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DI TANTO IN TANGO. ETDS 2018

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Si fa sempre più evidente, nella mia testa, che non ha senso partecipare a TUTTI gli eventi che il multiculturale universo tanguero propone ai suoi adepti.

Non ha senso vuoi perché, se non sei abbastanza danaroso, tutte le trasferte hanno un peso consistente sul budget mensile, vuoi perché non tutti gli eventi corrispondono a quello che sei in termini di tanguero/a e di essere umano.

Mi spiego: la sottoscritta Pimpra, quando se ne va in giro a tangheggiare, si aspetta di trovare una certa qualità che risiede sia nell’offerta di “anime belle” con cui trascorrere un più che lieto fine settimana sia nella logistica.

Perciò me ne sto molto alla larga dai posti/eventi in cui, in particolare, l’aspetto della relazione umana, non è così preso in considerazione.

Poi, lo so, sono una sazia rompiscatole sulla pista e su altri dettagli che connotano l’ospitalità che mi aspetto di trovare.

ETDS è giunto alla sua 7° edizione che, di questi tempi, significa un grande risultato raggiunto, perché a fare i fighi per una o due edizioni, sono bravi tutti, difficile è restare a galla quando gli anni passano. Per me questa è stata la terza volta e non sarà di certo l’ultima (se mi vorranno ancora) 🙂

Le verdi colline bolognesi ospitano questa bella due giorni di tango, connotata, in special modo, da due strepitose pomeridiane. Si arriva sabato pomeriggio, ci si abballa assaissimo, poi, chi tiene fisico assai, continua anche la notte, poi ci si riabballa alla domenica e si va.

Quello che per me è ingrediente irresistibile è il calore e l’accoglienza che, sempre, ho trovato in quel di Bologna, come se la piacevolezza del tortello e dello gnocco fritto, avessero addolcito il carattere dei bolognesi, aprendoli a un’ospitalità particolarmente generosa. Ma qui si parla di ballo. Ebbene questa magia si diffonde su tutti e la sala raccoglie i partecipanti in un unico, grande, abbraccio.

Io ve lo dico, da ballerina, solo qui mi permetto di essere stalker, di mirare impunemente ignari ballerini che, con un gentile sorriso, accettano il mio invito. Si respira un’atmosfera rilassata, si fanno begli incontri, si scambia tango e sudore con amici e sconosciuti, come vuole la migliore socialità.

Anche la parte meramente culinaria ha da dire la sua, un buffet che soddisfa tanti palati, in termini di qualità e quantità.

Io non so come facciano la Simona e il suo staff a regalarci sempre un’edizione speciale, ma tant’è. Allora sai che c’è? GRAZIE! Ne vogliamo ancora!

Pimpra

 

 

 

 

 

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DI TANTO IN TANGO. LA “COMFORT ZONE”

 

COMFORT-ZONE.jpgOsservazioni da bordo pista.

Un mese di marzo che, se potessi, sempre così, due maratone di fila e che maratone! Un piacere assoluto, un godimento come poche volte.

Guardavo la pista, osservavo i danzatori, sbavavo di ballare con quelli che non si accorgono nemmeno che sono un essere umano, cioè non mi vedono proprio [è stata dura (durissima per l’orgoglio malamente ferito, ma tant’è e ci devo fare pace)], non entro nella logica del: sono vecchia, “non sono abbastanza”. Tema già ampiamente discusso sul quale non voglio tornare.

Ma osservavo, tanto.

Amo vedere ballare le persone, rubare i loro sguardi, i movimenti flessuosi dei corpi, quel parlarsi senza dire. Per me, sempre una grande gioia e un valido insegnamento: da tutti si impara qualcosa.

E guardavo chi invita chi e lì la sorpresa.

