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CARTOLINA DALLA SICILIA

E’ stato amore a prima vista o, meglio, a prima sensazione. La Sicilia è entrata come se fosse stata sempre lì.

E’ una terra forte, tosta, con una grandissima personalità, per molti, ma non per tutti, proprio come piace a me.

Difficile scegliere quali sono stati gli aspetti più emozionanti dell’esperienza e raccontarli, poiché arrivare sull’isola, coinvolge, immediatamente, tutti i sensi.

La naturale e raccolta bellezza delle Egadi, da cui il mio viaggio è iniziato, in quella piccola e accogliente Marettimo che, da subito, ha offerto il meglio di sé in termini di clima, natura, ospitalità e, ovviamente, ottimo cibo.

I miei occhi sono abituati a mare e cielo di una città costiera, però, vi assicuro, il blu straordinario del Tirreno riflesso dal cielo è un colore pantone tutto suo.

Marettimo vibra di natura. Dal mare al trekking si può scegliere di dedicarsi ad attività all’aria aperta. Aria, che meraviglia, l’isola ne è sempre lambita. Per me che sono triestina, come un segno di riconoscimento di una terra, in qualche modo, affine. Senso di casa. La casa delle vacanze.

Con i barcarloli ci si accorda per circumnavigare l’isola, vale la pena, grotte ed insenature naturali sono puro godimento. I sub ci vanno a nozze. Non serve affannarsi a prenotare, ci si presenta al molo vecchio e qualcuno disposto a portarti, si trova sempre.

Le parole magiche sono: relax, stai sereno non c’è problema.

Il cibo merita una menzione speciale.

***

I MIEI INDIRIZZI:

La colazione al “Caffè Tramontana“, è un must: panorama vista mare, cornetti alla crema di pistacchio, ottime granite e il cocktail analcolico alla frutta. Da provare.

I pranzi serali che più mi hanno conquistato quelli del ristorante “Al carrubo” cucina semplice ma saporita, porzioni adeguate e prezzi modici.

L’aperitivo dei più giovani, musica compresa, si fa al bar “La scaletta” si cena pure, anche se io non l’ho fatto ma me ne hanno parlato bene.

***

La Sicilia calda che vibra forte di terra, di quella energia della Madre, l’ho incontrata a Palermo.

Una città che ho sentito accogliente e mai mi ha dato segno di essere violenta o pericolosa. I cittadini la amano di un amore grande e sofferto, in cui le piaghe di un passato sempre presente, hanno lasciato profonda impronta di sé. Il cambiamento però, si percepisce, sale agli occhi parlando con le persone che, fiere della loro terra natia, la vogliono difendere e preservare da certi vecchi modi, da vecchie abitudini.

Palermo è una città giovane e volonterosa, offre, agli occhi dello spettatore, scenari architettonici di rara bellezza. Ho amato infinitamente passeggiare nel centro storico, godere del mix di stili che hanno scritto la storia della città, della sua gente.

Grazie a Manifesta 2018 ho potuto visitare palazzi che, in taluni casi, di norma sono chiusi al pubblico,  godendo di mostre d’arte contemporanea che – sovente-  raccontavano di come si è arrivati al melting pot attuale della città.

Palermo è città dell’inclusione. Tutto lo esprime, dai negozi ai mercati, alle coppie miste che si tengono la mano per strada. Non ho mai percepito ostilità e chiusura nei palermitani, forse perché abituati da sempre ad essere una garza che filtrava e tratteneva a sé le popolazioni in arrivo dal mare.

Palermo mi ha abbracciata, facendomi sentire a casa. Indimenticabile la serata trascorsa sul terrazzo di un attico, nel pieno centro della città, invito inaspettato di una amica palermitana che ha aperto l’uscio di casa sua a una tribù di tangueros della penisola. Aprire casa, accogliere, il culto dell’ospitalità, sono temi e sfumature tipicamente italiane, specie al Sud. Cuori caldi, accoglienti con il piacere dello scambio del sorriso regalato dal bottegaio del mercato che, visto che sei “straniera” (per la cronaca stavolta mi hanno dato della tedesca) ti regalano i loro prodotti che così ti porti un po’ del sapore della loro terra anche a casa tua.

Per conquistarmi non ci vuole molto, sono una sentimentale, ma posso dire di avere viaggiato e di saper riconoscere la sfumatura che rende un paese più ospitale di un altro. La Sicilia lo è senza dubbio alcuno e ti scrive dentro.

La Sicilia lascia i suoi colori, il rosso dei suoi pomodori che potrebbe diventare “pantone pomodoro di Sicilia” tanto è bello, la Sicilia lascia i suoi sapori forti, intensi, letali perché, una volta a casa, non te ne liberi più e li cerchi ancora.

Sono a casa, nella mia piccola Trieste, eppure, ancora, ogni giorno la mente torna lì, a un amore grande che vive troppo lontano.

I MIEI INDIRIZZI:

Ho dormito al B&B Stupor Mundi, Danilo e Carmen offrono un soggiorno che non si dimentica. Le camere sono tutte diverse ma è durante la colazione che si vive una bellissima esperienza sensoriale.

La granita più buona da Costa, molto bello anche il locale. Buona anche da Cannoli & Co.

Ottimo il gelato di Gelateria Ilardo, però a Palermo sono proprio bravissimi con il gelato.

Cibo fritto da U Vastiddaru  . E in mille altri posti per strada.

Innamorata del Palazzo Forcella de Seta .

Piaciutissimo il mercato del Capo.

Emozionante la chiesa di Santa Maria dello Spasimo.

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. TANGOFEST PALERMO

Sapevo di avere un conto aperto con Palermo.

Dovevo andarci tre anni fa, invece, per alterne vicende, ho rimandato l’appuntamento a quest’anno.

Ci sono arrivata carica come una molla perché l’amorevole accoglienza siciliana mi ha graziata pochi giorni prima regalandomi dolci abbracci, cannoli e pesce spada nella bellissima Marettimo in tango. Come a dire che il mio viaggio tanguero siciliano è iniziato sicuramente sotto la protezione di Santa Rosalia.

Dopo due giorni a prendere confidenza con la città, lasciandomi pervadere dalla sua maestosa intensità, di cui vi racconterò nel prossimo post, dal giovedì alla domenica, ho partecipato al TangoFest di Palermo.

Festival= sinonimo di TANTE PERSONE, tangueros di ogni dove (WOW!), nessun bilanciamento vero o presunto tra uomini e donne, quindi TANTISSIME donne.

Non partecipavo a un festival dal lontano 2015, nemmeno a quello di Parenzo che pure è dietro casa e, confesso, non ricordavo certi dettagli.

A parte avere sofferto, a volte pesantemente, lo squilibrio dei sessi, porto a casa sensazioni straordinarie.

Innanzitutto trovo ammirevole il sogno che sta alla base di un evento del genere, ovvero quello di offrire alla comunità tanguera europea la città di Palermo per farla conoscere e amare.

Ho ballato nella location più straordinaria che mi sia capitato di vedere fino a d oggi, in quella chiesa dello Spasimo che ha rubato il cuore di tutti noi, vibrando di una energia che veniva scambiata tra i nostri abbracci e la struttura rinascimentale, in un sodalizio che cresceva nei giorni.

Il piccolo, immenso miracolo di Tangofest è proprio questo dono enorme offerto a tutti affinché gli occhi e i cuori potessero leggere l’intensità, il desiderio, l’amore dei palermitani per la loro terra, a dispetto di tutti i luoghi comuni affibbiati alla Sicilia.

Tangofest vale sicuramente il viaggio, non fosse per godere delle pomeridiane da urlo. Confesso di essere stata così tanto appagata dai lunghi pomeriggi di ballo da non sentire il bisogno di continuare anche la notte, ma questa è storia solo mia.

Organizzazione impeccabile: lezioni con professionisti di livello internazionale, tj set straordinari. Tutto considerato, non deve essere affatto facile gestire due diverse location, lezioni, milonghe e quanto altro ancora ruota attorno a un festival del genere.

Da parte mia, massimo plauso ai due sognatori, Marianna e Alfredo e a tutti i loro Amici e staff per aver dato il loro cuore, la loro passione, tutta l’energia e gli immancabili sorrisi ed averci servito un festival che portava tutto il sapore della loro magnifica Palermo.

Ci ho lasciato il cuore, l’anno prossimo torno a riprenderlo.

GRAZIE ❤

Pimpra

PS: messaggio per i ballerini palermitani: in 4 giorni di festival ho ballato con 2 palermitani, 2 trapanesi. Allora direi che dovete rimboccarvi le maniche e invitare anche le ballerine italiane/non siciliane, anche quelle dai 40 in su, e quelle con le quali non avete ballato mai. Che siciliani siete sennò? 😀

 

DI TANTO IN TANGO. MARETTIMO IN TANGO

Marettimo

E’ tempo di vacanze, è arrivato quel momento dell’anno in cui, finalmente, si può scollegare tutto e mettersi in uno stato di trance attiva, ovvero quel dolce far niente o fare qualcosa senza lo stress e le responsabilità opprimenti del quotidiano. Se hai la fortuna, poi, di essere tanguero, il piacere raddoppia.

Finalmente un evento mi porta in Sicilia. Terra amata a distanza, desiderata da tempo eppure, sempre sfuggita, per un motivo o per l’altro.

Ci ha pensato “Marettimo in tango” a portarmici e meno male, aggiungo io. Ne ho sentito parlare bene da molti amici, sia di continente che di costa, mi sono detta che era tempo di andare, il periodo è ideale.

“Marettimo in tango” è un evento unico nel suo genere, è una vacanza al mare, nella splendida isola delle Egadi, condita da tango pomeridiano e serale, a gusto piacendo.

La magia sta nel numero contenuto di partecipanti che invadono l’isola con le note sussurrate e lievi dei tangos, con i loro abbracci che dal pomeriggio colorano di sé la notte siciliana.

La pista tocca quasi l’acqua, si balla in “coppa” al mare, con una bava di vento compagna fedele dei tangueros e l’aroma inebriante del gelsomino notturno che strega letteralmente l’animo. L’atmosfera che regna trionfante è magnifica, si crea un mood estremamente piacevole tra i partecipanti che possono incontrarsi solo in pista oppure condividere altri momenti della giornata.

La natura è sgargiante, il mare invitante l’isola è riserva naturale e si possono trovare spiagge poco affollate nonostante il periodo di ferie. Chi lo gradisce può dedicarsi anche al trekking concedendosi piacevolissime escursioni.

A Marettimo mi sono sentita a casa, accolta da un clima assolutamente amico, dai sorrisi della gente, dall’affabilità degli abitanti e, perché no, dalle leccornie della cucina locale che, dalla colazione in poi, sa come stuzzicare la curiosità golosa di quelli che amano le cose buone.

E il tango, poteva non beneficiare di tutto ciò? Ovviamente sì, perché quando l’animo è lieve anche il ballo lo è e l’abbraccio diventa un succulento cannolo siciliano.

Pimpra

 

 

MI RIMBOCCO LE MANICHE

Rosie-the-Riveter

Che bella sensazione svegliarsi al mattino e sentirsi leggera. Non perché ci sia stata una qualunque forma di calo ponderale, peraltro molto gradita!, ma perché la “torvezza” si è dissolta.

TORVEZZA= stato d’animo pesante, negativo, in cui tutto scolora verso il nero pece. Sorriso spento, sguardo duro e imbronciato, modi indolenti se non sgarbati, nervosismo manifesto. Carattere insopportabile.

Le mie amatissime Gattonzole, esseri superiori connessi alle Energie del cosmo, hanno immediatamente percepito il cambio, si avvicinano di più, inondandomi di caloroso affetto, procurandomi una sensazione meravigliosa.

Cambiare la vibrazione è tutto. Perché cambia completamente l’orizzonte. Sembra impossibile, ma è così.

C’è tanto da spalare ancora ma lo faccio con una speciale allegria perché, sotto la terra, sono certa scoprirò qualcosa che mi piacerà assai. Non dico un tesoro, ma qualcosa di piacevole o interessante.

Con questa sensazione positiva addosso vado a prendere il caffè e mi si posa lo sguardo sorridente di un avventore che ricambio a mia volta con un sorriso. Non è storia di seduzione, semplicemente, se l’atteggiamento è solare e aperto anche la persona lo diviene e c’è chi se ne accorge rimandando la stessa cosa.

Sono così tanto leggera (dentro) che, contro ogni ragionevole dubbio, ho deciso di comprare un nuovo costume da bagno, cosa che non faccio da 5 anni circa perché, nella mia testa, la prova costume non è mai superata.

Se non è ottimismo questo!

MORALE PER TUTTI: rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di … vibrare di buono!!!

Positive_Pimpra

 

 

LA GUERRA DEI DUE MONDI

E fai tanto a parlare di far la Giaguarona, la mangia uomini, quella che non deve chiedere mai che, un giorno ti svegli, e il piede ti fa un male pazzesco e la sentenza è severa: borsite tendinea per troppi tacchi, troppo stress.

Il dottore ti mette a riposo e, per punirti per bene, ti prescrive il plantare che puoi utilizzare unicamente all’interno delle tue scarpe da jogging che, tutto sono, fuorché “Giaguarizzanti”.

Cerchi strade alternative allo scatafascio estetico dei tuoi look e della tua femminilità ma niente: il piede urla vendetta e non ne vuole sapere.

Con la coda tra le gambe accetti l’amaro verdetto: basta tacchi per un po’.

Rassegnata ma combattiva chiami a raccolta la tua amica del cuore e, insieme, organizzate una spedizione punitiva al negozio di scarpe, sì negozio di scarpe ortopediche e, entrambe ne uscite con un bel paio di… Birkenstock!

Ora, tralasciamo il loro costo e il fatto che saldi o non saldi te le vendono sempre a prezzo pieno, bisogna riconoscere che le temutissime calzature tedesche hanno deliziato il mio piede malconcio sin dal primo istante. La mia amica, presentatasi con i tacchi, se ne è uscita pure lei con un bel paio nuovo di zecca.

MORALE: a tutte le Giaguare in ascolto, ricordatevi, le Birki sono le nuove Louboutin!

Sticazzi prendiamola in ridere va là!

Smiling Pimpra

 

 

AI MIEI GUERRIERI

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Ho tantissimi Amici che stanno combattendo.

Non si tratta di battaglie fatte con le armi, si tratta di quelle fatte con il cuore e la forza di volontà, con il desiderio di uscire da situazioni difficili, con la volontà di riprendere – gioiosamente – le redini della propria vita.

C’è molta umanità intorno, ci sono ancora esseri umani che hanno un cuore enorme e che sono capaci delle cose più grandi, delle imprese più improbe, di scalate impossibili.

Sono intorno a me.

La loro forza mi infonde coraggio e determinazione per le mie battaglie, per i miei ostacoli da superare, per la mia visione del limite.

Ecco, questo “limite” che, troppo spesso, decidiamo di mettere davanti ai nostri occhi, è in realtà un paravento al nostro agire.

Non abbiamo limiti se desideriamo fortemente raggiungere un obiettivo, modificare una situazione ostile, o, semplicemente “evolvere”.

Questa attitudine cosciente e creativa, consapevole della intrinseca forza è sempre legata alla determinazione e non ci rende duri, freddi, in atteggiamento di difesa verso il nostro prossimo, ma, al contrario, aperti, solidali, pronti allo scambio.

Tutto questo mi stanno insegnando i miei Guerrieri, e porto la loro voce nella mia vita quotidiana, ricordandomi che la ferita guarisce e la pelle si fa più forte. Che il bello porta con sé anche una parte di brutto e che gli occhiali con cui guardiamo la realtà possono essere cambiati, sostituiti.

Concludo con un bell’urlo gioioso : STICAZZI OLE’!

Mi rimbocco le maniche e via!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

DI TANTO IN TANGO. MA DOVE SIETE FINITI?

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Ci sono luoghi del cuore. Luoghi che ami perché hai vissuto emozioni bellissime, hai trascorso momenti memorabili, indimenticabili.

Ci sono luoghi che nascono per rendere felice chi li frequenta, per accoglierlo, per fargli godere del respiro della natura, del mare, del cielo stellato sopra di noi, della bora d’estate che scompiglia i capelli e rinfresca la pelle.

A Trieste questo luogo c’è e, ogni anno che passa, viene celebrato con migliorie strutturali che lo rendono più bello e accogliente.

Il personale che vi lavora lo è. Gentilezze per gli ospiti: farmi trovare il succo di pompelmo amaro, come avevo chiesto, che non posso più bere alcolici.

Questo luogo si chiama Cantera e si trova nella splendida baia di Sistiana. Non fosse che siamo a Trieste e noi triestini siamo i peggiori marketer territoriali di chiunque in Italia, potremmo sentirci dentro a un sito di sarda bellezza.

Ieri sera ero lì, armata di ogni migliore intenzione, desiderosa di ballare il mio tango sotto la luna, baciata dalle stelle con la brezza a scostare l’orlo della gonna… invece…

Dove siete finiti?

Fino a qualche anno fa il Cantera era luogo affollato di tangueros provenienti da tutta la regione, dalla vicina Slovenia e Croazia, dal Veneto e addirittura dall’Emilia Romagna.

Cosa è accaduto, Amici Cari, per cui nelle vostre peregrinazioni, bypassate questo luogo assolutamente magico, preferendo dirigervi in altri dove, sicuramente meno belli, meno accoglienti?

Come diceva il grande poeta Umberto Saba

“(…) Trieste ha una scontrosa

grazia. Se piace,

è come un ragazzaccio aspro e vorace,

con gli occhi azzurri e mani troppo grandi

per regalare un fiore;

come un amore

con gelosia. (…)” 

Amici tangueros, tornate a trovarci. Scambieremo abbracci, sorrisi e sudore di fronte al mare, baciati da dolci refoli di bora, cullati dalle note del nostro amato tango.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO. A LEZIONE DI ABBRACCI

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Ho finalmente avuto il piacere di indossare le scarpette da maratoneta all’estero, il mio battesimo a Francoforte, di cui ho scritto qui.

Ci sono andata con il cuore gonfio di curiosità e desiderio di condivisione tanguera, di arricchimento.

In maratona ciò accade sempre, ma, quando sei a casa tua, senti in modo diverso da quando ti trovi a casa d’altri. E qui sta il bello.

C’è una differenza, una sostanziale differenza.

Le mie prime ore di maratona sono state difficili, molto. Tutti ballavano, io no. Tutti godevano di abbracci gioiosi, io no. I tangueros scansavano le mie mirade e rimanevo a bordo pista senza capire il perché.

Confesso che c’è stato un momento in cui, non fosse stato già un’impresa arrivarci a Francoforte, avrei ripreso l’aereo per tornarmene a casa, le pive nel sacco.

Per fortuna ho reagito. L’ho fatto con umiltà cercando di capire cosa non funzionava nel mio tango, cos’era l’elemento che respingeva, cosa non riuscivo a comunicare.

Ho osservato, ho cercato di ascoltare e di connettermi con la pista. Ed è arrivata la risposta, cristallina.

Non è solo storia che ballano le giovani/fighe/famose/tettone/coscialunga e tutto il corollario di luoghi comuni dietro i quali siamo solite nasconderci per combattere la frustrazione di restare a fare tappezzeria, c’è dell’altro.

L’ho capito facendo una tanda esagerata, nella quale ho esasperato l’abbraccio, nascondendo il volto sulla spalla del mio compagno, respirando all’unisono con lui, cercando una connessione che gli dicesse: “Hei, adoro stare cinta tra le tue braccia, mi fai volare, sei un ballerino fantastico”.

Il corpo si è sciolto, è diventato più flessibile, riceveva l’impulso e lo restituiva fluido, soave.

Ero in un’altra dimensione, intorno il vuoto, anche se la pista era piena, fluivo dentro le note, nel nostro respiro, l’energia raccolta dei due corpi, correva dal pavimento alle braccia, ai nostri busti, alle gambe in un movimento rilassato, a volte più lento, o gioioso e sensuale.

Io non ero più io. Io ero lui. Io eravamo noi.

Questa è stata la grande lezione che mi ha regalato la maratona di Francoforte e che ho accolto, grata, con tutta me.

Ballare il tango argentino è mettere la propria anima a nudo. Significa non avere paura di mostrare se stessi nell’abbraccio e accogliere l’altro. E’ un atto di fiducia reciproca in quel “darsi”, in quel “sentirsi”, in quel custodire lo scambio, raccoglierlo nel proprio carnet di emozioni e farne tesoro.

Oggi sono una ballerina diversa, felicemente diversa.

Ci vuole coraggio ad abbracciarsi così la prima volta, poi viene naturale perché, da qualche parte dentro di noi, uomini o donne che siamo, c’è quella voce che desidera raccontarci e ascoltare. Colà è la casa del Tango.

Pimpra

IMAGE CREDIT: Eugen Schröder @Eugen TANGO 

 

 

DI TANTO IN TANGO. LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI. FTM MARATHON

27907644_10214138700037395_4858396170760010900_oLa prima volta non si scorda mai, lascia un segno indelebile nella memoria. Come è bello crescere ed avere la possibilità di viversi ancora “prime volte”.

Francoforte Tango Marathon la mia prima maratona all’estero.

La stessa intensa emozione della mia prima maratona in assoluto, la Tosca. La stessa curiosità, il desiderio di una nuova esperienza, la voglia di confronto e, sotto, anche quella sottile agitazione che regala il pizzico di sapore in più all’avventura.

Proprio di avventura si è trattato, voli cancellati il giorno prima che lo sciopero e il meteo avverso hanno provato in ogni modo a fermare i cuori appassionati di molti tangueros provenienti da tutta Europa, ma, nonostante le difficoltà e i costi lievitati come la pizza, siamo arrivati a destinazione.

Mi ha colpito subito l’atmosfera rilassata, easy che ho percepito fin dai primi istanti, una sensazione che mi ha messo immediatamente a mio agio.

Inizio l’avventura mangiando a quattro palmenti, essendo arrivata all’ora di cena, affamata come una lupa. Quale graditissima sorpresa! Io che di catering me ne intendo, posso dire che – raramente – ho avuto il piacere di gustare una cucina che sapeva di casa, di buono, di mani della nonna che ti preparano quella lasagna lì che ti piace tanto.

Premetto che la mia quotidiana lotta con la bilancia, fa sì che non sia precisamente una di quelle persone che ai buffet si avventano, ma, confesso pubblicamente, di avere fatto il bis delle pietanze, tanto mi trovavo affamata, quanto apprezzato mi fosse il cibo.

Menzione SPECIALE (per i gusti della sottoscritta) va la macchinetta del caffè espresso a cialde a disposizione. Gentilezze per gli ospiti (specialmente italiani e viziati quando si parla di caffeina), affiancate all’altra chicca: la macchina professionale per la spremuta di arance che manco al bar te la fanno così buona e te ne puoi bere quanta ne vuoi.

Questi ed altri aspetti legati all’ospitalità mettono i partecipanti all’evento in uno stato di grazia decisamente superiore.

Parliamo di tango.

Un mix interessantissimo di provenienze, bilanciato in modo da dare una pennellata quasi alla pari tra danzatori tedeschi e italiani poi resto d’Europa e mondo. Scrivo questo perché, diciamocelo, gli italiani sono caciaroni ed esportando questa allegra confusione all’estero, hanno, in qualche modo, spinto gli amici europei e non, a seguire questa buena onda di allegria.

La mossa molto intelligente degli organizzatori è stato creare un bel gruppetto di italiani, facendo attenzione a che non si creassero – pure all’estero – i fastidiosi gruppi chiusi del “io ballo solo con gli amichetti miei” (allora restatene a casa.)

E’ stata la maratona della sauna, il caldo ha raggiunto vette straordinarie, mettendo a dura prova la volontà che  –  ben supportata da altissima motivazione – ha saputo surfare sul sudore. In fondo sudare fa perdere tossine quindi bene così. Sono tornata a casa pure più magra, quindi, ovviamente più felice. 🙂

Mi sono trovata così bene che ho già voglia di rifarlo.

In più, mi è arrivato un grande insegnamento dagli abbracci ricevuti colà, ma questo sarà argomento per un’altra storia.

Come la mia prima, indimenticabile, Tosca, anche quella di Francoforte sarà la mia prima maratona europea di cui, per sempre, conserverò un gioioso ricordo!

Grazie a Paolo, Ilaria e a tutto lo staff che si è prodigato per coccolarci e farci sentire davvero a casa, nella grande casa del nostro Tango.

Pimpra

 

LA STANZA DI ANTONIA. KLUGMANN

IMG_4514Una giornata di lavoro davvero speciale, quella di oggi. Nessuna promozione in vista, non c’è pericolo, men che meno un aumento di stipendio.

ParoleOstili, giunta alla seconda edizione, mi ha regalato  emozioni e stimoli come da tempo non ricordavo. Si parla di parole come ponti, di comunicazione che vuole essere non ostile, si riflette sul tempo moderno con lucidità, con positività, con progetti.

Ho scelto il panel “Social Media e scritture” che mi sembrava il luogo più confortevole dove potessi raccogliere spunti interessanti.

Per la prima volta faccio la coraggiosa e mi siedo in prima fila, nessun “riservato” per relatori o personalità, voglio godermi ogni parola di quelle che ci saranno offerte. Poco dopo, assieme ad altri audaci, veniamo invitati a farci più in là lasciando quei posti agli oratori. Con un balzo giaguaro sono in seconda fila. Qualcosa mi ha spinta a farlo, non è da me, non sono mai protagonista in simili circostanze. Oggi sì.

Prende posto la Klugmann e rimango stupita. Me la ricordavo paffutella e imbronciata durante le (prime) puntate di Masterchef, quando, sola donna nel tempio del testosterone nemico, affrontava con piglio deciso e sicuro i colleghi maschi in comunella contro di lei.

Già all’epoca mi era piaciuta assai.

Una personalità senza fronzoli, competente, schietta, diretta di cui si poteva intuire la grande sensibilità che veniva schermata per proteggersi dalle bordate che il suo mondo professionale – di dominio maschile – riserva alle donne Chef.

Oggi mi ha conquistata.

Ho visto una donna molto bella, molto femminile, diversa dalla giudice della trasmissione. Glielo ho detto, spontaneamente, chiedendole se potevo fotografarla. Ha accettato con il sorriso, un sorriso vero,  l’immagine ne è prova.

Ha aperto lei il panel, intervistata dai due moderatori. Non ha fatto un intervento lunghissimo o, se lo è stato, non me ne sono accorta.

Poche, sentite, ammirevoli parole per esprimere una nuova filosofia che può essere un dono incredibile per noi tutte, per noi tutti.

Ha raccontato delle due settimane in cui, all’epoca di Masterchef, è stata letteralmente triturata dalla gogna mediatica con insulti pesanti e minacce, per il solo fatto di essere una donna che, nel suo ruolo di giudice, esprimeva valutazioni severe nei confronti dei concorrenti della trasmissione.

La società ci vede e ci vuole come fossimo una “campionatura” dei modelli che lei stessa si dà.  “Prova ne sono i messaggi social che hanno inondato la Klugmann. Da quelli — immancabili, da parte dei leoni della tastiera -sul fisico (il più «carino»? «Cessa») a quelli violenti contro la sua persona, in «reazione» a una sua presunta cattiveria… La questione è sempre un po’ la stessa: sei una donna? E allora ti giudico. Ti giudico se sei magra. O grassa. Dolce o aspra. E non ti giudico invece per quello che fai. Come avviene con gli uomini.”

Antonia è andata oltre tutto questo, facendo tesoro della grande lezione di vita che poteva trarne: la nullità dell’opinione di tutti di fronte a qualsiasi argomento. La distanza che dobbiamo mettere necessariamente tra noi e l’altro, specie se questo “altro” non è parte della nostra vita, dei nostri conoscenti, dei nostri amici o affetti. Il web azzera queste distanze permettendo a chiunque di sparare sassate ingiuriose sul prossimo suo, sovente, per il solo piacere di farlo.

Klugmann oggi, ci ha regalato il suo piatto più riuscito che, per me, è stato il suo invito, rivolto in particolare a noi donne, di: TROVARE IL NOSTRO SPAZIO DI LIBERTÀ’, UNO SPAZIO VERO DI ESPRESSIONE DEL PROPRIO IO. CONQUISTARE CON CORAGGIO E DIFENDERE LA NOSTRA STANZA, DOVE POTERCI RACCOGLIERE, DOVE POTERCI ESPRIMERE, SPERIMENTARE, ESSERE IN PIENEZZA.

La stanza di Antonia Klugmann è la sua cucina. Le pareti che la delimitano sono solo uno spazio fisico perché è lì che Antonia riesce a trovare la più intensa connessione con se stessa e a esprimerla nelle sue straordinarie preparazioni di chef.

Voglio fortemente la mia stanza. Tutte noi, care Amiche, dovremmo impegnarci per trovarla.

Grazie Antonia della tua testimonianza che, così tanto, ha aperto il mio cuore.

Pimpra

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