C O R R E R E

Correre. Un verbo che, al solo pensarlo, sento un brivido sulla pelle. L’adrenalina risponde immediata facendomi salire le pulsazioni.

Correre. E’ la stessa eccitazione del sesso, o di una tanda perfetta.

Correre. Sono io.

Ci sono tantissimi effetti collaterali che ho vissuto in prima persona, quando il corpo piega se stesso in dolori lancinanti che da semplici fastidi che lo sportivo accetta come moneta da pagare in cambio delle sue endorfine, diventano così potenti da costringerti a smettere.

Quando è accaduto a me, ho chiuso definitivamente. Ho lasciato gli amici della pista con cui ho sputato sudore, lacrime, sangue e infiniti sorrisi. Era troppo doloroso dire a me stessa “Sei arrivata al capolinea, ti fa troppo male”.

E’ come dichiarare il fallimento di un grande amore o vivere un lutto. Entrambe le cose insieme. Tanta roba.

Il tempo scorre veloce e, un giorno, capisci che non hai altra medicina, perché tutte quelle che hai provato, non ti bastano più.

Lo osservavo sempre, quel rullo nero di gomma che ti rimbalza sotto ai piedi, cantando la sua nenia rumorosa e ritmica, lo osservavo da lontano, trattenendo il mio desiderio di domarlo a forza di falcate.

L’ho amato da lontano.

Ho fatto l’indifferente per lunghi anni, fino al tempo in cui il mio corpo è invecchiato ancor di più ma è guarito dai traumi dei miei anni trascorsi sulla pista di tartan.

Ieri ci siamo amati, come due amanti a lungo separati.

Ieri ho corso.

Ieri ho respirato.

Ieri ero viva e vibrante.

Ieri ho amato. Di nuovo, me stessa.

Ieri ho corso.

Pimpra

UNA GIAGUARA IN PALESTRA

I miei amici sanno bene che il 2019 rappresenta, per me, uno di quei giri di boa della vita che si ricordano.

Dopo un primo periodo, l’anno scorso, in cui alla sola idea impallidivo, scollinato con il doveroso sollazzo la fatidica data, mi son detta “Pimpra, sai che c’è? Adesso devi stare solo bene stai nel tempo della totale libertà, non devi dimostrare più niente a nessuno e, insomma, te la puoi godere!”

Questo atteggiamento positivo ha mosso i miei primi passi in questa nuova fase storica della vita, regalandomi – finalmente! – quella serenità d’animo che avevo perduto.

Anni o non anni in più, resto quella di sempre, una “triestina d.o.p.” ovvero una donna indipendente, libera e sportiva. E tanto altro ovviamente, ma vado fuori tema.

Per farla breve, mi sono detta che i giochi della maturità sono tutti in mano mia. Ci hanno provato più volte a smorzarmi l’entusiasmo con concetti tipo “Sparati le tue ultime cartucce” e amenità del genere che, in un primo tempo, mi hanno malamente ferito ma, fortunatamente, hanno fatto sì che riflettessi seriamente su chi sono e su quello che voglio per me.

Morale della favola: STICAZZI.

La vita è bella a prescindere. Non accetto di avere attaccata addosso l’etichetta con la mia “data di scadenza”. Questo non significa che non sia ben consapevole che non posso (e non devo) fare tutto, è corretto sintonizzarsi con il periodo della vita dove si è ma ciò non significa implicitamente “morire” (prima del tempo).

Quindi, il primo passo è stato iniziare a prendermi cura di me, specie in questo delicato passaggio per noi signore. Detto fatto. Sono una donna che è sempre stata aperta al nuovo, ho sempre fiutato l’aria e percepito ciò che cambiava e così ho deciso di sperimentare un allenamento personalizzato con coach a distanza.

Non si tratta precisamente di sport, anche se 4 sessioni intense in palestra ci sono, ma sono tutti esercizi mirati e costruiti per il miglioramento della mia particolare carrozzeria.

Eh già, perché se a 20 anni uscivi fresca fresca dal concessionario, adesso ci torni per fare il tagliando sempre più spesso, oramai sei macchina d’epoca, una affascinatissima macchina d’epoca, nel mio caso che so, una Jaguar anni 60? 😉

E ci vado in palestra, ligia, motivata, leonessa e giaguara con la voglia che sempre mi ha contraddistinto di impegnarmi e fare fatica. I risultati, piano piano, come si conviene in questa fase di vita, stanno arrivando, motivandomi vieppiù.

E quando sono in sala a sudare con i pesi, mi guardo intorno e vedo solo beata gioventù, ragazzi e ragazze di 30 anni di meno, con i loro corpi ancora verdi, acerbi e … una sottile malinconia si insinua, non posso negarlo.

Poi, osservo meglio e monta un moto di ilarità guardando la beata gioventù, i maschietti in particolare, che pompano pettorali e braccia come assassini, per diventare “grandi, grossi” e, probabilmente, fare colpo sulle loro coetanee. E rido perché sembrano dei polletti, tutti grossi di petto con stuzzicadenti al posto delle gambe. Ridicoli, teneramente ridicoli.

C’è qualche uomo coetaneo, di quelli che si salvano ancora dagli assalti del tempo, quelli che non hanno ceduto malamente alle lusinghe della tavola e della noia matrimoniale, sono ancora belli e armonici, frutti di sport praticati e vissuti.

Anche loro, come me, sono leoni con la criniera grigia quando non bianca (o senza criniera), ma sempre maestosi, regali.

Mi rimetto le cuffiette e riprendo gli esercizi, la giaguara spaventa e più di un “Prego Signora, faccia pure” non hanno coraggio di rivolgermi la parola.

ROARR! 🙂

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI|

MENS SANA IN CORPORE SANO

Ci sono quelle giornate in cui, se ti mettessero davanti qualcuno da sbranare, non ti si scompiglierebbe nemmeno un capello, mentre, sotto le zanne, stai triturando le ossa del malcapitato e tu, ovviamente, sei vegetariana. Le famose “giornate nere” quelle in cui  un umore torvo, puzzolente di carbon cook, aleggia intorno alla tua persona, più passano le ore, peggio stai e avresti voglia di farla finita con tutto e tutti.

Miracolosamente hai imparato che su di te funziona “mettere in moto” il corpo, facendolo sfogare di brutto, accellerando i battiti del cuore, imperlando vistosamente la fronte di sudore: a te, lo sport salva. In primis da te stessa.

E’ così ho fatto, ieri sera, presentandomi con un umore inquinato come i fumi della Ferriera in palestra e trovando – manco fosse un segno del destino-  il mio tapis roulant preferito libero che aspettava solo me!

45′ di PURO PIACERE.

A “manetta” * come si dice dalle mie parti, stimolata sicuramente dal complimento ricevuto da una splendida giovinetta, al mio arrivo sulla macchina.

“Buonasera! Ma sa che la mia coinquilina ed io parlavamo di lei, della signora bionda, che corre velocissima sul tappeto rotante e ci chiedevamo come fa! Ma lei, signora, scusi se mi permetto, come fa???!!!”

E’ bastato ricevere un complimento del genere da una splendida ragazza di 25 anni che il malumore si è sciolto al sole, l’autostima schizzata ai  massimi e la voglia di muovere le gambe ha raggiunto livelli di prestazione incredibili!

Pimpra “Grazie del complimento, ma sai, un tempo correvo, probabilmente sono facilitata. Comunque, sulla terra ferma, è un’altra storia!”

Mi sono gasata come poche volte, sono volata sulla pedana e la velocità saliva con costante disinibizione.

Ho sudato come una spugna e dai miei pori è uscito, evaporando, tutto il malumore.

MORALE:

1.  a cena, pizza, senza  mezzo senso di colpa.

2. non mi sono addormentata guardando il film

2. sveglia presto stamattina in particolare stato “pimprante”

3. desiderio di indossare i tacchi, tanto per ricordarmi che sono una donna

4. serenità zen nell’affontare la giornata lavorativa (e la settimana) che sono impegnative, come non mai.

Rivolgendomi a Fiore di Cactus, che pompava bicipiti dall’altra parte  “Sai cosa voglio come regalo?”

FdC, con la faccia preoccupata e a punto interrogativo, togliendosi le cuffiette, azzarda un “Cosa vuoi?”

Pimpra “Un tapis roulant da tenere a casa!!!”

FdC, sentita la richiesta, fatto “pat pat” sul mio testone, si è rimesso gli auricolari,  voltandomi le spalle.

Ho continuato lo stretching, immaginando dove avrei posizionato l’enorme macchinario, nel mio piccolo appartamento!

🙂

Che meraviglia surfare tra le endorfine!!!

Pimpra

*A manetta= a tutta velocità

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