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ABBRACCI SOTTO IL CIELO STELLATO.

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Sarà capitato a tutti voi di avere un museo o un’attrazione turistica nella vostra città e non averla mai visitata. Ecco io sono tra questi.

Lo stesso, devo dire, mi è accaduto con l’amato tango. Per troppi anni ho bypassato un Festival di tutto rispetto a un’ora di viaggio da casa. Errore madornale.

Il Festival di Lubiana è giunto oramai alla sua 13° edizione, raggiungendo una qualità nell’offerta studio e nella parte ludica delle milonghe davvero alte.

Mi ci hanno portato due amici, ieri pomeriggio, costringendomi ad abbandonare la sana mestizia domenicale novembrina, copertina e gatte, facendomi indossare le amate scarpette.

GRAZIE Amici.

Direi la pomeridiana perfetta.

Arrivi in una sala meravigliosa che ti accoglie dentro una volta stellata che ti emoziona immediatamente. Saranno le stelle, il pavimento di legno, l’atmosfera che vibra di buono e, immediatamente, il buon umore sale al volto, contagia il corpo e sorridi.

Se un tanguero/a sorride con l’anima, il suo tango non può che essere felicemente contagioso e, di coppia in coppia, cresce spontanea quella vibrazione buona che si espande, la musica, di suo, la raccoglie e ci gioca.

Ho ballato dalla prima all’ultima tanda, senza fare fatica, senza dover mettere in gioco astuzie da giaguara, è stato tutto semplice, naturale. Per me e per gli altri.

Mi chiedo sempre quale sia la profonda magia, quel particolare mistero del tango che fa sì che, dentro un abbraccio, le cose fluiscano semplici e pulite.

Oggi credo si tratti di “affinità energetiche”, di quel livello di “vibrazione” che ogni essere umano ha e che porta dentro il suo abbraccio, dentro il suo tango. Per vibrare, come le corde di uno strumento musicale, anche il contenitore che ci ospita, il luogo fisico, hanno molta importanza.

Allora, prendiamo nota, l’anno prossimo, un fine settimana di novembre, potrà regalarci meravigliosi abbracci sotto il cielo stellato del Festivalna Dvorana.

Un grande plauso a Jania e a Primoš per il grandissimo lavoro.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

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DI TANTO IN TANGO. AMARCORD, LA MARATONA DA LECCARSI I BAFFI!

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Ci pensavo e mi chiedevo, con tutta l’offerta di gozzoviglio tanguero, per tutti i gusti e per tutte le tasche, perché – invece di esplorare il mondo –  torno sempre negli amati luoghi?

Amarcord è una tappa annuale di quelle che non voglio perdere. Anzi che non posso perdere. Annovero questa maratona tra quelle in cui mi sollazzo maggiormente, sia in termini di socialità, sia in termini di abbracci scambiati, di sorrisi dati e ricevuti e di piacevolezze da mettere sotto i denti.

Perché mai dovrei cambiare?

C’è una magia tutta speciale a Bologna, come l’aceto balsamico sul pezzettone di Parmigiano Reggiano, come il tortellino nel brodo, per dire. Un abbraccio largo, inclusivo e sorridente che è poi quello che cerco nel mio girovagare tanguero.

Mi piace che, quando ti rivedi o ti vedi per la prima volta, permanga quella gioia allegra di condividere tango e non solo.

Amarcord garantisce questa atmosfera, questo mood particolare che lambisce di sé tutti i partecipanti.

Mi vien voglia di dire che si tratta di una maratona “adulta” perché sa bene quale è la sensazione che vuole dare, sa esattamente quale è il colore emotivo che cerca e, di anno in anno, tutto questo cresce, si espande e noialtri fortunati tangueros ne godiamo a piene mani.

Oggi è lunedì, c’è lo scirocco, fa troppo caldo per essere quasi novembre eppure, sorrido dal profondo.

Grazie Fabio e Antonella che ci mettete il cuore e avete reso possibile un’altra magia!

Pimpra

DI TANTO IN TANGO. Curve pericolose (post semiserio per soli uomini)

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Cari Giaguaroni sono sicura che anche voi, quando affrontate una pista da ballo, vi fate prendere da qualche legittima psicopaturnia che, di norma, è affare di noialtre.

Amici cari, noi donne vi cantiamo in coro un bel WELCOME! 😀

Come abbiamo più volte avuto modo di dibattere, l’invito nel tango argentino segue regole di trascendenza. Ovvero: NON SI SA, PERCHÉ’ SI’, PERCHÉ’ UNA VOLTA SI’ UNA VOLTA NO, PERCHÉ’ NO.

Inutile addentrarci in un territorio ostile e assolutamente mobile come quello del libero arbitrio dell’umana gente. Non ne verremmo fuori con una soluzione una che possa regalarci benessere dello spirito. Per tale ragione, con il consueto pragmatismo che mi contraddistingue, vi spiffererò alcuni segreti.

COSA PIACE A NOI DONNE.

Cosa ci piace trovare in un ballerino, cosa, il più delle volte, fa pendere la nostra scelta verso quella mirada e non altrove.

Premetto che quanto scriverò è frutto di brainstorming femminile, di chiacchiere da spogliatoio, di bisbigli sussurrati a fior di labbra. Comunque rimane un canovaccio interessante su cui poter riflettere e… imbastire le dovute strategie di approccio.

Dividiamo il macrosistema in tre aree tematiche: il corpo, l’energia, ciò che si vede- la prima impressione.

L’essere umano in 7” decide se qualcosa o qualcuno gli va a genio sicché…

IL CORPO.

A dispetto di quanto si è sempre ritenuto, fuori da letto, se si balla il tango, la ballerina apprezza molto la gaia accoglienza di un ventre non scolpito da addominali. Che scritto da me sembra quasi una bestemmia, io che sono la sacerdotessa dell’addominale traverso, ma tant’è.

L’uomo panzuto è molto piaciuto in milonga. Sappiatelo miei prodi, accarezzatevi la panzotta e porgetela al meglio alla vostra dama. Che vuol dire siate accoglienti, morbidosi, un sofà su cui è tanto tanto piacevole sfiorare il corpo.

I palestrati, invece, quelli tutto muscoli e tutto nervi facciano attenzione che il loro abbraccio non si trasformi in una morsa letale, una presa a strozzo, dove il muscolo guizzante stringe invece che accarezzare. Fate attenzione.

Altezza è mezza bellezza. Di solito è così, ma la democrazia del tango predilige e privilegia le altezze medie. Il perché è presto detto: maggiore facilità nel dare/ricevere l’abbraccio, radicamento di solito più efficace. Quelli molto alti devono, per forza di cose, essere molto bravi per gestire ballerine tanto più piccine e lavorare su un asse che si sviluppa in molti cm di altezza. Il discorso vale se ballate nel bacino dell’Europa centro sud. Se Salite al nord, o vi spostate a est, il discorso inverte polarità, colà sono tutte/i molto (più) alti.

Evitate di invitare una donna se siete bagnati come il mocio vileda. Fate schifo così “ciumbi” di sudore, cambiatevi, profumatevi e ASCIUGATEVI SEMPRE LA FRONTE. A nessuna di noi piace fungere da grondaia della vostra traspirazione.

L’ENERGIA

Qui si apre un mondo. Per definizione, il tango è una disciplina in qualche modo assolutamente anarchica, nel senso che, nato come ballo popolare, continua a prendere vita e a trasformarsi a seconda della linfa trasmessa dai ballerini. L’energia del singolo e della coppia  è fluida anch’essa e mobile come il tango.

In senso assoluto credo che la cosa che ci risulta più appetibile, interessante è avere sentore dell’energia che quel ballerino offre, come sua cifra stilistica. Ad alcune piace un’energia morbida, coccolosa e soave, altre prediligono la verve, la sfida allegra, energia più vivace. E’ sempre questione di gusti.

Da donna, mi permetto di esprimere un solo concetto: siate voi stessi, esprimete  – in verità – ciò che siete, non scimmiottate altri, non modificate la vostra intima natura. La vostra estimatrice c’è, c’è sicuramente.

CIÒ CHE SI VEDE- LA PRIMA IMPRESSIONE

7”.

Sono decisamente pochi ma, se lo sapete, potete cercare di gestirli al meglio. Di più non aggiungo, ma “uomo avvisato, mezzo salvato”.

E adesso… TUTTI IN PISTA!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

LE VIE DELL’AMORE

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Lo stupore che ogni volta mi prende quando riesco ad intravvedere i fili sottili che legano le contingenze, i fatti che accadono, ai destini delle persone.

Una storia a lieto fine nasconde un significato molto più profondo della gioia che ha procurato la risoluzione positiva della ricerca di un bene molto prezioso per colui che l’aveva smarrito.

Una donna, la protagonista della storia, ha inconsapevolmente posto fine al tormento affettivo di un altro essere umano che, da giorni, cercava il suo beniamino smarritosi.

Una telefonata e l’esito finale di una ricerca che ha sollevato l’animo del diretto interessato e di coloro che, empaticamente, seguivano da vicino la vicenda.

La ricompensa, in danaro, consegnata come da premesse a una persona che nulla ne sapeva.

E qui, si scorge, come per incanto, quel filo di senso, quel messaggio che le persone che elargiscono Amore, ad un certo momento, ne diventano destinatarie. La nostra protagonista si è vista consegnare una somma che arriva come una piccola benedizione, ma, l’incredibile è qui, la riceve in un giorno per lei denso di ricordi, di dolorosi ricordi.

Un amore che si spegne, rapito dalle ali del destino, una vita da ricostruire dentro mille difficoltà, senza però perdere mai quello spirito pulito e pronto al dono, all’aiuto, mettendosi sempre a disposizione.

Non è un caso se il dono arriva esattamente il giorno in cui la triste ricorrenza torna alla memoria del cuore. Non è un caso.

Un sorriso dolce e schivo che si illumina, pur mantenendo negli occhi quel velo di tristezza per quell’amore che non c’è più. Quell’amore che oggi, ha trovato modo di palesarsi in una ricompensa, meritata, per il bene donato con generosità e modestia.

Imparo, da queste piccole storie di vita, che la mano allungata per aiutare è destino che si riempia, inaspettatamente, in un pomeriggio caldo di un mese di agosto qualsiasi.

Queste sono le vie dell’amore. Percorriamole, donare è un modo  per accarezzare il mondo e renderlo più bello.

Pimpra (so sweet)

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CICCIONE E LA SUA AVVENTURA A 4 ZAMPE

Lui si sta preparando, la nostra casa messa sotto sopra: borsoni, valige, spesa ovunque, l’umano va in vacanza. Succede sempre in questo periodo dell’anno. Mi preparo a passare dei giorni in solitudine, ma a me che mi frega, ci sono abituato. Dormirò di più, fa troppo caldo per la caccia.

Arriva una nuova, non l’ho mai vista. Anche questa è procedura: un umano/a che provvederà ai miei bisogni di crocchette, acqua, pulizia igienica dei miei spazi. Questa, però, la vedo strana, perché non mi tocca? Lo fanno tutte! Perché non tenta di baciarmi, di accarezzarmi la pancia, di prendermi in braccio? Lo fanno tutte, di solito! Mah…

La porta si chiude, l’umano se ne va. La casa è tutta per me.

Mi rilasso, dedicandomi alla mia attività preferita: oziare nei luoghi della casa più idonei al singolo momento della giornata.

La porta si apre, è quella strana lì. Riempie le crocchette, cambia l’acqua, pulisce i miei bisognini ma… che fa? Apre la finestra per arieggiare? Ottima idea, quasi quasi mi ci affaccio e prendo il fresco.

La porta si richiude. Resto ancora alla finestra a godermi il panorama e l’arietta.

Adesso basta, voglio riprendere il mio ozio rilassato sul divano ma… com’è? La finestra è chiusa? E io come rientro? resto tranquillo, aspetto, tanto poi tornerà… è particolare davvero quella lì…

Passano 15 ore e mi sono stancato di aspettare, non succede nulla! Poi fa caldo, c’è il sole, vado a cercare riparo ma… dove?

Così inizia l’avventura del 4 zampe più famoso di Trieste nella settimana di ferragosto 2018. Un gatto che, inavvertitamente chiuso fuori casa dalla “badante”, ha cercato di sopravvivere alla meglio.

Ha avuto fortuna, Ciccione, perché, nel suo peregrinare alla ricerca di cibo e acqua, non è stato investito, non è stato rapito, non è stato aggredito da cani, non è stato avvelenato.

10 giorni di vita allo stato “naturale” che, per un animale domestico, equivalgono a una dura prova di sopravvivenza.

Poi c’è stato un incredibile tam tam mediatico, la ricompensa per invogliare alle ricerche, la solidarietà di tante, tantissime persone e poi c’è stata la famosa “botta di culo” perché se uno è bello, nella vita, è fortunato assai.

Una signora, guardando dal balcone di casa sua, ha notato uno splendido gattone, sono io Ciccione! e, senza nulla sapere di lui, delle ricerche in corso, della ricompensa per il suo ritrovamento, ha contattato il Gattile della città che ha avvisato subito il padrone.

Sono stato molto fortunato, lo so bene!, so di essere bello in modo impossibile, so di essere amato da tantissimi, dal mio umano e da una umana specialissima che mi ha allevato quando ero un adorabile cucciolino… embè, sapete che vi dico? Stavolta mi è andata molto bene!!!! Sono felice mi abbiano ritrovato però… voi umani … state attenti, preoccupatevi -con anticipo!!!- di trovare chi si occuperà di noi, gatti, cani, canarini, conigli, e ogni sorta di animale che vi tenete in casa, quando dovete andare in vacanza, verificando se il/la badante a cui ci affidate è a sua volta affidabile!

La vita è bella, lo so bene!, quindi vedete di non rovinarcela e rovinarvela! Non siamo giocattoli, siamo un pezzo della vostra famiglia, ricordatelo sempre!

Una zampata affettuosa a tutti i miei fan!

Ps: siccome sono famoso assai e me ne vanto, per i gattografi, contattate il mio umano! Anche oggi sono sul giornale locale… così per dire!

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Ciccione

(intervistato da Pimpra)

CARTOLINA DALLA SICILIA

E’ stato amore a prima vista o, meglio, a prima sensazione. La Sicilia è entrata come se fosse stata sempre lì.

E’ una terra forte, tosta, con una grandissima personalità, per molti, ma non per tutti, proprio come piace a me.

Difficile scegliere quali sono stati gli aspetti più emozionanti dell’esperienza e raccontarli, poiché arrivare sull’isola, coinvolge, immediatamente, tutti i sensi.

La naturale e raccolta bellezza delle Egadi, da cui il mio viaggio è iniziato, in quella piccola e accogliente Marettimo che, da subito, ha offerto il meglio di sé in termini di clima, natura, ospitalità e, ovviamente, ottimo cibo.

I miei occhi sono abituati a mare e cielo di una città costiera, però, vi assicuro, il blu straordinario del Tirreno riflesso dal cielo è un colore pantone tutto suo.

Marettimo vibra di natura. Dal mare al trekking si può scegliere di dedicarsi ad attività all’aria aperta. Aria, che meraviglia, l’isola ne è sempre lambita. Per me che sono triestina, come un segno di riconoscimento di una terra, in qualche modo, affine. Senso di casa. La casa delle vacanze.

Con i barcarloli ci si accorda per circumnavigare l’isola, vale la pena, grotte ed insenature naturali sono puro godimento. I sub ci vanno a nozze. Non serve affannarsi a prenotare, ci si presenta al molo vecchio e qualcuno disposto a portarti, si trova sempre.

Le parole magiche sono: relax, stai sereno non c’è problema.

Il cibo merita una menzione speciale.

***

I MIEI INDIRIZZI:

La colazione al “Caffè Tramontana“, è un must: panorama vista mare, cornetti alla crema di pistacchio, ottime granite e il cocktail analcolico alla frutta. Da provare.

I pranzi serali che più mi hanno conquistato quelli del ristorante “Al carrubo” cucina semplice ma saporita, porzioni adeguate e prezzi modici.

L’aperitivo dei più giovani, musica compresa, si fa al bar “La scaletta” si cena pure, anche se io non l’ho fatto ma me ne hanno parlato bene.

***

La Sicilia calda che vibra forte di terra, di quella energia della Madre, l’ho incontrata a Palermo.

Una città che ho sentito accogliente e mai mi ha dato segno di essere violenta o pericolosa. I cittadini la amano di un amore grande e sofferto, in cui le piaghe di un passato sempre presente, hanno lasciato profonda impronta di sé. Il cambiamento però, si percepisce, sale agli occhi parlando con le persone che, fiere della loro terra natia, la vogliono difendere e preservare da certi vecchi modi, da vecchie abitudini.

Palermo è una città giovane e volonterosa, offre, agli occhi dello spettatore, scenari architettonici di rara bellezza. Ho amato infinitamente passeggiare nel centro storico, godere del mix di stili che hanno scritto la storia della città, della sua gente.

Grazie a Manifesta 2018 ho potuto visitare palazzi che, in taluni casi, di norma sono chiusi al pubblico,  godendo di mostre d’arte contemporanea che – sovente-  raccontavano di come si è arrivati al melting pot attuale della città.

Palermo è città dell’inclusione. Tutto lo esprime, dai negozi ai mercati, alle coppie miste che si tengono la mano per strada. Non ho mai percepito ostilità e chiusura nei palermitani, forse perché abituati da sempre ad essere una garza che filtrava e tratteneva a sé le popolazioni in arrivo dal mare.

Palermo mi ha abbracciata, facendomi sentire a casa. Indimenticabile la serata trascorsa sul terrazzo di un attico, nel pieno centro della città, invito inaspettato di una amica palermitana che ha aperto l’uscio di casa sua a una tribù di tangueros della penisola. Aprire casa, accogliere, il culto dell’ospitalità, sono temi e sfumature tipicamente italiane, specie al Sud. Cuori caldi, accoglienti con il piacere dello scambio del sorriso regalato dal bottegaio del mercato che, visto che sei “straniera” (per la cronaca stavolta mi hanno dato della tedesca) ti regalano i loro prodotti che così ti porti un po’ del sapore della loro terra anche a casa tua.

Per conquistarmi non ci vuole molto, sono una sentimentale, ma posso dire di avere viaggiato e di saper riconoscere la sfumatura che rende un paese più ospitale di un altro. La Sicilia lo è senza dubbio alcuno e ti scrive dentro.

La Sicilia lascia i suoi colori, il rosso dei suoi pomodori che potrebbe diventare “pantone pomodoro di Sicilia” tanto è bello, la Sicilia lascia i suoi sapori forti, intensi, letali perché, una volta a casa, non te ne liberi più e li cerchi ancora.

Sono a casa, nella mia piccola Trieste, eppure, ancora, ogni giorno la mente torna lì, a un amore grande che vive troppo lontano.

I MIEI INDIRIZZI:

Ho dormito al B&B Stupor Mundi, Danilo e Carmen offrono un soggiorno che non si dimentica. Le camere sono tutte diverse ma è durante la colazione che si vive una bellissima esperienza sensoriale.

La granita più buona da Costa, molto bello anche il locale. Buona anche da Cannoli & Co.

Ottimo il gelato di Gelateria Ilardo, però a Palermo sono proprio bravissimi con il gelato.

Cibo fritto da U Vastiddaru  . E in mille altri posti per strada.

Innamorata del Palazzo Forcella de Seta .

Piaciutissimo il mercato del Capo.

Emozionante la chiesa di Santa Maria dello Spasimo.

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. TANGOFEST PALERMO

Sapevo di avere un conto aperto con Palermo.

Dovevo andarci tre anni fa, invece, per alterne vicende, ho rimandato l’appuntamento a quest’anno.

Ci sono arrivata carica come una molla perché l’amorevole accoglienza siciliana mi ha graziata pochi giorni prima regalandomi dolci abbracci, cannoli e pesce spada nella bellissima Marettimo in tango. Come a dire che il mio viaggio tanguero siciliano è iniziato sicuramente sotto la protezione di Santa Rosalia.

Dopo due giorni a prendere confidenza con la città, lasciandomi pervadere dalla sua maestosa intensità, di cui vi racconterò nel prossimo post, dal giovedì alla domenica, ho partecipato al TangoFest di Palermo.

Festival= sinonimo di TANTE PERSONE, tangueros di ogni dove (WOW!), nessun bilanciamento vero o presunto tra uomini e donne, quindi TANTISSIME donne.

Non partecipavo a un festival dal lontano 2015, nemmeno a quello di Parenzo che pure è dietro casa e, confesso, non ricordavo certi dettagli.

A parte avere sofferto, a volte pesantemente, lo squilibrio dei sessi, porto a casa sensazioni straordinarie.

Innanzitutto trovo ammirevole il sogno che sta alla base di un evento del genere, ovvero quello di offrire alla comunità tanguera europea la città di Palermo per farla conoscere e amare.

Ho ballato nella location più straordinaria che mi sia capitato di vedere fino a d oggi, in quella chiesa dello Spasimo che ha rubato il cuore di tutti noi, vibrando di una energia che veniva scambiata tra i nostri abbracci e la struttura rinascimentale, in un sodalizio che cresceva nei giorni.

Il piccolo, immenso miracolo di Tangofest è proprio questo dono enorme offerto a tutti affinché gli occhi e i cuori potessero leggere l’intensità, il desiderio, l’amore dei palermitani per la loro terra, a dispetto di tutti i luoghi comuni affibbiati alla Sicilia.

Tangofest vale sicuramente il viaggio, non fosse per godere delle pomeridiane da urlo. Confesso di essere stata così tanto appagata dai lunghi pomeriggi di ballo da non sentire il bisogno di continuare anche la notte, ma questa è storia solo mia.

Organizzazione impeccabile: lezioni con professionisti di livello internazionale, tj set straordinari. Tutto considerato, non deve essere affatto facile gestire due diverse location, lezioni, milonghe e quanto altro ancora ruota attorno a un festival del genere.

Da parte mia, massimo plauso ai due sognatori, Marianna e Alfredo e a tutti i loro Amici e staff per aver dato il loro cuore, la loro passione, tutta l’energia e gli immancabili sorrisi ed averci servito un festival che portava tutto il sapore della loro magnifica Palermo.

Ci ho lasciato il cuore, l’anno prossimo torno a riprenderlo.

GRAZIE ❤

Pimpra

PS: messaggio per i ballerini palermitani: in 4 giorni di festival ho ballato con 2 palermitani, 2 trapanesi. Allora direi che dovete rimboccarvi le maniche e invitare anche le ballerine italiane/non siciliane, anche quelle dai 40 in su, e quelle con le quali non avete ballato mai. Che siciliani siete sennò? 😀

 

MI RIMBOCCO LE MANICHE

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Che bella sensazione svegliarsi al mattino e sentirsi leggera. Non perché ci sia stata una qualunque forma di calo ponderale, peraltro molto gradita!, ma perché la “torvezza” si è dissolta.

TORVEZZA= stato d’animo pesante, negativo, in cui tutto scolora verso il nero pece. Sorriso spento, sguardo duro e imbronciato, modi indolenti se non sgarbati, nervosismo manifesto. Carattere insopportabile.

Le mie amatissime Gattonzole, esseri superiori connessi alle Energie del cosmo, hanno immediatamente percepito il cambio, si avvicinano di più, inondandomi di caloroso affetto, procurandomi una sensazione meravigliosa.

Cambiare la vibrazione è tutto. Perché cambia completamente l’orizzonte. Sembra impossibile, ma è così.

C’è tanto da spalare ancora ma lo faccio con una speciale allegria perché, sotto la terra, sono certa scoprirò qualcosa che mi piacerà assai. Non dico un tesoro, ma qualcosa di piacevole o interessante.

Con questa sensazione positiva addosso vado a prendere il caffè e mi si posa lo sguardo sorridente di un avventore che ricambio a mia volta con un sorriso. Non è storia di seduzione, semplicemente, se l’atteggiamento è solare e aperto anche la persona lo diviene e c’è chi se ne accorge rimandando la stessa cosa.

Sono così tanto leggera (dentro) che, contro ogni ragionevole dubbio, ho deciso di comprare un nuovo costume da bagno, cosa che non faccio da 5 anni circa perché, nella mia testa, la prova costume non è mai superata.

Se non è ottimismo questo!

MORALE PER TUTTI: rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di … vibrare di buono!!!

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AI MIEI GUERRIERI

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Ho tantissimi Amici che stanno combattendo.

Non si tratta di battaglie fatte con le armi, si tratta di quelle fatte con il cuore e la forza di volontà, con il desiderio di uscire da situazioni difficili, con la volontà di riprendere – gioiosamente – le redini della propria vita.

C’è molta umanità intorno, ci sono ancora esseri umani che hanno un cuore enorme e che sono capaci delle cose più grandi, delle imprese più improbe, di scalate impossibili.

Sono intorno a me.

La loro forza mi infonde coraggio e determinazione per le mie battaglie, per i miei ostacoli da superare, per la mia visione del limite.

Ecco, questo “limite” che, troppo spesso, decidiamo di mettere davanti ai nostri occhi, è in realtà un paravento al nostro agire.

Non abbiamo limiti se desideriamo fortemente raggiungere un obiettivo, modificare una situazione ostile, o, semplicemente “evolvere”.

Questa attitudine cosciente e creativa, consapevole della intrinseca forza è sempre legata alla determinazione e non ci rende duri, freddi, in atteggiamento di difesa verso il nostro prossimo, ma, al contrario, aperti, solidali, pronti allo scambio.

Tutto questo mi stanno insegnando i miei Guerrieri, e porto la loro voce nella mia vita quotidiana, ricordandomi che la ferita guarisce e la pelle si fa più forte. Che il bello porta con sé anche una parte di brutto e che gli occhiali con cui guardiamo la realtà possono essere cambiati, sostituiti.

Concludo con un bell’urlo gioioso : STICAZZI OLE’!

Mi rimbocco le maniche e via!

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. MA DOVE SIETE FINITI?

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Ci sono luoghi del cuore. Luoghi che ami perché hai vissuto emozioni bellissime, hai trascorso momenti memorabili, indimenticabili.

Ci sono luoghi che nascono per rendere felice chi li frequenta, per accoglierlo, per fargli godere del respiro della natura, del mare, del cielo stellato sopra di noi, della bora d’estate che scompiglia i capelli e rinfresca la pelle.

A Trieste questo luogo c’è e, ogni anno che passa, viene celebrato con migliorie strutturali che lo rendono più bello e accogliente.

Il personale che vi lavora lo è. Gentilezze per gli ospiti: farmi trovare il succo di pompelmo amaro, come avevo chiesto, che non posso più bere alcolici.

Questo luogo si chiama Cantera e si trova nella splendida baia di Sistiana. Non fosse che siamo a Trieste e noi triestini siamo i peggiori marketer territoriali di chiunque in Italia, potremmo sentirci dentro a un sito di sarda bellezza.

Ieri sera ero lì, armata di ogni migliore intenzione, desiderosa di ballare il mio tango sotto la luna, baciata dalle stelle con la brezza a scostare l’orlo della gonna… invece…

Dove siete finiti?

Fino a qualche anno fa il Cantera era luogo affollato di tangueros provenienti da tutta la regione, dalla vicina Slovenia e Croazia, dal Veneto e addirittura dall’Emilia Romagna.

Cosa è accaduto, Amici Cari, per cui nelle vostre peregrinazioni, bypassate questo luogo assolutamente magico, preferendo dirigervi in altri dove, sicuramente meno belli, meno accoglienti?

Come diceva il grande poeta Umberto Saba

“(…) Trieste ha una scontrosa

grazia. Se piace,

è come un ragazzaccio aspro e vorace,

con gli occhi azzurri e mani troppo grandi

per regalare un fiore;

come un amore

con gelosia. (…)” 

Amici tangueros, tornate a trovarci. Scambieremo abbracci, sorrisi e sudore di fronte al mare, baciati da dolci refoli di bora, cullati dalle note del nostro amato tango.

Pimpra

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