SIX.Q TANGO INTERVISTE

Pensavo che ai tempi difficili, bisogna sempre reagire con vigore e, soprattutto, con positività.

Inutile ribadire che la pausa forzata, costretta, dura ma – ahimè – necessaria, che il tango sta attraversando, pesa molto ma, secondo il primo postulato della sopravvivenza, voglio reagire e pensare positivo.

Mi è quindi venuta l’idea di micro interviste, le “SIX.Q” , da proporre ai maestri di tango che conosco.

Vi ricordate i compiti delle vacanze dell’epoca? Ecco una specie di attività del genere, ma senza la rottura di scatole che i compiti veri comportavano.

Sei domande lievi, dove i nostri amici maestri ci danno qualche visione e prospettiva in breve del tango post Covid.

La prima raccolta di domande avrà un focus sul corpo danzante. 

L’idea è di raccogliere spunti provenienti da professionisti che lavorano in Italia così che possano pungolare la nostra voglia di tenerci in attività, di curare il corpo e i movimenti facendoci arrivare meno ciocchi di legno al primo appuntamento sulla pista da ballo.

Sto raccogliendo le interviste che saranno pubblicate a cadenza settimanale, sempre con titolo “SIX.Q” e il nome dei professionisti intervistati.

Il patto che faccio con loro e con voi, amici lettori, è questo: nessun retro pensiero, nessuna preferenza, nessun fine di lucro mio o loro. Solo uno scambio, un arricchimento per la comunità.

Sotto ogni intervista riporterò le informazioni relative alla loro attività professionale, così sarà per tutti.

L’idea è di fare un viaggio in tutta la penisola, di dare voce alle voci, di ricevere suggerimenti e consigli, di mantenere viva e vibrante la nostra passione.

Se volete partecipare alle interviste, se avete qualche argomento in particolare che vi interessa approfondire, se avete domande, scrivetemi a questo indirizzo di posta: girotangando@gmail.com .

Pimpra

FINO A CHE PUNTO POTETE SPINGERVI?

Il tempo, tiranno e inesorabile, continua a scorrere.

I giorni scivolano dalle mani, la primavera ha lasciato spazio all’estate, il lockdown è alle spalle, non dimenticato ma volutamente nascosto nello scrigno di quei ricordi che non vuoi rammentare.

Le vacanze sono alle porte, per chi può e vuole permettersele.

L’estate del tanguero è, per definizione, “errante”, tra giri di milonghe o eventi di ogni sorta, complice la stagione più bella, le giornate più lunghe e la voglia repressa di uscire e vivere intensamente.

Da quanto leggo però, se lo sono un po’ scordati questo nostro ballo, relegandolo in fondo alla lista delle attività da normare. In alcune regioni il solo escamotage trovato è il “ballo tra congiunti”, sul quale evito di esprimere commenti, tanto appare assurdo e, tutto sommato, poco democratico. Il virus c’è o non c’è, parliamoci chiaro, e se pure i congiunti conviventi tra loro non sono a rischio, a ragione il solo fatto di condividere una sala con altri congiunti, li potrebbe mettere potenzialmente “a rischio”.

Ma non è questo l’argomento su cui desidero soffermarmi.

Vi chiedo: ma voi, patiti dell’abbraccio in tutte le sue forme, fino a che punto sareste capaci di adattarvi, purché vi fosse concesso di ballare di nuovo? E per ballare intendo con chicchessia.

Avete paura? Avete solo le scatole piene? Avete pensato di appendere le scarpette al chiodo, dichiarando conclusa una stagione della vostra vita, oppure vi state preparando studiando tecnica in solitaria?

Come state? Come vi sentite amici miei?

L’immagine del post mi ha fatto molto riflettere su come saremo al nostro rientro in pista, ai nostri sentimenti, alle paure o, semplicemente, al senso di liberazione e di gioia che ci pervaderanno.

Per me non ho la risposta, nel senso che il mio cuore ha come congelato la passione tanguera che mi divora, permettendomi di sopravvivere ai giorni senza abbracci, senza emozioni, senza stimoli.

A casa uso le ante dell’armadio in modo molto alternativo, obbligandomi agli esercizi di tecnica che mi è sempre piaciuta ma che aveva un sapore diverso quando era una scelta e non l’unica opzione.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

FACCIAMO IL PUNTO

Fine giugno.

Solstizio estivo: fatto.

Profezia Maya: scollinata senza effetti apocalittici.

Progetti per l’estate? M A H .

Tango in milonga? M A H. M A H .

Non so come state messi voi ma è giunto il tempo di fare il punto della situazione.

Personalmente sopravvivo con una discreta dignità a questo strano momento storico.

Lo definisco così perché tutto quello che ho e non ho intorno mi pare strano: la gente con le mascherine, il gel igienizzante ovunque, le regole dello stare insieme (sempre più lasse a dire il vero), il tango argentino ancora ghettizzato e quindi impraticabile nella sua veste più sociale, quella della milonga, lo smart working che amo, ma che mi sembra comunque legato alla calamità, il mare che ancora non ho raggiunto perché non riesco a immaginarlo con il distanziamento.

Non so come vi sentiate voi, io definirei il mio stato attuale STRANO.

La vita casalinga, leggi da smart worker, se da un lato mi rende una lavoratrice migliore – l’habitat consono e le relazioni sociali completamente assenti fanno bene al mio spirito – dall’altro mi ha resa la fotocopia della “zia Abelarda”.

