Annunci
Annunci

DI TANTO IN TANGO. Eventi a cui partecipare. La COLEGIALA.

colegiala-18

Ormai ho perso il conto, e ciò è bene, del numero di eventi ai quali ho partecipato.

Definisco evento: incontro con tangueros che dura un fine settimana, di solito, per me, dal venerdì alla domenica.

Di norma i miei eventi sono le maratone.

Ogni bravo globetrotter del tango organizza e schedula i suoi fine settimana con largo anticipo poiché, questa è la regola, ci si iscrive dapprima, si attende di essere “IN”, poi si procede all’organizzazione viaggio.

Schedulare gli impegni tangueri sta diventando complesso, nel senso che vi è un pullulare di eventi che riempiono, spesso con doppioni, i fine settimana dell’anno.

Scegliere, non è più facile.

Un tempo, fino a pochi anni fa, esistevano le pietre miliari a cui tutti ambivano partecipare. Se si entrava era una festa, perché si aveva modo di stare in pista con i migliori, i più esperti, quelli/e bravi/e assai.

Oggi, con l’offerta più che quadruplicata, capita raramente di vivere questa adrenalina in pista, poiché, se da un lato c’è molta più democrazia, e ciò fa bene al tango, dall’altro gli eventi vengono organizzati con spirito più che altro “commerciale” e questo, ahimè, non giova al nostro Tango.

Fortunatamente esistono e resistono delle pietre miliari, tra queste, mi sento senza dubbio di annoverare la maratona “La Colegiala”.

L’idea di base è assolutamente creativa: organizzare una maratona in una colonia estiva, di antica costruzione (anni ’30), ospitando i 350 partecipanti all’interno della struttura.

Avete presente quando mandate i vostri figli in colonia? Ecco, si alloggia in camere molto semplici, per non dire spartane, senza quei comfort viziati a cui siamo tanto avvezzi. Secondo me la magia sta lì: in questa sensazione di passato, di scuola d’altri tempi, di grembiuli, di lavagne e gessetti.

Adoro andarci, ogni anno è sempre una gioiosa festa. Sarà che, finalmente, conosco tutti, almeno di vista e, ovviamente, il rimando è quello di sentirsi a casa. Ma non è solo questo.

Conoscete la parola “qualità”? Ecco, Colegiala è e resta una maratona di qualità. Gli invitati, sempre di alto livello tanguero, la gioiosa e calorosa accoglienza di un team che diventa, di anno in anno, più internazionale per interfacciarsi al meglio con gli ospiti europei e non solo.

Questo mi piace e questo cerco nel mio girovagare tanguero, la qualità di un evento, la cura per gli ospiti, quelle piccole e grandi coccole che rallegrano lo spirito e fanno esclamare “Voglio ritornare l’anno prossimo!”.

Noi tangueros non siamo polli da spennare. Chi decide di organizzare un nuovo evento  lo faccia con cognizione di causa e onestà intellettuale affinché la nostra agenda tanguera sia infarcita di eventi di qualità.

Segnate pure le date del prossimo anno, la “Colegiala” merita sicuramente di far parte del vostro carnet di eventi.

Grazie a tutto il dream team per un’altra edizione da ricordare! ❤

Pimpra

 

PS: sia chiaro che non scrivo per nessuno, nel senso che nessuno e lo sottolineo, mi conferisce alcun beneficio per le mie recensioni (sconti sulle iscrizioni agli eventi o altro giovamento).

Pertanto, per quel che valgono, sappiate che gli articoli sono solo espressione del mio libero sentire. 🙂

 

Annunci

VIAGGIARE

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ci sono tanti modi di viaggiare, così come sono tante le persone che viaggiano.

Ci sono i viaggiatori ideali, quelli che non si muovono con il corpo ma con la mente, facendosi accompagnare dalla fantasia, ci sono quelli che partono senza meta e la scoprono durante. Ci sono i metodici che organizzano ogni singolo minuto della loro assenza da casa, oppure gli avventurosi e quelli che hanno bisogno di tutti i comfort.

Il viaggio ci rappresenta, racconta molto di noi, di come viviamo, di quale è la scala dei nostri valori, i nostri ideali.

Mi definisco una viaggiatrice empatica. Quando esco dal mio territorio amo immergermi completamente nella realtà che mi ospita. Desidero sperimentare nuovi modi di vita per scoprire nuovi colori, nuove sfumature, nuovi sapori. Quando viaggio divento altro da me. E’ sempre stato così.

Il mio primo Boeing 747 lo presi che avevo 2 anni e mezzo, destinazione Nigeria centrale, in pieno bush. Mia madre, allora giovanissima ventiseienne, era la prima volta che usciva dall’Europa, mio padre, bontà sua, aveva iniziato da poco prima.

