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DI TANTO IN TANGO: GENTE QUE SI’

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Prendi una sera d’estate, la luna piena, un incontenibile desiderio di ballare ma di farlo sotto le stelle, in un parco, con gli alberi illuminati da piccole lampadine che sembrano lucciole.

Prendi la macchina e ti dirigi a Cervignano, alla milonga estiva di “Gente que sì“.

Si parte subito strabene perché ad accoglierti ci sono loro che hanno un sorriso aperto e, di solito, ci scappa pure un abbraccio che rivedersi è sempre tanto bello.

La pista è perfetta quanto a dimensioni. Con un piccolo accorgimento pure il cemento è gestibile, basta indossare scarpe che abbiano gomma sulla suola, oppure bufalo. Perché la paraffina utilizzata per permettere di pivottare, almeno a me, fa perdere di grip.

L’atmosfera è unica, si respira qualcosa di d’antan unito alle melodie del tango che riportano la mia mente a luoghi antichi, a situazioni in cui persone e tempo si accarezzavano a vicenda.

A Cervignano si gode degli altri, della reciproca compagnia, del tango davvero sociale. Non potrebbe essere altrimenti, perché, come dico sempre, sono i padroni di casa che creano la magia, il luogo poi si illumina di quella luce.

Ecco, se dovessi invitare a ballare amici da fuori, d’estate, sicuramente la milonga nel giardino (così mi piace chiamarla), sarebbe una delle tappe.

E, che ve lo dico a fare, le zanzare ci sono, ma sembrano danzare pure loro all’ombra della luna.

Pimpra

 

 

 

 

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TEMPTATION ISLAND: stiamo grattando il fondo.

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La coglioneria di massa del popolo italiano, sta raggiungendo vette esponenziali.

Attualmente su Twitter, social dei cosiddetti pseudo intellettuali, delle agenzie di stampa, dei tg, degli influencer insomma di coloro, persone o istituzioni, che hanno qualcosa da dire, è entrato nei top trend (argomenti di cui si parla) la serie Temptation island.

Per chi di voi ancora non sapesse di che cosa si tratta e a cui va tutta la mia stima, è una trasmissione in cui, coppie nella vita, vanno su un’isola dove saranno indotte in tentazione da single a caccia. Va da sè che tutti i partecipanti sembrano modelli usciti dall’ultima copertina di Vogue e che il livello medio intellettuale è prossimo allo zero assoluto.

La mia indignazione non nasce dal fatto che, se ho voglia di staccare completamente la presa del cervello dalla mia vita e dai miei problemi, una trasmissione di cotal fatta possa essere di aiuto, il dramma culturale nasce dal fatto che, di una cazzata del genere sia pieno il mondo dell’informazione e che migliaia di persone perdano tempo a parlarne, me compresa, visto il post che sto scrivendo.

Perchè, perchè, perchè stiamo diventando un popolo di decerebrati? perchè è sempre più difficile incontrare persone con le quali avere uno scambio intellettuale fatto di dialettica e di condivisione, perché le rare volte in cui questo accade ci sembra un miracolo, invece che la regola? perchè?

Vado a bere un caffè e non se ne parli più, ogni giorno che passa rimpiango i bei tempi andati quando c’era meno televisione/internet/annessi e connessi e si leggeva di più e si discuteva di più e  studiare non era un flagello di dio ma un piacere per l’anima.

Madonna santa come sono diventata vecchia…

#sticazzi, #olè!

Pimpra

 

DI TANTO IN TANGO: IL CIRCOLO TRIESTETANGO

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Ho deciso di continuare a scrivere le mie impressioni, sempre non richieste, sui luoghi in cui il mio peregrinare tanguero mi porta. Scriverò solo dei luoghi che, per qualche ragione, mi colpiscono favorevolmente. Non ho nessuna voglia di fare polemiche o di criticare il lavoro degli organizzatori.

Solo cose belle. Scrivo se… mi piace.

Da triestina, mi rendo conto di non aver mai dedicato parole favorevoli al movimento tanguero della mia città. Il motivo mi è chiaro: quando si guarda casa propria, si cerca la polvere in ogni anfratto, si è più critici.

