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LOUBY, L’IMPUNITA E LA FUITINA

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Ma li vedete quegli occhioni nocciola così languidi e sognanti?

Si chiama natura, ormoni, calori… La mia Gattonzola Louby si sta facendo femmina, ha praticamente lasciato la sua dimensione di cucciola per entrare nella sua primissima gioventù… e quale gioventù!

Ieri sera, tra il lusco e il brusco, se l’è data a … zampe, facendola sotto il naso dei suoi inconsapevoli umani!

Stamattina, si è presentata sulla porta di casa, chiedendo di entrare, e noialtri manco ci siamo accorti che se ne era uscita! 😀

La piccola di casa, Folie, ha accolto la sorella soffiandole di brutto… l’odore di cui era portatrice, non le era famigliare.

MORALE:

  1. prima di andare in ufficio, doccia alla sciagurata per “laare la vergogna” 😀
  2. questo pomeriggio dal veterinario  a capire il da farsi
  3. cercare di tranquillizzare la sorella che non finiva di menar sberle alla mascalzona fuggitiva.

E io me le godo e rido, mi divertono un mondo le mie adorate Gattonzole!

EVVIVA LA NATURA!

Buon weekend a tutti!

Pimpra

 

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MUAY THAI E TANGO. BINOMIO IRRESISTIBILE.

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E’ tutta colpa di mia madre, ne sono certa, quando era incinta di me, pensava di aspettare un “Pimpro”, invece sono nata io…

La mia storia racconta di una ragazzina piccoletta, di media statura per la verità, vivace come un diavoletto, sempre in movimento e patita di sport.

Nel corso degli anni ne ho sperimentati tantissimi, tanta la mia curiosità di provare tutto, di mettermi in gioco, di sfidare me stessa e i miei avversari.

L’ultima pazzia, ma proprio fresca fresca è l’approccio al Muai Thay, disciplina egregiamente promossa ed insegnata dal mio attuale allenatore Denis.

Ieri la mia prima lezione ed è stato subito colpo di fulmine. Porto orgogliosa e fiera il primo segno di una disciplina dove si menano le mani, un bel livido blu sulla falange che, la pollastra sottoscritta, non immaginava il sacco fosse così duro! 😀

Un’ora e un quarto ad affondare pugni e a tirare calci. Un godimento assoluto!

Devo imparare l’ABC poichè, mentre ballonzolo, più che una pugile sembro una tarantolata con le vertigini, ma è normale sia così, bisogna apprendere e, come sempre, studiare.

Tra Muai thay e tango ci sono delle connessioni PAZZESCHE!!!!

Prendi l’energia dalla terra, il baricentro insieme all’asse del corpo vanno sempre ricercati, nell’affondare un pugno o un calcio vale l’intenzione di tutto il corpo, non solo di un distretto e così via.

Insomma, per dirla in breve, sono rimasta folgorata sulla via di Damasco e l’amore si è acceso immantinente come accadde tantissimi anni or sono quando, al termine di una lezione di salsa, il  mio orecchio fu rapito dalla celestiale melodia di un D’Arienzo e fu amore e passione che non mi hanno abbandonato mai.

Siete avvisati, adesso la Pimpra “ve mena”! 😀

Sticazzi!

Pimpra

ps: adesso così:

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IMAGE CREDIT DA QUI E DA QUI

Polaroid di un pomeriggio di giugno

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La vita di una donna, in uno scatto fugace.

C’è tutta me.

La velocità che colora di sè le mie giornate, vissuta correndo dietro agli impegni che l’orologio scandisce, issata sul mio fedele destriero di ferro, a due ruote motore.

La pioggia che, come gli imprevisti, va gestita.

Il piacere di restare donna, nonostante tutti i rumori di fondo della vita, accorgendomi di quel cuore che, sul selciato bagnato, si mostra ai miei occhi.

Voilà, la piccola poesia dell’ennesima giornata di pioggia di quest’estate che non si svela ancora.

Ed io, comunque, sorrido.

