CORPO, BODY SHAMING E CERVELLO.

Fotografo: Carlos Caicedo –  @Cacecada
Modella: Jenny Hedberg – @byjennyyyy

Viviamo in un mondo a tratti stupefacente e terribile, fatto di straordinarie possibilità e di prigioni incredibili, un mondo, o meglio una società che celebra e seppellisce le persone a velocità supersonica.

Credo sia la storia dell’umanità rotolare in discesa verso una meta indistinguibile, rimestare le carte in gioco, modificare le regole, aumentare la velocità.

Il racconto di questa corsa verso il nulla è tempestato di miti che ogni modernità ha affisso nel suo tempo.

Il corpo, nostro motore, fonte di esistenza fisica, è divenuto sempre più significante improprio di un significato in continua trasformazione. Corpo che dovrebbe essere racconto personalissimo e unico con cui l’essere umano celebra il suo vivere, invece…

Ricordo perfettamente la mia adolescenza senza social ma con le riviste di moda che imponevano un’ideale di fisicità/femminilità siderale.

Ricordo lo scoramento che provavo dinnanzi all’evidenza di come fossi divergente da quei modelli imposti, ricordo le prese in giro per il mio fondo schiena abbondante e le tette piccole. Ferite mai rimarginate.

Nel mal di vivere o forse nel vivere male in quanto bersagli di messaggi sbagliati, forse i giovani di oggi hanno una possibilità in più per far sentire la loro voce. A fronte degli odiatori che, a sensazione, sono molto presenti in fasce di età più adulte – il che sembra essere una contraddizione, i giovani, o almeno molti di loro, ritagliano e difendono con forza la loro identità “differente”, scegliendo di allontanarsi dai condizionamenti sociali.

Molti ragazzi esplorano liberi la loro sessualità, non facendo mistero se essa sconfina i canoni tradizionali, giocano con il loro aspetto, rivendicando una libertà che diventa anche potere espressivo.

Numerosi adulti, penso in particolare a quelli dai 45 in su, covano un grande risentimento, un rancore, una gelida rabbia come se tutto ciò che nella loro vita non ha funzionato, meritasse di ricadere sugli altri. Leggiamo spesso di liti sui social scaturite da commenti ignobili scagliati contro altri esseri spesso sconosciuti, come se deridere, distruggere, infamare, seppellire l’altro, fosse il solo modo per risolvere i propri conflitti interiori.

La splendida Vanessa Incontrada posa nuda a difesa del suo e dei nostri corpi, rivendicando la libertà di essere se stessa, nel suo unico canone, ovviamente inverso rispetto a quanto la società attuale disegna.

Siamo sempre più vetrina aperta al mondo e così fragili dinnanzi agli altri e a noi stessi. Forse dovremmo fare un passo indietro e riconoscere che la sostanza migliore di cui siamo fatti è il cervello, con buona pace di tutti gli odiatori seriali.

Coltiva il pensiero e nutri il tuo corpo chissà non sia questa la strategia per vivere finalmente sereni.

Pimpra

INSEGNANTI, MAESTRI, ALLIEVI E TANGO ARGENTINO

L’odioso virus ha colonizzato tutti gli ambiti della nostra vita lasciandoci pochissimo margine di azione e di libertà di essere e di fare come e ciò che vorremmo.

L’essere umano è nato per adattarsi e così sia, sebbene con le ossa rotte e l’umore a terra, stiamo tutti imparando a vivere di nuovo in modo diverso.

Il mondo del tango è tra quelli più colpiti dai nuovi divieti legati alla pandemia. Dopo lo choc iniziale di vedermi costretta ad appendere le scarpette al chiodo, ho sfruttato il periodo per riflettere su alcuni aspetti.

Ripensavo a quanti maestri ho incontrato nei miei anni di studio. Tanti, sicuramente, ricordo gli stage seguiti con professionisti famosissimi, gli innumerevoli corsi, le lezioni private che ho frequentato.

La distanza obbligata a cui la situazione contingente mi costringe, ha fatto luce su un criterio che, in precedenza, nella scelta di percorsi/corsi/stage, non avevo valutato con sufficiente attenzione.

Immagino il maestro come colui che ducit et docet, mi aspetto che egli/ella oltre alla competenza di materia che – ovviamente – gli riconosco, ci metta un ingrediente in più.

Per me il maestro vuole essere generoso del suo sapere, poiché il suo successo passa attraverso il percorso di crescita del suo allievo.

Ho quindi ripercorso tutti gli anni in cui ho studiato, rendendomi conto che tante volte ho incontrato insegnanti che fingevano di essere maestri poiché il dono che facevano del loro sapere arrivava solo fino ad un certo punto.

Insegnare una materia come la danza ha evidentemente mille sfumature, ma resto della mia idea che insegnare, richieda in primis generosità. Si fa dono di se stessi, del proprio percorso, della propria esperienza all’allievo che, a sua volta, evidentemente, elaborerà con i suoi strumenti e le sue capacità, quanto ricevuto.

Mentalmente ho risposto all’obiezione che più volte ho sentito ribattere, ovvero “io non posso/non voglio plasmare a mia immagine e somiglianza l’allievo”. E su questo sono d’accordo ma, senza imporre la mia visione del mondo come unica e assoluta, ciò non vieta all’insegnante di aprire la sua valigia di esperienza e di condividerla.

Questo maledetto periodo, alla fine, qualcosa mi ha insegnato: adesso so chi andare a cercare.

Pimpra

SIX.Q intervista con il professionista. ALESSANDRA JANOUSEK Professional Organizer

Sarà accaduto anche a voi di provare una sorta di disagio, un’emozione negativa non ben identificata, entrando nel vostro ufficio o, peggio, nella vostra casa.

Ambienti che normalmente avete sempre percepito come amici, luoghi nei quali vi sentivate a vostro agio che ad un certo punto, diventano ostili.

Se siete tra coloro che si sentono così, dovreste valutare di farvi aiutare a risolvere il mistero di questa sensazione di disordine da un professionista.

Ho il piacere di proporvi la SIX.Q di oggi con una Professional Organizer, figura ancora poco conosciuta in Italia che può aiutarci a trovare soluzioni organizzative alla nostra vita quotidiana.

Il vantaggio di affidarsi a un professionista qualificato è apprendere il metodo e farlo diventare parte della nostra routine quotidiana, così, senza sforzo, le attività della nostra vita lavorativa e personale diverranno fluide e lievi donandoci un benessere che avevamo dimenticato.

