Nel weekend del primo maggio le persone normali stanno all’aria aperta. Noi no.
Poi ci sono i tangueros. Razza a parte. Ai primi soli della bella stagione non cercano il mare: cercano un pavimento.
Un luogo chiuso, intimo, dove ballare finché il corpo regge. Il tanguero non molla mai.
I più coraggiosi, invece di recuperare le ore di sonno perse nelle folli notti di tango, magari riposano in riva al mare così prendono anche un po’ di sole: multitasking tanguero.
Sono una tanguera, ho rispettato la chiamata delle assi di legno. Il primo di maggio sgambettavo felice e instancabile a Cattolica, alla mia prima maratona “Intima”.
Il nome suggerisce già l’atmosfera, una maratona con un numero limitato di ballerini, circa 150-200 persone, ospitata in un hotel che affaccia sull’Adriatico.
Sono stati tre giorni in cui ho goduto parecchio.
Innanzitutto un’accoglienza davvero calorosa, con tante premure per gli ospiti. Dal gadget maratona, ai tattoo posticci e brillantini per il viso, per tre giorni siamo tornati un po’ bambini, un po’ divinità del tango!
Sono rimasta sbalordita: una maratona con un equilibrio perfetto tra uomini e donne. E si sentiva. Eccome se si sentiva.
Ho notato un significativo effetto positivo sull’ambiente: ballare era facile. Niente atteggiamenti da vip, niente pose. Solo sguardi aperti e voglia di incontrarsi davvero.
Credo che questo equilibrio sia stato uno dei punti di maggior successo della maratona.
Intima è una maratona piccola. Di quelle in cui ti viene voglia di tornare. Di quelle che ti fanno pensare che partecipare a un evento abbia ancora senso.
Ultimo, ma non ultimo, un pavimento generoso, morbido al punto giusto che ha accolto le fatiche tanguere, facendoci scatenare per ore senza troppi effetti collaterali.
Ed eccomi di nuovo al bivio: eventi o milonghe locali? Fino a poco tempo fa avrei saputo rispondere subito. Adesso no.
Perché una maratona ben costruita nei suoi dettagli, resta sempre una tentazione irresistibile!
Pimpra

