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CARTOLINA DA LONDRA

La vita, negli anni, mi ha concesso di sfiorare paesi e culture diversissime, portandomi in megalopoli assolutamente straordinarie, al di qua e al di là degli oceani.

Purtroppo non riesco a viaggiare quanto vorrei, ma quando capita, godo ogni istante di quella speciale magia che mi regala mettere il naso fuori dalle mura.

Questa volta è stata Londra a sorprendermi con il caleidoscopio vivido della megalopoli europea.

Mancavo dal 2005 e, in questo abbondante decennio, l’ho vista estremamente cambiata. La livrea è sempre incantevole e offre stimoli nuovi e interessanti.

ESSERE TURISTA A LONDRA

E’ facile, certo se il portafoglio è gonfio, è ancora più facile (e divertente). Posso affermare di aver scoperto una città a prova di turisti, agevole da visitare, molto organizzata. Dai trasporti ai servizi è davvero semplice immergersi nel flusso della vita londinese.

PEOPLE

Se vai a Londra e speri di vedere per strada chissà quali stranezze estetiche dei suoi abitanti, sono lontani tempi. Nel mio weekend di visita, non mi è mai accaduto di essere sorpresa da qualche stravaganza particolare.

In generale ho notato che le donne di qualunque età amano truccarsi, è difficile vederle per strada senza un filo di trucco. C’è chi esagera, chi no ma sono tutte truccate. Ciglia finte e manicure all’americana.

Mi ha stupito vedere utilizzati i leggins da palestra come fossero normali pantaloni, abbinati a maglioni, giacca e le immancabili sneakers+ zainetto. Un look tecno-sportivo e molto rilassato (forse perché era il weekend?).

Sarà che camminano assai, ma i tacchi delle scarpe li ho visti solo nelle boutiques dei grandi magazzini.

Moltissimi uomini e ragazzi portano barbe vistose e curatissime. Ho trovato lo stimolo visivo interessante.

Mangiano sempre, a tutte le ore del giorno e della notte. C’è offerta di cibo in box trasparenti, per essere consumato ovunque. Anche in metropolitana, stando in piedi.

Non ho mai incontrato persone che, uscite da un supermercato, non avessero i loro sacchetti riempiti di cibo già cucinato e pronto all’uso. Forse, in Inghilterra, insieme al bidet, mancano anche i fornelli. Chissà.

Gli inglesi sono molto gentili. Si sforzano di capire la tua terribile pronuncia, non fanno le smorfie, non ti guardano in modo schifato. Bravi.

I Pub sono ameni luoghi anche per chi non beve birra.

Ho assaggiato “Fish and chips” e sono sopravvissuta al fritto, incredibile.

Il Big Ben è in restauro, sapevatelo. Dovrebbero togliere almeno 2 pound dalla tassa di soggiorno solo per questo motivo. Ma ne potete apprezzare la riproduzione fatta di Lego a Soho (vedi foto della galleria).

La City è una spettacolare commistione di architettura, nuovo e antico si stringono al mano creando un panorama unico ed estremamente suggestivo.

Londra è bellissima da girare a piedi, con il naso per aria.

Se volete visitare i musei, fate quello che vi dice la guida: prenotate il biglietto on line, oppure scegliete orari alternativi, le file sono impressionanti.

Ho amato i mercati, tutti, da quelli turistici come Camden a quelli iconici come Portobello a quelli gastronomici di Borough Market.

La prova dell’esistenza di dio si trova al 5 piano di Harrod’s , una targa vi accoglie nello “SHOE HEAVEN”. Se non vi basta, al 6 trovate il “SALON DE PARFUMS”. State già cercando un biglietto low cost per Londra, vero?

Le oche e i cigni di St. James, parco adiacente a Buckingham Palace, sono enormi e molto socievoli. Anche gli scoiattoli godono di ottima salute e pure loro non temono il contatto umano.

Una piccola chicca è Litte Venice, atmosfera surreale ed estremamente suggestiva.

L’erba dei parchi è verde Inghilterra e profuma di buono.

