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3 LUSTRI E NE VOGLIO ANCORA.

Stamattina mentre, sconsolata, guardavo il cielo plumbeo, l’atmosfera grigia, la pioggia, novembre insomma, ho pensato che, invece di farmi di psicofarmaci per scollinare il meteo pesante di questi prossimi mesi, la mia cura di sempre è muovermi.

Ieri sessione in palestra, non ho resistito e ho corso, felice e acciaccata, sul tapis roulant. Domenica invece ho affogato le frustrazioni in una bella pomeridiana in trasferta a Lubiana.

Ho pensato al bene che, in ben 3 lustri di tango, ho ricevuto da questa mia passione della maturità.

15 anni, non sono pochi, non sono tantissimi. In termini di “studio” di una danza, sono nulla. In termini assoluti, sono qualcosa.

Domenica osservavo la pista e non posso non notare che, ancora una volta, qualcosa sta cambiando. I miei esordi sono stati all’epoca della grande rivoluzione dei vari Arce, Frumboli e tutta la schiera di ballerini che hanno per così dire rotto l’abbraccio classico, portando nel tango dinamiche e movimenti assolutamente nuovi. La musica stessa che si ascoltava al tempo era uscita dai binari della tradizione, proponendo melodie anche a base elettronica che, confesso, ho sempre amato moltissimo.

Quel tango, benché fossi neofita assoluta, corrispondeva completamente alla mia personalità. Quella musica “moderna” riempiva e nutriva le pieghe del mio animo facendomi toccare vette di emozione, di meraviglia, di stupore e di gioia.

Poi, nel tempo, ho visto cambiare gli abbracci, tornare ad essere più legati, più vicini, la melodia della musica ha abbandonato quelle sonorità moderne ed elettroniche, ritornando a un corso più tradizionale.

In queste vague ci ho sempre sguazzato felice. Studiando, confrontandomi, impazzendo anche, perché più studi e più capisci che devi studiare tanto di più che sono un miliardo i dettagli da perfezionare. Ma questo è il gioco e questo il divertimento.

Ora mi trovo ai bordi della pista con gli amici di sempre e con tutti i giovani che non conosco. Li vedo ballare e godere delle stesse gioie che ho vissuto io. I “giovani” ballerini mi raccontano del loro bisogno inesauribile di abbracci, di musica.

In tutto questo rivedo me stessa e, con un pizzico di malinconia, mi chiedo se non sia giunto il tempo di cedere il passo, di farmi da parte.

Il cuore immediatamente mi dice se sono pazza, se ho deciso di morire dentro, perché senza il tango la mia vita sarebbe inesorabilmente vuota e nulla potrebbe aiutarmi a scollinare con gioia e sorrisi questo novembre piovoso, le odiate feste di natale e il freddo di gennaio e febbraio.

Non è ancora giunto il momento di appendere le scarpette al chiodo. Non ancora.

Pimpra

IMAGE CREDIT ANGELO DI PALMA che ringrazio.

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ABBRACCI SUDATI E SERE D’ESTATE

A volte dimentico perché il tango è entrato, così prepotente, nelle trame della mia esistenza. Lo dimentico perché è parte di me, come fosse un’appendice al corpo stesso, fa parte dell’insieme, dell’essenza.

A volte mi allontano, cedendo alle lusinghe di altri stimoli o persa in routine che avvizziscono la voglia di sorridere, certa che tanto il mio tango c’è, c’è sempre. Non è così. Proprio come un amore non coltivato, affievolisce.

La prima milonga in riva al mare, nell’amato Cantera. Un caldo africano che sudavo a stare ferma, adrenalina in crescita e timore perché in sosta forzata da un mese.

Pensieri in testa “Tornerà il mio tango, lo sentirò, gli risponderò, sarò capace di trasmettergli, di interpretarlo?” Rimetto i piedi e il cuore in pista dentro un abbraccio amico, di quelli che hanno il potere di connetterti alla serenità, a ciò che sei e sai di positivo, lieve. Il corpo piano piano si risveglia, riprendo a sentirne le parti, percepisco la musica scorrere dentro di me, le fibre rispondere all’unisono.

Così come il sudore ha iniziato a bagnarmi il corpo, la gioia ha ripreso possesso di me. Non ho più sentito il ginocchio dolorante, il piede dolorante, la schiena a pezzi, inondata dalla ferocia gaudente della vita che riprendeva il suo gaio scorrere nelle mie vene.

Il tango è tornato a farmi visita ieri sera, bagnato come un naufrago, gonfio di vita, generoso di stimoli. Ieri sera mi sono ricordata perché sono una ballerina di tango.

Pimpra

L’immagine originale, a colori, è di Alessio Rettaroli che ringrazio.

INCLUDERE. NON ESCLUDERE.

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Ho un sapore amaro in bocca.

Osservo quanto accade nel mondo tanguero, notando un fenomeno che sta crescendo sempre di più: l’esclusione sociale di quanto è ritenuto “diverso”.

Il tango argentino sta, ahimè, perdendo sempre di più quella connotazione “sociale” che lo deve contraddistinguere, proiettandosi in una dimensione di “esclusività” legata a gruppi coesi e socialmente bene identificati.

Ricordo ai tempi maledetti dell’adolescenza, la separazione a camere stagne dei gruppi giovanili che identificavano i propri status in vessilli musicali, piuttosto che estetici o altro.

Tristemente anche il tango del mio cuore, si sta muovendo in questa direzione: dividere invece che unire, separare invece di mixare.

Provo un dolore immenso.

L’abbraccio che è sempre trasversale ai credo di ognuno, sta diventando un altro muro tra me e te.
Nella scelta dell’amalgama sociale, che amalgama non è più, contano elementi che non dovrebbero mai entrare nella dimensione tanguera: la politica, il giudizio stilistico, il prestigio sociale (vero o presunto).

Quando ero una giovane donna, per natura e per istinto (adesso mi dico “felino”) ho sempre sentito forte la spinta alla libertà, quel sentimento profondo che mi connetteva a me stessa, alla mia assoluta unicità nel mondo e che mi ha sempre regalato gioia, curiosità  e apertura verso l’altro essere umano.

Come ballerina di tango, posso dire la stessa cosa: aborro l’omologazione in stili/gruppi/mode/status, voglio mantenere sempre aperto il mio sguardo sul mondo,  il mio abbraccio sul mondo affinché possa essere sempre inclusivo e non esclusivo.
Voglio difendere la curiosità di scoprire le differenze tra il mio modo di ballare e il tuo modo, voglio che ciò che è altro da me possa trovare una strada per parlarmi, per connettersi per raccontarmi la sua storia.
Voglio fare parte di un mondo che si incontra grazie a una musica celestiale e che vive le emozioni che ne scaturiscono attraverso l’abbraccio che unisce due corpi.

Quando ballo voglio solo la gioia. Quando vado in milonga, a un festival, a un evento, a una maratona cerco emozioni belle, scambio, sorrisi aperti, voglio sentirmi a mio agio, serena nella mia differenza, felice di cogliere tutti gli stimoli che mi verranno proposti, specie se appartenenti a un mondo che non è il mio.

Ecco.

Pimpra

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. Eventi a cui partecipare. La COLEGIALA.

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Ormai ho perso il conto, e ciò è bene, del numero di eventi ai quali ho partecipato.

Definisco evento: incontro con tangueros che dura un fine settimana, di solito, per me, dal venerdì alla domenica.

Di norma i miei eventi sono le maratone.

Ogni bravo globetrotter del tango organizza e schedula i suoi fine settimana con largo anticipo poiché, questa è la regola, ci si iscrive dapprima, si attende di essere “IN”, poi si procede all’organizzazione viaggio.

Schedulare gli impegni tangueri sta diventando complesso, nel senso che vi è un pullulare di eventi che riempiono, spesso con doppioni, i fine settimana dell’anno.

Scegliere, non è più facile.

Un tempo, fino a pochi anni fa, esistevano le pietre miliari a cui tutti ambivano partecipare. Se si entrava era una festa, perché si aveva modo di stare in pista con i migliori, i più esperti, quelli/e bravi/e assai.

Oggi, con l’offerta più che quadruplicata, capita raramente di vivere questa adrenalina in pista, poiché, se da un lato c’è molta più democrazia, e ciò fa bene al tango, dall’altro gli eventi vengono organizzati con spirito più che altro “commerciale” e questo, ahimè, non giova al nostro Tango.

Fortunatamente esistono e resistono delle pietre miliari, tra queste, mi sento senza dubbio di annoverare la maratona “La Colegiala”.

L’idea di base è assolutamente creativa: organizzare una maratona in una colonia estiva, di antica costruzione (anni ’30), ospitando i 350 partecipanti all’interno della struttura.

Avete presente quando mandate i vostri figli in colonia? Ecco, si alloggia in camere molto semplici, per non dire spartane, senza quei comfort viziati a cui siamo tanto avvezzi. Secondo me la magia sta lì: in questa sensazione di passato, di scuola d’altri tempi, di grembiuli, di lavagne e gessetti.

Adoro andarci, ogni anno è sempre una gioiosa festa. Sarà che, finalmente, conosco tutti, almeno di vista e, ovviamente, il rimando è quello di sentirsi a casa. Ma non è solo questo.

Conoscete la parola “qualità”? Ecco, Colegiala è e resta una maratona di qualità. Gli invitati, sempre di alto livello tanguero, la gioiosa e calorosa accoglienza di un team che diventa, di anno in anno, più internazionale per interfacciarsi al meglio con gli ospiti europei e non solo.

Questo mi piace e questo cerco nel mio girovagare tanguero, la qualità di un evento, la cura per gli ospiti, quelle piccole e grandi coccole che rallegrano lo spirito e fanno esclamare “Voglio ritornare l’anno prossimo!”.

Noi tangueros non siamo polli da spennare. Chi decide di organizzare un nuovo evento  lo faccia con cognizione di causa e onestà intellettuale affinché la nostra agenda tanguera sia infarcita di eventi di qualità.

Segnate pure le date del prossimo anno, la “Colegiala” merita sicuramente di far parte del vostro carnet di eventi.

Grazie a tutto il dream team per un’altra edizione da ricordare! ❤

Pimpra

 

PS: sia chiaro che non scrivo per nessuno, nel senso che nessuno e lo sottolineo, mi conferisce alcun beneficio per le mie recensioni (sconti sulle iscrizioni agli eventi o altro giovamento).

Pertanto, per quel che valgono, sappiate che gli articoli sono solo espressione del mio libero sentire. 🙂

 

DI TANTO IN TANGO: “CALAMARI E TANGO”, LA MILONGA DI OFFICINA DEL TANGO

Radu

E niente, ci ho preso gusto, perché è davvero tanto bello poter raccontare di quando si sta bene e ci si diverte in un luogo e si possono divertire pure molti altri come te, se glielo fai sapere.

Restiamo a Trieste, nel cuore pulsante della città in versione estiva, la riviera di Barcola. Fate una ricerca su Google e riempitevi di curiosità molto triestine sull’uso di questi 10/15 km (scarsi) di costa cittadina.

Barcola è l’estate. Il Bagno al Ferroviario è uno degli stabilimenti storici della città. Rimasto uguale a se stesso dagli anni ’70 di sicuro, ci andavo io da bimba, ma forse anche da prima.

Location da urlo: alle spalle, in tutta la sua maestosità il Faro della Vittoria, segnalato come uno dei 16 fari più belli d’Italia, si balla sulla pista del ristorante dello stabilimento: una goduria.

Sospesi tra la terra, il cielo e il mare, sferzati da stimolanti effluvi di frittura di pesce, di cozze alla scottadeo e, ovviamente, di calamari alla griglia, la milonga del Ferroviario è un luogo unico e magico.

Si fa un salto indietro nel tempo, vuoi per l’architettura rimasta intatta e ben conservata, vuoi perché le melodie del tango suggeriscono vieppiù atmosfere d’antan, vuoi che ti ritrovi con uno spritz in mano, che fa tanto caldo e ti devi idratare e la vita all’improvviso  si colora di arancione, come il tramonto davanti ai tuoi occhi e l’aperitivo che stringi tra le mani.

E’ tanto bella la milonga #calamarietango, ma chi mi segue già lo sa, perché non passa anno che ci scrivo su, tanto la amo.

Sarà il mare che chiacchiera vicino ai tavolini mentre aspetti la mirada giusta, sarà la sfida allegra di mantenere il tuo asse sulla “pista” più pendente d’Italia, sarà che gli Amici dell’Officina ti accolgono sempre con un sorriso e senti che è un sorriso vero, e, in giro, non ce ne sono molti.

Allora sai che c’è, Tanguero/a errante che vieni da fuori, segna questa tappa imprescindibile del venerdì sera a Trieste che questa, è una delle milonghe “en plein air” da non perdere.

Parola della Pimpra.

Miao.

Pimpra

IMAGE CREDITS Radu Tanasescu  che ringrazio per le splendide immagini.

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DI TANTO IN TANGO. PARLIAMONE: LA TANGO-STALKER

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Si fa presto a dire che tutte le colpe siano maschili, non è così. Da qualche tempo a questa parte, si è affacciata nel variopinto universo del tango argentino, una nuova figura: la tango-stalker.

A far da specchio ai disturbatori maschili, quei ballerini che, nonostante i no diffusi, si ostinano a paventarsi davanti al tuo sguardo sfuggente, mostrandoti una bella manina a cucchiaio chiedendoti, con tono squillante “vuoi ballare?”, si è aggiunta una Lei ben più agguerrita e imprevedibile.

Cosa rende stalker una donna e perché lo diventa.

Le motivazioni sono le più svariate, ne ipotizzo alcune:

  • la signora/ina che è stanca di attendere un cavaliere per farsi una tanda, magari una tanda decente perché “quelli” ballano solo con “quelle” e non se la filano per nulla. Certo, se la di lei è giovane, magari pure carina, potrà decidere di stalkerare un po’ ma lo farà solo con quelli super bravi, i pochi che, scevri da giudizi estetici e dal consiglio dell’ormone, ancora non l’hanno invitata, semplicemente perché troppo inesperta. Debbo dire che questo secondo caso è meno diffuso, dal momento che, se sei giovane e figa, l’invito ti arriva. A prescindere.
  • Donne di tutte le età, abituate a gestire, controllare, dirigere che, messe nel contesto tanguero, dove vige la regola antica che prevede che a fare la mossa sia l’uomo, non ce la fanno a “sottomettere” (così credono) la loro  volontà e quindi “indossano i pantaloni”, invitando senza remore. Qui due paroline vanno spese: a tutte vorrei ricordare la regola aurea che “di donna fa donna”: siamo sempre noi a scegliere, dove/come/con chi/quando, dobbiamo unicamente celare questa dinamica, permettendo al maschio di illudersi che la scelta l’abbia fatta lui. In caso contrario, lo priveremmo di quella energia maschia di cui deve essere portatore sano.  E’ un gioco, non dimentichiamolo mai.
  • Una categoria di stalker molto border line (le più furbe, forse) sono quelle che, con la scusa che siamo amici, vengono a chiedere la tanda. Se rifiutate sono capaci di fare rimostranze pubbliche, oppure se la legano al dito, provocando sul malcapitato, un forte senso di colpa (almeno per le prime volte).

Ci sarebbe sicuramente molto altro da aggiungere, ma mi fermo qui.

Vorrei dire a tutte le amiche che si ritrovano in questo profilo che si può uscirne!

Se andate poco a ballare, probabilmente verrete invitate poco perchè non vi conosceranno e gli uomini non amano particolarmente rischiare la loro reputazione di buon tanguero, se non hanno mai avuto il piacere di vedervi ballare e poi di invitarvi.

Quindi, una prima soluzione potrebbe essere quella di presentarsi con un ballerino più bravo di voi, che vi faccia fare un bell’inizio milonga e che si dimostri molto soddisfatto di voi, gli altri, a quel punto, saranno incuriositi e gli inviti arriveranno.

Mettete da parte il muso, cercate di mantenere sempre un volto rilassato, aperto e sorridente. Se nemmeno questo serve, raccogliete le vostre cose e andate via. Niente di più fastidioso di vedere una donna adombrata, non vi fa buona pubblicità.

Per il resto, Amiche care, datevi tempo. Nessuna buona impresa nasce dal nulla, va pianificata, preparata, studiata nei minimi dettagli. Resto sempre dell’idea che, di base, per essere una brava ballerina di tango è necessario:

  • STUDIARE, possibilmente anche con lezioni private, con insegnanti validi
  • BALLARE che significa, praticare gli insegnamenti che si ricevono. Per farlo bisogna essere costanti, anche nel frequentare i luoghi dove sapete si possono trovare bravi ballerini
  • Avere il coraggio e l’apertura di ballare mettendoci l’anima e il cuore, altrimenti il vostro tango sarà sterile e freddo.
  • GODERVELA al massimo. Perché godrete della musica, degli abbracci che riceverete, di voi stesse e della meravigliosa donna che siete.

Pertanto, vi prego, non stalkerate nessuno, non ce n’è davvero bisogno.

Pimpra Vostra, che vi vuole tanto bene ❤

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

SPIGOLATURE. AGLIO E TANGO.

garlic3.jpgCredo che ogni tanguero/a che si rispetti, prima di recarsi in milonga (maratona, encuentro, festival ecc.) metta in atto un rituale propiziatorio alla migliore riuscita della serata.

Sceglie con cura l’abito che indosserà, i più evoluti preparano anche i cambi (camicie, t-shirt, piccoli asciugamani), si lava, si acconcia, si profuma, si trucca. Una serie di azioni che vogliono garantire la migliore presenza possibile e, conseguentemente, il rispetto che si deve al partner, uomo o donna che sia, con il quale si danzerà.

In Italia, come è nel nostro costume, c’è particolare cura verso se stessi, e un occhio di riguardo si riserva al messaggio che quel particolare look offrirà agli occhi del mondo. Le camicie particolari, piuttosto che il taglio dei pantaloni o la foggia/colore delle scarpe per l’uomo, le mise più o meno attillate e sexy o svolazzanti, nere o colorate per le donne, e il profumo, il trucco i capelli e, ovviamente, le meravigliose scarpette a stiletto.

Fin qui tutto bene, in fondo, prendersi cura di se stessi  è un modo di amarsi e ciò è bene. Il problema arriva quando, nei dettagli di questi riti preparatori, dimentichiamo una cosa estremamente importante: il nostro alito.

Considerato che, il tango argentino, nelle sue numerose varianti di stile, prima o poi avvicina in modo estremamente intimo i danzatori, va da sé che un particolare riguardo  debba essere riservato alla “purezza” dell’aria che emette il nostro respiro.

Troppe volte mi accade, in questo ultimo periodo, di incrociare ballerini stupendi che, ahimè, hanno vistosamente ingurgitato aglio prima della milonga.

Ricordo a tutti gli amanti di tale tubero che: l’effetto devastante sul vostro fiato, perdura per due giorni dalla sua assunzione, perciò, vi invito caldamente a tenerne conto se intendete concedervi una uscita danzereccia nel tempo necessario alla sua digestione.

Per le donne vale, ovviamente, lo stesso discorso.

La nouvelle vague salutista prevede la sua assunzione una volta al giorno, ne conosco le incredibili proprietà, ma, VI PREGO A MANI GIUNTE, se decidete di mangiarlo, NON venite ad invitare la sottoscritta.

Mi sto allenando all’apnea ma ancora non sono in condizione di non respirare per i 4-6′ di durata di una tanda intera!

E francamente non credo per un solo nanosecondo che sia afrodisiaco!

So che queste mie parole cadranno nel vento dei pixel virtuali, ma so anche che in molti condivideranno il mio stesso disagio…

MORS TUA, VITA MEA… dicevano gli avi…

😀

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

PIU’ L’INVERNO SI FA DURO, PIU’ I DURI SI ABBRACCIANO!

abbraccio

Finalmente è arrivato, l’inverno è tra noi.

Lo aspettavo con trepidazione, perché a me, le vie di mezzo, non sono mai piaciute. Ho bisogno di avere freddo e lo sostengo da freddolosa dichiarata. L’inverno non può essere una primavera malvestita, un autunno estivo.

Fa un freddo cattivo qui al nord est, la bora si inanella di diamanti di ghiaccio e le sue raffiche arrivano violente come frustate, facendo male al volto.

Inutile dire che i trasferimenti in scooter richiedono abilità paranormali per evitare di essere birillo della regina ventosa della città. E ci vuole il coraggio di un marinaio dell’800 ad affrontare di petto (anche se con l’abbigliamento tecnico moderno) l’aria che raddoppia il suo impatto gelido.

Eppure mi piace. Mi lamento, sono congelata, ho le mani ferite dal freddo ma ne godo allo stesso tempo.

A me l’animo si riscalda, incredibile, ho voglia e cerco di più il contatto e questo portato verso l’altro, modifica sicuramente anche il mio modo di ballare.

La splendida foto di Marco Piemonte che fa da cappello al post, esprime meravigliosamente la potenza dell’abbraccio, il calore che si riceve e che si da’.

Quando è inverno si balla diversamente, in qualche modo si riesce più facilmente a trovare quella intimità speciale, quel momento “panda” di vicinanza assoluta all’altro, come se i corpi ascoltassero meglio, con maggiore sensibilità e attenzione.

Ecco perché sto imparando ad amare l’inverno, mentre prima lo detestavo, perché avvicina.

Allora, sapete che c’è, vado a godermelo tutto…

TANTI ABBRACCI A TUTTI, ma abbracci veri, come intendo io…

Pimpra

 

 

DI TANTO IN TANGO. RICOMINCIO DAL… CONTATTO

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Un fine settimana non è degno di tale nome se non è condito da una milonga. Ho bisogno di fare rifornimento di abbracci, di ricaricare le pile di buona musica, di sentire il mio corpo voluttuoso e vibrante sulle note, ho bisogno di ballare.

Per una serie di motivi mi riesce sempre meno spesso di farlo alla sera, quindi mi “accontento” di una pomeridiana.

Ho conosciuto il “Contatto” parecchi anni addietro e, mi ci sono sempre trovata bene. All’inizio mi sembrava un luogo strano, perché erano i tempi in cui amavo ballare i Gotan, Bajofondo e tutto quel genere di tango moderno che, tra le pareti della più vecchia milonga tradizionale del Nord Est, non era contemplato. Ammiravo i tangueros ballare stretti stretti, mentre allora il mio abbraccio era elastico e aperto. Eppure li ammiravo, trovavo una poesia sottile dentro i loro passi piccoli, gli adornos delle ballerine che, sebbene un pochino statiche per i miei gusti espressivi, rappresentavano di certo un mio ideale di femminilità consapevole e sicura.

Il tempo passa, il tango evolve e io stessa muto come ballerina.

L’abbraccio si fa vicino, la dinamica resta sempre vivace, ma cambia il modo in cui esce, la sua forma esterna.

Torno al Contatto dopo molto, molto tempo, e neppure nella serata clou della settimana, ma durante la pomeridiana domenicale.

La prima impressione è quella di entrare a casa di qualcuno perché si viene accolti. I milongueros sono grandicelli, e va bene così, la ronda è una vera ronda, come dio comanda in terra e, anche i principianti presenti, si adeguano con rispetto.

Percepisci l’amore che si deve al Tango e alle persone che lo amano, dai padroni di casa  a tutti gli ospiti presenti. Il tepore emotivo della sala è ulteriormente riscaldato dall’ottima scelta musicale che i TJ invitati propongono.

Allora la mia fame, la mia sete di ballo trovano una dimensione intimista e profonda, resa tale anche dagli sguardi delicati che i presenti rivolgono alla pista.

Al Contatto ritrovo la mia anima danzante, ritrovo il tocco delicato e forte del mio compagno, ritrovo quella ebbrezza speciale che mi regala la musica.

Allora, sai che c’è? Ricomincio da qui.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO. SEDUZIONE. PER POCHI E NON PER TUTTI. TANGO E DINTORNI.

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Credo di essermi più volte espressa su come, diventare una donna “adulta” (leggi “diversamente ggiovane”), richieda una forza d’animo, una sana determinazione e una buona dose di coraggio.

Invecchiare non è bello per nessuno, per una donna può essere davvero una tragedia.

Ma non è questo il punto.

La seduzione che una femmina può esprimere, sale, a mio modesto parere, con il crescere degli anni.

Quando si è pulzelle sgrillettate si ha la bellezza della gioventù, e, salvo rarissime eccezioni, la luce che traspare, la voglia di vivere, fanno il resto. Non serve impegnarsi più di tanto. Poi, anche nella verde età, ci sono le giaguarine ante litteram che, ben consapevoli del loro fascino, lo esercitano a dovere.

Si matura, ed ecco che arrivano le sfumature e i colori più interessanti, l’unicità di uno sguardo, il tono della voce, la cura di dettagli che quella donna in particolare e solo quella, esprime di sé. Il fascino, allo stato puro.

Di norma, questa crescente consapevolezza, permette di giocare con la seduzione e di farlo anche in modo marcato, evidente, senza alibi o paure.

Mi pare un’espressione di grande libertà e compiaciuta realizzazione quella di poter esprimere la Giaguara senza sentirsi in colpa … ma… a questo punto, di norma, arriva la mannaia sociale delle “altre” donne, di quelle che, così libere e realizzate, non si sentono affatto. E giù critiche a non finire, additamenti alla “zoccola” di turno, a quella senza classe, a quella che vuole fare attizzare il viril ormone.

Sì, e allora? Che male c’è?

Se mi va e mi sento a mio agio con il mio corpo, a voialtri moralisti che vi frega? Se un uomo viene preso nelle maglie delle mie malie seduttive e mi regala una o più strepitose notti d’amore, a voi, che vi frega?

GIUDIZI, GIUDIZI, GIUDIZI tremendi su queste disgraziate che hanno piacere di se stesse e ci giocano pure.

Sono donna pure io, e pure non di primissimo pelo, e certo, mi sento minacciata, è ovvio, ma non credo di voler prendere un bazooka per annientare tutte queste signorine e signore che si dilettano ad andare a caccia.

Da parte mia, cercherò di sedurre ogni giorno chi mi sta a cuore, di non perdermi dentro la monotonia della quotidianità, di ricordare che, il “principe del mio letto e/o del mio cuore” potrei incontrarlo anche al supermercato e che, se voglio giocarmi al meglio la cartuccia, forse proverò a ricordare che sono una Donna e non uno scaricatore di porto (mi scusi la categoria!) e ad agire di conseguenza.

Capisco, da quanto ho letto di recente in un grandioso (numericamente parlando) gruppo di fb a tema tango che la donna (tanguera) sicura e seduttiva, quanto meno, incute paura e una vagonata di invidia, tra le altre donne, che, sotto l’egida del “gusto raffinato” si scagliano violente contro coloro che sono diverse e si sentono libere e SI DIVERTONO UN MONDO!

In tv, al cinema e in ogni dove, le attrici, le starlette, le donne di spettacolo in genere sono sexy in maniera esagerata e nessuno si lamenta, ma se una donna vera si permette altrettanto, giù parole da orbi.

Allora, sapete che c’è? Alla faccia dell’ipocrisia, del moralismo e del finto perbenismo!

Io sto dalla parte delle Giaguare, anche se non sono una bomba sexy come loro e non mi presento come tale al mondo ma, ad ogni buon conto,  il convento non fa per me!

STICAZZI! OLE’!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

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