Vivere in Africa con poco, molto poco, ma tantissima natura e amici, era per me, una casa ideale. L’argilla con cui giocavo, l’indimenticabile odore della terra dopo le piogge monsoniche, la luna enorme, il sole che rendeva il suolo un manto croccante riarso e ferito di crepe. Africa, oltre ad entrare nel cuore e negli occhi di chi la vive, entra, immediatamente dal naso. Ogniqualvolta ci rimetto piede, la prima cosa che percepisco è il suo profumo, unico, potente, antico, indissolubilmente inciso nella mia memoria olfattiva.

Mi reputo una persona estremamente fortunata ad avere avuto la possibilità di crescere in altri dove che non fossero la mia terra natia. C’è stato l’Iran, maestoso, indimenticabile. La più grande ferita del cuore abbandonarlo prima dell’inizio della rivoluzione Khomeinista del 1978.

Sono la donna che sono grazie a questo meraviglioso dono che ho ricevuto, ed è presto spiegato perché, appena ne ho la possibilità, cerco di viaggiare.

Allontanarsi dal nido, dalle proprie abitudini, dalle certezze di ciò che si conosce bene, per me, è come prendere una poderosa boccata di ossigeno, far ripartire la curiosità verso il mondo e la gente che lo popola, amare la vita più di prima.

Torno da una settimana di vacanza in Grecia, in quella magica Creta che tanta storia può raccontare. E’ la mia prima “vacanza non vacanza”, nel senso che ho messo da parte lo spirito curioso restando “raccolta” all’interno di un villaggio turistico.

A parte il clima strabiliante, un mare che non ho parole per descrivere quanto fosse bello, il cielo blu blu blu, altri veri contatti con la realtà del paese ospitante non ne ho avuti.

Ha un che di assurdo, per una come me, ma ci sono delle situazioni che richiedono una certa pacatezza, quindi, come è mio costume, mi sono adattata.

Porto a casa un sacco di cose, comunque.

Confermo, una volta in più, quanto i greci ci siano affini. E’ una questione di pelle, si va d’accordo, anche solo con uno sguardo e un sorriso. Da qualche parte dentro di noi, continuiamo a riconoscerci, come legati da un sottile filo che si perde nell’antichità di secoli.

Natura, qualche greco e cibo locale strabuono la mia esperienza ellenica si conclude qui, però… posso dire di avere imparato un sacco di cose sugli …. italiani (all’estero).

Contesto: villaggio turistico

Trattamento: all inclusive

Animazione: presente

Target: famiglie, coppie giovani

Provenienze: nord Italia e centro

Prima osservazione: se sei in un all inclusive non smetti quasi mai di mangiare e di bere. E’ una questione psicologica. Colazione a buffet con-ogni-bendiddio, quasi impossibile fermarsi allo yogurt zero grassi, che poi non credo in Grecia nemmeno esista. Ciotolona di yogurt cremosissimo assai, aggiunta di frutta e uno squaraquaqua di miele ad amalgamare il tutto. E che una fetta di pane non ce la mettiamo? Eccerto che sì ma con la marmellata che sennò fa triste.

img_7016.jpg

Questa era la mia colazione quotidiana, dopo una 500 metri di nuotata per evitare di sentirmi troppo in colpa… ma gli altri…

Gli italiani in vacanza nel villaggio turistico sono come le cavallette: mangiano  e bevono qualsiasi cosa in qualsiasi momento della giornata. E mangiano e bevono in quantità esagerata e si vede.

Famigliole intere in sovrappeso se non ai limiti dell’obesità. Mi hanno colpito, non immaginavo che il nostro paese si stesse trasformando, in negativo, in una massa di ciccioni. Un ragazzetto con una panza da cummenda cinquantenne, lui avrà avuto sì e no 20 anni, mi ha sfidato con lo sguardo a una gara di nuoto. La sottoscritta, osservandone il giro vita, ha pensato “Ma cosa credi di fare?” e, da gentile signora, gli ha concesso 5 bracciate di vantaggio. Il ragazzotto, alla sua sesta ha cominciato a dare segni di cedimento, mentre la sfidata appena accendeva il motore. Morale: surclassato di una ventina di metri, perché, mentre lui cercava di trovare il respiro che aveva perso, io avevo ingranato la mia velocità di crociera. Normopeso 1 sovrappeso 0 e i 30 anni di differenza non li mettiamo nemmeno in conto.

Ma la responsabilità non è di questi giovani, è dei loro poco accorti genitori che, a buon esempio, a due ore dalla luculliana colazione, ingurgitavano fette di pizza alla Nutella, ben condite da bicchieri di birra. Ore 13.00 tutti a pranzo di nuovo.