Non ho più quella voglia insistente di uscire per il giro di vetrine e shopping connesso, sono diventata appassionatissima di verde e piante che curo con amore, il mio lato animalista è vieppiù rafforzato eppure…

Percepisco come una situazione di sospensione, come se i mesi da poco trascorsi non fossero completamente sotterrati e volutamente dimenticati, come se, poco più avanti, altre difficili prove ci stiano attendendo.

La mia è solo una sensazione “animalesca”, una specie di istinto, nessun pensiero razionale o ansia di fondo che non sono roba mia.

E comincio a sognare di quando ballavo, di quando tutti noi ballavamo e facevamo progetti meravigliosi e le vacanze estive erano il massimo per la programmazione di viaggi e di weekend da tango-dipendenti. Adesso percepisco silenzio, o piccole voci soffuse e mi sembra così strano, ai limiti del surreale.

La mia sarà un’estate scondita di viaggi e, probabilmente, di incontri, di persone, di quella vita caotica e colorata che tanto amo.

Mi auguro solo che la lupa che porto dentro si sbagli e che quella strana vibrazione di fondo che percepisco, si dissolva nell’alba del mattino.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

Riscrivere il significato di “Comunità tanguera”

Le buone notizie stanno arrivando, pare che la pandemia sia entrata nella curva decrementale, ci si ammala di meno e – fortunatamente – in modo meno grave.

Dal 3 giugno, finalmente, saremo liberi di muoverci nel nostro paese e, con qualche difficoltà che verrà presto risolta – mi auguro, anche verso il resto del mondo.

Le attività stanno tutte riaprendo e, ne sono certa, anche per quanto concerne le danze di coppia, verranno proposte soluzioni a breve e… torneremo in pista.

Questo sciagurato periodo, ahimè, ha mostrato degli aspetti della comunità tanguera che mi hanno fatto molto riflettere.

La politica portata nel tango, il pensiero critico verso le soluzioni messe in atto dai governi, lo scagliarsi gli uni contro gli altri in dibattiti on line relativamente la gravità della situazione, mi hanno colpito profondamente.

Dopo l’ultimo post che ho scritto, qui, e le numerose bordate personali che ho ricevuto (si sa che i leoni da tastiera sono sempre vigili e pronti a sferrare attacchi), desidero chiarire la mia posizione e invitarvi a un dialogo costruttivo, leale e scevro da offese gratuite e poco utili al dibattito.

Credo fermamente che la comunità tanguera debba riscrivere se stessa.

Prima era tutto semplice, ognuno sceglieva “il suo mondo” ideale dove portare la sua danza: gli amanti del tango milonguero nei loro circuiti, così come i maratoneti i loro weekend, andavamo ai Festival, alle milonghe, agli stages e chi più ne ha più ne metta.

Poi, come se un colpo di spugna avesse cancellato la lavagna, ci ritroviamo con le scarpette in mano ad aspettare che ne sarà di noi, della nostra voglia, del nostro bisogno di incontrarci e ballare.

Non sarà più come prima, temo.

Dobbiamo ancora capire se, come, quando, in che modo potremo riprendere ma, ciò che a me preme massimamente, è il modo in cui entreremo in relazione.

Vi propongo la mia personalissima visione.

Chi mi conosce da anni lo sa. La mia vita è impostata sul concetto “LOVE AND PEACE” e “VIVI E LASCIA VIVERE”.

Agire nella propria vita la LIBERTA’ significa, innanzitutto, rispettare quella dell’altro.

Vivere in una società civile, significa avere rispetto delle sue regole. [Questa frase è dedicata a coloro che non hanno saputo/voluto leggere con gli occhiali giusti, l’ultima frase del post precedente, una iperbole provocatoria ].

Fatta questa premessa, il mio mondo tanguero ideale rappresenta in assoluto il concetto più bello di “COMUNITA’ ” .

Partiamo dall’assunto che “(…) Come notava Z. Bauman, “oggi la comunità è considerata e ricercata come un riparo dalle maree montanti della turbolenza globale, maree originate di norma in luoghi remoti che nessuna località può controllare in prima persona” (2001, p. 138). Citazione da Treccani qui.

Riprendiamo il concetto di “riparo dalle maree montanti della turbolenza globale” e chiediamoci quanto il tango come comunità può fare per essere riparo, specie dopo questa pandemia.

La prima riflessione dovremmo portarla all’interni di noi stessi, chiedendoci quanto siamo disposti a dare e quali rinunce accettare affinché la comunità risorga come riparo, porto, isola felice.

Saremo capaci di bandire i giudizi che abbiamo sempre a fior di labbra su ogni cosa riguardi il tango, giudizi che – purtroppo – sono animati da critica feroce più che da spunto di riflessione e dialogo costruttivo?

Saremo capaci di essere meno egoisti? Di gioire se i nostri amici di altri paesi nel mondo danzeranno prima di noi? O inveiremo contro questo nostro stato assassino che tarpa le ali ai nostri desideri?

Personalmente ho pensato molto in questo periodo, rivalutato mille pensieri, rivisto scelte.

Oggi posso affermare di essere una persona fortunata ad avere questa passione e di poterla condividere con voi, con tutta la gioia, l’apertura mentale, la curiosità e il rispetto possibili.

Spero che anche per voi possa essere lo stesso, in libertà, senza bandiere, senza confini, senza colori, uniti dal quel “CUM” latino che ci porta “INSIEME”.

Buon nuovo inizio, Amici miei

PIMPRA

MALINCONIA TANGUERA

Questa è solo la minima parte del mio personale parco scarpette da tango. Queste sono le bimbe che, attualmente, mi seguono nelle peregrinazioni sulle piste.