Credevo che, in maratona, dove tutto è “lecito”, dinamica, abbraccio aperto/chiuso/mistomare, ronda vera/alternativa/contro-ronda (possibilmente senza uccidere il vicino), immaginavo che le più richieste fossero le ballerine di grande dinamica, quelle che spingono, che danno la sensazione di avere un motore ad alto potenziale nei piedi… credevo…

Le dinamiche di pista, nella maggior parte dei casi, invece, hanno regalato uno specchio diverso da quello che mi aspettavo. In pista ho visto, per la maggior parte delle volte, ballare (sempre bene, sia chiaro!) con “moderazione”, senza particolari punte, senza quello che dalle mie parti si dice “tiro”, potrebbe essere tradotto con “intensità, densità”.

Ho notato, con sorpresa, che quel genere di ballerine, danzava molto meno.

Quando erano benedette da una tanda, ai miei occhi si apriva lo spettacolo, passava di tutto, passione, forza, tenerezza, interpretazione, stile personale, affiatamento e tanto altro.

Ora, penso che sia curioso che a certi conclamati livelli, invece di prendere/dare tutto questo, invece che inserire la quinta, si scelga di ballare in “zona comfort”, quindi largo a tande piacevoli, pulite, dignitose ma… senza quel pizzico di sale o di pepe che rendono la vita (tanguera) così speciale…

Meditate, gente, meditate… 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO. Milano vale sempre il viaggio. PTM tango marathon

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Ci sono eventi imperdibili nel lungo e infarcito calendario del tanguero che si rispetta. Ci devi essere, ma non perché “fa figo” esserci, ma perché ti fa bene. Al tuo umore e al tuo tango.

Mi pregio della mia terza partecipazione alla maratona di Milano, non credo ne esistano altre, e ritengo che, per i milanesi, sia un punto d’onore far risplendere quella che organizzano. Milano, è sempre Milano: chiede ed offre il meglio.

Come il buon vino, anche questa maratona è cresciuta, si è evoluta non tanto nella impeccabile organizzazione che l’ha, da subito, contraddistinta – e figuriamoci se non era così! – quanto per la ricercata e attenta scelta dei TJ e dei suoi ospiti.

Se è vero che il colore della festa lo crea l’ospite, con le sue qualità di anfitrione, è pure vero che i partecipanti danno il valore aggiunto. E qui non è mancato di certo!

Ho apprezzato, in particolare, l’equilibrato e preciso mix delle età/provenienze dei danzatori che hanno regalato grande tango e grande socialità.

Per la prima volta, non ho percepito, se non in modo infinitesimale, le solite “sette” i gruppetti di quelli “vicini-vicini”, quelli che o tra loro o morte. Certo, gli amici si siedono accanto, è abbastanza naturale, ma non vi erano chiusure agli altri, non le ho proprio riscontrate. Un grande risultato portato a casa dal team PTM. Non è facile dosare così scientificamente le persone e scegliere, tra le tante, quelle con un ottimo livello di ballo (pure sempre di maratona trattasi)  e con una bella dimensione sociale di “apertura” al mondo, agli altri.

Sono stata STRABENE.
Il mio tango è stato appagato degli abbracci ricevuti, la mia Anima delle parole scambiate.

Torno a casa felice, arricchita, con una voglia immensa che urla “ANCORA!”

Grazie PTM friends, siete speciali ❤

Pimpra

DI TANTO IN TANGO. UN COMPLEANNO IMPORTANTE 10 ANNI DI TOSCA

PIer Andrea Pierini

Tosca è stata la prima maratona alla quale ho partecipato. Ricordo molto bene la sensazione di brivido quando, per la prima volta, venni accettata.

Tosca è, da sempre, la maratona. Ricordo bene quella lontana prima edizione: vi ballavano i migliori tangueros europei, maestri di fama tra gli ospiti danzanti. Un livello stratosferico.

All’epoca ero una “pulcina” e li guardavo con deferente ammirazione, chiedendomi se, mai, un giorno, potessi essere “degna” di partecipare alla Tosca, così come lo erano loro.

Sono passati gli anni e Tosca è cresciuta, in tutti i sensi, fino ad arrivare al rispettosissimo traguardo di 10 edizioni.

