IL PARADOSSO DELLA SEMPLICITA’: la mia lezione con Gustavo Naveira. #ditantointango

Immagine di Dolores Rasha

Mentre luglio inaugura il periodo classico delle vacanze per molti, per chi resta in città ci sono occasioni che valgono una stagione intera. Dopo averne sentito parlare per almeno vent’anni, come espressione illustre della mia passione tanguera, ho finalmente avuto il piacere di conoscere un grandissimo maestro: Gustavo Naveira.

Una sola lezione sul giro basta a stimolare la mente a indagare ancora di più la complessità e le possibilità che il tango argentino offre. Spiegazioni chiare, piccole immagini geometriche per evidenziare il motivo e il risultato di certi movimenti e una fluidità che fa sembrare tutto estremamente semplice.

Durante la lezione, Gustavo ha raccontato come, negli anni ’80, decise di tradurre i movimenti dei vecchi milongueros per poterli insegnare secondo una didattica accessibile e comprensibile a tutti. In quel periodo il mondo del tango ribolliva di stimoli, esplodendo in quello che è stato definito “tango nuevo”.

In merito a questo, lo stesso Naveira ha spesso chiarito un concetto fondamentale: “C’è grande confusione sulla questione del modo di ballare il tango: chiamatela tecnica, forma o stile. Il termine tango nuevo viene usato per riferirsi a uno stile di ballo, il che è un errore. In realtà, il tango nuevo è tutto ciò che è accaduto al tango a partire dagli anni ’80. Non è una questione di stile… Le parole tango nuevo esprimono ciò che sta accadendo al ballo del tango in generale; vale a dire che si sta evolvendo. Il tango nuevo non è un ulteriore stile; si tratta semplicemente del fatto che il ballo del tango sta crescendo, migliorando, sviluppandosi, arricchendosi e, in questo senso, ci stiamo muovendo verso una nuova dimensione nel ballo del tango… C’è stata molta discussione recente, nella comunità dei ballerini di tango, sul problema dell’abbraccio, dividendo il ballo in stile aperto o chiuso, il che è a sua volta motivo di grande confusione. Abbraccio aperto o abbraccio chiuso, ballare con spazio o ballare vicini, questi sono tutti termini superati. Questo è un vecchio modo di pensare, derivante dalla mancanza di conoscenza tecnica nelle epoche passate. Questa divisione semplice e grossolana tra aperto e chiuso è spesso usata da coloro che cercano di negare l’evoluzione del ballo, per mascherare la propria mancanza di conoscenza. Oggi è perfettamente chiaro che le distanze nel ballo hanno una complessità molto maggiore rispetto a un semplice aperto o chiuso… Abbiamo imparato e abbiamo sviluppato la nostra conoscenza. Il risultato di ciò è un ballo dalle maggiori possibilità e anche di una qualità molto più artistica.” (fonte qui)

Mi sarebbe piaciuto avere la possibilità di fargli mille domande, non solo sulla tecnica, ma sulla storia che ha vissuto e ha contribuito a scrivere.

Se la lezione aveva mostrato il pensiero di Gustavo Naveira, la pratica successiva mi ha permesso di sperimentarlo direttamente. Ho avuto il regalo più grande: ballare con lui. Avevo un desiderio così forte di poter toccare con mano un simile gigante della specialità che l’ansia da prestazione è stata letteralmente detronizzata dalla curiosità.

Finito il brano, il mio stupore si è concentrato su una sensazione precisa: la disarmante facilità nel ballare con il Maestro.

Da quell’esperienza nasce una riflessione inevitabile: il suo abbraccio è sempre rimasto comodo, naturale, mai forzato. La stabilità del suo movimento trasmette una sicurezza che libera la follower da ogni esitazione; ogni spostamento nello spazio è guidato con una chiarezza tale da rendere il ballo sorprendentemente semplice. Corpo e mente si rilassano concentrandosi esclusivamente su connessione e ascolto della musica.

Credo che ognuno di noi dovrebbe lavorare sul proprio tango per riuscire a donare al partner questa sensazione. Ballare diventa facile, perchè si sta comodi nell’abbraccio chiuso o aperto che sia. Una apparente banalità capace però di modificare nella sostanza la qualità del movimento che la coppia può generare.

Certo, tradurre in pratica quel “diventare facile” è un percorso complesso: implica un gran lavoro di pulizia, di precisione e di tecnica consapevole. Una sfida continua a fare meglio per dare il meglio di sé stessi alla ricerca di un tango che soddisfi profondamente entrambi i partner.