Ho sbagliato tempo dei verbi: devo usare il passato remoto.

Ci passo davanti ogni giorno, le accarezzo con lo sguardo, ogni paio mi ricorda momenti fenomenali della mia vita, ore di piacere, di gioia, a volte anche di cocenti delusioni, di dispiacere.

Le mie scarpette da tango raccontano la mia vita, quella degli ultimi 15 anni.

Ogni giorno mi osservo i piedi, li vedo senza lividi, senza calli, senza unghie rotte, dovrei essere contenta, invece ci leggo il segno della pausa, della sosta obbligata a cui siamo stati costretti.

Ammiro molto gli amici e i maestri che, determinati, hanno continuato a ballare, ad allenarsi a distanza, a perfezionare la tenica.

Io faccio fatica, perché mi prende come un dolore dentro, vivo una sorta di lutto, perché mancano gli abbracci, come non mai.

Ho letto che in alcune regioni d’Italia, con prudenza, stanno riaprendo le scuole di ballo, ed è una cosa meravigliosa. Da me, nel lontano nord est ancora vige il divieto, ma sono e voglio restare ottimista.

Ho una grande paura: riuscirò a ballare ancora? Sarò in grado? Il corpo non allenato, rimasto per mesi in quasi totale inattività fisica, recupererà?

Sono sopraffatta dal desiderio e dal timore, dal bisogno di riprendere e dalla paura di non farcela.

Le mie scarpette sono lì, mi guardano e continuano a ricordarmi come ero e come era bello ballare.

Non metto più i tacchi da tantissimo tempo, perché se non posso ballare, è come se la mia “donna” portasse l’abito del lutto.

Ma il tango tornerà ed è bene farsi trovare pronti.

Oggi indosserò il paio da studio e muoverò i primi passi, in fondo la vita è questo: RICOMINCIARE.

Pimpra

GLI OLANDESI LA CHIAMANO “HUID-HONGER”, NOI “FAME DI TANGO”

Pochi giorni fa, durante una mini passeggiata nei pressi di casa, mentre ero completamente immersa nei miei pensieri, ho avuto come l’istinto di sollevare lo sguardo.

L’immagine che ho avuto dinnanzi agli occhi è quella che vedete, ho afferrato il cellulare per immortalarla.

Rientrata nella quarantena domestica, mi è parso chiaro come, sempre più forte e intensa, sto provando quella che gli olandesi definiscono: “huid-honger” che tradotto potrebbe più o meno significare “fame di pelle”.

Ne parlavo via mail con il mio amico Michiel, l’olandese appunto, si discuteva su come il distacco forzato dal tango ci provocasse queste curiose sensazioni.

Mi piace immaginare il giorno in cui, come queste dolci rondinelle della foto, anche noi tangueri impenitenti, potremo finalmente tornare agli amati lidi e riprendere le nostre danze.

Penso anche a come cambieranno gli approcci alla tanda, il modo di ballare, e pure se dovremo farlo “mascherati”.

Sono pensieri che, dopo due mesi di congelamento dovuto allo choc pandemico, cominciano piano piano a riaffiorare alla mente, come se i primi spiragli di riapertura delle attività quotidiane, ci permettessero nuovamente di sognare.

E’ chiaro che, nostro malgrado, il tango sarà l’ultima delle ultime attività a cui potremo dedicarci in futuro e che, questo stesso futuro, rimane estremamente incerto e, di sicuro, piuttosto lontano nel tempo, ma tant’è la mente non si ferma.

Così, continuo a perdermi nella dolcezza del volo di queste rondinelle immaginando la gonna svolazzante rincorrere i miei movimenti nella prima tanda post epidemia.

Sognare, ne sono certa, fa bene allo spirito.

VI ABBRACCIO.

Pimpra

TANGO E TECNOLOGIA

Ormai ho perso il conto dei giorni, stare a casa ovatta il senso del tempo. Mi accorgo dello scandire delle giornate osservando il piumaggio di foglie del carpino che domina il giardino. E’ lui che funge da calendario.

Come molti di noi, lavoro da casa e, se possibile, sono più iperconnessa di prima. Nel carosello di pixel che fiammeggiano quotidianamente dinnazi ai miei occhi, sto notando un grande cambiamento “adattativo” riservato a noi, i “droGatti” tangueros.

Molti professionisti (e non) si sono affacciati alle piattaforme virtuali per continuare a mantenere vivo il rapporto con i loro allievi e, perché no, non perdere completamente la fonte del loro reddito.

Una delle piattaforme che vanno per la maggiore è Zoom, ma sicuramente ve ne sono altre di validissime.

Personalmente non mi sono ancora mai iscritta a uno di questi webinair, ma conto di farlo prima o poi. So di molti amici che seguono lezioni di ogni tipo in modalità on line, da quelle più tipicamente “intellettuali”, i classici corsi di formazione per capirci, a vere e proprie lezioni che implicano il corpo.

Ecco che mi chiedo come cambierà il mondo tanguero, anche alla luce di queste possibilità offerte dalla tecnologia moderna.

Facendo un salto nel passato, ripenso ai miei esordi a metà del 2000, ricordo perfettamente come molti tangueros dell’epoca facevano indigestione di video di esibizioni per carpire i movimenti dei professionisti. Poi si presentavano in pista e usavano l’inconsapevole ballerina/o quale strumento di verifica dei loro progressi. Inutile dire che per il 90% di loro gli effetti erano nefasti.