Sono felice di poter spendere una considerazione positiva sul Circolo Triestetango. Non mi importa una cippa lippa di dirvi che ha una bella e lunga tradizione e tutte quelle info che a un tanguero/a esigente, non interessano.

Parliamo di dati oggettivi.

Di norma la sede danzante si trova a Muggia, località di mare – deliziosa peraltro – in provincia di Trieste. La milonga ha sempre luogo di giovedì, dalle 21.30 alle 24.30. Un orario che ben si coniuga con le esigenze lavorative del venerdì.

La pista è adatta, in termini di grandezza, ed è di un buon parquet vero (non di prefinito) quindi elastico. La sala affaccia direttamente sul porticciolo di Muggia, conferendo quel certo non so ché di piacevole. Aspetti logistici importanti e a favore. Di contro, bisogna ammetterlo, quando comincia a fare caldo, fa caldo… e la ronda, spesso è sconosciuta (ma è situazione comune a molte parti d’Italia e non solo).

I pro pro pro che mi hanno colpito, in questi anni recenti, sono legati alla atmosfera che si trova partecipando alla milonga: assolutamente accogliente. Merito del direttivo, ne sono certa, che si spende sempre moltissimo per regalare agli iscritti questa sensazione di piacevolezza, di casa, di benessere.

Devo fare una menzione particolare alla signora Loredana che, ad ogni milonga, offre un buffet “hand made” con delizie sempre diverse, sia dolci che salate, capaci di coccolare il palato e lo spirito dei tangueros ospiti. Sembrano dettagli di poco conto, ma non è così, perché sono questi gli elementi che di un luogo lo fanno sentire come “casa”.

Ulteriore punto a vantaggio è la buona ricerca di TJ che arrivano anche da molto lontano e che propongono visioni musicali sempre diverse e per questo molto stimolanti.

Ma che ve lo dico a fare, Tangueros erranti, forse forse un giretto in milonga anche dalle mie parti, potete prenderlo in considerazione!

Olè!

Pimpra

SPIGOLATURE. AGLIO E TANGO.

garlic3.jpgCredo che ogni tanguero/a che si rispetti, prima di recarsi in milonga (maratona, encuentro, festival ecc.) metta in atto un rituale propiziatorio alla migliore riuscita della serata.

Sceglie con cura l’abito che indosserà, i più evoluti preparano anche i cambi (camicie, t-shirt, piccoli asciugamani), si lava, si acconcia, si profuma, si trucca. Una serie di azioni che vogliono garantire la migliore presenza possibile e, conseguentemente, il rispetto che si deve al partner, uomo o donna che sia, con il quale si danzerà.

In Italia, come è nel nostro costume, c’è particolare cura verso se stessi, e un occhio di riguardo si riserva al messaggio che quel particolare look offrirà agli occhi del mondo. Le camicie particolari, piuttosto che il taglio dei pantaloni o la foggia/colore delle scarpe per l’uomo, le mise più o meno attillate e sexy o svolazzanti, nere o colorate per le donne, e il profumo, il trucco i capelli e, ovviamente, le meravigliose scarpette a stiletto.

Fin qui tutto bene, in fondo, prendersi cura di se stessi  è un modo di amarsi e ciò è bene. Il problema arriva quando, nei dettagli di questi riti preparatori, dimentichiamo una cosa estremamente importante: il nostro alito.

Considerato che, il tango argentino, nelle sue numerose varianti di stile, prima o poi avvicina in modo estremamente intimo i danzatori, va da sé che un particolare riguardo  debba essere riservato alla “purezza” dell’aria che emette il nostro respiro.

Troppe volte mi accade, in questo ultimo periodo, di incrociare ballerini stupendi che, ahimè, hanno vistosamente ingurgitato aglio prima della milonga.

Ricordo a tutti gli amanti di tale tubero che: l’effetto devastante sul vostro fiato, perdura per due giorni dalla sua assunzione, perciò, vi invito caldamente a tenerne conto se intendete concedervi una uscita danzereccia nel tempo necessario alla sua digestione.

Per le donne vale, ovviamente, lo stesso discorso.

La nouvelle vague salutista prevede la sua assunzione una volta al giorno, ne conosco le incredibili proprietà, ma, VI PREGO A MANI GIUNTE, se decidete di mangiarlo, NON venite ad invitare la sottoscritta.

