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IL SOGNO

Sospesa tra cielo e mare

Mi dicono che tra poco, finalmente, il pesante Saturno si porterà in una posizione più favorevole per la sottoscritta, alleggerendo di molto il percorso esistenziale.

C’è tanto da apprezzare e da godere e da imparare, non si smette mai. Basta avere la voglia e mantenere lo sguardo aperto sul mondo.

Stanotte ho fatto un sogno di cui ricordo solo la parte conclusiva: nuotavo al largo della costa di Barcola, insieme a mia madre (che ero io), a me stessa e a mio fratello piuttosto piccino (ma ero io pure lui). L’acqua aveva quel color verde piombo che tanto mi inquieta perché è impossibile scorgerne il fondo.

A un certo punto, nel nostro raggiungere la riva, incontriamo una grande lamiera rossa, spessa, come una grande porta rettangolare dotata di una maniglia, mia madre la scosta, io mi inquieto vieppiù e dico a mio fratello di evitarla. Mia madre per spostarla la tocca e questa grande lama di ferro pesantissima (a livello fisico è impossibile potesse galleggiare!) inizia piano piano a inabissarsi, capisco che è solo una questione di equilibrio nel rapporto superficie piana- spinta dell’acqua, così, con una vigorosa pressione ne modifico ulteriormente l’assetto e questa si inabissa.

Eliminato l’ostacolo, nuoto con più foga per raggiungere la riva, aiuto il fratellino mentre mi assicuro che mia madre sia anch’essa giunta a riva.

Lei ha mantenuto la calma godendo della nuotata e così ha raggiunto la costa, mentre mio fratello ed io abbiamo affrontato il turbamento di quell’acqua scura, torbida, e la sorpresa di quella lamiera rossa di ferro, quasi una porta.

Se fossi una psicoanalista andrei a nozze con questo sogno ma siccome non lo sono, in attesa di comprenderne il significato, trattengo la bellissima sensazione di quando sono uscita dall’acqua, completamente nuda, di quando è uscito mio fratello, nudo anche lui, e del modo bello in cui ho guardato il mio corpo pensando “E’ merito suo se il mare oscuro non mi ha inghiottita”.

Tutto questo per dire che, in qualche modo, se ne esce sempre e mi pare un gran bel pensiero positivo!

Pimpra

Foto mia.

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RICORDATI DI SOGNARE – WARNING – (pippolotto del lunedì)

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Un fine settimana trascorso a fare il cambio di stagione. Mai come quest’anno mi è costato fatica. Ci ho messo un giorno intero, con la casa sottosopra, e la gatta choccata per la costante movimentazione merci.

E dire che, di anno in anno, provvedo con grande zelo a liberarmi del superfluo. Ed è meglio che qui mi fermi, avendoci messo quasi 12 ore a trasferire l’inverno nell’armadio dell’estate e viceversa.

Consumismo globale, niente da fare, ci sono in mezzo con tutte le scarpe… ah sì … cambiato anche quelle…

Nel mentre, ascoltavo musica e riflettevo, perchè non vi è nulla di meglio per snebbiare il cervello che dedicarsi ad attività dove il portato neuronale è ai minimi termini.

Tra una spruzzata di antitarme e l’altra è apparso molto chiaro che, la sottoscritta, non ha un sogno. Non vi è una sola cosa per cui dedicherei tutta me stessa, accollandomi i sacrifici più estremi per raggiungere  e realizzare il mio/miei “desiderata”.

E’ tragico, se ci penso bene, di una tragicità che porta con sè un vuoto cosmico di esistenza.

Perchè non ho un sogno?

Ci ho pensato, rimuginato, ho spremuto i ricordi, dato ascolto alle emozioni e … nulla. I sogni non ci sono, o, non ci sono più.

Ricordo molto bene che da ragazzina la mia mente era popolata di visioni, di progetti immaginifici che mi sarebbe piaciuto realizzare, o, almeno, provare a farlo.

Da sportiva immaginavo me stessa alle olimpiadi, prima ero una ballerina classica, vedevo la mia casa da adulta, sapevo che avrei viaggiato il mondo per raccontarlo con parole e con immagini, sarei stata una donna di successo, indipendente e fiera.

Uno ad uno, queste visioni della mia vita e di me si sono sgretolate nella quotidianità, nel “non puoi”, nel radicamento a una realtà che era di altri, non mia.

Così la scelta di un lavoro del cazzo, in un ambiente ancor peggio, perchè “devi benedire la possibilità di avere uno stipendio fisso”. Sì certo, la benedico, ma questo accadeva molto molto prima della crisi, ed io non sono nata per fare questo, in un ambiente tanto decrepito e insano.

Le ali me le hanno tagliate da subito, credo mia madre. Mio padre mi ha sempre incoraggiata con la frase “volere è potere”, ma quando dovevo spiccare il volo, lui è volato via (la sfiga… a volte…) e mi sono cuccata tutte le paturnie materne, una ad una. Incastonate a dovere nella mia pelle, nella mia autostima, fino a farmi percorrere una strada che, di certo, non è quella che avrei scelto per me. L’ho fatto solo per dovere.

Che errore.

Adesso, ahimè, non sono più capace di sognare, non trovo dentro di me qualcosa che mi renda felice al solo pensiero di poterlo realizzare.

Però credo di essermene  accorta ancora in tempo, di questa mia grave falla di sistema, perciò mi ci impegnerò a trovare questo sogno… e non sia mai che la vita cambi per davvero…!

Sticazzi.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI


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