Gli italiani in vacanza tendono ad essere molto rumorosi e ciarlieri come se, l’ascolto delle loro chiacchiere e dei loro strilli, fossero argomenti e note di pubblico interesse. Non è così.

Il mare della Grecia mi ha parlato da vicino. Nelle mie nuotate del mattino, a spiaggia vuota, nel più pacifico silenzio, interrotto solo dal ritmato frangersi delle onde sulla battigia al cambio di marea, ho visto le piaghe di cui è cosparso: tonnellate di rifiuti plastici, delle più disparate dimensioni, da quelli oramai ridotti a plancton, ma pur sempre plastico, alle new entry a dimensione reale: sacchetti, bottiglie ecc.

Mi ha procurato un dolore così lancinante vedere la Natura così piagata dall’incuria umana che, al mio ritorno, ho notevolmente alzato la guardia sulla mia produzione di immondizie e sul loro doveroso corretto smaltimento. Speriamo serva a qualcosa.

Tornare a casa mi lascia sempre una patina dolce amara di tristezza per quanto di bello ho scoperto e lasciato nel paese ospitante, per fortuna, ad accogliermi, ancora una volta ci sono le mie Gattonzole adorate. Carezze, strusciate di muso e una bella dormita sul lettone in compagnia non ce le leva nessuno.

Poi, si riprende la vita di sempre, un po’ più ricchi di prima.

Pimpra

 

 

CARTOLINA DALLA SICILIA

E’ stato amore a prima vista o, meglio, a prima sensazione. La Sicilia è entrata come se fosse stata sempre lì.

E’ una terra forte, tosta, con una grandissima personalità, per molti, ma non per tutti, proprio come piace a me.

Difficile scegliere quali sono stati gli aspetti più emozionanti dell’esperienza e raccontarli, poiché arrivare sull’isola, coinvolge, immediatamente, tutti i sensi.

La naturale e raccolta bellezza delle Egadi, da cui il mio viaggio è iniziato, in quella piccola e accogliente Marettimo che, da subito, ha offerto il meglio di sé in termini di clima, natura, ospitalità e, ovviamente, ottimo cibo.

I miei occhi sono abituati a mare e cielo di una città costiera, però, vi assicuro, il blu straordinario del Tirreno riflesso dal cielo è un colore pantone tutto suo.

Marettimo vibra di natura. Dal mare al trekking si può scegliere di dedicarsi ad attività all’aria aperta. Aria, che meraviglia, l’isola ne è sempre lambita. Per me che sono triestina, come un segno di riconoscimento di una terra, in qualche modo, affine. Senso di casa. La casa delle vacanze.

Con i barcarloli ci si accorda per circumnavigare l’isola, vale la pena, grotte ed insenature naturali sono puro godimento. I sub ci vanno a nozze. Non serve affannarsi a prenotare, ci si presenta al molo vecchio e qualcuno disposto a portarti, si trova sempre.

Le parole magiche sono: relax, stai sereno non c’è problema.

Il cibo merita una menzione speciale.

***

I MIEI INDIRIZZI:

La colazione al “Caffè Tramontana“, è un must: panorama vista mare, cornetti alla crema di pistacchio, ottime granite e il cocktail analcolico alla frutta. Da provare.

I pranzi serali che più mi hanno conquistato quelli del ristorante “Al carrubo” cucina semplice ma saporita, porzioni adeguate e prezzi modici.

L’aperitivo dei più giovani, musica compresa, si fa al bar “La scaletta” si cena pure, anche se io non l’ho fatto ma me ne hanno parlato bene.

***

La Sicilia calda che vibra forte di terra, di quella energia della Madre, l’ho incontrata a Palermo.

Una città che ho sentito accogliente e mai mi ha dato segno di essere violenta o pericolosa. I cittadini la amano di un amore grande e sofferto, in cui le piaghe di un passato sempre presente, hanno lasciato profonda impronta di sé. Il cambiamento però, si percepisce, sale agli occhi parlando con le persone che, fiere della loro terra natia, la vogliono difendere e preservare da certi vecchi modi, da vecchie abitudini.

Palermo è una città giovane e volonterosa, offre, agli occhi dello spettatore, scenari architettonici di rara bellezza. Ho amato infinitamente passeggiare nel centro storico, godere del mix di stili che hanno scritto la storia della città, della sua gente.

Grazie a Manifesta 2018 ho potuto visitare palazzi che, in taluni casi, di norma sono chiusi al pubblico,  godendo di mostre d’arte contemporanea che – sovente-  raccontavano di come si è arrivati al melting pot attuale della città.

Palermo è città dell’inclusione. Tutto lo esprime, dai negozi ai mercati, alle coppie miste che si tengono la mano per strada. Non ho mai percepito ostilità e chiusura nei palermitani, forse perché abituati da sempre ad essere una garza che filtrava e tratteneva a sé le popolazioni in arrivo dal mare.

Palermo mi ha abbracciata, facendomi sentire a casa. Indimenticabile la serata trascorsa sul terrazzo di un attico, nel pieno centro della città, invito inaspettato di una amica palermitana che ha aperto l’uscio di casa sua a una tribù di tangueros della penisola. Aprire casa, accogliere, il culto dell’ospitalità, sono temi e sfumature tipicamente italiane, specie al Sud. Cuori caldi, accoglienti con il piacere dello scambio del sorriso regalato dal bottegaio del mercato che, visto che sei “straniera” (per la cronaca stavolta mi hanno dato della tedesca) ti regalano i loro prodotti che così ti porti un po’ del sapore della loro terra anche a casa tua.

Per conquistarmi non ci vuole molto, sono una sentimentale, ma posso dire di avere viaggiato e di saper riconoscere la sfumatura che rende un paese più ospitale di un altro. La Sicilia lo è senza dubbio alcuno e ti scrive dentro.

La Sicilia lascia i suoi colori, il rosso dei suoi pomodori che potrebbe diventare “pantone pomodoro di Sicilia” tanto è bello, la Sicilia lascia i suoi sapori forti, intensi, letali perché, una volta a casa, non te ne liberi più e li cerchi ancora.

Sono a casa, nella mia piccola Trieste, eppure, ancora, ogni giorno la mente torna lì, a un amore grande che vive troppo lontano.

I MIEI INDIRIZZI:

Ho dormito al B&B Stupor Mundi, Danilo e Carmen offrono un soggiorno che non si dimentica. Le camere sono tutte diverse ma è durante la colazione che si vive una bellissima esperienza sensoriale.

La granita più buona da Costa, molto bello anche il locale. Buona anche da Cannoli & Co.

Ottimo il gelato di Gelateria Ilardo, però a Palermo sono proprio bravissimi con il gelato.

Cibo fritto da U Vastiddaru  . E in mille altri posti per strada.

Innamorata del Palazzo Forcella de Seta .

Piaciutissimo il mercato del Capo.

Emozionante la chiesa di Santa Maria dello Spasimo.

Pimpra

Questo slideshow richiede JavaScript.

DI TANTO IN TANGO. TANGOFEST PALERMO

Sapevo di avere un conto aperto con Palermo.

Dovevo andarci tre anni fa, invece, per alterne vicende, ho rimandato l’appuntamento a quest’anno.

Ci sono arrivata carica come una molla perché l’amorevole accoglienza siciliana mi ha graziata pochi giorni prima regalandomi dolci abbracci, cannoli e pesce spada nella bellissima Marettimo in tango. Come a dire che il mio viaggio tanguero siciliano è iniziato sicuramente sotto la protezione di Santa Rosalia.

Dopo due giorni a prendere confidenza con la città, lasciandomi pervadere dalla sua maestosa intensità, di cui vi racconterò nel prossimo post, dal giovedì alla domenica, ho partecipato al TangoFest di Palermo.

Festival= sinonimo di TANTE PERSONE, tangueros di ogni dove (WOW!), nessun bilanciamento vero o presunto tra uomini e donne, quindi TANTISSIME donne.

Non partecipavo a un festival dal lontano 2015, nemmeno a quello di Parenzo che pure è dietro casa e, confesso, non ricordavo certi dettagli.

A parte avere sofferto, a volte pesantemente, lo squilibrio dei sessi, porto a casa sensazioni straordinarie.

Innanzitutto trovo ammirevole il sogno che sta alla base di un evento del genere, ovvero quello di offrire alla comunità tanguera europea la città di Palermo per farla conoscere e amare.

Ho ballato nella location più straordinaria che mi sia capitato di vedere fino a d oggi, in quella chiesa dello Spasimo che ha rubato il cuore di tutti noi, vibrando di una energia che veniva scambiata tra i nostri abbracci e la struttura rinascimentale, in un sodalizio che cresceva nei giorni.

Il piccolo, immenso miracolo di Tangofest è proprio questo dono enorme offerto a tutti affinché gli occhi e i cuori potessero leggere l’intensità, il desiderio, l’amore dei palermitani per la loro terra, a dispetto di tutti i luoghi comuni affibbiati alla Sicilia.

Tangofest vale sicuramente il viaggio, non fosse per godere delle pomeridiane da urlo. Confesso di essere stata così tanto appagata dai lunghi pomeriggi di ballo da non sentire il bisogno di continuare anche la notte, ma questa è storia solo mia.

Organizzazione impeccabile: lezioni con professionisti di livello internazionale, tj set straordinari. Tutto considerato, non deve essere affatto facile gestire due diverse location, lezioni, milonghe e quanto altro ancora ruota attorno a un festival del genere.