Mi sto allenando all’apnea ma ancora non sono in condizione di non respirare per i 4-6′ di durata di una tanda intera!

E francamente non credo per un solo nanosecondo che sia afrodisiaco!

So che queste mie parole cadranno nel vento dei pixel virtuali, ma so anche che in molti condivideranno il mio stesso disagio…

MORS TUA, VITA MEA… dicevano gli avi…

😀

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO: IL GARUFA

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Mi è venuto il vezzo di scrivere le mie impressioni, ovviamente non richieste, sui luoghi in cui il mio peregrinare tanguero mi porta.

Questo bel fine settimana di maggio ho avuto il piacere di approdare in quel di Treviso, alla milonga “10 ore” organizzata dal Garufa.

Già la formula mi ha conquistata immediatamente: una 10 ore con partenza pomeridiana e arrivo nel pieno della notte.

Adoro quando posso ballare una lunga pomeridiana, il mio corpo si scatena dando fondo a tutta la gioiosa allegria che mi si muove in corpo quando la luce è ancora calda.

Ma partiamo dal principio.

Al solito, decido all’ultimo istante possibile quello che farò nel mio tempo libero e così è stato pure in questa occasione, per fortuna che la mia totale dipendenza da social mi ha fatto scrivere una simpatica frase sulla pagina dell’evento. Morale: sono stata immediatamente contattata in privato dal padrone di casa che si è premurato di inserire nella lista me e i 4 amici a seguito. Atto di grande gentilezza che ho molto apprezzato. Non avevo pensato che, ad un certo punto, raggiunta la capienza massima di sala, sarei rimasta fuori.

Il locale è gestito da tre danzatori, e si vede benissimo: pista della giusta grandezza, confortevole per ballarci anche se l’ho trovata un po’ troppo scivolosa per i miei gusti.

Benissimo tutta la parte accoglienza, dallo spogliatoio, ai luoghi sociali dove sostare tra una tanda e l’altra.

Menzione particolare va al bar che offre ottimi drink, e guai se così non fosse considerata la tradizione dei luoghi, e una scelta di cibo che accontenta anche chi non può o non vuole nutrirsi di carne, proponendo una scelta di snack, non solo vegetariani ma anche vegani.

E questo è l’aspetto “logistico”, poi c’è tutta la parte che riguarda l’atmosfera del luogo, il suo sentire particolare, quella energia che riverbera dalle casse del TJ alla pista ai ballerini e torna nell’aria e ti riprende nell’abbraccio.

Atmosfera giusta, calda, amicale, colorata, giovane. Proprio come Eva, Fabio e Luciano che ti accolgono con i loro sorrisi e una qualità di tango che non delude mai.

Qualità che si esprime, ovviamente – ma è sempre meglio evidenziarlo – nella scelta dei TJ prescelti per le serate che,  anche in questo caso, hanno soddisfatto pienamente le aspettative.

Una volta arrivata a destinazione, i volti incontrati erano quasi tutti noti: orde di triestini e friulani hanno invaso festosamente il Garufa, insieme agli amici veneti ed anche oltre. All’inizio mi son detta “Ma quanta gente conosco!” poi ho capito perché tutti quelli che conosco erano lì: il Garufa val bene un viaggio.

La prossima 10 ore di meraviglioso tango il 2 giugno!

Arrivederci a presto!

Pimpra

IO SONO QUELLO CHE SCRIVO.

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Excusatio non petita, accusatio manifesta si diceva un tempo, non dare spiegazioni se non ti vengono richieste.

Invece, sai che c’è, parliamone, senza peli sulla lingua.

ARGOMENTO: essere una blogger  ti mette in pasto al gossip sociale dei tuoi lettori. Dai adito alle congetture più incredibili sulla tua vita privata. Sei percepita come un narciso uscito dal manicomio. Ma come si può essere così matti da esporsi così.

Alcune delle osservazioni che mi sono state mosse da chi non condivide il mio essere sociale. In verità, nel caso specifico va detto proprio”social”.

Rispondo così, semplicemente: anche dietro allo schermo di un pc o di uno smartphone c’è  sempre una persona. Piaccia o meno, si può inventare una bella maschera “social/e” che si indossa quando ci si manifesta sui pixel virtuali. Oppure no.