Ma torniamo ad oggi, come cambia, se cambia, la didattica on line? Il fatto che io veda il mio maestro effettuare dei movimenti, spiegarmeli, mi permette comunque di apprendere? Il maestro, via etere, ha la possibilità di osservare i movimenti degli allievi e di offrire le sue correzioni?

Oppure le lezioni on line poggiano piuttosto sulla condivisione con l’aula di esercizi che vengono dettagliatamente spiegati alla classe che poi, in autonomia, li riproduce?

Si possono fare domande? I maestri interagiscono o il rapporto è “one to many“?

Non nascondo che questa possibilità di apprendimento, non solo mi incuriosisce, ma mi pare un’ottima ancora di salvataggio sia per i professionisti, gravemente privati della possibilità di lavorare, sia per gli allievi che si sentono mancare i loro punti di riferimento.

Ancora, come si può rendere questo strumento il più efficace possibile, in modo che, una volta l’emergenza risolta (accadrà prima o poi!), non ci si ritrovi in pista completamente a digiuno dei movimenti, con tutti i nostri punti deboli in esaltazione?

La domanda è rivolta sia ai maestri che avranno il piacere di rispondere, sia agli allievi che hanno esperienza del metodo.

Ad ogni buon conto e a prescindere da tutto, apprezzo la voglia di trovare soluzioni, di reagire a una situazione drammatica, all’arte di arrangiarsi che, messe insieme, ci faranno rialzare la testa e riprendere le nostre vite.

VI ABBRACCIO.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI E DA QUI

TANGO AI TEMPI DI CORONAVIRUS: FORSE NON CI SIAMO CAPITI.

Non è proprio nelle mie corde essere allarmista o, peggio, ansiosa relativamente alle malattie, ma, in questo caso particolare di epidemia, bisogna ribadire concetti che sembrano così evidenti ma che tali non sono.

Tutti, quotidianamente, ad ogni telegiornale, siamo invitati/esortati/consigliati ad agire comportamenti atti ad evitare che il contagio dilaghi incontrollato, con le conseguenze del caso.

E’ un momento difficile per ognuno di noi, per gli abitanti delle zone rosse pure peggio quindi, è assolutamente necessario comportarsi da cittadini responsabili. Anche per non rendere vano il sacrificio di quelli che rispettano i divieti.

La comunità tanguera internazionale, composta da persone che sono portatrici sanissime del “virus da tango dipendenza”, è in evidente crisi da astinenza (io per prima!) NON potendo ballare adesso e per chissà quando, fino a fine emergenza.

RIPETIAMO INSIEME: NON POSSIAMO BALLARE, NON POSSIAMO BALLARE, NON POSSIAMO BALLARE.

Il mantra che dovrebbe sgorgare dalla nostra coscienza civile, dovrebbe essere un altro: ADESSO SCELGO DI NON BALLARE, ADESSO SCELGO DI NON BALLARE, ADESSO SCELGO DI NON BALLARE.

La differenza è evidente: obbligo a fronte di scelta consapevole e matura.

Quasi tutte le scuole e molti privati organizzatori, ordinanza o meno, hanno chiuso i battenti, sospendendo lezioni, milonghe, eventi i cui costi sono già stati parzialmente anticipati, rispondendo a un’emergenza che – ricordiamolo!- ha carattere GLOBALE, evitando responsabilmente di contribuire al contagio che porta ricadute, non solo sulla salute pubblica ma anche sull’economia – già provata, della nostra nazione.

Ben comprendo il danno economico, specie di coloro che con il tango ci vivono, ma, temo, non ci siano altre possibilità (forse predisporre lezioni e video da inviare ai propri studenti, così da portare avanti una sorta di didattica a distanza? almeno per il momento?).

A tutti gli altri, a quelli come me, che ballano PER LORO PIACERE, SMETTETELA DI LAMENTARVI E COMPORTATEVI COME SI DEVE, ASTENENDOVI DALLE DANZE!!!!

Leggo su FB di un sacco di eventi “carbonari”, tanto per dire che a noi non succede che tanto sono fatalista che si tratta solo di influenza.

Siete degli sciagurati irresponsabili e immaturi. Provate a riempire la vostra vita con altre attività consentite e sappiate aspettare, non è questo il momento storico per comportarsi da sciocchi.

AMEN.

Pimpra

LEGGETE QUESTO ARTICOLO ESTREMAMENTE INTERESSANTE SULL’ARGOMENTO QUI IN INGLESE.

TITOLO ORIGINALE:

Tango during/after #coronavirus crisis

3 March 2020 by Daniel de Kay

TRADUZIONE IN ITALIANO A CURA DI VERONICA ANNA FEDERICA e SHEILA KATOUZIAN:

La pandemia globale è ancora in corso. Notiziari, media, specialmente i social, sono pieni di post, opinioni ed articoli, di diversa utilità per il lettore. La confusione e la paura sono le reazioni maggiormente osservabili, insieme all’incertezza sul da farsi, su cosa aspettarsi, e soprattutto sul cosa capiterà.

Questo articolo non tenta di aggiungere altri fatti in merito al coronavirus, come la R0, tassi di mortalità, numero dei casi rilavati. Questo viene lasciato ad altre sedi.

Se ne parla abbastanza altrove, e non ancora con abbastanza fatti e verità. Andate sulle fonti ufficiali (OMS), e non (solo) sui social media. Se volete leggere qualcosa di utile su FB, guardate i post di Marvin Hansen

Avviso
Questo articolo vuole evidenziare l’impatto del coronavirus sulla comunità tanguera, oltre a proporre e discutere sulle opzioni per il futuro, dopo che tutti saremo tornati ad una (nuova) normalità.
Prima del coronavirus

Breve storia

Il Tango viene ballato sempre più in un abbraccio chiuso

La comunità globale del tango è strettamente connessa e i ballerini arrivano da ogni dove

Ogni fine settimana hanno luogo diversi eventi internazionali, che radunano persone di differenti nazionalità, insieme, per un intenso scambio.

