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NON MI AVRETE.

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Non mi avrete.

Non ruberete più la mia allegria, gli occhi puliti sul mondo, la gioia, la felicità di essere viva e di respirare.

Non mi avrete.

Osservo dal basso questo palazzo che incombe sulla mia testa, così scuro nella grigia luce autunnale.

Non mi avrete.

Quest’anno tanto difficile è stato una palestra tosta ma dai grandi risultati.

Un tempo, situazioni come quelle che sto vivendo, mi avrebbero proiettato in un tunnel senza fine di depressione, di frustrazione. Sentimenti che mi avrebbero spinto dentro comportamenti poco sani, quando non direttamente distruttivi.

Invece no. Oggi affermo: non mi avrete.

Il cielo, anche se plumbeo, offre comunque una possibilità di respirare dentro l’infinito, di uscire dall’oppressione grave di muri che sono più limiti dell’essere che del corpo.

Non mi avrete.

Oramai ho imparato a convivere con il disagio. Se non oppongo resistenza, dopo poco mi abbandona. Sopporto il fastidio perché pure lui passa. Tutto relativamente veloce, basta spostare la mente.

Non mi avrete.

Un sorriso da Gioconda e sono libera. Molto più forte. Adesso ci sono io.

Non mi avrete.

Oggi è una luminosissima grigia giornata di novembre. Quanto è bella questa nuova prospettiva. Tu chiamala Resilienza.

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. AMARCORD, LA MARATONA DA LECCARSI I BAFFI!

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Ci pensavo e mi chiedevo, con tutta l’offerta di gozzoviglio tanguero, per tutti i gusti e per tutte le tasche, perché – invece di esplorare il mondo –  torno sempre negli amati luoghi?

Amarcord è una tappa annuale di quelle che non voglio perdere. Anzi che non posso perdere. Annovero questa maratona tra quelle in cui mi sollazzo maggiormente, sia in termini di socialità, sia in termini di abbracci scambiati, di sorrisi dati e ricevuti e di piacevolezze da mettere sotto i denti.

Perché mai dovrei cambiare?

C’è una magia tutta speciale a Bologna, come l’aceto balsamico sul pezzettone di Parmigiano Reggiano, come il tortellino nel brodo, per dire. Un abbraccio largo, inclusivo e sorridente che è poi quello che cerco nel mio girovagare tanguero.

Mi piace che, quando ti rivedi o ti vedi per la prima volta, permanga quella gioia allegra di condividere tango e non solo.

Amarcord garantisce questa atmosfera, questo mood particolare che lambisce di sé tutti i partecipanti.

Mi vien voglia di dire che si tratta di una maratona “adulta” perché sa bene quale è la sensazione che vuole dare, sa esattamente quale è il colore emotivo che cerca e, di anno in anno, tutto questo cresce, si espande e noialtri fortunati tangueros ne godiamo a piene mani.

Oggi è lunedì, c’è lo scirocco, fa troppo caldo per essere quasi novembre eppure, sorrido dal profondo.

Grazie Fabio e Antonella che ci mettete il cuore e avete reso possibile un’altra magia!

Pimpra

ESSERE ULIVO.

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Non mi sono mai particolarmente soffermata a ragionare su quanto, nella mia vita, avessero contato i “cicli”. Ho sempre viaggiato leggera, appoggiandomi al pelo dell’acqua delle mie esperienze, senza prendermi il tempo di farmi le domande necessarie a capire, e meno che meno, a trovare le risposte di quanto stavo vivendo.

Una veloce corsa attraverso le esperienze, il tempo, il fluire di me stessa che cresceva, che invecchiava.

Si avvicina la boa d’età che, non si capisce per quale ragione, segna una tappa molto importante, poiché stabilisce e dichiara al mondo l’ingresso in una fase specialissima.

Vivere, dovrebbe essere speciale di suo.