Non potevo perderla, non volevo assolutamente perderla. Ho atteso la mia mail “sei IN” con trepidazione, così come accadde all’epoca.

E’ stato un weekend al di là delle migliori aspettative, almeno per me. C’era tutto il profumo di Toscana, dalla meravigliosa villa, sede dell’evento, al cibo che ci trovavamo a disposizione.

Non mi dilungo sul TJ set da urlo e come hanno urlato poi i nostri piedi per il dolore dopo la gioia infinita di ore sfrenate di ballo.

Una maratona perfetta che, una volta in più, ha confermato la sensibilità tutta femminile delle sue organizzatrici che, da donne e da mamme, hanno sputo creare magia.

Di questi tempi non è facile portare avanti, con tanto rinnovato successo, un evento, ed io lo so bene che è pure, in parte, il mio mestiere, ma se ciò avviene, significa aver fatto un lavoro di qualità globale. E così è stato.

Un minimo appunto, solo per dovere di cronaca: il pavimento un po’ troppo scivoloso. Ma è questione assolutamente risolvibile per la prossima, meravigliosa Tosca che ci aspetta.

GRAZIE TOSCHE del mio cuore!

Pimpra

IMAGE CREDIT:  Foto © Pier Andrea Perini (sito: perini.io | facebook: pier.perini | Instagram: /siorp)

DI TANTO IN TANGO. QUANDO LE DIMENSIONI CONTANO

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Non ci avevo mai fatto caso prima, ma, nel tango, le dimensioni contano eccome!

Espressioni come un “grande” ballerino o una “grande ballerina, piuttosto che un “grande “evento”, una “grande” sala, un “grande” tj.

Quando ci vogliamo divertire il metro di misura che utilizziamo è sempre quello: GRANDE.

Mi chiedo: ragiono anche io allo stesso modo?

La risposta è: ahimè, sì.

Perché “ahimè”.

Se accettiamo il postulato che le cose piccole sono quelle preziose, che piccolo è bello, che la dimensione più ridotta delle cose fa sì che le stesse vengano pensate, curate, prodotte con più cura, ecco che il “grande” evento di suo, rischia di perdere quell’elemento di qualità che è insito nel “piccolo” evento.

Ma sarà poi vero?

Un piacevole dibattito con un amico che preferisce l’orbita “encuentro” a quella di “maratona”  e che sia pure un “piccolo” encuentro da massimo 120-130 persone, perché, secondo lui, nel piccolo la socialità si esalta, anche se, forse, si può perdere quel bel mix di qualità/livello di ballo che, un “grande” numero potrebbe  – e sottolineo potrebbe – offrire.

Mi ha fatto riflettere: sarà poi vero?

Allora ho fatto un veloce brainstorming sugli eventi a cui ho partecipato e, le mie conclusioni sono che:

  • evento GRANDE, è super wow se e solo se, gli organizzatori hanno due palle così (perdonate il francesismo), ne sanno (ovvero a loro volta hanno partecipato a tantissimi eventi), non sono divorati dal “fare business” ma pensano ai loro ospiti (prima priorità), insomma hanno “mestiere”.
    Va detto che, se l’evento è assolutamente aperto a tutti, come un Festival, ad esempio, tirare le fila della qualità è molto più ostico e bisogna lavorare sulla lunga distanza. Ripenso a quella favola che è stato il Festival di Fivizzano, quello di Mantova, solo per citarne due. Anni di lavoro, di qualità offerta con costanza e caparbietà, fino ad “educare” i partecipanti e, per una strana alchimia, a selezionarli verso il meglio. Non serviva essere già dei super ballerini, ma di certo era necessario avere quella voglia matta di studiare e di confrontarsi con gli altri, di osservare e di imparare. Quindi, nel tempo, questi “allievi festivalieri” sono diventati ballerini di tutto rispetto.
  • evento GRANDE vuole spazio grande, metri quadrati di pista, spazio “sociale”, se si è tanti bisogna potersi anche “incontrare”, magari lo si fa fuori della pista e poi si entra e si mixa piacevolmente ballo e non solo ballo, amicizia, chiacchiere, leggerezza.
    E’ capitato più volte che l’elemento spaziale fosse una variabile trascurata ed è un imperdonabile errore.
  • GRANDE QUALITÀ’ su tutto. Dai signori TJ che con le loro performance firmano e danno colore all’evento. I “musici” non si scelgono alla “cazzomaniera”, solo perché uno costa meno o l’altro era impegnato e metto insieme scarpe e zoccoli che tanto ai miei ospiti va bene tutto. E no! Non è così! Se vado a una maratona mi aspetto una certa particolare onda, lo stesso vale per il mondo milonguero.