Ma: negli scorsi anni, ho visto, specialmente negli eventi internazionali, ballerini essere presenti, impegnati e tra loro interagenti in abbraccio stretto, nonostante alcuni di loro fossero malati.

Solitamente si trattava di un normale raffreddore, o qualche altra malattia infettiva. E non vi è mai stata alcuna discussione in merito a questo. La reazione comune e tacitamente accettata era di empatia e supporto emotivo per il ballerino malato che avrebbe potuto perlomeno farsi qualche tanda.
Andava bene essere malati e partecipare, ballando, ad eventi internazionali.

Entra: Coronavirus
Storia parallela, estranea al tango: un uomo di 47 anni arriva in ospedale, positivo al coronavirus e con sintomatologia grave.

Viene messo in terapia intensiva, ed hanno inizio le indagini. Quattordici giorni prima del suo ricovero in ospedale aveva preso parte ad una festa di carnevale con 300 partecipanti in una piccola città tedesca.

Dopo l’inizio delle indagini, gli altri partecipanti furono visitati e 60 di loro risultarono positivi al test per il coronavirus, pur senza mostrare sintomi gravi o aver bisogno della terapia intensiva.
Questo accadeva intorno al 28 febbraio 2020, e da allora sono stati identificati circa 150 partecipanti, dei 300 che avevano partecipato all’evento. Non sono riusciti ad individuare l’origine dell’infezione, il cosidetto paziente 0.
Le autorità decisero perciò di mettere in quarantena per 14 giorni circa altre 1000 persone, che vivono nell’area interessata.
La festa di carnevale aveva avuto luogo intorno al 14 febbraio, e i primi sintomi nei contagiati si sono manifestati intorno al 28 febbraio.

Le persone contagiate al carnevale hanno ulteriormente contagiato altre persone, in un’area più grande, e, oggi come oggi, i casi conosciuti sono più di 180 (tre volte tanto!). Si prevede di testare soltanto le persone che presentano dei sintomi, quindi probabilmente il numero delle persone asintomatiche è molto maggiore.
La festa di carnevale è comparabile al Tango, con tre eccezioni:

  • Le persone non ballano in abbraccio chiuso, o non si abbracciano per 10 minuti con un estraneo
  • L’evento non dura tra giorni
  • I partecipanti non arrivano da tutt’Europa.
  • Avanti veloce: IL CORONAVIRUS NEL TANGO
    Ferrara: il primo caso documentato nel tango
    Un ballerino spagnolo ritorna da un Encuentro in Italia e viene testato per il coronavirus: positivo.
    Conseguenze: le autorità contattano tutti i partecipanti e prescrivono una quarantena di 14 giorni a casa. Il paziente 0 in questo caso: sconosciuto.
    Ho postato una domanda su FB per avere maggiori chiarimenti ed ho ricevuto risposta tramite messaggio privato: c’è anche qualche altro caso di ballerino positivo, proveniente da quell’evento.
    L’encuentro si è tenuto nel week end del 21 febbraio, e la notizia è stata pubblicata il 2 marzo.

    Ed ancora: il calendario di TMD mostra 9 eventi nel week end del 21 febbraio, incluso l’Encuentro di Ferrara. Il week end successivo solo 5 eventi. Il prossimo week end: 5 eventi, tra cui La Tosca, che è stata posticipata proprio ieri (l’altri ieri, nota mia).
    Tutto questo fa intuire che: il virus è già presente tra i ballerini che viaggiano per tango, e si diffonde.

    LA TOSCA: POSTICIPATA
    Mettiamo da parte, per un momento, le conseguenze dell’infezione, e focalizziamoci su quello che sarebbe potuto succedere a Signa, se la Tosca avesse avuto luogo come previsto:
  • I 400 ballerini da ogni parte d’Europa si sarebbero incontrati per un intero week end di tango, un sacco di abbracci, per almeno una tanda.
  • Il rischio di essere infettati diventa molto alto se si balla con un partner infettato. Molto più che a una festa di carnevale con 300 persone, dove ne sono state contagiate 60.
  • Ma prendiamo questi numeri e facciamo un calcolo per analogia: 400 ballerini, 80 contagiati. La diagnosi viene fatta probabilmente dopo 14 giorni. Per ognuna di queste persone malate si possono ipotizzare circa 150 contatti di primo grado, prima della diagnosi. E questo senza calcolare un secondo o terzo grado di contatto.
    Vorrebbe dire mettere più di 1000 persone in quarantena per 14 giorni.
  • Nella città tedesca dell’esempio, era stato facile: la maggior parte dei partecipanti viveva nella città, quindi il contagio era stato più facilmente contenibile.
  • Nel caso del tango, molte persone arrivano da diverse città. Quindi, per la Tosca, con 400 ballerini, si presume arrivino da almeno 150 diverse città.

    Non voglio continuare con i calcoli. Non perché i numeri siano troppo alti e demotivanti, ma perché è troppo complicato a causa della diffusione internazionale. Un giornale belga ha fatto un’analogia con l’influenza “normale” di ogni anno, ed è arrivato alla conclusione di 850000 persone contagiate e 50000 decessi.
    Quindi, già solo per questo aspetto, è stata una buona idea posticipare l’evento. Onore alle ragazze che hanno preso questa difficile decisione.