Godere del proprio respiro, della luce che rallegra le nostre giornate, del profumo dei tigli in fiore, del frangersi ritmico dell’onda sulla roccia, del canto melodico degli uccellini, del fruscio delle chiome mosse dal vento.

Vivere è poesia. Ma, troppo spesso, non ce ne rendiamo conto.

Ripenso all’ultimo anno, a quello che è stato, alle lezioni di vita che mi sono arrivate come una mazzata.  Se volgo indietro lo sguardo vedo la sagoma oramai rinsecchita della pelle che mi conteneva.

Adesso sono libera.

Guardo a quella me che tra non molto festeggerà, grata, un nuovo inizio, perché è così che lo immagino, e mi scopro come il tronco di un olivo centenario, pieno di escoriazioni, di buchi, di nodi e di imperfezioni che lo rendono assolutamente unico.

La nuova porta che si è aperta in me, questo ha regalato, l’ulivo che sono diventata e che ho imparato, coraggiosamente, ad amare.

La gioia di capire che “piacere agli altri” per quello che  – si suppone – gli altri possano volere da noi, è una idiozia senza scampo. La vera libertà sta nell’essere. Se stessi, in verità.

I nodi, le asperità, i rami storti sono elementi che possiamo cercare di rendere più armoniosi per stare meglio noi e far star meglio chi ci sta intorno, ma guai a farlo per compiacere perdendosi dietro a ombre che non sono le nostre.

E non posso nemmeno esprimere che non trovo le parole, quanto mi sia lieta questa consapevolezza, quanto doni un sapore dolce, salato e piccante alla mia vita.

Con questa gloriosa baldanza saltello nelle ombre lunghe dell’autunno che piano piano si affaccia, anche se, settembre regala questi ultimi raggi che sono i più radiosi dell’estate intera. E mi faccio un selfie da adolescente per fissare il bel momento e scopro per caso il filtro “giovane, bella, senza rughe, perfettamente truccata”, scatto, osservo l’immagine di una me che non esiste… e mi tocca ripartire da zero con il mantra “Sono un ulivo imperfetto ma unico. Sono un ulivo imperfetto ma unico. Sono un ulivo imperfetto ma unico…” e maledico queste stronze di app che, per un attimo, hanno illuso di giovinezza.

Ma stavolta, ci rido su! OLE’!

Pimpra(nte)

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VIAGGIARE

 

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Ci sono tanti modi di viaggiare, così come sono tante le persone che viaggiano.

Ci sono i viaggiatori ideali, quelli che non si muovono con il corpo ma con la mente, facendosi accompagnare dalla fantasia, ci sono quelli che partono senza meta e la scoprono durante. Ci sono i metodici che organizzano ogni singolo minuto della loro assenza da casa, oppure gli avventurosi e quelli che hanno bisogno di tutti i comfort.

Il viaggio ci rappresenta, racconta molto di noi, di come viviamo, di quale è la scala dei nostri valori, i nostri ideali.

Mi definisco una viaggiatrice empatica. Quando esco dal mio territorio amo immergermi completamente nella realtà che mi ospita. Desidero sperimentare nuovi modi di vita per scoprire nuovi colori, nuove sfumature, nuovi sapori. Quando viaggio divento altro da me. E’ sempre stato così.

Il mio primo Boeing 747 lo presi che avevo 2 anni e mezzo, destinazione Nigeria centrale, in pieno bush. Mia madre, allora giovanissima ventiseienne, era la prima volta che usciva dall’Europa, mio padre, bontà sua, aveva iniziato da poco prima.

Vivere in Africa con poco, molto poco, ma tantissima natura e amici, era per me, una casa ideale. L’argilla con cui giocavo, l’indimenticabile odore della terra dopo le piogge monsoniche, la luna enorme, il sole che rendeva il suolo un manto croccante riarso e ferito di crepe. Africa, oltre ad entrare nel cuore e negli occhi di chi la vive, entra, immediatamente dal naso. Ogniqualvolta ci rimetto piede, la prima cosa che percepisco è il suo profumo, unico, potente, antico, indissolubilmente inciso nella mia memoria olfattiva.