Ci sono dei veri geni nella costruzione di personalità fittizie, che usano per adescare anime semplici, come fa il ragno tessendo la sua tela. Un gioco di specchi e il povero malcapitato/a cade nella trappola. Molto spesso di ingaggio sessuale, salvo poi trovarsi di fronte un essere lontanissimo dalla fascinazione percepita nel virtuale. Cosa succeda poi, non lo so, non frequento, ma lascio immaginare a voi.

La strada che ho intrapreso io, per la personalità che mi connota, è quella di “scrivere quello che penso”. Lo faccio sempre. Dalle più vili cazzate, alle riflessioni lievemente più profonde, pur rimanendo nella mia leggerezza. Non ho presunzione di “buona scrittura”, anche se mi piacerebbe, non sono una intellettuale, semplicemente una vecchia ragazza che ama osservare la realtà, ci riflette su e ci scrive.

L’età mi ha regalato la sicurezza di poter dire “Minni futtu” del giudizio degli altri, di quello che pensano di me, tanto, che tu agisca secondo il tuo bene o meno, troverai sempre il cretino sulla tua strada che pensa esattamente l’opposto di quello che intendevi affermare tu. Sicché, perché preoccuparsi?

Quando scrivo i post, mi arrivano all’orecchio voci che mi vogliono una single agguerrita, piuttosto che una signora in pre menopausa carica di frustrazioni dovute al farsi dell’età. E mi fermo qui.

Mi piace dirvi, Amici Cari che mi seguite, che non ho paura della verità (della mia versione, ovviamente), mi piace scrivere quello che mi passa per la testa anche se a volte può essere sopra le righe, o semplicemente sciocco, leggero, senza pretese, senza filtri. Non ho paura.

Questa sono, e le parole sono amiche mie, piccole tessere che mi piace mettere insieme per creare un puzzle tutto mio che non temo di mostrarvi. Non mi aspetto che vi piaccia, e rispetto tutte le osservazioni che vorrete muovermi, le critiche che mi faranno riflettere.

Insomma chi sta qui, chi si vive armoniosamente il suo sociale/virtuale accetta le regole del gioco. Le mie sono molto semplici: dico (scrivo) sempre quello che penso.

E se vi piace ricamarci su… divertitevi pure!

[STICAZZI!] 😉

TANTE, TANTE (BELLE) PAROLE PER TUTTI!

Pimpra

Ps: se posso aggiungere, è molto liberatorio permettersi di essere se stessi, nelle proprie zone d’ombra e di luce. Schiettezza mi ha regalato persone meravigliose che ho conosciuto e che, altrimenti, non avrebbero incrociato la mia strada. Basta avere coraggio.

Coraggio!

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

PARLIAMOCI CHIARO

Words-Have-Power

Non immaginavo nemmeno di avere un seguito di lettori più che nutrito e, a ben guardare, se ci penso, sento una certa responsabilità nei loro confronti.

Responsabilità di offrire un “prodotto editoriale” la cui finalità è regalare un minuto e mezzo di “leggerezza”, nulla più.

Non ho pretesa, nè arroganza, di scrivere nulla che si avvicini alla “letteratura”, alla cronaca, a un articolo di giornale, a un saggio o pamphlet o altro.

I miei sono pensieri a briglia sciolta, estemporanei, senza alcun progetto o linea “editoriale” alle quali attenersi.

Ho voglia di dichiararlo in risposta ad alcune osservazioni che mi sono state mosse, tra il serio e il faceto, che – confesso – mi hanno ferita un po’.

Sono consapevole che non me lo ha prescritto il medico di tenere un blog, e so anche che scrivere ciò che si pensa, espone a critiche/giudizi (anche pesanti)/sputtanamenti vari e tutto il corollario di conseguenze che si patiscono quando si indossa un abito “pubblico”.

Ne sono perfettamente consapevole, e, nonostante tutto, simpaticamente “me ne fotto”.

Scrivere è il mio esercizio zen per stare bene, la seduta in palestra che mi libera dalle tossine, è il festival dei neuroni, scrivere è la mia boccata di ossigeno.

Excusatio non petita, accusatio manifesta…

Ma che ve lo dico a fare, questa sono.

Adesso potete partire con gli insulti, il problema è che non riuscirò, comunque, a smettere.

STICAZZI ! 🙂

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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