RESPONSABILITA’

E’ molto sexy al giorno d’oggi essere un organizzatore. Creare un bell’evento per i tuoi amici. Chiunque può farlo e molti lo fanno, basta guardare l’esplosione di eventi negli ultimi anni.

Organizzare un evento è un lavoro duro, e il lavoro durante l’evento è la cosa più facile da vedersi. Serve un numero infinito di ore per organizzare, negoziare, fare marketing, tessere relazioni, correre dietro ai leader…

La maggior parte degli eventi portano a nessun guadagno, o un guadagno minimo. Ci sono i contratti con le location ed il catering. I DJ devono essere ingaggiati e vanno organizzati i viaggi. E questo è solo per cerare l’evento. Poi ci sono i partecipanti, che sostengono spese di viaggio, prenotazioni di hotel e altre spese.

Una maratona di tango che costa 130 euro, comporta che facilmente per ogni persona si spendano circa 300 euro in tutto. Quindi un evento come La Tosca con 400 partecipanti muove denaro tra 50k (solo costo dell’ingresso) e 100k euro (spese di viaggio aggiuntive da parte dei partecipanti). E molti di questi soldi non sono rimborsabili.

Posso dirvi questo: gli organizzatori che se ne rendono conto, sentono quel denaro e pressione sulle loro spalle. Il solo pensiero che l’evento non piaccia ai partecipanti è già negativo, ma pensare alla cancellazione: è catastrofico.
E poi i partecipanti potrebbero persino pensare a chiedere rimborsi agli organizzatori poiché i biglietti aerei e gli alloggi a buon prezzo spesso non sono rimborsabili. E poi: gli organizzatori hanno contratti, obblighi, per lo più non rimborsabili.

Quindi: come organizzatore, sei praticamente fottuto in questa situazione. Dal punto di vista medico e sotto le aspettative della società ti senti obbligato a cancellare l’evento. Come ballerino, organizzatore e amante del tango, non vuoi nemmeno pensare a deludere i tuoi ospiti.

E: chi lo sa, forse nessuno verrà contagiato? Non può andare sempre tutto male, giusto?

È una decisione difficile, soprattutto perché quella decisione non è solo tua. Come organizzatore, non sei tu che resti a casa e che forse non riavrai i soldi già spesi per ballare. In questo caso, prendi una decisione che riguarda molte persone. Ad ogni modo, allo stato attuale tutti sono già confusi nel tentativo di capire cosa faranno se l’evento non viene cancellato: parteciperanno? E poi ci sono tutti i media, la famiglia, la società che ci dicono qual è la cosa giusta da fare. Ma si tratta solo di alcune belle tande, e sicuramente i ballerini malati rimarranno a casa, comunque.

Non pensiamo nemmeno all’aspetto della responsabilità. Cosa succede se qualcuno viene contagiato in quell’evento e muore? Chi è il responsabile? Chi sarà incolpato? E se anche legalmente non ci fosse colpa, gli organizzatori e i partecipanti saranno in grado di conviverci e gestirla?

ORA

TANGO, CORONA E BUENOS AIRES

Ad oggi: casi di coronavirus sono stati riscontrati in tutta Europa, anche se si tratta magari di un caso solo. Non conosciamo i numeri reali, perché i casi riportati si riferiscono solo a chi è stato sottoposto al test, non ai numeri reali.

I casi al di fuori della Cina stanno aumentando esponenzialmente. In Germania i casi raddoppiano ogni 3 giorni, il che significa: 2 in 3 giorni, 4 in 6 giorni e 8 in 9 giorni. Il periodo di incubazione è comunemente indicato in 14 giorni, ma sono stati segnalati casi con un’incubazione massima di 24 giorni.

Come organizzatore:

  • Dovresti comunicare con i tuoi ospiti.
  • Non aspettare che questa cosa sparisca da sola. I tuoi ospiti sono già preoccupati.
  • Dovresti valutare le opzioni e idealmente già essere in trattative con i tuoi fornitori e location per le diverse opzioni: rinviare l’evento sarebbe meglio.

Come ballerino

  • Decidi tu stesso in base alla tua situazione. In particolare, considera chi hai vicino, come la famiglia, i parenti e le potenziali conseguenze.
  • Sii consapevole della valutazione della situazione del tuo ministero degli esteri e del tuo datore di lavoro.
  • Comunica con i tuoi compagni di viaggio e con gli organizzatori.
  • Sii comprensivo verso qualsiasi decisione venga presa e comunicata dagli organizzatori.

FUTURO

Dopo il coronavirus/prima del coronavirus/altro-virus
Mentre questa pandemia in via di sviluppo fa il suo corso, è tempo che parliamo di responsabilità, opzioni e azioni.
Non ho risposte, quindi ecco alcune idee:

ORGANIZZATORI

  • Stipula un’assicurazione!
  • Abbi un piano B
  • Abbi cura dei tuoi partecipanti: i bagni: devono essere puliti regolarmente; offri disinfettanti per le mani; sapone; asciugamani di carta usa e getta.
  • Cibo: preparate e servite cibo con i guanti; fate attenzione ai capelli quando si serve cibo… controlla i regolamenti per la somministrazione di cibi
  • Offri rimborsi ai partecipanti che decidono di rimanere a casa perché sono malati.
  • Sii consapevole delle esigenze di salute dei tuoi partecipanti.
  • Hai ospiti con più di 60 anni o incinte? Sono a rischio più elevato.

