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DI TANTO IN TANGO: SAPORE DI MARATONA – “L’AMARCORD”

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Prima o poi dovrò decidermi a contarle, per farne l’elenco, alimentare i ricordi, rivivere emozioni.

Anche stavolta mi porto a casa sensazioni che mi nutrono così in profondità da rischiarare l’orizzonte.

Perché, mi chiedo, ho bisogno di tutto questo e non riesco quasi più ad accontentarmi di frequentare le milonghe ma bramo questa “dose” così intensa e forte di tango?

Bella domanda. E’ quel fenomeno che gli anglosassoni definiscono “Addiction“= sono drogata.

Lo confesso: “Ciao, sono la Pimpra e sono dipendente dal tango”. Esistessero gruppi di psicoterapia così sono certa sarebbero molto frequentati.

Torniamo ad “Amarcord”: una letterale botta di adrenalina tanguera, ma non di quella stressante, da competizione, di quella lieve, delicata, intensa, gioiosa, gaudente e divertita. Il massimo.

Ci sono andata da sola, non immaginando come fosse la prospettiva dalla parte della ballerina “non accompagnata”. Di solito se si va insieme a un partner è meglio per entrambi: la/le tanda di presentazione della coppia di ballo e poi, di norma, si aprono gli inviti. Ma da sola?

NO PROBLEM. Basta scegliere la maratona “giusta”.

E come si fa a sceglierla?

Che posso dire, aiuta conoscere gli organizzatori, sapere quanti iperkilometri di ballo hanno nelle gambe, a quanti eventi loro stessi hanno partecipato e che persone sono: generose, aperte, cordiali… o il contrario. Io alle maratone di quelli che se la tirano, non ho voglia di andare.

Ed eccomi, pronta sulla linea di partenza della prima tanda, fare la mirada assassina ad un amico che, molto carinamente, ha aperto le mie danze. Una FOLLIA. Poi non ho più smesso.

Alla sera, a letto, ogni micro cellula del corpo smadonnava imprecando contro quella sciagurata me che non si è fermata un attimo “Uellà donna, ma te sai che c’hai un’età e che certe cose devi farle con granu salis che qui noialtri siamo tutti indolenziti??? Ma ti pare normale ballare 4-5 ore senza fermarti? Tu non sei tutta giusta!!!”

Alla mia me che mi presentava il conto di stanchezza e dolore fisico opponevo un ” Ma Ragazzi, come si poteva stare fermi che c’erano musica, onda di energia stellare e tangueros/tangueras strepitosi, generosi e desiderosi di condividere?”

La magia sta lì in quella piccola parola: CONDIVIDERE.

Dal caffè allo sprtitz aperol per costringersi a fermarsi qualche minuto, alle chiacchiere, ai discorsi anche di una certa intensità e profondità, alle matte risate e, ovviamente, a tande da SCIABADAH!

Allora, fino a che il corpo reggerà e non sarò troppo diversamente ggiovane per far parte del gruppo, sapete che c’è? NE VOGLIO ANCORA E ANCORA E ANCORA che per diventare vecchi e lamentosi c’è sempre tempo!

GRAZIE miei PRODI Fabio, Antonella Maria, Sandra, Claudia e a tutta la crew per averci regalato tanta MAGIA DANZANTE! E agli impareggiabili TJ per aver dato musica ai nostri desideri!

VI LOVVO ASSAI!

Pimpra

 

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DI TANTO IN TANGO: GENTE QUE SI’

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Prendi una sera d’estate, la luna piena, un incontenibile desiderio di ballare ma di farlo sotto le stelle, in un parco, con gli alberi illuminati da piccole lampadine che sembrano lucciole.

Prendi la macchina e ti dirigi a Cervignano, alla milonga estiva di “Gente que sì“.

Si parte subito strabene perché ad accoglierti ci sono loro che hanno un sorriso aperto e, di solito, ci scappa pure un abbraccio che rivedersi è sempre tanto bello.

La pista è perfetta quanto a dimensioni. Con un piccolo accorgimento pure il cemento è gestibile, basta indossare scarpe che abbiano gomma sulla suola, oppure bufalo. Perché la paraffina utilizzata per permettere di pivottare, almeno a me, fa perdere di grip.

L’atmosfera è unica, si respira qualcosa di d’antan unito alle melodie del tango che riportano la mia mente a luoghi antichi, a situazioni in cui persone e tempo si accarezzavano a vicenda.

A Cervignano si gode degli altri, della reciproca compagnia, del tango davvero sociale. Non potrebbe essere altrimenti, perché, come dico sempre, sono i padroni di casa che creano la magia, il luogo poi si illumina di quella luce.