 

Pimpra

 

 

 

 

 

COGLI LA DIFFERENZA. TANGO IN SLOW MOTION

image credit: Claudio Visintin

 

Un fine settimana tra le mura accoglienti di Villa Giacomelli, a godermi “l’Experiencia” milonguera.

Sono anni che vi partecipo, oramai, ed ogni volta è una nuova scoperta, una sorpresa.

Tutto camabia, tutto resta uguale.

I danzatori provengono da confini geografici sempre più estesi, arricchendo l’incontro del fine settimana, con il profumo del loro tango che per noi, ospiti locali, sa di esotico ed ha un richiamo particolare.

Man bassa, come sempre, l’hanno fatta i danzatori/trici dell’Est europeo, russi, in particolare, perchè, lo si voglia o no, hanno molto da dare e, se vogliamo, anche da insegnare, a noialtri.

Ho avuto il piacere di “stalkare” alcuni ignari ballerini inglesi che ho apprezzato molto per la loro indole gentile, si son fatti prendere dalla mia mirada assassina, e mi hanno deliziato in una tanda vivacissima e molto sudata, piuttosto che in una tanda in assenza totale di ritmo, ma in assoluta connessione di abbraccio.

Ho voglia di soffermarmi su questo.

Mano a mano che il tempo passa e che le esperienze tanguere aumentano e si diversificano in temini di tipologia di evento (una maratona piuttosto che un incontro in puro stile milonguero), e di ballerini danzati, percepisco interessanti sfumature di senso che mi rendono questo grande Amore che è il tango, sempre diverso.

Premesso che, per carattere vivace, mi trovo particolarmente a mio agio in maratona, dove si viaggia forte e a ritmo sostenuto, sto imparando ad apprezzare la diversa intonazione che mi offre un incontro milonguero.

Innanzitutto:  o mirada o morte. E non si scappa. Pochi inviti al bar, minor struscio. Si gioca con il codice e quando si dice guerra è guerra totale.

Non vedi una mazza da lontano? Arrangiati!

Non sai esattamente su quale ballerino puntare lo sguardo? Arrangiati!

La ballerina seduta vicino a te è russa, figa, ti ruba la mirada, ci sa fare, è decisa, è sveglia, ci vede benissimo, ha più tette di te, è bravissima, ha tra i 20 e i 30 anni? Arrangiati!

… insomma, arrivare alla  tanda, non è così semplice, perchè, anche i tuoi amici di sempre, approfittano dell’occasione deliziosa per ampliare i loro orizzonti, scegliendo danzatrici nuove o, comunque, quelle che sanno non rivedranno così facilmente.

LA GUERRA.

Che poi devi prenderla bene ed essere consapevole che, se quel giorno/pomeriggio/sera, non sei in forma smagliante, ti dovrai accontentare delle briciole, se ce ne saranno…

Ma non è di questo che volevo discettare.

Ho scoperto una gran cosa. Ovvero l’acqua calda del tanguero, ne voglio comunque parlare.

Ma la sai la differenza che c’è tra ballare dentro il ritmo vorticoso, tutto un traspiè e gioco di piedi, oppure fanculizzare tutto ciò, cingere la tua ballerina come un koala sull’albero di eucalipto ed entrare in una connessione così intima con lei, così delicata eppure profonda che, a quel punto, la musica diventa quasi un optional?

Ecco, ho fatto questa esperienza. Sulle prime mi è sembrato di vivere un incubo, o meglio, di essere incappata in un killer seriale, perchè tutta me, vibrisse comprese, aspettava il “la” per muovere i passi, per seguire la musica, per non fermare la ronda… invece, questo curioso e illuminato danzatore, mi ha fatto capire un’altra cosa “ascolta me, ascolta noi”.

Conoscendomi, non credevo di esserne capace, invece sì. Ho mollato la mente, dimenticato la performance, accolto la musica filtrata attraverso il suo tocco delicato e gentile e, incredibilmente, anche questa sorta di non-danza, ha avuto un senso profondo, di pace e scambio.

Confesso: non potrei mai tenere botta per una milonga intera a ritmo così lento, rischierei di fondere il motore per la troppa pressione interna, però, devo ammettere altresì che è stato molto interessante scoprire come, anche il mio corpo, era capace di prendersi un “andamento lento” e di totale ascolto.

Che dire se non che questa è la magia che si rinnova sempre, ad ogni milonga, ad ogni tanda, ad ogni abbraccio che abbiamo la fortuna si scambiare…?

Pimpra

IMAGE CREDIT CLAUDIO VISINTIN

NON SCORDARE IL BUON GUSTO

 

Gli amici lo sanno, ad ogni inizio estate riparte la mia tiritera contro l’utilizzo improprio delle flip flop in contesti urbani.

Le infradito di gomma sono, di fatto, il più disgustoso, orripilante, mefitico schiaffo in faccia all’eleganza, alla raffinatezza dell’uomo e della donna moderni.

INACCETTABILE!!!!

Lo capite o no? esibire piedazzi dal tallone sdrucito e sporco, estremità dalle dita pelose e dalle unghie incolte…

L’ORRORE CHE CAMMINA.

Non voglio sentire ragioni, non mi convincerete MAI!!!!

Il piede è una parte del corpo sicuramente molto bella, sexy, in qualche modo “comunicativa” ma va espressa e utilizzata con garbo e discrezione.

Manca la civiltà della cura del corpo, intesa come igiene e decoro personali, sicchè accade di vedere spettacoli innominabili sia che si tratti di piedi maschili che femminili.

L’eleganza non appare, non è sfrontata, suggerisce piuttosto che urlare. Idem dicasi dell’esibizione e/o mostra volontaria del corpo.

Lessi, tanto tempo fa, che la raffinatezza estetica, si esalta nell’accuratezza della scelta degli accessori. La scarpa è uno di quelli più importanti, assieme ad altri dettagli di stile. Posso permettermi di indossare un capo semplice, anche di fattura non eccezionale, se gli accessori che lo accompagnano sono belli, di qualità.

Allora, perchè buttarsi la zappa sui piedi, cadendo e cedendo al richiamo di sirena della gomma colorata delle orride flip flop estive?

Lasciatele vivere vicino all’acqua, che sia una piscina, in mare o un bel rivo di montagna ma, per favore, non violentate la loro gentile suola di gomma sul bruciante asfalto cittadino…!

ps: la ceretta di fa anche sulle dita dei piedi, così per dire… 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI E QUI

UNA QUESTIONE DI “TALENTI”

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Mi accade ciclicamente di mettere in discussione tutto quello che sono e che faccio e che ho o non ho costruito nella mia vita.

Accade così, a fronte dei più svariati stimoli, una  sorta di risveglio dal torpore e un bisogno forte di “guardare” per cercare di capire a che punto sono.

Guarda caso, non mi trovo mai dove vorrei essere nel mio percorso di realizzazione.

E la ricerca continua.

Chi mi dice di fare silenzio ed ascoltare, una proposta corretta, senza dubbio, il problema sono i cosiddetti “rumori di fondo” che mi distraggono. E non sento e non percepisco e la situazione mi crea ansia e tanta frustrazione.

Ascoltare se stessi, per una come me, sempre presa a fare mille cose, ad annusare gli stimoli che arrivano portati dal vento, a godere dei colori, presa da tutto quanto mi circonda, risulta impresa titanica, oserei dire quasi impossibile.

Sono sempre più convinta che, il problema di fondo, sia la mancanza di conoscenza dei propri “talenti”.

Ognuno ne possiede, ne sono certa, pochi però ne sono consapevoli e li usano con soddisfazione.

Ecco il focus: andare a caccia dentro di sè di questi inesplorati talenti.

Non so a voi, a me, il solo fatto di poter affermare di possedere un qualche talento, provoca un brivido, un’emozione profonda come se, dentro di me, pensassi di non meritarli.

Quindi, la ricerca che produrrà – ne sono sicura – maggiore stabilità di animo e di umore, sarà questa: cercare di capire quali sono.

Nel mentre, per non farmi prendere dall’ansia, mi gusterò un magnifico week end a tutto tango, come piace a me…

E se non è “talento” anche sapersi godere il poco tempo libero… ditelo voi!

STICAZZI! 😉

Pimpra

 

LA MIA TORINO

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Un bel cielo azzurro, a volte venato di nuvole sottili, l’aria ancora tersa e, decisamente fresca per la stagione.

Trieste mi riprende così, tra le sue mani ruvide, accarezzandomi  il volto, regalandomi un sole tiepido e allegro, come la città.

Riascolto le vocali sgraziate di questo dialetto del Nord Est ripensando a quanto  fossero melodiose le aperture dialettali torinesi.

Ma casa è sempre casa e il mare e il vento sono insostituibili.

Torino però è entrata, con la forza di chi sa che l’eleganza non chiede, non si fa notare, non eccede, non schiamazza. Torino è.

Un weekend lavorativo, per me, alla fiera più fiera che c’è, il salone del Libro, dove è sempre un gran piacere tornare.

Dalla mia postazione privilegiata all’interno dello stand, ho potuto, una volta ancora, riascoltare ed entrare in contatto con i torinesi che, lo dico, apprezzo ogni volta di più.

Saranno i modi, la discrezione che hanno nel chiedere le cose, il rispetto per il lavoro degli altri e dell’altrui tempo che li rende un pubblico (per me) tra quelli che preferisco.

La città vibra. E lo fa in modo potente. Se per un solo attimo si ha la voglia di “connettersi” con lei, arrivano subito messaggi, incontri, sensazioni. E, anche questa volta, è stato così.

Torino sembra bugiarda perchè, all’apparire tanto perfetta, lascia immaginare che il losco sia “dietro”, nelle sue zone d’ombra. Sarà, ma dipende sempre dallo sguardo che vi si posa, io ho percepito luce, energia. Entrambi molto forti, ma non negativi.

Nel poco tempo libero che mi sono ritagliata, ho preso il piacere di camminare con lo sguardo acceso, a cogliere gli spunti, a percepire le sfumature.

La seduzione nasce da lì, la stessa che sa regalare una donna matura. Uno sguardo penetrante, sensazioni solo suggerite, mai espresse in modo diretto, una sfida non detta a scoprirsi e a scoprire per entrare, a piccoli passi, nell’essenza più profonda.

Torino è questa. L’Amore che può arrivare dopo la passione.

Pimpra

PUNTI DI VISTA. Post per sole donne.

Sono molto soddisfatta del dibattito che ha sollevato il post precedente.

Alcune Amiche hanno fatto osservazioni molto interessanti che mi hanno dato lo stimolo per questo pezzo.

Uno degli argomenti dibattuti è la fisicità del corpo, ovvero come vestirsi e ballare senza essere fuori dalle righe, mantenendo classe ed eleganza ed esaltando la propria femminilità.

Quando ho citato la “democrazia” del tubino aderente che sta bene a tutte, alle magre e alle floride, alle spilungone e alle mingherline, mi è stato obiettato che solo un corpo magro ha la dignità di poterlo indossare.

Mi permetto di dissentire.

Osservate le due foto (abiti di Regina).

Il primo, un corpo femminile, tutto curve, un corpo generoso, florido e sorridente.

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Inguainato in un abito aderente che fa risplendere la meravigliosa donna che lo indossa.

Il secondo, un corpo androgino, asciutto, sportivo, con meno tratti di femminilità, poco seno, di media altezza.

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La stampa degli abiti è la medesima, così per rendere più paragonabile la vestibilità dei due capi.

Cedo che nessuna potrà dire che il primo sia peggiore del secondo o viceversa. L’abito aderente esalta in senso assoluto, entrambe le fisicità.

Probabilmente le donne che lo temono hanno in mente abiti stretti e corti, indossati da donne fuori taglia massima, fuori età massima, fuori classe (non in senso positivo!).

Oltre al taglio dell’indumento che deve essere fatto a regola d’arte, vi è la lunghezza dell’abito. Corto, non valorizza, anzi…

Ciò detto, mi piace pensare che, ognuna di noi, indipendentemente se ggiovane o diversamente ggiovane, abbia  – finalmente – imparato ad AMARE SE STESSA, non solo in termini di interiorità d’animo, ma anche di involucro esterno.

Sono la prima a dire che non è bene sedersi sugli allori e un corpo curato, tenuto in esercizio e in salute, è sempre una assicurazione di benessere fisico e psicologico.

Ma da qui a denigrare ogni imperfezione…

Mi piace molto come la pensano nei paesi anglossassoni dove, il melting pot, ha messo vicino tratti europei a quelli asiatici e africani generando corpi voluttuosi, sinuosi oppure semplicemente floridi e floridissimi. Ciò che di bello ci insegnano le nostre cugine è che TUTTI I CORPI SONO BELLI.

Le italiane, parliamoci chiaro, abituate come sono ad essere circondate di “bellezza”, sono tremendamente esigenti relativamente al loro aspetto, perdendo di vista quella unicità che rende ogni donna un essere speciale.

Perciò, bando alle ciance, e ritornando sul pezzo, invito anche le più scettiche a mettersi in gioco permettendo alla loro femminilità di fare capolino, per una volta, in modo più diretto.

Sono sicura che ne gioverà l’autostima…

Pimpra

 

BATTITI

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Scansioni temporali sicure e lente modellano i singoli  momenti della mia giornata.

Il caffè delle 9.30, il pranzo alla stessa ora da oramai più di dieci anni, la boccata d’aria ad ossigenare il cuore e la mente.

Scivolo dalla gabbietta e m’infilo in un altro impegno, in un altro rito della mia giornata.

Momenti scanditi, come il rintocco delle ore, come il respiro di una pausa tra due note.

Capita che la vita sia cucita addosso come un abito, non sempre della misura giusta o del colore preferito. Ma a tutto ci si abitua, magari anche a ciò che non va.

Ticchettio.

Soste e riprese.

Battiti di ciglia a guardare il cielo, non sempre stellato, ma sempre su di me.

E niente, oggi va così…

Pimpra

Foto mia.

 

LA GEOGRAFIA DEL TANGO

 

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Ahi quanto mi sono piacevoli i doloretti che mi accompagnano da ieri sera, quando, smesse le scarpette, ho ripreso la via di casa.

Un’accogliente Bologna, una festa tra amici, un ritrovo di gaudenti del tango provenienti da ogni dove.

Il mio primo ETDS, mini maratona organizzata da una visionaria accogliente che ha saputo dar vita a un evento di tutto rispetto. Bella la periferia di Bologna, immersa nel verde dei prati, un complesso alberghiero destinato a una ricettività congressuale, pertanto dotato di spazi necessari.

Non fosse per il caldo e per la pista quadrata relativamente piccolina a Zola Predosa davo 10 e lode, invece si cucca un 9, 5! 😀

Ma tutto il resto…

Tornando in taxi con due amici, si rifletteva sul magico ingrediente che rende tanto speciali certi eventi .

Personalmente non ho avuto dubbi: mi è chiaro che un evento composto da una maggioranza numerica di persone che geograficamente provengono da sotto il Po, è già una garanzia di piacevolezza relazionale.

Mò mi spiego. Da triestina purosangue, non posso non accorgermi che la “temperatura” dell’accoglienza mano a mano che si scende lo stivale, aumenta proporzionalmente. Quelli del Nord sono più freddi, c’è poco da dire. E ti studiano/scrutano/osservano prima di aprire lo sguardo in segno di saluto e di amicizia.

Non voglio dire che sia malducazione, preferisco definirla diffidenza o timidezza. Una volta aperta la porta, anche con i nordici, entra calore e scambio affettuoso, ma “con (più) calma”.

E poi prendi il tuo treno e scendi, e più scendi più ti senti amato, accolto, ricevuto con affetto e apertura di mente e di cuore.

Vogliamo aggiungere che, se l’incontro è voluto da una squadra a maggioranza femminile, il tepore si sente ancor aprima, ancora più forte e coinvolgente.

Allora ringrazio pubblicamente qui la Simona e tutta la sua Crew di amici, musicalisadores compresi, che mi hanno regalato un week end degno della solare Bologna, sono tornata a Trieste così carica che… potevo arrivarci anche a piedi [… si fa per dire! 😉 ]!

EVVIVA!

Pimpra

 

 

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