VADO A RIPRENDERMI LA GIAGUARA

Ricordo perfettamente la prima milonga a cui partecipai tantissimi anni or sono, la luce tenue della sala, illuminata, ai miei occhi, esclusivamente dallo scintillio dei tacchi a spillo delle ballerine.

Fu colpo di fulmine, amore a prima vista, estasi totale.

I piedi delle tangueras disegnavano merletti sul pavimento della sala, inondando i miei occhi di grazia e sensualità.

Immediata dentro di me la spinta a diventare anche io portatrice di quella leggiadria felina capace di raccontare, senza parole, quale donna fossi. La donna che ho scoperto per la prima volta indossando proprio quelle scarpe a stiletto con cui danzare.

Il tango non parte dai piedi, non basta scimmiottare grazia e adornos con le estremità, è un movimento che trova la sua radice al “piso” da cui prende energia e la convoglia nel corpo verso l’alto e poi torna alla terra. Una simbiosi armoniosa che produce linee e movimenti fluidi.

Per una ballerina, di qualsiasi danza, lo stop del corpo è il primo dramma esistenziale: viene meno la confidenza, la sensibilità, l’equilibrio… come il collasso di una struttura lungamente costruita, solidificata, lavorata, resa flessuosa.

Una danzatrice non si deve fermare mai, come un musicista.

La pandemia, su di me, ha avuto un effetto devastante, nel senso che ha congelato, in tutto e per tutto, il mio essere: “ho smesso di …” allenarmi, ballare, fare sport, essere donna, sentire la vita scorrermi sulla pelle.

Congelata. Mai provato una simile sensazione in tutta la mia vita.

La primavera arriva, sempre, e la notte cede il passo al giorno nascente ed eccomi qui, ammaccata, con lo sguardo ingrigito ma finalmente pronta a VIVERE come piace a me, con il sangue che scorre caldo nelle vene e lo sguardo che punta all’orizzonte.

Ed è tornato anche l’amore più grande, gatti a parte, quel tango che avevo congelato dentro l’iceberg insieme a me.

Adesso è tempo di lavorare sulla tecnica, sul corpo che deve ritrovare il suo assetto, la sensibilità, il piacere del movimento di cui ha contezza, l’equilibrio leggiadro sui tacchi.

E poi c’è lei, una persona speciale, una Maestra che a lezione dona tutta la sua passione, senza tenere nulla per sé, la “Giaguara assoluta”, colei che basta guardarla camminare e pensi “La voglio anche io la sua stessa falcata, quel tocco felino al pavimento, quell’eleganza di gatta e di Jaguar insieme”.

Il tango è tornato, la donna si sta risvegliando e, con i giusti appoggi (grazie Maestra!), indossare quotidianamente i tacchi torna ad essere un piacere.

Questo post è dedicato ad E., già la immagino schernirsi dall’imbarazzo.

Pimpra

IMAGE CREDIT: Marco Piemonte

Tango Shoes: modello Pigalle di Regina Tango Shoes

NUOVI DILEMMI.

Più di un anno senza mettere piede in milonga.

Ascoltare i brani degli amati compositori mi procura una lacerante ferita di emozioni che non riesco a reggerne l’urto.

Non indosso gli amati sandali, espressione prima di ogni giaguara sulla pista, da troppo tempo oramai.

Ieri però, ricevo il primo invito ufficiale a una milonga all’aperto, una milonga che amo moltissimo, organizzata da persone che stimo.

Le regole imposte sono, ovviamente, restrittive: si balla all’aperto e solo con il proprio partner.

Una scossa mi ha attraversato la schiena, come a rimettermi in vita, l’emozione di aver tanto atteso e finalmente potere. Poi, subito, il congelamento.

Io non sono vaccinata. E non lo sarò per lungo tempo. E non ho un partner con cui fare coppia.

L’adrenalina che mi ha scosso per un istante, si è immediatamente dissolta nella pura razionalità: io, non posso ancora.

Se fossi vaccinata avrei goduto della notizia, ma così, francamente, mi ha fatto più male che bene.

Da un lato mi sento “sfortunata” a non poter godere di quella “immunità” che aprirebbe le porte a una vita sociale più degna di essere vissuta, dall’altro lato, questo lungo anno di privazioni mi ha insegnato l’arte della pazienza.

Psicologicamente la prima milonga in cui mi recherò avrà lo stesso portato emotivo della prima volta in cui ho fatto sesso in vita mia. Un misto di emozioni incredibili, dalla curiosità alla paura, con tutte le sfumature delle aspettative.

COME SARA’?

QUANDO SARA’?

CON CHI SARA’?

Me lo chiedo spesso, non senza provare quel misto di desiderio e preoccupazione.

Pimpra

TANGO E PANDEMIA. Una ricorrenza che non avremmo voluto celebrare

Tempus fugit. Meno male, dico a me stessa, mentre constato che sono circa 365 giorni che non frequento più una milonga, per non parlare di una maratona, festival o weekend “tango esclusivo”.

Nella mia carriera di tanguera, non ho mai superato le due settimane di inattività, se e quando accadeva, il motivo era sempre e solo uno: l’infortunio.

365 giorni sono una piccola vita. Un bimbo che inizia a muovere i primi passi nel mondo, a gorgheggiare le prime parole.

Un anno di stop per me e per moltissimi appassionati rappresenta un sacrificio enorme, di certo impossibile da paragonare rispetto a coloro – e ne conosco un’infinità -che nel tango esercitavano la professione, si guadagnavano da vivere, mantenevano la famiglia.

Per questa gloriosa comunità spero che la luce in fondo al tunnel non tardi ad arrivare, anche se, fatico ancora a credere la fine della pandemia sia vicina. Possiamo solo aspettare.

Nel frattempo spesso mi chiedo come sarà quella prima volta in cui rimetterò piede su una pista da ballo. E’ un sogno che faccio spesso, ripercorrendo con la mente i luoghi che mi sono più cari. L’immaginazione mi sta giocando uno scherzo crudele poichè li presenta alla memoria sempre vuoti.

Torna dinnanzi allo sguardo il salone a vetrate della Tosca, percepisco la musica e i ballerini in ronda con il musicalizador al centro, degno deus ex machina, burattinaio delle danze e del divertimento. Ho negli occhi i colori degli abiti delle donne, sgargianti, seducenti, espressione unica di una femminilità conquistata e vissuta con allegria e consapevolezza. E gli sguardi, quanto mi mancano quegli sguardi che, magnetici, si agganciavano nell’etere per poi convergere in un abbraccio denso di promesse e di misteri che la tanda avrebbe raccontato.

Ho ballato per tre lustri senza mai fermarmi, con ardore, mossa da una passione che bruciava e mi spingeva a continuare, a cercare, a scandagliarmi, in ogni abbraccio che ho dato e che ho ricevuto.

Oggi è come essere rimasta orfana di una parte importantissima di me, di quel lato prezioso e intimo, ma anche estroverso e solare, la sensibilità del corpo e dei sentimenti come rarefatta e in attesa.

Mi chiedo spesso se avrò paura di avvicinarmi all’altro, di appoggiare con fiducia il mio corpo al suo, di abbracciarlo come se tra di noi non ci fosse ostacolo alcuno, perfetta simbiosi di due essenze in una sola, come nell’amore.

Sono molto stanca di avere paura, perché amo profondamente la mia comunità tanguera, nelle sue infinite sfumature e provenienze.

Ma mi chiedo come sarà, come sarò e non trovo la risposta.

Il salone delle feste del giardino d’inverno di Villa Castelletti è ancora chiuso, le luci spente, la musica silenziosa, il parquet perfettamente lucido. Solo la goccia di una lacrima cade a terra, è la mia.

Ma torneremo, ne sono certa.

Pimpra

INSEGNANTI, MAESTRI, ALLIEVI E TANGO ARGENTINO

L’odioso virus ha colonizzato tutti gli ambiti della nostra vita lasciandoci pochissimo margine di azione e di libertà di essere e di fare come e ciò che vorremmo.

L’essere umano è nato per adattarsi e così sia, sebbene con le ossa rotte e l’umore a terra, stiamo tutti imparando a vivere di nuovo in modo diverso.

Il mondo del tango è tra quelli più colpiti dai nuovi divieti legati alla pandemia. Dopo lo choc iniziale di vedermi costretta ad appendere le scarpette al chiodo, ho sfruttato il periodo per riflettere su alcuni aspetti.

Ripensavo a quanti maestri ho incontrato nei miei anni di studio. Tanti, sicuramente, ricordo gli stage seguiti con professionisti famosissimi, gli innumerevoli corsi, le lezioni private che ho frequentato.

La distanza obbligata a cui la situazione contingente mi costringe, ha fatto luce su un criterio che, in precedenza, nella scelta di percorsi/corsi/stage, non avevo valutato con sufficiente attenzione.

Immagino il maestro come colui che ducit et docet, mi aspetto che egli/ella oltre alla competenza di materia che – ovviamente – gli riconosco, ci metta un ingrediente in più.

Per me il maestro vuole essere generoso del suo sapere, poiché il suo successo passa attraverso il percorso di crescita del suo allievo.

Ho quindi ripercorso tutti gli anni in cui ho studiato, rendendomi conto che tante volte ho incontrato insegnanti che fingevano di essere maestri poiché il dono che facevano del loro sapere arrivava solo fino ad un certo punto.

Insegnare una materia come la danza ha evidentemente mille sfumature, ma resto della mia idea che insegnare, richieda in primis generosità. Si fa dono di se stessi, del proprio percorso, della propria esperienza all’allievo che, a sua volta, evidentemente, elaborerà con i suoi strumenti e le sue capacità, quanto ricevuto.

Mentalmente ho risposto all’obiezione che più volte ho sentito ribattere, ovvero “io non posso/non voglio plasmare a mia immagine e somiglianza l’allievo”. E su questo sono d’accordo ma, senza imporre la mia visione del mondo come unica e assoluta, ciò non vieta all’insegnante di aprire la sua valigia di esperienza e di condividerla.

Questo maledetto periodo, alla fine, qualcosa mi ha insegnato: adesso so chi andare a cercare.

Pimpra

DOLCE SETTEMBRE

E’ un mese particolare, un po’ come gennaio, settembre segna la ripresa.

Riaprono scuole, l’Università, corsi di ogni genere, la vita riprende a fluire ritmata dagli impegni che ne scandiscono i giorni.

Anche i corsi di tango ripartono in presenza con tutte le dovute cautele del caso. Tutti noi cerchiamo la normalità per riacciuffare il nostro equilibrio.

Settembre sono fiammate di gialli, di rossi e arancio. Non immagino più l’autunno come la stagione che mette fine all’estate, è molto di più: è inizio.

Ci trasformiamo cambiando sembianze interiori e questa mutazione, prima di compiersi, attraversa più fasi. L’autunno è una di queste, forse quella più interessante poiché dallo splendore estivo urlato dalla natura, si volge a un canto roco e profondo, carico di promesse, fatto di luci ed ombre.

Mi accingo a trasformarmi insieme alle foglie, pronta per lasciare andare ciò che sono stata e iniziare la creazione di quella che verrà.

Ascoltando il canto melanconico di giornate sempre più brevi accolgo la dolce luce della sera.

Vi auguro una buona rinascita.

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. Focus su: il tango è donna, il tango e la donna. CAMILLA CURATOLO

L’ho vista ballare un giorno, per caso, in una pista affollata. Si vedeva solo lei, la sua dinamica fluida e veloce, scattante ed eterea, il tango attraversava il suo corpo come corrente elettrica, elegante e bellissima.

Potevo farmela sfuggire? Certo che no!

Sono felice di proporvi la Six.Q tango intervista di oggi con Camilla Curatolo, buona lettura!

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza
    Camilla Curatolo – Milano

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo?
La mia femminilità trova nello spazio-tempo di un brano di tango ballato abbracciati le condizioni perfette per esprimersi:
l’atmosfera creata dalla musica, il contatto della pelle, la connessione e lo scambio con l’altra persona. E’ una questione molto intima la femminilità,
che a mio avviso si traduce nel tango in armonia e naturalezza dei movimenti. Ha poi una forte componente istintiva e necessita come presupposti
equilibrio e comodità che io ritrovo ai massimi livelli indossando scarpe basse. La sfida per me, quando si tratta di ballare di fronte al pubblico,
sta nel coniugare l’estetica di una scarpa con tacco alto alla potenza espressiva che ottengo in scarpe da ginnastica
.
La dicotomia che sperimento tra essenza e apparenza (in senso statico) ed il fatto che dia spesso precedenza alla prima ha ostacolato il mio
“successo” nel tango professionale? Può essere, ma d’altra parte il mio ballo è molto sincero e l’espressione è necessità e ragione stessa dell’atto.
Nell’insegnamento utilizzo la mia idea e percezione di femminilità per spronare le persone a sperimentare ed esprimere la propria in modo autentico.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve?
Nel tango le persone si mettono in gioco mentre sperimentano un modo tutto nuovo di muoversi e relazionarsi.
Coloro che si appassionano, prendono man mano confidenza con se stessi, affrontano tante paure e insicurezze, si creano obiettivi e aspirazioni:
il cambiamento psicologico è inevitabile.
Dal mio punto di vista trovo stupendo e superappagante riuscire a facilitare lo sblocco di quelle tensioni che si riflettono sul corpo ma che
derivano in realtà dal profondo. Vedere allievi che si avvicinano sempre più all’idea che si sono fatti di se stessi ed accompagnarli nel processo

è il massimo.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.
Penso che tutti dovrebbero cimentarsi anche nello studio del ruolo opposto al proprio (che per altro non deve essere necessariamente legato al sesso),
non vedo alcuna controindicazione bensì innumerevoli spunti di riflessione e miglioramento. Ovviamente gli allievi devono essere guidati in modo corretto durante il processo, bisogna sicuramente evitare atteggiamenti caricaturali dei vari ruoli e gli insegnanti devono essere di esempio in questo ed all’altezza del compito.
Lo stereotipo per cui le donne che studiano da leader poi diventano ingestibili nel ruolo di follower secondo me è assolutamente falso,
penso semplicemente che ci siano alcune donne il cui ruolo più spontaneo sia quello di leader.
Fino a qui ho parlato di studio (lezioni e pratiche). Quando si tratta invece di ballo in milonga trovo perfettamente legittimo che le persone non intendano
cimentarsi nel ruolo opposto e/o non vogliano ballare con qualcuno del proprio sesso: il ballo deve essere inananzitutto piacere
ed ognuno deve poter seguire le proprie inclinazioni liberamente
.

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità,
ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Il tango fa bene e fa male. Ho visto donne sbocciare, deprimersi, arrabbiarsi, sciogliersi, affrontare i propri demoni, buttarsi a capofitto alla ricerca di sé o di un ballerino, morire di invidia, sopportare i tacchi, amare i tacchi, scoprirsi, vincere la timidezza, abbracciare per la prima volta, sentirsi indipendenti all’interno di una coppia. Ho visto donne scomode, scomodissime ed altre lucenti.
Ho visto donne sopportare, accontentarsi, vincere, fare amicizia, innamorarsi, sentirsi forti, scegliere, fare un salto di qualità.
Ho visto e vissuto esperienze contrastanti, ognuno arriva al tango con il proprio bagaglio ed i propri sogni
.
Come sempre nella vita ci vuole anche un pò di fortuna nell’incontrare le persone giuste con cui condividere il cammino.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.
Per rimanere in tema con l’intervista chiudo come segue (chi mi conosce di persona probabilmente mi ha già sentito pronunciare frasi simili).
In generale, la maggioranza numerica ed il fatto che gli uomini studino poco possono rendere il ruolo femminile frustrante. Vedere uomini mediocri che appena mettono due passi in fila si sentono superman è ancora più frustrante e squallido. Forza donne, restiamo unite e sosteniamoci a vicenda con gioia.
Valorizziamo noi stesse e gli uomini che se lo meritano ;P Viva il tango.

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Per studiare e per contattare la Maestra:

Contatti personali: fb Camilla Curatolo – cell. +39 340 710 7123
Corsi regolari presso A.S.D. TangoZeroDue a Spazio Lambrate, viale delle Rimembranze di Lambrate 16, Milano
Sito web: tangozerodue
Pagina fb: tangozerodue

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Ringrazio molto Camilla per aver partecipato all’intervista!

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. Focus su: il tango è donna, il tango e la donna. FRANCESCA BRANDI

La Six.q di oggi si sposta a nord Ovest per incontrare un’artista che ho visto più volte esibirsi apprezzandone i gesti sinuosi e la grande capacità tecnica, vi presento con piacere Francesca Brandi!

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza
    Francesca Brandi – Genova

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo?


E’ una domanda a cui ho pensato tanto prima di rispondere. Ho pensato a me all’interno dell’abbraccio e ho cercato di paragonarlo al mio modo di essere al di fuori del tango, all’immagine che gli altri possono avere di me! In realtà dovrebbero essere quelli che mi conoscano bene a rispondere ! Io credo che coincidono anche se non in tutto o meglio, forse quando ballo prevale la parte di me della mia femminilità che nella vita di tutti i giorni tengo un pò nascosta. Nell’abbraccio sono molto di più accondiscendente, accogliente, cerco una soddisfazione che arrivi passando dall’accontentare l’altro, dal riuscire a soddisfare le richieste, il desiderio di chi mi sta abbracciando. La magia accade quando anche l’altro la pensa come me. Credo che ci voglia molta generosità nell’abbraccio, molto ascolto, è quello che io vedo come femminilità, del resto io sono molto di più un maschiaccio. La femminilità come seduzione serve nella ricerca della sicurezza in se stesse, bisogna stare bene con il proprio corpo e con il proprio io per ballare bene. Da qui secondo me non si scappa.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve?


Insegno oramai da più di 15 anni, ho visto un grande cambiamento nell’approccio delle allieve al mondo del tango. I primi anni arrivavano con molte meno aspettative, erano più pazienti, crescevano insieme al proprio compagno di ballo , a volte lo “aspettavano” essendo il ruolo di leader sicuramente più complesso.Si approcciavano alla milonga con meno aspettative, coscienti che ci fosse un percorso da rispettare e gustandosi comunque quello che il perso riservava nelle sue tappe. Con il tempo le ho viste diventare un pò più pretenziose, convinte che la vetta si dovesse raggiungere con un balzo. Forse troppa aspettativa ha portato avanti più frustrazione e delusione.
Banale dire che dal punto di vista fisico , ovviamente riscontro, come del resto è successo anche a me, a un ritornato piacere al tacco alto , in un’epoca di sneackers dipendenza , della gonna e delle armi seduttive classiche. E questo è sicuramente positivo, secondo me se fosse anche accompagnato a un ritorno alla lentezza vero, del resto con i tacchi non si corre bene ;-)) sarebbe perfetto per gustarsi appieno quello che il tango può dare.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.


Credo che lo studio nei due ruoli possa diventare un’arma a doppio taglio. E’ bello, ma molto difficile da gestire. Nel ruolo della donna follower c’è una buona dose di istintività, data da un ruolo un poco più passivo (permettetemi di dirlo senza uccidermi!!!) che possa venire “inquinato” da una troppa consapevolezza tecnica

Vizi per la follower : perdere in spontaneità, perdere in ascolto, rischio di saltare il sottile filo fra la proposta e la conduzione, perdere in femminilità, perdere la piacevole sensazione di abbandonarsi all’ascolto senza coinvolgere la testa .Quest’ultimo punto ho sentito di provarlo io nel momento che ho iniziato ad insegnare e quindi gioco forza ho dovuto far entrare di più la testa codificando movimenti che per me erano spontanei.
Virtù per la follower : consapevolezza di quello che si fa e soprattutto di quello che non si dovrebbe fare!! A scuola, per esempio, provando nell’altro ruolo si può capire davvero bene quale sia il confine fra la risposta all’input del ballerino e partire per i cavoli propri e quindi anticipare :-)) come il corpo debba essere “sostenuto”, quali siano le caratteristiche piacevoli di una brava ballerina.

Vizi per il leader : non mi vengono in mente, non credo ci siano.
Virtù per il leader : consapevolezza dell’importanza della connessione, consapevolezza del confine fra la giusta marca e la violenza ;-))) importanza di un abbraccio deciso ma piacevole, ascolto dei tempi di risposta
, comprendere l’importanza che ha una guida chiara e soprattutto sicura.
Per tutti i ruoli direi può aiutare alla comprensione e alla tolleranza evitando i chi te l’ha chiesto? Non me l’hai detto, mi anticipi, non mi ascolti, quello mi porta meglio, quella mi abbraccia meglio, quello mi dice che sono bravissima, quella mi dice che con me si diverte…ecc..ecc.. ;-))

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Il tango fa bene a tutti. Attiva una trasformazione profonda, o meglio riporta ad un ascolto di noi stessi, del nostro corpo, del nostro istinto, del nostro io a volte sommerso, dimenticato o lasciato da parte. A me ha aiutato ad aprirmi agli altri soprattutto a superare le mie barriere fatte di timidezza e riservatezza. Il più grande scoglio da superare, l’ho provato io e lo riscontro nelle allieve , è l’abituarsi al contatto fisico così intimo, all’abbraccio che mette quasi a nudo il tuo corpo e il tuo modo di essere Mi ricordo una volta un ballerino mi disse alla fine di una tanda, tu non ti lasci mai andare fino in fondo, arrivi fini ad un certo punto e poi torni indietro. Questo mi fece molto riflettere, aveva proprio ragione, ero io. Quando le donne riescono a superare questo scoprono il piacere dell’affidarsi, di sentirsi protette, del dialogo che può avvenire anche senza le parole attraverso il corpo. Non è un caso che in questo periodo di distanziamento sociale, dove il contatto fisico è stato ridotto o addirittura eliminato, abbiamo avuto tutti più bisogno delle parole, quasi a colmare il vuoto che riempivamo con i gesti , gli abbracci, le carezze.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.


Mi sa che ne ho dette già troppe ! 😉 Mi piacerebbe ricordare perchè mi sono innamorata del tango….mi ha affascinato molto vedere come la differenza generazionale fosse tranquillamente annullata nella fusione di un abbraccio che funziona, un abbraccio che supera la differenza di età , di ceto, di bellezza, di credo….come certe barriere fra le persone vengono superate velocemente da una passione comune, quante volte ho pensato che quell’uomo sconosciuto a cui mi abbracciavo se mi avesse avvicinata in un bar per offrirmi un caffè mi avrebbe fatta allontanare :-)) w il tango!

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Per studiare e per contattare la Maestra:
Sede e indirizzo della scuola: Corsi presso Circolo Matteotti Via del Fossato 2 canc. Genova – Cus Genova Via Montezovetto, 21 a Genova
Sito web: www.sergioyfrancesca.com
Pagina fb : Sergio Y Francesca – Scuola stabile di tango argentino

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Ringrazio molto Francesca Brandi per aver partecipato alla SIX.Q tango intervista.

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: Marianna Carpene

L’ho vista ballare e non ho potuto togliere gli occhi dai movimenti di questa libellula tanguera.

Godiamoci l’intervista a Marianna Carpene!

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Marianna Carpene, vengo dalla città di Verona

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo

Nella sua espressione più autentica credo che la danza (come parte del più grande mondo dell’Arte, chiaramente) sia un canale potentissimo di trasmissione della propria individualità, che va molto oltre la propria femminilità!

E la costruzione – al di là degli aspetti tecnici universali – di un proprio stile di insegnamento, di performance o di ballo sociale è strettamente legata allo sviluppo della personalità e alla presa di coscienza delle potenzialità del proprio modo di muoversi nello spazio, della propria “attitudine”.

Ma tutto è parte di un processo di ricerca e scoperta, quindi come tale è incostante e in continuo cambiamento.

Di conseguenza anche la percezione che abbiamo di noi stesse, del nostro corpo, della nostra emotività e femminilità è mutevole. Per questo motivo ogni volta che balliamo ci sentiamo diverse…una delle tante magie del Tango, per fortuna.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Nella nostra disciplina è quasi inevitabile il confronto con sé stesse: dalla riscoperta del proprio corpo, del modo in cui “esistiamo” nello spazio, di quello che possiamo trasmettere e percepire quando balliamo

Sono tutti aspetti introspettivi che nella vita quotidiana quasi sempre ci vengono preclusi. Quante ore passiamo mediamente guidando, sedute ad una scrivania al lavoro, ad occuparci della casa, della famiglia, di noi stesse? In tutta questa frenesia – e per il tipo di società in cui viviamo oggi – è oltremodo facile dimenticare quale sia il nostro stadio naturale…come si cammina, come si respira, come si può essere attivi e presenti senza essere per forza in tensione.

Soprattutto per noi donne contemporanee è molto difficile “lasciare andare”, aspettare, fidarsi, concentrarsi su una dimensione più interiore per migliorare o perfezionare il nostro modo di muoverci.

E’ come essere obbligati a guardarsi a fondo in uno specchio…non piace a tutti, ci sono reazioni molto diverse, dalla gioia, alla commozione, allo sconforto o alla fuga addirittura.

L’importante però è che ogni donna possa vivere questo percorso secondo i propri tempi e credo che questo sia un compito molto importante per chi insegna. Se riusciamo a rispettare ed accompagnare le esigenze ed i timori di ognuna delle nostre allieve il risultato è sempre una crescita reciproca.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.

A dir il vero trovo più vizi che virtù nella possibilità di sperimentare un ruolo diverso da quello tradizionale – che poi di tradizionale non so quanto ci sia visto che il tango si ballava originariamente tra uomini

In ogni caso, qualsiasi cosa stimoli la nostra curiosità ed arricchisca la nostra conoscenza non può che far bene al nostro ballo e al nostro essere!

Nuove sensazioni, nuove prospettive e nuove difficoltà spesso aprono strade di esplorazione inaspettate e ci permettono di capire meglio noi stesse e l’altro durante il ballo.

Ci sono coppie leader/follower maschio/femmina assolutamente divine, ma ce ne sono tante altre con ruoli invertiti o con ballerini dello stesso sesso che sono altrettanto incantevoli…insomma l’Arte è Arte e la Bellezza è Bellezza. In tutte le sue forme e sfaccettature.

L’unica cosa che conta è rimanere fedeli al proprio modo di essere e al proprio modo di esprimersi.

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Come dicevo prima la scoperta di sé stesse è un percorso quasi obbligato per molte donne che si avvicinano al mondo del Tango, è un po’ come andare in terapia o ricevere della consulenza psicologica! Solo che molto spesso siamo allo stesso tempo le dottoresse e le pazienti.

Curiamo noi stesse e affrontiamo a tu per tu le nostre insicurezze e le nostre paure durante il nostro percorso di studi, ballando o imparando la tecnica poco importa.

Ogni volta che siamo in movimento ci mettiamo in gioco e facciamo emergere le nostre forze e le nostre debolezze.

Credo comunque che il Tango faccia bene a tutti, non solo alle donne!! Sono molto paritaria in questo senso ☺

La crescita personale serve sempre, ad ognuno di noi

Diciamo che forse, a differenza di altri aspetti della società in cui la figura femminile è esaltata prevalentemente per le proprie caratteristiche estetiche, nel Tango la donna brilli, incanti o emozioni soprattutto per il proprio carattere, per la propria personalità e per la propria “onda”.

Non mancano di certo gli esempi di ballerine straordinarie ed emozionanti con corpi più che normali.

Il nostro ruolo di ballerine ed artiste è quello di essere veicolo di emozioni, di sensazioni e soprattutto di energie. Tutto questo ha poco a che vedere con la nostra struttura fisica.

In questo senso quindi sì, è sicuramente un ambiente in cui ogni donna può trovare ed esprimere una sua bellezza unica ed irripetibile (che meraviglia!) 

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Dico sempre tutto, anche se non me lo chiedono…ahimé!! ☺

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Per studiare e contattare la maestra:

Sede e indirizzo della scuola: Verona c/o Centro Polisportivo Don Calabria

Sito web: Nueva Onda Milonguera

Pagina fb: Nueva Onda Milonguera 

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Ringrazio molto Marianna di aver accettato l’invito a partecipare alla SIX.Q sul tango femminile.

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: MIMMA MERCURIO

Sono molto felice di presentarvi la SIX.Q di oggi con Mimma Mercurio, un’insegnante che ho sempre ammirato da lontano.

Godetevi la sua testimonianza frutto di anni di passione tanguera sempre vissuta con intensità, serietà e dedizione.

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Mimma Mercurio, sono una siciliana trapiantata a Roma.

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo 

Mentre danzo, viene fuori qualcosa di intimo e sottile della mia personalità. L’essere donna, l’armonia e il fluire delle emozioni si mescolano e in qualche modo influenzano la sinuosità dei miei movimenti. Il seguire ed interpretare il movimento dell’altro, aggiungendo la mia energia e la mia personalità e’ la cosa che più mi affascina del tango. Ho sempre apprezzato del ballare tango la non ostentazione della femminilità, ma la naturalezza del movimento femminile, la grazia, la dolcezza, l’irruenza e l’eros che da questo ne scaturisce in maniera non forzata e finta. L’essere sensuale senza voler essere a tutti i costi sexy. Aborro la sfrontatezza, gli abiti esageratamente succinti ed appariscenti, che se pur scollati e corti a mio parere “coprono“ la vera bellezza di una donna. Diventano una “corazza”, una maschera. Per me ballare e’ scoprire l’anima, lasciare scorgere qualcosa di intimo e personale. Danzare e’ essere eleganti e allo stesso tempo semplici. E’ come un fiore che sboccia e poi si richiude, che mostra la sua bellezza, i suoi colori, al suo partner. Ma non spiattella la bellezza, non ostenta. E’ uno schiudere l’anima e mostrarsi “nudi” e forti e fragili allo stesso tempo. Non sono una “pantera” nella vita e non credo di esserlo nel tango, ma mi riconosco una forza vibrante e una capacità di lasciarmi andare all’abbraccio accogliente e generoso dell’altro, che penso renda femminile il mio danzare. Mi piace ascoltare e rispondere, sorprendere, aderire, svelarmi e nascondermi, un gioco, un dialogo e non un monologo. Inseguo una simbiosi che riesca a mettere in evidenza il mio essere donna, non omologata alle altre. Perché mi piace pensare che siamo tutte diverse, e che ballando contribuiamo a creare bellezza, ora nel movimento sinuoso, ora nel movimento secco, forte, debole, morbido, spigoloso, basso, alto, fragile, determinato. La femminilità ha tanti colori e sfumature, e attraverso il movimento nel tango abbiamo la possibilità di farli esplodere e brillare.

Se devo rimproverarmi qualcosa, forse un po’ più di faccia tosta e di spavalderia, avrebbe giovato

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Spesso incontro allieve che nella vita hanno ruoli di prestigio, di comando, e che fanno fatica a connettersi con l’altro. Prevale la loro spinta a “comandare”, ma quando riescono a cambiare sguardo, a trovare la fiducia nell’altro, a chiudere gli occhi, ritrovano una femminilità ed una sensualità impressionante. 

Di contro mi ritrovo anche allieve molto timide, impacciate, che fanno fatica a indossare una gonna o un top scollato. Mi è capitato di vedere sbocciare queste allieve e diventare delle vere milonguere. Lo vedi da come si vestono, da come tengono i capelli. Poi magari finita la serata, ritornano a essere le timidone di sempre. Il tango ha permesso loro di far emergere il loro lato sensuale.

Devo dire che riscontro anche molta “paura” di affidarsi all’altro, non è così ovvio e semplice abbracciarsi. Il contatto fisico fa paura. Il non fidarsi dell’altro, credo che questa cosa in questo tempo storico, la dice molto lunga.

Altro atteggiamento è l’essere snob, -“con quello non ci ballo, quello non mi piace”, insomma esageratamente schifiltosi, in entrambi i ruoli, non solo le donne

Ballare è esserci per l’altro, è un gesto di altruismo. Ballare è dare, è darsi. Quindi essere generosi. Ecco quando succede questo, si balla bene e con piacere. E a volte questo accade.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.

Devo dire che il pregio di molte ballerine e’ quello che amano studiare, mettersi alla prova, ballare, ballare, ballare, studiare, studiare, provare, provare, provare. Studiare nel cambio di ruolo lo trovo molto importante, misurarsi e mettersi nei panni dell’altro. La prima cosa che succede nelle mie allieve che si sperimentano nel ruolo di leader è il rendersi conto di quanto sia complicato “l’altro ruolo”, di come sia difficile guidare. La seconda cosa che avviene, dopo questo primo step e’ quello di desiderare di ballare con un follower leggero (non nel solo senso di magrezza), accondiscendente, non troppo pretenzioso. La terza cosa che succede, e’ che ballando da leader comprendono meglio il loro ruolo di follower. Si rendono conto di quanto sia importante e prioritario l’ascolto, la connessione, di quanto incida ballare con il sorriso, con la leggerezza in tutti i sensi, trovare un/a partner aperta e disponibile. Perché il tango si fa in due, e senza connessione, senza l’ intenzione di volersi “parlare”, senza la disponibilità ad ascoltarsi, non c’è tango, in un ruolo o nell’altro.

Alcuni leader di buon livello che ballano anche da follower, sono veramente eccezionali, li vedi lí che chiudono gli occhi, che si concentrano nell’ascolto, che si divertono. Lavorano con la dissociazione, azzardano boleos. Devo dire che sono in minoranza gli uomini/leader che studiano seriamente da follower. Capita molto più spesso che donne/follower studiano entrambi i ruoli e ballino anche in milonga nei due diversi ruoli.

Tante donne stufe di stare in panchina in milonga, a fare tappezzeria, anziché abbandonare, o semplicemente a lamentarsi che nessuno le invita, hanno cominciato ad approfondire l’altro ruolo. La trovo una cosa bella

Perché spesso sento solo lamentarsi di ciò che non va, e non si fa nulla per migliorare se stessi e l’ambiente che si frequenta. Si addossa la “colpa” sempre a qualcos’altro fuori di sé.

Alcuni leader che si sperimentano nel ruolo di follower risultano a volte “pesanti”, o molto spesso accade che follower che sperimentano il ruolo di leader si lamentino di avere un partner non collaborativo. Frasi tormentone che mi riferiscono più spesso durante le lezioni e le pratiche:

non si sposta, e’ incollato 

ci vuole la gru, e’ un trattore, un frigorifero, un mobile….

e’ esile, ma sembra che pesa 100 kg 

non gira, non ruota, s’impunta…

vuole guidare lui, non si lascia guidare

Potrei raccontare aneddoti su aneddoti !!!

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Penso che il tango faccia molto bene in generale, a uomini e donne.

All’essere umano fa bene, perché lo mette in contatto con se stesso, perché permette di potersi esprimere senza le parole, ma attraverso il proprio corpo. Perché è un veicolo con cui fare passare le proprie emozioni. Perché è un’arte meravigliosa che coniuga sentimento, corpo, poesia, movimento, musica, interiorità, dialogo, comunanza, vicinanza. Perché ti apre ad una socialità, perché ti fa prendere confidenza con il tuo corpo, e si per le donne fa scoprire la propria femminilità, la valorizza, ti “abbellisce”. Perché ti riempie e ti svuota.

L’abbraccio ti riempie. La mente si svuota. La musica ti riempie.

Le emozioni circolano. Il corpo si muove e si rigenera.

Per ballare tango, ti prepari, ti vesti carina, ti trucchi, pronta per approcciare il partner sottilmente e “carnalmente”.

Ballare ti fa sognare, ti smuove dentro, ti fa incontrare l’altro. Ti fa sentire parte di una comunità. Ti fa compagnia, ti consola, ti sfida, ti mette alla prova, ti da energia, ti toglie il sonno, ti rende vivo.

In questo periodo di distanziamento sociale, il Tango e’ stato un’ancora di salvezza per molti. Sembrerebbe un controsenso, il tango, il ballo dell’abbraccio, come può essere coniugato in altra maniera? Senza abbraccio, non c’è tango. Ed è vero, ci manca, ci è mancato da matti, nell’impossibilità di andare in milonga, di ballare, di andare alle maratone, o ai festival, ai raduni, si è aperta la grande possibilità di soffermarsi sulla Tecnica, sull’ascolto musicale, sui testi poetici dei brani, ci si è potuti interessare della storia dei grandi personaggi (maestri, musicisti, poeti, cantanti, ballerini delle varie epoche fino ai giorni nostri). Tutto si può trasformare in opportunità, se non ci si arrende.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Una cosa che mi piace dire, che nonostante siano passati 22 anni da quando ho iniziato a ballare, sento ancora dentro un grande fuoco, una grande gioia, un afflato speciale per il Tango. Non mi ha stancato, sento che c’è sempre da imparare, scoprire, conoscere, investigare. Un mare infinito, che non si esaurisce, acqua sempre nuova, fresca. A volte onde alte, altre volte acqua placida, ma mai ferma e stagnante.

Vorrei continuare a lavorare, sperimentare, gioire del e col Tango, questo è quello che interiormente sento.

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Per studiare e contattare la Maestra:

Scuola Meditango di Roma via Cupa 5.

Sito web: meditango

Pagina fb: Mimma Mercurio scuola Meditango

Profilo Fb: Mimma Mercurio

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“Ballare è esserci per l’altro” solo per questa frase Mimma ha un posto nel mio cuore, la ringrazio tantissimo di aver partecipato!

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE . Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: FRANCESCA AUTERI

La carovana delle interviste SIX.Q si spinge nella bellissima Sicilia intervistando una delle numerose e incantevoli tangueras, artiste e insegnanti che popolano quella meravigliosa terra.

Godiamoci quindi l’intervista dell’amica Francesca Auteri da Catania.

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza.

Francesca Auteri, dalla sicilianissima Catania.

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo. 

Per me essere donna e essere danzatrice, o ancora, essere una danzatrice donna, sono due elementi che s’intersecano fortemente ma senza doversi per forza contraddire l’un l’altro, anzi. Spesso nel tango la femminilità (o ciò che nell’immaginario comune è associato “all’essere femmina”) viene estremizzato e tramutato in stereotipo (forse una gabbia?) di genere. Ma l’essere donna va ben oltre il tacco 10 e la gonna con spacco inguinale; è un sentire profondo, viscerale, una connessione con ciò che di più antico esiste in noi, con la nostra ciclicità corporea, il nostro sangue, le nostre ossa. Una danzatrice donna sarà sempre donna, fuori dalla scena e in scena, quando insegnerà e quando berrà un caffè bruciato al bar; sarà donna a prescindere da cosa indosserà, da quale orientamento sessuale avrà, da cosa mangerà la sera a cena. 

3.Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Il tango, come tutte le discipline degne di chiamarsi tali, è a tutti gli effetti un profondo percorso conoscitivo del sé più intimo. Quindi, in primis, ci si riappropria del corpo, della capacità di sapersi muovere da soli e in coppia; si allontana la paura del contatto con l’altro, si riscopre l’abbraccio, la diffidenza lentamente si tramuta in fiducia, il gruppo diviene momento di condivisione e socialità. E ciò riguarda tutti, non solamente il gentil sesso! Inoltre spesso si approda a questa danza dopo un momento particolarmente difficile e doloroso della propria esistenza, come un lutto o una separazione; in tal senso il tango ha indubbiamente un valore fortemente terapeutico e di “traghettamento” verso nuovi orizzonti. 

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia maschio/femmina.

Innanzitutto la conoscenza di entrambi i ruoli è un elemento decisivo e necessario per migliorare e completare la nostra danza. Essere follower ma saper anche guidare ci regala una consapevolezza incredibilmente solida, delle possibilità maggiori di giocare con i tempi e gli spazi della musica, una sensibilità più profonda per comprendere le esigenze e i bisogni della persona con la quale stiamo danzando. In più si riconoscono con più facilità gli errori attraverso la lente d’ingrandimento costituita dall’indossare una veste nuova e dunque un nuovo punto di vista. Errore comune però, ma ciò dipende moltissimo dalla natura della danzatrice (o del danzatore, perché le mie parole hanno una valenza tanto al femminile, quanto al maschile) è il cadere nel monologo, nel non ascoltare l’altro, nell’imporsi. Ma questo è un problema di sempre (e non solo nel mondo del tango, ahinoi!). 

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

La risposta è assolutamente affermativa, certo. Il tango aiuta a riscoprire parti di sé assopite o sconosciute, regala nuove sicurezze, insegna ritualità, rilassa e rinforza il corpo e la mente. Potrei portare infiniti esempi al riguardo, ma ricordo in particolar modo una mia allieva, vicina ai quarant’anni, rigidissima nei movimenti e nel pensiero; bene, dopo qualche anno, era un’altra donna, più rilassata, più socievole, più sorridente. Si era ritrovata, scoprendo aspetti del proprio essere prima taciuti e dimenticati

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

“Ah insegni tango…Figo! Ma che lavoro fai?”

Ecco, no, sbagliato: insegnare tango, danza, essere artista, attore, musicista, pittore, ballerino, circense, coreografo, regista, scrittore e chi più ne ha più ne metta, sono tutti lavori, dignitosi e faticosi non meno di altri. Che poi vengano sminuiti e ben poco apprezzati dai più, beh, questa è un’altra triste, tristissima, storia.

Ci vogliono anni di preparazione, grandi sacrifici, lotte estenuanti, ore e ore senza nemmeno intravedere una miserissima moneta, per portare avanti progetti di vita in questi settori già di per sé così precari e vacillanti. Vi prego, non dimentichiamocelo. 

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Per studiare e contattare la Maestra:

email: auterifrancesca.tango@gmail.com

Profilo FB: Francesca Auteri

Pagina FB della scuola dove insegna: Barrio de Tango

Sito web: Barrio de tango

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Ringrazio Francesca per aver accolto con tanto entusisamo l’invito a partecipare a questa SIX.Q tango intervista!

Pimpra

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