Mi reputo una persona estremamente fortunata ad avere avuto la possibilità di crescere in altri dove che non fossero la mia terra natia. C’è stato l’Iran, maestoso, indimenticabile. La più grande ferita del cuore abbandonarlo prima dell’inizio della rivoluzione Khomeinista del 1978.

Sono la donna che sono grazie a questo meraviglioso dono che ho ricevuto, ed è presto spiegato perché, appena ne ho la possibilità, cerco di viaggiare.

Allontanarsi dal nido, dalle proprie abitudini, dalle certezze di ciò che si conosce bene, per me, è come prendere una poderosa boccata di ossigeno, far ripartire la curiosità verso il mondo e la gente che lo popola, amare la vita più di prima.

Torno da una settimana di vacanza in Grecia, in quella magica Creta che tanta storia può raccontare. E’ la mia prima “vacanza non vacanza”, nel senso che ho messo da parte lo spirito curioso restando “raccolta” all’interno di un villaggio turistico.

A parte il clima strabiliante, un mare che non ho parole per descrivere quanto fosse bello, il cielo blu blu blu, altri veri contatti con la realtà del paese ospitante non ne ho avuti.

Ha un che di assurdo, per una come me, ma ci sono delle situazioni che richiedono una certa pacatezza, quindi, come è mio costume, mi sono adattata.

Porto a casa un sacco di cose, comunque.

Confermo, una volta in più, quanto i greci ci siano affini. E’ una questione di pelle, si va d’accordo, anche solo con uno sguardo e un sorriso. Da qualche parte dentro di noi, continuiamo a riconoscerci, come legati da un sottile filo che si perde nell’antichità di secoli.

Natura, qualche greco e cibo locale strabuono la mia esperienza ellenica si conclude qui, però… posso dire di avere imparato un sacco di cose sugli …. italiani (all’estero).

Contesto: villaggio turistico

Trattamento: all inclusive

Animazione: presente

Target: famiglie, coppie giovani

Provenienze: nord Italia e centro

Prima osservazione: se sei in un all inclusive non smetti quasi mai di mangiare e di bere. E’ una questione psicologica. Colazione a buffet con-ogni-bendiddio, quasi impossibile fermarsi allo yogurt zero grassi, che poi non credo in Grecia nemmeno esista. Ciotolona di yogurt cremosissimo assai, aggiunta di frutta e uno squaraquaqua di miele ad amalgamare il tutto. E che una fetta di pane non ce la mettiamo? Eccerto che sì ma con la marmellata che sennò fa triste.

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Questa era la mia colazione quotidiana, dopo una 500 metri di nuotata per evitare di sentirmi troppo in colpa… ma gli altri…

Gli italiani in vacanza nel villaggio turistico sono come le cavallette: mangiano  e bevono qualsiasi cosa in qualsiasi momento della giornata. E mangiano e bevono in quantità esagerata e si vede.

Famigliole intere in sovrappeso se non ai limiti dell’obesità. Mi hanno colpito, non immaginavo che il nostro paese si stesse trasformando, in negativo, in una massa di ciccioni. Un ragazzetto con una panza da cummenda cinquantenne, lui avrà avuto sì e no 20 anni, mi ha sfidato con lo sguardo a una gara di nuoto. La sottoscritta, osservandone il giro vita, ha pensato “Ma cosa credi di fare?” e, da gentile signora, gli ha concesso 5 bracciate di vantaggio. Il ragazzotto, alla sua sesta ha cominciato a dare segni di cedimento, mentre la sfidata appena accendeva il motore. Morale: surclassato di una ventina di metri, perché, mentre lui cercava di trovare il respiro che aveva perso, io avevo ingranato la mia velocità di crociera. Normopeso 1 sovrappeso 0 e i 30 anni di differenza non li mettiamo nemmeno in conto.

Ma la responsabilità non è di questi giovani, è dei loro poco accorti genitori che, a buon esempio, a due ore dalla luculliana colazione, ingurgitavano fette di pizza alla Nutella, ben condite da bicchieri di birra. Ore 13.00 tutti a pranzo di nuovo.

Gli italiani in vacanza tendono ad essere molto rumorosi e ciarlieri come se, l’ascolto delle loro chiacchiere e dei loro strilli, fossero argomenti e note di pubblico interesse. Non è così.

Il mare della Grecia mi ha parlato da vicino. Nelle mie nuotate del mattino, a spiaggia vuota, nel più pacifico silenzio, interrotto solo dal ritmato frangersi delle onde sulla battigia al cambio di marea, ho visto le piaghe di cui è cosparso: tonnellate di rifiuti plastici, delle più disparate dimensioni, da quelli oramai ridotti a plancton, ma pur sempre plastico, alle new entry a dimensione reale: sacchetti, bottiglie ecc.

Mi ha procurato un dolore così lancinante vedere la Natura così piagata dall’incuria umana che, al mio ritorno, ho notevolmente alzato la guardia sulla mia produzione di immondizie e sul loro doveroso corretto smaltimento. Speriamo serva a qualcosa.

Tornare a casa mi lascia sempre una patina dolce amara di tristezza per quanto di bello ho scoperto e lasciato nel paese ospitante, per fortuna, ad accogliermi, ancora una volta ci sono le mie Gattonzole adorate. Carezze, strusciate di muso e una bella dormita sul lettone in compagnia non ce le leva nessuno.

Poi, si riprende la vita di sempre, un po’ più ricchi di prima.

Pimpra

 

 

LE VIE DELL’AMORE

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Lo stupore che ogni volta mi prende quando riesco ad intravvedere i fili sottili che legano le contingenze, i fatti che accadono, ai destini delle persone.

Una storia a lieto fine nasconde un significato molto più profondo della gioia che ha procurato la risoluzione positiva della ricerca di un bene molto prezioso per colui che l’aveva smarrito.

Una donna, la protagonista della storia, ha inconsapevolmente posto fine al tormento affettivo di un altro essere umano che, da giorni, cercava il suo beniamino smarritosi.

Una telefonata e l’esito finale di una ricerca che ha sollevato l’animo del diretto interessato e di coloro che, empaticamente, seguivano da vicino la vicenda.

La ricompensa, in danaro, consegnata come da premesse a una persona che nulla ne sapeva.

E qui, si scorge, come per incanto, quel filo di senso, quel messaggio che le persone che elargiscono Amore, ad un certo momento, ne diventano destinatarie. La nostra protagonista si è vista consegnare una somma che arriva come una piccola benedizione, ma, l’incredibile è qui, la riceve in un giorno per lei denso di ricordi, di dolorosi ricordi.

Un amore che si spegne, rapito dalle ali del destino, una vita da ricostruire dentro mille difficoltà, senza però perdere mai quello spirito pulito e pronto al dono, all’aiuto, mettendosi sempre a disposizione.

Non è un caso se il dono arriva esattamente il giorno in cui la triste ricorrenza torna alla memoria del cuore. Non è un caso.

Un sorriso dolce e schivo che si illumina, pur mantenendo negli occhi quel velo di tristezza per quell’amore che non c’è più. Quell’amore che oggi, ha trovato modo di palesarsi in una ricompensa, meritata, per il bene donato con generosità e modestia.

Imparo, da queste piccole storie di vita, che la mano allungata per aiutare è destino che si riempia, inaspettatamente, in un pomeriggio caldo di un mese di agosto qualsiasi.

Queste sono le vie dell’amore. Percorriamole, donare è un modo  per accarezzare il mondo e renderlo più bello.

Pimpra (so sweet)

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CICCIONE E LA SUA AVVENTURA A 4 ZAMPE

Lui si sta preparando, la nostra casa messa sotto sopra: borsoni, valige, spesa ovunque, l’umano va in vacanza. Succede sempre in questo periodo dell’anno. Mi preparo a passare dei giorni in solitudine, ma a me che mi frega, ci sono abituato. Dormirò di più, fa troppo caldo per la caccia.

Arriva una nuova, non l’ho mai vista. Anche questa è procedura: un umano/a che provvederà ai miei bisogni di crocchette, acqua, pulizia igienica dei miei spazi. Questa, però, la vedo strana, perché non mi tocca? Lo fanno tutte! Perché non tenta di baciarmi, di accarezzarmi la pancia, di prendermi in braccio? Lo fanno tutte, di solito! Mah…

La porta si chiude, l’umano se ne va. La casa è tutta per me.

Mi rilasso, dedicandomi alla mia attività preferita: oziare nei luoghi della casa più idonei al singolo momento della giornata.

La porta si apre, è quella strana lì. Riempie le crocchette, cambia l’acqua, pulisce i miei bisognini ma… che fa? Apre la finestra per arieggiare? Ottima idea, quasi quasi mi ci affaccio e prendo il fresco.

La porta si richiude. Resto ancora alla finestra a godermi il panorama e l’arietta.

Adesso basta, voglio riprendere il mio ozio rilassato sul divano ma… com’è? La finestra è chiusa? E io come rientro? resto tranquillo, aspetto, tanto poi tornerà… è particolare davvero quella lì…

Passano 15 ore e mi sono stancato di aspettare, non succede nulla! Poi fa caldo, c’è il sole, vado a cercare riparo ma… dove?

Così inizia l’avventura del 4 zampe più famoso di Trieste nella settimana di ferragosto 2018. Un gatto che, inavvertitamente chiuso fuori casa dalla “badante”, ha cercato di sopravvivere alla meglio.

Ha avuto fortuna, Ciccione, perché, nel suo peregrinare alla ricerca di cibo e acqua, non è stato investito, non è stato rapito, non è stato aggredito da cani, non è stato avvelenato.

10 giorni di vita allo stato “naturale” che, per un animale domestico, equivalgono a una dura prova di sopravvivenza.

Poi c’è stato un incredibile tam tam mediatico, la ricompensa per invogliare alle ricerche, la solidarietà di tante, tantissime persone e poi c’è stata la famosa “botta di culo” perché se uno è bello, nella vita, è fortunato assai.

Una signora, guardando dal balcone di casa sua, ha notato uno splendido gattone, sono io Ciccione! e, senza nulla sapere di lui, delle ricerche in corso, della ricompensa per il suo ritrovamento, ha contattato il Gattile della città che ha avvisato subito il padrone.

Sono stato molto fortunato, lo so bene!, so di essere bello in modo impossibile, so di essere amato da tantissimi, dal mio umano e da una umana specialissima che mi ha allevato quando ero un adorabile cucciolino… embè, sapete che vi dico? Stavolta mi è andata molto bene!!!! Sono felice mi abbiano ritrovato però… voi umani … state attenti, preoccupatevi -con anticipo!!!- di trovare chi si occuperà di noi, gatti, cani, canarini, conigli, e ogni sorta di animale che vi tenete in casa, quando dovete andare in vacanza, verificando se il/la badante a cui ci affidate è a sua volta affidabile!

La vita è bella, lo so bene!, quindi vedete di non rovinarcela e rovinarvela! Non siamo giocattoli, siamo un pezzo della vostra famiglia, ricordatelo sempre!

Una zampata affettuosa a tutti i miei fan!

Ps: siccome sono famoso assai e me ne vanto, per i gattografi, contattate il mio umano! Anche oggi sono sul giornale locale… così per dire!

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Ciccione

(intervistato da Pimpra)

CARTOLINA DALLA SICILIA

E’ stato amore a prima vista o, meglio, a prima sensazione. La Sicilia è entrata come se fosse stata sempre lì.

E’ una terra forte, tosta, con una grandissima personalità, per molti, ma non per tutti, proprio come piace a me.

Difficile scegliere quali sono stati gli aspetti più emozionanti dell’esperienza e raccontarli, poiché arrivare sull’isola, coinvolge, immediatamente, tutti i sensi.

La naturale e raccolta bellezza delle Egadi, da cui il mio viaggio è iniziato, in quella piccola e accogliente Marettimo che, da subito, ha offerto il meglio di sé in termini di clima, natura, ospitalità e, ovviamente, ottimo cibo.

I miei occhi sono abituati a mare e cielo di una città costiera, però, vi assicuro, il blu straordinario del Tirreno riflesso dal cielo è un colore pantone tutto suo.

Marettimo vibra di natura. Dal mare al trekking si può scegliere di dedicarsi ad attività all’aria aperta. Aria, che meraviglia, l’isola ne è sempre lambita. Per me che sono triestina, come un segno di riconoscimento di una terra, in qualche modo, affine. Senso di casa. La casa delle vacanze.

Con i barcarloli ci si accorda per circumnavigare l’isola, vale la pena, grotte ed insenature naturali sono puro godimento. I sub ci vanno a nozze. Non serve affannarsi a prenotare, ci si presenta al molo vecchio e qualcuno disposto a portarti, si trova sempre.

Le parole magiche sono: relax, stai sereno non c’è problema.

Il cibo merita una menzione speciale.

***

I MIEI INDIRIZZI:

La colazione al “Caffè Tramontana“, è un must: panorama vista mare, cornetti alla crema di pistacchio, ottime granite e il cocktail analcolico alla frutta. Da provare.

I pranzi serali che più mi hanno conquistato quelli del ristorante “Al carrubo” cucina semplice ma saporita, porzioni adeguate e prezzi modici.

L’aperitivo dei più giovani, musica compresa, si fa al bar “La scaletta” si cena pure, anche se io non l’ho fatto ma me ne hanno parlato bene.

***

La Sicilia calda che vibra forte di terra, di quella energia della Madre, l’ho incontrata a Palermo.

Una città che ho sentito accogliente e mai mi ha dato segno di essere violenta o pericolosa. I cittadini la amano di un amore grande e sofferto, in cui le piaghe di un passato sempre presente, hanno lasciato profonda impronta di sé. Il cambiamento però, si percepisce, sale agli occhi parlando con le persone che, fiere della loro terra natia, la vogliono difendere e preservare da certi vecchi modi, da vecchie abitudini.

Palermo è una città giovane e volonterosa, offre, agli occhi dello spettatore, scenari architettonici di rara bellezza. Ho amato infinitamente passeggiare nel centro storico, godere del mix di stili che hanno scritto la storia della città, della sua gente.

Grazie a Manifesta 2018 ho potuto visitare palazzi che, in taluni casi, di norma sono chiusi al pubblico,  godendo di mostre d’arte contemporanea che – sovente-  raccontavano di come si è arrivati al melting pot attuale della città.

Palermo è città dell’inclusione. Tutto lo esprime, dai negozi ai mercati, alle coppie miste che si tengono la mano per strada. Non ho mai percepito ostilità e chiusura nei palermitani, forse perché abituati da sempre ad essere una garza che filtrava e tratteneva a sé le popolazioni in arrivo dal mare.

Palermo mi ha abbracciata, facendomi sentire a casa. Indimenticabile la serata trascorsa sul terrazzo di un attico, nel pieno centro della città, invito inaspettato di una amica palermitana che ha aperto l’uscio di casa sua a una tribù di tangueros della penisola. Aprire casa, accogliere, il culto dell’ospitalità, sono temi e sfumature tipicamente italiane, specie al Sud. Cuori caldi, accoglienti con il piacere dello scambio del sorriso regalato dal bottegaio del mercato che, visto che sei “straniera” (per la cronaca stavolta mi hanno dato della tedesca) ti regalano i loro prodotti che così ti porti un po’ del sapore della loro terra anche a casa tua.

Per conquistarmi non ci vuole molto, sono una sentimentale, ma posso dire di avere viaggiato e di saper riconoscere la sfumatura che rende un paese più ospitale di un altro. La Sicilia lo è senza dubbio alcuno e ti scrive dentro.

La Sicilia lascia i suoi colori, il rosso dei suoi pomodori che potrebbe diventare “pantone pomodoro di Sicilia” tanto è bello, la Sicilia lascia i suoi sapori forti, intensi, letali perché, una volta a casa, non te ne liberi più e li cerchi ancora.

Sono a casa, nella mia piccola Trieste, eppure, ancora, ogni giorno la mente torna lì, a un amore grande che vive troppo lontano.

I MIEI INDIRIZZI:

Ho dormito al B&B Stupor Mundi, Danilo e Carmen offrono un soggiorno che non si dimentica. Le camere sono tutte diverse ma è durante la colazione che si vive una bellissima esperienza sensoriale.

La granita più buona da Costa, molto bello anche il locale. Buona anche da Cannoli & Co.

Ottimo il gelato di Gelateria Ilardo, però a Palermo sono proprio bravissimi con il gelato.

Cibo fritto da U Vastiddaru  . E in mille altri posti per strada.

Innamorata del Palazzo Forcella de Seta .

Piaciutissimo il mercato del Capo.

Emozionante la chiesa di Santa Maria dello Spasimo.

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. TANGOFEST PALERMO

Sapevo di avere un conto aperto con Palermo.

Dovevo andarci tre anni fa, invece, per alterne vicende, ho rimandato l’appuntamento a quest’anno.

Ci sono arrivata carica come una molla perché l’amorevole accoglienza siciliana mi ha graziata pochi giorni prima regalandomi dolci abbracci, cannoli e pesce spada nella bellissima Marettimo in tango. Come a dire che il mio viaggio tanguero siciliano è iniziato sicuramente sotto la protezione di Santa Rosalia.

Dopo due giorni a prendere confidenza con la città, lasciandomi pervadere dalla sua maestosa intensità, di cui vi racconterò nel prossimo post, dal giovedì alla domenica, ho partecipato al TangoFest di Palermo.

Festival= sinonimo di TANTE PERSONE, tangueros di ogni dove (WOW!), nessun bilanciamento vero o presunto tra uomini e donne, quindi TANTISSIME donne.

Non partecipavo a un festival dal lontano 2015, nemmeno a quello di Parenzo che pure è dietro casa e, confesso, non ricordavo certi dettagli.

A parte avere sofferto, a volte pesantemente, lo squilibrio dei sessi, porto a casa sensazioni straordinarie.

Innanzitutto trovo ammirevole il sogno che sta alla base di un evento del genere, ovvero quello di offrire alla comunità tanguera europea la città di Palermo per farla conoscere e amare.

Ho ballato nella location più straordinaria che mi sia capitato di vedere fino a d oggi, in quella chiesa dello Spasimo che ha rubato il cuore di tutti noi, vibrando di una energia che veniva scambiata tra i nostri abbracci e la struttura rinascimentale, in un sodalizio che cresceva nei giorni.

Il piccolo, immenso miracolo di Tangofest è proprio questo dono enorme offerto a tutti affinché gli occhi e i cuori potessero leggere l’intensità, il desiderio, l’amore dei palermitani per la loro terra, a dispetto di tutti i luoghi comuni affibbiati alla Sicilia.

Tangofest vale sicuramente il viaggio, non fosse per godere delle pomeridiane da urlo. Confesso di essere stata così tanto appagata dai lunghi pomeriggi di ballo da non sentire il bisogno di continuare anche la notte, ma questa è storia solo mia.

Organizzazione impeccabile: lezioni con professionisti di livello internazionale, tj set straordinari. Tutto considerato, non deve essere affatto facile gestire due diverse location, lezioni, milonghe e quanto altro ancora ruota attorno a un festival del genere.

Da parte mia, massimo plauso ai due sognatori, Marianna e Alfredo e a tutti i loro Amici e staff per aver dato il loro cuore, la loro passione, tutta l’energia e gli immancabili sorrisi ed averci servito un festival che portava tutto il sapore della loro magnifica Palermo.

Ci ho lasciato il cuore, l’anno prossimo torno a riprenderlo.

GRAZIE ❤

Pimpra

PS: messaggio per i ballerini palermitani: in 4 giorni di festival ho ballato con 2 palermitani, 2 trapanesi. Allora direi che dovete rimboccarvi le maniche e invitare anche le ballerine italiane/non siciliane, anche quelle dai 40 in su, e quelle con le quali non avete ballato mai. Che siciliani siete sennò? 😀

 

LA GUERRA DEI DUE MONDI

E fai tanto a parlare di far la Giaguarona, la mangia uomini, quella che non deve chiedere mai che, un giorno ti svegli, e il piede ti fa un male pazzesco e la sentenza è severa: borsite tendinea per troppi tacchi, troppo stress.

Il dottore ti mette a riposo e, per punirti per bene, ti prescrive il plantare che puoi utilizzare unicamente all’interno delle tue scarpe da jogging che, tutto sono, fuorché “Giaguarizzanti”.

Cerchi strade alternative allo scatafascio estetico dei tuoi look e della tua femminilità ma niente: il piede urla vendetta e non ne vuole sapere.

Con la coda tra le gambe accetti l’amaro verdetto: basta tacchi per un po’.

Rassegnata ma combattiva chiami a raccolta la tua amica del cuore e, insieme, organizzate una spedizione punitiva al negozio di scarpe, sì negozio di scarpe ortopediche e, entrambe ne uscite con un bel paio di… Birkenstock!

Ora, tralasciamo il loro costo e il fatto che saldi o non saldi te le vendono sempre a prezzo pieno, bisogna riconoscere che le temutissime calzature tedesche hanno deliziato il mio piede malconcio sin dal primo istante. La mia amica, presentatasi con i tacchi, se ne è uscita pure lei con un bel paio nuovo di zecca.

MORALE: a tutte le Giaguare in ascolto, ricordatevi, le Birki sono le nuove Louboutin!

Sticazzi prendiamola in ridere va là!

Smiling Pimpra

 

 

AI MIEI GUERRIERI

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Ho tantissimi Amici che stanno combattendo.

Non si tratta di battaglie fatte con le armi, si tratta di quelle fatte con il cuore e la forza di volontà, con il desiderio di uscire da situazioni difficili, con la volontà di riprendere – gioiosamente – le redini della propria vita.

C’è molta umanità intorno, ci sono ancora esseri umani che hanno un cuore enorme e che sono capaci delle cose più grandi, delle imprese più improbe, di scalate impossibili.

Sono intorno a me.

La loro forza mi infonde coraggio e determinazione per le mie battaglie, per i miei ostacoli da superare, per la mia visione del limite.

Ecco, questo “limite” che, troppo spesso, decidiamo di mettere davanti ai nostri occhi, è in realtà un paravento al nostro agire.

Non abbiamo limiti se desideriamo fortemente raggiungere un obiettivo, modificare una situazione ostile, o, semplicemente “evolvere”.

Questa attitudine cosciente e creativa, consapevole della intrinseca forza è sempre legata alla determinazione e non ci rende duri, freddi, in atteggiamento di difesa verso il nostro prossimo, ma, al contrario, aperti, solidali, pronti allo scambio.

Tutto questo mi stanno insegnando i miei Guerrieri, e porto la loro voce nella mia vita quotidiana, ricordandomi che la ferita guarisce e la pelle si fa più forte. Che il bello porta con sé anche una parte di brutto e che gli occhiali con cui guardiamo la realtà possono essere cambiati, sostituiti.

Concludo con un bell’urlo gioioso : STICAZZI OLE’!

Mi rimbocco le maniche e via!

Pimpra

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