    Mi fermo qui, su queste macro aree per non far la maestrina dalla penna rossa che tanto mi sta sulle scatole.

Quindi, per tirare le somme, l’equilibrio migliore dove si trova?

Nel mio mondo dei sogni l’ideale è  un Grande evento curato nei minimi dettagli come se… fosse un piccolo evento! Che, tradotto significa: voglio la moglie piena e la botte ubriaca! 😀

Pimpra

IMAGE CREDI DA QUI

 

DI TANTO IN TANGO. La chiamano “maratona” ma hanno inventato qualcosa di nuovo.

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Dentro l’inverno fino al collo, anche se piccole vibrazioni di primavera già sono nell’aria.
Cosa c’è di meglio, per scongiurare malumore e malanni di stagione, se non recarsi in uno dei templi che conosci e fare uno “sciabadah***” lungo un fine settimana, in compagnia delle tue scarpette da tango e di tanti amici?

La stagione del tango si apre, nel ventaglio infinito delle sue proposte, a tutti gli adepti che, dopo il rallentamento invernale (si fa per dire), riprendono vigorosi l’attività di tango trotters.

BTM (Brescia Tango Marathon) è tappa obbligatoria, almeno per la sottoscritta. E’ la terza volta che ci vado e, sempre, torno a casa felice.

Quest’anno c’è stata una nuova alchimia che mi fa pensare a un modo diverso, forse più attuale (?) di vivere/proporre la maratona.

Innanzitutto bisognerebbe cambiarle il nome, perché definire i tre giorni di gaudio tanguero come una maratona standard, non è corretto.

Partiamo dal dato certo: maratona vuol dire un inferno di metri quadrati di parquet.
In questo caso, non ci sono. La location è molto particolare, fatta di più ambienti e la sala da ballo è accogliente e calda, con un’energia tutta sua, perché riflette la grande passione che si vive al suo interno. Il bar raccoglie momenti conviviali e di scambio e poi direttamente in pista.
[Una menzione speciale andrebbe ai barman che si alternano nelle lunghe ore di maratona: coccole alcoliche come se non ci fosse un domani e … beato chi può bere! :-)]

Maratona significa Tj che ti portano in un saliscendi di onde vibrazionali e ti “violentano” di piacere tanguero, sapori forti, impatti musicali ad alta densità ritmico/melodica/emotiva. In questo caso, l’orgasmo tanguero è stato lungo, protratto, denso  e  “lieve” rendendo il godimento meno faticoso.
A momenti sembrava di essere proiettati dentro un “Encuentro” e mentre mi sintonizzavo su quel mood, l’energia cambiava ancora. Un viavai di sfumature e di timbri e di intensità che hanno saputo accontentare i palati di tutti: degli “intimisti”, degli “educati”, dei “coraggiosi”, di “quelli che vanno contro corrente” e di quelli “minni futtu” che tanto stanno bene sempre, a prescindere.

Una scelta coraggiosa, che – confesso il mio peccato- all’inizio mi ha turbato profondamente perché nella testa cercavo altro. Poi però, a ben osservare, a ballare, a starci dentro quella pista, ritengo sia stata la scelta più azzeccata e idonea per lo spazio a disposizione.

Ma, per farti un’idea di quello che succede, basta guardare: tutti con tutti, non ho percepito i “belli” e neppure i “brutti”, e la mirada scivolava lieta e ti rispondevano con un sì e se proprio quella tanda non era destinata a te, prima o poi l’occasione tornava e l’abbraccio lo ricevevi goduto e pieno.

Grazia è la donna dei miracoli, lei le cose le inventa, le prova e vede come va. Ogni nuova impresa comporta qualche rischio, ed è inutile fingere che tutto sia stato perfetto, ma la perfezione è noiosa assai e a noi non interessa.

Compito per la prossima edizione? Trovare una definizione più consona a questo Tango-cammeo.

Olè.

Pimpra

 

NDR: “Sciabadah”= immaginate il cavallo che scuote la criniera, nitrisce di piacere, muove lo zoccolo a terra sollevando polvere perché è contento di ciò che fa o sta per fare. Immagine evocativa altresì definita “SUPERWOW!”

 

 

DI TANTO IN TANGO: L’ENERGIA FEMMINILE. I PRO E I CONTRO

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Puntuale come la cartella delle tasse, il nuovo anno mi porta immediatamente un insegnamento, di quelli però che faccio fatica a mandare giù.

Inizio con i botti alla splendida maratona di Roma che gli amici Mascalzoni Latini, ci sanno fare e, una volta in più, in pista e fuori di pista, lo hanno dimostrato. Lasciatemi scrivere che, a volte, gli italiani possono ben vantarsi di “farlo meglio” che un capodanno di maratona non è cosa per tutti. BRAVI e basta.

Ma andiamo al sodo.

Tutte noi, gentili Signore che ci presentiamo in milonga, abbiamo, come primo desiderio quello di ballare, credo sia verosimile per il 90% delle donne. Poi, sicuramente, c’è una frangia che cerca altro: chiacchiera, socializzazione, avventure ecc. ma, di norma, l’idea è quella: si va per ballare.

Senza entrare nel trito e ritrito discorso del:

  1. ballano le giovani perchè son giovani
  2. ballano le straniere perchè son straniere
  3. ballano quelle tettone perchè son tettone, aggiungi ha un bel culo, una bella faccia, è figa in generale ecc ecc
  4. ballano quelle che sembra che poi te la diano
  5.  ecc ecc

Il mio interesse è, invece, quello di comprendere che tipo di energia della donna, nella sua espressione danzante, fa scaturire l’invito dell’uomo, tolti i punti di cui sopra, per i quali preferisco soprassedere.

Ne ho parlato tantissime volte con amici maschi, ma ancora, una chiara risposta, non mi torna. Quella più facile è: ogni tanda ha la sua ballerina ideale. Poi però, osservi bene le dinamiche di pista e capisci che non è così, o, meglio, non è solo questo.

Proviamo a disegnare uno scenario possibile:

le donne nel tango si dividono in tre grossi macro gruppi: le seguidore, le “giaguare“, quelle che “ballano per conto loro”.

Tolto il terzo gruppo che significa poco studio alle spalle unito a una mega ansia da prestazione, focalizziamoci sulle prime due.

LA SEGUIDORA.

Probabilmente l’archetipo della tanguera,  colei che seguiva (e a volte subiva) marche e proposte azzardate del bailarìn alla ricerca del suo passo personale, del suo stile unico. La donna, come esistevano un tempo: un passo dietro al maschio, sua ombra e partner fedele.

Di solito, l’energia di una seguidora non è mai strabordante, non potrebbe esserlo perchè, per sua definizione, non può mai eccedere in prestazione, in movimento, quanto dall’uomo previsto, richiesto e desiderato. Lei avrà un abbraccio morbido, soave, sarà leggera, neutra ma sempre rispondente, un tutt’uno con il partner, dentro un affiatamento simbiotico ed esclusivo. Sarà l’esempio perfetto di flessuosità leggiadra e di femminile presenza.

Una danzatrice che non dice mai no. Una che, se marchi bene è sempre perfetta, e se non marchi benissimo, saprà evitare di metterti imbarazzo.

La seguidora è la ballerina che mette al riparo dal rischio di una brutta figura, perché se tu sei scarso, Lei nasconderà con la sua bravura, le tue pecche.

L’UNIVERSO GIAGUARE.

Qui la faccenda si complica: perché non ne esiste di un solo tipo, magari! Ogni donna che si riconosce “giaguara” è una giaguara a sé.

Nella macro definizione, rientrano le ballerine che non hanno paura di chiedere, quelle che, se vai fuori tempo si incazzano da morire (e trovano il modo di fartelo capire), quelle che pretendono il massimo e che danno il massimo, in ogni passo, in ogni movimento, in ogni abbraccio. Quelle che cercano e offrono “sapori forti”.

Le giaguare sono “maschili” nel senso che, loro, il ballerino se lo scelgono tosto, perché, seguire e basta, non fa parte delle loro corde. Una così, non si lascerà scappare l’attimo in cui si apre una possibilità di proposta che lancerà all’ignaro tanguero il quale, volente o nolente, una qualche risposta la dovrà dare.

Sono ballerine che hanno studiato tanto e devono sempre continuare a farlo perché, in caso contrario, se la verve di cui sono portatrici, andasse fuori controllo, sarebbero guai seri.

La Giaguara, da un certo punto di vista, non è una ballerina “rassicurante”. No, decisamente non lo è.

Allora mi chiedo, l’universo maschile, nella scelta peculiare della “ballerina giusta per quella tanda” dove preferisce esibire le sue doti/qualità, in quale dei due mondi?

Credo di conoscere già la risposta: la ballerina che simula di darvi lo scettro del potere tanguero piuttosto di quella che gioca a contenderlo a voi… ça va sans dire.

Però, ne sono certa, non è solo questo.

Vorrei tanto capire, per migliorare, è ovvio!, quali altri misteri stanno dentro e dietro alla scelta di un tipo di energia, piuttosto che un altro.

Mi stupisco sempre, in milonga, quando vedo fior fior di ballerine restare, per troppe tandas, ferme al palo. Le osservo, chiedendomi se sono loro a non mirare, di solito non è così. E vedo in pista, molte “intermedie” che ballano un fracasso, anche e specie con quelli bravini e, nuovamente non capisco.

Concludo pensando che, in fondo, se il tango fosse un tipo di cibo, probabilmente sarebbe una buona pasta con il pomodoro. Perché è trasversale, piace quasi a tutti, si digerisce facilmente, è abbastanza facile da preparare. Ha un gusto sufficientemente “bimbo” (leggi semplice) per piacere ai più.

Una corposa parmigiana, fatta bene, come dio comanda e come mammà prepara, evidentemente, ha un sapore troppo ricco per i delicati palati della maggior parte dei tangueros. O, forse, semplicemente, è troppo calorica. In tutti i i sensi! 😉

OLE’!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

FRIVOLEZZE TANGUERE: LA FIRMA OLFATTIVA

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Periodo molto positivo per il tango, quando riesco a ballare sino a sfinire il corpo, a saziare la mente, a rinfrancare lo spirito, a condividere i bei momenti con l’amata comunità di pazzi come me.

Nel corso dell’ultima maratona, nei rari attimi di pausa tra una tanda e l’altra, il piacere di scambiare quattro chiacchiere con le amiche ed ecco che, una volta ancora, esce l’argomento relativo al profumo dell’uomo (discorsi fatti con le amiche ma lo stesso credo valga anche per gli uomini).

Tangueros all’ascolto sappiate che guadagnate 1000 punti se:

  • vi cambiate spesso camicia/t-shirt al fine di essere sempre freschi e puliti, come appena usciti dalla doccia
  • il vostro alito profuma di fresco, non olezzate di fumo, avete lo stomaco con qualcosa dentro, non avete mangiato aglio o cipolla a poche ore dalle tande
  • il vostro abbraccio è così accogliente che nessuna ballerina saprà resistervi
  • voi dimostrate che volete ballare con lei e per lei

e poi… e poi…

Sappiate che quando questi requisiti di massima sono soddisfatti, noi siamo già MOLTO contente, ma… potete fare di più!!!

IL PROFUMO.

Credevo di essere la sola, perduta dentro al mio universo di ricordi olfattivi, ad associare ballerino/abbraccio/profumo come una mappa genetica che rendono quell’uomo assolutamente unico e riconoscibile.

Sarei in grado di descrivere olfattivamente tutti i danzatori con cui ho avuto il piacere di ballare, e, senza esitazione, posso redigere la lista dei ballerini con il profumo che – per la sottoscritta – è super top!

Dovete sapere che, per una buona parte del pubblico femminile quando vi incontriamo nuovamente, non appena riceviamo nelle nari la vostra impronta profumata, siamo immediatamente proiettate in uno stato di grazia, ricordiamo quella bella tanda lì che abbiamo già ballato insieme a voi e pure il corpo si rilassa come fosse maggiormente accolto e la predisposizione al ballo aumenta.

Non sto scherzando, ho piena memoria di odori (fosse il profumo o, semplicemente, il candore di una camicia che sa di fresco bucato) che sono capaci di farmi andare completamente in una dimensione altra, eterea, come una sorta di bolla spazio temporale dove mi ritrovo danzante e mi perdo dentro la bellezza.

Probabilmente, per il maschio, non sarà una poesia uguale, immagino, ma, credo che per entrambi i sessi, data per scontata l’esigenza di pulizia/cura di sé (anche noi donne puzziamo, inutile negarlo e, a volte, gli abiti sintetici ci fanno un pessimo gioco…), ecco tutti noi possiamo godere di quell’attimo più magico che ci regala una bella tanda pure profumata.

Meditate gente, meditate… 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO: TO TIE MARATHON

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Una cosa bella di andare in giro per maratone è che, con un atto di indiscussa volontà e una grande dose di resistenza fisica, si può anche fare i turisti.

E’ il caso di “To TIE”: Torino ha ospitato la comunità tanguera errante, offrendo il meglio di sé. Un fine settimana che sembravano i primi di ottobre, una luce morbida su tutta la città colorata delle sue sfumature profondamente autunnali.

Confesso di non avere avuto quella volontà e quella resistenza. Fortunatamente il lavoro mi ci ha portato più di una volta e, almeno a grandi linee, Torino era già nella mia memoria e nel cuore, ho quindi approfittato della squisita ospitalità di un’amica torinese  per godermi la maratona al 100%.

La location dell’evento, un contenitore perfetto per scambiarsi un weekend di abbracci, in un angolo della città che mi è particolarmente caro, nelle vicinanze di quello che il sabato e la domenica mattina diventa mercato delle pulci.

In maratona si balla come assassini e il pavimento è essenziale per la sua buona riuscita e il Fortino risponde alla perfezione al requisito di elasticità del legno. Dirò di più, nel corso di una godutissima tanda, mentre connettevo anima e corpo alle note e al ballerino, mi accorgo, nel sottofondo, di elementi ritmici che, in quel brano, non avevo mai colto. Aguzzo l’orecchio e capisco che il pavimento suonava letteralmente insieme ai tangueros che lo battevano durante la danza. Non mi è mai accaduto ed ho trovato la cosa particolarmente coinvolgente.

A Torino sono precisi, educati, accoglienti, rispettosi, dei veri Signori, i soli che – ahimè – non hanno risposto al requisito sono stati i gestori di alcuni servizi esterni alla maratona che, per evidente inesperienza, hanno un po’ penalizzato la perfetta macchina organizzativa, peraltro sempre generosa e presente, dello staff.

La latitudine in cui un evento ha luogo, influenza la buena onda che si sprigiona tra i partecipanti. Al nord questa è più lieve, come l’aria di montagna, mano a mano che si scende nella penisola, aumenta il calore e la vivacità. A ben pensarci, per i limiti di sopravvivenza fisica, specie in soggetti non più in verde età… (eh eh), l’energia ariosa di montagna consente di… ballare pomeridiana e serale fino alla fine quando l’amato tj chiama “ultima tanda!”. Pimpra presente a testimonianza dei summenzionati taumaturgici effetti.

Che dire di più se non ringraziare gli organizzatori per la delicata e premurosa accoglienza e quella torta di mele e la crema inglese con biscotti che, lo confesso, mai mangiate di così buone!

Un augurio e un ringraziamento speciale all’anima danzante di Federica K. che, pure con la sua bimba in grembo, ha voluto essere sempre presente insieme agli altri dello staff che questa maratona è  tanto figlia sua. ❤

Pimpra

 

 

DI TANTO IN TANGO: SAPORE DI MARATONA – “L’AMARCORD”

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Prima o poi dovrò decidermi a contarle, per farne l’elenco, alimentare i ricordi, rivivere emozioni.

Anche stavolta mi porto a casa sensazioni che mi nutrono così in profondità da rischiarare l’orizzonte.

Perché, mi chiedo, ho bisogno di tutto questo e non riesco quasi più ad accontentarmi di frequentare le milonghe ma bramo questa “dose” così intensa e forte di tango?

Bella domanda. E’ quel fenomeno che gli anglosassoni definiscono “Addiction“= sono drogata.

Lo confesso: “Ciao, sono la Pimpra e sono dipendente dal tango”. Esistessero gruppi di psicoterapia così sono certa sarebbero molto frequentati.

Torniamo ad “Amarcord”: una letterale botta di adrenalina tanguera, ma non di quella stressante, da competizione, di quella lieve, delicata, intensa, gioiosa, gaudente e divertita. Il massimo.

Ci sono andata da sola, non immaginando come fosse la prospettiva dalla parte della ballerina “non accompagnata”. Di solito se si va insieme a un partner è meglio per entrambi: la/le tanda di presentazione della coppia di ballo e poi, di norma, si aprono gli inviti. Ma da sola?

NO PROBLEM. Basta scegliere la maratona “giusta”.

E come si fa a sceglierla?

Che posso dire, aiuta conoscere gli organizzatori, sapere quanti iperkilometri di ballo hanno nelle gambe, a quanti eventi loro stessi hanno partecipato e che persone sono: generose, aperte, cordiali… o il contrario. Io alle maratone di quelli che se la tirano, non ho voglia di andare.

Ed eccomi, pronta sulla linea di partenza della prima tanda, fare la mirada assassina ad un amico che, molto carinamente, ha aperto le mie danze. Una FOLLIA. Poi non ho più smesso.

Alla sera, a letto, ogni micro cellula del corpo smadonnava imprecando contro quella sciagurata me che non si è fermata un attimo “Uellà donna, ma te sai che c’hai un’età e che certe cose devi farle con granu salis che qui noialtri siamo tutti indolenziti??? Ma ti pare normale ballare 4-5 ore senza fermarti? Tu non sei tutta giusta!!!”

Alla mia me che mi presentava il conto di stanchezza e dolore fisico opponevo un ” Ma Ragazzi, come si poteva stare fermi che c’erano musica, onda di energia stellare e tangueros/tangueras strepitosi, generosi e desiderosi di condividere?”

La magia sta lì in quella piccola parola: CONDIVIDERE.

Dal caffè allo sprtitz aperol per costringersi a fermarsi qualche minuto, alle chiacchiere, ai discorsi anche di una certa intensità e profondità, alle matte risate e, ovviamente, a tande da SCIABADAH!

Allora, fino a che il corpo reggerà e non sarò troppo diversamente ggiovane per far parte del gruppo, sapete che c’è? NE VOGLIO ANCORA E ANCORA E ANCORA che per diventare vecchi e lamentosi c’è sempre tempo!

GRAZIE miei PRODI Fabio, Antonella Maria, Sandra, Claudia e a tutta la crew per averci regalato tanta MAGIA DANZANTE! E agli impareggiabili TJ per aver dato musica ai nostri desideri!

VI LOVVO ASSAI!

Pimpra

 

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