C O R R E R E

Correre. Un verbo che, al solo pensarlo, sento un brivido sulla pelle. L’adrenalina risponde immediata facendomi salire le pulsazioni.

Correre. E’ la stessa eccitazione del sesso, o di una tanda perfetta.

Correre. Sono io.

Ci sono tantissimi effetti collaterali che ho vissuto in prima persona, quando il corpo piega se stesso in dolori lancinanti che da semplici fastidi che lo sportivo accetta come moneta da pagare in cambio delle sue endorfine, diventano così potenti da costringerti a smettere.

Quando è accaduto a me, ho chiuso definitivamente. Ho lasciato gli amici della pista con cui ho sputato sudore, lacrime, sangue e infiniti sorrisi. Era troppo doloroso dire a me stessa “Sei arrivata al capolinea, ti fa troppo male”.

E’ come dichiarare il fallimento di un grande amore o vivere un lutto. Entrambe le cose insieme. Tanta roba.

Il tempo scorre veloce e, un giorno, capisci che non hai altra medicina, perché tutte quelle che hai provato, non ti bastano più.

Lo osservavo sempre, quel rullo nero di gomma che ti rimbalza sotto ai piedi, cantando la sua nenia rumorosa e ritmica, lo osservavo da lontano, trattenendo il mio desiderio di domarlo a forza di falcate.

L’ho amato da lontano.

Ho fatto l’indifferente per lunghi anni, fino al tempo in cui il mio corpo è invecchiato ancor di più ma è guarito dai traumi dei miei anni trascorsi sulla pista di tartan.

Ieri ci siamo amati, come due amanti a lungo separati.

Ieri ho corso.

Ieri ho respirato.

Ieri ero viva e vibrante.

Ieri ho amato. Di nuovo, me stessa.

Ieri ho corso.

Pimpra

NE VALE LA PENA?

Stamane maggio si è presentato con l’abito svolazzante a fiori con il quale siamo abituati a riconoscerlo a braccetto di un tiepido sole che ha fatto capolino dopo giorni di umido grigiore.

Scivolare per le strade in scooter, percependo i sottili aromi che erbe, alberi, gemme fiorite rilasciano nell’aria, mi mette sempre il buonumore.

Il cavallo d’acciaio ha bisogno del suo fieno liquido e mi fermo alla pompa di benzina. Mi serve Luca, un ragazzone alto e muscoloso, già abbronzato per le lunghe ore trascorse all’aperto. Ha gli occhi azzurri come una piscina, oggi particolarmente liquidi.

“Sei stanco Luca? Ti sei allenato tanto?”

“No, non è quello, è un periodo giù”

“La tua compagna fa la matta?” affermo scherzando, inconsapevole di aprire il vaso di Pandora.

“Se finisce male ho chiuso”.

“Ma che dici mai? Sei giovane, non puoi chiudere all’amore”.

“Lei è la donna che ho sempre cercato. Non ci sono dubbi. Se va male, ho chiuso per sempre”.

L’ho esortato a pensare positivo, illudendolo e illudendomi che l’amore vince sempre su tutto.

Nella nostra esistenza troviamo un “ne vale la pena?” e noi lo siamo per qualcuno?

Sembra una banalità ma forse non lo è.

Quante volte ci accovacciamo in una comfort zone che ci allontana dai sapori pieni della vita?

Il pensiero che mi ha ispirato la sosta benzina di oggi è questo: estirpare le mie comfort zone e scoprire quello che succede.

Sticazzi.

Pimpra

SESSO E ROBOT

Non è un caso che abbia scelto l’immagine di una donna con il suo sex robot maschio

Metto subito le mani avanti: non è la crisi della terza età. E anche se lo fosse, non ci vedo nulla di male.

Il fine settimana scorso ho partecipato a un’interessante conferenza di presentazione del libro “Sex robot. L’amore al tempo delle macchine“, di Maurizio Balistrieri.

Ci sono andata su segnalazione di un amico filosofo, la cui testa acuta mi piace assai. I ragionamenti ci portano quasi sempre agli antipodi, lui è l’intellettuale io no, ma il bello sta proprio lì.

Non ho pregiudizio alcuno non sapendo nulla dell’argomento, ho solo sentito la notizia molto gossip, rimbalzata sugli organi di stampa, su quel casino al silicone che, poco tempo addietro, è stato aperto a Torino e immediatamente chiuso. Grandissimo scandalo fare sesso con bambole di silicone. Chissà perché, mi chiedo.

