PRIMI PASSI: la prima volta in milonga

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Per tutti lasciare il nido la prima volta è un momento solenne, importante, spaventoso anche. Però, prima o poi, bisogna farlo.

Per i neofiti tangueros/as accade lo stesso: la prima uscita di ballo al di fuori delle pareti protettive della scuola. Un momento importante nella vita danzereccia di chiunque.

Da vecchia giaguara della pista, voglio dire qualcosa ai pulcini che si apprestano alla loro prima esperienza affinché possa essere una gioia per loro e non un fastidio per gli altri.

IL MIO PICCOLO BREVIARIO DELLA “PRIMA VOLTA”

  • L’ATTEGGIAMENTO MENTALE: gioioso/rilassato. Il secondo sarà difficile da mantenere perché, specie gli uomini, sentiranno pesare forte l’ansia da prestazione, ma voi tutti provateci
  • L’ANSIA: l’ansia da prestazione si controlla: a. ascoltando la musica PRIMA di muovere i passi b. ascoltando la ballerina, prendendosi il tempo per stabilire la connessione nell’abbraccio c. si va nella ronda interna, quella più lenta dove non arrecare fastidio a chi si muove con una dinamica più fluida
  • EDUCAZIONE: rispettate le pause degli altri, non correte travolgendo chi trovate sulla vostra strada, se dovesse accadere un contatto indesiderato SCUSATEVI anche se credete che la colpa non sia la vostra.
  • LA RONDA: la milonga non è una giungla, non è una gincana dove sgommare con i pneumatici, non dovete arrivare primi da nessuna parte. La milonga è un organo che vive, respira, pulsa, non dovete creare disturbo a nessuno.
  • LA BALLERINA: Non si usa la ballerina per provare passi. Se ballate o non ballate con la partner del vostro corso, in milonga, NESSUNO E’ PROFESSORE. Se lei sbaglia, probabilmente avete marcato male, oppure lei ha semplicemente sbagliato. Non si giudica l’errore, non si danno consigli su come fare un’azione, non si esprime a voce l’intento di quel passo. NO! Né da principianti, né MAI! Questo punto dovete ficcarvelo bene in testa! TUTTI, uomini e donne.
  • IL BALLERINO: NON è un palo da lap dance. Signore, anche se avete speso centinaia di euro in lezioni di tecnica femminile, adornos compresi, guai a voi se scambiate il vostro partner di ballo come appoggio da usare per i vostri giochetti. NO! L’intento è di ballare INSIEME, di trovare un’armoniosa comunicazione, di fluire.
  • RISPETTO PER GLI ALTRI: quindi mantenete la ronda, evitate gambe all’aria in movimenti allucinanti che potrebbero atterrare malamente su piedi o corpi di coloro che avete intorno. Il tango si arricchisce di giochi dopo tantissimo studio, dopo tantissimi km passati a ballare, dopo tantissimo tempo. Siete principianti, alle prime armi, non siete in grado di gestire il vostro corpo/il tempo della musica/la marca che ricevete per inoltrarvi in un terreno minato
  • SORRIDETE: si va in milonga per godere di un tempo gioioso e piacevole, per conoscere persone, per chiacchierare. La milonga è il luogo della distensione, dell’amicizia. Non dovete performare, non dovete dimostrare nulla a nessuno, solo stare bene, in felicità.
  • POSATE UNO SGUARDO AMOREVOLE SULLE COPPIE CHE DANZANO: come guardiamo gli altri, condiziona la nostra vita. Se cerchiamo il bello e il buono in ciò che abbiamo davanti, lo troviamo sempre. In milonga si osserva il tango delle altre coppie, GODENDO di ciò che vediamo, NON criticandone gli elementi tecnici e/o peggio i ballerini. NO! Il bordo pista deve essere uno sguardo comunitario e amorevole su tutti. Ripeto, nessuno deve fare una gara di “bravura, capacità tecnica, musicalità, figaggine” siamo in milonga per stare bene, per ballare, per scambiare sensazioni/emozioni/suggestioni.
  • TIRARSELA: eliminate questo verbo dal vocabolario (è utile anche per la vita fuori dalla milonga). Nessuno è superiore a un altro, anche se sapete di essere i migliori del vostro corso o della vostra scuola. Avrete un universo di ballerini/e migliori di voi. E’ un fatto. Perciò, mantenete un basso profilo e siate aperti agli altri, in termini di socialità danzereccia che significa: iniziate da subito a BALLARE CON TUTTI! Con i belli con i bravi e con i brutti! Si impara e si evolve e si migliora solo DALLO SCAMBIO. Inutile che vi incaponite nella ricerca della tanda con il ballerino/a di grande esperienza, schifando i vostri simili. Tornate sulla terra e sporcatevi le scarpe. Solo così, forse, un giorno, sarete ballerini/e di qualità!
  • LA MIRADA: in milonga dimenticate di avere le mani o la voce. Per invitare si usano gli occhi. Se i vostri Maestri non l’hanno ancora fatto, chiedete loro di spiegarvelo

Sicuramente, avrei ancora tanto altro da aggiungere, ma tanto. Mi sono limitata a questi piccoli suggerimenti che, se messi in pratica, credo possano iniziare alla vita della milonga, ballerini/e garbati e piacevoli. Il resto poi viene da solo. Si spera!

Pimpra

BF E THANKSGIVING

Marte in scorpione fino al 3 gennaio 2020.

Fastidio, piacere di attaccare briga, sfanculamento beato alle convenzioni, “minni futtu” come se piovesse.

“Fai la brava Pimpra!”.

Tutto ciò detto e premesso, ho le scatole arcipiene di questo “black Friday” di noialtri, ho gli armadi della pazienza stracolmi di questo scimmiottare gli americani nelle loro tradizioni.

MI AVETE ROTTO.

Pochi di noi conoscono le ragioni storiche del “venerdì nero” che chiamarlo così nella nostra lingua ci si accappona la pelle. Checcifrega, sappiamo solo che ci sono gli sconti.

Mi chiedo: dove abbiamo nascosto la creatività tutta italiana che, per favorir l’economia e i consumi, non siamo capaci di inventarci una nostra, originale e vivida supercazzola?

Per gli americani si tratta di un episodio su base storica, leggete qui, che è diventato un evento di consumo entrato nella tradizione di popolo. Ma per noi? Non rappresenta nulla.

Halloween è già incamerato nei costumi, adesso aspetto che pure il Thanksgiving, per la cronaca precede di un giorno il black Friday, diventi una nostra festa popolare.

Siamo noiosi, copioni e stiamo diluendo quelle straordinarie caratteristiche creative che ci hanno sempre reso un paese unico al mondo.

Pensateci.

“Fai la brava Pimpra!”.

Pimpra

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PROFESSIONE? INFLUENCER

Chiara Ferragni, campagna Pomellato, ph P. Lindbergh

Da ieri, sul social dei vecchi, FB, leggo il grande sconcerto per la nuova laurea on line a tema come diventare “influencer”. Sgomento degli adulti, scandalo intellettuale, mala tempora currunt, dove siamo finiti… ecc ecc.

Ripetete con me guardandoci allo specchio: siamo dinosauri.

La nostra idea di cultura mal si adatta al tempo moderno, con questo non voglio dire che il tempo moderno sia migliore, ma, semplicemente DIVERSO, NUOVO.

Ai miei tempi scrissi una tesi in pubblicità che, per la mia facoltà di allora, era qualcosa di estremamente innovativo. Ovviamente dovetti dare una patina il più possibile istituzionale alla mia dissertazione e mi riuscì un lavoro originale di cui essere soddisfatta. La tesi riportava le immagini di annunci pubblicitari, cosa assolutamente incredibile ed innovativa per gli usi di allora.

Il tempo cambia le cose e la società ne è il primo specchio.

Gridare all’orrore intellettuale perchè, qualcuno, molto scaltro e con una eccellente capacità di lettura del mondo attuale, propone a costi esosi un corso universitario on line (GENIO! il target in questo modo si apre ancora di più!) per apprendere le tecniche utili a far soldi con la propria “idea di se stessi”, mi sembra un colpo di genio!

Nel nostro piccolo anche noi, utilizzatori di social, siamo, chi più chi meno, degli influencer. Di sicuro alcuni riescono meglio di altri poiché possiedono quello speciale carisma che permette di vendere, di veicolare verso, di proporre ciò che altri desiderano acquistare, anche se inconsapevoli.

Sto, evidentemente, semplificando l’argomento che richiede ben più lunga e articolata dissertazione, ciò che mi preme sottolineare è un punto soltanto: perché essere sempre giudicanti, mai in modo costruttivo o semplicemente possibilista quando qualcosa di diverso si affaccia al nostro orizzonte?

Se un giovane, dai millenials in poi (noi “adulti” a livello sociologico possiamo considerarci nel reparto geriatria) desidera apprendere delle tecniche per mettere a frutto la sua vena narcisistica e riesce a farla diventare un professione, pure redditizia, cosa c’è di sbagliato?

Certo che la cultura a cui siamo abituati noi è un’altra cosa, rappresenta una nobilissima arte dell’intelletto, della preparazione, della ricerca, dell’approfondimento, della volontà di andare al fondo degli argomenti. Pure io condivido questa visione ma, aggiungo, nella formazione superiore di un giovane, devono rientrare anche materie o meglio argomenti, temi, che hanno a che fare strettamente con il mondo reale, con l’attualità.

Uno dei temi scottanti della formazione universitaria dei miei tempi era proprio quella di riuscire a dare una forma concreta, tangibile, al percorso di studi compiuto. Ovviamente era più “semplice” per coloro che intraprendevano percorsi che portavano diretti a una professione ma per gli altri?

Diventare influencer altro non è che occuparsi di una nicchia molto moderna e attuale della comunicazione. Tutto qua.

Non credo quindi che abbia tanto senso fare gli intellettuali schifati poiché, purtroppo o per fortuna, non esiste una sola cultura o una sola visione del mondo.

Voglio avere fiducia, è la sola cosa che mi resta.

AMEN

Pimpra

VORREI VIVERE A LUNGO

Vorrei vivere a lungo.

Non perché mi interessi vedere il mio corpo disfarsi sotto le picconate del tempo, vorrei vivere a lungo per dare un senso al viaggio.

In Giappone, questo senso, lo chiamano Ikigai, il senso della vita, quel fuoco sacro che brucia dentro di noi facendoci attraversare tempeste pur di realizzare il fine per il quale sentiamo di esistere.

Vorrei vivere a lungo perché il mio Ikigai si è nascosto sotto il tappeto. Ma io non ho nemmeno un tappeto perciò provo un discreto imbarazzo quando pongo a me stessa la domanda “Pimpra ma il tuo scopo quale è?”

I giapponesi sono un popolo gentile e saggio, perciò ti offrono la soluzione a questo tuo problema esistenziale dicendoti “Il tuo ikigai è TROVARE il tuo ikigai” che, a pensarci bene, è una proposta assolutamente intelligente.

I creativi e gli artigiani e tutti coloro che sentono di avere una forte motivazione a percorrere una strada, a realizzare un progetto, hanno la mia profonda stima. E pure la mia (sana) invidia.

E provo a ricordare se per un istante una specie di senso da realizzare lo avessi avuto pure io. Cerco nel tempo passato, cerco nella mia infanzia e scopro alcune interessanti cose.

Volevo andare alle olimpiadi per salire sul podio e sentire il mio inno nazionale indossando la medaglia più preziosa. Poi ci ripenso e mi accorgo che quello era il sogno di mio padre. Io volevo fare la ballerina classica e lui mi ha buttato in piscina.

Cresco e capisco che il mio paese d’elezione, quello in cui avrei voluto vivere era la Francia ma mi manca il coraggio di fare il salto, e mi faccio convincere che partecipare ai concorsi pubblici sarebbe stata la panacea lavorativa, così faccio, li vinco pure e sottoscrivo con il sangue la mia condanna a morte cerebrale.

Non faccio figli, ma forse meglio così. Ah sì, da oggi sono ufficialmente divorziata. Ecco meglio non averli fatti.

Nel frattempo invecchio, di brutto. Ma la mia testa, incredula, pensa sempre di aggirarsi tra i 20 e i 30 anni di età.

I miei anni si vedono tutti, da qualunque parte li osservi.

E questo dannato ikigai ancora non si palesa, ancora non lo so leggere, ancora non so dove si sia nascosto.

Però i giapponesi mi dicono di mantenere il sorriso, di accettare il cambiamento, di diventare “antifragile” che vuol dire che le avversità mi rendono più forte, insomma resilienza come se non ci fosse un domani.

E ci provo, e trovo il sorriso dell’accettazione quando, al lavoro, i miei superiori mi affidano compiti equiparabili a “Scava la fossa, riempi la fossa”, e io porto a termine con precisione e accuratezza quanto richiesto, senza perdere la testa, senza diventare una furia umana, senza entrare nel tunnel della frustrazione più nera.

Sii un’artigiana, una takum, cura il dettaglio e trasforma ciò che puoi in qualcosa dalla sofisticata semplicità. Il concetto mi pare molto bello e mi permette di entrare nel flusso che mi connette con il senso, con quel viaggio di cui, alla nascita, ho staccato il biglietto, ma di cui ancora non conosco la destinazione…

Ecco, vorrei vivere a lungo per scoprirlo.

Pimpra

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ALLENAMENTO A DISTANZA. LA NUOVA FRONTIERA

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Ho sempre fatto sport, da che ne ho memoria.

Dai pattini a rotelle che si usavano con le scarpe, alla ciclo cross più grande e pesante di tutto il quartiere ma con gli ammortizzatori da super wow che in salita non riuscivo a pedalare tanto era esagerata per me, anche se aveva il cambio a 3 marce, insomma ho fatto e provato di tutto.

I sogni nel cassetto restano la danza classica a me interdetta che in famiglia l’idea di tirare su una “femmina-femmina” evidentemente non era gradita, e la ginnastica artistica.

In questo secondo caso devo dire che i miei ci provarono ma il responso fu che, a 8 anni (prima vivevo all’estero), ero troppo vecchia per iniziare. Gli stolti non mi fecero neanche un provino: avrebbero visto che, da sola, sapevo fare la ruota con una mano, le rovesciate e tutte le spaccate. Che faccio ancora, così per dire.

Il tempo passa, tiranno, e arriva il momento in cui ho dovuto appendere l’agonismo al chiodo. Alla boa della grande età si cerca di mantenere la struttura ed è già un grande risultato.

Per puro caso, on line scopro l’esistenza di un coach italiano che, apparentemente, fa dei veri miracoli sulle donne normali, quelle come me, con la cellulite e i cuscinetti. Lo seguo per mesi, sembra proprio che i risultati memorabili che raggiungono le allieve siano reali, non trucchi da photoshop. Decido di provarci anche io, voglio concedermi la possibilità di un miglioramento che sia prevalentemente estetico del mio corpo, non competendo più in nessuna specialità sportiva.

La grandiosa novità è che il mio è un coach virtuale, nel senso che, lui non l’ho mai visto, esiste in carne ed ossa ma vive a 500 km da casa mia. Con lui e il metodo che ha ideato, tutto si fa a distanza!

In palestra ho la scheda per me, che gestisco dal cellulare, dove trovo tutte le informazioni che mi servono per la corretta esecuzione degli esercizi. Se ho dubbi, posso scrivere o telefonare in sede dove ricevo le informazioni che mi interessano.

Sono alla seconda scheda attualmente e, non mi pareva potesse essere possibile, il percorso funziona. Dietro al progetto c’è una filosofia legata al fitness che coniuga l’allenamento e il corretto regime alimentare. Una filosofia molto sana.

Scrivo tutto questo perché trovo incredibilmente interessante scoprire ogni giorno, come il mondo moderno evolva così velocemente e – per fortuna! – non sempre in senso deteriore o negativo.

Certamente nessuno mai potrà sostituire gli allenatori che hanno contribuito alla formazione del mio carattere, in special modo l’ultimo che ho avuto, quel Duško, mago dell’atletica leggera, che non solo mi ha insegnato a correre ma ha saputo leggere nel mio cuore sportivo facendo uscire la falcata Giaguara.

Il mondo cambia e lo fa molto velocemente, perciò noi, vecchi dinosauri, facciamo bene a stare al passo onde evitare l’estinzione.

Olè!

Pimpra

NB Se vi si è attizzata la curiosità, le info qui

La gestione dei liquidi corporei in milonga

Lo so, lo so già il titolo fa schifo e avete ragione. Però, parliamone, perché il problema è reale.

Quando Giove Pluvio deciderà – finalmente – di togliersi di mezzo e giugno sarà giugno e non giugnembre, la grande comunità tanguera potrà dedicarsi con vigoria alle milonghe estive, all’aperto, in riva al mare, sul cocuzzolo di una montagna, vicino a un lago. Insomma ovunque.

Godremo della luna che ci guarderà dall’alto, favoleggeremo di abbracci sotto le stelle, tutto meraviglioso, tutto bellissimo ma… dove le collochiamo le litrate di sudore che – consapevoli o no – ci scambieremo?

Una divertente provocazione letta sul Galateo della milonga dove viene citato un articolo in cui si racconta del party erotico-copulatorio che certi acari compiono sulla nostra faccia.

Ora, nessuno è così sprovveduto da non aver mai pensato che, ballando stretti stretti, qualche prodotto biologico ce lo scambiamo, ma vedere l’aspetto di questi piccoli mostri… beh, inquieta vieppiù!

Ora rinunciare ad abbracciarci, giammai!, però alcuni provvedimenti dovremmo necessariamente adottarli.

Anche io sudo molto in faccia, quindi mi metto in prima fila, quando vado in milonga mi piace sentirmi elegante, perciò mal mi ci vedo con una fascia elastica sulla fronte modello Mc Enroe dei tempi d’oro, atta a contenere le mie scalmane liquefatte…

Per non parlare degli uomini che, geneticamente, di solito sudano pure più di noi…

Ebbene la crociata milonguera del 2019 sarà quella di trovare una soluzione attraente al problema del sudore. Almeno sulla faccia!

Chiamo a raccolta gli amici stilisti per offrire una soluzione che soddisfi le necessità di entrambi i sessi. Personalmente, sono disposta a fare da testimonial! 🙂

E sempre BUON TANGO A TUTTI!

Pimpra

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NON TOCCATE LO SPORT

Trieste è, da sempre, una città con un grandissimo cuore sportivo. I bambini approcciano le diverse attività sin dalla più tenera età.

Direi che in città e sull’altipiano sono presenti praticamente tutte le discipline sportive, manca, è vero, un palazzetto del ghiaccio ma, chissà che non lo costruiscano prima o poi.

Abbiamo avuto atleti che si sono distinti a livello nazionale e mondiale, in più di una disciplina. Fare sport per i triestini è come godere di una giornata di bora, prendere il sole in spiaggia a marzo, andare in giro per Osmizze. Fa parte del dna.

Con la bella stagione, le attività da praticare aumentano esponenzialmente e con esse le gare.

Da tanti anni a maggio si corre una bellissima maratona, bellissima perché il percorso costeggia il mare, la strada costiera che offre un panorama assolutamente spettacolare. E’ una manifestazione di grande richiamo per i runners professionisti e non di tutto il mondo.

Quest’anno, in conferenza stampa, è stato annunciato che la competizione sarà esclusa agli atleti africani, se la memoria non mi tradisce, quando partecipano, vincono sempre la corsa maggiore. Letta la notizia, non potevo credere ai miei occhi. La motivazione dell’esclusione è che gli atleti professionisti africani, il più delle volte sono sfruttati dai loro manager e quindi, per evitare questa possibilità, non sono ammessi alla gara.

Per fortuna la gente che fa sport o che lo ama si è rivoltata a una tale assurdità.

Non voglio fare politica, ma solo parlare di sport.

Se fossi un’atleta professionista, a scoprire questa notizia farei salti di gioia: il competitore n. 1 eliminato! Urrah! Il professionista vince un premio in denaro e quindi, posso capire che si senta sollevato alla notizia.

Ma, sono altrettanto sicura che, lo stesso professionista, ad arrivare primo senza avere il vero concorrente da battere, non apprezzerebbe quella vittoria allo stesso modo. Il professionista resta sempre un atleta e l’atleta vero, quello che dedica la sua vita allo sport, non vuole sconti. Perché ha scelto una vita basata sull’idea di sfidare se stesso, le sue capacità, gli altri.

Ora, una maratona senza gli africani è come la Sacher senza la glassa di cioccolata, diventa una torta qualunque, magari neppure buona.

Gli africani sono nati per correre lungo, se osserviamo i loro corpi hanno leve diverse dalle nostre, sono slanciati, affusolati, leggerissimi, hanno fibre muscolari perfette per questo genere di sforzo. I runners professionisti vengono da noi solo per fare una gara e, probabilmente, vincerla. Che piaccia o meno, sono quelli che hanno più chances e, comunque, elevano il livello della competizione che, quindi, a livello mondiale, acquista più prestigio.

Capirlo è semplice, si tratta di numeri.

Immaginiamo la maratona di New York senza i top runners mondiali, esclusi per le più svariate ragioni . Non ci sarebbe maratona e nessun runners, dall’amatore al professionista, sognerebbe di parteciparvi almeno una volta in vita sua.

Allora perché questa meravigliosa città dove vivo deve sporcarsi di una simile, tremenda, esclusione di atleti basata sulla provenienza geografica? Da sportiva fa malissimo, da triestina altrettanto.

Non è politica, è sport. Lo sport è una delle poche magie che possiamo cercare di preservare dalla “corruzione”, lo sport è fatica, sacrificio, onestà intellettuale verso se stessi e verso il proprio avversario. Lo sport è quella scintilla che ci permette di sfidare noi stessi e i nostri limiti e di confrontarci con l’altro sullo stesso piano e ci insegna a perdere con onore e a vincere con modestia.

Per questo sono profondamente arrabbiata, delusa e spero che la comunità sportiva triestina si sollevi e protesti in modo molto deciso di fronte a chi vuole chiudere lo sport in stanze che non gli appartengono.

Pimpra

Per approfondimenti qui

CARTOLINA DA LONDRA

La vita, negli anni, mi ha concesso di sfiorare paesi e culture diversissime, portandomi in megalopoli assolutamente straordinarie, al di qua e al di là degli oceani.

Purtroppo non riesco a viaggiare quanto vorrei, ma quando capita, godo ogni istante di quella speciale magia che mi regala mettere il naso fuori dalle mura.

Questa volta è stata Londra a sorprendermi con il caleidoscopio vivido della megalopoli europea.

Mancavo dal 2005 e, in questo abbondante decennio, l’ho vista estremamente cambiata. La livrea è sempre incantevole e offre stimoli nuovi e interessanti.

ESSERE TURISTA A LONDRA

E’ facile, certo se il portafoglio è gonfio, è ancora più facile (e divertente). Posso affermare di aver scoperto una città a prova di turisti, agevole da visitare, molto organizzata. Dai trasporti ai servizi è davvero semplice immergersi nel flusso della vita londinese.

PEOPLE

Se vai a Londra e speri di vedere per strada chissà quali stranezze estetiche dei suoi abitanti, sono lontani tempi. Nel mio weekend di visita, non mi è mai accaduto di essere sorpresa da qualche stravaganza particolare.

In generale ho notato che le donne di qualunque età amano truccarsi, è difficile vederle per strada al naturale. C’è chi esagera, chi no ma sono tutte truccate. Ciglia finte e manicure all’americana.

Mi ha stupito vedere utilizzati i leggins da palestra come fossero normali pantaloni, abbinati a maglioni, giacca e le immancabili sneakers+ zainetto. Un look tecno-sportivo e molto rilassato (forse perché era il weekend?).

Sarà che camminano assai, ma i tacchi delle scarpe li ho visti solo nelle boutiques dei grandi magazzini.

Moltissimi uomini e ragazzi portano barbe vistose e curatissime. Ho trovato lo stimolo visivo interessante.

Mangiano sempre, a tutte le ore del giorno e della notte. C’è offerta di cibo in box trasparenti, per essere consumato ovunque. Anche in metropolitana, viaggiando in piedi.

Non ho mai incontrato persone che, uscite da un supermercato, non avessero i loro sacchetti riempiti di cibo già cucinato e pronto all’uso. Forse, in Inghilterra, insieme al bidet, mancano anche i fornelli. Chissà.

Gli inglesi sono molto gentili. Si sforzano di capire la tua terribile pronuncia, non fanno le smorfie, non ti guardano in modo schifato. Bravi.

I Pub sono ameni luoghi anche per chi non beve birra.

Ho assaggiato “Fish and chips” e sono sopravvissuta al fritto, incredibile.

Il Big Ben è in restauro, sapevatelo. Dovrebbero togliere almeno 2 pound dalla tassa di soggiorno solo per questo motivo. Ma ne potete apprezzare la riproduzione fatta di Lego a Soho (vedi foto della galleria).

La City è una spettacolare commistione di architettura, nuovo e antico si stringono la mano creando un panorama unico ed estremamente suggestivo.

Londra è bellissima da girare a piedi, con il naso per aria.

Se volete visitare i musei, fate quello che vi dice la guida: prenotate il biglietto on line, oppure scegliete orari alternativi, le file sono impressionanti.

Ho amato i mercati, tutti, da quelli turistici come Camden a quelli iconici come Portobello a quelli gastronomici di Borough Market.

La prova dell’esistenza di dio si trova al 5 piano di Harrod’s , una targa vi accoglie nello “SHOE HEAVEN”. Se non vi basta, al 6 piano trovate il “SALON DE PARFUMS”. State già cercando un biglietto low cost per Londra, vero?

Le oche e i cigni di St. James, parco adiacente a Buckingham Palace, sono enormi e molto socievoli. Anche gli scoiattoli godono di ottima salute e pure loro non temono il contatto umano.

Una piccola chicca è Litte Venice, atmosfera surreale ed estremamente suggestiva.

L’erba dei parchi è verde Inghilterra e profuma di buono.

La Wilkin & Sons monodose, all’interno del tappo, vi regala un pensiero positivo per farvi iniziare bene la giornata e, devo dire, così è sempre stato.

GOD SAVE THE QUEEN!

Pimpra

INVECCHIARE IN TEMPO DI SOCIAL

Ci penso da un po’ a come sta cambiando la vita di relazione, la socialità, il rapporto tra il singolo e il resto del mondo, a come si diventa grandi oggi, ma, soprattutto, a come si invecchia.

Cerco di non uscire dalla modernità, perché spero, in questo modo, di continuare a capire il mondo anche se, come tutti i “giovani attempati”, molto spesso, il richiamo al tempo passato, a come si stava meglio, arriva a fior di labbra.

Sono presente sui social, mi faccio grandi scorpacciate di foto, di storie. Ho desiderio di capire, di leggere cosa racconta la società dei giovani, di quello che sono stata anche io, qualche anno fa.

Per certi versi trovo la modernità di relazione assolutamente spaventosa. Noi tutti, in potenza, disponiamo di mezzi atti a disegnare delle finestre di realtà “verosimile”, ovvero costruita, immaginata, creata ad arte su quanto noi vorremmo essere. C’è sempre una base di verità, poiché, lo esprime perfettamente il termine stesso “verosimiglianza”, quella siamo noi. Poi c’è la creazione, l’immagine che vogliamo offrire a chi ci guarda.

Facendo un salto quantico alla mia adolescenza degli anni 80, credo si possa far partire da lì l’inizio del culto dell’immagine della persona a discapito della persona nel suo complesso. Ricordo i fenomeni dei paninari e di tutte le categorie di giovani che indossando la loro divisa, facevano parte del loro clan, esprimevano l’appartenenza a una classe sociale.

Ora come allora, l’ambizione anche inconscia, era quella di fare parte del ceto agiato, ovvero di coloro che potevano permettersi di “griffare” loro stessi con gli stilemi del benessere.

Già a quel tempo, benché avessi frequentato il liceo dei fighetti, oggi definibili radical chic, facevo parte di quella parte fluida e non precisamente identificata di giovani che non rientravano di preciso in nessuna delle giovanili classificazioni.

Sin da allora ho amato essere parte per me stessa, mi chiedo se per vero sentire o per necessità ma, tutto sommato, poco importa, fino a giungere, coerente a me stessa, alla mia età adulta.

La riflessione che mi si impone attualmente è come si invecchia in tempo di social, dal momento che, da quanto posso osservare, la “vecchiaia” è la peggio malattia, ha perso tutta l’aura di esperienza, di saggezza e di rispetto che ha rappresentato nei secoli.

Non esiste più la saggezza dei nonni, poche volte ci si riferisce a un Maestro anziano e saggio. L’immagine brucia l’essenza delle persone che, come un buon vino, invece, migliora con il tempo.

Faccio fatica a vivermi con leggera armonia questo passaggio di vita e ho pure un po’ di timore del contesto in cui mi trovo, dato che, come Natura prevede, il mio corpo esprime con onestà il mio percorso di vita, il tempo.

La mente torna ai giovani, a come se la vivono la loro età se, poco poco non rientrano nella categoria di quelli “fighi“, quelli che hanno un sacco di “follower“, quelli con il successo a pixel.

La gioventù è un bacino meraviglioso di potenzialità. Resto positiva e credo che i ragazzi sapranno trovare il loro senso, oltre i like.

Quanto a me, chi può dirlo, è la prima volta che invecchio!

Pimpra

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SESSO E ROBOT

Non è un caso che abbia scelto l’immagine di una donna con il suo sex robot maschio

Metto subito le mani avanti: non è la crisi della terza età. E anche se lo fosse, non ci vedo nulla di male.

Il fine settimana scorso ho partecipato a un’interessante conferenza di presentazione del libro “Sex robot. L’amore al tempo delle macchine“, di Maurizio Balistrieri.

Ci sono andata su segnalazione di un amico filosofo, la cui testa acuta mi piace assai. I ragionamenti ci portano quasi sempre agli antipodi, lui è l’intellettuale io no, ma il bello sta proprio lì.

Non ho pregiudizio alcuno non sapendo nulla dell’argomento, ho solo sentito la notizia molto gossip, rimbalzata sugli organi di stampa, su quel casino al silicone che, poco tempo addietro, è stato aperto a Torino e immediatamente chiuso. Grandissimo scandalo fare sesso con bambole di silicone. Chissà perché, mi chiedo.

Tornando alla conferenza, mi si è aperto un mondo.

Innanzitutto avere di fronte tre (belle) teste pensanti, una giornalista e due filosofi, ha immediatamente stuzzicato il neurone, l’argomento ha fatto il resto.

Perché fare sesso con i robot? E’ bene o male? Costi e benefici, il significato dell’utilizzo di robot nella società moderna e futura, pro e contro, i giudizi morali, i possibili utilizzi terapeutici, varie ed eventuali.

Peccato che la durata dell’incontro sia stata breve, perché il tema meritava di essere sviscerato.

Allora sesso con i robot sì o no? [il libro devo ancora leggerlo]

Come la penso io: ovviamente sì.

Il sesso è un campo semantico che si presta alle derive moralistiche più estreme. Spesso, quando si affronta l’argomento, entrano in gioco le più grandi moralizzazioni, i tabù e tutta quell’architettura di pensieri e comportamenti che mirano ad eliminare la radice più forte del sesso: la libertà.

Se accettiamo che il sesso è espressione naturale di libertà di ognuno (ma dobbiamo avere ben chiaro cosa significhi), probabilmente, l’idea di poter utilizzare anche un robot, non ci farebbe così storcere il naso.

Ma il fulcro del discorso non sta nel mero e pragmatico uso di una macchina. La bellezza del ragionamento, quando hai di fronte due filosofi, è il ragionamento stesso, su più livelli, sui diversi significati di questo uso, sui perché.

A quanto pare la robotica in questo settore è studiata anche per curare patologie sessuali e mi pare un percorso interessante.

Non so come la pensiate voi, da parte mia, credo che ogni avanzamento della tecnologia, specie se tocca aree significative della nostra vita, ci lascia sempre basiti, a volte molto sconcertati e impauriti. Di norma, quel che non si conosce crea distanza, allontanamento cautelativo.

I robot impareranno a pensare e chi verrà dopo di noi dovrà affrontare nuove sfide morali, intellettuali, sociali ma, il progresso tecnologico non si può fermare quindi, invece di essere (quasi sempre) spettatori passivi di quanto accade, è bene iniziare a riflettere in anticipo, per prepararsi e per maturare un pensiero proprio.

Quanto al robot sessuale, pare che allo stato attuale il costo si aggiri attorno ai 6.000 euro per un modello di buona fattura, dico questo: mi accontento dei sex toys.

Ma, non vedo l’ora mi propongano a prezzo accettabile il robot casalingo, quello che si occupa delle faccende e di cucinare. In quel caso è sicuro che correrei in banca per accendere un mutuo ed affrontare la spesa!

Per approfondimenti seri sull’argomento sex robot, leggete l’interessante articolo di Pierpaolo Marrone (filosofo) qui . 

Pimpra

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