***

SIX.Q INTERVISTA AL PROFESSIONISTA.

1. Alessandra Janousek è una Professional Organizer possiamo intuire di cosa si tratta, vuoi chiarire meglio in che cosa consiste la tua attività?

La mia attività di Professional Organizer consiste nell’affiancare chi chiede il mio supporto nella propria organizzazione personale, con l’obiettivo di ottimizzare la gestione delle proprie risorse in vari ambiti (privato/personale, domestico, lavorativo), per acquisire maggiore consapevolezza dei propri spazi, energie e relazioni, e migliorare il proprio stile di vita e la quotidianità.

L’organizzazione è una competenza che può essere appresa e affinata e nel mio lavoro, con strumenti organizzativi su misura per ciascuna esigenza, accompagno le persone nel loro percorso di alleggerimento e benessere, in particolare nei momenti di transizione.

La figura del Professional Organizer (non esiste una denominazione ufficiale in italiano, ma si può rendere come professionista/consulente dell’organizzazione) è diffusa da molti anni all’estero, in particolare negli Stati Uniti, dov’è nata, e in Nord Europa. In Italia si sta diffondendo, e dal 2013 opera l’Associazione Professional Organizers Italia (APOI), di cui faccio parte.

Io ho scelto di occuparmi in particolare di quella che io definisco l’“arte di governare la carta”, e il mio cavallo di battaglia è la riorganizzazione di archivi, biblioteche e documenti.

Mi occupo inoltre di assistere le persone in particolare dopo un lutto, nella malattia, nella terza età o a causa di eventi importanti, quando affrontare adempimenti e ricordi è ancora più impegnativo e la necessità di alleggerirsi diventa prioritaria.

Nel frattempo, mi sto specializzando in disorganizzazione cronica e disturbo d’accumulo, ambiti molto specifici.

Esistono molti altri ambiti di intervento: domestico, gestione familiare e bambini, pubblica amministrazione, gestione del tempo.

Quest’ultimo punto in realtà è molto trasversale ed è un elemento importante che emerge spesso: riorganizzare le proprie risorse si traduce spesso in un notevole risparmio di tempo (e anche di denaro!).

2. Il mondo moderno è caotico per definizione, come interviene e quali vantaggi reca nella nostra vita l’intervento di un Professional Organizer?

È proprio perché il mondo moderno è così caotico, che è emersa l’esigenza di un professionista che si occupa di organizzazione personale!

Il Professional Organizer entra nella vita delle persone, osserva con rispetto le modalità di “azione” e di gestione del quotidiano, instaura un rapporto molto stretto di fiducia, e opera nella massima riservatezza, proponendo soluzioni organizzative personalizzate. APOI assicura inoltre che i propri associati aderiscano al codice etico.

Solitamente si inizia con un sopralluogo e un colloquio conoscitivo, si definiscono con il cliente gli obiettivi dell’intervento, si formula una proposta di piano d’azione e un preventivo. Successivamente si procede con l’intervento vero e proprio, che è sempre svolto in stretta collaborazione con il cliente.

I vantaggi che si ottengono con l’intervento di un Professional Organizer sono molteplici: l’acquisizione di metodi e strumenti di risoluzione per mantenere i benefici dell’intervento, che si traduce in un miglioramento della qualità della vita e della quotidianità.

3. Quando, secondo te, è giunto il momento di affidarsi a un professionista dell’organizzazione?

Il momento di affidarsi ad un P.O. è estremamente soggettivo, non c’è una regola: quando una situazione crea particolare disagio e la persona si rende conto che non è in grado di far fronte autonomamente alla risoluzione del problema organizzativo, è il momento di chiedere il sostegno di un Professional Organizer.

Non è invece utile (né eticamente corretto) un intervento imposto da altre persone (familiari, colleghi, amici), perché non produrrebbe effetti efficaci, se non condivisi e concordati, in particolare in situazioni di disorganizzazione cronica.

4 Il cambiamento nella vita e nelle abitudini di coloro che si affidano a un Professional Organizer è definitivo e facile da mantenere oppure le ricadute dentro il caos e la disorganizzazione sono frequenti? Se lo sono, secondo te, perché accadono? (ops queste sono due domande!)

Eh sì! queste sono 2 domande! 😉 Ma ovviamente sono strettamente connesse!

L’obiettivo dell’intervento del Professional Organizer è proprio quello di trasmettere un “metodo” organizzativo, non di agire in sostituzione del cliente; questo permette di mantenere i benefici a lungo termine. Inoltre, il cliente viene comunque seguito a distanza di tempo per mantenere un rapporto di fiducia e un contatto costante.

5. A chi ti obietta che nel suo “caos calmo” si trova perfettamente a suo agio, cosa rispondi?

Infatti questa è spesso una (legittima!) obiezione! Se il “caos” non crea disagio, non c’è motivo di intervenire, anche se spesso “assaggiare” qualche spunto di riorganizzazione personale, convince anche i più scettici. L’organizzazione regala molti margini di miglioramento, anzi, come ha detto una mia cliente, regala “libertà”!

6. Per concludere la SIX.Q in modo provocatoriamente allegro, raccontaci, sono più disordinati gli uomini o le donne?

Non credo ci sia una questione di genere in questo ambito…o per lo meno, io non l’ho notata!

Vero è che spesso sono le donne che principalmente si rendono conto di avere la necessità di un supporto in ambito organizzativo, probabilmente perché sono maggiormente gravate da carichi di diversa natura nella loro quotidianità e hanno difficoltà a conciliare famiglia, lavoro, tempo per sé stesse.

***

Per contattare Alessandra Janousek:

cell: 360799898

mail: ciao@alessandrajanousek.com

Facebook: Alessandra Janousek Professional Organizer

***

Ringrazio moltissimo Alessandra per aver accettato di partecipare all’intervista e… avermi aperto gli occhi su un mondo che non conoscevo.

Pimpra

DOLCE SETTEMBRE

E’ un mese particolare, un po’ come gennaio, settembre segna la ripresa.

Riaprono scuole, l’Università, corsi di ogni genere, la vita riprende a fluire ritmata dagli impegni che ne scandiscono i giorni.

Anche i corsi di tango ripartono in presenza con tutte le dovute cautele del caso. Tutti noi cerchiamo la normalità per riacciuffare il nostro equilibrio.

