Ti ritrovi single a una certa. Apri il cellulare e scrolli senza pietà.
Scegli a catalogo. Tutto molto veloce, più efficace in termini di sacrificio/resa. Un parterre infinito di potenziali match.
Un tempo ci si incontrava in luoghi pubblici, presentati da amici comuni, chi pasturava tra i colleghi, chi nel mondo sportivo. Una volta.
Cedo alla tentazione del catalogo, non voglio passare per una boomer, sono la generazione successiva.
Mi informo: tra le infinite app di incontri ne esiste una che offre alle donne l’apertura dei giochi. È quella per me.
Primo incontro, uomo più giovane, coccola all’autostima. Dura per un po’, nessuno dei due è convinto. Mi serve per saltare il fosso. Lo prendo come atto terapeutico e inizio una pseudo relazione. Incontri mensili, senza impegno, non è della mia zona. Passa il tempo e capisco che non è il mio schema di gioco. Mi serve un altro tipo di “intimità”. Chiudo la storia.
Le app non mi agganciano. Manca completamente il lato biologico che definisce le relazioni.
Passa il tempo e non succede niente.
Mi sono chiesta cosa non vada in me. Assolutamente nulla, ma non lancio messaggi sessuali. In un mercato di pronta consegna, sono merce che richiede lunghi tempi di stoccaggio. Un fallimento logistico.
Vita di relazione: inesistente.
Nel mentre mi diverto. Ho una vita ricca e appagante, sto benissimo con me stessa. Mi resta la voglia di giocare, di flirtare.
Ci riprovo: riattivo la app. Dopo giorni passati a scrollare soggetti improbabili, foto impossibili, intercetto un’anima che mi sembra diversa.
Magicamente, anche dall’altra parte scatta il match.
Iniziamo a scriverci. Inizia così una bella conoscenza che porta al primo appuntamento.
Il soggetto ha barato: le immagini che lo ritraevano erano datate, incontro una persona molto diversa.
Scopro da subito le mie carte: “Non cerco sesso. Desidero semplicemente ampliare il mio entourage di amicizie. Se mai dovesse scattare una scintilla… sarà quel che sarà”. Lato lui, d’accordissimo.
Incontro un reperto di onestà intellettuale.
La conoscenza prosegue con uscite, cene, mostre, musica da condividere. Ma… dopo pochissimo, divento il suo nuovo oggetto di amore.
Un’ondata di sentimento, aspettative e richieste di tempo esclusivo mi ha travolto. Più mi defilavo, più arrivavano chiusure teatrali, silenzi, cancellazioni di chat. Fino al giorno dell’ultima piazzata.
Il mordi e fuggi degli incontri virtuali nasconde trappole. La velocità dei like non segue quella della pelle.
Manca il tempo biologico di conoscersi. È come se lo scrollo delle immagini, rubasse lo spazio dei naturali preliminari.
Sulle app tutto sembra dover correre velocissimo. L’algoritmo non prevede l’attesa. Non ci stai? Si passa oltre.
Il piacere della conquista, della curiosità, della lenta scoperta reciproca è un inutile rallentamento del sistema.
Il catalogo è infinito. E noi continuiamo a scrollare.
Pimpra
Image credit da qui



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