BALLERINI

  • Non partecipare agli eventi quando sei malato. Non importa quanti amici ci sono e quanto hai bisogno di ballare. Infetterai gli altri.
  • Sii responsabile di te stesso e di coloro che ami ( la famiglia, i bambini, i nonni, …)
  • Lavati le mani regolarmente e per almeno 20 secondi!
  • Prenditi cura del tuo sistema immunitario. Mangia sano. Bevi abbastanza. Prendi le vitamine. Dormi abbastanza.

IMAGE CREDIT DA QUI

PRIMI PASSI: la prima volta in milonga

PUBLISHED by catsmob.com

Per tutti lasciare il nido la prima volta è un momento solenne, importante, spaventoso anche. Però, prima o poi, bisogna farlo.

Per i neofiti tangueros/as accade lo stesso: la prima uscita di ballo al di fuori delle pareti protettive della scuola. Un momento importante nella vita danzereccia di chiunque.

Da vecchia giaguara della pista, voglio dire qualcosa ai pulcini che si apprestano alla loro prima esperienza affinché possa essere una gioia per loro e non un fastidio per gli altri.

IL MIO PICCOLO BREVIARIO DELLA “PRIMA VOLTA”

  • L’ATTEGGIAMENTO MENTALE: gioioso/rilassato. Il secondo sarà difficile da mantenere perché, specie gli uomini, sentiranno pesare forte l’ansia da prestazione, ma voi tutti provateci
  • L’ANSIA: l’ansia da prestazione si controlla: a. ascoltando la musica PRIMA di muovere i passi b. ascoltando la ballerina, prendendosi il tempo per stabilire la connessione nell’abbraccio c. si va nella ronda interna, quella più lenta dove non arrecare fastidio a chi si muove con una dinamica più fluida
  • EDUCAZIONE: rispettate le pause degli altri, non correte travolgendo chi trovate sulla vostra strada, se dovesse accadere un contatto indesiderato SCUSATEVI anche se credete che la colpa non sia la vostra.
  • LA RONDA: la milonga non è una giungla, non è una gincana dove sgommare con i pneumatici, non dovete arrivare primi da nessuna parte. La milonga è un organo che vive, respira, pulsa, non dovete creare disturbo a nessuno.
  • LA BALLERINA: Non si usa la ballerina per provare passi. Se ballate o non ballate con la partner del vostro corso, in milonga, NESSUNO E’ PROFESSORE. Se lei sbaglia, probabilmente avete marcato male, oppure lei ha semplicemente sbagliato. Non si giudica l’errore, non si danno consigli su come fare un’azione, non si esprime a voce l’intento di quel passo. NO! Né da principianti, né MAI! Questo punto dovete ficcarvelo bene in testa! TUTTI, uomini e donne.
  • IL BALLERINO: NON è un palo da lap dance. Signore, anche se avete speso centinaia di euro in lezioni di tecnica femminile, adornos compresi, guai a voi se scambiate il vostro partner di ballo come appoggio da usare per i vostri giochetti. NO! L’intento è di ballare INSIEME, di trovare un’armoniosa comunicazione, di fluire.
  • RISPETTO PER GLI ALTRI: quindi mantenete la ronda, evitate gambe all’aria in movimenti allucinanti che potrebbero atterrare malamente su piedi o corpi di coloro che avete intorno. Il tango si arricchisce di giochi dopo tantissimo studio, dopo tantissimi km passati a ballare, dopo tantissimo tempo. Siete principianti, alle prime armi, non siete in grado di gestire il vostro corpo/il tempo della musica/la marca che ricevete per inoltrarvi in un terreno minato
  • SORRIDETE: si va in milonga per godere di un tempo gioioso e piacevole, per conoscere persone, per chiacchierare. La milonga è il luogo della distensione, dell’amicizia. Non dovete performare, non dovete dimostrare nulla a nessuno, solo stare bene, in felicità.
  • POSATE UNO SGUARDO AMOREVOLE SULLE COPPIE CHE DANZANO: come guardiamo gli altri, condiziona la nostra vita. Se cerchiamo il bello e il buono in ciò che abbiamo davanti, lo troviamo sempre. In milonga si osserva il tango delle altre coppie, GODENDO di ciò che vediamo, NON criticandone gli elementi tecnici e/o peggio i ballerini. NO! Il bordo pista deve essere uno sguardo comunitario e amorevole su tutti. Ripeto, nessuno deve fare una gara di “bravura, capacità tecnica, musicalità, figaggine” siamo in milonga per stare bene, per ballare, per scambiare sensazioni/emozioni/suggestioni.
  • TIRARSELA: eliminate questo verbo dal vocabolario (è utile anche per la vita fuori dalla milonga). Nessuno è superiore a un altro, anche se sapete di essere i migliori del vostro corso o della vostra scuola. Avrete un universo di ballerini/e migliori di voi. E’ un fatto. Perciò, mantenete un basso profilo e siate aperti agli altri, in termini di socialità danzereccia che significa: iniziate da subito a BALLARE CON TUTTI! Con i belli con i bravi e con i brutti! Si impara e si evolve e si migliora solo DALLO SCAMBIO. Inutile che vi incaponite nella ricerca della tanda con il ballerino/a di grande esperienza, schifando i vostri simili. Tornate sulla terra e sporcatevi le scarpe. Solo così, forse, un giorno, sarete ballerini/e di qualità!
  • LA MIRADA: in milonga dimenticate di avere le mani o la voce. Per invitare si usano gli occhi. Se i vostri Maestri non l’hanno ancora fatto, chiedete loro di spiegarvelo

Sicuramente, avrei ancora tanto altro da aggiungere, ma tanto. Mi sono limitata a questi piccoli suggerimenti che, se messi in pratica, credo possano iniziare alla vita della milonga, ballerini/e garbati e piacevoli. Il resto poi viene da solo. Si spera!

