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AFFERRA LA SENSAZIONE E PORTALA NEI TUOI RICORDI

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Quando ti passa vicino, hai il dovere di afferrarla stretta, anzi di tatuare la sensazione che ti trasmette nel cuore. Perché la Felicità, di sé, non lascia una vera traccia tangibile, ma unicamente una percezione, un ricordo.

Nulla è più etereo, vacuo, infinitesimale, effimero e sottile di ciò che definiamo Felicità.

Mi è passata vicino domenica, un giorno che di norma detesto, perché – da che esisto – la associo a qualcosa che ha termine. Che finisce. Che muore.

Invece no, dipende, come sempre, dagli occhi con cui si guardano le cose, per far cambiare loro aspetto.

Una sveglia precoce, grazie alle Gattonzole che, oltre le 8 del mattino non mi lasciano a letto, una bella e inaspettata gita al mare, e, ciliegina sulla torta, una romantica cena a due, in “coppa al mare” a sbafare pesce a quattro palmenti.

La Felicità sta nelle piccole cose.

Nel sorriso di mia madre quando – entusiasta – ha risposto al mio estemporaneo invito a cena “Mamma, si va? Che dici? Ti porto a cena ai Filtri, ma andiamo in scooter sia chiaro!” lei che aderisce con gioia estrema, divertendosi alla grande all’idea del tragitto su due ruote.

Basta davvero poco per prendersi quella sensazione di pienezza, di felicità pura, di godimento cellulare per il solo fatto di essere vivi e di respirare.

Ho nella mente i colori del tramonto, i giochi delle nuvole in cielo, le prime luci che si accendono, il profumo degli alberi in fiore, il respiro profondo e ritmato del mare, l’odore della griglia di pesce, le chiacchiere, le risate, il tintinnio delle posate, lo sguardo felice di mia mamma su di me, su di noi, le chiacchiere madre e figlia, di quelle che non hai mai tempo di fare perché dimentichi sempre di prenderti quel tempo.

Eccola lì la Felicità, quella che devi richiamare nei giorni grigi, nei giorni in cui non trovi il senso del tuo esistere, nei giorni in cui non sai dove sei.

In fondo Felicità è anche l’odore dell’asfalto dopo la pioggia, del pesce sulla griglia, del collo di tua mamma che, anche per andare in scooter insieme a te, non dimentica mai di indossare la goccia del suo profumo preferito.

Che gioia.

Pimpra

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#Vogliadileggerezza. Cosa mi fa “sexy” una donna

Nuovo hastag: #vogliadileggerezza. Come dire, mi sento parecchio superficiale a scriver di cazzate, e dio solo sa quante ne ho già scritte e ne scriverò, ma voglio sdoganare questo bisogno di “leggerezza” dichiarando la mia piena facoltà mentale nell’essere “frivola”.

Quindi siete avvisati: se le cazzate non sono per voi, non andate oltre il titolo. 

*****

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Che nessuno pensi che le donne non guardino le altre donne e, soprattutto, che lo facciano con occhi positivi, non solo andando alla ricerca del “pelo nell’uovo”, utile a distruggere la potenziale competitor nella lotta quotidiana per l’affermazione della propria femminilità, per emergere dalla massa e tutti i terribili “bla bla bla” della vita moderna.

Lo sguardo femminile sa anche essere molto benevolo e trarre ispirazione dalle altre donne.

Ciò premesso, in questo periodo dell’anno in cui iniziamo a togliere strati di vestiti, la sottoscritta osserva le signore con uno sguardo particolare: cosa mi rende sexy una donna a me?

Non è storia di attrazione erotica, è proprio un discorso legato alla fascinazione seduttiva che ogni essere umano porta in sé e offre al mondo.

Nel tempo della mia maturazione, esamino in modo diverso: gli occhi sulle giovani  sono posati con delicatezza, come quando si ammira il bocciolo del fiore che verrà. A volte le trovo deliziose, a volte vorrei poter dare loro dei consigli per evitare – almeno – che si facciano così – esteticamente – male. Ma non si può. La giovinezza è anche palestra di errori e di ricerca, pertanto bene così.

Amo le donne più grandi, quelle che cominciano ad avere le rughe sul volto, i segni della loro storia e mi piace soffermarmi ad osservare il messaggio che mandano mentre ondeggiano per strada portando, fiere leonesse, l’orgoglio dei loro anni.

Ce ne sono di fantastiche, donne piene, realizzate nella loro essenza, “rotonde” di quella rotondità energetica che è la donna, nel suo essere vaso, coppa, abbraccio e accoglienza. Si percepisce tutto questo mentre camminano, incuranti della giovinezza che passa loro accanto, lasciando la scia profumata che le racconta.

Poi, nonostante le mie buone intenzioni intellettuali, mi parte l’embolo “fisico” e lo sguardo corre sulle linee del corpo a verificare se l’oggetto della mia speculazione, oltre ad aver lavorato sul fascino, non ha trascurato almeno una sana cura del corpo.

Qui, lo dico, talora cade l’asino. Appare evidente come, le Signore, a volte, si lascino andare alla trascendenza degli anni, dimenticando che, il corpo, è e resta tempio sacro della loro essenza.

Non si tratta di performare, di portare la cellulite dal chirurgo plastico che la succhi via con le cannule o di farsi iniettare fiumi di filler per simulare la freschezza della verde età.  Si tratta, semplicemente, di amor proprio, saper trovare il tempo per se stesse, nel turbinio della vita moderna, da dedicare allo sport.

Non all’estetista che con programmi miracolosi promette, senza “pain” di “gain” una forma fisica decente. Amore per sé è dedicare tempo per sé: camminare, fare qualsiasi sport piaccia, andare in palestra… insomma “muovere il culo”.

Non posso sopportare donne meravigliose che hanno buttato loro stesse da parte, come vecchi materassi da sostituire, perché hanno dimenticato loro stesse dietro a tutto o, semplicemente, per pigrizia.

L’algoritmo della sexytudine è in funzione del fascino, del carisma, dell’intelligenza e – pure – di un corpo mantenuto sano e scattante.

Specie per voi, mie adorate Signore che avete da tanto un uomo al vostro fianco… TAKE CARE OF YOURSELF!!!!

Pimpra(ntissimarompicoglioni)

Ps: a me mi sexyzzano quelle con un corpo tonico, a prescindere dalla taglia 😉

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

DOMENICA TRIESTINA

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Una domenica dal profumo particolare di mare, di onde di risacca, di sole che accarezza la pelle con i suoi raggi caldi.

Avevo dimenticato quanto fosse bello alienare i pensieri sulla battigia, in compagnia dell’amica del cuore e di un buon libro.

Attimi preziosi, fatti di piccole cose sacre. Un modo semplice per volersi bene, regalando a se stessi il tempo dell’ozio.

Una città speciale come lo sono tutte quelle di mare. Il corpo appoggiato sulle pietre calcaree, piacevolmente lambito dal vento di brezza.

Per stare bene sono sufficienti piccole cose, come una bella coda di rospo ai ferri per concludere la prima domenica di mare.

Pimpra

 

USCIRE DALLA GABBIA.

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Letture del periodo che vanno a lavorare in profondità.

Guardare i propri abissi richiede una grandiosa motivazione, una dose di incosciente coraggio, un bisogno di cambiamento che non può più essere posticipato.

Chi decide di mettersi su questo cammino è come il pellegrino, viaggia in sandali anche d’inverno, magari vestito di un solo saio anche sotto la neve.

Indagare dentro noi stessi richiede due palle così. Non basta la dichiarazione di principio, non basta dire a se stessi lo voglio fare, bisogna AGIRE la ricerca, andare a toccare con mano il fuoco, vedere ciò che non si vuole vedere, assumere tutto questo, distruggere il proprio Ego nel dolore e poi, con il tempo che ci vuole alla risalita, operare il profondo, definitivo, incommensurabile cambiamento.

Si può nascere due volte nella stessa vita. Io credo di sì.

Se il nostro carattere è la gabbia che racchiude e contiene la nostra essenza più unica, l’Anima, come ogni gabbia che si rispetti può essere violata, aperta, modificata nelle sue parti, fino a diventare una bella e confortevole CASA.

A seconda della gabbia di cui siamo portatori, il lavoro di ristrutturazione potrà richiedere più o meno tempo, più o meno impegno, fatica, motivazione.

Quando ci si addentra in simili imprese, perché tali possono essere definite, bisogna accettare il rischio (non sempre calcolabile) che, vivendo in un universo strutturato, ogni mutamento, per quanto piccolo, modificherà l’intero scenario.

MORALE: se vuoi la bici, pedala.

E adesso sono cavoli nostri! Olè!

Pimpra

ps: suggerimenti per la ristrutturazione, qui  qui 😉

IMAGE CREDIT DA QUI

 

DI TANTO IN TANGO: LA COLEGIALA TANGO MARATHON

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Amo moltissimo partecipare alle maratone. Ognuna lascia su di me un segno, sia come ballerina e, perché no, come persona.

Tanti amici, tangueri e non, cercano di capire cosa mi spinga a massacrarmi anima e corpo per il godimento – concentrato – di un intero fine settimana.

Credo che la risposta sia semplice: il senso di “comunità”. L’energia esplosiva del gruppone di maratoneti che fanno di tutto per ritrovarsi dentro i loro abbracci preferiti, in un piccolo mondo chiuso che coccola, avvolge e protegge.

In maratona il tango è il catalizzatore, la scusa danzante per vivere e viversi con tutta l’intensità di cui si è capaci. Poi c’è il resto.

Basta vedere i volti, sudati eppure freschi, gioiosi, rapiti, estatici a volte. E’ la magia che si ripete ad ogni tanda, ad ogni ora che passa.

In maratona il rito della mirada è “abbreviato” diventa atto di complicità manifesta, quasi un occhiolino gaio, anche pescando ad occhi chiusi, si prende bene.

Ogni anno che passa, confesso, tirare chiusura, arrivare alla fatidica meta dell’alba, mi costa più fatica, come se il corpo mi imponesse limiti temporali più definiti. E quindi si va di strategia, per sopravvivere alle ore che ti vorresti ballare tutte, ai ballerini con i quali surfare sulle onde della musica, in una pista che è – doverosamente – una piazza d’armi.

Poi c’è l’ingrediente segreto, oramai è chiaro: è il gruppo di chi organizza che dà quel sapore speciale.

Vabbè l’avete capito, questo fine settimana ero in maratona, in una di quelle che amo particolarmente, perché sono maratone divertenti, gaie, solari, dove il concetto del “ce l’ho solo io” resta fuori dalla porta, perché se non sei almeno incredibilmente simpatico, oltre che un danzatore di livello, te ne stai fuori dalla porta. Ecco.

E, da Pimpra quale sono, non posso non apprezzare l’atmosfera allegra, la location straordinaria e il calore giocoso con cui ognuno di noi è stato accolto, come uno scolaretto di prima elementare, con un sorriso e l’abbraccio accogliente della maestra.

Collegiali, vi abbraccio tutti, ci vediamo l’anno prossimo! OLE’!

Pimpra

 

LE DONNE “CASOMAI”

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Sono sicura che voi, come me, annoverate, tra le vostre conoscenze femminili, una donna “casomai”.

In particolare ne ho una, la capostipite di tutte le generazioni a seguire, la donna che vede, prevede, immagina, anticipa, si terrorizza, si preoccupa, si ansiolizza di qualsiasi evento/situazione/occasione/cambiamento MOLTO, MOLTO, MOLTO prima di viverlo. Che  poi, non è nemmeno detto lo vivrà MAI!

Rido. Rido di gusto, adorandola ancor più per la sua fragrante debolezza, quando si presenta da me e mi racconta di tutti i suoi nuovi gadget di sicurezza ambientale e personale di cui si circonda per essere pronta “CASOMAI” un evento si verificasse.

E io rido, ma rido voi non sapete nemmeno quanto.

L’ultimo episodio oggi, premetto che sono autorizzata dalla stessa a raccontarlo, e quindi a prenderla un po’ in giro  – con tantissimo AMMORE – su tutto il web.

IL FATTO: l’acquisto del suo primo scooter.

LA PREMESSA: lezioni di guida per prepararsi. Ottima scelta, prudente e saggia. 1 punto di merito.

LO SCENARIO: oggi, ritira il suo “cucciolino” su due ruote. Da brava figlia unica, sente un’attrazione possessiva indicibile per questo nuovo oggetto che farà parte dell’orizzonte dei suoi possedimenti terreni.

[Premetto che Ella non è affatto spilorcia, tutt’altro. E’ persona molto generosa di cuore e di portafogli. Questa precisazione è necessaria per non creare fraintendimenti.]

I figli unici, a differenza di quelli con fratelli, instaurano un legame con i loro oggetti che definirei piuttosto esclusivo, per non dire di peggio.

LA STRATEGIA: la donna “CASOMAI” deve controllare tutto quello che le viene in mente, quello che immagina e – ovviamente – quello che inventa. Per tale ragione ha già:

  • studiato i percorsi da fare con il mezzo per raggiungere l’ufficio, creandosi una mappatura dei potenziali posteggi che, in zona, sono merce rarissima. Si è lasciata sfuggire un “Semmai lo posteggerò dove lo metti tu, anche se non mi piace” che le ha procurato, da parte mia, una serissima minaccia di taglio gomme. Quel parcheggio è mio e non si discute.
  • studiato i parcheggi sottocasa, includendo una riflessione accurata sulla trigonometria dell’asse di inclinazione in caso di posteggio in pendenza.
  • ha deciso che il casco nuovo che oggi acquisterà, è un bene così prezioso che non lo lascerà in balia del potenziale ladro di scooter, ma lo porterà sempre con sé, ovunque vada.
  • ha preparato un kit di sopravvivenza da motorino “casomai”: dovesse asciugare qualcosa, le venisse freddo, piovesse.  A parte il kit da pioggia, necessario accessorio da lasciare sul mezzo, il piccolo panno per asciugare la sella, la sciarpa, l’asciugamano (!!!), due panni di diverse misure e una giacca antivento “casomai” le venisse freddo sono decisamente oggetti inutili e ridondanti.

Da ligia neofita, ha sottoposto tutta questa mercanzia al vaglio della mia pluridecennale esperienza, affinché avvalorassi tutto quel po po di roba che vuole portarsi dietro.

Non serve dire che sono scoppiata in una risata fragorosa.

Questo pomeriggio va a ritirare il suo mezzo ed è agitata da giorni, benché sia assolutamente abile alla guida, certificata pure da un esperto.

Le dico “Ma Tesora, queste emozioni che ti devastano, vivile bene, non immaginare il disastro, pensati felice sullo scooter che sfrecci contenta, vedrai che tutto sarà più semplice”… ma le donne “CASOMAI” vedono e prevedono l’ostacolo, oppure lo creano direttamente nella loro fantasia e la risposta è stata “Sai che non ho equilibrio e mi preoccupo!”

E voi, l’avete un’amica così?

😀

Pimpra

Dedicato con tutta l’amicizia e l’affetto possibile ad Alessandra, la mia adorata amica “CASOMAI”

IMAGE CREDIT DA QUI

 

VACANZA E’ UNO STATO DELLA MENTE.

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Ci pensavo in questi giorni quando, nelle mie scorribande social, mi deliziavo, a volte con sana invidia, delle foto vacanziere degli amici.

Persone che hanno la possibilità (economica) e il tempo di viaggiare molto e di farlo con grande frequenza. Inutile nascondere che un friccichino di livore per le loro possibilità mi sale al cuore ma, fortunatamente, passa presto.

Da che sono adulta e provvedo a me stessa, ho dovuto fare pace con quello che i miei desideri chiedevano e il mio conto in banca permetteva. Come dire, uno a zero per il conto in banca. Zero, appunto.

Al che le mie “vacanze” si sono come liofilizzate, so che c’è gente che sta pure peggio – perciò risparmiatevi la battuta, ma, il mio bel carattere (e qua un complimento me lo merito) ha reagito egregiamente.

Complice lo smartphone, è da molto tempo oramai che amo passeggiare fotografando ciò che vedo. Il bello di questa dimensione animistica è che si notano tantissime cose, dettagli, particolari che, prima, a desideri soddisfatti, passavano davanti agli occhi come fossero trasparenti.

Oggi, ad esempio, rientrando dal caffè, ho notato la facciata barocca di un palazzo a tre metri dall’ingresso della gabbietta. Oggi, dopo 10 anni che lavoro in zona.

Avere fame, non potersi permettere tutto, obbliga a mettere in atto strategie alternative di soddisfacimento desideri, ovviamente, low cost. Per me, fotografare, rappresenta uno di questi escamotage che mi deliziano e regalano la sensazione di viaggiare, anche se resto nella stessa città, da troppo tempo ormai.

E’ con questo spirito che vi saluto, con due cartoline da Trieste.  Olè!

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Pimpra

In foto: portone barocco di palazzo dei Conti Brigido, facciata dell’edificio della Posta Centrale.

IMPARA AD ASCOLTARE.

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I messaggi dell’universo, non si tratta di una storia new age, che forse non va nemmeno più di moda. Sono segni, ammonizioni, sussurri che riceviamo sempre, con dedizione e costanza a cui non prestiamo la corretta attenzione.

Quella vocina che ogni giorno ti ricorda di usare bene il tempo, riempiendolo di azioni/pensieri/emozioni/vissuto che renderà quel giorno un giorno prezioso perchè ti avrà lasciato qualcosa.

La vita, in fondo, è questo: prendersi cura degli attimi, quei sottili istanti che legati in un filo sottilissimo tessono una corda resistente e spessa alla quale restiamo appesi.

Ho ricevuto un grande segnale, proprio in questi giorni recenti, una notizia che non ti aspetti e che ti arriva in faccia come un diretto. Elabori,  cerchi di mettere a fuoco e leggi chiaramente il messaggio: cerca la qualità in quello che vivi perchè è la sola cosa che ti resta.

Del tempo che abbiamo a disposizione non ci è dato sapere e, di solito, siamo tutti piuttosto superficiali o spaventati per guardare la vita che conduciamo con il microscopio: preferiamo non sapere, decidiamo di far finta di non accorgerci che manca qualità, manca stimolo, manca visione, manca desiderio, manca allegria, manca gioia, manca amore, manca…

Così, ovattiamo pensieri, parole, opere con tante omissioni, o rimozioni che dir si voglia, e tutto appare di un bel grigio argento, se siamo bravi, ma sempre e solo grigio.

L’Universo osserva silente il nostro girare vorticosamente nella ruota del criceto, e, ci prova, dolcemente dapprima, violentemente poi, tenta di risvegliarci. A volte ce la fa, a volte perde anche lui.

Ci vogliono due palle così. Perchè ogni presa di coscienza, di norma, porta con sé il cambiamento e per cambiare ciò che si conosce, bisogna metterci una volontà bestiale. Ma si può fare, anzi dovremmo tutti concederci il privilegio di regalarci questa opportunità.

Allora sai che c’è? Vado a prendermi cura dei miei attimi. Che diventino “belli”.

Pimpra

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L’ARTE DI ARRANGIARSI

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1° giugno, Trieste.

E’ mattina, non tanto presto. Dopo il caffè di rito alla Torrefazione di Cavana che frequento unicamente per amicizia, il caffè è troppo grezzo per le mie nobili papille viziate da Illy, mi avvio alla gabbietta.

L’umore è buono, non fosse perché la settimana è già finita, lavorativamente parlando, ed ho un bel po’ di progetti in mente per il week end.

Cammino spedita verso l’orologio che segna il mio ingresso nel mondo dei grandi quando, ad un palo, vedo affisso un annuncio.

Attratta dalla foto, non resisto, mi fermo, leggo, prendo il cellulare, fotografo e, ridendo da sola, senza ritegno per strada, mi avvio all’ufficio.

L’ideatore di tale prodezza comunicativa, un genio assoluto del self marketing, uno così, lo assumerei subito.

Mentre sto per entrare al lavoro, mi guardo intorno, che mi è venuto il sospetto di trattasse di una candid camera. Poco male, se mi vedrete filmata mentre sogghigno da sola e fotografo improbabili affissioni, sappiate che ridere fa molto bene alla salute.

Ciò detto, il divertente episodio del mattino mi ha fatto pensare.

Quanto siamo creativi nel cercare di stare meglio? Chi di trovare un lavoro e, possibilmente, un lavoro che piaccia? Quanto agiamo nella realtà, magari in modi e con strumenti diversi da quelli che utilizzano tutti, per creare il nostro personale fascio di luce?

Non sono domande a cui è semplice dare risposta, sono pur tanto questioni che è bene porsi.

Con questo mood molto vivace, sono entrata in ufficio e, guarda un po’, la scrivania e le carte che mi circondano, si sono colorate di sfumature nuove, più interessanti.

A volte, per stare meglio, basta solo cambiare prospettiva.

Lesson number one dell'”Arte di arrangiarsi”! 🙂

Pimpra

DI TANTO IN TANGO. PARLIAMONE: LA TANGO-STALKER

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Si fa presto a dire che tutte le colpe siano maschili, non è così. Da qualche tempo a questa parte, si è affacciata nel variopinto universo del tango argentino, una nuova figura: la tango-stalker.

A far da specchio ai disturbatori maschili, quei ballerini che, nonostante i no diffusi, si ostinano a paventarsi davanti al tuo sguardo sfuggente, mostrandoti una bella manina a cucchiaio chiedendoti, con tono squillante “vuoi ballare?”, si è aggiunta una Lei ben più agguerrita e imprevedibile.

Cosa rende stalker una donna e perché lo diventa.

Le motivazioni sono le più svariate, ne ipotizzo alcune:

  • la signora/ina che è stanca di attendere un cavaliere per farsi una tanda, magari una tanda decente perché “quelli” ballano solo con “quelle” e non se la filano per nulla. Certo, se la di lei è giovane, magari pure carina, potrà decidere di stalkerare un po’ ma lo farà solo con quelli super bravi, i pochi che, scevri da giudizi estetici e dal consiglio dell’ormone, ancora non l’hanno invitata, semplicemente perché troppo inesperta. Debbo dire che questo secondo caso è meno diffuso, dal momento che, se sei giovane e figa, l’invito ti arriva. A prescindere.
  • Donne di tutte le età, abituate a gestire, controllare, dirigere che, messe nel contesto tanguero, dove vige la regola antica che prevede che a fare la mossa sia l’uomo, non ce la fanno a “sottomettere” (così credono) la loro  volontà e quindi “indossano i pantaloni”, invitando senza remore. Qui due paroline vanno spese: a tutte vorrei ricordare la regola aurea che “di donna fa donna”: siamo sempre noi a scegliere, dove/come/con chi/quando, dobbiamo unicamente celare questa dinamica, permettendo al maschio di illudersi che la scelta l’abbia fatta lui. In caso contrario, lo priveremmo di quella energia maschia di cui deve essere portatore sano.  E’ un gioco, non dimentichiamolo mai.
  • Una categoria di stalker molto border line (le più furbe, forse) sono quelle che, con la scusa che siamo amici, vengono a chiedere la tanda. Se rifiutate sono capaci di fare rimostranze pubbliche, oppure se la legano al dito, provocando sul malcapitato, un forte senso di colpa (almeno per le prime volte).

Ci sarebbe sicuramente molto altro da aggiungere, ma mi fermo qui.

Vorrei dire a tutte le amiche che si ritrovano in questo profilo che si può uscirne!

Se andate poco a ballare, probabilmente verrete invitate poco perchè non vi conosceranno e gli uomini non amano particolarmente rischiare la loro reputazione di buon tanguero, se non hanno mai avuto il piacere di vedervi ballare e poi di invitarvi.

Quindi, una prima soluzione potrebbe essere quella di presentarsi con un ballerino più bravo di voi, che vi faccia fare un bell’inizio milonga e che si dimostri molto soddisfatto di voi, gli altri, a quel punto, saranno incuriositi e gli inviti arriveranno.

Mettete da parte il muso, cercate di mantenere sempre un volto rilassato, aperto e sorridente. Se nemmeno questo serve, raccogliete le vostre cose e andate via. Niente di più fastidioso di vedere una donna adombrata, non vi fa buona pubblicità.

Per il resto, Amiche care, datevi tempo. Nessuna buona impresa nasce dal nulla, va pianificata, preparata, studiata nei minimi dettagli. Resto sempre dell’idea che, di base, per essere una brava ballerina di tango è necessario:

  • STUDIARE, possibilmente anche con lezioni private, con insegnanti validi
  • BALLARE che significa, praticare gli insegnamenti che si ricevono. Per farlo bisogna essere costanti, anche nel frequentare i luoghi dove sapete si possono trovare bravi ballerini
  • Avere il coraggio e l’apertura di ballare mettendoci l’anima e il cuore, altrimenti il vostro tango sarà sterile e freddo.
  • GODERVELA al massimo. Perché godrete della musica, degli abbracci che riceverete, di voi stesse e della meravigliosa donna che siete.

Pertanto, vi prego, non stalkerate nessuno, non ce n’è davvero bisogno.

Pimpra Vostra, che vi vuole tanto bene ❤

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