Settembre sono fiammate di gialli, di rossi e arancio. Non immagino più l’autunno come la stagione che mette fine all’estate, è molto di più: è inizio.

Ci trasformiamo cambiando sembianze interiori e questa mutazione, prima di compiersi, attraversa più fasi. L’autunno è una di queste, forse quella più interessante poiché dallo splendore estivo urlato dalla natura, si volge a un canto roco e profondo, carico di promesse, fatto di luci ed ombre.

Mi accingo a trasformarmi insieme alle foglie, pronta per lasciare andare ciò che sono stata e iniziare la creazione di quella che verrà.

Ascoltando il canto melanconico di giornate sempre più brevi accolgo la dolce luce della sera.

Vi auguro una buona rinascita.

Pimpra

SIX.Q intervista con l’autore. DENIS MURANO “RISORSE INUMANE. Diario segreto di un direttore del personale”

Sono davvero orgogliosa di aprire un nuovo capitolo di SIX.Q “interviste con l’autore”, ospitando uno dei best seller dell’estate “Risorse inumane. Diario segreto di un direttore del personale”.

Seguo da tempo i post di Denis Murano su Linkedin, ogni giorno uno stimolo, uno spunto di riflessione, quando non addirittura una piccola consolazione alla mia giornata “in gabbietta” (ufficio ndr).

Di certo la mia realtà professionale è distante anni luce dalla sua, brillantissimo e giovane manager delle risorse umane, ma poco importa, il testo che ci offre parla a tutti, a tutti i livelli della/e scale gerarchiche, di aziende, piccole realtà imprenditoriali, private o pubbliche.

La vita professionale di ognuno di noi è costellata di una serie di sfumature che ci accomunano. Il pregio di questo delizioso libro è di parlare schietto, senza censure, senza sconti.

Lo consiglio caldamente, si legge d’un fiato.

Attenzione: crea dipendenza e ne chiederete subito un altro!

Godiamoci quindi la Six.Q intervista con l’autore Denis Murano!

***

  1. Cosa l’ha spinta a scrivere il libro “Risorse Inumane. Diario segreto di un direttore del personale”?

Lavoro da decenni nell’ambito delle risorse umane ed ero stanco di leggere quei librettini di management in cui viene descritta l’azienda ideale. In cui si parla di leader illuminati, colleghi in cui brucia il sacro fuoco del rispetto e della collaborazione, e imprenditori più caritatevoli del messia.

Più libri leggevo e più pensavo fossero delle puttanate. Nella mia esperienza non ho mai visto niente di quello che veniva raccontato. Per carità magari sono io uno sfigato, ma vi assicuro che ho lavorato in tantissime aziende, anche molto famose, e niente, la storia era sempre la stessa. Tutti i giorni avevo a che fare con Manager incapaci, imprenditori con visioni miopi ed egocentriche, e persone che non facevano altro che rompere i coglioni. Il mito dell’azienda perfetta non reggeva di fronte alla realtà che è fatta di dinamiche molto umane anzi spesso INUMANE. Preso da questa immensa ispirazione ho buttato giù un po’ di esperienze e mie riflessioni. 

Non pensavo potesse diventare un libro, e non pensavo che tantissime persone mi avrebbero contattato per farmi i complimenti e per dirmi che quello che avevo scritto era tutto vero, che era successo anche a loro e nelle aziende in cui lavorano

2. Quali sono, secondo lei, le differenze sostanziali tra i manager pubblici e quelli privati, i vizi e le virtù di entrambi.

Sinceramente non ho mai lavorato nel pubblico e quindi non vorrei scadere in banali stereotipi. Penso che sia nel pubblico che nel privato si possano trovare manager pessimi o bravissimi. Oggettivamente il contesto è molto diverso e penso questo faccia una grande differenza. I manager nel privato lavorano a scopi di “lucro”, vengono formati e catechizzati verso il raggiungimento dell’obiettivo annuale o di quarter. I Manager nel pubblico lavorano per il bene comune, con l’obiettivo di fare il meglio per la comunità. Il loro obiettivo è meno tangibile ma non meno importante. Purtroppo il settore pubblico per anni è stato il bacino da utilizzare come moneta di scambio. Per dare lavoro in cambio di favori, voti, ecc. Ma questo è un problema culturale del nostro paese. Checco Zalone docet.

3. La paura di cambiare è una delle ancore più incagliate nelle grandi realtà aziendali e non. All’inno di “abbiamo sempre fatto così” le aziende falliscono e le PA deludono il loro cliente: il cittadino. Secondo lei, da dove si dovrebbe iniziare per portare il coraggio del cambiamento in seno agli uffici?

L’essere umano resiste al cambiamento. E’ un dato di fatto. Siamo tutti con il freno a mano tirato e quindi cambiare non è facile. Mai. Per aiutare il cambiamento bisogna creare il contesto giusto per fare in modo che il cambiamento avvenga. Siamo troppo bravi a trovare il colpevole e tralasciamo sempre le cause. E’ molto più facile e divertente giocare alla caccia alle streghe piuttosto che trovare le origini dei problemi. Bisognerebbe invece promuovere una sana cultura dell’errore. Chi sbaglia ci sta provando e quindi non andrebbe punito ma aiutato.

4. Nel libro, Alice è la giovane assistente che lei seleziona per il suo team: determinata, desiderosa di imparare e di mettersi in gioco, preparata e curiosa. Secondo lei, si può ritrovare o trovare per la prima volta la propria “Alice” anche dopo molti anni di lavoro alle spalle?

Alice per me è un simbolo, e non a caso è una donna. Ho lavorato con tanti manager e le migliori erano donne. Alice è il simbolo della genuinità e del modo corretto di approcciare al lavoro. Non è come il Dott. X ormai corrotto dal sistema. Alice ha un sano ottimismo nei confronti del lavoro, ed ha dei valori e dei principi sani. Ecco ritrovare la propria “Alice” secondo me significa ritrovare i propri valori e principi e lavorare in maniera coerente con essi. Non è facile perché spesso l’ambiente ti porta ad adattarti a dinamiche molto più torbide.

5. Risorse Inumane ha un riscontro editoriale enorme ed è quasi introvabile in libreria. I suoi lettori sono trasversali a ruoli e attività professionali. Come si spiega la natura di questo grande successo, a quali interrogativi ha dato voce con tanta spudorata sincerità?

Sinceramente non pensavo di scrivere un libro e non pensavo che la gente lo avrebbe comprato. A me piace leggere e una cosa che odio è iniziare un libro che poi non mi piace. Quando succede lo lascio a metà e lo rimetto in libreria. Ecco io volevo scrivere un libro che non venisse lasciato a metà. Un libro onesto, divertente e che ti faceva venire voglia di finirlo. E l’ho scritto senza pretese, non voglio insegnare niente a nessuno, ma solo raccontare delle esperienze da un punto di vista di una persona che fa un lavoro che, mi sono reso conto, non tutti conoscono.

6. Six.q si chiude, per tradizione, con la stessa domanda: dica quella cosa che non hanno mai osato chiederle.

In realtà tanti mi chiedono chi io sia. Beh non lo dirò mai.

***

Una verve ironica, sottile, tagliente, la spudoratezza della verità senza veli vi aspetta tra le pagine di un testo che vi suggerisco assolutamente di leggere.

Ringrazio ancora Denis Murano per aver accettato l’invito alla SIX.Q intervista con l’autore.

Pimpra

Per acquistare il volume in tutte le librerie e gli E-STORE italiani:
https://lnkd.in/dnFAgSE
AMAZON: https://buff.ly/3eijNFU
FELTRINELLI: https://buff.ly/30Z32LW
MONDADORI STORE: https://buff.ly/2NoA7Jv
UBIK: https://buff.ly/301SDgm
LIBRERIE GIUNTI: https://buff.ly/31unlkU
IBS: https://buff.ly/2VfJUWo
HOEPLI: https://buff.ly/2Bkwlhm

SIX.Q TANGO INTERVISTE Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: Marianna Carpene

L’ho vista ballare e non ho potuto togliere gli occhi dai movimenti di questa libellula tanguera.

Godiamoci l’intervista a Marianna Carpene!

***

SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Marianna Carpene, vengo dalla città di Verona

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo

Nella sua espressione più autentica credo che la danza (come parte del più grande mondo dell’Arte, chiaramente) sia un canale potentissimo di trasmissione della propria individualità, che va molto oltre la propria femminilità!

E la costruzione – al di là degli aspetti tecnici universali – di un proprio stile di insegnamento, di performance o di ballo sociale è strettamente legata allo sviluppo della personalità e alla presa di coscienza delle potenzialità del proprio modo di muoversi nello spazio, della propria “attitudine”.

Ma tutto è parte di un processo di ricerca e scoperta, quindi come tale è incostante e in continuo cambiamento.

Di conseguenza anche la percezione che abbiamo di noi stesse, del nostro corpo, della nostra emotività e femminilità è mutevole. Per questo motivo ogni volta che balliamo ci sentiamo diverse…una delle tante magie del Tango, per fortuna.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Nella nostra disciplina è quasi inevitabile il confronto con sé stesse: dalla riscoperta del proprio corpo, del modo in cui “esistiamo” nello spazio, di quello che possiamo trasmettere e percepire quando balliamo

Sono tutti aspetti introspettivi che nella vita quotidiana quasi sempre ci vengono preclusi. Quante ore passiamo mediamente guidando, sedute ad una scrivania al lavoro, ad occuparci della casa, della famiglia, di noi stesse? In tutta questa frenesia – e per il tipo di società in cui viviamo oggi – è oltremodo facile dimenticare quale sia il nostro stadio naturale…come si cammina, come si respira, come si può essere attivi e presenti senza essere per forza in tensione.

Soprattutto per noi donne contemporanee è molto difficile “lasciare andare”, aspettare, fidarsi, concentrarsi su una dimensione più interiore per migliorare o perfezionare il nostro modo di muoverci.

E’ come essere obbligati a guardarsi a fondo in uno specchio…non piace a tutti, ci sono reazioni molto diverse, dalla gioia, alla commozione, allo sconforto o alla fuga addirittura.

L’importante però è che ogni donna possa vivere questo percorso secondo i propri tempi e credo che questo sia un compito molto importante per chi insegna. Se riusciamo a rispettare ed accompagnare le esigenze ed i timori di ognuna delle nostre allieve il risultato è sempre una crescita reciproca.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.

A dir il vero trovo più vizi che virtù nella possibilità di sperimentare un ruolo diverso da quello tradizionale – che poi di tradizionale non so quanto ci sia visto che il tango si ballava originariamente tra uomini

In ogni caso, qualsiasi cosa stimoli la nostra curiosità ed arricchisca la nostra conoscenza non può che far bene al nostro ballo e al nostro essere!

Nuove sensazioni, nuove prospettive e nuove difficoltà spesso aprono strade di esplorazione inaspettate e ci permettono di capire meglio noi stesse e l’altro durante il ballo.

Ci sono coppie leader/follower maschio/femmina assolutamente divine, ma ce ne sono tante altre con ruoli invertiti o con ballerini dello stesso sesso che sono altrettanto incantevoli…insomma l’Arte è Arte e la Bellezza è Bellezza. In tutte le sue forme e sfaccettature.

L’unica cosa che conta è rimanere fedeli al proprio modo di essere e al proprio modo di esprimersi.

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Come dicevo prima la scoperta di sé stesse è un percorso quasi obbligato per molte donne che si avvicinano al mondo del Tango, è un po’ come andare in terapia o ricevere della consulenza psicologica! Solo che molto spesso siamo allo stesso tempo le dottoresse e le pazienti.

Curiamo noi stesse e affrontiamo a tu per tu le nostre insicurezze e le nostre paure durante il nostro percorso di studi, ballando o imparando la tecnica poco importa.

Ogni volta che siamo in movimento ci mettiamo in gioco e facciamo emergere le nostre forze e le nostre debolezze.

Credo comunque che il Tango faccia bene a tutti, non solo alle donne!! Sono molto paritaria in questo senso ☺

La crescita personale serve sempre, ad ognuno di noi

Diciamo che forse, a differenza di altri aspetti della società in cui la figura femminile è esaltata prevalentemente per le proprie caratteristiche estetiche, nel Tango la donna brilli, incanti o emozioni soprattutto per il proprio carattere, per la propria personalità e per la propria “onda”.

Non mancano di certo gli esempi di ballerine straordinarie ed emozionanti con corpi più che normali.

Il nostro ruolo di ballerine ed artiste è quello di essere veicolo di emozioni, di sensazioni e soprattutto di energie. Tutto questo ha poco a che vedere con la nostra struttura fisica.

In questo senso quindi sì, è sicuramente un ambiente in cui ogni donna può trovare ed esprimere una sua bellezza unica ed irripetibile (che meraviglia!) 

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Dico sempre tutto, anche se non me lo chiedono…ahimé!! ☺

***

Per studiare e contattare la maestra:

Sede e indirizzo della scuola: Verona c/o Centro Polisportivo Don Calabria

Sito web: Nueva Onda Milonguera

Pagina fb: Nueva Onda Milonguera 

***

Ringrazio molto Marianna di aver accettato l’invito a partecipare alla SIX.Q sul tango femminile.

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: MIMMA MERCURIO

Sono molto felice di presentarvi la SIX.Q di oggi con Mimma Mercurio, un’insegnante che ho sempre ammirato da lontano.

Godetevi la sua testimonianza frutto di anni di passione tanguera sempre vissuta con intensità, serietà e dedizione.

***

SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Mimma Mercurio, sono una siciliana trapiantata a Roma.

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo 

Mentre danzo, viene fuori qualcosa di intimo e sottile della mia personalità. L’essere donna, l’armonia e il fluire delle emozioni si mescolano e in qualche modo influenzano la sinuosità dei miei movimenti. Il seguire ed interpretare il movimento dell’altro, aggiungendo la mia energia e la mia personalità e’ la cosa che più mi affascina del tango. Ho sempre apprezzato del ballare tango la non ostentazione della femminilità, ma la naturalezza del movimento femminile, la grazia, la dolcezza, l’irruenza e l’eros che da questo ne scaturisce in maniera non forzata e finta. L’essere sensuale senza voler essere a tutti i costi sexy. Aborro la sfrontatezza, gli abiti esageratamente succinti ed appariscenti, che se pur scollati e corti a mio parere “coprono“ la vera bellezza di una donna. Diventano una “corazza”, una maschera. Per me ballare e’ scoprire l’anima, lasciare scorgere qualcosa di intimo e personale. Danzare e’ essere eleganti e allo stesso tempo semplici. E’ come un fiore che sboccia e poi si richiude, che mostra la sua bellezza, i suoi colori, al suo partner. Ma non spiattella la bellezza, non ostenta. E’ uno schiudere l’anima e mostrarsi “nudi” e forti e fragili allo stesso tempo. Non sono una “pantera” nella vita e non credo di esserlo nel tango, ma mi riconosco una forza vibrante e una capacità di lasciarmi andare all’abbraccio accogliente e generoso dell’altro, che penso renda femminile il mio danzare. Mi piace ascoltare e rispondere, sorprendere, aderire, svelarmi e nascondermi, un gioco, un dialogo e non un monologo. Inseguo una simbiosi che riesca a mettere in evidenza il mio essere donna, non omologata alle altre. Perché mi piace pensare che siamo tutte diverse, e che ballando contribuiamo a creare bellezza, ora nel movimento sinuoso, ora nel movimento secco, forte, debole, morbido, spigoloso, basso, alto, fragile, determinato. La femminilità ha tanti colori e sfumature, e attraverso il movimento nel tango abbiamo la possibilità di farli esplodere e brillare.

Se devo rimproverarmi qualcosa, forse un po’ più di faccia tosta e di spavalderia, avrebbe giovato

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Spesso incontro allieve che nella vita hanno ruoli di prestigio, di comando, e che fanno fatica a connettersi con l’altro. Prevale la loro spinta a “comandare”, ma quando riescono a cambiare sguardo, a trovare la fiducia nell’altro, a chiudere gli occhi, ritrovano una femminilità ed una sensualità impressionante. 

Di contro mi ritrovo anche allieve molto timide, impacciate, che fanno fatica a indossare una gonna o un top scollato. Mi è capitato di vedere sbocciare queste allieve e diventare delle vere milonguere. Lo vedi da come si vestono, da come tengono i capelli. Poi magari finita la serata, ritornano a essere le timidone di sempre. Il tango ha permesso loro di far emergere il loro lato sensuale.

Devo dire che riscontro anche molta “paura” di affidarsi all’altro, non è così ovvio e semplice abbracciarsi. Il contatto fisico fa paura. Il non fidarsi dell’altro, credo che questa cosa in questo tempo storico, la dice molto lunga.

Altro atteggiamento è l’essere snob, -“con quello non ci ballo, quello non mi piace”, insomma esageratamente schifiltosi, in entrambi i ruoli, non solo le donne

Ballare è esserci per l’altro, è un gesto di altruismo. Ballare è dare, è darsi. Quindi essere generosi. Ecco quando succede questo, si balla bene e con piacere. E a volte questo accade.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.

Devo dire che il pregio di molte ballerine e’ quello che amano studiare, mettersi alla prova, ballare, ballare, ballare, studiare, studiare, provare, provare, provare. Studiare nel cambio di ruolo lo trovo molto importante, misurarsi e mettersi nei panni dell’altro. La prima cosa che succede nelle mie allieve che si sperimentano nel ruolo di leader è il rendersi conto di quanto sia complicato “l’altro ruolo”, di come sia difficile guidare. La seconda cosa che avviene, dopo questo primo step e’ quello di desiderare di ballare con un follower leggero (non nel solo senso di magrezza), accondiscendente, non troppo pretenzioso. La terza cosa che succede, e’ che ballando da leader comprendono meglio il loro ruolo di follower. Si rendono conto di quanto sia importante e prioritario l’ascolto, la connessione, di quanto incida ballare con il sorriso, con la leggerezza in tutti i sensi, trovare un/a partner aperta e disponibile. Perché il tango si fa in due, e senza connessione, senza l’ intenzione di volersi “parlare”, senza la disponibilità ad ascoltarsi, non c’è tango, in un ruolo o nell’altro.

Alcuni leader di buon livello che ballano anche da follower, sono veramente eccezionali, li vedi lí che chiudono gli occhi, che si concentrano nell’ascolto, che si divertono. Lavorano con la dissociazione, azzardano boleos. Devo dire che sono in minoranza gli uomini/leader che studiano seriamente da follower. Capita molto più spesso che donne/follower studiano entrambi i ruoli e ballino anche in milonga nei due diversi ruoli.

Tante donne stufe di stare in panchina in milonga, a fare tappezzeria, anziché abbandonare, o semplicemente a lamentarsi che nessuno le invita, hanno cominciato ad approfondire l’altro ruolo. La trovo una cosa bella

Perché spesso sento solo lamentarsi di ciò che non va, e non si fa nulla per migliorare se stessi e l’ambiente che si frequenta. Si addossa la “colpa” sempre a qualcos’altro fuori di sé.

Alcuni leader che si sperimentano nel ruolo di follower risultano a volte “pesanti”, o molto spesso accade che follower che sperimentano il ruolo di leader si lamentino di avere un partner non collaborativo. Frasi tormentone che mi riferiscono più spesso durante le lezioni e le pratiche:

non si sposta, e’ incollato 

ci vuole la gru, e’ un trattore, un frigorifero, un mobile….

e’ esile, ma sembra che pesa 100 kg 

non gira, non ruota, s’impunta…

vuole guidare lui, non si lascia guidare

Potrei raccontare aneddoti su aneddoti !!!

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Penso che il tango faccia molto bene in generale, a uomini e donne.

All’essere umano fa bene, perché lo mette in contatto con se stesso, perché permette di potersi esprimere senza le parole, ma attraverso il proprio corpo. Perché è un veicolo con cui fare passare le proprie emozioni. Perché è un’arte meravigliosa che coniuga sentimento, corpo, poesia, movimento, musica, interiorità, dialogo, comunanza, vicinanza. Perché ti apre ad una socialità, perché ti fa prendere confidenza con il tuo corpo, e si per le donne fa scoprire la propria femminilità, la valorizza, ti “abbellisce”. Perché ti riempie e ti svuota.

L’abbraccio ti riempie. La mente si svuota. La musica ti riempie.

Le emozioni circolano. Il corpo si muove e si rigenera.

Per ballare tango, ti prepari, ti vesti carina, ti trucchi, pronta per approcciare il partner sottilmente e “carnalmente”.

Ballare ti fa sognare, ti smuove dentro, ti fa incontrare l’altro. Ti fa sentire parte di una comunità. Ti fa compagnia, ti consola, ti sfida, ti mette alla prova, ti da energia, ti toglie il sonno, ti rende vivo.

In questo periodo di distanziamento sociale, il Tango e’ stato un’ancora di salvezza per molti. Sembrerebbe un controsenso, il tango, il ballo dell’abbraccio, come può essere coniugato in altra maniera? Senza abbraccio, non c’è tango. Ed è vero, ci manca, ci è mancato da matti, nell’impossibilità di andare in milonga, di ballare, di andare alle maratone, o ai festival, ai raduni, si è aperta la grande possibilità di soffermarsi sulla Tecnica, sull’ascolto musicale, sui testi poetici dei brani, ci si è potuti interessare della storia dei grandi personaggi (maestri, musicisti, poeti, cantanti, ballerini delle varie epoche fino ai giorni nostri). Tutto si può trasformare in opportunità, se non ci si arrende.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Una cosa che mi piace dire, che nonostante siano passati 22 anni da quando ho iniziato a ballare, sento ancora dentro un grande fuoco, una grande gioia, un afflato speciale per il Tango. Non mi ha stancato, sento che c’è sempre da imparare, scoprire, conoscere, investigare. Un mare infinito, che non si esaurisce, acqua sempre nuova, fresca. A volte onde alte, altre volte acqua placida, ma mai ferma e stagnante.

Vorrei continuare a lavorare, sperimentare, gioire del e col Tango, questo è quello che interiormente sento.

****

Per studiare e contattare la Maestra:

Scuola Meditango di Roma via Cupa 5.

Sito web: meditango

Pagina fb: Mimma Mercurio scuola Meditango

Profilo Fb: Mimma Mercurio

***

“Ballare è esserci per l’altro” solo per questa frase Mimma ha un posto nel mio cuore, la ringrazio tantissimo di aver partecipato!

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE . Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: FRANCESCA AUTERI

La carovana delle interviste SIX.Q si spinge nella bellissima Sicilia intervistando una delle numerose e incantevoli tangueras, artiste e insegnanti che popolano quella meravigliosa terra.

Godiamoci quindi l’intervista dell’amica Francesca Auteri da Catania.

****

SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza.

Francesca Auteri, dalla sicilianissima Catania.

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo. 

Per me essere donna e essere danzatrice, o ancora, essere una danzatrice donna, sono due elementi che s’intersecano fortemente ma senza doversi per forza contraddire l’un l’altro, anzi. Spesso nel tango la femminilità (o ciò che nell’immaginario comune è associato “all’essere femmina”) viene estremizzato e tramutato in stereotipo (forse una gabbia?) di genere. Ma l’essere donna va ben oltre il tacco 10 e la gonna con spacco inguinale; è un sentire profondo, viscerale, una connessione con ciò che di più antico esiste in noi, con la nostra ciclicità corporea, il nostro sangue, le nostre ossa. Una danzatrice donna sarà sempre donna, fuori dalla scena e in scena, quando insegnerà e quando berrà un caffè bruciato al bar; sarà donna a prescindere da cosa indosserà, da quale orientamento sessuale avrà, da cosa mangerà la sera a cena. 

3.Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Il tango, come tutte le discipline degne di chiamarsi tali, è a tutti gli effetti un profondo percorso conoscitivo del sé più intimo. Quindi, in primis, ci si riappropria del corpo, della capacità di sapersi muovere da soli e in coppia; si allontana la paura del contatto con l’altro, si riscopre l’abbraccio, la diffidenza lentamente si tramuta in fiducia, il gruppo diviene momento di condivisione e socialità. E ciò riguarda tutti, non solamente il gentil sesso! Inoltre spesso si approda a questa danza dopo un momento particolarmente difficile e doloroso della propria esistenza, come un lutto o una separazione; in tal senso il tango ha indubbiamente un valore fortemente terapeutico e di “traghettamento” verso nuovi orizzonti. 

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia maschio/femmina.

Innanzitutto la conoscenza di entrambi i ruoli è un elemento decisivo e necessario per migliorare e completare la nostra danza. Essere follower ma saper anche guidare ci regala una consapevolezza incredibilmente solida, delle possibilità maggiori di giocare con i tempi e gli spazi della musica, una sensibilità più profonda per comprendere le esigenze e i bisogni della persona con la quale stiamo danzando. In più si riconoscono con più facilità gli errori attraverso la lente d’ingrandimento costituita dall’indossare una veste nuova e dunque un nuovo punto di vista. Errore comune però, ma ciò dipende moltissimo dalla natura della danzatrice (o del danzatore, perché le mie parole hanno una valenza tanto al femminile, quanto al maschile) è il cadere nel monologo, nel non ascoltare l’altro, nell’imporsi. Ma questo è un problema di sempre (e non solo nel mondo del tango, ahinoi!). 

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

La risposta è assolutamente affermativa, certo. Il tango aiuta a riscoprire parti di sé assopite o sconosciute, regala nuove sicurezze, insegna ritualità, rilassa e rinforza il corpo e la mente. Potrei portare infiniti esempi al riguardo, ma ricordo in particolar modo una mia allieva, vicina ai quarant’anni, rigidissima nei movimenti e nel pensiero; bene, dopo qualche anno, era un’altra donna, più rilassata, più socievole, più sorridente. Si era ritrovata, scoprendo aspetti del proprio essere prima taciuti e dimenticati

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

“Ah insegni tango…Figo! Ma che lavoro fai?”

Ecco, no, sbagliato: insegnare tango, danza, essere artista, attore, musicista, pittore, ballerino, circense, coreografo, regista, scrittore e chi più ne ha più ne metta, sono tutti lavori, dignitosi e faticosi non meno di altri. Che poi vengano sminuiti e ben poco apprezzati dai più, beh, questa è un’altra triste, tristissima, storia.

Ci vogliono anni di preparazione, grandi sacrifici, lotte estenuanti, ore e ore senza nemmeno intravedere una miserissima moneta, per portare avanti progetti di vita in questi settori già di per sé così precari e vacillanti. Vi prego, non dimentichiamocelo. 

****

Per studiare e contattare la Maestra:

email: auterifrancesca.tango@gmail.com

Profilo FB: Francesca Auteri

Pagina FB della scuola dove insegna: Barrio de Tango

Sito web: Barrio de tango

****

Ringrazio Francesca per aver accolto con tanto entusisamo l’invito a partecipare a questa SIX.Q tango intervista!

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE . Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: SILVINA TSE

Ci sono donne che hanno una luce speciale, quando poi sono artiste, professioniste, ballerine, risplendono ancora di più.

Godiamoci questa intervista con Silvina Tse, meraviglioso connubio di oriente e occidente che, nel suo tango, esprime una sensibilità, una raffinatezza ed eleganza unici.

***

INTERVISTA SIX.Q

Visioni e prospettive in breve del tango post Covid.

Focus su: il tango è donna, il tango e la donna

  1. Nome e città di provenienza

Silvina Tse un nome per il tango che sposa  le mie origini italiane e la mia metà genetica cinese. Nata e cresciuta a Bologna quindi culturalmente italiana

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo 

La mia vita e il tango si intersecano costantemente e ogni parte lavora sui limiti dell’altra. Il tango mi ha insegnato a rilassarmi, ad avere fiducia nella persona che sono, a liberare la mia creatività: mi ha costruito una identità e una personalità che precedentemente era nascosta dalle paure dei miei limiti e dall’insieme delle mie incertezze. La difficoltà con cui ho preso certe scelte nella mia vita hanno dato al mio tango un valore importante da sostenere quindi direi che il tango ha costruito la donna e la vita ha costruito un  ruolo per il tango. In aggiunta mi verrebbe da dire banalmente che non si smette mai di crescere e quindi di imparare: in questo modo il tango continua tutt’oggi a formare il mio carattere e la vita a riconoscere l’importanza che questa forma di espressione ha nella mia quotidianità. Il tango mi  riflette per come sono ed è la combinazione dell’umore del momento e del mio carattere di sempre. Difficilmente troverai delle diversità tra la Silvina “insegnante” e la Silvina “da aperitivo” anche perché i miei studenti diventano spesso le persone con cui mantengo una socialità al di fuori della scuola. Mi piace coltivare il gruppo dei miei allievi e prendermi cura per quanto possibile di ciascuno di loro. Nonostante questo mio “impegno sociale” mi viene comunque da specificare che d’altro canto  tengo un lato più taciturno e “asociale” che  rimane amante della solitudine e della riservatezza.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Il cambiamento che il tango ti genera  deriva dal” punto di partenza” e dal” motivo” per cui scegli questo ballo (che spesso non si conosce e si scopre con il tempo). In generale mi verrebbe da dire che ogni fase di età ha i suoi cambiamenti corrispettivi perché ognuna corrisponde a certe esigenze specifiche personali. Tuttavia l’evoluzione avviene perlopiù in coloro che sono alla ricerca di questa crescita personale e hanno la flessibilità e la  predisposizione mentale ad accettare i cambiamenti. Questa crescita interiore si sviluppa attraverso i vari aspetti che compongono il tango ovvero la socialità, la musica, la tecnica, il rapporto con il partner di ballo…  Il tango ti forma se rimani abbastanza tempo da lasciare che questo ballo diventi parte della tua vita e in qualche modo allora si radica in un ruolo e lo esercita. Difficile individuare uno specifico cambiamento psicologico: l’innamoramento per il tango è lo specchio della ricerca personale, di qualcosa che ci manca nella nostra vita o nella nostra personalità. 

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.

Sono una grande sostenitrice dello scambio di ruoli. Qui in Italia osservo solitamente una maggiore propensione da parte delle donne a imparare il ruolo da leader rispetto al viceversa. Oltre alla curiosità, credo ci sia intrinseco un desiderio da parte delle followers di avere la possibilità di ballare anche quando non vengono invitate e un timore da parte degli uomini di perdere un po’ del proprio potere decisionale che invece esercitano appunto in quanto leaders. La disponibilità a mettersi in discussione, fondamentale per continuare a imparare, aiuta a comprendere le difficoltà dell’altro ruolo e a sviluppare una maggiore sensibilità reciproca. 

Dal mio punto di vista è fondamentale per le donne imparare a guidare per sviluppare il cosiddetto “ghost leader” che corrisponde a quella carica intenzionale da mantenere anche quando si segue il partner. D’altro canto mi piacerebbe che anche  i leaders avessero un potenziale “100% follower” ovvero una capacità di rispetto dei tempi di movimento della compagna  e di ascolto della musica anche attraverso le orecchie della  partner. A mio parere questo allenamento  renderebbe più armonioso e bilanciato il ballo con maggiore possibilità di dialogo per entrambe le parti nella creazione di un tango fatto “insieme”.

