Sette ore, quaranta gradi e nessun rimpianto. #ditantointango

Ballano Maria Elena (Mec) e Armando.

Mentre guidavo per sette ore per raggiungere la meta confesso che un pensiero l’ho fatto. Un bel “ma chi me lo fa fare” di far tanta fatica e macinare chilometri di strada per raggiungere una milonga.

Una bella domanda, infatti. Se poi guardo la mia carta d’identità, è quasi imbarazzante.

Il caldo di questi giorni è stato un potenziale deterrente per mandare tutto all’aria. Un clima così pesante che perfino respirare richiedeva uno sforzo, con gli occhi che lacrimavano per il troppo calore. Un piccolo assaggio d’inferno. Eppure, nonostante tutto, la prua della piccola utilitaria puntava decisa a sud-ovest. Direzione Fiumaretta di Ameglia, in braccio alla Marathonguera.

E’ stato un weekend di fuoco e sudore, condito da una brezza di mare che – purtroppo – verso le sei di sera lasciava spazio a calma piatta e umidità rovente.

Ma dove non arriva la resistenza fisica, ci pensa la passione tanguera a inventare nuove risorse. Abbiamo ballato tande su tande, così bagnate che all’uscita dalla doccia eravamo decisamente più asciutti.

Ma che importanza ha, se in quella fusione di musica, abbraccio e respiro si esprime tutta la gioia di vivere di cui siamo capaci?

Ecco che il caldo erculeo si trasforma: diventa un compagno di viaggio che accetti di buon grado perché la festa è troppo bella per fartela rovinare.

Consiglio la Marathonguera a tutti, specie a coloro che hanno bisogno di staccare la testa, a chi cerca una pausa di autentica, fluida leggerezza (la sauna, del resto, la offrono generosamente gli organizzatori!) Lì non manca nulla: l’abbraccio del mare, la luna che si specchia nelle acque del fiume prima del salto nel blu, la brezza lieve della sera che finalmente ritorna.

E poi sorrisi, tantissimi. E abbracci scivolosi sulla pelle madida, eppure ancorati a quel sentire unico, profondo, che ci regala la tanda.

Marathonguera è ritrovarsi. Tornare liberi, fluidi, sollevati da terra. Questo, per lo meno è l’effetto che ha fatto a me.E pazienza se ho scambiato un quantitativo di sudore imbarazzante; in fondo si tratta solo di acqua e sali.

Per l’anno prossimo farò scorta di integratori nella borraccia. E poi, chi mi ferma più? E se qualcuno mi chiederà: “Ma chi te lo fa fare?”, credo di avere finalmente la risposta.

Pimpra

MARATONGUERA 8.0. LA MAGIA DEL CERCHIO #ditantointango

Se dovessi descrivere l’ultimo fine settimana, penserei alla magia di un cerchio. Forma perfetta che tutto contiene.

Una gita tanguera ad alto tasso di chilometri in un paesino incastonato sulla costa sabbiosa e verdeggiante di quel tratto di Liguria.

Maratonguera ha festeggiato la sua ottava edizione eppure, una volta arrivati, sembra il tempo si sia fermato. La locanda del Pilota che ospita l’evento all’aperto è fedele a se stessa dal 1923 conferendo quella patina di sicurezza delle cose che durano nel tempo.

La terrazza a piccolissimi mosaici azzurri, il fiume Magra affronta gli ultimi metri prima di tuffarsi in mare, la brezza non manca mai, la frittura di pesce si gusta tra un D’Arienzo e un Biagi quando scendono finalmente le ombre della sera.

La Maratonguera è un evento atipico, si tratta più di un ritrovo di amici con la stessa passione tanguera che si danno appuntamento in un luogo più o meno comodamente raggiungibile per tutti (triestini a parte, ça va sans dire).

Hai voglia: balli. Hai voglia: chiacchieri. Hai voglia: sorseggi dal tuo calice una bollicina. Le parole d’ordine sono: relax, “scialla”, prendila con calma, qui nessuno ha fretta.

Questo clima è contagioso, perchè, oltre ad impegnarti per sopravvivere al gran caldo che quest’anno è stato davvero poderoso, altro non devi fare che divertirti. I convenuti lo sanno e non perdono un solo attimo di piacevole gaudio.

All’una la musica si ferma e inizia un’altra festa. Il cerchio di persone si forma, il prosecco comincia a riempire i bicchieri perchè bisogna festeggiare. La vita, la gioia di ritrovarsi ogni anno, il piacere di aver ballato insieme.

La notte cala, siamo stanchi ma il potere di quel cerchio che unisce ci tiene legati.

La luna si specchia nella lingua di fiume alle nostre spalle, regalandoci uno spicchio della sua inconfondibile luce. Penso a Sole. A lei, che ci guarda da lassù, e forse sorride del nostro piccolo, meraviglioso cerchio.

Pimpra

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