CURA A 7. NOTE

Siamo in clausura forzata ed è molto difficile. La libertà, oggi più che mai, ha un valore primario percepito nella vita di ognuno.

Uscire, muoversi, semplicemente, respirare.

Dobbiamo, credo per la prima volta nella nostra storia moderna, diventare una cosa sola pure rimanendo fedeli ai propri singoli confini individuali.

Confini che oggi sono più stringenti che mai, giorno dopo giorno, le pareti di casa ci stringono sempre più. Abbiamo bisogno d’aria, di cielo, di montagne, di mare e di foreste.

La sola via di fuga praticabile è quella di un viaggio ad occhi chiusi, un volo dell’immaginazione nei luoghi a noi più cari, con le persone più care.

Sono abituata da sempre a viaggiare così, da sempre. Crescendo però ho dovuto – erroneamente – abbandonare il mio mondo onirico perché, colà originavano fantasie e aspettative, sempre positive, luminose, eteree che, al mio risveglio, mi facevano precipitare a faccia in giù nella polverosa e dura realtà. Così ho cercato il più possibile di non viaggiare con la mente, riuscendoci, indurendomi, perdendo la patina di rosa che colorava il paesaggio.

Poi arriva quest’anno così strano, pauroso, inquietante, drammatico. La mente razionale, a questo punto, mi aiuta solo a sopravvivere nella realtà della giornata, evitandomi comportamenti sconsiderati, per la salute mia e della mia comunità. E poi? Cosa resta?

Nulla ci accade per caso, nemmeno quando Sky arte (ottimo nutrimento emotivo in questi giorni bui) propone uno speciale su due giovanissimi violoncellisti che, oltre alla musica seria, utilizzano i loro archi suonando le canzonette della massa.

Ecco che le loro note sono entrate dalla porta principale lambendo tutta me, risvegliando quel motto dell’animo che mi portava lontano, sciogliendo la crosta dura della “resistenza alla realtà” che è utile, certo, ma come una corazza, va tolta quando si è al sicuro.

Il carburante del viaggio di questi tempi di spazi ristretti, di solitudini, di vuoto e di troppo pieno, di incertezza e disagio, per me è la musica.

Se avete voglia di contribuire alle mie partenze nel mondo bello dei sogni – da sveglia – proponete la vostra musica, aggiungendola nei commenti a questo post.

Grazie.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

IL TEMPO DELLE VACANZE

La bellezza di stare in vacanza dall’ufficio è il tempo. Più cresco, più mi rendo conto di quanto ogni istante della vita sia prezioso, ogni singolo istante, ogni respiro.

Sto scrivendo dal mio giardino preferito che ho scoperto essere popolato di numerosi animaletti, anche non precisamente “carini”, la biscia verde, i topini, gli scorpioni e tutto il corredo naturale tipico della campagna.

Mi scopro troppo cittadina quando mi terrorizzo scorgendo le Gattonzole in modalità di cacciatrici, puntano la biscia per ucciderla. Lo scorpioncino scovato stamane mi ha impaurito pure lui. Ma che sono diventata, una fifona? Probabilmente sì…

Quanto mi è caro questo tempo che non sto riempendo, per la prima volta- credo- di mille e una attività. E’ un tempo diventato più lento ma molto più interessante, pregno di nuovi sapori. E’ la mente che può correre libera nei suoi pensieri, senza fretta, alla scoperta di nuovi territori, creando immagini e fantasie.

Eccomi a giocare a fare la scrittrice, nel giardino, sotto il grande carpino, melodie antiche di Brel ad accarezzare l’udito e a lambire l’anima, a portare a galla ricordi assopiti, a riconnettermi con una parte di me profonda, “antica” pure lei.

E’ così importante concedersi questo tempo di ozio creativo, di pausa.

Ho ripreso a sognare, a farlo ogni notte, la mente restituisce incredibili storie, il più delle volte appassionanti, avventurose, altre terrorizzanti, allora mi sveglio e mi accoccolo a chi ho vicino, cercando quel calore che scioglie le paure.

Arriva il tempo delle vacanze e l’energia ha preso la via di ciò che è sotterraneo come il Timavo che s’inabissa nel Carso scorrendo più impetuoso e vivace che mai, al riparo dalla luce e dal cielo.

Tra pochi giorni riemergerò alle fonti e tornerò quella di sempre, ho davanti una settimana di sole (spero!), di giochi, di sport, di quella vita attiva che è tanto parte di me.

Nel frattempo però la gioia di aver a lungo accarezzato, coccolato, il mio tempo è una sensazione di gioia impagabile e, ad oggi, sconosciuta…

Pimpra

UNA FINESTRA DI CITTAVECCHIA

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Lunedì 4 dicembre. Primo pomeriggio, sto per rientrare in gabbietta dopo il veloce caffè al solito posto. Di caffeina, non ne abbiamo mai abbastanza.

Il corpo è piacevolmente lasso, la ginnastica lo ha allungato, fatto respirare, ha mobilitato le masse muscolari attive e quelle silenti. L’umore segue, sereno e trasparente. Vuol dire che sto bene, mi sento in armonia.

Cammino sempre a naso all’aria, anche se ricalco fedele i miei passi, mi piace fare lo stesso percorso, non so neppure io il perché. Anzi lo so bene.
Scelgo la via più veloce o quella più bella o evocativa, la mia mappa giornaliera è disegnata, scelgo unicamente  i passaggi che preferisco.

Non è noia o abitudine è ricerca delle sfumature di scenario. Il paesaggio, così come la vita, muta con il mutare degli elementi che lo compongono. Ecco perché non esiste la noia, se si sa ben guardare. Ecco perché ogni vita è piena di vita. Basta saperla cercare.

I panni stesi di una casa di Cittavecchia, hanno rubato il mio sguardo. Non è una novità vedere camicine, biancheria, magliette messe ad asciugare alla luce di quel poco sole che bacia la via. Eppure, oggi, un’atmosfera particolare, mi ha colta. Ho osservato, ladra, cosa pendeva senza anima dal filo al di fuori la finestra. Le camicie con il colletto di pizzo, la sottoveste mi hanno raccontato di una signora piuttosto in avanti con gli anni, metodica, precisa. Ogni capo era ben teso, ordinato e graduato per tipologia.

Non compariva abbigliamento maschile, mai l’ho notato da quella finestra. Ho immaginato una storia, solo osservando i panni umidi.

Quanto raccontano gli oggetti di uso comune del proprietario, quanto ci dicono della sua storia, di chi è, di come vive.

Quella finestra su città vecchia, prospiciente a una viuzza stretta e pedonale, quei panni colorati che acquerellavano la parete rossa della casa, oggi, per me, hanno avuto un sapore come di te e di cannella, un profumo di intimità manifesta eppur celata, di storia e di vita. Un dicembre lontano dallo sfavillio scintillante delle feste, ma dolce, velato e caloroso come biscotti appena sfornati.

Uno scatto rubato, mi sono voltata e ho ripreso la mia strada.

Pimpra

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