Tornando alla conferenza, mi si è aperto un mondo.

Innanzitutto avere di fronte tre (belle) teste pensanti, una giornalista e due filosofi, ha immediatamente stuzzicato il neurone, l’argomento ha fatto il resto.

Perché fare sesso con i robot? E’ bene o male? Costi e benefici, il significato dell’utilizzo di robot nella società moderna e futura, pro e contro, i giudizi morali, i possibili utilizzi terapeutici, varie ed eventuali.

Peccato che la durata dell’incontro sia stata breve, perché il tema meritava di essere sviscerato.

Allora sesso con i robot sì o no? [il libro devo ancora leggerlo]

Come la penso io: ovviamente sì.

Il sesso è un campo semantico che si presta alle derive moralistiche più estreme. Spesso, quando si affronta l’argomento, entrano in gioco le più grandi moralizzazioni, i tabù e tutta quell’architettura di pensieri e comportamenti che mirano ad eliminare la radice più forte del sesso: la libertà.

Se accettiamo che il sesso è espressione naturale di libertà di ognuno (ma dobbiamo avere ben chiaro cosa significhi), probabilmente, l’idea di poter utilizzare anche un robot, non ci farebbe così storcere il naso.

Ma il fulcro del discorso non sta nel mero e pragmatico uso di una macchina. La bellezza del ragionamento, quando hai di fronte due filosofi, è il ragionamento stesso, su più livelli, sui diversi significati di questo uso, sui perché.

A quanto pare la robotica in questo settore è studiata anche per curare patologie sessuali e mi pare un percorso interessante.

Non so come la pensiate voi, da parte mia, credo che ogni avanzamento della tecnologia, specie se tocca aree significative della nostra vita, ci lascia sempre basiti, a volte molto sconcertati e impauriti. Di norma, quel che non si conosce crea distanza, allontanamento cautelativo.

I robot impareranno a pensare e chi verrà dopo di noi dovrà affrontare nuove sfide morali, intellettuali, sociali ma, il progresso tecnologico non si può fermare quindi, invece di essere (quasi sempre) spettatori passivi di quanto accade, è bene iniziare a riflettere in anticipo, per prepararsi e per maturare un pensiero proprio.

Quanto al robot sessuale, pare che allo stato attuale il costo si aggiri attorno ai 6.000 euro per un modello di buona fattura, dico questo: mi accontento dei sex toys.

Ma, non vedo l’ora mi propongano a prezzo accettabile il robot casalingo, quello che si occupa delle faccende e di cucinare. In quel caso è sicuro che correrei in banca per accendere un mutuo ed affrontare la spesa!

Per approfondimenti seri sull’argomento sex robot, leggete l’interessante articolo di Pierpaolo Marrone (filosofo) qui . 

Pimpra

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PREDICO BENE E RAZZOLO MALISSIMO!

Tocca fare atto di pentimento, lo devo fare proprio.

Excusatio non petita, accusatio manifesta.

Ad essere spietatamente sincera, forse è stata una scodata di Narciso.

I FATTI:

Scrivo un post che mi pare decente, ovvero, contenutisticamente accettabile e lo leggo a una persona molto speciale per me. Lo faccio io dal momento che il soggetto in questione non vuole leggere i pezzi che scrivo. Prova fastidio, non condivide che io mostri me stessa al mondo, così, senza filtri, senza selezione di contenuti e/o di destinatari. Un po’ come fanno le meretrici di strada che si danno al cliente senza sceglierlo.

Sto in questa casa virtuale perché mi diverte farlo, il blog offre la possibilità di comunicare ed interagire con un pubblico potenzialmente universale, geograficamente illimitato, di qualunque età, nazionalità, sesso. Potenzialmente ho detto, la realtà è molto diversa ma, resta, comunque, una finestra aperta sul mondo e, ovviamente, su di me.

Scrivo perché ci sono volte in cui mi prende il guizzo di commentare qualcosa, oppure perché ho vissuto un’esperienza particolare o, semplicemente, perché mi sento rapita dal cazzeggio.

Scrivo, potrei tacere o fare altro è certo.

Tornando ai fatti, mi viene rimandato, con un atteggiamento più fisico,
di particolare distacco e supponenza, che verbale che il post in argomento sì, era divertente. Ne sarei stata felice, non fosse che il commentatore ha fatto grande fatica a tenere gli occhi aperti mentre glielo leggevo (erano le 21.00 e non aveva appena concluso il turno in miniera).

