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LA PROSPETTIVA LATERALE: IL TANGO QUEER

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Arriva il momento, nella “carriera” danzante di un tanguero/a, in cui si sente la necessità impellente di sperimentare cosa e come come si balla nell’altro ruolo, dall’altra parte dell’abbraccio.

E’ una spinta che nasce e cresce piano piano, all’aumentare della consapevolezza di danzatore e dalla voglia di trovare nove strade espressive. Il tutto condito dalla costante ricerca di miglioramento nella propria prestazione.

Dopo due lustri abbondanti, finalmente, quella vocina che si era fatta sentire già parecchio tempo fa “prova a studiare da uomo”, è diventata stentorea, imponente, obbligandomi – quasi – a fare il grande passo.

La ricerca di una gentil signora/ina con cui iniziare l’avventura ha dato presto i suoi frutti, trovando molte amiche disposte a seguirmi nell’impresa cosa che, inutile dirlo, mi ha fatto molto piacere.

Sono, invece, rimasta colpita, dalla reazione di taluni che non condividono questo mio desiderio di imparare anche il ruolo dell’altro, maschile, nella fattispecie.

Mi chiedo il perché.

Tutti i migliori maestri che ho conosciuto, uomini o donne che fossero, sono sempre stati in grado di “switchare” di ruolo alla bisogna, regalando all’allievo preziosi consigli.

Così si impara meglio, si è in grado di conoscere la complessità di quanto il partner deve affrontare nella proposta di un’azione. Conoscendo le altrui criticità si cercherà di porre maggiore attenzione al proprio corpo che, in quella particolare dinamica, può essere di aiuto o di ostacolo all’altro.

L’abbraccio, per sua definizione, è circolare, quindi il mio io e il tuo tu fondono in un’unica entità legata, sottilmente, da una trama di fili sottili che lasciano liberi i partner, pur riconducendoli a questa monade singolare.

Un ulteriore aspetto di questo prezioso scambio risiede nei nuovi orizzonti di dialogo che si possono aprire nella coppia: la donna che può sussurrare con consapevolezza, l’uomo che accoglie la proposta, in un cinguettio colorato e divertente che bypassa – finalmente – la rigida etichetta dei ruoli. Di sicuro, per parlarsi così, bisogna essere bravi assai, studiare assai, mettersi in gioco assai, praticare assai e restare assai umili, quasi trascendenti a se stessi.

Sono sicura che, la voce roca e intonata di quel tango particolare che ho nella mia testa e nel mio cuore, riuscirà – piano piano- a far sentire la sua voce, con il suo timbro unico, la sua modulazione, il suo colore.

Nel frattempo mi rimbocco le maniche e studio! OLE’!

Pimpra

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L’ABITO FA IL TANGUERO?

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Abituata come sono a frequentare il mondo del tango da più di due lustri, confesso che oramai non mi accorgo più di come, gli uomini, in termini di abbigliamento, vadano in milonga.

Va di sicuro fatto un distinguo tra coloro che si presentano a una serata singola o a coloro che affrontano un Festival, piuttosto che un Encuentro o una Maratona.

La singola serata di milonga è, forse, quella più facile: i maschietti o si tirano ai massimi (cosa che avviene rarissimamente e solo in contesti molto particolari o su dress code espressamente richiesto) e sfoderano giacche, gilet, camicie, pantaloni di tessuto, oppure, di norma, sono piuttosto rilassati, T-Shirt, camicie, jeans senza star lì tanto a pensarci.

Il Festivaliero, di solito, ha esigenza di affrontare le lezioni per cui porterà nella sua valigia abiti da “allenamento” e forse outfit più ricercati per la serate di milonga, ma lo ripeto: forse.

I frequentatori degli Encuentri, da quanto ho potuto apprezzare, hanno una maggiore sensibilità alla formalità dell’abito, in particolare per le milonghe serali. Ma non è regola, poiché molto dipende dal taglio, più o meno rilassato, dello stesso evento.

Al solito, i maratoneti, sono mondo a parte.

In maratona, tutto è permesso. Considerato il livello di “performance” richiesta ai danzatori, va da sé che, gli uomini in particolare, sceglieranno la via della praticità e del comfort, anche perché, le litrate di sudore che si perdono, costringono i partecipanti a numerosi cambi.

Ci sono danzatori che, a onor del vero, hanno un loro stile e una firma particolarissimi. Dalla stampa sempre molto originale delle camicie, all’utilizzo monocromatico di un colore di elezione, al vezzo di portare l’asciugamano per tamponarsi in un certo modo o il ventaglio posizionato nella tasca di ampi pantaloni. C’è il dandy, sempre curatissimo, la cui raffinatezza esplode visibilissima in un contesto in cui gli altri “competitori” scelgono la via della comodità, e non certo quella dell’eleganza.

Chi gli abiti se li fa fare, chi indossa quello che capita, chi utilizza per più volte successive quello che capita e lì, iniziano i (grossi) fastidi…

Personalmente, quando ballo, non mi soffermo particolarmente ad osservare come è vestito l’uomo. Sono altri i dettagli che colpiscono la mia attenzione: come balla. Però, va detto che, ho imparato a riconoscere a colpo d’occhio quelli potenzialmente bravi, anche dal loro modo di vestire.

Immagino che esista un codice non scritto tra di loro, per cui, è molto probabile che ballino bene se si vestono (o non si vestono) in un certo modo. Ma non vi dirò come, vi lascio il piacere della scoperta…

Tutto questo per rispondere a un’amica, non tanguera, la quale vedendo le numerose foto di tango pubblicate sul mio profilo di FB, notava come le donne risultassero sempre eleganti, belle da vedere, mentre gli uomini, all’opposto, le apparissero piuttosto sciatti…

Probabilmente ha ragione lei, ma, in questo e solo in questo caso, metto il mio senso estetico in cantina, lo chiudo a chiave e faccio finta di non accorgermi della poca raffinatezza, del gusto discutibile, della eventuale sciatteria, perché, quando ballo, quello che cerco e voglio trovare è, semplicemente, un bravo ballerino, possibilmente asciutto e profumato (ovvero: con le ascelle perfettamente inodore!!!).

Olè!

Pimpra

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TETTE E TANGO

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A me le cose succedono così, praticamente per caso. Ho postato una divertente (nelle mie intenzioni) foto sulla mia bacheca di FB e, senza immaginarlo, bummmm, come un elefante nel negozio di cristalli, ho urtato la sensibilità femminile.

L’argomento del contendere era una frase scema “Non chiedetemi l’amicizia, non ho le tette”, postata poiché il mio profilo FB sta ricevendo un sacco di richieste da uomini assolutamente improbabili, dai luoghi più disparati del pianeta, senza ragione alcuna.

Di qui, la mia foto di copertina, atta a dissuadere i potenziali non amici alla ricerca di chissà cosa…

Un’amica, però, non si è trovata d’accordo su questa mia scelta, ritenendola in qualche modo “razzista” nei confronti del corpo stesso delle donne. Oltre a ciò, proiettandola nel nostro comune mondo del tango, atta a rinforzare certi discriminatori comportamenti messi in atto da taluni danzatori.

Pur rimanendo fedele alla mia vis comica, non posso rimanere insensibile a quanto riferito dall’amica.

La mia lettura è questa.

Le motivazioni che spingono la coppia ad incontrasi in pista, sono e saranno sempre, le più disparate. Un’alchimia sottile fa scattare in entrambi quella intenzione di cingersi e di colorare una tanda con le emozioni nate dal cuore e riassunte nei corpi danzanti.

Questo è quanto accade in persone che cercano una dimensione intimista, artistica, di scambio, nell’abbraccio tanguero.

Poi c’è il resto del mondo.

Ci sono quelli/e che vanno in milonga per tantissime ragioni, tra le quali c’è, anche, quella di ballare.

Non mi sento di giudicare, né di giudicare male chi si vive la milonga in modo diverso dal mio.

Va da sé che, sia per ballare che per “cercare altro”, si inneschi una implicita competizione tra gli attori coinvolti. Questa gioiosa battaglia si combatte con più armi: chi con la sua capacità e talento danzante, chi con le emozioni che sa trasmettere, chi mettendo in mostra le piume, chi seducendo verbalmente ecc ecc: la varia umanità.

Nel gruppo, ovviamente, ci sono “gli sfigati“. Definisco la categoria: sono gli/le invidiosi/e. Coloro che guardano sempre fuori da loro stessi ma non lo fanno per cercare bellezza, ma per evidenziare gli aspetti negativi (o così loro li percepiscono) del mondo e di chi lo popola.

Questi sfigati sono infestanti perché, su Anime gentili, posano i loro artigli cattivi e inoculano il tremendo veleno: fanno partire brutti gossip, demoliscono le persone, criticano tutto/i/e e, purtroppo, molto molto spesso riescono a distruggere l’amore verso se stessi delle loro vittime.

Ovviamente le donne sono il bersaglio per eccellenza di questi sfigati che si accaniscono a demolirle a più non posso.

Allora sapete quale è il mio antidoto? un bel ME NE FOTTO!

Sono come sono, ballo come ballo, non ho (abbastanza) tette per essere tra le ballerine più gettonate (?) , ma sto bene così e non cambierei, di me, una sola virgola… [bugia!!! vorrei essere una tanguera migliore!!!]

E adesso, sfigati, potete scatenarvi!

STICAZZI, OLE’!

🙂

Pimpra

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LA LATINA SENZA FRONTIERE

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Quando eravate bimbi vi sarà sicuramente capitato di fare “gne gne gne” ad altri bambini perché avevate un giocattolo nuovo, ambitissimo, in anteprima assoluta.

Sì insomma, sarete stati sicuramente stronzi pure voi, così come lo sarò io con il post odierno.

GNE’ GNE’ GNE’ Amici Cari. Oggi va così.

Sono stata alla maratona più esagerata mai vissuta ad oggi e, forse, voi, non eravate tra i partecipanti. Mi spiace. Ma, tranquilli, adesso vi faccio schiattare di invidia! 😀

Per me, la maratona perfetta, per una serie di ragioni:

  • la durata: 6 giorni. Tango ai massimi e se dico massimi è un eufemismo, perché non trovo un’altra parola: “stellare”, ecco. Potendo sollazzarsi della passione preferita per un tempo così esteso, tutta la frenesia e l’ansia di non perdere un solo minuto in pista, sono state eliminate. C’era tutto il tempo, in accordo con desiderio, stanchezza e voglia, anche, di fare altro.
  • le attività extra milonga: e qui si apre un mondo. Relax in piscina, scuola di cucina (!!!) dove abbiamo imparato dei trucchetti niente male, degustazioni di prodotti tipici, un godimento assoluto  e… ciliegina sulla torta i “Giochi Senza Frontiere“!!!!

Chi di voi li ricorda? Ebbene 4 squadre per 6 giocatori l’una che si sono cimentate in 4 specialità (pallanuoto compresa!) per lo spasso di tutti i presenti. Non serve che vi dica che mi ci sono tuffata a pesce (in tutti i sensi!) e che la squadra “PUGLIESE” si è portata a casa la vittoria! Una polo rossa, meravigliosa, trofeo di cui vado orgogliosissima (in foto)! Se pensate che in acqua, i giochi si sono svolti in piscina, si facesse finta e le gare venissero prese sottogamba, vi sbagliate di grosso!!!! Un agonismo tanguero degno delle olimpiadi!

Divertimento assoluto e tifo da stadio.

L’Alzheimer sta facendo passi da gigante nella mia testa tanto da farmi  dimenticare, al momento in cui ho scritto il pezzo, di un’altra incredibile invenzione dei nostri Anfitrioni: “alla ricerca dell’ultima tanda”. Di che si tratta?

Immaginate 12 straordinari TJ, diversi per indole e sensibilità musicale, come è doveroso sia, esperti ballerini, maratoneti di lungo corso e famosissimi musicalisadores. Metteteli a sedere in un tavolo, l’uno a fianco all’altro, con la loro musica davanti. a turno, veniva estratta la quaterna, e, uno dopo l’altro, ognuno proponeva un brano a sua insindacabile scelta, a cui, il successivo tj doveva far seguire altro brano, altra musica in modo che ci fosse una sorta di coerenza musicale per  creare una tanda. Tutto all’impronta, ovviamente.

Quasi due ore di concerto, che non trovo altro modo per definirlo, condito di virtuosismi e stranezze musicali da cui poter ricavare, senza dubbio, un cd “Chill out”. 

Creatiavità pura, di chi ha avuto l’idea e di  chi l’ha realizzata= GODIMENTO PURO.

Lo spazio/tempo fuori dalla milonga è un fenomenale collante sociale. A bordo vasca si sono strette amicizie, a cena si parlava per il più delle volte in inglese per il piacere di condividere esperienze con amici provenienti da paesi lontani. Uno scambio che ci ha arricchito tutti, ci ha avvicinato, resi più aperti e ricettivi. Questa energia pulita, poi, si è riversata come un fiume in piena anche sulla pista, regalando tandas straordinarie, indimenticabili.

  • la pista da ballo: l’unico aggettivo che mi viene in mente è enorme. Parliamoci chiaro, se si organizza una maratona di 400 persone, bisogna garantire lo spazio necessario per muoversi e per farlo “comodi”. In maratona si viaggia veloce, le gambe si stendono in passi di giaguaro e non è immaginabile procedere diversamente. Lo spazio ha garantito ogni deciso spostamento senza arrecare fastidio alle altre coppie presenti.
  • i ballerini: maratona a tre livelli: il gotha della danza europea, il paradiso terrestre e danzatori/trici patrimonio Unesco. No, cioè capite che di meglio non si trova in giro!!!!  Potreste chiedermi “E tu che ci facevi? Hai ballato?” e io rispondo di sì. Non con tutti, ovviamente, non con il gotha ma con STREPITOSI ballerini che molto mi hanno dato del loro tango e che porterò nel cuore.

E’ stata una vera manna dal cielo per tutti, comprese le ansie da prestazione che, indistintamente, hanno toccato uomini e donne.

Il lavoro fatto dai Mascalzoni Latini, Paolo, Antonio, Mauro, Bobo per organizzare un evento del genere è stato straordinario! Non mancava nulla, tutto offerto e presentato con un delizioso equilibrio di tempi e di modi.

Amici Cari, mi spiace, ma mi tocca fare GNE’ GNE’ GNE’ perché, per i malati di tango come me, una maratona così segna l’Albo d’Oro.

Ai Mascalzoni e a tutta la squadra delle persone che li hanno coadiuvati nella titanica impresa, va il mio più sentito GRAZIE. Sono ricordi, questi, che conserverò per sempre nel cuore!

#proudtobethere

Pimpra

 

 

UN PICCOLO ANGOLO DI PARADISO: Conventello house

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Su Conventello, sulla maratona di Cristina Camorani (nome e cognome ci stanno tutti), sul week end bucolico a tutto tango, l’evento in stile Woodstock,  è già stato detto e scritto tutto.

Una festa in un casale tra le campagne ridenti della provincia Romagnola, dove ogni cosa è “verace”, sincera, come dio vuole e madre natura desidera.

A casa di Cristina si sta bene, tutti, indistintamente, perché lei è la Grande Madre, è come la terra, è una donna feconda di Amore e di Accoglienza (e le maiuscole non sono un caso…).

La famiglia di Cristina è una grande famiglia, come quelle dei tempi che furono, dove tutti vivono insieme, i genitori, i nonni, i nipoti e poi i fidanzati, le morose, gli amici. C’è posto per tutti, non solo nella casa, nella cucina sempre aperta, ma, soprattutto, nel grande cuore dei suoi abitanti.

Organizzare una maratona per 280 persone a casa propria non è mai una buona idea perché è un vero massacro di stanchezza, di responsabilità. Eppure Lei lo fa, la nostra passionaria delle cose belle, delle emozioni grandi e delle imprese impossibili (per chi non lo sapesse, la milonga per il compleanno del Papa è stata idea sua…).

Mi sono chiesta più volte chi glielo facesse fare. Lei che ama danzare come fosse necessario per respirare, e non riesce a farsi una sola tanda, perché lavora sempre, cucina per tutti, organizza, prepara.

Ci guadagna? Non credo proprio, perché, con le spese di organizzazione, noleggio, acquisto materie prime ecc. ecc. non credo le resti un solo euro.

Allora?

E’ l’Amore, ne sono sicura, lo stesso che riversa sulla sulla grande famiglia che, solidale e partecipe, è parte attiva della festa, ognuno con il suo compito, ognuno a lavorare alla sua postazione (ricevimento ospiti, bar, cucina…).

Lei ama il tango e ama noialtri tangueri e ce lo dimostra invitandoci a casa sua e regalandoci un fine settimana di benessere e felicità totali.

E poi ringrazia, lo fa con tutti ed ogni volta mi commuovo, è grata alla sua famiglia per esserle accanto e per sostenerla sempre, anche nelle sue imprese (apparentemente) impossibili.

Per me, è questo il sapore specialissimo che ha la maratona a Conventello, c’è la famiglia, la campagna, le cose vere e genuine, come la vita di un tempo. Mi piace vedere che esistono ancora, che ci sono persone capaci di sfuggire alle spire della modernità che prosciuga i sentimenti e ruba il tempo per le cose importanti.

Ogni anno Cristina mi ricorda questo valore aggiunto e primario nella vita di ognuno di noi ed io le sono profondamente grata perché, in tutto questo esce il “TANGO DELLA GIOIA”, così come lo ha splendidamente definito Michele.

GRAZIE CRISTINA, grazie a tutta la tua meravigliosa Famiglia!

Pimpra

Ps: la foto è molto simbolica, rappresentando la stradina di campagna che ti porta direttamente in paradiso, alla mitica Conventello house! 🙂

 

 

 

PROSPETTIVE INTERIORI E TANGO AL FEMMINILE (MA NON SOLO)

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Pms di quelle che spaccano, talmente fastidiosa da trovarmi insopportabile.

Rimedio n. 1: un allenamento con il mio personal trainer. Esordisco dicendo “Sono nervosa. Fammi morire” . E lui mi ha preso in parola (oggi non cammino, ma questo è un altro discorso… 😉 )

Rimedio n. 2: lezione di tecnica femminile, tango argentino, la mia terapia.

Mi presento che sono spaccata, letteralmente, ancora tanticchia rompi palle, scontrosa dentro e particolarmente “bionda inside” leggi: in autostrada, finestrino aperto, e trallallero trallallà, mi vola via il tagliando di ingresso. Sorvolo sui casini per pagare la tratta autostradale Trieste/Udine e non Taranto/Udine (78 euro, per la cronaca…!)

La lezione è tenuta a due mani, dalla mia insegnante Mara e da Martina . Inizia la seconda, coinvolgendo tutto il gruppo in un gesto liberatorio, volto a scoprire lo spazio fisico a disposizione, riempendolo del movimento dei corpi, portati dalla musica.

Fluire con le note, dentro lo spazio esteriore e, aggiungo io, interiore.

Non si trattava di tango, premetto, perchè a tutte noi presenti, sicuramente ci avrebbe influenzato negativamente, bloccando i nostri corpi dentro a degli schemi elaborati in tanti anni di ballo.

Affascinante osservare come, quasi tutte noi, fossimo ingabbiate nelle nostre menti e quanto ci abbiamo messo a “lasciare andare”.

Come fai a tornare nell’ingenuità del bambino che se ne frega di quello che è bello/giusto/fatto bene e risponde libero al richiamo della musica? Ci abbiamo messo un’ora abbondante, ma, con la guida di Martina, credo che tutte noi, siamo riuscite ad entrare nella dimensione pura del nostro corpo, finalmente svincolata dal dominio coercitivo della mente imperante.

L’esercizio di ascolto profondo della musica, fatta di note toccanti di un singolo pianoforte, su di me, ha avuto un effetto assolutamente catartico. La musica è entrata, ha trovato il suo spazio, lo ha riempito, è fluita, è scivolata, ha giocato, accarezzato, pizzicato il mio corpo e la mia mente. C’era solo lei e la mia anima in ascolto, e finalmente un corpo fattosi tempio, amato, principale custode di questo fluido sonoro così denso e leggero, capace di pulire tutti i cattivi pensieri, i fastidi, le pesantezze.

Liberata e potrei dire quasi rinata, ho affrontato lo stesso tipo di esercizio di ascolto e danza su un brano di tango.

La sensazione forte è che tango fosse “casa” e che tutta me volesse riscoprirla. Con il cervello “spento”, così come ci hanno da sempre insegnato le nostre “Signore giaguare del tango”, ma con l’ascolto di cuore, emozione e corpo ben accesi, ho provato sensazioni nuove e meravigliose.

Il tango del mio futuro sarà così. Sarà colorato di una dimensione intimistica assolutamente “vibrata”, interiore, sensibile e fina. L’abbraccio conterrà aria pulsante che dal mio corpo e dal mio sentire andrà verso il mio partner e, credo, saprà aprire nuovi orizzonti e portare a nuove scoperte.

Un tango più denso. Adesso credo di averne colto appieno il significato.

Pimpra

IMAGE CREDIT Patrizio D’Acquarica

POST PER SOLI TANGHERI. L’EGO ASSOLUTO.

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Ennesimo pippolotto su argomenti triti e ritriti, ma è più forte di me, devo dire anche io la mia.

Ieri sera in milonga: ambiente accogliente, persone grandicelle che si conoscevano tra loro, questa la sensazione. Padrona di casa molto ospitale. Musicalizador interessante. Pista decorosa.

Le premesse buone.

Arrivo presto e ballo, con il mio partner, sin dalla prima tanda.

Il TJ comincia soft, correttamente, osserva la pista e i ballerini: non sbaglia una tanda. Non crea un’onda “pesante” perchè il pubblico dei presenti non l’avrebbe sorretta musicalmente.

Una selezione interessante di brani molto famosi ma suonati e interpretati da orchestre in modo alternativo, particolare. Una musica non solo bella da ballare  ma piacevolissima all’ascolto.

E QUI CASCA L’ASINO.

Da quanto ho potuto osservare, la pista, della musica se ne fotteva bellamente. Certo, erano tutti poco più che principianti, ma, nessuno e dico NESSUNO di loro, ascoltava.

Presi a fare le più assurde combinazioni di sequenze, senza tener conto che, di base, c’era una melodia, un ritmo, un sacco di sfumature musicali. Il nulla.

Così come NON ascoltavano la musica, la coppia non si ascoltava reciprocamente, tutti presi in un’esibizione onanistica del proprio sè.

Non una coppia che si fosse presa la briga di … CAMMINARE. E di farlo in modo raccolto, compiaciuto, intimo, sulla musica… No, perbacco!, era tutto un arzigogolare passi improbabili, su temi musicali impossibili da ballare al loro livello super basico.

Che peccato e che grande dispiacere, manco fossi un’argentina!, vedere come opere musicali straordinarie venissero sgualcite, calpestate, ignorate da tanta indifferenza…

Ma allora mi chiedo: che senso ha? Perchè perdere tutta la poesia, l’emozione che la musica evoca e che l’abbraccio del tango sublima?

Ma dios mio! Questi maestri perchè, perchè, perchè commerciano tango  e basta?  Vendono sequenze, passi, giravolte, ganci che le persone non sanno gestire, sono pure orrendi da vedere dal momento che, di base, non sanno nemmeno camminare…

E divento sempre più stronza, me ne rendo conto, perchè il marketing dell’anima di un popolo mi disturba nel profondo. Perchè la distruzione dell’arte musicale mi ferisce, perchè l’ignoranza, la superficialità di questi pseudo ballerini mi fa male al cuore.

Dov’è l’amore, il rispetto, la gioia pura di far scivolare il corpo dentro un poema di note, cullati dal contatto di colui o colei che ci cinge in un abbraccio presente, sentito, puro?

Sarà che sto invecchiando e la giaguara è sempre meno tollerante… però, mi chiedo, perchè, invece di provare a ballare insieme, ascoltando con le orecchie e con il cuore la musica, il ballerino medio vuole solo esibire il proprio ego assoluto…? perchè?

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

PER CHI VOLESSE APPROFONDIRE IL TEMA DELLA MUSICALITA’, suggerisco la lettura del testo

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se interessati, potete inviare una email di richiesta a: tangare@tin.it

COME E’ BELLO BALLAR TANGO DA TRIESTE IN GIU’!

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E’ sempre più difficile viversi un’emozione speciale partecipando ad incontri tangueri che coinvolgano l’intero fine settimana. E’ difficile perchè, avendone frequentato un cospiquo numero, il palato diventa sempre più raffinato e cerca il sapore speciale.

Stoggiro la mega festa senza dover accolarsi chilometri, direttamente a casa, nella tua piccola Trieste. Non è semplice essere obiettivi, ma ci proverò.

Sicuramente l’elemento meteo ha giocato un tiro mancino, nascondendo il sole per la durata dell’intero week end, ma, a magra consolazione -mal comune mezzo gaudio- le condizioni climatiche sono state pessime ovunque… sicchè…

La location storica risultata indisponibile con grandissima incazzatura degli organizzatori e dei triestini partecipanti, che qui noi si vende mare/sole/vento.

Eppure… una sottile magia sì è comunque insinuata e ha reso anche questo TTYT (Trieste Tango y Tù), una festa incredibile.

In assoluto, oltre alla mega energia del gruppo degli organizzatori che, come sempre, offrono il meglio del meglio che si possa regalare ai partecipanti, questo evento in particolare, si distingue per due elementi unici:

  • i triestini aprono le loro case accogliendo gli amici di fuori
  • la pomeridiana di sabato si conclude sempre, per tradizione oramai, con un’ora di folle gioia ballata su musica moderna e accompagnata da litrate di frizzantino [la cosiddetta “Festazza” ndr].

Sono elementi strategici che creano integrazione – semmai ce ne fosse bisogno- divertimento senza se e senza ma.

Io stessa ho avuto in casa due splendide amiche che ho avuto il piacere di conoscere meglio.

Si ride, si scherza, si sta insieme, si balla allo sfinimento in una cornice che, da triestina, non posso non amare.

L’unico difetto è che il lunedì resta più duro che mai… tanto è il desiderio di rimanere in quella nuvola di sogno…

GRAZIE AI MULI E ALLE MULE (ggiovani e meno ggiovani) che hanno organizzato anche questa volta una super mega festa, dimostrando che… SE SE VOL, SE POL! 😉

Pimpra

 

UNA QUESTIONE DI TACCO. POST PER SOLE DONNE

Una bella serata trascorsa sulle musiche di un Tj che amo molto, sarà che è proprio musicista vero e quindi ci sa fare.

Un caldo demoniaco che ho esorcizzato sperando contribuisse a combattere la ritenzione idrica e… uno sguardo attento posato sulla pista.

A parte che vorrei prendere a revolverate i sedicenti Maestri di tango che, a loro volta, non prendono a calci nel sedere i loro allievi che non hanno idea di cosa significhi RONDA.

RONDA= GIRARE INTORNO A UN IPOTETICO CENTRO DI UN CERCHIO… oppure trovare il centro di un rettangolo e fare lo stesso.

Ci possono essere più ronde, ovviamente, più veloci e più lente ma SEMPRE di forma circolare o ellittica!!!!

Ballare non significa cercare di doppiare la coppia che vi sta davanti, spintonarla, sorpassarla a destra e a manca!!! Porca miseria si tratta di ballare mica di fare una gara automobilistica!!!

Ciò detto, osservavo le donne presenti in sala. A spanne, direi abbastanza esordienti, sicuramente appassionate ma, con poca “polpa spolpabile” (ballerini più avanzati) con cui esprimersi.

Le osservavo danzare, tutte elegantemente vestite e curate, delle belle signore e signorine, niente da dire e, con stiletti affilatissimi ai piedi.

A parte una o due danzatrici che non avevano più di 8 cm di tacco, le altre svettavano dai 10 in su.

E si vedeva tutta…la difficoltà nella danza, per piedi/caviglie/gambe inabituate a radicare al terreno e a spingere.

Il tacco, per una donna che balla il tango è (quasi) tutto. Se non è bilanciato, se è troppo alto o troppo basso, la ballerina non riuscirà ad esprimere al meglio le sue capacità/potenzialità.

Per issarsi su vertigini a 10/11/12 cm,  oltre che una flessibilità dell’arco plantare che non tutte possiedono, serve una forza incredibile sulla pianta del piede, accompagnata da un buon gioco di polpacci per stare in rélévé (ovvero in appoggio sull’avampiede), quando il tacco si deve necessariamente sollevare.

Trarre l’energia dal “piso”, dal pavimento, se non allenate, dotate fisicamente, diventa impresa quasi impossibile oltre che offrire una resa estetica decisamente non brillante.

Danzatrici in bilico, in appoggio totale sul partner che, a questo punto, diventa una colonna dorica che serve solo a non collassare a terra.

Non è bello e non è buono per il vostro tango, care Ragazze.

Feci lo stesso errore pure io, tanti anni or sono, felice di potermi issare su tacchi altissimi, e baldanzosa di poterci ballare su. Non ho una formazione di classico, ma la fortuna di avere un buon collo del piede, sicchè, l’impresa più o meno mi riusciva.

Poi, ho incontrato la Maestra che mi ha fatto cambiare prospettiva, forzandomi a lavorare al pavimento e, suggerendomi con gentilezza, di scendere di centimetri.

All’inizio mi pareva una grande sconfitta, come se non potessi essere una degna tanguera, invece, ascoltato il consiglio, il mio tango ha preso una forma migliore.

Con il tacco più basso si riesce a spingere, si ottiene migliore equilibrio, si può essere più reattive e veloci, tutte caratterisctiche che rendono una danzatrice migliore.

Poi, ovviamente, ci sono le ballerine particolarmente dotate che fanno i miracoli anche su 12 cm, ma, credetemi, sono poche.

Gli stiletti a tutto spiano lasciamoli per una cena al ristorante, colà, non faremo danno e saremo delle splendide “Regine”! 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

TANGO E GIUNGLA. LE MIE STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA

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Rimango sempre molto stupita quando, di fronte a uno dei miei post sul tango, per ragioni che mi sfuggono, si scatenano lunghissimi ed articolati dibattiti.

La cosa in sè mi diverte un mondo, ma, al contempo, mi inquieta percepire come, quanto scrivo, venga interpretato in modi lontanissimi dal mio reale intendimento.

Potere della comunicazione.

Ciò detto, avendo utilizzato lemmi che tanto hanno fatto discutere, “guerra”, “mirada assassina”, “fuoco sacro”, solo per fare alcuni esempi, svelerò le mie personalissime tecniche di sopravvivenza per far sì che, una serata di tango, mi rechi piacere e non danno.

Sono profondamente convinta che il desiderio è la leva motivazionale principale per ogni danzatore di balli di coppia.

VOGLIO BALLARE. E lo voglio fare bene, lo voglio fare di qualità, voglio portarmi a casa belle sensazioni, nuove emozioni. Voglio COLORE nella danza.

Se sono animato da questo desiderio, che amo definire “sacro fuoco”, ho qualche possibilità in più che la milonga, che sia quella sotto casa o una delle serate di maratona o di un encuentro milonguero, possa arrecarmi piacere, darmi soddisfazione.

Milonga, in questo, senso è GUERRA.

Lo so che la parola non piace, ma è di sicuro la più efficace ad esprimere il concetto di “mors tua, vita mea” che, tradotto in pratica, significa che si “conquista” la tanda solo il ballerino/a VERAMENTE motivato, ovvero, colui o colei mosso da maggior DESIDERIO (ve lo ricordate Quello che diceva “restate folli, restate affamati”? Ecco, così!).

Ne scaturisce che, per essere proattivi (che vi piacerà sicuramente di più della parola “competitivi” che non ritenete abbastanza “politically correct“), bisogna muovere il culo. Cioè, per sperare di muoverlo poi danzando (ahahahah!), bisogna darsi da fare.

Nell’etica che contraddistingue il vero tanguero, questa azione si esplicita semplicemente, mettendo in atto il codice assoluto, la verità prima, unica e indiscutibile: l’utilizzo della MIRADA.

OSSERVO. PUNTO LO SGUARDO. MANTENGO IL CONTATTO VISIVO SE QUESTO E’ RICAMBIATO. VADO A PRENDERMI LA BALLERINA, ASPETTO SEDUTA IL BALLERINO MANTENENDO LO SGUARDO.

Nel frattempo, sorrido, perchè sono felice della possibilità di questa tanda.

In fondo, sopravvivere alla giungla di una milonga, non è così difficile.

Certo, bisogna “starci” di testa, di cuore, di corpo.

Non sempre le serate vanno bene, magari risultiamo invisibili, magari, semplicemente balliamo male, o la musica non ci va. Ma questa è la vita e bisogna saper accettare anche le sconfitte.

Le mie personalissime strategie di sopravvivenza sono cresciute con me, con la ballerina che sono diventata.

Regola n. 1

Andare in milonga SOLO se si è veramente motivati. Cioè, la fiamma del “fuoco sacro”, è bella sbrillucciante. In caso contrario, fare altro.

Siamo animali sociali e, per prima cosa, gli uni degli altri percepiamo l’energia che emaniamo, che si traduce in gesti, in sguardi, in movimenti. Se questa energia non è fluida, vibrante, gli animali della sala lo percepiscono e rivolgeranno l’attenzione verso altre fonti luminose. C’è poco da rimanerci male, è sempre colpa nostra.

 Regola n. 2

Avere sempre ben alta la propria autostima.

Non si può piacere a tutti. Quindi, mettersela via se quello/a ballerino/a non ci si filano di pezza perchè, semplicemente, ciò che siamo, non entra nelle loro corde.

Pazienza. Siamo una popolazione di tangueri ENORME, troveremo senza dubbio anche il nostro estimatore/trice.

La cosa FONDAMENTALE è NON FARSI PRENDERE DALLO SCONFORTO e mettere in dubbio chi siamo. Insomma buttarci da soli la zappa sui piedi. Se la serata non gira, per X ragioni, si levano le tende, SEMPRE CON IL SORRISO perchè quella sarà l’ultima immagine che gli animali della giungla tanguera avranno di noi, e noi non siamo tristi, umorali, negativi e pesanti… siamo LUCE. SEMPRE.

Regola n. 3

Avere cura di sè.

La prima immagine che gli altri hanno di noi è ciò che vedono di noi. Sicchè, la sciatteria è una pessima scelta.

Ad ognuno libertà di esprimere se stesso, tenendo conto che anche il fattore visivo avrà il suo peso nella dinamica dell’invito.

Se uso abiti che mi “nascondono” (colori molto scuri, ad esempio), non mi dovrò lamentare se gli animali in sala non si accorgeranno di me. Semplicemente, non voglio che mi vedano. E datevi da soli la risposta.

Da ballerina, il ricordo che il danzatore con cui ho ballato mi lascia passa anche attraverso questi elementi: l’affinità che è scaturita nella tanda (ovviamente!), la cura del suo abbigliamento (l’uomo che si porta i cambi per ovviare al sudore, si profuma delicatamente…).

Magari per loro è lo stesso, e mi adeguo anche io. Si tratta di aver rispetto dell’altro e di riservargli cura.

Al momento, di strategie non me ne vengono in mente altre.

Quando cado nella trappola mentale della “serata di merda”, mi vengono sempre in mente le parole di una cara amica che, tanto tempo fa, mi disse: “Cara Pimpra, non devi abbatterti se il tal ballerino per cui sbavi, non ti vede nemmeno. Tu insisti e sii paziente. Se lavorerai bene, arriverà il giorno in cui verrà a prenderti.”

Ed aveva ragione, quando ciò accade, è sempre una gran festa (interiore) ed è un’altra “bandierina” piazzata in cima all’Everest tanguero!

E adesso divertiamoci!

BUON TANGO A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

 

 

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