DIARIO DI UNA QUARANTENA

Inutile ce la raccontiamo, la strada di quarantena che abbiamo davanti sarà ancora lunga. Nel Friuli Venezia Giulia, tutto sommato, non viviamo una situazione grave di emergenza (per fortuna), ci hanno messi a casa con cordiale lungimiranza, prima che fosse attraversata la soglia del non ritorno e del contagio esponenziale.

Anche qui i numeri ci sono, ma, fortunatamente, non siamo in alto nella graduatoria delle regioni a più alto contagio. Meno male.

I giorni scorrono tutti uguali, come un filo di seta invisibile, sul quale, equilibristi del nostro destino, cerchiamo a fatica di non cadere.

Ho definitivamente abbandonato le videochiamate, non fanno per me, fatico a vedere la mia faccia di gomma assumere le più strane espressioni quando favello. Per caso ho scovato un articolo su Repubblica on line nel quale spiegano, probabilmente alle attempate come me, come “posare” davanti all’obiettivo deformante del proprio cellulare, così da risultare meno spiacevoli agli occhi dell’interlocutore nel corso delle videochiamate.

In questi momenti, il tempo pesa come un macigno sulla vita che ci stiamo reinventando.

Bisogna metterci creatività e liberare la mente, aprendo la porta della fantasia, ove quella di casa deve inesorabilmente rimanere chiusa.

La sola nuova esperienza del periodo, almeno per quanto mi riguarda, è l’opportunità di lavorare a casa, lo smart working.

La situazione contingente ha obbligato le istituzioni più restie alla modernità a farne uso a piene mani.

Io dico: meraviglia!

Nessuna distrazione, silenzio, musica o rumore del vento, illuminazione e temperatura ideali, ambientazione preferita, Gattonzole a tenermi compagnia. I pensieri fluiscono più freschi, luminosi. Nessun essere umano a me sgradito nei paraggi, nessuna di quelle inutili e fastidiose chiacchiere da grande organizzazione, nessun leccapiedi a portata di vista e di udito.

Lo smart working è il mio piccolo paradiso.

Certo, alcuni colleghi mi mancano molto, ma, per fortuna, la tecnologia permette sia di lavorarci insieme, se serve, sia di contattarli visivamente.

Il mio mondo del lavoro ideale, quello perfetto, dove vali per quello che fai, per come lo fai, per il contributo che porti, dove tutte le cianfrusaglie relazionali di cui i mediocri si servono per emergere e per affossare gli altri, svaniscono magicamente come vampiri al sorgere del sole.

La terza settimana di quarantena sta iniziando a piacermi.

Chissà che non sia in atto la mia metamorfosi in donna/lupo.

Chissà…

VI ABBRACCIO.

Pimpra

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LA POETICA DELLA PANDEMIA

E’ una cosa che ho dentro, un senso di malinconia che mi riempie, una magica connessione con tutta me stessa.

Sto vivendo la prima pandemia della mia esistenza e sono un’adulta consenziente. Guai se tutto questo mi fosse accaduto anche solo 10 anni fa, non avrei retto alle emozioni, ne sono sicura, facendomi prendere da un panico irrazionale.

Oggi non è così, sono connessa, in tutti i sensi e con tutti i sensi, a quanto accade eppure, salvo piccoli momenti di scivolata, resto glaciale e fredda. Il mio modo di affrontare le prove più difficili. Mi congelo, da sempre.

La malinconia che mi parte dal ventre e sale fino alla testa, uscendo dagli occhi, nello sguardo che poso sul mondo. Il mio piccolo mondo, la città in cui vivo, resa deserta dall’ordinanza di contenimento, si mostra, in realtà, in tutta la sua bellezza che, oggi, ha una sfumatura quasi decadente.

Vibro forte e mi emoziono ad incrociare le persone con la mascherina, molto spesso indossata in modo inesperto. Inutile dire che questi strumenti di precauzione sono esauriti, presi d’assalto da tutte quelle e quei piccoli me di 10 anni addietro. Tutti coloro che fanno le scorte per se stessi, dimenticando che pandemia “pan- tutto; demos- popolo, in greco antico” non è cosa che li riguardi in esclusiva.

Non siamo fratelli e sorelle sotto lo stesso cielo e si evince dalla corsa al saccheggio dei beni primari che spariscono dai supermercati come fossimo in guerra.

Siamo in guerra, con il nemico invisibile ma, soprattutto, in guerra con l’irrazionale di noi stessi, con i mostri mai vinti che si sono rialzati più forti che mai.

Rientro in ufficio con due buste della spesa, così da non dovermi recare tra i pazzi che fanno le scorte contro la carestia. Ho già imparato che ci sono ore più propizie, dove le persone non si vedono, e le ore di punta. Ho già imparato, si chiama resilienza e adattamento.

La malinconia mi tiene compagnia anche adesso, mentre scrivo queste parole, nel mio ufficio semi deserto, accarezzata dalla luce primaverile che filtra dalle persiane già abbassate.

Una malinconia tiepida, come l’aria che si respira fuori e che sarebbe bene filtrare, ma io no, non sono tra coloro che ci hanno pensato da tempo, non ho fatto la corsa per proteggere me, non ci ho pensato, immaginando che, comunque, la priorità l’avessero i più deboli…

Quanta malinconia in questa solitudine, ma quanto calore sgorga. Sento nascere, anzi, risvegliarsi il mio guerriero, nomen omen, che mi dice “Sei nata per combattere, è questo quanto ti sei data per questa vita”. La battaglia più difficile, per me che sono una donna, è vincere le paure.

La malinconia riscalda anche quelle e me le serve come una tisana tiepida da sorseggiare prima di dormire.

La poetica della pandemia è anche questa.

Pimpra

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IL TEMPO DELLE VACANZE

La bellezza di stare in vacanza dall’ufficio è il tempo. Più cresco, più mi rendo conto di quanto ogni istante della vita sia prezioso, ogni singolo istante, ogni respiro.

Sto scrivendo dal mio giardino preferito che ho scoperto essere popolato di numerosi animaletti, anche non precisamente “carini”, la biscia verde, i topini, gli scorpioni e tutto il corredo naturale tipico della campagna.

Mi scopro troppo cittadina quando mi terrorizzo scorgendo le Gattonzole in modalità di cacciatrici, puntano la biscia per ucciderla. Lo scorpioncino scovato stamane mi ha impaurito pure lui. Ma che sono diventata, una fifona? Probabilmente sì…

Quanto mi è caro questo tempo che non sto riempendo, per la prima volta- credo- di mille e una attività. E’ un tempo diventato più lento ma molto più interessante, pregno di nuovi sapori. E’ la mente che può correre libera nei suoi pensieri, senza fretta, alla scoperta di nuovi territori, creando immagini e fantasie.

Eccomi a giocare a fare la scrittrice, nel giardino, sotto il grande carpino, melodie antiche di Brel ad accarezzare l’udito e a lambire l’anima, a portare a galla ricordi assopiti, a riconnettermi con una parte di me profonda, “antica” pure lei.

E’ così importante concedersi questo tempo di ozio creativo, di pausa.

Ho ripreso a sognare, a farlo ogni notte, la mente restituisce incredibili storie, il più delle volte appassionanti, avventurose, altre terrorizzanti, allora mi sveglio e mi accoccolo a chi ho vicino, cercando quel calore che scioglie le paure.

Arriva il tempo delle vacanze e l’energia ha preso la via di ciò che è sotterraneo come il Timavo che s’inabissa nel Carso scorrendo più impetuoso e vivace che mai, al riparo dalla luce e dal cielo.

Tra pochi giorni riemergerò alle fonti e tornerò quella di sempre, ho davanti una settimana di sole (spero!), di giochi, di sport, di quella vita attiva che è tanto parte di me.

Nel frattempo però la gioia di aver a lungo accarezzato, coccolato, il mio tempo è una sensazione di gioia impagabile e, ad oggi, sconosciuta…

Pimpra

Ci sono persone, poi c’è Mina.

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Ci sono persone che illuminano la stanza in cui si trovano.

Ci sono persone che ti conquistano per la loro brillante intelligenza.

Ci sono persone di cui ti innamori al primo sguardo.

Ci sono persone che sanno come rendere speciale ogni piccola cosa.

Ho una carissima amica che ha la fortuna di avere la mamma che fa parte di queste categorie. Una mamma che oggi porta con disinvoltura civettuola i suoi quasi 90 anni. Lo so, di una signora non bisognerebbe dichiarare l’età, ma ci sono casi come questo che lo meritano: 89 primavere sulla carta di identità, 75 anni l’età percepita.

Lei si chiama Mina e se non fosse volgare e truculento, un bel “bomba” le sarebbe  più appropriato.

Mina è una triestina purosangue, di quelle che rappresentano la bandiera dell’emancipazione come il vessillo più prezioso. Mina, in tempi non sospetti, nel lontano dopoguerra, è stata il primo ispettore capo di polizia femminile, quando le altre potevano sperare solo in un buon matrimonio per la loro realizzazione.

Mina è una donna al 100%, non assomiglia a una virago, a una di quelle donne che fanno di tutto per sembrare ed essere ciò che non sono. Lei è.

Scrivo tutto questo per raccontarvi come possa essere meraviglioso godersi la vita, in tutto e per tutto e non concedere al tempo e alla vecchiaia fisica sopravvenuta, di piegare la volontà di poter scegliere e di mettersi in gioco.

Lei e la sua amica coetanea, da brave triestine, volevano andare a Grignano a fare il bagno e a prendere il sole. Incuranti della canicola, incuranti della non più verde età, e volevano raggiungere lo stabilimento utilizzando ben 3 autobus.

La mia amica, unica figlia, per poco non andava fuori di testa, cercando di far ragionare la madre sul rischio di compiere tale impresa.

Certo impresa perché far uso dei mezzi di trasporto pubblici, oramai infestati di cittadini privi di senso civico, con il caldo che colpisce duro anche i più giovani, a quasi 90 anni, è come sfidare la sorte.

Ne parlavamo insieme a pranzo, quest’oggi, e mentre Alessandra esprimeva la sua preoccupazione per le idee della madre, io immaginavo la scena, vedendo me, alla stessa età (ci arriverò?), con la mia amica, due arzille vecchiette che, incuranti del mondo e dei limiti fisici dovuti all’età, organizzavano la loro giornata di mare.

La mente è volata via in un soffio e ho provato un senso di gioia e di pace così grande che ho capito, mi è stato chiaro perchè rischiare di cadere in autobus, di avere un colpo di calore e non so che altro.

Si chiama amore per la vita, amore per se stessi e per quell’Anima immensa che siamo che non conosce età, sesso, nazionalità, religione. E’ l’infinita Gioia che ci chiama, che fa muovere i nostri passi, tiene sveglia la mente e caldo il cuore.

Ho detto alla mia amica “Lasciala andare e se mai dovesse accaderle qualcosa, potrà dire di aver vissuto fino all’ultimo istante”.

E’ chiaro che è l’istante, oramai, la sola ragione che conta.

E poi, una triestina non può avere il guinzaglio al collo e men che meno la catena.

OLE’! Evviva la vita!

#STICAZZI!

Pimpra

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IMPARA AD ASCOLTARE.

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I messaggi dell’universo, non si tratta di una storia new age, che forse non va nemmeno più di moda. Sono segni, ammonizioni, sussurri che riceviamo sempre, con dedizione e costanza a cui non prestiamo la corretta attenzione.

Quella vocina che ogni giorno ti ricorda di usare bene il tempo, riempiendolo di azioni/pensieri/emozioni/vissuto che renderà quel giorno un giorno prezioso perchè ti avrà lasciato qualcosa.

La vita, in fondo, è questo: prendersi cura degli attimi, quei sottili istanti che legati in un filo sottilissimo tessono una corda resistente e spessa alla quale restiamo appesi.

Ho ricevuto un grande segnale, proprio in questi giorni recenti, una notizia che non ti aspetti e che ti arriva in faccia come un diretto. Elabori,  cerchi di mettere a fuoco e leggi chiaramente il messaggio: cerca la qualità in quello che vivi perchè è la sola cosa che ti resta.

Del tempo che abbiamo a disposizione non ci è dato sapere e, di solito, siamo tutti piuttosto superficiali o spaventati per guardare la vita che conduciamo con il microscopio: preferiamo non sapere, decidiamo di far finta di non accorgerci che manca qualità, manca stimolo, manca visione, manca desiderio, manca allegria, manca gioia, manca amore, manca…

Così, ovattiamo pensieri, parole, opere con tante omissioni, o rimozioni che dir si voglia, e tutto appare di un bel grigio argento, se siamo bravi, ma sempre e solo grigio.

L’Universo osserva silente il nostro girare vorticosamente nella ruota del criceto, e, ci prova, dolcemente dapprima, violentemente poi, tenta di risvegliarci. A volte ce la fa, a volte perde anche lui.

Ci vogliono due palle così. Perchè ogni presa di coscienza, di norma, porta con sé il cambiamento e per cambiare ciò che si conosce, bisogna metterci una volontà bestiale. Ma si può fare, anzi dovremmo tutti concederci il privilegio di regalarci questa opportunità.

Allora sai che c’è? Vado a prendermi cura dei miei attimi. Che diventino “belli”.

Pimpra

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MEMORIES

Videocamera

Sono una pessima videomaker, purtroppo, e il mezzo a video non stimola affatto la mia creatività.

Fortunatamente, nel mio passato recente, una videocamera è passata per le mani. Ne  sono usciti i più brutti video mai visti, chissenefrega, sono i miei ricordi tatuati su pixel digitali.

Un fine settimana da non ricordare, sciatta casalinga, per di più in totale solitudine e consapevolezza che, fuori, il mondo si stava divertendo.

Oltre la scopa, gli stracci, l’aspirapolvere mi sono passati tra le mani libri, fotografie e… video.

Quante cose ho visto di me che, al tempo, non sapevo di avere. Com’ero “bimba”, un abbozzo di donna, cicciottella, con le spalle larghissime, i dentoni separati, i soliti capelli raccolti in una coda.

I primi passi di tango, le coreografie esibite senza pudore, anzi, con la gioia di buttarsi in una nuova avventura. E i viaggi, le vacanze, gli amici.

Quanto tempo è passato in così poco tempo. Quanta me. Quanto sono cambiata, quanto sono diversa, quanto mi piaccio di più, oggi, di allora.

E così, tra un ricordo, una risata  e una lacrimuccia, anche il fine settimana è andato.

Pimpra

CRAZY HORSE

girlL’anno è partito molto bene, ho fatto le cose che più mi piacciono e non mi sono fatta mancare nulla.

Poi, per rintuzzare un’autostima minata dal tempo che passa ( su di me, si vede tutto!), ieri sera inciampo per caso su un film/documentario ambientato all’interno del Crazy Horse di Parigi e scopro (è il caso di dirlo) che le mie tette sono esattamente come quelle delle celebri ballerine.

Attimo di gioia. Finalmente faccio pace con la mia seconda di reggiseno. Perchè le splendide ragazze sono proprio come me.

Osservo meglio: la seconda su stangone di almeno 175 cm e coscia di lunghezza non inferiore a 125 cm, fanno un effetto diverso dal mio. Decisamente.

Il buonumore per qualche secondo svanisce – sono davanti allo specchio-  e le mie rubiconde cosciotte da ex nuotatrice, ex velocista, ex tennista ex… mi sbattono in faccia tutta la loro “prosperosa” natura.

Superdotata sotto, minidotata sopra. L’effetto non è un granchè.

Poi indosso un paio di tacchi e il tutto migliora. Certo, sono lontana anni luce dall’avere la coscia slanciata ma lo stiletto aiuta. Molto.

E faccio mia la frase del direttore artistico del Crazy “Una donna può sempre essere bella ed affascianante, indipendentemente dai doni ricevuti dalla natura. E’ questione di impegno, dedizione e intelligenza. Ci sono mille e uno modi per valorizzare ciò che si ha di positivo e nascondere i difetti”.

E con questo mantra in testa, vado a dormire più contenta.

… Anno nuovo, vita nuova…

Pimpra

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