Un ringraziamento speciale va a Tamara Selva Bisceglie che ha portato il Maestro a Trieste dandoci la possibilità di confrontarci con un mostro sacro della specialità.

Ahora a practicar!”

Pimpra

English traslation:

The Paradox of Simplicity: My Lesson with Gustavo Naveira

While July ushers in the classic vacation season for many, for those who stay in the city, there are opportunities that are worth an entire season. After hearing about him for at least twenty years as an illustrious expression of my tanguera passion, I finally had the pleasure of meeting a truly great master: Gustavo Naveira.

A single lesson on the giro (turn) is enough to stimulate the mind to further investigate the complexity and possibilities that Argentine tango offers. Clear explanations, small geometric visualizations to highlight the reason and result of certain movements, and a fluidity that makes everything seem extremely simple.

During the lesson, Gustavo shared how, in the 1980s, he decided to translate the movements of the old milongueros so he could teach them using a pedagogy that was accessible and understandable to everyone. At that time, the tango world was brimming with stimuli, exploding into what has been defined as “tango nuevo.”

Regarding this, Naveira himself has often clarified a fundamental concept:

“There is great confusion on the question of the way of dancing tango: call it technique, form, or style. The term tango nuevo is used to refer to a style of dancing, which is an error. In reality, tango nuevo is everything that has happened to tango since the 1980s. It is not a question of style… The words tango nuevo express what is happening to tango dancing in general; which is to say, it is evolving. Tango nuevo is not just another style; it is simply the fact that tango dancing is growing, improving, developing, enriching itself, and, in this sense, we are moving toward a new dimension in tango dancing… There has been much recent discussion in the tango community about the problem of the embrace, dividing the dance into open or closed styles, which in turn causes great confusion. Open embrace or closed embrace, dancing with space or dancing close, these are all outdated terms. This is an old way of thinking, resulting from a lack of technical knowledge in past eras. This simple and crude division between open and closed is often used by those who try to deny the evolution of the dance to mask their own lack of knowledge. Today it is perfectly clear that distances in the dance have a much greater complexity than a simple open or closed… We have learned and we have developed our knowledge. The result of this is a dance with greater possibilities and also of a much higher artistic quality.” (Source here)

I would have loved to have the chance to ask him a thousand questions, not just about technique, but about the history he lived through and helped write.

If the lesson had showcased Gustavo Naveira’s philosophy, the practice that followed allowed me to experience it firsthand. I received the greatest gift: dancing with him. I had such a strong desire to experience such a giant of the discipline firsthand that performance anxiety was literally dethroned by curiosity.

When the song ended, my awe centered on one precise sensation: the disarming ease of dancing with the Maestro.

An inevitable reflection arises from that experience: his embrace always remained comfortable, natural, never forced. The stability of his movement conveys a security that frees the follower from any hesitation; every shift in space is guided with such clarity that it makes the dance surprisingly simple. Body and mind relax, focusing exclusively on connection and listening to the music.

I believe that each of us should work on our own tango to be able to give our partner this sensation. Dancing becomes easy because you are comfortable, whether in a closed or open embrace. A seemingly trivial detail, yet one capable of fundamentally changing the quality of movement the couple can generate.

Of course, translating that “becoming easy” into practice is a complex path: it implies a great deal of refinement, precision, and conscious technique. A continuous challenge to do better, to give the best of oneself in search of a tango that deeply satisfies both partners.

A special thanks goes to Tamara Selva Bisceglie, who brought the Maestro to Trieste, giving us the opportunity to engage with a sacred monster of the discipline.

“Ahora a practicar!”

Brescia Tango Maraton. Tredicesima edizione. Numero sospetto #ditantointango

Io ci ho messo dentro mirade assassine, una pista larga abbastanza da non pestare nessuno e una colazione da Massari che definirei atto filosofico.

La mia ultima partecipazione risaliva al 2018, in epoca precovid. Periodo aureo delle maratone.

Ho trovato cambiamenti, decisamente migliorativi: la pista più grande, la gestione di tutta la parte ristorativa molto più fluida e funzionale del passato. Si vede che l’esperienza ha insegnato migliori prassi.

Quanto alla popolazione dei partecipanti, una bella sorpresa anche lì: un bel misto mare di italiani, francesi, spagnoli. E chi se lo aspettava!

Quanto all’energia sul piso direi molto bene, a mio parere un crescendo dalla pomeridiana di sabato ai fuochi tangueri della domenica pomeriggio, condotti dall’italo, oramai francesizzato, dj che ne sa una più del diavolo. Indovinate voi di chi sto parlando.

Mi sono gustata particolarmente i mix di stili che ho ballato in questa maratona: dai classici “maratoneti”, ai più intimisti “milongueros” ma con brio (altrimenti che noia!) ai “mistomare” che non si sa esattamente quale mondo preferiscono abitare e, meglio così.

Niente gruppi dei famosi, una bella sala dove non abbiamo fatto fatica a lanciare e ricevere mirade assassine, quelle che vanno a segno a molti metri di distanza e, per questo, danno molta soddisfazione.

Ci aggiungo la colazione della festeggiata dal maestro pasticcere Iginio. E che dire? La ciliegina sulla torta. Ops, era pure il mio compleanno. Fine settimana perfetto.

E no, il 13 non porta sfiga!

Pimpra

QUANDO LA LUCE SI SPEGNE E L’OMBRA IMPARA A BALLARE. #ditantointango

Novembre è il mese dei morti e il motivo non è, semplicemente, legato alla loro festa. C’ è un di più, un’energia che arriva fino dentro le ossa e chiede di essere percepita.

I miei novembre mi hanno sempre guardata diritto negli occhi, passandomi i messaggi che dovevano.

L’ho capito piano, come tutte le cose che ci fanno male. Sempre meno fotografie, primo sintomo evidente che la luce si sta spegnendo.

All’inizio non ci ho fatto troppo caso, ma, nell’ultimo periodo è diventato chiaro. Non ci sei per lo sguardo del fotografo, non esisti più. L’assioma è duro e diretto. Come un pugno.

Lo elaboro, con la testa della donna matura che sono diventata e capisco che devo lasciare andare. Un periodo brillante della mia vita, nel quale, per qualche ragione, avevo una luce che splendeva.

Oggi non è più così.

Si cambia, e anche se dentro crediamo di essere sempre noi stessi, dobbiamo disfarci di una pelle che non ci corrisponde più. Un po’ come si fa con gli abiti.

Ballare il tango non perdona. La vita e la persona sono tutte lì e non si può fingere non sia così. Ogni tanguero o tanguera ha un’emivita che dura un tot poi si volatilizza. Può essere presente e continuare a partecipare ma, nei fatti, la sua esistenza ai bordi della pista, scolora.

Sento ancora tutto: la gioia che mi prende quando una tanda mi ricarica di energia, la voglia di migliorare, il desiderio di coltivare questo splendido linguaggio corporeo ma… non è più come prima.

La fame di tande è minore. Non mi interessa più ballare per ore facendo “ginnastica”, oggi voglio la tanda che mi lascia il segno, quella che mi porto a casa, che ricorderò.

La qualità della ricerca evidenzia una maturazione compiuta ma, allo stesso tempo, un percorso che ha chiuso il suo ciclo.

Pensavo di appendere le scarpette al chiodo, per non essere una marionetta a bordo pista, l’ombra sfocata di quella che ero. Voglio celebrare la donna e la tanguera che sono diventata, ma mi servono altri sguardi, più profondi, più curiosi, più intensi.

Sono arrivata a un bivio importante: ritirarmi o continuare.

Sento la vertigine dell’una e il rischio dell’altra. La tanguera di oggi non è più abbagliante, ma è più vera.

La verità, anche se meno luminosa, è l’unica luce che mi permette di ballare senza paura del buio. Con la pelle che ho scelto e non con quella che ho perso.

A bordo pista, sapendo che non è la vita ma solo un suo onesto riflesso, aspetterò la tanda che mi toglierà il fiato. Se mai arriverà.

Pimpra

L’ABBRACCIO: IL TUO PRIMA E DOPO NEL TANGO. #ditantointango

Avete mai pensato ai prima e dopo della vostra vita? Quei passaggi epocali per cui, dopo, qualcosa cambia profondamente dentro di voi.

Nella vita ne esistono parecchi, sono pietre miliari, penso al percorso degli studi, al lavoro, ai cambi di lavoro, quando si lascia la casa genitoriale, la convivenza, il matrimonio i figli, l’arrivo del primo animale domestico. Gli esempi sono davvero infiniti.

Poi c’è il tango. Dal primo abbraccio ad oggi, quanto siamo diversi, cambiati.

Ci pensavo tornando dall’ultima maratona. Ho fatto mente locale a quante persone, per lo più estranee, ho abbracciato in questi ultimi vent’anni.

Adesso mi sembra una cosa assolutamente normale, anzi “naturale”, me lo avessero chiesto vent’anni fa avrei risposto “Ehhh abbracciare un estraneo? Non se ne parla!”. Oggi non solo li abbraccio senza provare alcun pudore, ma non mi scompongo minimamente ad appoggiare la mia guancia alla loro, in un atto che, oggettivamente, può essere letto come “intimo”.

L’abbraccio del tango, per me, è stato ed è tuttora, terapeutico.

Studi scientifici dimostrano che abbracciare qualcuno per più di un minuto sviluppa ossitocina, l’ormone del legame, del benessere, figuriamoci quanto ne produciamo nel corso di una sola serata di tango!

Eppure non è solo questo.

Abbracciare significa fidarsi, aprirsi all’altro che non si conosce, dare una possibilità a un incontro senza paracadute. Anzi il paracadute c’è eccome, la fine della tanda. Di sicuro nell’abbraccio del tango il controllo non esiste (balleremmo tutti malissimo), la mente si libera e si connette con parti profondissime che, troppo spesso nella vita quotidiana, restano nascoste, marginali, silenti.

Gli abbracci mi hanno fatta rinascere tante volte, sempre in modo diverso ma altrettanto struggente e profondo.

L’abbraccio del tango, l’ho scritto numerose volte, ha permesso alla mia donna di nascere veramente, di uscire allo scoperto senza che la mia volontà potesse nulla, puro istinto, pura verità.

Quante cose dell’altro si percepiscono in un solo abbraccio, sottilissime sfumature che, se colte, lo avvicinano a noi come essere umano. Difficile fingere, difficile farlo a lungo, la verità dell’essere si svela.

Mi piacerebbe poter contare tutte le persone che mi sono passate tra le braccia, credo che in una vita “normale” non ne avrei mai avuto la possibilità e penso alle emozioni, alle sensazioni che sono scaturite da questi scambi.

Molti si innamorano, non fatico a capirlo, come se il terreno fosse fertile per un incontro che si spinge oltre a una condivisione di passi.

Gli abbracci tornano indietro, ci pensate? Tanto si offre all’altro, tanto si ottiene, a volte anche molto di più, ricevendo una sorta di “affetto particolare” dal nostro partner, in quella tanda. Un calore che entra e, da qualche parte, ci cura.

Pimpra

Image credit: Lisbona Tango Marathon

MARATONGUERA 8.0. LA MAGIA DEL CERCHIO #ditantointango

Se dovessi descrivere l’ultimo fine settimana, penserei alla magia di un cerchio. Forma perfetta che tutto contiene.

Una gita tanguera ad alto tasso di chilometri in un paesino incastonato sulla costa sabbiosa e verdeggiante di quel tratto di Liguria.

Maratonguera ha festeggiato la sua ottava edizione eppure, una volta arrivati, sembra il tempo si sia fermato. La locanda del Pilota che ospita l’evento all’aperto è fedele a se stessa dal 1923 conferendo quella patina di sicurezza delle cose che durano nel tempo.

La terrazza a piccolissimi mosaici azzurri, il fiume Magra affronta gli ultimi metri prima di tuffarsi in mare, la brezza non manca mai, la frittura di pesce si gusta tra un D’Arienzo e un Biagi quando scendono finalmente le ombre della sera.

La Maratonguera è un evento atipico, si tratta più di un ritrovo di amici con la stessa passione tanguera che si danno appuntamento in un luogo più o meno comodamente raggiungibile per tutti (triestini a parte, ça va sans dire).

Hai voglia: balli. Hai voglia: chiacchieri. Hai voglia: sorseggi dal tuo calice una bollicina. Le parole d’ordine sono: relax, “scialla”, prendila con calma, qui nessuno ha fretta.

Questo clima è contagioso, perchè, oltre ad impegnarti per sopravvivere al gran caldo che quest’anno è stato davvero poderoso, altro non devi fare che divertirti. I convenuti lo sanno e non perdono un solo attimo di piacevole gaudio.

All’una la musica si ferma e inizia un’altra festa. Il cerchio di persone si forma, il prosecco comincia a riempire i bicchieri perchè bisogna festeggiare. La vita, la gioia di ritrovarsi ogni anno, il piacere di aver ballato insieme.

La notte cala, siamo stanchi ma il potere di quel cerchio che unisce ci tiene legati.

La luna si specchia nella lingua di fiume alle nostre spalle, regalandoci uno spicchio della sua inconfondibile luce. Penso a Sole. A lei, che ci guarda da lassù, e forse sorride del nostro piccolo, meraviglioso cerchio.

Pimpra

MILONGA INDOOR O OUTDOOR: SUDARE O RESPIRARE?

Come per la scuola, anche per le milonghe si apre la stagione estiva e con essa si lasciano le sale da ballo al chiuso per godere di spazi all’aperto.

In ogni città dove si balla si effettua questo switch, vediamo, tra il serio e il faceto, vantaggi e svantaggi dell’una e dell’altra situazione.

Il tango all’aperto: poesia e imprevisti

Alzare lo sguardo e fondere gli occhi nel riflesso della luna sul mare, godere dello sbrilluccichio delle stelle, farsi accarezzare dalla brezza della sera. Che meraviglia ballare all’aperto!

Dalle mie parti ci sono almeno due milonghe che si affacciano al mare che adoro profondamente.

Certo non è tutto oro quello che luccica.

Imponenti misure di sicurezza si rendono necessarie contro le zanzare che si appassionano al tuo profumo specie se condito di sudore e ti prendono di mira come un orso il miele.

Le milonghe all’aperto spesso non agevolano il classico codice della mirada: vuoi per illuminazione carente, vuoi per quella sbagliata. Intercettarsi diventa una sfida, una specie di tiro al bersaglio, dove la mira deve essere davvero eccellente.

Se la canicola morde, il mare è lontano, ballare all’aperto è garanzia di sudate colossali, di perdita di sali minerali come si corresse una maratona. Di poesia rimane ben poco, ma il carico di t-shirt da cambiare è d’obbligo.

Le piste all’aperto spesso non sono nate come piste da ballo, perciò bisogna adattarsi a ballare su superfici dure, a volte con fughe mefistofeliche che ingannano i tacchi. Per tutti: portarsi almeno due paia di scarpe di scorta, pneumatici duri o morbidi a seconda della situazione.

Una tanda sul far del tramonto, con le luci che sfumano, rende il momento davvero speciale. Fondamentale avere tra le braccia il partner giusto o si butta tutta la poesia del momento.

Il tango al chiuso: comfort e sacralità

La sala da ballo nasce per esserlo, quindi il pavimento sarà il suo atout privilegiato, liscio e morbido come un vellutino.

L’aria condizionata ti congela i sentimenti all’arrivo, ma la benedici non appena inizi a ballare e a sudare. Impossibile sopravvivere senza.

Luci e suoni il cocktail perfetto per mirare ed ascoltare la musica senza interferenze. Se poi qualcosa comunque non funziona è chiaro: il problema sei tu.

Tipi da pista.

Avete mai fatto caso che, nel contesto di milonghe all’aperto, dove può esserci anche del pubblico di passaggio, i classici “fenomeni” danno il meglio di loro stess*? Uomini e donne che sotto lo sguardo di non tangueri sentono accendersi tutte le lampadine dell’eccitazione esibizionistica e si abbandonano alle più incredibili/improbabili evoluzioni?

Quindi dentro, nella coccola di una sala dalle luci ovattate o fuori, sotto il cielo stellato? “Tu dove godi di più?”
a) Al chiuso, dove regna l’ordine e la penombra.
b) All’aperto, tra stelle e imprevisti.
c) Ovunque, purché con il tuo abbraccio preferito?

La mia risposta: ovunque, basta ballare bene!

Pimpra

GEOMETRIA PER TANGUERI SMARRITI. #ditantointango

Con i numeri non ho mai fatto pace. Davanti a un’equazione, mi si spegne il cervello. Eppure, alla maturità del classico, portai fisica. Perché? Perché mi faceva pensare.

Se persino io sono sopravvissuta alla fisica, le linee geometriche che compongono il “muoversi in ronda”, sono alla portata di TUTTI.

Andare in ronda: girare in tondo.

Un concetto che mi sembra piuttosto elementare nella sua applicazione ma che, nei fatti, non lo è affatto.

Sempre più spesso accade, dalle milonghe sottocasa, a quotate maratone che il muoversi su pista dei ballerini segua le regole dell’entropia universale. Un’esplosione di traiettorie impazzite, come se ognuno ballasse un’apocalisse personale. La fluidità? Sparita. Il comfort? Un ricordo.

Pare che i codigos della milonga siano diventati reperti archeologici piuttosto che solide basi con le quali misurarsi.

E’ anche una questione di educazione e di rispetto, verso il proprio partner e gli altri ballerini.

Quelli che entrano in pista senza chiedere l’ok. Quelli che si lanciano in furiosi inseguimenti (a chi poi? a cosa?). Quelli che indugiano per troppo tempo prima di muoversi creando un fastidioso stop al fluire naturale della ronda.

Oramai in pista accade di tutto.

Più che uno spazio dedicato al tango è diventata l’arena dove esibire conoscenze che – di solito, non si possiedono.

Il disordine incontrollato va a detrimento del buon ballo di tutta la pista.

I leader consapevoli non possono dedicare concentrazione alla musica, alla partner, all’interpretazione del ballo. E’ una una gara di sopravvivenza tra ego sovradimensionati e improvvisati acrobati del caos.

Le stesse follower che di ronda poco si interessano, non vivono bene la situazione. L’energia della pista non è omogenea, non vi è un’onda che accompagna il fluire. Il caos crea dissonanza.

Come risolvere?

Innanzitutto partire dalle basi: gli insegnanti devono insistere sul punto, la ronda serve e va rispettata.

Una volta usciti dalla scuola, ogni ballerino dovrebbe continuare a mantenere quella consapevolezza e adattare il suo stile di ballo allo spazio a disposizione, alla densità di ballerini, alla musica.

Tutti siamo stati neofiti e ci siamo fatti prendere la mano quando abbiamo imparato ad eseguire nuove strutture, la sfida sta nell’utilizzarle per “ballare” non per “performare” come se si stessero calcando le assi di un palco, durante un’esibizione.

Serve una buona educazione, di quelle che non si imparano solo a lezione, ma anche stando zitti, guardando, ascoltando la ronda come fosse una preghiera.

Non sono discorsi da vecchi, sono osservazioni tecniche.

Immaginiamo di fare invasione di campo mentre giochiamo una partita a pallavolo. Che accade? PENALITA’.

Con il tango come potremmo arginare il fenomeno dei “fenomeni” in pista?

Con coraggio. Credo non resti altro.

In eventi di una certa dimensione, se sono presenti i disturbatori seriali, dovrebbero essere prima “ammoniti” e poi, se recidivi, cortesemente invitati ad andarsene.

Fattibile?

Volendo dare una certa forma alla milonga credo sia la sola soluzione possibile. Il retro della medaglia potrebbe essere la cattiva nomea affibbiata a quell’organizzatore così severo.

Se avete altre soluzioni o idee sono ben felice di ascoltarle.

In pista, come nella vita, il rispetto delle forme genera bellezza. Non serve un genio della fisica per capirlo.

Pimpra

Image credit da qui

NEI PANNI DI UN “MEDIOMAN” TANGUERO. #ditantointango

Alzi la mano chi non ha mai stramaledetto la tanda eseguita, magari per distrazione, con un “medioman” tanguero.

Dicesi Medioman tanguero quel tanguero che dopo percorsi di studio o frequentazione di più o meno svariati corsi di tango, non riesce ad esprimere interpretazione della musica, propone una due o tre sequenze di passi che sono sempre uguali, balla tango-milonga-vals, Pugliese, D’Arienzo, Troilo come se fossero la stessa cosa. Insomma il leader che è la classica X sulla schedina del piacere: non si può dire un disastro ma neppure un fuoco d’artificio, ma, soprattutto, si connota per essere troppo prevedibile.

Per non fare sconti a nessuno, esiste la medesima figura pure per lei. La Mediowoman tanguera è quella follower senza infamia e senza lode, quella che, sente D’Arienzo, Pugliese o Vargas, non modifica nulla nella sua energia, nei suoi movimenti, come se l’onda potente delle note non la riguardasse.

Si muove facilmente, leggera, come una foglia al vento.

Personalità non pervenuta.

Quando due medioman si incontrano nell’abbraccio ce ne accorgiamo: lui impasta le sue sequenze tutte uguali, lei lo segue con distacco. Manca la scintilla, quella connessione vibrante di anime.

Non posso smettere di chiedermi perchè ostinarsi a ballare così, senza colore, con poche forme, senza varietà, almeno energetica.

Allora penso entrino in gioco dinamiche più legate alla psiche che al puro sapere tanguero.

Il leader sente di aver bisogno del controllo per evitare l’errore. Tiene saldamente la regia della tanda. Immagina che un pacchetto preconfezionato di passi/strutture/movimenti possa soddisfare la follower.

Spesso accade che lei non si prenda spazio, non osi, non si esponga. Sta e basta. Quasi passiva mi verrebbe da dire, anche se a marca, esegue.

Qui sta il punto: eseguire non è ballare.

Esecuzione è movimento, gesto, linea. Senza l’emozione che nasce dall’incontro tra musica e abbraccio rischia di essere una combinazione vuota. Magari eseguita tecnicamente in modo ineccepibile, ma assolutamente priva di scintilla.

Ogni danza necessita di un bagaglio che deve necessariamente essere tecnico ed espressivo.

Il tango argentino credo possa essere una delle massime espressioni di questa diade: corpo e cuore.

Come follower mi aspetto, specie da leader navigati, la capacità di ballare per esprimere, non per muoversi. Se voglio solo muovermi, vado in palestra.

So che è molto difficile, specie per il leader: gestire la ronda sempre più impazzita, impegna moltissimo la concentrazione portandola via alla creatività della tanda. Ciononostante vorrei un leader che si sentisse libero di osare anche se- a causa di forza maggiore, il rischio di sbagliare è più alto.

Preferisco una tanda “sporca” ma vissuta, goduta e complice, al compitino ben eseguito.

La modalità “medioman/woman” è forse legata alla stanchezza?

Dopo 5-6 ore ininterrotte di ballo, arriva il momento in cui i serbatoi di energia, vitalità, creatività si esauriscono. E’ quello il momento di togliersi le scarpe e andare via.

Nunquam in medio.

Almeno proviamoci. Ogni volta che entriamo in quell’abbraccio.

Pimpra

IMAGE CREDI DA QUI

Tango, amore e altre catastrofi. #ditantointango

Cosa c’è di più bello di ballare una tanda legati in un abbraccio che profuma d’amore? Magari condito di una buona dose di frullato di ormoni?

Musica che soffia sul fuoco della passione, accende l’intesa, aumenta quel senso di appartenenza dell’io al tu?

Ok smettiamo di raccontarci le favole: non sono tutte rose e fiori!

Molti amici non tangueri mi chiedono come potrebbe essere iniziare il percorso di studio con il loro partner sentimentale.

Un tempo, da inguaribile romantica quale sono, avrei risposto: meraviglioso.

Oggi, da “risvegliata”, affermerei: non fatelo!

GIOIE E DOLORI DEL BALLO IN COPPIA.

Tra i vantaggi sicuramente la disponibilità del partner nell’affrontare il lungo (lunghissimo) percorso di studio.

Innegabile plus la comodità di essere coppia per partecipare ad eventi con iscrizione.

Se la coppia è fresca, giovane (sta insieme da poco), cingersi in un tango, beh, diciamocelo regala una bella botta di endorfine.

MA…

Vogliamo affrontare tutti i piccoli e grandi disagi che si presentano davanti, come minuscoli o immensi ostacoli da superare per i piccioncini che vanno a ballare insieme, coppia sentimentale.

LE REGOLE

Dopo le prime mega baruffe consumate dentro o fuori dalla pista, gli innamorati si danno delle regole, un loro cerimoniale non scritto per affrontare la serata danzante.

La prima e l’ultima tanda sono mie, tuona lei che ha bisogno di sentirsi rassicurata di essere il solo e unico soggetto di desiderio, danzante e non, presente in sala.

Non puntarmi sempre gli occhi addosso quando miro le altre, se non lo faccio non posso ballare, rincara lui che si sente dentro la casa del Grande Fratello con mille occhi addosso che registrano ogni suo movimento.

Questi sono solo due tra i tanti riti che la coppia si dà per non uscire dalla milonga con l’appuntamento dall’avvocato divorzista già prenotato.

Ma, non basta.

Tutti hanno sperimentato, da parte di lui e lei, la BLACK LIST dei ballerin* con cui vige il divieto assoluto di ballare, di mirare, di scambiare qualche parola.

Nulla è più irresistibile di una regola proibitiva: alla prima occasione balleremo proprio con il pirata (o la piratessa) RED FLAG. Come si dice: lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Andiamo la lezione. Territorio neutro.

Le baruffe micidiali che ho visto e vissuto sulla mia pelle con il partner sentimentale. Imparare è anche un gioco di potere dove si riaffermano gli equilibri forti all’interno della coppia, nessuno è disposto a cedere su territori faticosamente conquistati.

Capiamo bene, è un problema: rinfacciare gli errori o le inesattezze del partner con fare insistente o- peggio, insultandolo malamente, non porteranno lontano. Anzi no, spingeranno la coppia direttamente sull’orlo del baratro. Non solo tanguero.

Libertà.

Se ballo in una dimensione psicologica nella quale mi sento libero, ballerò meglio. Senza preoccupazioni di come si sente il mio partner di vita, senza sentirmi a disagio perchè lui/lei si sta divertendo massimamente mentre la mia serata non decolla.

Ci sono tantissime sfumature che possono essere direttamente letali per una coppia che non sia ben equilibrata, stabile, con basi forti.

Per tutti gli altri è come mettere la prua della nave puntando dritto dentro la tempesta.

Può essere una prova (AUGURI!), può essere un escamotage per finirla prima (epperò siete bastard*! non è meglio dirsi prima che non siamo più convinti di stare insieme?), può essere anche la celebrazione dell’amore, dell’armonia, della complicità.

Personalmente ho vissuto entrambe le possibilità: ho ballato da moglie (ora ex – guarda un po’! 😉 ), da compagna, da single.

Il tango migliore, secondo me, lo ballo da single. Nessuno mi scruta, nessuno mi giudica e vado a casa a serata finita con il cuore leggero.

A voi la scelta!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

Questo weekend non ballerò. #ditantointango

Credevo di esserne uscita.

Ne ero quasi certa, dopo lo stop forzato della pandemia, credevo di essermi ripresa in mano la vita. Attività diversificate, viaggi, interessi.

Sono passati 5 anni da allora, 3 dalla mia prima maratona post pandemia.

Ed eccomi qui, arzilla signora di mezza età, nel fior fiore della sua dipendenza!

Viaggio per andare a ballare.

Gli amici che frequento sono (quasi) tutti tangueri.

Continuo a voler frequentare le maratone.

Insisto a prendere lezioni private.

Non mi decido ad appendere le scarpette al chiodo.

E niente, questo weekend non ballo. E mi chiedo se mi perderò qualche milonga favolosa. E continuo a star dietro alle iscrizioni agli eventi.

Controllo la mail per vedere se mi hanno risposto. Non mi hanno risposto, allora non mi prendono. Cerco un altro evento da sostituire. Ho pensato di iscrivermi a un evento in Finlandia, così, solo per il brivido della conferma.

Ecco come sto messa. Ma va tutto bene eh, la mia è una dipendenza sana. Solo il conto in banca mi dice il contrario, ma si sa che non sono mai stata brava a gestire le finanze.

Uscirne si può. Dicono.

Ma io non credo di volerlo.

“Ciao sono la Pimpra. Questo weekend non ballerò.”

Applausi in sala. Sipario. Luci spente. Tranne sul sito delle iscrizioni.

Pimpra

  • TAG

    2013 2014 2015 2016 abbraccio amiche amici Amici e amiche amicizia amore Amore Andar per maratone Andar per Milonghe Anima anno nuovo vita nuova anta e ribalta attimi Attimi belli Attualità Bel Paese blog blogger CARATTERE cazzate cronache dal mondo panda dare tempo al tempo Dillo alla zia Pimpra di tanto in tango Donne e valigie emozioni fine settimana Friuli Venezia Giulia immagini incontri i saggi consigli di Nonna Papera Italy Lavoro milonga momenti mondo panda Mondo Panda mondo tango Natura pausa pranzo pensieri pensieri leggeri pensieri sparsi pensiero positivo PERSONALITA' Pimpra milonguera riflessioni RISVEGLI Salute e benessere Senza categoria social network Società e costume Sport sticazzi STICAZZI storytelling Tango Tango argentino tango marathon Tango milonguero tango trotters tanto tango Trieste Uncategorized uomini e donne vecchiaia in armonia Viaggi viaggio Vita di coppia vita moderna vita sui tacchi a spillo
  • Archivi

  • ARTICOLI SUL TANGO

    Se cerchi gli articoli che parlano di tango cerca "di tanto in tango" nel banner TAG o fai la ricerca nel bannerino CATEGORIE
  • I post del mese

  • LA TRIBU’

    • Avatar di WuOtto
    • Avatar di Briciolanellatte
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Ms Purrington
    • Avatar di koredititti
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di E.
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Anele
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Diario di luci e pensieri
    • Avatar di selvaggia scocciata
    • Avatar di comelapensoio
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Noah Abbott
    • Avatar di Logan Wilkins
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di inerro.land
    • Avatar di Cookingsio
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di abdensarly
    • Avatar di Kaleb Mcknight
    • Avatar di robertofontana1991
    • Avatar di francescobissoli54
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Foodorzo
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Gr33n Raindeer
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Eterea
    • Avatar di Dario
    • Avatar di Alidada
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Leprelibatezzediancia
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Marco
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Rich Wanderlust
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di mmichelis
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di gmerico
    • Avatar di themessofthewriter
    • Avatar di Sconosciuto
  • Pagine

  • Categorie

  • Categorie