La Wilkin & Sons monodose, all’interno del tappo, vi regala un pensiero positivo per farvi iniziare bene la giornata e, devo dire, così è sempre stato.

GOD SAVE THE QUEEN!

Pimpra

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UN CANDIDO BUONGIORNO

Continuo a pensare che la neve che si presenta in città sia sempre un grandioso fastidio. Problemi di viabilità come minimo, per non parlare poi quando il manto innevato candido prende i colori dell’urbe, divenendo grigio e sporco come l’asfalto. E’ deprimente vedere tanta bellezza deturparsi.

Stamattina la bora ha placato il suo canto roco, le Gattonzole, stranamente, non mi hanno buttato già dal letto al terzo ripetersi della sveglia, al contrario, hanno preso posto vicino a me. Me ne accorgo perché, all’improvviso, qualcosa ostacola i movimenti, sono i loro corpi appoggiati al mio. Si avvicinano e si sistemano accanto mentre sono completamente dentro ai miei sogni, non so come sanno capire quando la loro umana è perduta tra le braccia di Morfeo. Ma lo sanno.

Facciamo colazione in compagnia, i gesti sono sempre gli stessi, la nostra danza del risveglio: loro mi precedono festanti in cucina, con le code bene alzate, ad uncino, miagolano gorgheggiando, si strusciano sulle mie gambe mentre preparo le ciotole con il loro cibo e poi, più gioiose che mai, intingono la testa nel recipiente iniziando a sgranocchiare.

E’ il mio momento di pace, accendo a basso volume la radio e guardo fuori dalla finestra. Ogni giorno il paesaggio subisce una variazione, sia per il colore dell’alba e i riflessi delle nubi, se piove o se c’è vento. La finestra diventa un arazzo regalato da un artista ignoto, ed io quel paesaggio lo godo, vedendolo diverso e sempre uguale.

L’emozione più grande la regala la neve, specie quando arriva inaspettata.

La tazza di orzo fumante tra le mani che solo a guardare il paesaggio un brivido mi corre lungo la schiena.

E’ il momento di accertarmi di quanto sia bassa la temperatura, esco sul balcone e aspiro l’aria pungente come fosse un nuovo profumo da scoprire. La sorpresa non manca, perché l’aria profuma di neve.

Ad ogni nevicata, negli anni più verdi della vita, corrispondeva una giornata speciale, il pupazzo allestito in giardino, la battaglia a palle di neve, la vespa 50 special che, impunita, mi lasciava a piedi che lei, il freddo e la pioggia non li gradiva e decideva che basta, non voleva accendersi più.

Ricordo le mani e i piedi eternamente gelati, i jeans stretti che sembravano puntellati di infinitesimali spilli, il naso rosso e lacrimevole di brina, gli occhi che pizzicavano per il freddo e per i cristalli di neve che entravano.

Sono passati gli anni, tanti, ma le emozioni sono sempre le stesse, uguali a quelle di sempre.

Dentro un fiocco di neve, ritrovo tutte le piccole me che sono stata. Oggi, ne ho aggiunta una nuova.

Pimpra

FOTO MIA

PREDICO BENE E RAZZOLO MALISSIMO!

Tocca fare atto di pentimento, lo devo fare proprio.

Excusatio non petita, accusatio manifesta.

Ad essere spietatamente sincera, forse è stata una scodata di Narciso.

I FATTI:

Scrivo un post che mi pare decente, ovvero, contenutisticamente accettabile e lo leggo a una persona molto speciale per me. Lo faccio io dal momento che il soggetto in questione non vuole leggere i pezzi che scrivo. Prova fastidio, non condivide che io mostri me stessa al mondo, così, senza filtri, senza selezione di contenuti e/o di destinatari. Un po’ come fanno le meretrici di strada che si danno al cliente senza sceglierlo.

Sto in questa casa virtuale perché mi diverte farlo, il blog offre la possibilità di comunicare ed interagire con un pubblico potenzialmente universale, geograficamente illimitato, di qualunque età, nazionalità, sesso. Potenzialmente ho detto, la realtà è molto diversa ma, resta, comunque, una finestra aperta sul mondo e, ovviamente, su di me.

Scrivo perché ci sono volte in cui mi prende il guizzo di commentare qualcosa, oppure perché ho vissuto un’esperienza particolare o, semplicemente, perché mi sento rapita dal cazzeggio.

Scrivo, potrei tacere o fare altro è certo.

Tornando ai fatti, mi viene rimandato, con un atteggiamento più fisico,
di particolare distacco e supponenza, che verbale che il post in argomento sì, era divertente. Ne sarei stata felice, non fosse che il commentatore ha fatto grande fatica a tenere gli occhi aperti mentre glielo leggevo (erano le 21.00 e non aveva appena concluso il turno in miniera).

Piccola discussione successiva e il mio Calimero, da color panna, è tornato tutto nero e mi sono sentita come un’oca bionda senza speranza.

Narciso mio non era affatto contento, ha pesantemente accusato il colpo: “magari devo smettere, perché non credo di essere una donna così decerebrata ma se questo è ciò che traspare dai miei scritti… dovrei farci un pensierino”.

Parte il sondaggio social, fatto con umiltà e coda tra le gambe, “Amici miei, che faccio chiudo?” e i commenti, anche troppo benevoli, mi hanno fatto riprendere il timone.

LA MORALE:

Proprio io che tanto professo l’amore per se stessi, sono stata la prima a non volermene. Sticazzi.

Questo spazio mi è caro, i miei post leggeri e senza pretese mi rappresentano, sicché questa sono, non è finzione.

Grazie a voi ci ho pensato, alla fine scelgo me, le mie passioni, i miei colori sgargianti, la leggerezza dell’essere. Punto.

Quanto all’Amore mio che non approva questo tipo di attività pazienza, dovrà farsene una ragione. Questa sono gli piaccia o no. Gli piacerà mai? Chissà…

La predicatrice dei miei stivali vi saluta con un grande inchino, abbiate pazienza, sarà l’età… 😉

Pimpra

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50 SONO I NUOVI 30.

Arriva il giorno in cui, uno scrittore francese, tale Yann Moix, decreta che le donne a 50 anni non sono più… trombabili
(mi si passi l’eufemismo)  “Mai a letto con una 50enne” (cit.).

Lui di anni ne ha 50 e dichiara che le donne coetanee non sono visibili le sole da tenere in considerazione sono le 25enni dai corpi superlativi.

Mi fa male sprecare anche una sola parola per definire un soggetto che, nella sua totale libertà di pensiero/espressione, attacca un’etichetta così drastica a tutta una categoria di persone. Le generalizzazioni sono un errore di principio.

Apprestandomi a entrare nel dorato mondo degli “anta anta”, non posso che verificare come, una volta di più, le età della donna vengano malamente colpite, quasi a voler annientare la forza interiore che, noialtre, crescendo, abbiamo acquisito.

Pertanto, se da un lato la suggestione del signor Moix mi scivola di dosso, dall’altro una riflessione si impone.

Ma io, come mi sento adesso? Questa fatidica soglia segna così negativamente una donna o è solo un numero sulla carta di identità?

Difficile rispondere, secondo me. Da un lato c’è la società che etichetta per cui, volenti o nolenti, siamo nella schedatura del “in fase di scadenza/quasi scaduto”, dall’altro lato però, se abbiamo lavorato bene con noi stesse, credo si possa parlare finalmente di un giardino che ha preso la sua forma, i suoi colori, la sua massima espressione di bellezza.

Il nodo centrale, al solito, è sempre lì: la bellezza del corpo.

La giovinezza domina sull’altra bellezza, quella dell’essere che, all’opposto, migliora e si arricchisce con il tempo e non corre rischi di sfiorire.

Come affrontare dunque il momento? Di certo non dando peso alle parole di un uomo qualunque.

Conosco molti amici che la pensano allo stesso modo e vedo, da sempre, accompagnarsi a donne giovanissime. Per loro è una ricerca senza fine, la forbice della differenza di età con le partner aumenta all’aumentare dei loro anni, producendo coppie sgraziate in cui l’uomo da compagno diventa padre quando non nonno. Si vedono andare abbracciati alle loro “bambine” che li guardano con occhi carichi di meraviglia e loro gonfiano il petto di orgoglio per questa giovinezza di riflesso che li accompagna.

Non giudico le scelte di nessuno che sono e devono restare libere. Non accetto però etichettature e date di scadenza, ognuno è come è, ognuno vive e ama e scopa come meglio gli pare e con chi preferisce.

Purtroppo, il peso sociale che porta la perdita della gioventù rimane a carico delle donne, l’uomo, invecchiando, migliora. Tradotto potrebbe leggersi che – forse – diventa meno coglione (quanti eufemismi oggi!). Ma la regola non vale per tutti, sia chiaro. La donna non ha chances, su di lei l’invecchiamento biologico fa perdere ogni charme, ogni interesse, ogni carisma perché domina esclusivamente il fattore corpo.

Credo fermamente che tutte queste siano solo gabbie mentali, credo che il valore, la bellezza assoluta di ognuno di noi sia un mix plurivalente di elementi, di esperienze, di sfumature.

Mi accingo a varcare la soglia con il sorriso e con la consapevolezza di chi sono. Certo, guardo agli anni verdi con un delicato ricordo e una spruzzatina di malinconia perché, la donna che sono diventata oggi, se li sarebbe goduti molto di più.

Ingrediente essenziale di “gioventù” è l’amore per noi stessi. Senza siamo già vecchi a 20 anni.

Quindi, per celebrare coerentemente questo lungo panegirico, vado in palestra perché gli edifici d’epoca, richiedono maggiore manutenzione.

Olè.

Pimpra

BUONI PROPOSITI 2019. Come impone la blogger_tradizione

Come tradizione vuole ecco sfornato il post sui buoni propositi per l’anno che verrà.

Stavolta, strano a dirsi, mi vien giù facile: “continua così” auguro a me stessa.

Al di là delle ovvietà che non sono neanche più annoverabili nei “buoni propositi” come mettermi a dieta, condurre uno stile di vita sano, fare sport (…) credo varrà la pena di provare a realizzare un sogno nel cassetto, uno di quelli che ti sei sempre detto “Tu non puoi, figurati se ce la fai”.

Se la vita è fatta di cicli è bene capire a che punto siamo e… assecondare il cambiamento in atto.

Sono sempre più convinta che sia “cambiamento” la chiave di volta che sostiene, sorregge e dinamizza le nostre esistenze.

A ben guardare dalla Natura in poi ogni cosa cambia, muta e diviene.

Se lo facciamo anche noi, consapevolmente, assecondando le situazioni difficili non opponendo resistenza ma flessibilità, se seguiamo la corrente della nostra vita con pienezza, sono certa che si compie il miracolo: siamo vivi e vibranti, circondati di cose belle e buone per noi.

Alzo quindi il mio calice per brindare al nuovo, a ciò che non conosco, al colore che devo ancora scoprire, all’emozione che avevo dimenticato.

Brindo a voi, Amici miei, che mi riempite la vita di affetto e vi prendete il pacco dono senza sconti.

Brindo all’allegria dell’intelligenza, alle passioni brucianti, al giorno che devo ancora vivere.

Brindo a noi due, alle Gattonzole adorate e a me.

Che sia un anno di quelli proprio belli, da ricordare, per tutti!

EVVIVA!

Pimpra

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PENSIERO DI FINE ANNO

Mai come quest’anno il profumo di zucchero filato che le festività mi evocano alle narici è lontano.

Nessun richiamo, in questo senso, nessun dolce ricordo ma nemmeno triste o doloroso. Ciò che di bello è stato vive nel dorato libro della memoria e nessuno mai potrà cancellarlo.

Questo carrozzone imposto a chi non è permeato di fede religiosa per cui il momento è di topica importanza, diviene, con il passare del tempo, sempre più una grandiosa farsa.

Fino a pochi mesi fa nella mia famiglia era l’ultima tradizione che reggeva, la cena di veglione. Da quest’anno, l’ultimo baluardo è caduto. Al momento ci sono rimasta male, poi, ho pensato che è meglio la libertà di tutti di fare ciò che desiderano.

Però, festeggiamenti a parte, è bello soffermarsi a pensare che cosa è stato l’anno quasi concluso.

Lo ricorderò come una pietra miliare del mio cammino, sicuramente. Non fosse banale, meriterebbe di essere fissato con un tatuaggio della Fenice, ma, lo ripeto, è troppo banale. Il significato però resta quello.

Dal buio esistenziale dei primi – lunghissimi- mesi, all’alba e alla luce degli ultimi.

E’ questo che festeggerò. La rinascita.

Festeggerò che invecchiare diventando più consapevoli è bello, anche se il corpo non torna indietro e si sobbarca il peso del tempo. L’Anima no, lei resta nella sua dimensione senza tempo.

Alzo il mio calice simbolico a me, alle prove che ho superato, al coraggio che ho dimostrato a me stessa di voler mettere il naso in certe mie stanze buie, alla paura che ho superato, all’allegria che è tornata, alla gioia che sempre mi ha contraddistinto.

Il 2018 mi ha insegnato che non è egoismo prendersi cura di se stessi. Non lo è affatto.

Non è sbagliato dichiarare con onestà chi si è e come, senza voler modificare il prodotto per renderlo più piacevole al mercato della relazione umana. Sticazzi.

Così mi ritrovo e, dopo tanto, sorrido finalmente a quella faccia strana che mi accompagna da sempre, al mio naso poco aristocratico, alle rughe più profonde intorno agli occhi.

L’epifania è compiuta.

Come un videogioco, si passa allo schema successivo: le porte si aprono, perché il cuore le ha aperte. Ed ecco che l’Amicizia regala il meglio di sé, l’Amore che chiede non è più necessario perché ha imparato che la fonte non viene dall’esterno ma da noi stessi.

A tutti coloro che passeranno per di qua mando un Abbraccio Universale di quella condivisione di Armonia che tanto mi è cara.

Spero che Babbo natale o chi per lui vi regali quella scintilla d’amore per voi stessi che, troppo di sovente, crediamo di non avere o di avere perduto.

In alto i calici e cin cin (analcolico per me!) 🙂

Pimpra

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NON MI AVRETE.

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Non mi avrete.

Non ruberete più la mia allegria, gli occhi puliti sul mondo, la gioia, la felicità di essere viva e di respirare.

Non mi avrete.

Osservo dal basso questo palazzo che incombe sulla mia testa, così scuro nella grigia luce autunnale.

Non mi avrete.

Quest’anno tanto difficile è stato una palestra tosta ma dai grandi risultati.

Un tempo, situazioni come quelle che sto vivendo, mi avrebbero proiettato in un tunnel senza fine di depressione, di frustrazione. Sentimenti che mi avrebbero spinto dentro comportamenti poco sani, quando non direttamente distruttivi.

Invece no. Oggi affermo: non mi avrete.

Il cielo, anche se plumbeo, offre comunque una possibilità di respirare dentro l’infinito, di uscire dall’oppressione grave di muri che sono più limiti dell’essere che del corpo.

Non mi avrete.

Oramai ho imparato a convivere con il disagio. Se non oppongo resistenza, dopo poco mi abbandona. Sopporto il fastidio perché pure lui passa. Tutto relativamente veloce, basta spostare la mente.

Non mi avrete.

Un sorriso da Gioconda e sono libera. Molto più forte. Adesso ci sono io.

Non mi avrete.

Oggi è una luminosissima grigia giornata di novembre. Quanto è bella questa nuova prospettiva. Tu chiamala Resilienza.

Pimpra

ESSERE ULIVO.

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Non mi sono mai particolarmente soffermata a ragionare su quanto, nella mia vita, avessero contato i “cicli”. Ho sempre viaggiato leggera, appoggiandomi al pelo dell’acqua delle mie esperienze, senza prendermi il tempo di farmi le domande necessarie a capire, e meno che meno, a trovare le risposte di quanto stavo vivendo.

Una veloce corsa attraverso le esperienze, il tempo, il fluire di me stessa che cresceva, che invecchiava.

Si avvicina la boa d’età che, non si capisce per quale ragione, segna una tappa molto importante, poiché stabilisce e dichiara al mondo l’ingresso in una fase specialissima.

Vivere, dovrebbe essere speciale di suo.

Godere del proprio respiro, della luce che rallegra le nostre giornate, del profumo dei tigli in fiore, del frangersi ritmico dell’onda sulla roccia, del canto melodico degli uccellini, del fruscio delle chiome mosse dal vento.

Vivere è poesia. Ma, troppo spesso, non ce ne rendiamo conto.

Ripenso all’ultimo anno, a quello che è stato, alle lezioni di vita che mi sono arrivate come una mazzata.  Se volgo indietro lo sguardo vedo la sagoma oramai rinsecchita della pelle che mi conteneva.

Adesso sono libera.

Guardo a quella me che tra non molto festeggerà, grata, un nuovo inizio, perché è così che lo immagino, e mi scopro come il tronco di un olivo centenario, pieno di escoriazioni, di buchi, di nodi e di imperfezioni che lo rendono assolutamente unico.

La nuova porta che si è aperta in me, questo ha regalato, l’ulivo che sono diventata e che ho imparato, coraggiosamente, ad amare.

La gioia di capire che “piacere agli altri” per quello che  – si suppone – gli altri possano volere da noi, è una idiozia senza scampo. La vera libertà sta nell’essere. Se stessi, in verità.

I nodi, le asperità, i rami storti sono elementi che possiamo cercare di rendere più armoniosi per stare meglio noi e far star meglio chi ci sta intorno, ma guai a farlo per compiacere perdendosi dietro a ombre che non sono le nostre.

E non posso nemmeno esprimere che non trovo le parole, quanto mi sia lieta questa consapevolezza, quanto doni un sapore dolce, salato e piccante alla mia vita.

Con questa gloriosa baldanza saltello nelle ombre lunghe dell’autunno che piano piano si affaccia, anche se, settembre regala questi ultimi raggi che sono i più radiosi dell’estate intera. E mi faccio un selfie da adolescente per fissare il bel momento e scopro per caso il filtro “giovane, bella, senza rughe, perfettamente truccata”, scatto, osservo l’immagine di una me che non esiste… e mi tocca ripartire da zero con il mantra “Sono un ulivo imperfetto ma unico. Sono un ulivo imperfetto ma unico. Sono un ulivo imperfetto ma unico…” e maledico queste stronze di app che, per un attimo, hanno illuso di giovinezza.

Ma stavolta, ci rido su! OLE’!

Pimpra(nte)

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VIAGGIARE

 

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Ci sono tanti modi di viaggiare, così come sono tante le persone che viaggiano.

Ci sono i viaggiatori ideali, quelli che non si muovono con il corpo ma con la mente, facendosi accompagnare dalla fantasia, ci sono quelli che partono senza meta e la scoprono durante. Ci sono i metodici che organizzano ogni singolo minuto della loro assenza da casa, oppure gli avventurosi e quelli che hanno bisogno di tutti i comfort.

Il viaggio ci rappresenta, racconta molto di noi, di come viviamo, di quale è la scala dei nostri valori, i nostri ideali.

Mi definisco una viaggiatrice empatica. Quando esco dal mio territorio amo immergermi completamente nella realtà che mi ospita. Desidero sperimentare nuovi modi di vita per scoprire nuovi colori, nuove sfumature, nuovi sapori. Quando viaggio divento altro da me. E’ sempre stato così.

Il mio primo Boeing 747 lo presi che avevo 2 anni e mezzo, destinazione Nigeria centrale, in pieno bush. Mia madre, allora giovanissima ventiseienne, era la prima volta che usciva dall’Europa, mio padre, bontà sua, aveva iniziato da poco prima.

Vivere in Africa con poco, molto poco, ma tantissima natura e amici, era per me, una casa ideale. L’argilla con cui giocavo, l’indimenticabile odore della terra dopo le piogge monsoniche, la luna enorme, il sole che rendeva il suolo un manto croccante riarso e ferito di crepe. Africa, oltre ad entrare nel cuore e negli occhi di chi la vive, entra, immediatamente dal naso. Ogniqualvolta ci rimetto piede, la prima cosa che percepisco è il suo profumo, unico, potente, antico, indissolubilmente inciso nella mia memoria olfattiva.

Mi reputo una persona estremamente fortunata ad avere avuto la possibilità di crescere in altri dove che non fossero la mia terra natia. C’è stato l’Iran, maestoso, indimenticabile. La più grande ferita del cuore abbandonarlo prima dell’inizio della rivoluzione Khomeinista del 1978.

Sono la donna che sono grazie a questo meraviglioso dono che ho ricevuto, ed è presto spiegato perché, appena ne ho la possibilità, cerco di viaggiare.

Allontanarsi dal nido, dalle proprie abitudini, dalle certezze di ciò che si conosce bene, per me, è come prendere una poderosa boccata di ossigeno, far ripartire la curiosità verso il mondo e la gente che lo popola, amare la vita più di prima.

Torno da una settimana di vacanza in Grecia, in quella magica Creta che tanta storia può raccontare. E’ la mia prima “vacanza non vacanza”, nel senso che ho messo da parte lo spirito curioso restando “raccolta” all’interno di un villaggio turistico.

A parte il clima strabiliante, un mare che non ho parole per descrivere quanto fosse bello, il cielo blu blu blu, altri veri contatti con la realtà del paese ospitante non ne ho avuti.

Ha un che di assurdo, per una come me, ma ci sono delle situazioni che richiedono una certa pacatezza, quindi, come è mio costume, mi sono adattata.

Porto a casa un sacco di cose, comunque.

Confermo, una volta in più, quanto i greci ci siano affini. E’ una questione di pelle, si va d’accordo, anche solo con uno sguardo e un sorriso. Da qualche parte dentro di noi, continuiamo a riconoscerci, come legati da un sottile filo che si perde nell’antichità di secoli.

Natura, qualche greco e cibo locale strabuono la mia esperienza ellenica si conclude qui, però… posso dire di avere imparato un sacco di cose sugli …. italiani (all’estero).

Contesto: villaggio turistico

Trattamento: all inclusive

Animazione: presente

Target: famiglie, coppie giovani

Provenienze: nord Italia e centro

Prima osservazione: se sei in un all inclusive non smetti quasi mai di mangiare e di bere. E’ una questione psicologica. Colazione a buffet con-ogni-bendiddio, quasi impossibile fermarsi allo yogurt zero grassi, che poi non credo in Grecia nemmeno esista. Ciotolona di yogurt cremosissimo assai, aggiunta di frutta e uno squaraquaqua di miele ad amalgamare il tutto. E che una fetta di pane non ce la mettiamo? Eccerto che sì ma con la marmellata che sennò fa triste.

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Questa era la mia colazione quotidiana, dopo una 500 metri di nuotata per evitare di sentirmi troppo in colpa… ma gli altri…

Gli italiani in vacanza nel villaggio turistico sono come le cavallette: mangiano  e bevono qualsiasi cosa in qualsiasi momento della giornata. E mangiano e bevono in quantità esagerata e si vede.

Famigliole intere in sovrappeso se non ai limiti dell’obesità. Mi hanno colpito, non immaginavo che il nostro paese si stesse trasformando, in negativo, in una massa di ciccioni. Un ragazzetto con una panza da cummenda cinquantenne, lui avrà avuto sì e no 20 anni, mi ha sfidato con lo sguardo a una gara di nuoto. La sottoscritta, osservandone il giro vita, ha pensato “Ma cosa credi di fare?” e, da gentile signora, gli ha concesso 5 bracciate di vantaggio. Il ragazzotto, alla sua sesta ha cominciato a dare segni di cedimento, mentre la sfidata appena accendeva il motore. Morale: surclassato di una ventina di metri, perché, mentre lui cercava di trovare il respiro che aveva perso, io avevo ingranato la mia velocità di crociera. Normopeso 1 sovrappeso 0 e i 30 anni di differenza non li mettiamo nemmeno in conto.

Ma la responsabilità non è di questi giovani, è dei loro poco accorti genitori che, a buon esempio, a due ore dalla luculliana colazione, ingurgitavano fette di pizza alla Nutella, ben condite da bicchieri di birra. Ore 13.00 tutti a pranzo di nuovo.

Gli italiani in vacanza tendono ad essere molto rumorosi e ciarlieri come se, l’ascolto delle loro chiacchiere e dei loro strilli, fossero argomenti e note di pubblico interesse. Non è così.

Il mare della Grecia mi ha parlato da vicino. Nelle mie nuotate del mattino, a spiaggia vuota, nel più pacifico silenzio, interrotto solo dal ritmato frangersi delle onde sulla battigia al cambio di marea, ho visto le piaghe di cui è cosparso: tonnellate di rifiuti plastici, delle più disparate dimensioni, da quelli oramai ridotti a plancton, ma pur sempre plastico, alle new entry a dimensione reale: sacchetti, bottiglie ecc.

Mi ha procurato un dolore così lancinante vedere la Natura così piagata dall’incuria umana che, al mio ritorno, ho notevolmente alzato la guardia sulla mia produzione di immondizie e sul loro doveroso corretto smaltimento. Speriamo serva a qualcosa.

Tornare a casa mi lascia sempre una patina dolce amara di tristezza per quanto di bello ho scoperto e lasciato nel paese ospitante, per fortuna, ad accogliermi, ancora una volta ci sono le mie Gattonzole adorate. Carezze, strusciate di muso e una bella dormita sul lettone in compagnia non ce le leva nessuno.

Poi, si riprende la vita di sempre, un po’ più ricchi di prima.

Pimpra

 

 

MI RIMBOCCO LE MANICHE

Rosie-the-Riveter

Che bella sensazione svegliarsi al mattino e sentirsi leggera. Non perché ci sia stata una qualunque forma di calo ponderale, peraltro molto gradita!, ma perché la “torvezza” si è dissolta.

TORVEZZA= stato d’animo pesante, negativo, in cui tutto scolora verso il nero pece. Sorriso spento, sguardo duro e imbronciato, modi indolenti se non sgarbati, nervosismo manifesto. Carattere insopportabile.

Le mie amatissime Gattonzole, esseri superiori connessi alle Energie del cosmo, hanno immediatamente percepito il cambio, si avvicinano di più, inondandomi di caloroso affetto, procurandomi una sensazione meravigliosa.

Cambiare la vibrazione è tutto. Perché cambia completamente l’orizzonte. Sembra impossibile, ma è così.

C’è tanto da spalare ancora ma lo faccio con una speciale allegria perché, sotto la terra, sono certa scoprirò qualcosa che mi piacerà assai. Non dico un tesoro, ma qualcosa di piacevole o interessante.

Con questa sensazione positiva addosso vado a prendere il caffè e mi si posa lo sguardo sorridente di un avventore che ricambio a mia volta con un sorriso. Non è storia di seduzione, semplicemente, se l’atteggiamento è solare e aperto anche la persona lo diviene e c’è chi se ne accorge rimandando la stessa cosa.

Sono così tanto leggera (dentro) che, contro ogni ragionevole dubbio, ho deciso di comprare un nuovo costume da bagno, cosa che non faccio da 5 anni circa perché, nella mia testa, la prova costume non è mai superata.

Se non è ottimismo questo!

MORALE PER TUTTI: rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di … vibrare di buono!!!

Positive_Pimpra

 

 

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