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DI TANTO IN TANGO. ELOGIO DELLA GIAGUARA. Post per sole donne.

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Un tempo non sarei stata capace di guardare questa foto.

Il volto di una donna avviata alla grande maturità, una donna a cui il tempo ha lasciato pennellate vigorose del suo scorrere.

Un tempo, fino a poco tempo fa, avrei disperatamente cercato una soluzione per nascondere la mia storia. Un tempo avrei sciolto qualche lacrima osservando l’espressione di quella che dentro di me vive sempre come una ragazzina. Ma che non lo è più.

Un tempo, quanto crudele era il tempo.

Oggi lo è molto di meno, come se, con il suo scorrere su tutta me, perdesse forza donandomi la sicurezza di vivere bene la mia pelle, dentro un corpo non più fresco, con mente più feconda e straripante cuore.

Quanto mi sta diventando bello questo nuovo tempo in cui mi permetto di ridere di me e di chi mi sta intorno. Di coloro che corrono disperati alla ricerca dell’eterna giovinezza e, come criceti nella ruota, perdono di vista la gioia del percorso.

Non è sempre una bella giornata, si va su e si va giù. Ma, se ti arriva in regalo un’immagine che ti ritrae nella tua pienezza, mentre stai facendo quello che più ti piace, rapita nella tua estasi di gioia, scopri per la prima volta una nuova luce nel tuo sguardo maturo, una energia densa e vibrante come il miglior profumo speziato.

Eccola lì, la mia maturità che fa bella mostra di sé. E mi emoziono a guardarla, non credevo potesse essere così potente.

Che immensa gioia giaguara.

STICAZZI.

Pimpra

Un grazie enorme a Rudy Palugan che ha saputo cogliere l’attimo, la foto è opera sua.

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PUNTI DI VISTA. Post per sole donne.

Sono molto soddisfatta del dibattito che ha sollevato il post precedente.

Alcune Amiche hanno fatto osservazioni molto interessanti che mi hanno dato lo stimolo per questo pezzo.

Uno degli argomenti dibattuti è la fisicità del corpo, ovvero come vestirsi e ballare senza essere fuori dalle righe, mantenendo classe ed eleganza ed esaltando la propria femminilità.

Quando ho citato la “democrazia” del tubino aderente che sta bene a tutte, alle magre e alle floride, alle spilungone e alle mingherline, mi è stato obiettato che solo un corpo magro ha la dignità di poterlo indossare.

Mi permetto di dissentire.

Osservate le due foto (abiti di Regina).

Il primo, un corpo femminile, tutto curve, un corpo generoso, florido e sorridente.

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Inguainato in un abito aderente che fa risplendere la meravigliosa donna che lo indossa.

Il secondo, un corpo androgino, asciutto, sportivo, con meno tratti di femminilità, poco seno, di media altezza.

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La stampa degli abiti è la medesima, così per rendere più paragonabile la vestibilità dei due capi.

Cedo che nessuna potrà dire che il primo sia peggiore del secondo o viceversa. L’abito aderente esalta in senso assoluto, entrambe le fisicità.

Probabilmente le donne che lo temono hanno in mente abiti stretti e corti, indossati da donne fuori taglia massima, fuori età massima, fuori classe (non in senso positivo!).

Oltre al taglio dell’indumento che deve essere fatto a regola d’arte, vi è la lunghezza dell’abito. Corto, non valorizza, anzi…

Ciò detto, mi piace pensare che, ognuna di noi, indipendentemente se ggiovane o diversamente ggiovane, abbia  – finalmente – imparato ad AMARE SE STESSA, non solo in termini di interiorità d’animo, ma anche di involucro esterno.

Sono la prima a dire che non è bene sedersi sugli allori e un corpo curato, tenuto in esercizio e in salute, è sempre una assicurazione di benessere fisico e psicologico.

Ma da qui a denigrare ogni imperfezione…

Mi piace molto come la pensano nei paesi anglossassoni dove, il melting pot, ha messo vicino tratti europei a quelli asiatici e africani generando corpi voluttuosi, sinuosi oppure semplicemente floridi e floridissimi. Ciò che di bello ci insegnano le nostre cugine è che TUTTI I CORPI SONO BELLI.

Le italiane, parliamoci chiaro, abituate come sono ad essere circondate di “bellezza”, sono tremendamente esigenti relativamente al loro aspetto, perdendo di vista quella unicità che rende ogni donna un essere speciale.

Perciò, bando alle ciance, e ritornando sul pezzo, invito anche le più scettiche a mettersi in gioco permettendo alla loro femminilità di fare capolino, per una volta, in modo più diretto.

Sono sicura che ne gioverà l’autostima…

Pimpra

 

DI TANTO IN TANGO. FRIVOLEZZE TANGUERE

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Il tema di oggi è: come diventare una ballerina di tango migliore. E una donna più “donna”.

Niente di nuovo sotto il sole, lo so bene, però non posso non portare la mia testimonianza. Quindi, siccome qui sono a casa mia, vi tocca sorbirvi il pippolotto del lunedì! 😀

Torno da un fine settimana a tutto tango, come piace a me, ma stoggiro condito da tanto studio. Oltre una milonga serale da “yabbadabbaduuuuu” ho frequentato lezioni sia sabato che domenica: UNO SBALLO!

Tornando al punto, ecco la mia ricetta per migliorare le nostre qualità di danzatrici e, conseguentemente, di donne.

PREMESSA:

Per essere una ballerina decente/decorosa/brava si DEVE studiare. SEMPRE.

Questo è il principio primo, la tavola della legge.

Non si è MAI arrivati, come danzatori, nè a livello amatoriale, nè a livello professionale. Si deve continuare nella propria ricerca, quindi nello studio.

I movimenti vanno ripuliti, perfezionati, migliorati, sublimati per raccontare con il corpo il nostro modo unico di sentire e di ballare, trasmettendo così, al nostro partner, sensazioni, colori, emozioni che la tanda è capace di provocarci.

Lo studio e la pratica ci aiutano ad esprimerci, raccondando, nella danza, chi siamo. Veramente.

MA NON BASTA.

E qui viene il bello.

L’io danzante deve essere “vestito”. L’abito è l’elemento coreografico della rappresentazione.

Vi sarete sicuramente accorti che osservare una donna ballare in jeans offre una sensazione diversa quando la stessa ballerina indossi un abito formale, o semplicemente sexy, svolazzante o stretto. Il corpo viene accompagnato nel movimento, in modo diverso, assume linee e riflette uno stato d’animo diversi.

Provare per credere, specie se siete donne. Per l’uomo lo spettro di possibilità è un po’ più ristretto.

Fino a qualche anno fa, in pista, si vedevano in prevalenza abiti fluidi, scivolati, certo molto scollati ma che avevano lo speciale compito di rendere il movimento “aereo”, sottile, leggiadro e soave. Scollature a parte, il corpo non veniva sottolineato, ma suggerito da spacchi e svolazzi.

In pista, di questi tempi, si nota un grande cambiamento: la fisicità del corpo è manifesta. Gli abiti si sono fatti guaine aderenti, ben segnate su tutti i punti della femminilità, in mostra, in bella evidenza a dire “eccomi”.

A quelle di voi che non avessero ancora affrontato l’esperienza, suggerisco di provare: un abito succinto, vi regalerà un tango più raccolto, più sensuale, più femminile, dove le linee della gamba, del gluteo della schiena creeranno un quadro armonioso. O così, almeno, dovrebbe essere.

Abiti dai richiami anni 50′ non perdonano errori. Gambe aperte, piedi portati male, difetti di postura e di abbraccio. Regalano, di contro, molta “self confidence” con il proprio corpo, con la gioia di essere una femmina, ma femmina al 100%.

Sono rimasta colpita dalla democrazia che regala un abito stretto: sta bene praticamente a tutte. Non serve essere in forma smagliante, magre e asciutte, anzi, al contrario, un tubino aderente, va in esaltazione, se è ben farcito.

Con la mia amica mi sono concessa un gozzoviglio in quel di Riccione, all’atelier di una cara amica, ballerina pure lei e straordinaria stilista. Ho scoperto cose che non potevo immaginare e… i risultati sono arrivati da soli…

Allora, donne, osate! Poi, passate per di qua a raccontarmi se quel che dico è vero perchè… “anche l’abito fa la tanguera”!

BUON BALLO A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDITA DA QUI

 

 

 

100% FEMMINA!

Arrivarci è stato un percorso difficilissimo, per me, tutto in salita.

Dai tempi in cui mi fregiavo di un nomignolo maschile, con la mia amica del cuore che, invece, al contrario di me, era un estratto di femminilità che neanche il dado Knorr poteva farle concorrenza. Io non potevo competere, tutto giocava contro di me.

Un fisico forte, maschio, spalle da ex nuotatrice, deltoidi pronunciati, bicipiti femorali di tutto rispetto e glutei marmorei. Decisamente molto diversa da una danzatrice classica o da una qualsiasi ragazza “normale”, magari affatto sportiva.

No, io avevo la tigre dentro, la competizione maschile, il desiderio fecondo di primeggiare. Sempre. Di distinguermi. Sempre. Di essere. E di non passare inosservata.

Elementi che mi hanno spinta verso interessanti conquiste di corpo e di mente ma che, nel tempo, mi allontanavano come una forte marea, dall’essenza. Già, perchè, volente o nolente, a me, il pisello non lo avevano dato.

Inutile dire che, uno dei miei desideri più grandi, da ragazzina, era quello di poter fare la pipì in piedi, come i miei amici, invece mi toccava accucciarmi e, questo che consideravo un tremendo stato di inferiorità, mi dava un fastidio enorme. Perciò dovevo essere meglio di loro, anche se partivo svantaggiata.

Poi il tempo passa (e meno male), in un modo o nell’altro la maturità arriva e bussa alla tua porta.

Il vulcano in fiamme per lungo tempo non ha voluto sentire ragione e, la vita, era la mia battaglia quotidiana.

Arrivano i quarant’anni – evviva! – e, non so per quale strano disegno divino, dentro, ho fatto click.

L’anima ha voluto sperimentare – con grandissimo coraggio- una strada nuova: l’apparente debolezza della donna. La minor forza fisica, l’accoglienza di un abbraccio, la dolcezza.

Ebbene, il portato della mia rivoluzione copernicana è stato enorme e la scoperta più grande è la forza sovraumana che ha l’energia femminile che può, davvero, spostare le montagne.

Come? A voi scoprirlo!

Io, intanto, mi limito a fermare il traffico, dondolando dolcemente sui miei tacchi a spillo, godendo di una femminilità consapevole e sicura!

Amici Cari, la primavera bussa, facciamola entrare!

BUONA CONTINUAZIONE DI GIORNATA!

Pimpra

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