
Confidavo di poter fare ancora qualche sessione balneare, un libro tra le mani, la testa vuota di pensieri, solo immagini. Il mare che si infrange sulla scogliera, il vento di brezza che corre sull’acqua increspandone dolcemente la superficie. La luce limpida delle giornate di settembre che annuncia il passaggio di testimone all’autunno.
La mia postazione organizzata come se fossi al campeggio: non manca niente perchè nella mia natura l’elemento comfort è essenziale. Devo costruire la mia “casa” ovunque mi trovi. Il mio spazio sacro. Poi non fatico ad addormentarmi distesa a terra, sulla stuoia di paglia supportata dal mat della palestra, gli occhialini oscuranti e gli auricolari.
E’ stata una bella estate. Iniziata con maratone di tango nei weekend, poi una pausa di due mesi, nei quali mi sono concessa il tempo vuoto, da riempire senza fretta. Qualche milonga in giro dove mi sono molto divertita. Gli amici, il mare.
Il caldo quest’anno è stato pesante ma è bene adattarsi a ciò che non si può cambiare, quindi l’ho presa bene, sudare è sano magari mi sgonfio un po’, pensavo mentre il sudore imperlava la fronte e gli abiti si inumidivano.
Ho scoperto un bell’angolo dove spesso ho preso l’aperitivo serale, tra due chiacchiere scambiate di fronte al mare e noccioline che saltavano in bocca. Sentirsi in vacanza, in fondo, è solo uno stato mentale. Tanti momenti vissuti godendomi semplicemente quello che stavo facendo, con intensità, con quella gioia che ti prende per le piccole cose.
Ho fatto caso al sapore incantevole del gelato, ogni cucchiaiata di peccato si è rivelata in bocca un’esplosione di gusto. Che sensazione liberatoria non sentirsi in colpa, non punirsi per ogni piccola marachella di gusto.
Il tempo di quest’estate mi ha regalato un certo tipo di gaiezza e sfacciataggine che avevo perso. Ho comprato un costume mascalzone che anni addietro non avrei indossato per pudore e complessi. Invece ci sono andata al mare godendomi i segni bianchi del corpo che si formavano, più sottili rispetto agli anni precedenti. E chi se ne frega se non ho più l’età, in fondo nessuno deve guardare me.
Godere di me stessa, del mio corpo maturo, è stato forse il dono più grande di questi mesi estivi. Una sensazione di libertà, di assenza di giudizio, di completezza che mi mancavano da troppi anni.
In pace con me stessa. Con quella parte di me che ho sempre combattuto, che volevo diversa, proiettata dentro un modello irraggiungibile. Oggi non più. Aspetto l’autunno, quello meteorologico, mentre mi godo il mio: colori caldi, terrosi, profumo di muschio.
E’ stata una bella estate, sì.
Pimpra


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