Pimpra

TANGO, PIEDI E TACCHI. Suggerimenti d’uso per i principianti.

Lungi da me la volontà di ingannare i feticisti all’ascolto. Questo articolo tratta un aspetto, molto spesso trascurato o non tenuto in debita considerazione, specie dai neofiti.

Come espresso più volte i movimenti del tango argentino coinvolgono armoniosamente tutto il corpo. Se avete sentito parlare di grounding, sapete che l’energia, il movimento, la dinamica, la prendiamo dalla terra (il pavimento) per portarla in una spirale meravigliosa a fluire verso l’alto.

Stare a terra, “radicare” è estremamente importante e farlo bene non è così scontato.

Uno degli errori tipici che si fanno, specie all’inizio e specie le signore, è quello di farsi prendere dall’entusiasmo e dalla bellezza delle calzature da tango, dimenticando che, la scarpa da ballo è, innanzitutto, una scarpa tecnica.

Di seguito alcuni suggerimenti di cui tenere conto per i vostri futuri acquisti:

LA SCARPA:

Indossando le vostre scarpe, la pianta del piede deve essere rilassata, non costretta, permettendo alle dita di estendersi e di lavorare a pressione sulla suola.

E’ fondamentale “percepire” il pavimento.

I TACCHI

Ovviamente più sono alti più ci piacciono, attenzione però, vanno gestiti.

Un’altezza di tacco eccessiva, porta il corpo a spostarsi in avanti, sicché se non controllate perfettamente la vostra postura e il vostro asse, finirete addosso, pesanti come un armadio, al ballerino di turno che – credetemi -dimenticherà immediatamente le vostre bellissime gambe e maledirà i tacchi esagerati che state indossando…

Il tacco alto, dai 9 cm in su, è appannaggio delle professioniste che si esibiscono, delle ex danzatrici classiche che hanno sviluppato una naturale iperestensione della caviglia, delle donne che – da sempre –fanno uso di tacchi altissimi. Per tutte le altre, è meglio fermarsi ad altezze più moderate.

I benefici del tacco più basso sul piede sono evidenti: si scongiura/non si peggiora l’alluce valgo, si evitano le borsiti sulla pianta, la caviglia viene sottoposta a minor stress con minor rischio di distorsioni.

Le migliori scarpe sul mercato sono tutte dotate di appoggio su memoform che altro non è che la suola ammorbidita. Il vantaggio è evidente: oltre ad essere una scarpa estremamente comoda, aiuta a contrastare i traumi a cui il piede della ballerina è sottoposto.

Una ballerina che porta bene i suoi piedi, resta bella, eterea, elegante anche indossando il tacco 7. Bisogna solo diventare brave.

PIANTA DEL PIEDE E LE CAVIGLIE

Se non provenite dalla danza o da attività sportive quali l’atletica, forse non sapete che i muscoli del piede possono essere allenati.

Nel caso del tango argentino, è bene vengano sviluppati, per entrambi i sessi.

La spinta, la dinamicità, il flow, coinvolgono in modo molto consistente i piedi.

Vi sono numerosissimi esercizi che potete fare per conto vostro per rinforzare le estremità. Chiedete ai vostri Maestri che vi sapranno sicuramente consigliare.

L‘IGIENE DELLE CALZATURE

L’ultimo punto, forse banale, ma neanche tanto, è l’igiene delle vostre calzature.

Dopo la lezione o la milonga, non rinchiudete le scarpe da ballo dentro il loro sacchetto portatile, lasciatele all’aria, ad asciugare.

Esistono in commercio degli ottimi spray che disinfettano la suola, uccidendo i batteri puzzoni. Leggete con attenzione l’etichetta e assicuratevi che siano presidio medico chirurgico, dovreste leggervi “disinfettante germicida”, sarete così tranquilli che le vostre amate scarpette resteranno profumate.

BUON TANGO A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

  • Pimpra su Instagram

  • TAG

    2013 2014 2015 2016 abbraccio amiche amici Amici e amiche amicizia amore Amore Andar per maratone Andar per Milonghe Anima anno nuovo vita nuova anta e ribalta attimi Attimi belli Attualità Bel Paese blog blogger CARATTERE cazzate cronache dal mondo panda dare tempo al tempo Dillo alla zia Pimpra di tanto in tango Donne e valigie emozioni fine settimana Friuli Venezia Giulia gabbietta immagini incontri i saggi consigli di Nonna Papera Italy Lavoro milonga momenti mondo panda Mondo Panda mondo tango Natura pausa pranzo pensieri pensieri leggeri pensieri sparsi pensiero positivo PERSONALITA' Pimpra milonguera riflessioni RISVEGLI Salute e benessere Senza categoria Società e costume Sport sticazzi STICAZZI storytelling Tango Tango argentino tango marathon Tango milonguero tango trotters tanto tango Trieste Uncategorized uomini e donne vecchiaia in armonia Viaggi viaggio Vita di coppia vita moderna vita sui tacchi a spillo
  • Archivi

  • ARTICOLI SUL TANGO

    Se cerchi gli articoli che parlano di tango cerca "ditantointango" nel banner TAG o fai la ricerca nel bannerino CATEGORIE
  • I post del mese

  • LA TRIBU’

  • Pagine

  • Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: