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DI TANTO IN TANGO: SAPORE DI MARATONA – “L’AMARCORD”

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Prima o poi dovrò decidermi a contarle, per farne l’elenco, alimentare i ricordi, rivivere emozioni.

Anche stavolta mi porto a casa sensazioni che mi nutrono così in profondità da rischiarare l’orizzonte.

Perché, mi chiedo, ho bisogno di tutto questo e non riesco quasi più ad accontentarmi di frequentare le milonghe ma bramo questa “dose” così intensa e forte di tango?

Bella domanda. E’ quel fenomeno che gli anglosassoni definiscono “Addiction“= sono drogata.

Lo confesso: “Ciao, sono la Pimpra e sono dipendente dal tango”. Esistessero gruppi di psicoterapia così sono certa sarebbero molto frequentati.

Torniamo ad “Amarcord”: una letterale botta di adrenalina tanguera, ma non di quella stressante, da competizione, di quella lieve, delicata, intensa, gioiosa, gaudente e divertita. Il massimo.

Ci sono andata da sola, non immaginando come fosse la prospettiva dalla parte della ballerina “non accompagnata”. Di solito se si va insieme a un partner è meglio per entrambi: la/le tanda di presentazione della coppia di ballo e poi, di norma, si aprono gli inviti. Ma da sola?

NO PROBLEM. Basta scegliere la maratona “giusta”.

E come si fa a sceglierla?

Che posso dire, aiuta conoscere gli organizzatori, sapere quanti iperkilometri di ballo hanno nelle gambe, a quanti eventi loro stessi hanno partecipato e che persone sono: generose, aperte, cordiali… o il contrario. Io alle maratone di quelli che se la tirano, non ho voglia di andare.

Ed eccomi, pronta sulla linea di partenza della prima tanda, fare la mirada assassina ad un amico che, molto carinamente, ha aperto le mie danze. Una FOLLIA. Poi non ho più smesso.

Alla sera, a letto, ogni micro cellula del corpo smadonnava imprecando contro quella sciagurata me che non si è fermata un attimo “Uellà donna, ma te sai che c’hai un’età e che certe cose devi farle con granu salis che qui noialtri siamo tutti indolenziti??? Ma ti pare normale ballare 4-5 ore senza fermarti? Tu non sei tutta giusta!!!”

Alla mia me che mi presentava il conto di stanchezza e dolore fisico opponevo un ” Ma Ragazzi, come si poteva stare fermi che c’erano musica, onda di energia stellare e tangueros/tangueras strepitosi, generosi e desiderosi di condividere?”

La magia sta lì in quella piccola parola: CONDIVIDERE.

Dal caffè allo sprtitz aperol per costringersi a fermarsi qualche minuto, alle chiacchiere, ai discorsi anche di una certa intensità e profondità, alle matte risate e, ovviamente, a tande da SCIABADAH!

Allora, fino a che il corpo reggerà e non sarò troppo diversamente ggiovane per far parte del gruppo, sapete che c’è? NE VOGLIO ANCORA E ANCORA E ANCORA che per diventare vecchi e lamentosi c’è sempre tempo!

GRAZIE miei PRODI Fabio, Antonella Maria, Sandra, Claudia e a tutta la crew per averci regalato tanta MAGIA DANZANTE! E agli impareggiabili TJ per aver dato musica ai nostri desideri!

VI LOVVO ASSAI!

Pimpra

 

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IL FREDDO CHE MI RISCALDA

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L’inverno si sta annunciando con i suoi messaggeri di cristallo. Da ieri, qui, nel lontano nord est, si vola (bora tesa) e ci si congela i sentimenti.

A noi triestini questo ventoso Sturmundrang, nonostante tutto, piace e parecchio. Come se la bora venisse a cancellarti i pensieri, le asperità che rendono il volto cupo e la mente annebbiata. Però fa un freddo da morire…

Stamattina la finestra dove le Gattonzole amano trascorrere parte della giornata, aveva una doppia cornice, un bordatura di vapore acqueo e goccioline, segno evidente dell’escursione termica tra dentro e fuori.

La tazza profumata e bollente di orzo tra le mani ed io, con loro, a lanciare lo sguardo oltre la finestra, a gioire del giorno appena nato, con le sue tinte di acquerello rosa e azzurrine.

Le micie mi baciano il naso, con il loro tartufino fresco da gatte reso più umido dal raffreddore. Sembrano umane, o, almeno,così le vedo io.

Abbiamo i nostri riti, ogni parte del giorno è scandita da una particolare attitudine, da un gesto, da un modo unico di stare insieme. Se penso a quella che sono diventata, a volte, mi stupisco. Sono il contrario di quello che avevo immaginato per me, di me, per la mia vita, della mia vita.

Un tempo questo scostamento dall’idea mi avrebbe reso pazza, insicura, piena di dubbi. Quanto è appagante, invece, oggi, poter dire “sono così, perché sono quella che dovevo essere”.

Le Gattonzole, manco farlo apposta, mi fanno da specchio. Gli animali da compagnia imitano i loro umani, per questo li amiamo così tanto, perché osservandoli, ritroviamo una parte di noi.

La bora si è fatta più quieta, l’aria è tersa e fredda, quasi piccante, e ha lasciato in me una profumata leggerezza.

Un freddo così caldo, come da tempo non ricordavo e vado via lieve…

Pimpra

FOTO MIA, Molo Audace dicembre

LE AVVENTURE DELLA PIMPRA

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Una mattina come tante altre, sempre di corsa, sempre veloce e quasi sempre in ritardo, atterro in gioielleria (botteghino di frutta e verdura, ndr) per la merendina di frutta.

Una cliente, evidentemente straniera, entra dopo di me e chiede “Aceite” e il titolare, signore molto simpatico e agé le porge l’aceto. Mi intrometto e spiego che trattasi di olio. Lui mi guarda e prende la bottiglia giusta.

La signora inizia a parlargli inglese americano e il poveretto assume sembianze di punto interrogativo. Mi re-intrometto e traduco per entrambi. Scegliamo insieme la bottiglia d’olio che ella voleva acquistare per il marito americano ma, problemino, non aveva contante, solo carte di credito e qui siamo in Italia perciò “ciao bella” il bancomat nel botteghino non lo possiedo.

Mi offro di accompagnarla a fare il prelievo di contanti che tanto ero di strada ma, capisco poi che la poveretta non disponeva di bancomat internazionale ma solo di carte di credito di cui – ahimè! – non ricordava il pin. Era piuttosto dispiaciuta.

Detto fatto, la paladina degli stranieri in terra italica, la prende sotto braccio  e le dice “L’olio te lo regalo io!”, la Sandra, questo il suo nome, colombiana trapiantata negli States, mi ha guardato come se avesse visto la Madonna e non poteva credere alle sue orecchie. Si è schermita dicendo di non poter accettare un simile dono ed io, per tutta risposta ho ribattuto “Non sarò né più ricca né più povera. Mi fa piacere regalartelo, così porterai a casa un bel ricordo di Trieste”.

Detto fatto torniamo insieme dal gioielliere, al quale dico che l’olio lo regalo io alla signora straniera. Gli occhi strabuzzati dei titolari e le loro parole incredule mi hanno fatto capire come, un gesto gentile verso uno sconosciuto, sia un’azione così rara da risultare miracolosa.

Che dire, ho vissuto all’estero quando ero una bambina, mi piace sempre mettere fuori il naso dal mio paese per annusare l’aria di altre culture, altri popoli, e quando lo faccio mi pongo in modo aperto e amorevole nei confronti di chi mi ospita ed ho sempre ricevuto aiuto, sostegno e buone parole dalle persone che ho incontrato. Perciò, mi è venuto proprio spontaneo, per 13 euro non mi cambia la vita, fare un dono a una sconosciuta.

Ha voluto abbracciarmi, era vistosamente emozionata e contenta. Ci siamo fatte un selfie con il suo telefono di ultimissima generazione e scambiate la mail.

Oggi a Trieste c’è il sole, una luce meravigliosamente azzurra, il cielo è lambito da una lieve brezza ed io vedo il mondo un po’ più bello.

Pimpra

 

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