Da parte mia, massimo plauso ai due sognatori, Marianna e Alfredo e a tutti i loro Amici e staff per aver dato il loro cuore, la loro passione, tutta l’energia e gli immancabili sorrisi ed averci servito un festival che portava tutto il sapore della loro magnifica Palermo.

Ci ho lasciato il cuore, l’anno prossimo torno a riprenderlo.

GRAZIE ❤

Pimpra

PS: messaggio per i ballerini palermitani: in 4 giorni di festival ho ballato con 2 palermitani, 2 trapanesi. Allora direi che dovete rimboccarvi le maniche e invitare anche le ballerine italiane/non siciliane, anche quelle dai 40 in su, e quelle con le quali non avete ballato mai. Che siciliani siete sennò? 😀

 

DI TANTO IN TANGO. MARETTIMO IN TANGO

Marettimo

E’ tempo di vacanze, è arrivato quel momento dell’anno in cui, finalmente, si può scollegare tutto e mettersi in uno stato di trance attiva, ovvero quel dolce far niente o fare qualcosa senza lo stress e le responsabilità opprimenti del quotidiano. Se hai la fortuna, poi, di essere tanguero, il piacere raddoppia.

Finalmente un evento mi porta in Sicilia. Terra amata a distanza, desiderata da tempo eppure, sempre sfuggita, per un motivo o per l’altro.

Ci ha pensato “Marettimo in tango” a portarmici e meno male, aggiungo io. Ne ho sentito parlare bene da molti amici, sia di continente che di costa, mi sono detta che era tempo di andare, il periodo è ideale.

“Marettimo in tango” è un evento unico nel suo genere, è una vacanza al mare, nella splendida isola delle Egadi, condita da tango pomeridiano e serale, a gusto piacendo.

La magia sta nel numero contenuto di partecipanti che invadono l’isola con le note sussurrate e lievi dei tangos, con i loro abbracci che dal pomeriggio colorano di sé la notte siciliana.

La pista tocca quasi l’acqua, si balla in “coppa” al mare, con una bava di vento compagna fedele dei tangueros e l’aroma inebriante del gelsomino notturno che strega letteralmente l’animo. L’atmosfera che regna trionfante è magnifica, si crea un mood estremamente piacevole tra i partecipanti che possono incontrarsi solo in pista oppure condividere altri momenti della giornata.

La natura è sgargiante, il mare invitante l’isola è riserva naturale e si possono trovare spiagge poco affollate nonostante il periodo di ferie. Chi lo gradisce può dedicarsi anche al trekking concedendosi piacevolissime escursioni.

A Marettimo mi sono sentita a casa, accolta da un clima assolutamente amico, dai sorrisi della gente, dall’affabilità degli abitanti e, perché no, dalle leccornie della cucina locale che, dalla colazione in poi, sa come stuzzicare la curiosità golosa di quelli che amano le cose buone.

E il tango, poteva non beneficiare di tutto ciò? Ovviamente sì, perché quando l’animo è lieve anche il ballo lo è e l’abbraccio diventa un succulento cannolo siciliano.

Pimpra

 

 

DI TANTO IN TANGO. MA DOVE SIETE FINITI?

h-2.jpg

Ci sono luoghi del cuore. Luoghi che ami perché hai vissuto emozioni bellissime, hai trascorso momenti memorabili, indimenticabili.

Ci sono luoghi che nascono per rendere felice chi li frequenta, per accoglierlo, per fargli godere del respiro della natura, del mare, del cielo stellato sopra di noi, della bora d’estate che scompiglia i capelli e rinfresca la pelle.

A Trieste questo luogo c’è e, ogni anno che passa, viene celebrato con migliorie strutturali che lo rendono più bello e accogliente.

Il personale che vi lavora lo è. Gentilezze per gli ospiti: farmi trovare il succo di pompelmo amaro, come avevo chiesto, che non posso più bere alcolici.

Questo luogo si chiama Cantera e si trova nella splendida baia di Sistiana. Non fosse che siamo a Trieste e noi triestini siamo i peggiori marketer territoriali di chiunque in Italia, potremmo sentirci dentro a un sito di sarda bellezza.

Ieri sera ero lì, armata di ogni migliore intenzione, desiderosa di ballare il mio tango sotto la luna, baciata dalle stelle con la brezza a scostare l’orlo della gonna… invece…

Dove siete finiti?

Fino a qualche anno fa il Cantera era luogo affollato di tangueros provenienti da tutta la regione, dalla vicina Slovenia e Croazia, dal Veneto e addirittura dall’Emilia Romagna.

Cosa è accaduto, Amici Cari, per cui nelle vostre peregrinazioni, bypassate questo luogo assolutamente magico, preferendo dirigervi in altri dove, sicuramente meno belli, meno accoglienti?

Come diceva il grande poeta Umberto Saba

“(…) Trieste ha una scontrosa

grazia. Se piace,

è come un ragazzaccio aspro e vorace,

con gli occhi azzurri e mani troppo grandi

per regalare un fiore;

come un amore

con gelosia. (…)” 

Amici tangueros, tornate a trovarci. Scambieremo abbracci, sorrisi e sudore di fronte al mare, baciati da dolci refoli di bora, cullati dalle note del nostro amato tango.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO. LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI. FTM MARATHON

27907644_10214138700037395_4858396170760010900_oLa prima volta non si scorda mai, lascia un segno indelebile nella memoria. Come è bello crescere ed avere la possibilità di viversi ancora “prime volte”.

Francoforte Tango Marathon la mia prima maratona all’estero.

La stessa intensa emozione della mia prima maratona in assoluto, la Tosca. La stessa curiosità, il desiderio di una nuova esperienza, la voglia di confronto e, sotto, anche quella sottile agitazione che regala il pizzico di sapore in più all’avventura.

Proprio di avventura si è trattato, voli cancellati il giorno prima che lo sciopero e il meteo avverso hanno provato in ogni modo a fermare i cuori appassionati di molti tangueros provenienti da tutta Europa, ma, nonostante le difficoltà e i costi lievitati come la pizza, siamo arrivati a destinazione.

Mi ha colpito subito l’atmosfera rilassata, easy che ho percepito fin dai primi istanti, una sensazione che mi ha messo immediatamente a mio agio.

Inizio l’avventura mangiando a quattro palmenti, essendo arrivata all’ora di cena, affamata come una lupa. Quale graditissima sorpresa! Io che di catering me ne intendo, posso dire che – raramente – ho avuto il piacere di gustare una cucina che sapeva di casa, di buono, di mani della nonna che ti preparano quella lasagna lì che ti piace tanto.

Premetto che la mia quotidiana lotta con la bilancia, fa sì che non sia precisamente una di quelle persone che ai buffet si avventano, ma, confesso pubblicamente, di avere fatto il bis delle pietanze, tanto mi trovavo affamata, quanto apprezzato mi fosse il cibo.

Menzione SPECIALE (per i gusti della sottoscritta) va la macchinetta del caffè espresso a cialde a disposizione. Gentilezze per gli ospiti (specialmente italiani e viziati quando si parla di caffeina), affiancate all’altra chicca: la macchina professionale per la spremuta di arance che manco al bar te la fanno così buona e te ne puoi bere quanta ne vuoi.

Questi ed altri aspetti legati all’ospitalità mettono i partecipanti all’evento in uno stato di grazia decisamente superiore.

Parliamo di tango.

Un mix interessantissimo di provenienze, bilanciato in modo da dare una pennellata quasi alla pari tra danzatori tedeschi e italiani poi resto d’Europa e mondo. Scrivo questo perché, diciamocelo, gli italiani sono caciaroni ed esportando questa allegra confusione all’estero, hanno, in qualche modo, spinto gli amici europei e non, a seguire questa buena onda di allegria.

La mossa molto intelligente degli organizzatori è stato creare un bel gruppetto di italiani, facendo attenzione a che non si creassero – pure all’estero – i fastidiosi gruppi chiusi del “io ballo solo con gli amichetti miei” (allora restatene a casa.)

E’ stata la maratona della sauna, il caldo ha raggiunto vette straordinarie, mettendo a dura prova la volontà che  –  ben supportata da altissima motivazione – ha saputo surfare sul sudore. In fondo sudare fa perdere tossine quindi bene così. Sono tornata a casa pure più magra, quindi, ovviamente più felice. 🙂

Mi sono trovata così bene che ho già voglia di rifarlo.

In più, mi è arrivato un grande insegnamento dagli abbracci ricevuti colà, ma questo sarà argomento per un’altra storia.

Come la mia prima, indimenticabile, Tosca, anche quella di Francoforte sarà la mia prima maratona europea di cui, per sempre, conserverò un gioioso ricordo!

Grazie a Paolo, Ilaria e a tutto lo staff che si è prodigato per coccolarci e farci sentire davvero a casa, nella grande casa del nostro Tango.

Pimpra

 

TEMPORALE ESTIVO

Tanzania-26

E’ da qualche giorno che la mia mente sta riproponendo ricordi lontanissimi, tornano episodi e persone che avevo dimenticato da tempo.

Oggi il caffè della pausa pranzo è stato reso un vero “espresso” dall’importante temporale che, nel giro di pochissimi minuti, si è rovesciato sopra le nostre teste. Uno Sturm und Drang di tuoni, lampi e tutto il coreografico corredo di un acquazzone degno del suo stato.

