
Serata di stelle cadenti.
Le ho aspettate ad occhi chiusi.
Lucciole dentro di me.
Nel silenzio della mia casa,
un lunedì afoso di fine estate.
La stella sei tu.
Non hai bisogno di altri desideri.
Pimpra
IMAGE CREDIT DA QUI

Serata di stelle cadenti.
Le ho aspettate ad occhi chiusi.
Lucciole dentro di me.
Nel silenzio della mia casa,
un lunedì afoso di fine estate.
La stella sei tu.
Non hai bisogno di altri desideri.
Pimpra
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Pubblicato da Pimpra in 11 agosto 2026
https://pimpra.blog/2026/08/11/nessun-desiderio/

Ho fame. Di tango.
Un mese di detox.
Torna, torna sempre.
Il richiamo è irresistibile, lo senti nel corpo, nelle emozioni che ti prendono lo stomaco quando la playlist dei preferiti ti spara un De Vidrio all’insaputa. Allora ti organizzi con i tuoi più cari amici, quelli che hanno bisogno della stessa dose tua e parti.
Lunghe ore di viaggio per poche ore ballate. Eppure si va, consapevoli dell’assurdità ma felici della magia che ci aspetta.
Violetas è una garanzia per una pomeridiana serale di grandissima piacevolezza. Ci sono tutti quelli che conosci, con cui negli anni hai scambiato abbracci e condiviso tande memorabili. Sono lì. E tu speri aspettino te.
Ognuno di noi ha il suo carnet sacro di ballerini preferiti, quelli con cui ballare Pugliese o D’Arienzo, affinità speciali nell’ascolto, nel movimento, nel gioco.
Quando li trovi riuniti nello stesso luogo, la fame aumenta e la voglia va fuori scala.
Dalla mia postazione, punto la mia tanda cercando il magico incrocio di sguardi. Sono stata tacciata di essere una che se la tira perché non mi sposto dal mio posto, non vado in giro per la sala a cercarmi i ballerini. Non mi rendo “disponibile”.
A volte però anche le migliori intenzioni cadono dinnanzi alla tentazione di una tanda dal sapore speciale.
Mi accorgo di essere troppo distante, avvicino il destinatario della mia mirada, in pratica faccio un agguato annullando o quasi lo spazio fisico.
Sono stata mascalzona per ben tre volte ieri.
Primo ballerino: oh yeah!
Secondo ballerino: rubo la tanda a una coppia (senza volerlo!). Lo vedo voltarsi verso la partner con un’espressione di scusa. È lì che qualcosa dentro di me comincia a incrinarsi.
Sono una testa di legno e invece di mettermi tranquilla e comportarmi saggiamente, ho lanciato un’altra occhiata a un ballerino seduto vicino a me. Mi porta in pista.
Terzo ballerino: disastro! Dopo pochi passi è chiaro che lui racconta una storia, io ne sto seguendo un’altra. Io lo abbraccio, lui mi allontana. In tre minuti ho ripensato a tutte le cattive idee della serata.
Sono tornata al mio posto con le pive nel sacco, rendendomi conto della cazzata che avevo fatto.
Le mirade mi sono tornate indietro come un boomerang.
Ieri la mia frenesia mi ha annebbiato il cervello e il buon senso. Forse il difficile è proprio questo: non restare troppo passive senza trasformare una mirada in un assedio.
Un equilibrio non facile da trovare, senza perdere la motivazione, il sorriso e la leggerezza necessaria per frequentare la milonga.
Prometto: mai più appostamenti. Mirada da lontano, e se va, va.
Pimpra
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Pubblicato da Pimpra in 26 luglio 2026
https://pimpra.blog/2026/07/26/la-mirada-boomerang-ditantointango/

Mi ricordo di un’immagine che vidi tantissimi anni or sono, in una vacanza sulle isole della Croazia. Un piccolo faro, arroccato su uno scoglio poco più grande di lui.
Un piccolo promontorio, dove l’odore di salsedine si mescolava a quello della salvia selvatica, dell’elicriso e della terra rossa.
Gli scogli, quando si riscaldano al sole, hanno un loro aroma minerale e salino, all’imbrunire entra una nota verde di alghe, mista all’odore dei mitili che vivono sui loro costoni.
Il mare delle zone meno battute, rimaste naturali e selvagge: quello è il mio lido. Diventare sasso insieme alle rocce circostanti, trasformarmi in schiuma tra le onde del mare, brezza salmastra e luce, all’imbrunire, nel ritmico accendersi della lanterna.
Mi ritrovo lì, anche se fino a pochi istanti prima scorrazzavo nel mercato locale a fare incetta di frutta e verdura, dentro un tripudio di colori e profumi e suoni che mi risvegliano i sensi.
Il vento e il faro sono indissolubili. Legati dal loro senso di esistere.
Riportami su quell’isola.
Pimpra
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Pubblicato da Pimpra in 2 luglio 2026
https://pimpra.blog/2026/07/02/mi-ritrovo-faro/
Noi tangueros abbiamo mille argomenti sui cui amiamo discutere, ne so qualcosa: ci scrivo da vent’anni. Eppure non avevo mai pensato a quei gesti che facciamo ballando e che possono destabilizzare il nostro partner.
“Accà nessuno è fesso“.
Nel tango il corpo parla. Eccome se parla. E volendo, dentro un abbraccio, ci fai passare anche cose che col tango c’entrano poco.
Gli approcci che portano altrove.
Da donna ne ho ricevuti. Il più delle volte ho fatto finta di nulla, altre mi sono fatta una bella risata.
Gambe che entrano più del dovuto, abbracci che stringono in un modo diverso, respiri all’orecchio più affannosi del normale, mani che si intrecciano con intimità. Strusciamenti in zone diplomaticamente basse. Il repertorio maschile, in questo campo, è molto ricco di gesti e sfumature.
Epperò, pure le tanguere non scherzano.
C’è una spassosissima letteratura di racconti maschi sugli approcci femminili durante la tanda. Tra i più utilizzati il tocco del collo dell’uomo.
Una mano che, a coppa, abbraccia la testa, la sfiora.
E’ seduzione? E’ estetica? E’ tecnica di ballo?
Bella domanda.
Ho visto spesso donne che ballano così, da spettatrice le trovo molto femminili, sensuali. Se il gesto non è esasperato mi pare pure elegante.
Ho chiara in mente la prima volta che ho ballato con un tanguero dallo stile personale e inconfondibile. Ho dovuto abbattere ogni ritrosia fisica e lasciarmi andare, impossibile ballare altrimenti. Dalla sorpresa iniziale in cui la mia testa cercava di capire se fosse tango o altro, ho lasciato spazio al corpo. Ha capito perfettamente, così ho scoperto una nuova dimensione di ballo.
Nel tango la seduzione esiste. A volte minima, a volte evidente. E’ un patto implicito. Impegnativo restare insensibili quando respiriamo l’altro, con un contatto tanto ravvicinato. Non siamo robot.
In milonga viviamo di tentazioni e del tentativo di non caderci dentro. Alla fine è divertente questa tensione, siamo vivi e vibranti. A volte anche troppo.
Quindi, manina sul collo oppure no?
Se accettiamo un ballo di abbraccio, ci prendiamo il pacchetto intero di contatto. In fondo dobbiamo resistere per una tanda, possiamo farcela.
Pimpra
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Pubblicato da Pimpra in 15 Maggio 2026
https://pimpra.blog/2026/05/15/quella-manina-sul-collo-ditantointango/

Image credit DIEGO BILLI
Se parli di tango e pensi a una città che ti offre il mondo quella è Bologna. In tutta l’Emilia Romagna si balla stra bene, va detto, ma il capoluogo merita una menzione speciale.
Le milonghe fioriscono come i fiori sul prato a primavera, ma, a differenza di altre città, riescono ad avere ognuna la sua sfumatura, il suo colore: se altre sono il regno della convivialità urbana, la Milonga Sì mette in scena il pathos del dramma teatrale, dove ogni tanda sembra un atto messo in scena solo per noi.
Sono stata rapita dai bianco/neri di certe foto che ritraevano volti immersi in una dimensione surreale, giochi di chiaroscuri e luci che venivano assorbite e rimbalzate dal nero pece sbiadita delle assi di legno di un teatro. Questa è la sede di Milonga Sì, la pancia di un teatro capace di scomporsi e ricomporsi per le diverse esigenze che l’arte richiede.
Avevo una curiosità potenziata da mesi di attesa, immagini e racconti che mi rimbalzavano nella memoria, accendendo il sacro fuoco della passione.
Un sabato sera umidiccio in una Bologna vivace e giovane, ho finalmente varcato la soglia.
Lasciato alle spalle il minimalismo moderno dell’ingresso si sprofonda nel ventre caldo del teatro. Le pareti sono vive, agghindate con uno spartito regolare di mantegne, tiri a corda, americane che sparano coni di luce soffusa. L’atmosfera della sala è l’incanto della milonga.
Un sabato di pomeridiana che scollina fino alla notte con 10 ore filate di tango, due tj session. Nel mezzo si può fare una pausa, per coccolare anche il palato, rifugiandosi nelle trattorie che si affacciano su San Vitale.
Milonga Sì è sicuramente una delle tappe da fare a Bologna. Raccoglie tangueros dal centro Italia, fino al lontano Nord Est.
Tutti desiderano parteciparvi, ed è ben comprensibile, la pista nel pomeriggio è molto popolata. Forse troppo per permettere lo sfilare leggero delle coppie. Nelle intenzioni della padrona di casa, in questo modo si sperimentano tutte le sfaccettature dell’andare in milonga: dal momento super popolato, a quello in cui le coppie iniziano a ritirarsi e lo spazio prende maggior respiro.
Personalmente, ho preferito la seconda fase, meno caotica e decisamente più piacevole.
Un battesimo decisamente tardivo, il mio. Ma di assoluto effetto.
Pimpra
Pubblicato da Pimpra in 3 febbraio 2026
https://pimpra.blog/2026/02/03/un-battesimo-tardivo-la-milonga-si-ditantointango/

Foto di Samuel di Luca
Fuori siamo professionisti, madri o padri, indaffarati, soli. Dentro, una tanda basta per trasformarci. In qualcuno.
Entriamo in sala e ci vestiamo del nostro personaggio.
Ballare ci permette di giocare con chi “vorremmo essere” o “non essere”.
Ho fatto spesso questo ragionamento sulla duplicità perché la vivo sulla mia pelle.
In pista, permetto a me stessa di far uscire allo scoperto alcuni aspetti della mia personalità che, normalmente, non mostro.
Dalle insicurezze iniziali è nata la mia giaguara. La vedo in pista, la sento nel corpo. Vive nella tanda. Fuori non mi segue. Non ama la luce.
Ho visto molti tangueros trasformarsi come me. Li ho visti tremare e diventare giganti. O svanire mentre danzano. Ma in quel momento, sono veri.
La milonga è il nostro personale teatro dove alcuni si spogliano del quotidiano, altri inventano un alter ego.
Si tratta di maschere, di rappresentazioni verosimili di ciò che siamo. Una sorta di carnevale del possibile. Di ciò che vorremmo. Dei nostri sogni. Dei nostri desideri. Di essere scelti, toccati. Di esistere per qualcuno.
Chi cerca visibilità, chi conforto, chi potere, chi vendetta, chi amore e a volte lo trova. E c’è chi non cerca più nulla. Eppure continua a venire.
Fuori dalla pista, siamo fragili, stanchi, a volte invisibili. Dentro, anche il corpo più incerto può diventare lingua, invito, eleganza.
Il tango ci dà una nuova identità. E come ogni identità, rischia di diventare una trappola.
Ci sono tande che ci portano via la pelle e il cuore, illudendoci di aver dato vita a un sogno fatto di realtà.
Ma è solo polvere di musica, sudore scambiato e battiti condivisi. Finisce la tanda e cala il sipario. Su di noi.
Pimpra
Pubblicato da Pimpra in 22 Maggio 2025
https://pimpra.blog/2025/05/22/dentro-la-tanda-fuori-da-noi-ditantointango/

Avete presente il traffico congestionato stile esodo di ferragosto, le lunghe code, il fastidio di quelli – disgraziati! – che pensano di avere il diritto di arrivare in villeggiatura prima di te, ecco, è quello che ancora accade in certe milonghe.
E’ passata una settimana dalla serata in uno dei luoghi sicuramente più entusiasmanti dove ballare a Trieste, quello che noi locali chiamiamo ancora “Cantera” che ad oggi è stato rinominato “Base Sistiana”.
Un musicalizador meraviglioso che non era possibile pensare di star sedut*, meteo bizzarro come l’estate che stiamo vivendo e quindi utilizzo esclusivo della sala interna. Mica piccola sia chiaro. Pavimento adatto, nuovo piacevole allestimento, non fosse per quella assurda luce sulla pista che rendeva gli abiti fosforescenti (il mio caso – sorvolo sull’imbarazzo).
Osservando la ronda-fracassina, ricordo di aver pensato “meno male che non ballo da leader”, garantisco che una pista più maleducata fatico a ricordarla. Allora mi chiedo: PERCHE’.
Se esiste quella che si chiama ronda un motivo ci sarà: si gira IN TONDO, non si fanno i zig zag, non si supera a destra e a manca, non si centra la coppia che precede o che segue. Si balla, si rispetta il flusso, come si fosse fatti d’acqua.
I principianti devono stare nel cerchio interno, perché è loro sacrosanto diritto prendersi il tempo per ragionare sul da farsi- passo, musica, ballerina, e, allo stesso modo, per lasciare spazio ai più avanzati di procedere con maggiore fluidità nel perimetro esterno.
Non è difficile, lo capisco pure io che con numeri/geometria e scienza esatta faccio a pugni!
Questo roteare informe, farcito di fretta ingestibile, ha reso, quella che poteva essere una serata strepitosa, un incubo.
E così non va bene per niente e non lamentiamoci poi, se i pochi foresti che passano da noi a ballare, non tornano più. Per tutti, si rende vieppiù necessaria la patente del milonguero. Ecco, l’ho detto.
Pimpra
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Pubblicato da Pimpra in 7 agosto 2023
https://pimpra.blog/2023/08/07/datevi-una-regolata-ditantointango/

Sto per scrivere un concetto che sicuramente cozza con quanto espresso tempo addietro, mi prendo il sacrosanto diritto di cambiare idea ma, preciso, mi piacerebbe avere uno scambio di opinione con altre donne.
Ho visto ballare il tango da tangueras in infradito, scarpe da ginnastica, scarpettine da jazz, salva piedi insomma senza indossare le tradizionali calzature con il tacco e il loro tango poteva esprimersi come se nulla fosse. Fluido dalla terra al cielo, sgorgare nel loro abbraccio, risplendere nel volto.
Anche a me è capitato di darmi a pazze danze indossando inappropriate sneakers, quando non sono stati addirittura gli anfibi, l’ho fatto, ma si trattava di puri attimi di follia o di necessità mediche.
Mi sto convincendo che la tanguera è anche i tacchi che indossa.
Quasi tutte le balleirne in erba, una volta scoperti i meravigliosi sandali dall’altissimo stiletto, sono cadute nella trappola di volerli indossare come a sancire con la loro altezza l’ingresso nel mondo della milonga. Ex (danzatrici) classiche a parte, dotate del famoso “collo del piede” formato dalla durissima disciplina, per la quasi totalità della platea di praticanti la nuova arte, i tacchi altissimi sono stati una vera e propria tortura, salvo casi rarissimi, conducendo le addette a notevole sofferenza fisica delle estremità.
Studiando e crescendo nel tango, ognuna di noi ha saputo fare i conti con i suoi limiti adattando il tacco alla ballerina e non il contrario. Aggiungo: meno male. Meno armadi appesi alle braccia del povero leader, maggiore dinamica, equilibrio e asse mantenuti con più costanza.
Ma il punto della questione non è questo.
Il tacco per la tanguera è il catalizzatore della sua “giaguara” interiore, dentro e fuori dalla pista. Essere oramai capaci di portare i tacchi e camminarci veloci, come si trattasse di indossare sneakers, perchè il corpo ha appreso l’arte di cercare il suo asse anche quando la superficie d’appoggio è più ridotta, rende la donna più sicura di sè, più elegante nell’incedere, più sexy se lo desidera.
Fate questa prova, amiche tanguere, nel corso della vostra giornata, passate da scarpe basse a un paio con il tacco e poi mi raccontate come vi sentite cambiare dentro, come se quella donna sempre presa da millemila cose da fare, pensare, organizzare, ad un tratto si fermasse mostrando attenzione a se stessa.
Un vero miracolo, una dedica d’amore rivolta a noi stesse.
E’ primavera, il cambio di stagione degli armadi è imminente, il cambio di attitudine mentale è atto dovuto: apriamo le porte a tutte le sfumature possibili delle donne che sappiamo di essere.
Buon divertimento a tutte!
Pimpra
Pubblicato da Pimpra in 11 aprile 2022
https://pimpra.blog/2022/04/11/anche-il-tacco-fa-la-tanguera/

Per tutta la vita non ho mai smesso di indagare ciò che potesse piacermi, perché, come una folta schiera di persone, sono nata con idee poco chiare riguardo il mio futuro e i sogni da realizzare.
Per lunghi anni, mentre provavo a fare questo e quello, senza mai trovare quella scintilla così potente da conquistarmi fino in fondo, invidiavo tutti coloro che, al contrario di me, avevano molti interessi.
Ho fatto di tutto. Millemila sport, ho provato a svolazzare e a sperimantarmi in molti ambiti ma… niente da fare, nulla che mi catturasse fino in fondo.
Gli adulti, percependo il mio argento vivo, che denotava sicuramente molta energia vitale ma altrettanta inquietudine, mi suggerivano continuamente di cercare un hobby, di fare meditazione che sicuramente mi sarei calmata, avrei sconfitto l’ansia e sarei stata meglio, e pure loro di conseguenza.
Niente da fare.
Il tempo passa e per mia fortuna di passioni ne ho avute molte, dall’atletica leggera dei master al mio amore infinito, il tango. Ma questi sono pezzi di cuore, parti di me, come una gamba o un occhio.
Un giorno ci colpisce la pandemia e il mondo si ferma, l’umanità intera entra dentro l’incubo, restiamo chiusi in casa, non possiamo più toccarci, baciarci, stare insieme. Cadiamo come birilli dentro noi stessi, facendo uno strike con tutti i nostri fantasmi che ci accolgono, terrorizzandoci.
Ci scopriamo fragili, spesso senza un senso, senza una direzione nella nostra vita. Ci limitiamo a dare tutto di noi stessi in una corsa verso il vuoto, davanti alla linea di un orizzonte che non abbiamo disegnato con i nostri pensieri e meno che meno con i nostri sogni.
In tanti siamo ancora così, completi incravattati che si agitano nel mondo delle abitudini, manichini svuotati e sempre più grigi, soli e tristi. Litighiamo per nulla, ogni motivo ci spinge ad odiarci gli uni contro gli altri perchè, nel profondo, odiamo noi stessi.
Siamo stati costretti a fermarci per due anni, in questa pausa non abbiamo potuto scappare, nasconderci. Eravamo lì, di fronte a noi stessi, ma non ci conoscevamo. Incontrare se stessi per la prima volta, a qualunque età ciò avvenga, è un’esperienza molto forte, anche difficile da reggere, ma necessaria.
Sono una sopravvissuta. Ho grattato tutte le superfici che ho scoperto, mi sono spaventata dal buio di certe stanze, dal calore emanato da taluni ricordi, ma non sono più scappata.
Natale arriva tra pochi giorni ma a me il regalo lo ha già portato, da qualche tempo. Ho ritrovato le mie compagne del liceo che pure loro ne hanno passate tante di vicissitudini, tante. Ci siamo ritrovate unite da un filo, di cotone prima, di lana adesso. Il Circolo Creativo si riunisce con una certa assiduità ma senza rigide regole, così come la situazione impone. Oltre all’incontro, sempre estremamente nutriente, con le donne che sono diventate, ho trovato – finalmente – il mio hobby, quello che per una vita ho cercato invano.
Mi piace usare l’uncinetto, che mi sembra di tenere in mano una penna, mi piace percepire il filo che scorre tra le dita, adoro i colori che mi passano sotto lo sguardo e la materia che piano piano prende forma. La mente entra in meditazione, uno stato di estremo relax che non è lassità come quando si galleggia inerti sul divano, è un relax attivo, la mente è vigile ma “vuota” da tutti i pensieri, le ansie, i turbamenti che la sporcano.
Mentre metto mano al mio lavoro passo il tempo in perfetta solitudine, quella che fino a poco tempo fa mi faceva così tanta paura e mi rendeva triste, adesso è mia amica, una cara e preziosa amica. La solitudine ascolta il mio cuore, risveglia i ricordi, mette in fila i pensieri, crea l’ordine in modo naturale dove prima c’era solo il caos.
Se state leggendo questo post e siete tra coloro che affermano di provare brutte sensazioni in questo tempo recente, se vi sentite irrequieti, tristi, provate, provate a cercare il vostro hobby, vi garantisco che è una potentissima terapia dell’anima.
Pimpra
Ps a Trieste i filati si comprano da Culot in via delle Torri, 2. Oltre alle lane e co. i consigli, le indicazioni della Roberta sono in assoluto il valore aggiunto.
Pubblicato da Pimpra in 17 dicembre 2021
https://pimpra.blog/2021/12/17/hobby-terapia/

Manco da questo schermo da parecchio, non che sia un male, per carità, ma non posso fare a meno di tornarci, di tanto in tanto.
La metà di novembre è oramai già alle porte, siamo dentro l’autunno profondo che porta con sè colori stupendi e i primi freddi. Tutto sta nel farselo piacere, come ogni mutamento, necessario, che la vita ci propone.
La normalità sembra nuovamente lontana, almeno a casa mia, Trieste, diventata vessillo di protesta e focolaio di numerosi contagi. Capoluogo spaccato a metà, diviso tra il pensiero illuminista di città della scienza e il moto libertario degli oppositori.
La frattura sta creando un maremoto di scontento e di aggressività a tutti i livelli, legami che si spezzano, coltelli che volano e parole taglienti che piovono da ogni dove.
A questa energia potenzialmente deflagrante, aggiungiamo un nuovo picco che la sanità locale sta vivendo a causa dell’impennata di contagi, specie a Trieste.
Da qualche giorno spira la bora. E’ arrivata finalmente e con lei quel cielo azzurro invernale saturo di una luce argentea. Faccio fatica a sentire il suo canto, a volte urlato altre sussurrato in gemiti lievi. Il malcontento delle persone copre la melodia frusciante delle foglie in caduta libera, difficile accorgersi degli uccelli che organizzano i loro nidi invernali.
Anche quest’autunno è fuori dalla normalità del prima. Non siamo riusciti a sconfiggere il virus burlone che ci illude di una vittoria e poi torna più fastidioso che mai.
Anche il tango ne risente, di nuovo. Oltreconfine un festival annunciato mesi addietro è stato revocato a causa della situazione molto pesante di contagi. La quarta ondata, dicono.
Come molti di voi, oramai non ascolto più, notizie nefaste entrano da un lato ed escono a velocità subsonica, dall’altro. Sono stanca dei dibattiti che tirano la copertina e ti lasciano scoperti i piedi o il busto, ognuno a lottare per l’idea che si è fatto della situazione.
Basta, non ne posso più.
Nel mentre questo film surreale mi scorre accanto, pedalo nel vento, respiro, sento male ai muscoli delle gambe, mi compiaccio del cuore che pulsa più veloce.
E continuo a godere della Vita, ad apprezzarne ogni piccola sfumatura, a svegliarmi sorridente al mattino. A fanculo il resto.
Pimpra
IMAGE CREDIT: DRAZEN NESIC
Pubblicato da Pimpra in 10 novembre 2021
https://pimpra.blog/2021/11/10/dove-eravamo-rimasti/
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