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VOLA BASSO

L’amico e grande tanguero Bobo, ieri ha pubblicato una personale riflessione sul tango che riporto integralmente qui e che mi ha fatto tanto pensare:

VOLA BASSO, e vedi di ballare meglio!

All’ultimo festival di tango, forse il più famoso in Europa, sicuramente tra i più importanti, non ho ballato con chi avrei desiderato, specie con ballerine davvero bravissime che conosco anche personalmente, professioniste o meno, argentine italiane o di qualsiasi altro paese: un dramma, o quasi.

Pensiero ricorrente, sia maschile che femminile:

ballano tra di loro, se non sei nella cerchia eletta non ti cagano, sono snob, fino a qualche anno fa ti chiedevano loro di ballare, oggi che sono in tour quasi non ti salutano ed hanno l’ansia di guardarti, sia mai tu fraintenda che vogliano ballare con te.

Ecco, in questo festival a me è successa sta cosa e devo dire che ci ho pensato e pensato, ed alla fine sono giunto alla conclusione che segue:

caro bobo, vuoi ballare con quelle brave? Quelle bravissime? Bene, studia di più, forse ci ballerai, forse.

Vola basso e balla meglio!

Da domani intensifico il mio studio del tango, forse mi sono accontentato un po’ troppo di me stesso, avallando una considerazione più alta del mio tango effettivo, che forse è un po’ noioso o certamente di livello inferiore a quello che ho visto ballare dai ballerini con cui le mie desiderate ballerine stavano ballando, che ballavano in maniera incredibile.

SOTTOLINEO: non è solo tecnica e livello, ma condivisione di un tango che forse è diverso dal nostro!

NON BALLANO TRA LORO, è che condividono un tango diverso da quello che puoi offrire tu.

E poi oh, la verità è che magari a quel Tango tu non ci arriverai mai, il che non ti deve far smettere di criticare te stesso e provare a migliorare.

Ora cerchiamo uno stage adeguato 🙂

e W il tango.

P.S.

Le ballerine con cui ho ballato SONO BRAVISSIME! E pure professioniste, ecco…. non vorrei essere frainteso da loro; infatti non è solo una riflessione sul livello di tango e di tecnica, spero si sia inteso, ma di condivisione di certo tango.

VOLA BASSO E STUDIA DI PIU’.

In senso assoluto, condivido il postulato al 1000% e lo estendo a più settori della vita. Cercare di perfezionarsi ed avere contezza che ci sarà sempre qualcuno migliore di noi. Accettarlo e continuare a lavorarci su. Tutto positivo, costruttivo, molto formativo.

Ma non è questo il fulcro: dopo anni e anni passati a calcare le piste, qualcosa nell’animo del tanguer@ si modifica.

Da una parte ci sono coloro che si sentono arrivati, quelli che sono persuasi di avere conquistato la vetta e di rimanerci issati che di meglio non si può fare.

Dall’altra parte ci sono coloro che continuano a studiare e mantengono una sorta di “basso profilo”, perché la consapevolezza intellettualmente onesta racconta che nella danza e nella vita non si arriva mai. E fanno pace con questa idea.

Sono assolutamente convinta che noi i “non argentini” e dico TUTTI, abbiamo storpiato il significato originario del tango: il piacere, il divertimento, un momento da dedicare a noi stessi e da condividere con l’altro.

Noialtri, i non nativi, abbiamo portato dentro l’abbraccio le nostre frustrazioni.

Fatico a comprendere perché un tanguero di indiscusso talento si senta a disagio verso un modo di leggere, interpretare il tango che è diverso dal suo “(cit.) condivisione di un tango che forse è diverso dal nostro! “.

Se accettiamo il fatto che si possa associare a un linguaggio, la bellezza sta nella differenza, perché funziona da stimolo, ci si può avvicinare e comunicare a gesti, oppure non ci si guarda neppure perché troppo simbolicamente “distanti”. Non è sempre possibile entrare in relazione con tutti, anche se siamo innegabilmente bravi e talentuosi.

Non possiamo pretendere di “abbeverarci con la vita tanguera” di un’altra persona. Il percorso di ognuno di noi è quanto di più soggettivo, unico, assoluto, possa esistere.

Parlo di frustrazione perché stiamo troppo spesso perdendo di vista il puro divertimento, quello leggero, soave.

Forse per le ballerine donne è più facile da comprendere poiché il gioco del tango prevede l’attesa, il rifiuto, o, meglio, l’impossibilità di esercitare una persuasione con lo sguardo. La situazione ci è nota e così impariamo da subito a convivere e a sopportare la frustrazione.

Le donne che non ce la fanno, dopo un po’ abbandonano. Le altre imparano, milonga dopo milonga, a divertirsi sempre di più.

A chi non piacerebbe essere l’interesse tanguero indiscusso, l’idolo della pista quello con il quale tutti/e vogliono ballare, quello che quel tango è solo suo? Certo tali fenomeni esistono ma, attenzione, durano lo spazio della loro generazione. Ne ho visti tantissimi passarmi sotto agli occhi, sbocciare, fiorire e spegnersi, come essiccati dalla loro stessa fama.

A conclusione di questo infinito pippolotto, sento di dire, a me stessa in primis, di cercare il divertimento quando ballo e di farlo con lievità e la generosità di donare al mio partner la versione migliore di me come ballerina. In questo scambio a due, quello che più conta, secondo me, è regalare all’altro qualcosa, sia un’emozione, un sorriso, un momento di sintonia e rilassatezza, di gioco. Ricordiamoci che, per noi, non è un lavoro.

Tutto il resto sono sovrastrutture che ci fanno male. Inquinano il nostro tango e l’atmosfera magica della milonga.

AMEN.

Pimpra

PS

Ritengo doveroso riportare una chiosa che lo stesso Roberto Bobo Corsano ha fornito su FB che chiarisce, in termini inequivocabili, la sua posizione e che, a mia volta, sento di condividere assolutamente. Buona lettura.

Grazie per avermi condiviso, Pimpra 🙂 forse il mio post necessita una riformulazione necessaria a sgomberare il campo da possibili fraintendimenti che, evidentemente, si sono creati tra i lettori tangueri 🙂 Il focus del mio post non era precisamente sulla mia crisi, quello era il pretesto. Ora, mi fa piacere che ci siano persone che mi considerano vivente nello spazio e che con il mio post sono sceso sulla terra, ma mi piacerebbe che Elisabetta conoscesse un po’ della mia storia tanguera e forse capirebbe che sulla terra ci sono fin dai miei primi passi, quando per un uomo privo di alcuna cultura propriocettiva e di danza in generale, non più giovanissimo e molto grasso, ho dovuto passare anni a bordo pista con l’ansia di ballare ed entrare in pista come il più grasso di tutti, con la certezza che nessuna donna avrebbe mai accettato di ballare con un uomo grasso con la pancia perché proprio non si poteva immaginare che uno con questo fisico potesse ballare.

Quindi sulla terra ci sono da molti anni, ed il mio focus era proprio dalla terra, è proprio da lì che l’ho scritto.

Il focus del mio post, infatti, non era il livello di ballo ma la riflessione su sé stessi, che secondo me manca nel tango, e non solo nel tango, poiché il tango è vita reale, almeno per me.

Il focus era proprio incentrato su quelle che Pimpra chiama “sovrastrutture” a cui lei pare non essere interessata, ed invece per me fanno la differenza, e mi spiego.

E’ ricorrente il lamento a bordo pista di chi non balla, sia uomo che donna, ed è rivolto sempre a chi non ci invita ed a chi non ha accettato il nostro invito, sempre, sempre e sempre; questa situazione non ha mai esiti di riflessione sul proprio tango, mai e, secondo me, come ha detto Fernando Sanchez, manca proprio tanto nel tango.

Ognuno ha le difficoltà a bordo pista, questo era il focus, a tutti i livelli, il punto è che, e riporto una mia frase scritta in un’altra mia riflessione, dopo molti anni di tango la verità vera è che “smetti di giudicare il tango altrui e giudichi solo il tuo tango”.

Il mio post voleva ribadire questo; null’altro. Non il livello, non la bravura, il punto è che non potremmo ballare tutti con tutti,certo, ma non è così banale; il mio anelito non è quello di migliorare il mio tango, ma di allargarne la comprensione, il suo linguaggio, dominarne ogni aspetto, aumentare il mio lessico tanguero per poter meglio “parlare/ballare” di tango.

Invece non riesco mai a condividere questa cosa con nessuno, perché tutti ogni volta vomitano addosso ad altri le loro frustrazioni, tanguere e non, ed anche a Porec ho sentito questi lamenti, insistenti ma aridi perché autoreferenziali.

Temo dovrò riscrivere il mio post 🙂

Roberto Bobo Corsano

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ALLENAMENTO A DISTANZA. LA NUOVA FRONTIERA

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Ho sempre fatto sport, da che ne ho memoria.

Dai pattini a rotelle che si usavano con le scarpe, alla ciclo cross più grande e pesante di tutto il quartiere ma con gli ammortizzatori da super wow che in salita non riuscivo a pedalare tanto era esagerata per me, anche se aveva il cambio a 3 marce, insomma ho fatto e provato di tutto.

I sogni nel cassetto restano la danza classica a me interdetta che in famiglia l’idea di tirare su una “femmina-femmina” evidentemente non era gradita, e la ginnastica artistica.

In questo secondo caso devo dire che i miei ci provarono ma il responso fu che, a 8 anni (prima vivevo all’estero), ero troppo vecchia per iniziare. Gli stolti non mi fecero neanche un provino: avrebbero visto che, da sola, sapevo fare la ruota con una mano, le rovesciate e tutte le spaccate. Che faccio ancora, così per dire.

Il tempo passa, tiranno, e arriva il momento in cui ho dovuto appendere l’agonismo al chiodo. Alla boa della grande età si cerca di mantenere la struttura ed è già un grande risultato.

Per puro caso, on line scopro l’esistenza di un coach italiano che, apparentemente, fa dei veri miracoli sulle donne normali, quelle come me, con la cellulite e i cuscinetti. Lo seguo per mesi, sembra proprio che i risultati memorabili che raggiungono le allieve siano reali, non trucchi da photoshop. Decido di provarci anche io, voglio concedermi la possibilità di un miglioramento che sia prevalentemente estetico del mio corpo, non competendo più in nessuna specialità sportiva.

La grandiosa novità è che il mio è un coach virtuale, nel senso che, lui non l’ho mai visto, esiste in carne ed ossa ma vive a 500 km da casa mia. Con lui e il metodo che ha ideato, tutto si fa a distanza!

In palestra ho la scheda per me, che gestisco dal cellulare, dove trovo tutte le informazioni che mi servono per la corretta esecuzione degli esercizi. Se ho dubbi, posso scrivere o telefonare in sede dove ricevo le informazioni che mi interessano.

Sono alla seconda scheda attualmente e, non mi pareva potesse essere possibile, il percorso funziona. Dietro al progetto c’è una filosofia legata al fitness che coniuga l’allenamento e il corretto regime alimentare. Una filosofia molto sana.

Scrivo tutto questo perché trovo incredibilmente interessante scoprire ogni giorno, come il mondo moderno evolva così velocemente e – per fortuna! – non sempre in senso deteriore o negativo.

Certamente nessuno mai potrà sostituire gli allenatori che hanno contribuito alla formazione del mio carattere, in special modo l’ultimo che ho avuto, quel Duško, mago dell’atletica leggera, che non solo mi ha insegnato a correre ma ha saputo leggere nel mio cuore sportivo facendo uscire la falcata Giaguara.

Il mondo cambia e lo fa molto velocemente, perciò noi, vecchi dinosauri, facciamo bene a stare al passo onde evitare l’estinzione.

Olè!

Pimpra

NB Se vi si è attizzata la curiosità, le info qui

NE VALE LA PENA?

Stamane maggio si è presentato con l’abito svolazzante a fiori con il quale siamo abituati a riconoscerlo a braccetto di un tiepido sole che ha fatto capolino dopo giorni di umido grigiore.

Scivolare per le strade in scooter, percependo i sottili aromi che erbe, alberi, gemme fiorite rilasciano nell’aria, mi mette sempre il buonumore.

Il cavallo d’acciaio ha bisogno del suo fieno liquido e mi fermo alla pompa di benzina. Mi serve Luca, un ragazzone alto e muscoloso, già abbronzato per le lunghe ore trascorse all’aperto. Ha gli occhi azzurri come una piscina, oggi particolarmente liquidi.

“Sei stanco Luca? Ti sei allenato tanto?”

“No, non è quello, è un periodo giù”

“La tua compagna fa la matta?” affermo scherzando, inconsapevole di aprire il vaso di Pandora.

“Se finisce male ho chiuso”.

“Ma che dici mai? Sei giovane, non puoi chiudere all’amore”.

“Lei è la donna che ho sempre cercato. Non ci sono dubbi. Se va male, ho chiuso per sempre”.

L’ho esortato a pensare positivo, illudendolo e illudendomi che l’amore vince sempre su tutto.

Nella nostra esistenza troviamo un “ne vale la pena?” e noi lo siamo per qualcuno?

Sembra una banalità ma forse non lo è.

Quante volte ci accovacciamo in una comfort zone che ci allontana dai sapori pieni della vita?

Il pensiero che mi ha ispirato la sosta benzina di oggi è questo: estirpare le mie comfort zone e scoprire quello che succede.

Sticazzi.

Pimpra

CARTOLINA DA LONDRA

La vita, negli anni, mi ha concesso di sfiorare paesi e culture diversissime, portandomi in megalopoli assolutamente straordinarie, al di qua e al di là degli oceani.

Purtroppo non riesco a viaggiare quanto vorrei, ma quando capita, godo ogni istante di quella speciale magia che mi regala mettere il naso fuori dalle mura.

Questa volta è stata Londra a sorprendermi con il caleidoscopio vivido della megalopoli europea.

Mancavo dal 2005 e, in questo abbondante decennio, l’ho vista estremamente cambiata. La livrea è sempre incantevole e offre stimoli nuovi e interessanti.

ESSERE TURISTA A LONDRA

E’ facile, certo se il portafoglio è gonfio, è ancora più facile (e divertente). Posso affermare di aver scoperto una città a prova di turisti, agevole da visitare, molto organizzata. Dai trasporti ai servizi è davvero semplice immergersi nel flusso della vita londinese.

PEOPLE

Se vai a Londra e speri di vedere per strada chissà quali stranezze estetiche dei suoi abitanti, sono lontani tempi. Nel mio weekend di visita, non mi è mai accaduto di essere sorpresa da qualche stravaganza particolare.

In generale ho notato che le donne di qualunque età amano truccarsi, è difficile vederle per strada al naturale. C’è chi esagera, chi no ma sono tutte truccate. Ciglia finte e manicure all’americana.

Mi ha stupito vedere utilizzati i leggins da palestra come fossero normali pantaloni, abbinati a maglioni, giacca e le immancabili sneakers+ zainetto. Un look tecno-sportivo e molto rilassato (forse perché era il weekend?).

Sarà che camminano assai, ma i tacchi delle scarpe li ho visti solo nelle boutiques dei grandi magazzini.

Moltissimi uomini e ragazzi portano barbe vistose e curatissime. Ho trovato lo stimolo visivo interessante.

Mangiano sempre, a tutte le ore del giorno e della notte. C’è offerta di cibo in box trasparenti, per essere consumato ovunque. Anche in metropolitana, viaggiando in piedi.

Non ho mai incontrato persone che, uscite da un supermercato, non avessero i loro sacchetti riempiti di cibo già cucinato e pronto all’uso. Forse, in Inghilterra, insieme al bidet, mancano anche i fornelli. Chissà.

Gli inglesi sono molto gentili. Si sforzano di capire la tua terribile pronuncia, non fanno le smorfie, non ti guardano in modo schifato. Bravi.

I Pub sono ameni luoghi anche per chi non beve birra.

Ho assaggiato “Fish and chips” e sono sopravvissuta al fritto, incredibile.

Il Big Ben è in restauro, sapevatelo. Dovrebbero togliere almeno 2 pound dalla tassa di soggiorno solo per questo motivo. Ma ne potete apprezzare la riproduzione fatta di Lego a Soho (vedi foto della galleria).

La City è una spettacolare commistione di architettura, nuovo e antico si stringono la mano creando un panorama unico ed estremamente suggestivo.

Londra è bellissima da girare a piedi, con il naso per aria.

Se volete visitare i musei, fate quello che vi dice la guida: prenotate il biglietto on line, oppure scegliete orari alternativi, le file sono impressionanti.

Ho amato i mercati, tutti, da quelli turistici come Camden a quelli iconici come Portobello a quelli gastronomici di Borough Market.

La prova dell’esistenza di dio si trova al 5 piano di Harrod’s , una targa vi accoglie nello “SHOE HEAVEN”. Se non vi basta, al 6 piano trovate il “SALON DE PARFUMS”. State già cercando un biglietto low cost per Londra, vero?

Le oche e i cigni di St. James, parco adiacente a Buckingham Palace, sono enormi e molto socievoli. Anche gli scoiattoli godono di ottima salute e pure loro non temono il contatto umano.

Una piccola chicca è Litte Venice, atmosfera surreale ed estremamente suggestiva.

L’erba dei parchi è verde Inghilterra e profuma di buono.

La Wilkin & Sons monodose, all’interno del tappo, vi regala un pensiero positivo per farvi iniziare bene la giornata e, devo dire, così è sempre stato.

GOD SAVE THE QUEEN!

Pimpra

INVECCHIARE IN TEMPO DI SOCIAL

Ci penso da un po’ a come sta cambiando la vita di relazione, la socialità, il rapporto tra il singolo e il resto del mondo, a come si diventa grandi oggi, ma, soprattutto, a come si invecchia.

Cerco di non uscire dalla modernità, perché spero, in questo modo, di continuare a capire il mondo anche se, come tutti i “giovani attempati”, molto spesso, il richiamo al tempo passato, a come si stava meglio, arriva a fior di labbra.

Sono presente sui social, mi faccio grandi scorpacciate di foto, di storie. Ho desiderio di capire, di leggere cosa racconta la società dei giovani, di quello che sono stata anche io, qualche anno fa.

Per certi versi trovo la modernità di relazione assolutamente spaventosa. Noi tutti, in potenza, disponiamo di mezzi atti a disegnare delle finestre di realtà “verosimile”, ovvero costruita, immaginata, creata ad arte su quanto noi vorremmo essere. C’è sempre una base di verità, poiché, lo esprime perfettamente il termine stesso “verosimiglianza”, quella siamo noi. Poi c’è la creazione, l’immagine che vogliamo offrire a chi ci guarda.

Facendo un salto quantico alla mia adolescenza degli anni 80, credo si possa far partire da lì l’inizio del culto dell’immagine della persona a discapito della persona nel suo complesso. Ricordo i fenomeni dei paninari e di tutte le categorie di giovani che indossando la loro divisa, facevano parte del loro clan, esprimevano l’appartenenza a una classe sociale.

Ora come allora, l’ambizione anche inconscia, era quella di fare parte del ceto agiato, ovvero di coloro che potevano permettersi di “griffare” loro stessi con gli stilemi del benessere.

Già a quel tempo, benché avessi frequentato il liceo dei fighetti, oggi definibili radical chic, facevo parte di quella parte fluida e non precisamente identificata di giovani che non rientravano di preciso in nessuna delle giovanili classificazioni.

Sin da allora ho amato essere parte per me stessa, mi chiedo se per vero sentire o per necessità ma, tutto sommato, poco importa, fino a giungere, coerente a me stessa, alla mia età adulta.

La riflessione che mi si impone attualmente è come si invecchia in tempo di social, dal momento che, da quanto posso osservare, la “vecchiaia” è la peggio malattia, ha perso tutta l’aura di esperienza, di saggezza e di rispetto che ha rappresentato nei secoli.

Non esiste più la saggezza dei nonni, poche volte ci si riferisce a un Maestro anziano e saggio. L’immagine brucia l’essenza delle persone che, come un buon vino, invece, migliora con il tempo.

Faccio fatica a vivermi con leggera armonia questo passaggio di vita e ho pure un po’ di timore del contesto in cui mi trovo, dato che, come Natura prevede, il mio corpo esprime con onestà il mio percorso di vita, il tempo.

La mente torna ai giovani, a come se la vivono la loro età se, poco poco non rientrano nella categoria di quelli “fighi“, quelli che hanno un sacco di “follower“, quelli con il successo a pixel.

La gioventù è un bacino meraviglioso di potenzialità. Resto positiva e credo che i ragazzi sapranno trovare il loro senso, oltre i like.

Quanto a me, chi può dirlo, è la prima volta che invecchio!

Pimpra

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SESSO E ROBOT

Non è un caso che abbia scelto l’immagine di una donna con il suo sex robot maschio

Metto subito le mani avanti: non è la crisi della terza età. E anche se lo fosse, non ci vedo nulla di male.

Il fine settimana scorso ho partecipato a un’interessante conferenza di presentazione del libro “Sex robot. L’amore al tempo delle macchine“, di Maurizio Balistrieri.

Ci sono andata su segnalazione di un amico filosofo, la cui testa acuta mi piace assai. I ragionamenti ci portano quasi sempre agli antipodi, lui è l’intellettuale io no, ma il bello sta proprio lì.

Non ho pregiudizio alcuno non sapendo nulla dell’argomento, ho solo sentito la notizia molto gossip, rimbalzata sugli organi di stampa, su quel casino al silicone che, poco tempo addietro, è stato aperto a Torino e immediatamente chiuso. Grandissimo scandalo fare sesso con bambole di silicone. Chissà perché, mi chiedo.

Tornando alla conferenza, mi si è aperto un mondo.

Innanzitutto avere di fronte tre (belle) teste pensanti, una giornalista e due filosofi, ha immediatamente stuzzicato il neurone, l’argomento ha fatto il resto.

Perché fare sesso con i robot? E’ bene o male? Costi e benefici, il significato dell’utilizzo di robot nella società moderna e futura, pro e contro, i giudizi morali, i possibili utilizzi terapeutici, varie ed eventuali.

Peccato che la durata dell’incontro sia stata breve, perché il tema meritava di essere sviscerato.

Allora sesso con i robot sì o no? [il libro devo ancora leggerlo]

Come la penso io: ovviamente sì.

Il sesso è un campo semantico che si presta alle derive moralistiche più estreme. Spesso, quando si affronta l’argomento, entrano in gioco le più grandi moralizzazioni, i tabù e tutta quell’architettura di pensieri e comportamenti che mirano ad eliminare la radice più forte del sesso: la libertà.

Se accettiamo che il sesso è espressione naturale di libertà di ognuno (ma dobbiamo avere ben chiaro cosa significhi), probabilmente, l’idea di poter utilizzare anche un robot, non ci farebbe così storcere il naso.

Ma il fulcro del discorso non sta nel mero e pragmatico uso di una macchina. La bellezza del ragionamento, quando hai di fronte due filosofi, è il ragionamento stesso, su più livelli, sui diversi significati di questo uso, sui perché.

A quanto pare la robotica in questo settore è studiata anche per curare patologie sessuali e mi pare un percorso interessante.

Non so come la pensiate voi, da parte mia, credo che ogni avanzamento della tecnologia, specie se tocca aree significative della nostra vita, ci lascia sempre basiti, a volte molto sconcertati e impauriti. Di norma, quel che non si conosce crea distanza, allontanamento cautelativo.

I robot impareranno a pensare e chi verrà dopo di noi dovrà affrontare nuove sfide morali, intellettuali, sociali ma, il progresso tecnologico non si può fermare quindi, invece di essere (quasi sempre) spettatori passivi di quanto accade, è bene iniziare a riflettere in anticipo, per prepararsi e per maturare un pensiero proprio.

Quanto al robot sessuale, pare che allo stato attuale il costo si aggiri attorno ai 6.000 euro per un modello di buona fattura, dico questo: mi accontento dei sex toys.

Ma, non vedo l’ora mi propongano a prezzo accettabile il robot casalingo, quello che si occupa delle faccende e di cucinare. In quel caso è sicuro che correrei in banca per accendere un mutuo ed affrontare la spesa!

Per approfondimenti seri sull’argomento sex robot, leggete l’interessante articolo di Pierpaolo Marrone (filosofo) qui . 

Pimpra

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BUONI PROPOSITI 2019. Come impone la blogger_tradizione

Come tradizione vuole ecco sfornato il post sui buoni propositi per l’anno che verrà.

Stavolta, strano a dirsi, mi vien giù facile: “continua così” auguro a me stessa.

Al di là delle ovvietà che non sono neanche più annoverabili nei “buoni propositi” come mettermi a dieta, condurre uno stile di vita sano, fare sport (…) credo varrà la pena di provare a realizzare un sogno nel cassetto, uno di quelli che ti sei sempre detto “Tu non puoi, figurati se ce la fai”.

Se la vita è fatta di cicli è bene capire a che punto siamo e… assecondare il cambiamento in atto.

Sono sempre più convinta che sia “cambiamento” la chiave di volta che sostiene, sorregge e dinamizza le nostre esistenze.

A ben guardare dalla Natura in poi ogni cosa cambia, muta e diviene.

Se lo facciamo anche noi, consapevolmente, assecondando le situazioni difficili non opponendo resistenza ma flessibilità, se seguiamo la corrente della nostra vita con pienezza, sono certa che si compie il miracolo: siamo vivi e vibranti, circondati di cose belle e buone per noi.

Alzo quindi il mio calice per brindare al nuovo, a ciò che non conosco, al colore che devo ancora scoprire, all’emozione che avevo dimenticato.

Brindo a voi, Amici miei, che mi riempite la vita di affetto e vi prendete il pacco dono senza sconti.

Brindo all’allegria dell’intelligenza, alle passioni brucianti, al giorno che devo ancora vivere.

Brindo a noi due, alle Gattonzole adorate e a me.

Che sia un anno di quelli proprio belli, da ricordare, per tutti!

EVVIVA!

Pimpra

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INCLUDERE. NON ESCLUDERE.

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Ho un sapore amaro in bocca.

Osservo quanto accade nel mondo tanguero, notando un fenomeno che sta crescendo sempre di più: l’esclusione sociale di quanto è ritenuto “diverso”.

Il tango argentino sta, ahimè, perdendo sempre di più quella connotazione “sociale” che lo deve contraddistinguere, proiettandosi in una dimensione di “esclusività” legata a gruppi coesi e socialmente bene identificati.

Ricordo ai tempi maledetti dell’adolescenza, la separazione a camere stagne dei gruppi giovanili che identificavano i propri status in vessilli musicali, piuttosto che estetici o altro.

Tristemente anche il tango del mio cuore, si sta muovendo in questa direzione: dividere invece che unire, separare invece di mixare.

Provo un dolore immenso.

L’abbraccio che è sempre trasversale ai credo di ognuno, sta diventando un altro muro tra me e te.
Nella scelta dell’amalgama sociale, che amalgama non è più, contano elementi che non dovrebbero mai entrare nella dimensione tanguera: la politica, il giudizio stilistico, il prestigio sociale (vero o presunto).

Quando ero una giovane donna, per natura e per istinto (adesso mi dico “felino”) ho sempre sentito forte la spinta alla libertà, quel sentimento profondo che mi connetteva a me stessa, alla mia assoluta unicità nel mondo e che mi ha sempre regalato gioia, curiosità  e apertura verso l’altro essere umano.

Come ballerina di tango, posso dire la stessa cosa: aborro l’omologazione in stili/gruppi/mode/status, voglio mantenere sempre aperto il mio sguardo sul mondo,  il mio abbraccio sul mondo affinché possa essere sempre inclusivo e non esclusivo.
Voglio difendere la curiosità di scoprire le differenze tra il mio modo di ballare e il tuo modo, voglio che ciò che è altro da me possa trovare una strada per parlarmi, per connettersi per raccontarmi la sua storia.
Voglio fare parte di un mondo che si incontra grazie a una musica celestiale e che vive le emozioni che ne scaturiscono attraverso l’abbraccio che unisce due corpi.

Quando ballo voglio solo la gioia. Quando vado in milonga, a un festival, a un evento, a una maratona cerco emozioni belle, scambio, sorrisi aperti, voglio sentirmi a mio agio, serena nella mia differenza, felice di cogliere tutti gli stimoli che mi verranno proposti, specie se appartenenti a un mondo che non è il mio.

Ecco.

Pimpra

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. Curve pericolose (post semiserio per soli uomini)

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Cari Giaguaroni sono sicura che anche voi, quando affrontate una pista da ballo, vi fate prendere da qualche legittima psicopaturnia che, di norma, è affare di noialtre.

Amici cari, noi donne vi cantiamo in coro un bel WELCOME! 😀

Come abbiamo più volte avuto modo di dibattere, l’invito nel tango argentino segue regole di trascendenza. Ovvero: NON SI SA, PERCHÉ’ SI’, PERCHÉ’ UNA VOLTA SI’ UNA VOLTA NO, PERCHÉ’ NO.

Inutile addentrarci in un territorio ostile e assolutamente mobile come quello del libero arbitrio dell’umana gente. Non ne verremmo fuori con una soluzione una che possa regalarci benessere dello spirito. Per tale ragione, con il consueto pragmatismo che mi contraddistingue, vi spiffererò alcuni segreti.

COSA PIACE A NOI DONNE.

Cosa ci piace trovare in un ballerino, cosa, il più delle volte, fa pendere la nostra scelta verso quella mirada e non altrove.

Premetto che quanto scriverò è frutto di brainstorming femminile, di chiacchiere da spogliatoio, di bisbigli sussurrati a fior di labbra. Comunque rimane un canovaccio interessante su cui poter riflettere e… imbastire le dovute strategie di approccio.

Dividiamo il macrosistema in tre aree tematiche: il corpo, l’energia, ciò che si vede- la prima impressione.

L’essere umano in 7” decide se qualcosa o qualcuno gli va a genio sicché…

IL CORPO.

A dispetto di quanto si è sempre ritenuto, fuori da letto, se si balla il tango, la ballerina apprezza molto la gaia accoglienza di un ventre non scolpito da addominali. Che scritto da me sembra quasi una bestemmia, io che sono la sacerdotessa dell’addominale traverso, ma tant’è.

L’uomo panzuto è molto piaciuto in milonga. Sappiatelo miei prodi, accarezzatevi la panzotta e porgetela al meglio alla vostra dama. Che vuol dire siate accoglienti, morbidosi, un sofà su cui è tanto tanto piacevole sfiorare il corpo.

I palestrati, invece, quelli tutto muscoli e tutto nervi facciano attenzione che il loro abbraccio non si trasformi in una morsa letale, una presa a strozzo, dove il muscolo guizzante stringe invece che accarezzare. Fate attenzione.

Altezza è mezza bellezza. Di solito è così, ma la democrazia del tango predilige e privilegia le altezze medie. Il perché è presto detto: maggiore facilità nel dare/ricevere l’abbraccio, radicamento di solito più efficace. Quelli molto alti devono, per forza di cose, essere molto bravi per gestire ballerine tanto più piccine e lavorare su un asse che si sviluppa in molti cm di altezza. Il discorso vale se ballate nel bacino dell’Europa centro sud. Se Salite al nord, o vi spostate a est, il discorso inverte polarità, colà sono tutte/i molto (più) alti.

Evitate di invitare una donna se siete bagnati come il mocio vileda. Fate schifo così “ciumbi” di sudore, cambiatevi, profumatevi e ASCIUGATEVI SEMPRE LA FRONTE. A nessuna di noi piace fungere da grondaia della vostra traspirazione.

L’ENERGIA

Qui si apre un mondo. Per definizione, il tango è una disciplina in qualche modo assolutamente anarchica, nel senso che, nato come ballo popolare, continua a prendere vita e a trasformarsi a seconda della linfa trasmessa dai ballerini. L’energia del singolo e della coppia  è fluida anch’essa e mobile come il tango.

In senso assoluto credo che la cosa che ci risulta più appetibile, interessante è avere sentore dell’energia che quel ballerino offre, come sua cifra stilistica. Ad alcune piace un’energia morbida, coccolosa e soave, altre prediligono la verve, la sfida allegra, energia più vivace. E’ sempre questione di gusti.

Da donna, mi permetto di esprimere un solo concetto: siate voi stessi, esprimete  – in verità – ciò che siete, non scimmiottate altri, non modificate la vostra intima natura. La vostra estimatrice c’è, c’è sicuramente.

CIÒ CHE SI VEDE- LA PRIMA IMPRESSIONE

7”.

Sono decisamente pochi ma, se lo sapete, potete cercare di gestirli al meglio. Di più non aggiungo, ma “uomo avvisato, mezzo salvato”.

E adesso… TUTTI IN PISTA!

Pimpra

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ESSERE ULIVO.

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Non mi sono mai particolarmente soffermata a ragionare su quanto, nella mia vita, avessero contato i “cicli”. Ho sempre viaggiato leggera, appoggiandomi al pelo dell’acqua delle mie esperienze, senza prendermi il tempo di farmi le domande necessarie a capire, e meno che meno, a trovare le risposte di quanto stavo vivendo.

Una veloce corsa attraverso le esperienze, il tempo, il fluire di me stessa che cresceva, che invecchiava.

Si avvicina la boa d’età che, non si capisce per quale ragione, segna una tappa molto importante, poiché stabilisce e dichiara al mondo l’ingresso in una fase specialissima.

Vivere, dovrebbe essere speciale di suo.

Godere del proprio respiro, della luce che rallegra le nostre giornate, del profumo dei tigli in fiore, del frangersi ritmico dell’onda sulla roccia, del canto melodico degli uccellini, del fruscio delle chiome mosse dal vento.

Vivere è poesia. Ma, troppo spesso, non ce ne rendiamo conto.

Ripenso all’ultimo anno, a quello che è stato, alle lezioni di vita che mi sono arrivate come una mazzata.  Se volgo indietro lo sguardo vedo la sagoma oramai rinsecchita della pelle che mi conteneva.

Adesso sono libera.

Guardo a quella me che tra non molto festeggerà, grata, un nuovo inizio, perché è così che lo immagino, e mi scopro come il tronco di un olivo centenario, pieno di escoriazioni, di buchi, di nodi e di imperfezioni che lo rendono assolutamente unico.

La nuova porta che si è aperta in me, questo ha regalato, l’ulivo che sono diventata e che ho imparato, coraggiosamente, ad amare.

La gioia di capire che “piacere agli altri” per quello che  – si suppone – gli altri possano volere da noi, è una idiozia senza scampo. La vera libertà sta nell’essere. Se stessi, in verità.

I nodi, le asperità, i rami storti sono elementi che possiamo cercare di rendere più armoniosi per stare meglio noi e far star meglio chi ci sta intorno, ma guai a farlo per compiacere perdendosi dietro a ombre che non sono le nostre.

E non posso nemmeno esprimere che non trovo le parole, quanto mi sia lieta questa consapevolezza, quanto doni un sapore dolce, salato e piccante alla mia vita.

Con questa gloriosa baldanza saltello nelle ombre lunghe dell’autunno che piano piano si affaccia, anche se, settembre regala questi ultimi raggi che sono i più radiosi dell’estate intera. E mi faccio un selfie da adolescente per fissare il bel momento e scopro per caso il filtro “giovane, bella, senza rughe, perfettamente truccata”, scatto, osservo l’immagine di una me che non esiste… e mi tocca ripartire da zero con il mantra “Sono un ulivo imperfetto ma unico. Sono un ulivo imperfetto ma unico. Sono un ulivo imperfetto ma unico…” e maledico queste stronze di app che, per un attimo, hanno illuso di giovinezza.

Ma stavolta, ci rido su! OLE’!

Pimpra(nte)

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