Ecco, se dovessi invitare a ballare amici da fuori, d’estate, sicuramente la milonga nel giardino (così mi piace chiamarla), sarebbe una delle tappe.

E, che ve lo dico a fare, le zanzare ci sono, ma sembrano danzare pure loro all’ombra della luna.

Pimpra

 

 

 

 

LA LATINA SENZA FRONTIERE

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Quando eravate bimbi vi sarà sicuramente capitato di fare “gne gne gne” ad altri bambini perché avevate un giocattolo nuovo, ambitissimo, in anteprima assoluta.

Sì insomma, sarete stati sicuramente stronzi pure voi, così come lo sarò io con il post odierno.

GNE’ GNE’ GNE’ Amici Cari. Oggi va così.

Sono stata alla maratona più esagerata mai vissuta ad oggi e, forse, voi, non eravate tra i partecipanti. Mi spiace. Ma, tranquilli, adesso vi faccio schiattare di invidia! 😀

Per me, la maratona perfetta, per una serie di ragioni:

  • la durata: 6 giorni. Tango ai massimi e se dico massimi è un eufemismo, perché non trovo un’altra parola: “stellare”, ecco. Potendo sollazzarsi della passione preferita per un tempo così esteso, tutta la frenesia e l’ansia di non perdere un solo minuto in pista, sono state eliminate. C’era tutto il tempo, in accordo con desiderio, stanchezza e voglia, anche, di fare altro.
  • le attività extra milonga: e qui si apre un mondo. Relax in piscina, scuola di cucina (!!!) dove abbiamo imparato dei trucchetti niente male, degustazioni di prodotti tipici, un godimento assoluto  e… ciliegina sulla torta i “Giochi Senza Frontiere“!!!!

Chi di voi li ricorda? Ebbene 4 squadre per 6 giocatori l’una che si sono cimentate in 4 specialità (pallanuoto compresa!) per lo spasso di tutti i presenti. Non serve che vi dica che mi ci sono tuffata a pesce (in tutti i sensi!) e che la squadra “PUGLIESE” si è portata a casa la vittoria! Una polo rossa, meravigliosa, trofeo di cui vado orgogliosissima (in foto)! Se pensate che in acqua, i giochi si sono svolti in piscina, si facesse finta e le gare venissero prese sottogamba, vi sbagliate di grosso!!!! Un agonismo tanguero degno delle olimpiadi!

Divertimento assoluto e tifo da stadio.

L’Alzheimer sta facendo passi da gigante nella mia testa tanto da farmi  dimenticare, al momento in cui ho scritto il pezzo, di un’altra incredibile invenzione dei nostri Anfitrioni: “alla ricerca dell’ultima tanda”. Di che si tratta?

Immaginate 12 straordinari TJ, diversi per indole e sensibilità musicale, come è doveroso sia, esperti ballerini, maratoneti di lungo corso e famosissimi musicalisadores. Metteteli a sedere in un tavolo, l’uno a fianco all’altro, con la loro musica davanti. a turno, veniva estratta la quaterna, e, uno dopo l’altro, ognuno proponeva un brano a sua insindacabile scelta, a cui, il successivo tj doveva far seguire altro brano, altra musica in modo che ci fosse una sorta di coerenza musicale per  creare una tanda. Tutto all’impronta, ovviamente.

Quasi due ore di concerto, che non trovo altro modo per definirlo, condito di virtuosismi e stranezze musicali da cui poter ricavare, senza dubbio, un cd “Chill out”. 

Creatiavità pura, di chi ha avuto l’idea e di  chi l’ha realizzata= GODIMENTO PURO.

Lo spazio/tempo fuori dalla milonga è un fenomenale collante sociale. A bordo vasca si sono strette amicizie, a cena si parlava per il più delle volte in inglese per il piacere di condividere esperienze con amici provenienti da paesi lontani. Uno scambio che ci ha arricchito tutti, ci ha avvicinato, resi più aperti e ricettivi. Questa energia pulita, poi, si è riversata come un fiume in piena anche sulla pista, regalando tandas straordinarie, indimenticabili.

  • la pista da ballo: l’unico aggettivo che mi viene in mente è enorme. Parliamoci chiaro, se si organizza una maratona di 400 persone, bisogna garantire lo spazio necessario per muoversi e per farlo “comodi”. In maratona si viaggia veloce, le gambe si stendono in passi di giaguaro e non è immaginabile procedere diversamente. Lo spazio ha garantito ogni deciso spostamento senza arrecare fastidio alle altre coppie presenti.
  • i ballerini: maratona a tre livelli: il gotha della danza europea, il paradiso terrestre e danzatori/trici patrimonio Unesco. No, cioè capite che di meglio non si trova in giro!!!!  Potreste chiedermi “E tu che ci facevi? Hai ballato?” e io rispondo di sì. Non con tutti, ovviamente, non con il gotha ma con STREPITOSI ballerini che molto mi hanno dato del loro tango e che porterò nel cuore.