E niente, mi prende voglia di liquirizia e decido di avventurarmi. Giove Pluvio mi prende a secchiate d’acqua perché ho osato sfidarlo. Mi inzuppo i piedi, i pantaloni. Le narici si riempiono di odore salmastro mentre sguazzo leggera tra una pozza e l’altra del marciapiede.

Ho sempre amato le pozzanghere, il temporale estivo che arriva inaspettato e ti bagna i piedi. Le corse per cercare riparo e quella gioia spensierata che ti riporta bambino.

Oggi il salto nel tempo è stato davvero lungo.

1978 o giù di lì, una jeep corre veloce nella savana, terra rossa a perdita d’occhio, qualche sparuto baobab all’orizzonte, la pista resa una perfetta distesa di piccole onde di terra che facevano tremare forte gli pneumatici. Il trucco era correrci sopra veloce, per rendere meno violenta la vibrazione.

Ero stanca, molto stanca, dopo un viaggio di due giorni in giro per l’Europa, rincorrendo aerei che perdevamo per coincidenze assurde, noi che dovevamo andare a sud, molto a sud, in Africa.

Finalmente, l’odissea ha termine e la jeep ricompatta una famiglia rimasta separata.

Lo sapete che profumo ha la felicità?

Quello della terra rossa e calda della savana dopo la pioggia. Erano i primi di luglio e iniziava il monsone.

L’orizzonte era colorato di nuvole che sfumavano dall’azzurro al viola per colorarsi del porpora profondo del tramonto. Il sole in Africa è più maestoso, più generoso. Saluta la Madre Terra con un profondo inchino quando scende la notte. E’ tutto grande laggiù, ma di quella grandezza del cuore, non della forma.

Chiedevo quanto tempo mancasse alla destinazione, e mio padre raccontava di quello che avremmo trovato al nostro arrivo.

Gli occhi della mia giovane mamma erano stanchi mentre teneva sul petto mio fratello addormentato.

In lontananza il temporale nutriva di sé la terra portando gocce ricche, generose.

Ricordo il vento, profumato di quella nota speciale che mescolava legno, erba giovane ed erba secca, polvere rossa, sentore di roccia in un unico aroma olfattivo che dava potenza al mio personale album dei ricordi.

Da allora, ogni temporale che si rispetti mi riporta lì, a quella mia piccola eppure immensa felicità.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO. E TU, DI CHE GUSTO SEI?

Oggi rispondo con entusiasmo alla sollecitazione di un amico tanguero che mi chiede perché preferisco gli eventi, maratone e encuentros (che non frequento mai, per la verità) alle semplici milonghe.

Caro Fabiano ecco le mie personalissime valutazioni.

Mi metto nel calderone dei “maratoneti” perché, tra tutte le situazioni tanguere possibili, è quella che preferisco.

Le ragioni sono molteplici, cerco di darne una sintesi, definendo dapprima gli aspetti meramente danzerecci, poi quelli sociali e il resto.

Maratona è alta vibrazione. Nel senso che, lo spazio a disposizione, elemento per me fondamentale, permette le più incredibili possibilità ai danzatori, se questi desiderano agirle.

Maratona è anche ballo intimista. Coloro che si sentono in quel mood però non ostacolano il movimento degli altri.

Maratona è il regno in cui “le regole non hanno regole” cioè balli come ti pare a te e nessuno ti rompe i maroni, inviti pure in modo alternativo e nessuno ti rompe i maroni.

Come dire, vige un senso di responsabilità in ciò che avviene in pista e fuori che evita la pedanteria di regole talebane che a me, per come sono fatta, mi irritano vieppiù.

La musica, di norma, è potente, l’onda che si crea, pure. Le pomeridiane sono a bomba. Le serali un esorcismo.

Insomma maratona è un modo di viversi il tango con punte di intensità più alte, specie a livello fisico, perché si può muoversi molto in pista, si fanno più chilometri.

La potenza dell’abbraccio resta integra per tutte le situazioni, maratona, encuentro o milonga, chi si abbraccia scambia comunque una grande intimità.

L’aspetto sociale che gradisco negli eventi da fine settimana è il tempo a disposizione per giocarti la carta del ballo con questo/a ballerino/a, senza lo stress di doverlo fare subito, anche se la musica o la pista non ti aggradano, perché poi la milonga finisce e resti con il cerino in mano. E di fare il bis se ti va.

Le persone che passano dei giorni insieme creano una sorta di energia di gruppo, anche se non hanno scambio o relazione tra di loro, per il solo fatto di condividere uno spazio fisico e, percepirla, ti fa effetto copertina, ti senti a casa.

Inoltre, negli eventi da fine settimana, hai la possibilità di affacciarti al mondo, nel senso che gli ospiti sono selezionati per dare al gruppo la varietà della provenienza geografica che colora di sé il tango che si ballerà.

Mettici vicino che ti trovi in altra città, a volte anche altro paese e puoi viverti anche l’aspetto più turistico della faccenda, se il corpo regge la fatica.

Riassumendo:

EVENTO (maratona/encuentro) = STIMOLI SEMPRE NUOVI.

EVENTO = LIVELLO danzereccio garantito. Mai sotto il 7.5 – 8 di media anche con punte  altissime (ma tanto quelli non ballano mai con me e pazienza 😉 ) quindi sei spronato a dare il meglio del tuo tango e ricevi il meglio di quello del/lla partner.

Un discorso a parte vale per i festival, ma se mi metto a scrivere pure di questo, non la finisco più! 😀

La milonga è mordi e fuggi, se non esci dal territorio, le persone sono sempre le stesse, quindi, in una parola, gli STIMOLI, la SORPRESA, il LIVELLO medio sono decisamente inferiori. Tutto qui.

Poi, come penso e dico sempre, meno male che ci sono molti gusti, pertanto ad ognuno la situazione che preferisce con tutto il rispetto del mondo!

OLE’!

Pimpra

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. ROMAGNA PORTENA MARATHON

IMG_4274.jpg

Quando torni a casa dopo una maratona, una delle attività più piacevoli nel disfare la valigia, è rimettere a posto le scarpette da tango.

Le mie hanno alcune mensole a loro espressamente dedicate, mi piace guardarle, osservarne l’invecchiamento, i segni che tutte le ore di ballo lasciano sulla loro struttura. Non amo mettere in ordine, se qualcuno lo facesse per me, ne sarei felice. Mi piace mettere a posto solo le mie scarpettine adorate. Ognuna di esse mi racconta una storia, mi ricorda tandas, maratone, milonghe alle quali ho partecipato.

Oggi è stato uno di quei momenti belli, in cui, rimettendo le mie piccoline al loro posto, la mente è corsa al fine settimana.

Potevano, gli amici romagnoli, non organizzare una maratona? Proprio loro che, nel DNA, hanno tatuata la parola “accoglienza”? Fortunatamente si sono decisi, rimboccandosi le maniche e hanno dato vita alla “Romagna porteña marathon” a Riccione.

Io ve lo dico, da snob con la puzza sotto al naso, nemmeno quando ero “ggiovane” mi sono recata in villeggiatura da quelle parti, troppo turismo di massa, troppa sabbia, troppa “caciara”, che mai sono stati nelle mie corde. Mi sono sempre tenuta ben lontana.

Ci ha pensato il tango a prendermi per mano e farmi arrivare lì, da signora di mezza età, anzi, ci hanno pensato loro, i romagnoli, a farmi venire la voglia e… MENO MALE!

Il “sapore di Romagna” si è già palesato con esperienze tanguere vissute nei luoghi, con una maratona in campagna, e alcune puntatine in milonghe del luogo, la RPM ha chiuso il cerchio della degustazione.

La squadra ha avuto una brillante intuizione, un geniale colpo di marketing territoriale: offriamo tango (ovviamente), condito di mare, relax e divertimento. Un cocktail che, ben shakerato, ha dato un risultato estremamente gradito.

Location in pieno centro cittadino, palazzo storico, pista grande (come piace a me), alberghi a tre minuti a piedi dalla milonga quando erano distanti, DJ set di livello, una granita al lampone zenzero e carota che me la ricorderò (che sono le coccole che ci piacciono tanto!)

Accanto a questo, il plus è stata l’energia: togli la sensazione di quelle maratone da “performance” da “tiro”, da “devo ballare con lui/lei e gli altri non li guardo neanche”, qui l’ambiente (non fosse stato per il caldo ma che ci vuoi fare se il giorno prima si rompe un pezzo dell’impianto di condizionamento: si chiama sfiga e pazienza!) era accogliente, rilassato, gentile. No performances, no serie A e serie B di ballerini, tutti insieme, appassionatamente.

I romagnoli ti abbracciano, e lo fanno per davvero, sono felici che tu sia lì, nella loro terra, e te la donano come il più bello dei fiori.

A me piacciono i girasoli che il giallo è il colore della festa e dell’allegria, esattamente come i nostri Porteñi.

Allora che aggiungere di più? Aspettiamo la prossima edizione, nel frattempo, da brava triestina, farò training per riuscire a mettere piede sulla riviera sabbiosa e godermi tintarella e mare come hanno fatto gli altri tangueros! OLE’!

GRAZIE RAGAZZI, buona la prima!!!

Pimpra

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: