3 LUSTRI E NE VOGLIO ANCORA.

Stamattina mentre, sconsolata, guardavo il cielo plumbeo, l’atmosfera grigia, la pioggia, novembre insomma, ho pensato che, invece di farmi di psicofarmaci per scollinare il meteo pesante di questi prossimi mesi, la mia cura di sempre è muovermi.

Ieri sessione in palestra, non ho resistito e ho corso, felice e acciaccata, sul tapis roulant. Domenica invece ho affogato le frustrazioni in una bella pomeridiana in trasferta a Lubiana.

Ho pensato al bene che, in ben 3 lustri di tango, ho ricevuto da questa mia passione della maturità.

15 anni, non sono pochi, non sono tantissimi. In termini di “studio” di una danza, sono nulla. In termini assoluti, sono qualcosa.

Domenica osservavo la pista e non posso non notare che, ancora una volta, qualcosa sta cambiando. I miei esordi sono stati all’epoca della grande rivoluzione dei vari Arce, Frumboli e tutta la schiera di ballerini che hanno per così dire rotto l’abbraccio classico, portando nel tango dinamiche e movimenti assolutamente nuovi. La musica stessa che si ascoltava al tempo era uscita dai binari della tradizione, proponendo melodie anche a base elettronica che, confesso, ho sempre amato moltissimo.

Quel tango, benché fossi neofita assoluta, corrispondeva completamente alla mia personalità. Quella musica “moderna” riempiva e nutriva le pieghe del mio animo facendomi toccare vette di emozione, di meraviglia, di stupore e di gioia.

Poi, nel tempo, ho visto cambiare gli abbracci, tornare ad essere più legati, più vicini, la melodia della musica ha abbandonato quelle sonorità moderne ed elettroniche, ritornando a un corso più tradizionale.

In queste vague ci ho sempre sguazzato felice. Studiando, confrontandomi, impazzendo anche, perché più studi e più capisci che devi studiare tanto di più che sono un miliardo i dettagli da perfezionare. Ma questo è il gioco e questo il divertimento.

Ora mi trovo ai bordi della pista con gli amici di sempre e con tutti i giovani che non conosco. Li vedo ballare e godere delle stesse gioie che ho vissuto io. I “giovani” ballerini mi raccontano del loro bisogno inesauribile di abbracci, di musica.

In tutto questo rivedo me stessa e, con un pizzico di malinconia, mi chiedo se non sia giunto il tempo di cedere il passo, di farmi da parte.

Il cuore immediatamente mi dice se sono pazza, se ho deciso di morire dentro, perché senza il tango la mia vita sarebbe inesorabilmente vuota e nulla potrebbe aiutarmi a scollinare con gioia e sorrisi questo novembre piovoso, le odiate feste di natale e il freddo di gennaio e febbraio.

Non è ancora giunto il momento di appendere le scarpette al chiodo. Non ancora.

Pimpra

IMAGE CREDIT ANGELO DI PALMA che ringrazio.

NON TOCCATE LO SPORT

Trieste è, da sempre, una città con un grandissimo cuore sportivo. I bambini approcciano le diverse attività sin dalla più tenera età.

Direi che in città e sull’altipiano sono presenti praticamente tutte le discipline sportive, manca, è vero, un palazzetto del ghiaccio ma, chissà che non lo costruiscano prima o poi.

Abbiamo avuto atleti che si sono distinti a livello nazionale e mondiale, in più di una disciplina. Fare sport per i triestini è come godere di una giornata di bora, prendere il sole in spiaggia a marzo, andare in giro per Osmizze. Fa parte del dna.

Con la bella stagione, le attività da praticare aumentano esponenzialmente e con esse le gare.

Da tanti anni a maggio si corre una bellissima maratona, bellissima perché il percorso costeggia il mare, la strada costiera che offre un panorama assolutamente spettacolare. E’ una manifestazione di grande richiamo per i runners professionisti e non di tutto il mondo.

Quest’anno, in conferenza stampa, è stato annunciato che la competizione sarà esclusa agli atleti africani, se la memoria non mi tradisce, quando partecipano, vincono sempre la corsa maggiore. Letta la notizia, non potevo credere ai miei occhi. La motivazione dell’esclusione è che gli atleti professionisti africani, il più delle volte sono sfruttati dai loro manager e quindi, per evitare questa possibilità, non sono ammessi alla gara.

Per fortuna la gente che fa sport o che lo ama si è rivoltata a una tale assurdità.

Non voglio fare politica, ma solo parlare di sport.

Se fossi un’atleta professionista, a scoprire questa notizia farei salti di gioia: il competitore n. 1 eliminato! Urrah! Il professionista vince un premio in denaro e quindi, posso capire che si senta sollevato alla notizia.

Ma, sono altrettanto sicura che, lo stesso professionista, ad arrivare primo senza avere il vero concorrente da battere, non apprezzerebbe quella vittoria allo stesso modo. Il professionista resta sempre un atleta e l’atleta vero, quello che dedica la sua vita allo sport, non vuole sconti. Perché ha scelto una vita basata sull’idea di sfidare se stesso, le sue capacità, gli altri.

Ora, una maratona senza gli africani è come la Sacher senza la glassa di cioccolata, diventa una torta qualunque, magari neppure buona.

Gli africani sono nati per correre lungo, se osserviamo i loro corpi hanno leve diverse dalle nostre, sono slanciati, affusolati, leggerissimi, hanno fibre muscolari perfette per questo genere di sforzo. I runners professionisti vengono da noi solo per fare una gara e, probabilmente, vincerla. Che piaccia o meno, sono quelli che hanno più chances e, comunque, elevano il livello della competizione che, quindi, a livello mondiale, acquista più prestigio.

Capirlo è semplice, si tratta di numeri.

Immaginiamo la maratona di New York senza i top runners mondiali, esclusi per le più svariate ragioni . Non ci sarebbe maratona e nessun runners, dall’amatore al professionista, sognerebbe di parteciparvi almeno una volta in vita sua.

Allora perché questa meravigliosa città dove vivo deve sporcarsi di una simile, tremenda, esclusione di atleti basata sulla provenienza geografica? Da sportiva fa malissimo, da triestina altrettanto.

Non è politica, è sport. Lo sport è una delle poche magie che possiamo cercare di preservare dalla “corruzione”, lo sport è fatica, sacrificio, onestà intellettuale verso se stessi e verso il proprio avversario. Lo sport è quella scintilla che ci permette di sfidare noi stessi e i nostri limiti e di confrontarci con l’altro sullo stesso piano e ci insegna a perdere con onore e a vincere con modestia.

Per questo sono profondamente arrabbiata, delusa e spero che la comunità sportiva triestina si sollevi e protesti in modo molto deciso di fronte a chi vuole chiudere lo sport in stanze che non gli appartengono.

Pimpra

Per approfondimenti qui

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