

Non ha senso vuoi perché, se non sei abbastanza danaroso, tutte le trasferte hanno un peso consistente sul budget mensile, vuoi perché non tutti gli eventi corrispondono a quello che sei in termini di tanguero/a e di essere umano.

Mi spiego: la sottoscritta Pimpra, quando se ne va in giro a tangheggiare, si aspetta di trovare una certa qualità che risiede sia nell’offerta di “anime belle” con cui trascorrere un più che lieto fine settimana sia nella logistica.

Perciò me ne sto molto alla larga dai posti/eventi in cui, in particolare, l’aspetto della relazione umana, non è così preso in considerazione.

Poi, lo so, sono una sazia rompiscatole sulla pista e su altri dettagli che connotano l’ospitalità che mi aspetto di trovare.

ETDS è giunto alla sua 7° edizione che, di questi tempi, significa un grande risultato raggiunto, perché a fare i fighi per una o due edizioni, sono bravi tutti, difficile è restare a galla quando gli anni passano. Per me questa è stata la terza volta e non sarà di certo l’ultima (se mi vorranno ancora) 🙂

Le verdi colline bolognesi ospitano questa bella due giorni di tango, connotata, in special modo, da due strepitose pomeridiane. Si arriva sabato pomeriggio, ci si abballa assaissimo, poi, chi tiene fisico assai, continua anche la notte, poi ci si riabballa alla domenica e si va.

Quello che per me è ingrediente irresistibile è il calore e l’accoglienza che, sempre, ho trovato in quel di Bologna, come se la piacevolezza del tortello e dello gnocco fritto, avessero addolcito il carattere dei bolognesi, aprendoli a un’ospitalità particolarmente generosa. Ma qui si parla di ballo. Ebbene questa magia si diffonde su tutti e la sala raccoglie i partecipanti in un unico, grande, abbraccio.

Io ve lo dico, da ballerina, solo qui mi permetto di essere stalker, di mirare impunemente ignari ballerini che, con un gentile sorriso, accettano il mio invito. Si respira un’atmosfera rilassata, si fanno begli incontri, si scambia tango e sudore con amici e sconosciuti, come vuole la migliore socialità.

Anche la parte meramente culinaria ha da dire la sua, un buffet che soddisfa tanti palati, in termini di qualità e quantità.

Io non so come facciano la Simona e il suo staff a regalarci sempre un’edizione speciale, ma tant’è. Allora sai che c’è? GRAZIE! Ne vogliamo ancora!

Pimpra

 

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO: SAPORE DI MARATONA – “L’AMARCORD”

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Prima o poi dovrò decidermi a contarle, per farne l’elenco, alimentare i ricordi, rivivere emozioni.

Anche stavolta mi porto a casa sensazioni che mi nutrono così in profondità da rischiarare l’orizzonte.

Perché, mi chiedo, ho bisogno di tutto questo e non riesco quasi più ad accontentarmi di frequentare le milonghe ma bramo questa “dose” così intensa e forte di tango?

Bella domanda. E’ quel fenomeno che gli anglosassoni definiscono “Addiction“= sono drogata.

Lo confesso: “Ciao, sono la Pimpra e sono dipendente dal tango”. Esistessero gruppi di psicoterapia così sono certa sarebbero molto frequentati.

Torniamo ad “Amarcord”: una letterale botta di adrenalina tanguera, ma non di quella stressante, da competizione, di quella lieve, delicata, intensa, gioiosa, gaudente e divertita. Il massimo.

Ci sono andata da sola, non immaginando come fosse la prospettiva dalla parte della ballerina “non accompagnata”. Di solito se si va insieme a un partner è meglio per entrambi: la/le tanda di presentazione della coppia di ballo e poi, di norma, si aprono gli inviti. Ma da sola?

NO PROBLEM. Basta scegliere la maratona “giusta”.

E come si fa a sceglierla?

Che posso dire, aiuta conoscere gli organizzatori, sapere quanti iperkilometri di ballo hanno nelle gambe, a quanti eventi loro stessi hanno partecipato e che persone sono: generose, aperte, cordiali… o il contrario. Io alle maratone di quelli che se la tirano, non ho voglia di andare.

Ed eccomi, pronta sulla linea di partenza della prima tanda, fare la mirada assassina ad un amico che, molto carinamente, ha aperto le mie danze. Una FOLLIA. Poi non ho più smesso.

Alla sera, a letto, ogni micro cellula del corpo smadonnava imprecando contro quella sciagurata me che non si è fermata un attimo “Uellà donna, ma te sai che c’hai un’età e che certe cose devi farle con granu salis che qui noialtri siamo tutti indolenziti??? Ma ti pare normale ballare 4-5 ore senza fermarti? Tu non sei tutta giusta!!!”

Alla mia me che mi presentava il conto di stanchezza e dolore fisico opponevo un ” Ma Ragazzi, come si poteva stare fermi che c’erano musica, onda di energia stellare e tangueros/tangueras strepitosi, generosi e desiderosi di condividere?”

La magia sta lì in quella piccola parola: CONDIVIDERE.

Dal caffè allo sprtitz aperol per costringersi a fermarsi qualche minuto, alle chiacchiere, ai discorsi anche di una certa intensità e profondità, alle matte risate e, ovviamente, a tande da SCIABADAH!

Allora, fino a che il corpo reggerà e non sarò troppo diversamente ggiovane per far parte del gruppo, sapete che c’è? NE VOGLIO ANCORA E ANCORA E ANCORA che per diventare vecchi e lamentosi c’è sempre tempo!

GRAZIE miei PRODI Fabio, Antonella Maria, Sandra, Claudia e a tutta la crew per averci regalato tanta MAGIA DANZANTE! E agli impareggiabili TJ per aver dato musica ai nostri desideri!

VI LOVVO ASSAI!

Pimpra

 

DI TANTO IN TANGO. TANGO DAL GRANDE CUORE. ETDS 2017

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Ti fai prestare la macchina, avvisi lo zio delle Gattonzole che se ne occupi per due giorni, ti prepari e vai.

Punti il muso della Volvo in direzione Bologna. Sai che laggiù c’è qualcosa che ti aspetta. Anche se non sai esattamente cosa.

Il periodo non è dei migliori, nuvole oscure di depressione hanno “ferito la giaguara” (grazie Giancarlo per questa meravigliosa immagine), ma resti sempre una giaguara, metti un bel cerottone dove serve e vai.

Sai che laggiù c’è la tua terapia, lo senti, perché lo hai già sperimentato una volta.

Il miracolo si compie e tu, ricevi, ricevi, ricevi, ricevi.

Il modo del tango è una comunità, una grande, estesa, multiculturale comunità. Incontri persone che provengono da tutta la penisola, da tutta Europa e da ben più oltre. Ci lega un filo, quella passione artistica che si snoda intrecciando melodie e corpi, in un’unica dimensione, il tango.

La chiamo “la terapia degli abbracci”. Non è una novità.

Il valore più alto, assoluto, è che guarisci da te stesso senza dover usare parole, senza dover pronunciare parole, solo “essendoci, restando, scambiando” un abbraccio.

Ci pensa l’altro ad attivare quel volano di energia, mutuato dalla musica, che riattiva tutte le sinapsi del tuo benessere psicofisico.

Non tutti sono capaci a cimentarsi in questa sfida, perché se vuoi ballare e stare meglio, devi affrontare la pista nudo.

La nudità non sta nell’abbigliamento (anche se, con il caldo che fa a volte servirebbe), ma nell’anima che deve mostrarsi. Non ci sono pretesti, non ci sono scuse, bisogna avere il coraggio di esistere, per quello che si è e per come si è.

Poi arriva tutto ciò di cui si ha bisogno: l’espressione del proprio io danzante che si libera e crea, la connessione con l’altro ballerino che ascolta, recepisce e propone, in un duetto che diventa corale e abbraccia, letteralmente, tutta la pista.

Ma, dicevo, il valore aggiunto è rappresentato dalla comunità tanguera.

Sento già i fischi dei detrattori che diranno “bugie! c’è gente brutta, cattiva, malefica, odiosa, gente che parla male bla bla bla”. Rispondo decisa che sono tutti starnazzamenti inutili di coloro che non si pongono con l’animo giusto e che, di fatto, sono quelli “tagliati fuori” dalla comunità a cui mi riferisco. Perché la comunità è più forte degli stronzi, e perdonate il francesismo.

Badate bene, parlo di “comunità”, non di gruppo!

Quale è la differenza? Sostanziale direi: comunità= cum / con essa ACCOGLIE, cresce, si modifica, include.

Il gruppo, può essere numerosissimo ma non diventare mai comunità. Capito la differenza, vero?

A Bologna c’era la comunità, quel caldo abbraccio che ti aspetta, la copertina che ti riscalda l’animo, il sorriso aperto di chi ti prende in giro per come sei dandoti baci sulle gote.

Simona e tutto lo staff di SpaziotangoBologna, hanno fatto il miracolo di San Gennaro anche quest’anno, donando momenti magici a tutti i presenti, facendo battere all’unisono il cuore grande del tango.

GRAZIE.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

LA GEOGRAFIA DEL TANGO

 

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Ahi quanto mi sono piacevoli i doloretti che mi accompagnano da ieri sera, quando, smesse le scarpette, ho ripreso la via di casa.

Un’accogliente Bologna, una festa tra amici, un ritrovo di gaudenti del tango provenienti da ogni dove.

Il mio primo ETDS, mini maratona organizzata da una visionaria accogliente che ha saputo dar vita a un evento di tutto rispetto. Bella la periferia di Bologna, immersa nel verde dei prati, un complesso alberghiero destinato a una ricettività congressuale, pertanto dotato di spazi necessari.

Non fosse per il caldo e per la pista quadrata relativamente piccolina a Zola Predosa davo 10 e lode, invece si cucca un 9, 5! 😀

Ma tutto il resto…

Tornando in taxi con due amici, si rifletteva sul magico ingrediente che rende tanto speciali certi eventi .

Personalmente non ho avuto dubbi: mi è chiaro che un evento composto da una maggioranza numerica di persone che geograficamente provengono da sotto il Po, è già una garanzia di piacevolezza relazionale.

Mò mi spiego. Da triestina purosangue, non posso non accorgermi che la “temperatura” dell’accoglienza mano a mano che si scende lo stivale, aumenta proporzionalmente. Quelli del Nord sono più freddi, c’è poco da dire. E ti studiano/scrutano/osservano prima di aprire lo sguardo in segno di saluto e di amicizia.

Non voglio dire che sia malducazione, preferisco definirla diffidenza o timidezza. Una volta aperta la porta, anche con i nordici, entra calore e scambio affettuoso, ma “con (più) calma”.

E poi prendi il tuo treno e scendi, e più scendi più ti senti amato, accolto, ricevuto con affetto e apertura di mente e di cuore.

Vogliamo aggiungere che, se l’incontro è voluto da una squadra a maggioranza femminile, il tepore si sente ancor aprima, ancora più forte e coinvolgente.

Allora ringrazio pubblicamente qui la Simona e tutta la sua Crew di amici, musicalisadores compresi, che mi hanno regalato un week end degno della solare Bologna, sono tornata a Trieste così carica che… potevo arrivarci anche a piedi [… si fa per dire! 😉 ]!

EVVIVA!

Pimpra

 

 

ESITI BOLOGNESI

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Voi mi direte “Ma che c’importa a noi di quello che ha fatto la Pimpra a Bologna!”

Vero, parole sante, allora perchè state leggendo? Sorrido, anzi sorridiamo insieme. Ho il maledetto vizietto dell’articolo di cronaca, come se la mia vita fosse interessante e voi aveste il piacere di scoprirla.

Non è così, ma facciamo finta…

Il bello del lavoro che faccio è che, di tanto in tanto, mi permette di mettere  il naso fuori dalla gabbietta. Vedo e vado in città diverse, anche, se, nel corso degli anni, alcuni appuntamenti sono diventati consuetudini ed ecco vedermi tornare negli stessi luoghi, nelle stesse città.

Una di queste è Bologna, insieme a Lucca, Milano e Torino.

Ogni anno trovo una città diversa, non sempre migliore, ma sicuramente interessante, da scoprire e riscoprire.

La trasferta recente ha regalato particolari piaceri per il palato, consumati in osterie tipiche, suggeritemi da abitanti del luogo.

Ho scoperto poi che, se si vuole fare un po’ di shopping, sicuramente Bologna offre molto e a prezzi più contenuti. In particolare, si acquistano meglio che in Toscana, i capi in pelle. Ma proprio gli stessi, uguali uguali…

La gente per strada è sempre più espressione del melting pot globale e non è affatto raro sentire parlare, con stretto accento bolognese, numerose etnie extra comunitarie.

E’ una città giovane, ma che dico, giovanissima. Sorridente e ciarliera. Le donne sono belle, femminili e arrotondate, hanno volti solari e si muovono con grande agilità in biciletta. A Bologna ho visto pochi scooter.

Adoro i portici che proteggono dalle intemperie, sono riparo alla pioggia e invito a scambiare due parole in compagnia.

Dietro a Piazza Grande è tutto un fiorire di deliziosi localini dove prendere l’aperitivo accompagnato da stuzzichini locali a base di salumi, formaggi e focacce. Nessuno, e dico nessuno degli abitanti, si preoccupa del proprio livello di colesterolo LDL (quello cattivo, per intenderci!)

A Bologna piace mangiare, non ne fa mistero. La media della popolazione è più in carne rispetto all’estremo nord est.

Non credo che gli abitanti siano particolarmente presi dal fuoco sacro dello sport, mi sembrano troppo rilassati e paciosi per essere divorati dal demone della performance agonistica.

Bologna non puzza affatto  di smog e questo pare molto positivo. La nebbia, ho avuto la fortuna di non incontrarla mai, sono donna di bora e di vento e quella cappa lattiginosa davanti agli occhi mi crea senso di oppressione.

Ci voglio tornare ancora, perchè amo il particolare accento arrotondato che mi mette di buonumore.

E poi, voglio gustarmi tutti i profumi e i sapori della terra d’Emilia, nascosti nel sontuoso bouquet di un Sangiovese superiore.

Pimpra (l’epicurea)

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