E’ stata una vera manna dal cielo per tutti, comprese le ansie da prestazione che, indistintamente, hanno toccato uomini e donne.

Il lavoro fatto dai Mascalzoni Latini, Paolo, Antonio, Mauro, Bobo per organizzare un evento del genere è stato straordinario! Non mancava nulla, tutto offerto e presentato con un delizioso equilibrio di tempi e di modi.

Amici Cari, mi spiace, ma mi tocca fare GNE’ GNE’ GNE’ perché, per i malati di tango come me, una maratona così segna l’Albo d’Oro.

Ai Mascalzoni e a tutta la squadra delle persone che li hanno coadiuvati nella titanica impresa, va il mio più sentito GRAZIE. Sono ricordi, questi, che conserverò per sempre nel cuore!

#proudtobethere

Pimpra

 

 

UN PICCOLO ANGOLO DI PARADISO: Conventello house

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Su Conventello, sulla maratona di Cristina Camorani (nome e cognome ci stanno tutti), sul week end bucolico a tutto tango, l’evento in stile Woodstock,  è già stato detto e scritto tutto.

Una festa in un casale tra le campagne ridenti della provincia Romagnola, dove ogni cosa è “verace”, sincera, come dio vuole e madre natura desidera.

A casa di Cristina si sta bene, tutti, indistintamente, perché lei è la Grande Madre, è come la terra, è una donna feconda di Amore e di Accoglienza (e le maiuscole non sono un caso…).

La famiglia di Cristina è una grande famiglia, come quelle dei tempi che furono, dove tutti vivono insieme, i genitori, i nonni, i nipoti e poi i fidanzati, le morose, gli amici. C’è posto per tutti, non solo nella casa, nella cucina sempre aperta, ma, soprattutto, nel grande cuore dei suoi abitanti.

Organizzare una maratona per 280 persone a casa propria non è mai una buona idea perché è un vero massacro di stanchezza, di responsabilità. Eppure Lei lo fa, la nostra passionaria delle cose belle, delle emozioni grandi e delle imprese impossibili (per chi non lo sapesse, la milonga per il compleanno del Papa è stata idea sua…).

Mi sono chiesta più volte chi glielo facesse fare. Lei che ama danzare come fosse necessario per respirare, e non riesce a farsi una sola tanda, perché lavora sempre, cucina per tutti, organizza, prepara.

Ci guadagna? Non credo proprio, perché, con le spese di organizzazione, noleggio, acquisto materie prime ecc. ecc. non credo le resti un solo euro.

Allora?

E’ l’Amore, ne sono sicura, lo stesso che riversa sulla sulla grande famiglia che, solidale e partecipe, è parte attiva della festa, ognuno con il suo compito, ognuno a lavorare alla sua postazione (ricevimento ospiti, bar, cucina…).

Lei ama il tango e ama noialtri tangueri e ce lo dimostra invitandoci a casa sua e regalandoci un fine settimana di benessere e felicità totali.

E poi ringrazia, lo fa con tutti ed ogni volta mi commuovo, è grata alla sua famiglia per esserle accanto e per sostenerla sempre, anche nelle sue imprese (apparentemente) impossibili.

Per me, è questo il sapore specialissimo che ha la maratona a Conventello, c’è la famiglia, la campagna, le cose vere e genuine, come la vita di un tempo. Mi piace vedere che esistono ancora, che ci sono persone capaci di sfuggire alle spire della modernità che prosciuga i sentimenti e ruba il tempo per le cose importanti.

Ogni anno Cristina mi ricorda questo valore aggiunto e primario nella vita di ognuno di noi ed io le sono profondamente grata perché, in tutto questo esce il “TANGO DELLA GIOIA”, così come lo ha splendidamente definito Michele.

GRAZIE CRISTINA, grazie a tutta la tua meravigliosa Famiglia!

Pimpra

Ps: la foto è molto simbolica, rappresentando la stradina di campagna che ti porta direttamente in paradiso, alla mitica Conventello house! 🙂

 

 

 

PROSPETTIVE INTERIORI E TANGO AL FEMMINILE (MA NON SOLO)

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Pms di quelle che spaccano, talmente fastidiosa da trovarmi insopportabile.

Rimedio n. 1: un allenamento con il mio personal trainer. Esordisco dicendo “Sono nervosa. Fammi morire” . E lui mi ha preso in parola (oggi non cammino, ma questo è un altro discorso… 😉 )

Rimedio n. 2: lezione di tecnica femminile, tango argentino, la mia terapia.

Mi presento che sono spaccata, letteralmente, ancora tanticchia rompi palle, scontrosa dentro e particolarmente “bionda inside” leggi: in autostrada, finestrino aperto, e trallallero trallallà, mi vola via il tagliando di ingresso. Sorvolo sui casini per pagare la tratta autostradale Trieste/Udine e non Taranto/Udine (78 euro, per la cronaca…!)

La lezione è tenuta a due mani, dalla mia insegnante Mara e da Martina . Inizia la seconda, coinvolgendo tutto il gruppo in un gesto liberatorio, volto a scoprire lo spazio fisico a disposizione, riempendolo del movimento dei corpi, portati dalla musica.

Fluire con le note, dentro lo spazio esteriore e, aggiungo io, interiore.

Non si trattava di tango, premetto, perchè a tutte noi presenti, sicuramente ci avrebbe influenzato negativamente, bloccando i nostri corpi dentro a degli schemi elaborati in tanti anni di ballo.

Affascinante osservare come, quasi tutte noi, fossimo ingabbiate nelle nostre menti e quanto ci abbiamo messo a “lasciare andare”.

Come fai a tornare nell’ingenuità del bambino che se ne frega di quello che è bello/giusto/fatto bene e risponde libero al richiamo della musica? Ci abbiamo messo un’ora abbondante, ma, con la guida di Martina, credo che tutte noi, siamo riuscite ad entrare nella dimensione pura del nostro corpo, finalmente svincolata dal dominio coercitivo della mente imperante.

L’esercizio di ascolto profondo della musica, fatta di note toccanti di un singolo pianoforte, su di me, ha avuto un effetto assolutamente catartico. La musica è entrata, ha trovato il suo spazio, lo ha riempito, è fluita, è scivolata, ha giocato, accarezzato, pizzicato il mio corpo e la mia mente. C’era solo lei e la mia anima in ascolto, e finalmente un corpo fattosi tempio, amato, principale custode di questo fluido sonoro così denso e leggero, capace di pulire tutti i cattivi pensieri, i fastidi, le pesantezze.

Liberata e potrei dire quasi rinata, ho affrontato lo stesso tipo di esercizio di ascolto e danza su un brano di tango.

La sensazione forte è che tango fosse “casa” e che tutta me volesse riscoprirla. Con il cervello “spento”, così come ci hanno da sempre insegnato le nostre “Signore giaguare del tango”, ma con l’ascolto di cuore, emozione e corpo ben accesi, ho provato sensazioni nuove e meravigliose.

Il tango del mio futuro sarà così. Sarà colorato di una dimensione intimistica assolutamente “vibrata”, interiore, sensibile e fina. L’abbraccio conterrà aria pulsante che dal mio corpo e dal mio sentire andrà verso il mio partner e, credo, saprà aprire nuovi orizzonti e portare a nuove scoperte.

Un tango più denso. Adesso credo di averne colto appieno il significato.

Pimpra

IMAGE CREDIT Patrizio D’Acquarica

LA POETICA DEL GAMBERO. T’AMO TANGO.

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Sono sempre più convinta che le attività fisiche, siano esse sportive o più marcatamente di taglio artistico, forgino il carattere.

Fare sport, farne tanto e farlo bene, dovrebbe essere obbligatorio per tutti i giovani, per insegnare loro il significato di sacrificio, pazienza, determinazione, ambizione, desiderio e piacere di spostare il proprio limite, l’accettazione delle sconfitte, l’obbligo a non mollare a continuare a provarci, sempre.

Il tango argentino, benché lo comprenda nelle attività di taglio creativo/artistico che si fanno con il corpo, segue gli stessi dettami dello sport, ma con un ingrediente in più: il piacere metafisico che  essere mezzo materiale per esprimere creatività, aggiunge una marcia in più alle naturali endorfine generate con il movimento.

Dopo più di due lustri di tango, ieri a lezione di tecnica femminile. Perché c’è sempre da imparare, sempre da perfezionare, sempre da limare il difetto, da esaltare il pregio.

Con le amiche di lungo corso tanguero si commentava che, come accade dopo ogni lezione o stage, si tocca con mano la ferita più profonda: è necessario lavorare costantemente sui fondamentali.

L’ABC. L’alfabeto tanguero, i movimenti che sono la base e la radice di tutto.

Gli anni trascorsi nelle sale da milonga hanno insegnato, se non altro, a percepire meglio il proprio corpo che, se ben indirizzato dalla correzione del maestro, può essere reimpostato.

Il problema odierno, forse, è che abbiamo tutti tanta fretta di imparare e frenesia di ballare, concedendoci minor tempo per introiettare, in profondità, gli elementi basici che saranno, comunque, la firma unica del nostro tango adulto.

Se potessi, bramerei di massacrare la mia autostima di ballerina, con un’ora (spietata) di tecnica femminile alla settimana, dove passare allo scanner e al rasoio il mio corpo, il movimento che produco, le linee che creo per lavorarci su e migliorare e crescere e crescere ancora…

Ricordo il mio primo passaggio in quel di BSAS, le ore trascorse a scuola a smontare ogni pezzo di me, ogni mia certezza per ricostruire da zero. Dalle basi, dall’abc. Ed è ancora nella mia memoria la frustrazione provata al ritorno da quell’esperienza dove, mi sembrava che la sola cosa che avessi capito era che, dovevo ripartire dall’inizio.

Ed è sempre così, ad ogni lezione, ad ogni passaggio allo scanner dello sguardo di un maestro esperto che segnala, suggerisce, corregge e, almeno a me, motiva tantissimo.

E quindi, via andare con camminata, radicamento, utilizzo dei piedi/pianta/dita, e prendi l’energia da giù e portala su, e sii maschile sotto, femminile sopra, e rilassa e sii reattiva, morbida, fluida. Ah sì, visto che ci sei, prova a colorare di femminilità, dai la tua marca unica, esprimi il tuo cuore.

Ogni volta una morte, ogni volta una rinascita.

Poetica del gambero. Poetica del tango.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

POST PER SOLI TANGHERI. L’EGO ASSOLUTO.

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Ennesimo pippolotto su argomenti triti e ritriti, ma è più forte di me, devo dire anche io la mia.

Ieri sera in milonga: ambiente accogliente, persone grandicelle che si conoscevano tra loro, questa la sensazione. Padrona di casa molto ospitale. Musicalizador interessante. Pista decorosa.

Le premesse buone.

Arrivo presto e ballo, con il mio partner, sin dalla prima tanda.

Il TJ comincia soft, correttamente, osserva la pista e i ballerini: non sbaglia una tanda. Non crea un’onda “pesante” perchè il pubblico dei presenti non l’avrebbe sorretta musicalmente.

Una selezione interessante di brani molto famosi ma suonati e interpretati da orchestre in modo alternativo, particolare. Una musica non solo bella da ballare  ma piacevolissima all’ascolto.

E QUI CASCA L’ASINO.

Da quanto ho potuto osservare, la pista, della musica se ne fotteva bellamente. Certo, erano tutti poco più che principianti, ma, nessuno e dico NESSUNO di loro, ascoltava.

Presi a fare le più assurde combinazioni di sequenze, senza tener conto che, di base, c’era una melodia, un ritmo, un sacco di sfumature musicali. Il nulla.

Così come NON ascoltavano la musica, la coppia non si ascoltava reciprocamente, tutti presi in un’esibizione onanistica del proprio sè.

Non una coppia che si fosse presa la briga di … CAMMINARE. E di farlo in modo raccolto, compiaciuto, intimo, sulla musica… No, perbacco!, era tutto un arzigogolare passi improbabili, su temi musicali impossibili da ballare al loro livello super basico.

Che peccato e che grande dispiacere, manco fossi un’argentina!, vedere come opere musicali straordinarie venissero sgualcite, calpestate, ignorate da tanta indifferenza…

Ma allora mi chiedo: che senso ha? Perchè perdere tutta la poesia, l’emozione che la musica evoca e che l’abbraccio del tango sublima?

Ma dios mio! Questi maestri perchè, perchè, perchè commerciano tango  e basta?  Vendono sequenze, passi, giravolte, ganci che le persone non sanno gestire, sono pure orrendi da vedere dal momento che, di base, non sanno nemmeno camminare…

E divento sempre più stronza, me ne rendo conto, perchè il marketing dell’anima di un popolo mi disturba nel profondo. Perchè la distruzione dell’arte musicale mi ferisce, perchè l’ignoranza, la superficialità di questi pseudo ballerini mi fa male al cuore.

Dov’è l’amore, il rispetto, la gioia pura di far scivolare il corpo dentro un poema di note, cullati dal contatto di colui o colei che ci cinge in un abbraccio presente, sentito, puro?

Sarà che sto invecchiando e la giaguara è sempre meno tollerante… però, mi chiedo, perchè, invece di provare a ballare insieme, ascoltando con le orecchie e con il cuore la musica, il ballerino medio vuole solo esibire il proprio ego assoluto…? perchè?

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

PER CHI VOLESSE APPROFONDIRE IL TEMA DELLA MUSICALITA’, suggerisco la lettura del testo

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se interessati, potete inviare una email di richiesta a: tangare@tin.it

UNA QUESTIONE DI TACCO. POST PER SOLE DONNE

Una bella serata trascorsa sulle musiche di un Tj che amo molto, sarà che è proprio musicista vero e quindi ci sa fare.

Un caldo demoniaco che ho esorcizzato sperando contribuisse a combattere la ritenzione idrica e… uno sguardo attento posato sulla pista.

A parte che vorrei prendere a revolverate i sedicenti Maestri di tango che, a loro volta, non prendono a calci nel sedere i loro allievi che non hanno idea di cosa significhi RONDA.

RONDA= GIRARE INTORNO A UN IPOTETICO CENTRO DI UN CERCHIO… oppure trovare il centro di un rettangolo e fare lo stesso.

Ci possono essere più ronde, ovviamente, più veloci e più lente ma SEMPRE di forma circolare o ellittica!!!!

Ballare non significa cercare di doppiare la coppia che vi sta davanti, spintonarla, sorpassarla a destra e a manca!!! Porca miseria si tratta di ballare mica di fare una gara automobilistica!!!

Ciò detto, osservavo le donne presenti in sala. A spanne, direi abbastanza esordienti, sicuramente appassionate ma, con poca “polpa spolpabile” (ballerini più avanzati) con cui esprimersi.

Le osservavo danzare, tutte elegantemente vestite e curate, delle belle signore e signorine, niente da dire e, con stiletti affilatissimi ai piedi.

A parte una o due danzatrici che non avevano più di 8 cm di tacco, le altre svettavano dai 10 in su.

E si vedeva tutta…la difficoltà nella danza, per piedi/caviglie/gambe inabituate a radicare al terreno e a spingere.

Il tacco, per una donna che balla il tango è (quasi) tutto. Se non è bilanciato, se è troppo alto o troppo basso, la ballerina non riuscirà ad esprimere al meglio le sue capacità/potenzialità.

Per issarsi su vertigini a 10/11/12 cm,  oltre che una flessibilità dell’arco plantare che non tutte possiedono, serve una forza incredibile sulla pianta del piede, accompagnata da un buon gioco di polpacci per stare in rélévé (ovvero in appoggio sull’avampiede), quando il tacco si deve necessariamente sollevare.

Trarre l’energia dal “piso”, dal pavimento, se non allenate, dotate fisicamente, diventa impresa quasi impossibile oltre che offrire una resa estetica decisamente non brillante.

Danzatrici in bilico, in appoggio totale sul partner che, a questo punto, diventa una colonna dorica che serve solo a non collassare a terra.

Non è bello e non è buono per il vostro tango, care Ragazze.

Feci lo stesso errore pure io, tanti anni or sono, felice di potermi issare su tacchi altissimi, e baldanzosa di poterci ballare su. Non ho una formazione di classico, ma la fortuna di avere un buon collo del piede, sicchè, l’impresa più o meno mi riusciva.

Poi, ho incontrato la Maestra che mi ha fatto cambiare prospettiva, forzandomi a lavorare al pavimento e, suggerendomi con gentilezza, di scendere di centimetri.

All’inizio mi pareva una grande sconfitta, come se non potessi essere una degna tanguera, invece, ascoltato il consiglio, il mio tango ha preso una forma migliore.

Con il tacco più basso si riesce a spingere, si ottiene migliore equilibrio, si può essere più reattive e veloci, tutte caratterisctiche che rendono una danzatrice migliore.

Poi, ovviamente, ci sono le ballerine particolarmente dotate che fanno i miracoli anche su 12 cm, ma, credetemi, sono poche.

Gli stiletti a tutto spiano lasciamoli per una cena al ristorante, colà, non faremo danno e saremo delle splendide “Regine”! 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

TANGO E GIUNGLA. LE MIE STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA

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Rimango sempre molto stupita quando, di fronte a uno dei miei post sul tango, per ragioni che mi sfuggono, si scatenano lunghissimi ed articolati dibattiti.

La cosa in sè mi diverte un mondo, ma, al contempo, mi inquieta percepire come, quanto scrivo, venga interpretato in modi lontanissimi dal mio reale intendimento.

Potere della comunicazione.

Ciò detto, avendo utilizzato lemmi che tanto hanno fatto discutere, “guerra”, “mirada assassina”, “fuoco sacro”, solo per fare alcuni esempi, svelerò le mie personalissime tecniche di sopravvivenza per far sì che, una serata di tango, mi rechi piacere e non danno.

Sono profondamente convinta che il desiderio è la leva motivazionale principale per ogni danzatore di balli di coppia.

VOGLIO BALLARE. E lo voglio fare bene, lo voglio fare di qualità, voglio portarmi a casa belle sensazioni, nuove emozioni. Voglio COLORE nella danza.

Se sono animato da questo desiderio, che amo definire “sacro fuoco”, ho qualche possibilità in più che la milonga, che sia quella sotto casa o una delle serate di maratona o di un encuentro milonguero, possa arrecarmi piacere, darmi soddisfazione.

Milonga, in questo, senso è GUERRA.

Lo so che la parola non piace, ma è di sicuro la più efficace ad esprimere il concetto di “mors tua, vita mea” che, tradotto in pratica, significa che si “conquista” la tanda solo il ballerino/a VERAMENTE motivato, ovvero, colui o colei mosso da maggior DESIDERIO (ve lo ricordate Quello che diceva “restate folli, restate affamati”? Ecco, così!).

Ne scaturisce che, per essere proattivi (che vi piacerà sicuramente di più della parola “competitivi” che non ritenete abbastanza “politically correct“), bisogna muovere il culo. Cioè, per sperare di muoverlo poi danzando (ahahahah!), bisogna darsi da fare.

Nell’etica che contraddistingue il vero tanguero, questa azione si esplicita semplicemente, mettendo in atto il codice assoluto, la verità prima, unica e indiscutibile: l’utilizzo della MIRADA.

OSSERVO. PUNTO LO SGUARDO. MANTENGO IL CONTATTO VISIVO SE QUESTO E’ RICAMBIATO. VADO A PRENDERMI LA BALLERINA, ASPETTO SEDUTA IL BALLERINO MANTENENDO LO SGUARDO.

Nel frattempo, sorrido, perchè sono felice della possibilità di questa tanda.

In fondo, sopravvivere alla giungla di una milonga, non è così difficile.

Certo, bisogna “starci” di testa, di cuore, di corpo.

Non sempre le serate vanno bene, magari risultiamo invisibili, magari, semplicemente balliamo male, o la musica non ci va. Ma questa è la vita e bisogna saper accettare anche le sconfitte.

Le mie personalissime strategie di sopravvivenza sono cresciute con me, con la ballerina che sono diventata.

Regola n. 1

Andare in milonga SOLO se si è veramente motivati. Cioè, la fiamma del “fuoco sacro”, è bella sbrillucciante. In caso contrario, fare altro.

Siamo animali sociali e, per prima cosa, gli uni degli altri percepiamo l’energia che emaniamo, che si traduce in gesti, in sguardi, in movimenti. Se questa energia non è fluida, vibrante, gli animali della sala lo percepiscono e rivolgeranno l’attenzione verso altre fonti luminose. C’è poco da rimanerci male, è sempre colpa nostra.

 Regola n. 2

Avere sempre ben alta la propria autostima.

Non si può piacere a tutti. Quindi, mettersela via se quello/a ballerino/a non ci si filano di pezza perchè, semplicemente, ciò che siamo, non entra nelle loro corde.

Pazienza. Siamo una popolazione di tangueri ENORME, troveremo senza dubbio anche il nostro estimatore/trice.

La cosa FONDAMENTALE è NON FARSI PRENDERE DALLO SCONFORTO e mettere in dubbio chi siamo. Insomma buttarci da soli la zappa sui piedi. Se la serata non gira, per X ragioni, si levano le tende, SEMPRE CON IL SORRISO perchè quella sarà l’ultima immagine che gli animali della giungla tanguera avranno di noi, e noi non siamo tristi, umorali, negativi e pesanti… siamo LUCE. SEMPRE.

Regola n. 3

Avere cura di sè.

La prima immagine che gli altri hanno di noi è ciò che vedono di noi. Sicchè, la sciatteria è una pessima scelta.

Ad ognuno libertà di esprimere se stesso, tenendo conto che anche il fattore visivo avrà il suo peso nella dinamica dell’invito.

Se uso abiti che mi “nascondono” (colori molto scuri, ad esempio), non mi dovrò lamentare se gli animali in sala non si accorgeranno di me. Semplicemente, non voglio che mi vedano. E datevi da soli la risposta.

Da ballerina, il ricordo che il danzatore con cui ho ballato mi lascia passa anche attraverso questi elementi: l’affinità che è scaturita nella tanda (ovviamente!), la cura del suo abbigliamento (l’uomo che si porta i cambi per ovviare al sudore, si profuma delicatamente…).

Magari per loro è lo stesso, e mi adeguo anche io. Si tratta di aver rispetto dell’altro e di riservargli cura.

Al momento, di strategie non me ne vengono in mente altre.

Quando cado nella trappola mentale della “serata di merda”, mi vengono sempre in mente le parole di una cara amica che, tanto tempo fa, mi disse: “Cara Pimpra, non devi abbatterti se il tal ballerino per cui sbavi, non ti vede nemmeno. Tu insisti e sii paziente. Se lavorerai bene, arriverà il giorno in cui verrà a prenderti.”

Ed aveva ragione, quando ciò accade, è sempre una gran festa (interiore) ed è un’altra “bandierina” piazzata in cima all’Everest tanguero!

E adesso divertiamoci!

BUON TANGO A TUTTI!

Pimpra

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COGLI LA DIFFERENZA. TANGO IN SLOW MOTION

image credit: Claudio Visintin

 

Un fine settimana tra le mura accoglienti di Villa Giacomelli, a godermi “l’Experiencia” milonguera.

Sono anni che vi partecipo, oramai, ed ogni volta è una nuova scoperta, una sorpresa.

Tutto camabia, tutto resta uguale.

I danzatori provengono da confini geografici sempre più estesi, arricchendo l’incontro del fine settimana, con il profumo del loro tango che per noi, ospiti locali, sa di esotico ed ha un richiamo particolare.

Man bassa, come sempre, l’hanno fatta i danzatori/trici dell’Est europeo, russi, in particolare, perchè, lo si voglia o no, hanno molto da dare e, se vogliamo, anche da insegnare, a noialtri.

Ho avuto il piacere di “stalkare” alcuni ignari ballerini inglesi che ho apprezzato molto per la loro indole gentile, si son fatti prendere dalla mia mirada assassina, e mi hanno deliziato in una tanda vivacissima e molto sudata, piuttosto che in una tanda in assenza totale di ritmo, ma in assoluta connessione di abbraccio.

Ho voglia di soffermarmi su questo.

Mano a mano che il tempo passa e che le esperienze tanguere aumentano e si diversificano in temini di tipologia di evento (una maratona piuttosto che un incontro in puro stile milonguero), e di ballerini danzati, percepisco interessanti sfumature di senso che mi rendono questo grande Amore che è il tango, sempre diverso.

Premesso che, per carattere vivace, mi trovo particolarmente a mio agio in maratona, dove si viaggia forte e a ritmo sostenuto, sto imparando ad apprezzare la diversa intonazione che mi offre un incontro milonguero.

Innanzitutto:  o mirada o morte. E non si scappa. Pochi inviti al bar, minor struscio. Si gioca con il codice e quando si dice guerra è guerra totale.

Non vedi una mazza da lontano? Arrangiati!

Non sai esattamente su quale ballerino puntare lo sguardo? Arrangiati!

La ballerina seduta vicino a te è russa, figa, ti ruba la mirada, ci sa fare, è decisa, è sveglia, ci vede benissimo, ha più tette di te, è bravissima, ha tra i 20 e i 30 anni? Arrangiati!

… insomma, arrivare alla  tanda, non è così semplice, perchè, anche i tuoi amici di sempre, approfittano dell’occasione deliziosa per ampliare i loro orizzonti, scegliendo danzatrici nuove o, comunque, quelle che sanno non rivedranno così facilmente.

LA GUERRA.

Che poi devi prenderla bene ed essere consapevole che, se quel giorno/pomeriggio/sera, non sei in forma smagliante, ti dovrai accontentare delle briciole, se ce ne saranno…

Ma non è di questo che volevo discettare.

Ho scoperto una gran cosa. Ovvero l’acqua calda del tanguero, ne voglio comunque parlare.

Ma la sai la differenza che c’è tra ballare dentro il ritmo vorticoso, tutto un traspiè e gioco di piedi, oppure fanculizzare tutto ciò, cingere la tua ballerina come un koala sull’albero di eucalipto ed entrare in una connessione così intima con lei, così delicata eppure profonda che, a quel punto, la musica diventa quasi un optional?

Ecco, ho fatto questa esperienza. Sulle prime mi è sembrato di vivere un incubo, o meglio, di essere incappata in un killer seriale, perchè tutta me, vibrisse comprese, aspettava il “la” per muovere i passi, per seguire la musica, per non fermare la ronda… invece, questo curioso e illuminato danzatore, mi ha fatto capire un’altra cosa “ascolta me, ascolta noi”.

Conoscendomi, non credevo di esserne capace, invece sì. Ho mollato la mente, dimenticato la performance, accolto la musica filtrata attraverso il suo tocco delicato e gentile e, incredibilmente, anche questa sorta di non-danza, ha avuto un senso profondo, di pace e scambio.

Confesso: non potrei mai tenere botta per una milonga intera a ritmo così lento, rischierei di fondere il motore per la troppa pressione interna, però, devo ammettere altresì che è stato molto interessante scoprire come, anche il mio corpo, era capace di prendersi un “andamento lento” e di totale ascolto.

Che dire se non che questa è la magia che si rinnova sempre, ad ogni milonga, ad ogni tanda, ad ogni abbraccio che abbiamo la fortuna si scambiare…?

Pimpra

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