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

La femminilità ha tanti aspetti. Alcune studentesse dopo un mese di tango hanno già comprato scarpe e vestiti e sono perfettamente immedesimate nell’immaginario collettivo della ballerina di tango. A parte il lato esteriore del cambiamento, il lavoro più a lungo termine è chiaramente nella tecnica dei movimenti, nell’interiorizzazione dei propri limiti, nella ricerca di uno stile personale. Femminilità non è solo nell’elevazione delle gambe o in chi ha il collo del piede più accentuato (anche se certamente sono dettagli/ capacità a cui dare valore); personalmente credo che la femminilità sia nel fare tesoro di quello che si è, riconoscendo e lavorando sui propri limiti: bisogna mantenersi umili e autentici verso se stessi e verso gli altri, imparare  con meno invidia  a lasciarsi inspirare da coloro che hanno ottenuto risultati a cui si ambisce. Il mio consiglio generale è di non limitarsi a perdere tempo nel tentativo di vivere la vita di qualcun altro ma di dedicarsi con costanza e motivazione ai propri sogni. Questo vale nella vita come nel tango: non è tanto il talento personale a renderti una gran ballerina ma quanto ci tieni e cosa hai da esprimere. Le difficoltà ci sono sempre ma sono ciò che ci fortificano e ci rendono più soddisfatte dei risultati ottenuti oltre a ricordarci quanto sia importante la perseveranza e la fiducia nelle proprie scelte. Concludendo mi viene quindi da dire che il tango è strettamente connesso a un processo di crescita interiore ma dipende da ciascuno di noi come reagire ed elaborare questa evoluzione: qualcuno si perde, qualcuno si trova.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Quanto talento c’è nel mio tango? Assai poco. Dopo molti anni un ballerino che era assistente nella scuola in cui avevo iniziato mi confessò che riteneva fossi “un caso perso”. Molte persone che mi vedono oggi credono che il mio Tango derivi da tanti anni di danza classica: confesso che in realtà questi anni sono stati solo 2, fatti da adolescente una volta a settimana come era nelle possibilità della mia famiglia. Sicuramente ho avuto l’occasione di praticare davvero tanti sport e sviluppare molta coordinazione ma vi assicuro che per il tango il percorso è stato lungo, travagliato, accompagnato dall’amore per questo ballo e da molta forza di volontà. Premettendo che nel Tango non si è mai “arrivati”, alla fine parte del gioco consiste nell’accettare le proprie imperfezioni.

****

Per studiare e per contattare la Maestra:

Instagram: Silvina_Tse_Tango

Pagina FB: “Free Online Tango Lessons by Michael and Silvina”

Scuola Streetango – Tango Bologna e Modena

Sito web 

www.theartoftango.club 

www.streetango.it

www.artedanzabologna.com

***

Ringrazio Silvina per il suo contributo che ho tanto apprezzato.

Pimpra

AGOSTO A MILANO

Dettaglio di abito Versace. Museo Poldi Pezzoli

Fare la turista in una grande città quando i suoi consueti abitanti la lasciano per le vacanze è sempre un’esperienza da fare. Sono i palazzi, le strade, le piazze che prendono la parola, raccontando un diverso punto di vista.

Milano è austera e bellissima, provata dal recente lockdown che ha piegato e piagato la vita frenetica che è il suo marchio di fabbrica.

Ho incrociato qualche residuale colletto bianco, sempre impeccabile nonostante la calura estiva, veloce nell’andare, concentrato e teso verso una meta da raggiungere, un orizzonte da esplorare, un progetto da chiudere.

Qui c’è un’energia che altrove non si sente. Come se i milanesi fossero animati da uno speciale voltaggio di elettricità che è solo loro.

Mi sono goduta un museo che non conoscevo, con la  tranquillità necessaria ad apprezzare le opere e la mostra di abiti ospitata nel palazzo signorile. Un bel connubio che ho gradito assai.

Il caldo mi toglie la fame, così ho camminato senza sosta per ore, quasi senza bere e mangiare, in uno stato di catatonia resiliente e viva.

Sono entrata nei grandi templi dello shopping che per noi abitanti di provincia sono tappa imprescindibile, come fare un upgrade sulle tendenze, sul design, sul mood urbano che le città minori non esprimono con questo potenziale e intensità.

Continuano a rivolgersi a me in inglese, un tempo pensavo fosse per gli zigomi alti, oggi credo si tratti solo di look: non sono (mai) stata una modaiola quindi, per forza, devo essere straniera. Almeno credo…

A Milano ti senti povero, mai come questa volta ho avuto tale sensazione. Ti viene offerto il lusso ovunque, ti viene fatto vedere, ti è proposto ma per te che sei un cittadino “normale” quell’asticella è davvero troppo alta da raggiungere.

Nel tempio delle scarpe una gentile commessa mi voleva convincere che le Jimmy Choo a 369 euro erano un vero affare, sicuramente ma… idem il meraviglioso profumo a soli 250 euro, così almeno ha una fragranza unica, ne sono sicura ma… e potrei continuare l’elenco all’infinito.

Anche se ciò che posso permettermi è solo “guardare e non toccare”, questi stimoli visivi sono benzina per me, mi fanno ripartire certe rotelle arrugginite, aprono comunque nuove visioni, pensieri e immagini.

Milano vale sempre la pena, anche a 40 gradi.

Pimpra

  • Pimpra su Instagram

  • TAG

    2013 2014 2015 2016 abbraccio amiche amici Amici e amiche amicizia amore Amore Andar per maratone Andar per Milonghe Anima anno nuovo vita nuova anta e ribalta attimi Attimi belli Attualità Bel Paese blog blogger CARATTERE cazzate cronache dal mondo panda dare tempo al tempo Dillo alla zia Pimpra di tanto in tango Donne e valigie emozioni fine settimana Friuli Venezia Giulia gabbietta immagini incontri i saggi consigli di Nonna Papera Italy Lavoro milonga momenti mondo panda Mondo Panda mondo tango Natura pausa pranzo pensieri pensieri leggeri pensieri sparsi pensiero positivo PERSONALITA' Pimpra milonguera riflessioni RISVEGLI Salute e benessere Senza categoria Società e costume Sport sticazzi STICAZZI storytelling Tango Tango argentino tango marathon Tango milonguero tango trotters tanto tango Trieste Uncategorized uomini e donne vecchiaia in armonia Viaggi viaggio Vita di coppia vita moderna vita sui tacchi a spillo
  • Archivi

  • ARTICOLI SUL TANGO

    Se cerchi gli articoli che parlano di tango cerca "di tanto in tango" nel banner TAG o fai la ricerca nel bannerino CATEGORIE
  • I post del mese

  • LA TRIBU’

  • Pagine

  • Categorie

  • Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: