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CRONACHE DALLA PALESTRA

“Maggembre” è quasi concluso, il clima è rimasto fresco, piove che nemmeno ai tropici, il cambio di stagione in stallo. Interregno nell’armadio, e stato di fastidiosa anarchia: mezza roba invernale, qualche citazione più primaverile. Le scarpe: un dramma.

Di buono c’è che pure la malefica prova costume è ancora distante e, quindi, il fato meterologico permette di correre ai ripari. In senso letterale.

La palestra è piena, una fascia ampia di adepti che, con sudore e fatica, cercano di rendere la carrozzeria più presentabile. In verità “più presentabile” per gli over 40, gli altri, invece, possono ancora dilettarsi ad aggiungere optional.

Per tutti, fatica.

Mi presento puntuale dopo il lavoro, più o meno alla stessa ora, nelle stesse giornate e, con me, un gruppetto eterogeneo di persone dei due sessi. Quelli a me coetanei, poveracci, sono piuttosto mal messi: adipe, fisici collassati, dove, l’impietoso scorrere del tempo, ha lasciato traccia profonda. Ci sono le eccezioni, i meritevoli (uomini e donne) che hanno faticato sempre, costruendosi fisici notevoli che il tempo ha solo minimamente segnato, di solito limitandosi a rigarne i volti.

E poi ci sono loro, la beata gioventù. Osservo le ragazze nello spogliatoio prima di entrare in sala, mentre controllano se la biancheria disegna correttamente quel delicato “non vedo ma immagino” sotto le guaine affusolate del loro leggins, strizzano i seni acerbi in bralette coordinate, sistemano le chiome, il lucidalabbra, smartphone alla mano, sono pronte ad affrontare l’allenamento, più di sguardi che di sollevamento pesi, ma tant’è.

Mentre frusto la mia volontà a non cedere sotto la super serie di addominali, mi diletto ad ascoltare i discorsi dei giovani virgulti, a guardarli mentre cercano di capire se e come è cresciuto i bicipite, ad alzarsi la maglietta per mostrare all’amico quanto è bella la loro “tartaruga” . Non smettono di guardarsi, commentando i loro progressi, esibendosi in una serie infinita di banalità in campo alimentare che, a volte, vorrei prenderli a testate.

Invece resisto, io faccio parte della guardia dei dinosauri, e quando metto piede in sala sudo, divento paonazza sotto sforzo, il cellulare lo guardo solo per vederci gli esercizi della scheda, non telefono agli amici e, tra una ripetuta e l’altra, cerco di respirare. Evito accuratamente di individuare la mia immagine nello specchio che quello che ci troverei fa a pugni con la media dei presenti.

E poi arrivano loro, quelle giovani e belle, e senti che la sala pesi trattiene il respiro, i ragazzi aprono il petto, gonfiano i bicipiti per far vedere quanto sono grossi, fanno le facce come a dire “Non mi sono accorto che sei entrata, sai” per poi sdilinquirsi quando Lei se ne va senza degnarli di un solo sguardo, come fosse una gatta, a coda alta e naso all’insù.

Una stilla di sudore mi imperla la tempia, l’asciugo e finisco la mia serie. Forse quest’anno arriverò preparata alla prova costume. Forse…

Pimpra

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MONDO PICCOLO

Nel mio peregrinare porto sempre con me l’odore di salmastro, le raffiche del mio vento di nord est, lo specchio argentato del mare. Un luogo senza il canto ritmato della risacca è come se mancasse del respiro e della vita.

In macchina sul far dell’alba, per raggiungere la campagna, per me come andare alla scoperta del nuovo mondo. Mentre macinavo i troppi chilometri che mi separano da qualunque destinazione non sia un generico est, cercavo di immaginare cosa avrei trovato, una volta a destinazione.

Ho sempre amato la campagna, ma quella che porto nel cuore è sempre molto triestina, una campagna a due passi dall’alto Adriatico a un tiro di schioppo dalla terra rossa del Carso.

La grande casa gialla mi accoglie come una donna dal seno prosperoso e i fianchi larghi, con il grembiule da cucina mentre sta tirando la pasta. Parcheggio e respiro immediatamente un’aria che sa di buono, di cose che nel mio quotidiano ho perso oppure, semplicemente, dimenticato.

Ci sono papaveri che costeggiano le strade del borgo, un piccolo miracolo per i miei occhi di cittadina abituati ai riconoscere solo le sfumature di grigio asfalto. Mi sembra di doverli proteggere tanto sono belli, e più di una volta ho sbandato tanto ero presa a rimirarli.

L’erba è alta, ha una sfumatura di verde quasi trionfante. La pioggia intermittente di questi giorni è la sua cura di bellezza più efficace.

Comincio a sentirmi a casa, in questo spazio aperto, nel casolare che mi accoglie con la sua storia centenaria raccontata dai muri di argilla. Qui il cellulare si prende una pausa, per mettere in pausa me e non riceve il segnale.

La campagna chiama, pretende attenzione, vuole essere guardata, scoperta, amata come merita. Non posso smettere di sentirmi viva. Nelle parole del maestro che mi insegna come usare la reflex, perché poi, quella terra lussureggiante, florida, timida e melanconica, andremo a fotografarla.

Guareschi ci racconta della Bassa e della sua gente, dell’animo contadino e ruspante di Don Camillo e Peppone e la nostra macchina fotografica ripercorre quei luoghi traducendoli nel presente.

Alla sera, davanti alla stufa, il fuoco riscalda la luce della stalla dove, anche la voce calda dallo spiccato accento parmigiano, così morbida da infondere di vibrante emozione le parole di Guareschi, ci accompagna alla scoperta di un mondo antico che vive immutato nel cuore di questa speciale parte di Emilia.

Ho gli occhi carichi di bellezza, di campagna, di casolari, di argini di fiume, di fiori di campo, di nuvole che si fanno belle e giocano rovesciandoci addosso secchiate d’acqua. Ma è tutto un ridere, correre in macchina, scansare l’ombrello, bagnarci come si faceva da bimbi, con allegria e innocenza.

Non sono ancora capace di raccontare con le mie immagini questa bellezza, e pure le parole mi fanno difetto per esprimere il calore di chi mi ha accolto ed ospitato.

Se potete, regalatevi questa esperienza. Qualcosa dentro di voi riprenderà a vibrare, forte, di buono.

Questo è il mondo piccolo: strade lunghe e dritte, case piccole pitturate di rosso, di giallo e blu oltremare, sperdute in mezzo ai filari di viti
(G. Guareschi)

Pimpra

Il luogo sede del workshop fotografico lo trovate qui oppure qui

NE VALE LA PENA?

Stamane maggio si è presentato con l’abito svolazzante a fiori con il quale siamo abituati a riconoscerlo a braccetto di un tiepido sole che ha fatto capolino dopo giorni di umido grigiore.

Scivolare per le strade in scooter, percependo i sottili aromi che erbe, alberi, gemme fiorite rilasciano nell’aria, mi mette sempre il buonumore.

Il cavallo d’acciaio ha bisogno del suo fieno liquido e mi fermo alla pompa di benzina. Mi serve Luca, un ragazzone alto e muscoloso, già abbronzato per le lunghe ore trascorse all’aperto. Ha gli occhi azzurri come una piscina, oggi particolarmente liquidi.

“Sei stanco Luca? Ti sei allenato tanto?”

“No, non è quello, è un periodo giù”

“La tua compagna fa la matta?” affermo scherzando, inconsapevole di aprire il vaso di Pandora.

“Se finisce male ho chiuso”.

“Ma che dici mai? Sei giovane, non puoi chiudere all’amore”.

“Lei è la donna che ho sempre cercato. Non ci sono dubbi. Se va male, ho chiuso per sempre”.

L’ho esortato a pensare positivo, illudendolo e illudendomi che l’amore vince sempre su tutto.

Nella nostra esistenza troviamo un “ne vale la pena?” e noi lo siamo per qualcuno?

Sembra una banalità ma forse non lo è.

Quante volte ci accovacciamo in una comfort zone che ci allontana dai sapori pieni della vita?

Il pensiero che mi ha ispirato la sosta benzina di oggi è questo: estirpare le mie comfort zone e scoprire quello che succede.

Sticazzi.

Pimpra

ETDS 2019. E.’ T.UTTA D.ROGA S.ANA (cit.)

E’ la prima volta che mi capita di partecipare a un evento che preveda una sfida a colpi di ingegno poetico con tanto di pubblica premiazione.

Il titolo del post riproduce la sagace lettura dell’acronimo ETDS dell’amica Gloria Miccolo, vincitrice dell’agone. Mai definizione fu più appropriata per delineare i tratti della sostanza psicoattiva che prediligiamo in moltissimi: il tango argentino!

Simona e il gruppo di Spazio Tango Bologna, anche per questa ottava edizione, ci hanno deliziato con il loro irriducibile senso di accoglienza e di humour.

Prima di ritirare il braccialetto alla reception, passi davanti a una postazione allestita per il selfie d’ordinanza, munita con tutti il necessario: da cappellini marinareschi ai baffi, financo il boa di piume colorate e la parrucca rosso fiamma. A Bologna si vive di gaiezza e questa traspare in ogni centimetro di spazio e in ogni atomo d’aria che si respira.

Oramai sono di casa, apprezzo la bella location sui colli bolognesi, la comodità di scendere dalla camera e ritrovarsi pronti in pista. E poi adoro tutti gli emiliano romagnoli (che per me non c’è differenza, non vogliatemene!), perché sono amorevoli e aperti e favoriscono la nascita di un’atmosfera piacevole e rilassata.

E’ finita da poche ore e già mi diverto a pensare cosa inventeranno per la prossima. Mi sa che la sfida a colpi di versi, anagrammi, endecasillabi è piaciuta così tanto che… siamo già pronti con la penna in mano per la prossima sfida!

“Infinity love edition” continua nel ricordo delle belle tande che sono state e il lunedì inizia con un sapore molto più dolce.

Pimpra

SESSO E ROBOT

Non è un caso che abbia scelto l’immagine di una donna con il suo sex robot maschio

Metto subito le mani avanti: non è la crisi della terza età. E anche se lo fosse, non ci vedo nulla di male.

Il fine settimana scorso ho partecipato a un’interessante conferenza di presentazione del libro “Sex robot. L’amore al tempo delle macchine“, di Maurizio Balistrieri.

Ci sono andata su segnalazione di un amico filosofo, la cui testa acuta mi piace assai. I ragionamenti ci portano quasi sempre agli antipodi, lui è l’intellettuale io no, ma il bello sta proprio lì.

Non ho pregiudizio alcuno non sapendo nulla dell’argomento, ho solo sentito la notizia molto gossip, rimbalzata sugli organi di stampa, su quel casino al silicone che, poco tempo addietro, è stato aperto a Torino e immediatamente chiuso. Grandissimo scandalo fare sesso con bambole di silicone. Chissà perché, mi chiedo.

Tornando alla conferenza, mi si è aperto un mondo.

Innanzitutto avere di fronte tre (belle) teste pensanti, una giornalista e due filosofi, ha immediatamente stuzzicato il neurone, l’argomento ha fatto il resto.

Perché fare sesso con i robot? E’ bene o male? Costi e benefici, il significato dell’utilizzo di robot nella società moderna e futura, pro e contro, i giudizi morali, i possibili utilizzi terapeutici, varie ed eventuali.

Peccato che la durata dell’incontro sia stata breve, perché il tema meritava di essere sviscerato.

Allora sesso con i robot sì o no? [il libro devo ancora leggerlo]

Come la penso io: ovviamente sì.

Il sesso è un campo semantico che si presta alle derive moralistiche più estreme. Spesso, quando si affronta l’argomento, entrano in gioco le più grandi moralizzazioni, i tabù e tutta quell’architettura di pensieri e comportamenti che mirano ad eliminare la radice più forte del sesso: la libertà.

Se accettiamo che il sesso è espressione naturale di libertà di ognuno (ma dobbiamo avere ben chiaro cosa significhi), probabilmente, l’idea di poter utilizzare anche un robot, non ci farebbe così storcere il naso.

Ma il fulcro del discorso non sta nel mero e pragmatico uso di una macchina. La bellezza del ragionamento, quando hai di fronte due filosofi, è il ragionamento stesso, su più livelli, sui diversi significati di questo uso, sui perché.

A quanto pare la robotica in questo settore è studiata anche per curare patologie sessuali e mi pare un percorso interessante.

Non so come la pensiate voi, da parte mia, credo che ogni avanzamento della tecnologia, specie se tocca aree significative della nostra vita, ci lascia sempre basiti, a volte molto sconcertati e impauriti. Di norma, quel che non si conosce crea distanza, allontanamento cautelativo.

I robot impareranno a pensare e chi verrà dopo di noi dovrà affrontare nuove sfide morali, intellettuali, sociali ma, il progresso tecnologico non si può fermare quindi, invece di essere (quasi sempre) spettatori passivi di quanto accade, è bene iniziare a riflettere in anticipo, per prepararsi e per maturare un pensiero proprio.

Quanto al robot sessuale, pare che allo stato attuale il costo si aggiri attorno ai 6.000 euro per un modello di buona fattura, dico questo: mi accontento dei sex toys.

Ma, non vedo l’ora mi propongano a prezzo accettabile il robot casalingo, quello che si occupa delle faccende e di cucinare. In quel caso è sicuro che correrei in banca per accendere un mutuo ed affrontare la spesa!

Per approfondimenti seri sull’argomento sex robot, leggete l’interessante articolo di Pierpaolo Marrone (filosofo) qui . 

Pimpra

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ABBRACCI SOTTO IL CIELO STELLATO.

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Sarà capitato a tutti voi di avere un museo o un’attrazione turistica nella vostra città e non averla mai visitata. Ecco io sono tra questi.

Lo stesso, devo dire, mi è accaduto con l’amato tango. Per troppi anni ho bypassato un Festival di tutto rispetto a un’ora di viaggio da casa. Errore madornale.

Il Festival di Lubiana è giunto oramai alla sua 13° edizione, raggiungendo una qualità nell’offerta studio e nella parte ludica delle milonghe davvero alte.

Mi ci hanno portato due amici, ieri pomeriggio, costringendomi ad abbandonare la sana mestizia domenicale novembrina, copertina e gatte, facendomi indossare le amate scarpette.

GRAZIE Amici.

Direi la pomeridiana perfetta.

Arrivi in una sala meravigliosa che ti accoglie dentro una volta stellata che ti emoziona immediatamente. Saranno le stelle, il pavimento di legno, l’atmosfera che vibra di buono e, immediatamente, il buon umore sale al volto, contagia il corpo e sorridi.

Se un tanguero/a sorride con l’anima, il suo tango non può che essere felicemente contagioso e, di coppia in coppia, cresce spontanea quella vibrazione buona che si espande, la musica, di suo, la raccoglie e ci gioca.

Ho ballato dalla prima all’ultima tanda, senza fare fatica, senza dover mettere in gioco astuzie da giaguara, è stato tutto semplice, naturale. Per me e per gli altri.

Mi chiedo sempre quale sia la profonda magia, quel particolare mistero del tango che fa sì che, dentro un abbraccio, le cose fluiscano semplici e pulite.

Oggi credo si tratti di “affinità energetiche”, di quel livello di “vibrazione” che ogni essere umano ha e che porta dentro il suo abbraccio, dentro il suo tango. Per vibrare, come le corde di uno strumento musicale, anche il contenitore che ci ospita, il luogo fisico, hanno molta importanza.

Allora, prendiamo nota, l’anno prossimo, un fine settimana di novembre, potrà regalarci meravigliosi abbracci sotto il cielo stellato del Festivalna Dvorana.

Un grande plauso a Jania e a Primoš per il grandissimo lavoro.

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. AMARCORD, LA MARATONA DA LECCARSI I BAFFI!

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Ci pensavo e mi chiedevo, con tutta l’offerta di gozzoviglio tanguero, per tutti i gusti e per tutte le tasche, perché – invece di esplorare il mondo –  torno sempre negli amati luoghi?

Amarcord è una tappa annuale di quelle che non voglio perdere. Anzi che non posso perdere. Annovero questa maratona tra quelle in cui mi sollazzo maggiormente, sia in termini di socialità, sia in termini di abbracci scambiati, di sorrisi dati e ricevuti e di piacevolezze da mettere sotto i denti.

Perché mai dovrei cambiare?

C’è una magia tutta speciale a Bologna, come l’aceto balsamico sul pezzettone di Parmigiano Reggiano, come il tortellino nel brodo, per dire. Un abbraccio largo, inclusivo e sorridente che è poi quello che cerco nel mio girovagare tanguero.

Mi piace che, quando ti rivedi o ti vedi per la prima volta, permanga quella gioia allegra di condividere tango e non solo.

Amarcord garantisce questa atmosfera, questo mood particolare che lambisce di sé tutti i partecipanti.

Mi vien voglia di dire che si tratta di una maratona “adulta” perché sa bene quale è la sensazione che vuole dare, sa esattamente quale è il colore emotivo che cerca e, di anno in anno, tutto questo cresce, si espande e noialtri fortunati tangueros ne godiamo a piene mani.

Oggi è lunedì, c’è lo scirocco, fa troppo caldo per essere quasi novembre eppure, sorrido dal profondo.

Grazie Fabio e Antonella che ci mettete il cuore e avete reso possibile un’altra magia!

Pimpra

DI TANTO IN TANGO. Curve pericolose (post semiserio per soli uomini)

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Cari Giaguaroni sono sicura che anche voi, quando affrontate una pista da ballo, vi fate prendere da qualche legittima psicopaturnia che, di norma, è affare di noialtre.

Amici cari, noi donne vi cantiamo in coro un bel WELCOME! 😀

Come abbiamo più volte avuto modo di dibattere, l’invito nel tango argentino segue regole di trascendenza. Ovvero: NON SI SA, PERCHÉ’ SI’, PERCHÉ’ UNA VOLTA SI’ UNA VOLTA NO, PERCHÉ’ NO.

Inutile addentrarci in un territorio ostile e assolutamente mobile come quello del libero arbitrio dell’umana gente. Non ne verremmo fuori con una soluzione una che possa regalarci benessere dello spirito. Per tale ragione, con il consueto pragmatismo che mi contraddistingue, vi spiffererò alcuni segreti.

COSA PIACE A NOI DONNE.

Cosa ci piace trovare in un ballerino, cosa, il più delle volte, fa pendere la nostra scelta verso quella mirada e non altrove.

Premetto che quanto scriverò è frutto di brainstorming femminile, di chiacchiere da spogliatoio, di bisbigli sussurrati a fior di labbra. Comunque rimane un canovaccio interessante su cui poter riflettere e… imbastire le dovute strategie di approccio.

Dividiamo il macrosistema in tre aree tematiche: il corpo, l’energia, ciò che si vede- la prima impressione.

L’essere umano in 7” decide se qualcosa o qualcuno gli va a genio sicché…

IL CORPO.

A dispetto di quanto si è sempre ritenuto, fuori da letto, se si balla il tango, la ballerina apprezza molto la gaia accoglienza di un ventre non scolpito da addominali. Che scritto da me sembra quasi una bestemmia, io che sono la sacerdotessa dell’addominale traverso, ma tant’è.

L’uomo panzuto è molto piaciuto in milonga. Sappiatelo miei prodi, accarezzatevi la panzotta e porgetela al meglio alla vostra dama. Che vuol dire siate accoglienti, morbidosi, un sofà su cui è tanto tanto piacevole sfiorare il corpo.

I palestrati, invece, quelli tutto muscoli e tutto nervi facciano attenzione che il loro abbraccio non si trasformi in una morsa letale, una presa a strozzo, dove il muscolo guizzante stringe invece che accarezzare. Fate attenzione.

Altezza è mezza bellezza. Di solito è così, ma la democrazia del tango predilige e privilegia le altezze medie. Il perché è presto detto: maggiore facilità nel dare/ricevere l’abbraccio, radicamento di solito più efficace. Quelli molto alti devono, per forza di cose, essere molto bravi per gestire ballerine tanto più piccine e lavorare su un asse che si sviluppa in molti cm di altezza. Il discorso vale se ballate nel bacino dell’Europa centro sud. Se Salite al nord, o vi spostate a est, il discorso inverte polarità, colà sono tutte/i molto (più) alti.

Evitate di invitare una donna se siete bagnati come il mocio vileda. Fate schifo così “ciumbi” di sudore, cambiatevi, profumatevi e ASCIUGATEVI SEMPRE LA FRONTE. A nessuna di noi piace fungere da grondaia della vostra traspirazione.

L’ENERGIA

Qui si apre un mondo. Per definizione, il tango è una disciplina in qualche modo assolutamente anarchica, nel senso che, nato come ballo popolare, continua a prendere vita e a trasformarsi a seconda della linfa trasmessa dai ballerini. L’energia del singolo e della coppia  è fluida anch’essa e mobile come il tango.

In senso assoluto credo che la cosa che ci risulta più appetibile, interessante è avere sentore dell’energia che quel ballerino offre, come sua cifra stilistica. Ad alcune piace un’energia morbida, coccolosa e soave, altre prediligono la verve, la sfida allegra, energia più vivace. E’ sempre questione di gusti.

Da donna, mi permetto di esprimere un solo concetto: siate voi stessi, esprimete  – in verità – ciò che siete, non scimmiottate altri, non modificate la vostra intima natura. La vostra estimatrice c’è, c’è sicuramente.

CIÒ CHE SI VEDE- LA PRIMA IMPRESSIONE

7”.

Sono decisamente pochi ma, se lo sapete, potete cercare di gestirli al meglio. Di più non aggiungo, ma “uomo avvisato, mezzo salvato”.

E adesso… TUTTI IN PISTA!

Pimpra

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LE VIE DELL’AMORE

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Lo stupore che ogni volta mi prende quando riesco ad intravvedere i fili sottili che legano le contingenze, i fatti che accadono, ai destini delle persone.

Una storia a lieto fine nasconde un significato molto più profondo della gioia che ha procurato la risoluzione positiva della ricerca di un bene molto prezioso per colui che l’aveva smarrito.

Una donna, la protagonista della storia, ha inconsapevolmente posto fine al tormento affettivo di un altro essere umano che, da giorni, cercava il suo beniamino smarritosi.

Una telefonata e l’esito finale di una ricerca che ha sollevato l’animo del diretto interessato e di coloro che, empaticamente, seguivano da vicino la vicenda.

La ricompensa, in danaro, consegnata come da premesse a una persona che nulla ne sapeva.

E qui, si scorge, come per incanto, quel filo di senso, quel messaggio che le persone che elargiscono Amore, ad un certo momento, ne diventano destinatarie. La nostra protagonista si è vista consegnare una somma che arriva come una piccola benedizione, ma, l’incredibile è qui, la riceve in un giorno per lei denso di ricordi, di dolorosi ricordi.

Un amore che si spegne, rapito dalle ali del destino, una vita da ricostruire dentro mille difficoltà, senza però perdere mai quello spirito pulito e pronto al dono, all’aiuto, mettendosi sempre a disposizione.

Non è un caso se il dono arriva esattamente il giorno in cui la triste ricorrenza torna alla memoria del cuore. Non è un caso.

Un sorriso dolce e schivo che si illumina, pur mantenendo negli occhi quel velo di tristezza per quell’amore che non c’è più. Quell’amore che oggi, ha trovato modo di palesarsi in una ricompensa, meritata, per il bene donato con generosità e modestia.

Imparo, da queste piccole storie di vita, che la mano allungata per aiutare è destino che si riempia, inaspettatamente, in un pomeriggio caldo di un mese di agosto qualsiasi.

Queste sono le vie dell’amore. Percorriamole, donare è un modo  per accarezzare il mondo e renderlo più bello.

Pimpra (so sweet)

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CICCIONE E LA SUA AVVENTURA A 4 ZAMPE

Lui si sta preparando, la nostra casa messa sotto sopra: borsoni, valige, spesa ovunque, l’umano va in vacanza. Succede sempre in questo periodo dell’anno. Mi preparo a passare dei giorni in solitudine, ma a me che mi frega, ci sono abituato. Dormirò di più, fa troppo caldo per la caccia.

Arriva una nuova, non l’ho mai vista. Anche questa è procedura: un umano/a che provvederà ai miei bisogni di crocchette, acqua, pulizia igienica dei miei spazi. Questa, però, la vedo strana, perché non mi tocca? Lo fanno tutte! Perché non tenta di baciarmi, di accarezzarmi la pancia, di prendermi in braccio? Lo fanno tutte, di solito! Mah…

La porta si chiude, l’umano se ne va. La casa è tutta per me.

Mi rilasso, dedicandomi alla mia attività preferita: oziare nei luoghi della casa più idonei al singolo momento della giornata.

La porta si apre, è quella strana lì. Riempie le crocchette, cambia l’acqua, pulisce i miei bisognini ma… che fa? Apre la finestra per arieggiare? Ottima idea, quasi quasi mi ci affaccio e prendo il fresco.

La porta si richiude. Resto ancora alla finestra a godermi il panorama e l’arietta.

Adesso basta, voglio riprendere il mio ozio rilassato sul divano ma… com’è? La finestra è chiusa? E io come rientro? resto tranquillo, aspetto, tanto poi tornerà… è particolare davvero quella lì…

Passano 15 ore e mi sono stancato di aspettare, non succede nulla! Poi fa caldo, c’è il sole, vado a cercare riparo ma… dove?

Così inizia l’avventura del 4 zampe più famoso di Trieste nella settimana di ferragosto 2018. Un gatto che, inavvertitamente chiuso fuori casa dalla “badante”, ha cercato di sopravvivere alla meglio.

Ha avuto fortuna, Ciccione, perché, nel suo peregrinare alla ricerca di cibo e acqua, non è stato investito, non è stato rapito, non è stato aggredito da cani, non è stato avvelenato.

10 giorni di vita allo stato “naturale” che, per un animale domestico, equivalgono a una dura prova di sopravvivenza.

Poi c’è stato un incredibile tam tam mediatico, la ricompensa per invogliare alle ricerche, la solidarietà di tante, tantissime persone e poi c’è stata la famosa “botta di culo” perché se uno è bello, nella vita, è fortunato assai.

Una signora, guardando dal balcone di casa sua, ha notato uno splendido gattone, sono io Ciccione! e, senza nulla sapere di lui, delle ricerche in corso, della ricompensa per il suo ritrovamento, ha contattato il Gattile della città che ha avvisato subito il padrone.

Sono stato molto fortunato, lo so bene!, so di essere bello in modo impossibile, so di essere amato da tantissimi, dal mio umano e da una umana specialissima che mi ha allevato quando ero un adorabile cucciolino… embè, sapete che vi dico? Stavolta mi è andata molto bene!!!! Sono felice mi abbiano ritrovato però… voi umani … state attenti, preoccupatevi -con anticipo!!!- di trovare chi si occuperà di noi, gatti, cani, canarini, conigli, e ogni sorta di animale che vi tenete in casa, quando dovete andare in vacanza, verificando se il/la badante a cui ci affidate è a sua volta affidabile!

La vita è bella, lo so bene!, quindi vedete di non rovinarcela e rovinarvela! Non siamo giocattoli, siamo un pezzo della vostra famiglia, ricordatelo sempre!

Una zampata affettuosa a tutti i miei fan!

Ps: siccome sono famoso assai e me ne vanto, per i gattografi, contattate il mio umano! Anche oggi sono sul giornale locale… così per dire!

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Ciccione

(intervistato da Pimpra)

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