Piccola discussione successiva e il mio Calimero, da color panna, è tornato tutto nero e mi sono sentita come un’oca bionda senza speranza.

Narciso mio non era affatto contento, ha pesantemente accusato il colpo: “magari devo smettere, perché non credo di essere una donna così decerebrata ma se questo è ciò che traspare dai miei scritti… dovrei farci un pensierino”.

Parte il sondaggio social, fatto con umiltà e coda tra le gambe, “Amici miei, che faccio chiudo?” e i commenti, anche troppo benevoli, mi hanno fatto riprendere il timone.

LA MORALE:

Proprio io che tanto professo l’amore per se stessi, sono stata la prima a non volermene. Sticazzi.

Questo spazio mi è caro, i miei post leggeri e senza pretese mi rappresentano, sicché questa sono, non è finzione.

Grazie a voi ci ho pensato, alla fine scelgo me, le mie passioni, i miei colori sgargianti, la leggerezza dell’essere. Punto.

Quanto all’Amore mio che non approva questo tipo di attività pazienza, dovrà farsene una ragione. Questa sono gli piaccia o no. Gli piacerà mai? Chissà…

La predicatrice dei miei stivali vi saluta con un grande inchino, abbiate pazienza, sarà l’età… 😉

Pimpra

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BUONI PROPOSITI 2019. Come impone la blogger_tradizione

Come tradizione vuole ecco sfornato il post sui buoni propositi per l’anno che verrà.

Stavolta, strano a dirsi, mi vien giù facile: “continua così” auguro a me stessa.

Al di là delle ovvietà che non sono neanche più annoverabili nei “buoni propositi” come mettermi a dieta, condurre uno stile di vita sano, fare sport (…) credo varrà la pena di provare a realizzare un sogno nel cassetto, uno di quelli che ti sei sempre detto “Tu non puoi, figurati se ce la fai”.

Se la vita è fatta di cicli è bene capire a che punto siamo e… assecondare il cambiamento in atto.

Sono sempre più convinta che sia “cambiamento” la chiave di volta che sostiene, sorregge e dinamizza le nostre esistenze.

A ben guardare dalla Natura in poi ogni cosa cambia, muta e diviene.

Se lo facciamo anche noi, consapevolmente, assecondando le situazioni difficili non opponendo resistenza ma flessibilità, se seguiamo la corrente della nostra vita con pienezza, sono certa che si compie il miracolo: siamo vivi e vibranti, circondati di cose belle e buone per noi.

Alzo quindi il mio calice per brindare al nuovo, a ciò che non conosco, al colore che devo ancora scoprire, all’emozione che avevo dimenticato.

Brindo a voi, Amici miei, che mi riempite la vita di affetto e vi prendete il pacco dono senza sconti.

Brindo all’allegria dell’intelligenza, alle passioni brucianti, al giorno che devo ancora vivere.

Brindo a noi due, alle Gattonzole adorate e a me.

Che sia un anno di quelli proprio belli, da ricordare, per tutti!

EVVIVA!

Pimpra

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LE VIE DELL’AMORE

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Lo stupore che ogni volta mi prende quando riesco ad intravvedere i fili sottili che legano le contingenze, i fatti che accadono, ai destini delle persone.

Una storia a lieto fine nasconde un significato molto più profondo della gioia che ha procurato la risoluzione positiva della ricerca di un bene molto prezioso per colui che l’aveva smarrito.

Una donna, la protagonista della storia, ha inconsapevolmente posto fine al tormento affettivo di un altro essere umano che, da giorni, cercava il suo beniamino smarritosi.

Una telefonata e l’esito finale di una ricerca che ha sollevato l’animo del diretto interessato e di coloro che, empaticamente, seguivano da vicino la vicenda.

La ricompensa, in danaro, consegnata come da premesse a una persona che nulla ne sapeva.

E qui, si scorge, come per incanto, quel filo di senso, quel messaggio che le persone che elargiscono Amore, ad un certo momento, ne diventano destinatarie. La nostra protagonista si è vista consegnare una somma che arriva come una piccola benedizione, ma, l’incredibile è qui, la riceve in un giorno per lei denso di ricordi, di dolorosi ricordi.

Un amore che si spegne, rapito dalle ali del destino, una vita da ricostruire dentro mille difficoltà, senza però perdere mai quello spirito pulito e pronto al dono, all’aiuto, mettendosi sempre a disposizione.

Non è un caso se il dono arriva esattamente il giorno in cui la triste ricorrenza torna alla memoria del cuore. Non è un caso.

Un sorriso dolce e schivo che si illumina, pur mantenendo negli occhi quel velo di tristezza per quell’amore che non c’è più. Quell’amore che oggi, ha trovato modo di palesarsi in una ricompensa, meritata, per il bene donato con generosità e modestia.

Imparo, da queste piccole storie di vita, che la mano allungata per aiutare è destino che si riempia, inaspettatamente, in un pomeriggio caldo di un mese di agosto qualsiasi.

Queste sono le vie dell’amore. Percorriamole, donare è un modo  per accarezzare il mondo e renderlo più bello.

Pimpra (so sweet)

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AFFERRA LA SENSAZIONE E PORTALA NEI TUOI RICORDI

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Quando ti passa vicino, hai il dovere di afferrarla stretta, anzi di tatuare la sensazione che ti trasmette nel cuore. Perché la Felicità, di sé, non lascia una vera traccia tangibile, ma unicamente una percezione, un ricordo.

Nulla è più etereo, vacuo, infinitesimale, effimero e sottile di ciò che definiamo Felicità.

Mi è passata vicino domenica, un giorno che di norma detesto, perché – da che esisto – la associo a qualcosa che ha termine. Che finisce. Che muore.

Invece no, dipende, come sempre, dagli occhi con cui si guardano le cose, per far cambiare loro aspetto.

Una sveglia precoce, grazie alle Gattonzole che, oltre le 8 del mattino non mi lasciano a letto, una bella e inaspettata gita al mare, e, ciliegina sulla torta, una romantica cena a due, in “coppa al mare” a sbafare pesce a quattro palmenti.

La Felicità sta nelle piccole cose.

Nel sorriso di mia madre quando – entusiasta – ha risposto al mio estemporaneo invito a cena “Mamma, si va? Che dici? Ti porto a cena ai Filtri, ma andiamo in scooter sia chiaro!” lei che aderisce con gioia estrema, divertendosi alla grande all’idea del tragitto su due ruote.

Basta davvero poco per prendersi quella sensazione di pienezza, di felicità pura, di godimento cellulare per il solo fatto di essere vivi e di respirare.

Ho nella mente i colori del tramonto, i giochi delle nuvole in cielo, le prime luci che si accendono, il profumo degli alberi in fiore, il respiro profondo e ritmato del mare, l’odore della griglia di pesce, le chiacchiere, le risate, il tintinnio delle posate, lo sguardo felice di mia mamma su di me, su di noi, le chiacchiere madre e figlia, di quelle che non hai mai tempo di fare perché dimentichi sempre di prenderti quel tempo.

Eccola lì la Felicità, quella che devi richiamare nei giorni grigi, nei giorni in cui non trovi il senso del tuo esistere, nei giorni in cui non sai dove sei.

In fondo Felicità è anche l’odore dell’asfalto dopo la pioggia, del pesce sulla griglia, del collo di tua mamma che, anche per andare in scooter insieme a te, non dimentica mai di indossare la goccia del suo profumo preferito.

Che gioia.

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. TANGO E VITA O TANGO E’ VITA?

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Ballare è terapia per l’anima, si sa. E’ leggerezza di sensazioni, allegria, scambio, socialità.

Il ballo, qualunque tipo di ballo, fa bene allo spirito e al corpo, lo dimostrano studi scientifici.

Ballare e ballare in coppia con un partner, è cosa diversa. Si scatenano alchimie che, tante volte, tracimano il contesto della pista da ballo e invadono la vita delle persone.

Il tango argentino è, probabilmente, quello che si presta maggiormente a questa osmosi, ballo/vita.

E’ facile comprenderne la ragione: ci si abbraccia. Si attiva l’ossitocina, si prova una sensazione di benessere, in qualche modo ci si sente scelti, quasi “amati”. Certo per le proprie qualità intrinseche di danzatori… certo… eppure…

Quante coppie sentimentali ho visto nascere dalla pista, quante ne ho viste separarsi…

Ho sempre creduto di essere immune all’incantesimo tanguero, sicura che non sarei caduta anche io nell’inganno, innamorandomi perdutamente di qualcuno solo perché lo avevo abbracciato e quell’abbraccio e quella danza avevano il respiro dell’universo intero, della felicità.

Nessuno è immune a questo canto, alle sensazioni così assolute, indelebili, che porta.

Specie all’inizio della propria “carriera” tanguera è molto, molto facile cadere in questa tentazione, scambiando la magia di una (o più tandas) per altro. La magia che si vive spegne completamente i lumi della ragione e, in un attimo, il tango scappa dalla pista e invade la vita.

Bisogna prestare attenzione quando ciò accade perché il rischio è altissimo.

Poi ci sono quelli fortunati, e ne conosco davvero molti, per i quali la pista è stata occasione d’incontro. Poi hanno vissuto la vita e la relazione altrove, dove è la sua casa: nella vita “vera”.

Molti, invece, scambiano la parte per il tutto e investono nel posto sbagliato:  energia, motivazione, tempo.

Ballo da molti anni oramai ma devo ricordarmi sempre che il tango è solo tango. La vita sta altrove.

Pimpra

IMAGE CREDIT: Vincenzo Cerati e Ariella Bruscaini

ACCETTARE IL CAMBIAMENTO. IL MIO MANTRA PER STARE MEGLIO. ALMENO SPERO.

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Tanto lo avete capito tutti, scrivo perché lo psicologo mi costa troppo. E sono abbastanza disinibita da scrivere pubblicamente un bel po’ di fatti miei.

Coerente alla mia apertura sociale, condivido con voi la nuova turba che mi turba.

Forse avrei dovuto titolare “post per sole donne”, ma credo che, il tema, in fondo, sia comune a noi tutti: saper accettare.

Da che nasciamo siamo dentro il mutamento delle cose, non fosse altro per il corpo che cambia, crescendo, e dalla fase infantile assume la sua forma adulta. Così come il nostro carattere che si alimenta e si definisce con l’esperienza.

La vita è, per definizione, un fluire continuo, un avvicendarsi tra punte di sublime e ruzzoloni nel torbido.  Ci si alza, sporchi, a volte puzzolenti, si va in doccia, ci si lava, cambio d’abito e via, a rimettere la faccia al mondo, a vivere.

Per una donna, questo fluire continuo è accentuato dalla biochimica del suo corpo che è stato corroborato di abbondanti ormoni, i quali, come le fasi lunari e in sintonia con esse, mettono la firma su ogni donna, a renderla universo a se stante.

Anche l’uomo ha gli ormoni, ma i suoi sono più gestibili: essere maschio/virile/trombatore/portatore e diffusore della specie. Compiti relativamente semplici, specie nel tempo moderno.

Ciò che più ha minato il mio equilibrio psicofisico, negli anni, sono i cambiamenti che coinvolgono, in un sol colpo, il corpo e la psiche.

Le fasi cruciali a mia memoria sono state l’adolescenza, di cui non conservo ricordi, tanto mi è piaciuta, e la fase che sto vivendo adesso, l’ingresso nella terza età che, solo a scriverlo, mi si accappona la pelle…

Ebbene sì, mal mi riesce accettare la nuova donna che sto diventando.

Non desidero ostacolare la sua nascita, imbottendomi di ormoni per far sì di rincorrere l’ideale di giovinezza a tutti i costi. Natura non prevede così, ed io mi adatto.

Certo, Amiche care, mi è molto molto molto dura e so che voi mi potete capire. Comprendere e amare la donna che sto diventando e che, ovviamente non conosco, squilibra il sistema che, con qualche difficoltà, fin qui, aveva retto bene. Invece no, tutto crollato come un castello di carte e adesso mi ritrovo seduta sui calcinacci a chiedermi dove sia finita la mia casa.

Posso far conto su una buona capacità di analisi che, di certo, aiuta ad osservare il nuovo scenario permettendomi di intravvedere nuove strategie di sopravvivenza e modi diversi di stare al mondo. Lo scoglio più difficile resta quello di imparare ad amare questa nuova me. E’ lì la sfida.

Aggiungo che, in questo momento cruciale servono almeno tre cose:

  • gli Amici con la A maiuscola, che sanno amarti sempre e comunque per quella che sei
  • e, se c’è, un uomo molto evoluto, davvero immensamente evoluto che sappia accompagnare, a volte anche sopportando il giusto, la fase di trasformazione.
  • Per tutto il resto …. STICAZZI E VIA!

“Sciabadà”

Pimpra

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AMORE 2.0

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Lo spunto mi è dato dal gossip che circola in rete: pare che Ferragni e Fedez, la coppia più social del bel mondo italiano, si sia lasciata.

Voi direte “E chissenefrega!” oppure “Ferragni chiiii?” . I personaggi, probabilmente, sono noti solo a un certo pubblico di lettori, ma poco importa, ciò che è interessante è il modo in cui, nel XXI secolo, si viva l’amore.

… Ma quale Amore… vorrei scrivere… eppure…

La relazione moderna, 2.0 appunto, nasce, cresce, arriva al suo apice e muore, a suon di pixel, al ritmo battente di esposizione social.

L’amore moderno, la relazione, non vive più nella stanza segreta del cuore, dell’intimità più profonda, quanto piuttosto nell’esposizione mediatica del proprio sé.

A seconda dell’età degli amanti, ci sarà uno o più social scelti come emblema e messaggio di amore: dal classico FB, il più trasversale per età e diffusione, ai social-video diffondenti per i più giovani (you tube, snapchat, Instagram ecc), per non parlare poi, della gestione relazionale attraverso la chat di watsup.

Trovo il fenomeno massmediologico di grande interesse sociale, non voglio darne un giudizio di merito, perché l’età di chi scrive è troppo elevata per apprezzare a fondo le sfumature di un modo di vivere la relazione così “aperto”, pubblico, universale.

Già perché le relazioni moderne sono “universali e aperte”.

Un tempo, la coppia era un bene chiuso. Al di là delle temutissime corna che ci sono sempre state e sempre ci saranno, l’intimità veniva difesa come uno scrigno prezioso.

Oggi, accade esattamente l’opposto. Piace esserci, piace mostrare e mostrarsi, in tutte le fasi evolutive della relazione, dal suo nascere alla normale mortalità. Perché gli amori 2.0 si bruciano più veloci. A ritmo di shoot fotografici e di clip video.

Nell’analisi di costi/benefici, forse, amarsi, oggi è più facile, oserei dire quasi più “naturale”. Il placet sociale alla coppia è suggellato dall’approvazione (o disapprovazione) della rete. Il suo successo, idem. Esisti se ci sei, se danno il like alle tue foto e alle vostre dichiarazioni di amore eterno (fin che dura) che vi scambiate sulla pubblica piazza virtuale.

L’intimità non è più un valore.

Bisognerebbe capire se si tratta di un atto di coraggio o di estrema superficialità.  Ma non sono qui per giudicare.

Mi affascina piuttosto il fenomeno legato allo spregiudicato uso delle chat per fare innamorare e innamorarsi, specie ad uso e consumo della popolazione più adulta (dai 25 anni in su).

Certo, scrivere non è per tutti ed anche chi lo sa fare, più o meno bene, molto spesso viene travisato nel messaggio che desiderava trasmettere. Nulla di più difficile che far fluire emozioni/sentimenti/stati d’animo attraverso una chat.

Allora perché si fa? perché gli “adulti” scelgono, molto spesso, questa via per interagire, per costruire “relazioni”?

La domanda mi incuriosisce e vi propongo il mio punto di vista: si scrive per perdersi.

Afferrare lo smartphone sperando che l’icona verde di watsup riporti la medaglietta rossa di una chat attiva, crea la magia. Chissà chi sarà, chi mi pensa, cosa mi dice questa identità dall’altro capo della chat.

Poco importa se, il più delle volte, le parole vengono massacrate, violentate, abusate da chi le maneggia con totale inconsapevolezza, senza metterci un po’ di amore nello sceglierle, animato solo dalla velocità di passare un messaggio, di qualunque natura esso sia, a chi lo riceve.

Raramente, molto raramente, si ricevono messaggi in chat che si ha voglia di rileggere e magari di conservare, trascritti, sul proprio diario intimo. Di solito, on line, viaggia la spazzatura lessical/formale che ci portiamo dietro, animata dalla fretta e da un pensiero rivolto unicamente alla superficie delle cose.

Allora sai che c’è? come vorrei ricevere una bella lettera d’amore, come accadeva un tempo, scritta su una bella carta, con la grafia di chi me la invia. In modo che, oltre alle parole, nel tratto della penna sulla carta possa immaginare anche la personalità e la natura profonda di chi scrive

Un inno all’intimismo, alla supremazia della stanza segreta alla piazza, una volontà di ricerca di unicità e di personalismo da anteporre alla comunità, anzi alla community di utenti virtuali.

Ma io sono giaguara… una vecchia giaguara oramai… [sticazzi…]

Pimpra

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