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DI TANTO IN TANGO: I PRIMI PASSI

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Settembre è il mese degli inizi. Riprende la scuola e, con essa, anche per gli adulti, tutte le attività extra lavorative: dalla palestra ai corsi di lingua, passando per quelli di fotografia e, ovviamente, di ballo.

Questo settembre, per me, è stato come ritornare a scuola, in prima elementare, mi pare che non si dica più così. Ho iniziato il primo corso principianti di tango argentino, indossando le vesti da leader.

Ho avuto la gioia estrema e il piacere immenso di godermi, ancora una volta, tutte le emozioni dell’inizio, come quelle che si provano allo sbocciare di un nuovo amore.

Anche se nulla so di guida maschile, in realtà “so”, perché tutti gli anni trascorsi a studiare il tango nel mio ruolo di follower, in realtà, hanno lasciato infiniti insegnamenti su quanto l’uomo debba fare, anche se non ne ero consapevole. Aggiungo che, ballando da lustri come donna, conosco perfettamente tutti gli indici di difficoltà di certe azioni, quindi, nella mia versione “maschia”, presto particolare attenzione alle sfumature.

Quanto è bello studiare, farlo con una dama già ballerina che, come me, desidera approfondire, migliorarsi, per assaporare le sfaccettature di questa danza infinita come l’universo, terapeutica per l’anima e il corpo, introspettiva e sociale, gioiosa e melanconica.

Come sono felice, amici miei tangueri/e, di questo nuovo percorso che so, con certezza, mi arricchirà come ballerina, come donna, come essere umano in generale perché, adesso mi è chiaro, l’Universo mi ha messo vicino il tango perché potessi meglio ascoltare, connettermi con il mio prossimo, leggerlo dentro,  scoprirne ed assaporarne i colori e, senza giudizio, imparare ad amarli.

Olè.

Pimpra

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SAPORE AMARO

Ricordo perfettamente che mio padre diceva sempre di “stare in piedi da sola, lavorare, non dover MAI chiedere niente a nessuno”.

In senso assoluto, sono daccordo. Perchè pesare/appoggiarsi agli altri, dimenticando o non volendo darsi da fare, mettersi in gioco? Infatti, dalla più tenera età, ho imparato ad andare in giro da sola, a condurre uno scooter, ad arrangiarmi in tutti i sensi. Tale manifesta libertà ha fatto di me una persona serena e sicura, le sfide mi piacciono assai, tutto ciò che non conosco è fonte di stimolo e di curiosità a sperimentare e a sperimentarmi, non amo ciò che è scontato, sicuro, detesto le abitudini che limitano la creatività e bloccano l’agire.

Ciò detto, analizziamo le esperienze con l’altro sesso che accadono a una donna così definita “emancipata”: UN DISASTRO.

Se la dea bendata, in attimi di rara generosità, ti fa incontrare un uomo che almeno un microgrammo di “mascolinità” possiede, ovvero che non si spaventa se sai ragionare da sola, se hai le tue esperienze e ti sei fatta la tua idea sul mondo, ebbene quand’anche ti capiti il fatale incontro… di solito il maschio non vede (o non vuole vedere in te) la donna che sei, perchè a lui fa molto più comodo che tu sia la sua “amica”.

Analizziamo: amica con benefits (come insegna Lucia), ovvero quella con cui divertirsi senza doversi “sbattere” a corteggiare, a trattare con rispetto, a vezzeggiare almeno il minimo sindacale. Insomma, la donna con i pantaloni, perfetta per non rompere in alcun modo le palle.

Ecco, cari maschi, le cose non stanno proprio così.

Il fatto che sappiamo guidare, lavoriamo, facciamo la spesa, caricandoci come mule di 6 bottiglie da 1,5 litri nella mano sinistra e di un enorme sacco di ognibendidio a destra, portiamo la macchina dal meccanico, sappiamo riparare piccoli guasti in casa, troviamo chi sa aiutarci per quelli più grandi, viaggiamo da sole e un’infinita serie di attività di cui ci occupiamo, non fa di noi la copia di un vostro amico maschio.

In sostanza, è sempre gradito che un uomo ci apra la porta per scendere dalla macchina, che a volte, senza motivo (apparente), ci regali dei fiori e ci scriva un biglietto sentimentale, che ci dica quanto siamo belle/sexy/intelligenti, che ci coccoli gratuitamente e non perchè ha la coda di paglia per qualcosa, in una parola, che ci corteggi.

Ci sono donne raffinatissime che usano tutti i mezzi a disposizione inventando fobie inesistenti ed essere – per forza – accudite/protette/vezzeggiate/adorate/messe sul piedistallo, altre che usano ciò che di più caro e prezioso hanno per ricattare l’altro sesso, “o così o pomì”, e via di seguito con una serie di strategiche e utilissime macchinazioni che “tengono” il malcapitato al guinzaglio.

Personalmente detesto comportamenti simili, anche se riconosco che i risultati ottenuti sono  strabilianti.

Da “emancipata”, in fondo, chiedo solo una cosa: un po’ di cavalleria. Ma, pare, sia merce sparita dalla circolazione, haimè…

Pimpra

DI FIORE IN FIORE

Riflettevo sulle ragioni che spingono le umane genti a non essere capaci o a non voler scegliere di stare dentro a un legame affettivo con convinzione e gioia. Con passione e allegria. Con impegno e serenità. Con ardore e sorrisi.

Sembra che essere in coppia sia diventata la peggio sciagura di tutte, specie per coloro che hanno un passato alle spalle (e chi non ce l’ha?).

Coppia= legame, sacchetto di nylon stretto sulla testa, mancanza di ossigeno, ferritoia, coperchio, galera…

Ne parlavo con un’amica che, delusa dagli incontri con l’altro sesso, si chiedeva dove sbagliava, perchè fosse  così difficile costruire legame con qualcuno.

Non ho la risposta e non sono un buon esempio. Il mio percorso è costellato di buchi, relazioni partite bene e tristemente concluse, esaurite.

Mentre spingevo sulla pedana dello step e il sudore rigava il volto cercavo la mia risposta “Dove sbaglio? dove si cela l’errore relazionale?”

Alla fine delle fatiche, traspirare vistosamente aiuta a ritrovare la lucidità mentale perduta, ho compreso che gli uomini sono api, biologicamente predeterminati a volare di fiore in fiore.

Non sono pinguini che scelgono una compagna per la vita, non sono elefanti. Sono api.

Inutile illudersi. Loro non vogliono una sola di noi, per una serie di ragioni, devono averle tutte, o, almeno, quelle che fanno loro … vibrare le ali… 😉

Rasserenata, mi sono detta che è proprio tempo perso e energia sprecata pensare che esiste il nostro “pinguino”, quindi,  sono uscita di casa sorridente perchè, in fondo, sono o non sono l’ape regina? 😀

E così, sia.

Pimpra

SOTTILI DIFFERENZE

Relazione uomo/donna.

GRANDE CASINO.

Riflettiamo, pertanto, su un punto: noi donne possiamo essere “stronze” o essere “geishe”.

La via di mezzo, quella di essere “compagne”, è troppo impegnativa e richiede la presenza di un partner maschio “evoluto” (quindi, merce quasi impossibile da trovare).

A questa ferale consapevolezza son giunta a forza di testate, cercando di modellare il mio carattere piuttosto dominante (e, quindi, involuto – da un certo punto di vista), mettendomi in seria discussione e cercando di forgiare anche verso le altrui necessità e benessere, il mio agire relazionale.

E_R_R_O_R_E!!!!

Grandissimo sbaglio!!! Ma chi se la fila una che: si prende cura, vizia, è sintonizzata sull’altro, lo sente e lo ascolta, pensa molto alle sue esigenze…

NESSUNO.

E, come sempre nella vita, l’importante è imparare la lezione…

Pimpra

 

 

 

100% FEMMINA!

Arrivarci è stato un percorso difficilissimo, per me, tutto in salita.

Dai tempi in cui mi fregiavo di un nomignolo maschile, con la mia amica del cuore che, invece, al contrario di me, era un estratto di femminilità che neanche il dado Knorr poteva farle concorrenza. Io non potevo competere, tutto giocava contro di me.

Un fisico forte, maschio, spalle da ex nuotatrice, deltoidi pronunciati, bicipiti femorali di tutto rispetto e glutei marmorei. Decisamente molto diversa da una danzatrice classica o da una qualsiasi ragazza “normale”, magari affatto sportiva.

No, io avevo la tigre dentro, la competizione maschile, il desiderio fecondo di primeggiare. Sempre. Di distinguermi. Sempre. Di essere. E di non passare inosservata.

Elementi che mi hanno spinta verso interessanti conquiste di corpo e di mente ma che, nel tempo, mi allontanavano come una forte marea, dall’essenza. Già, perchè, volente o nolente, a me, il pisello non lo avevano dato.

Inutile dire che, uno dei miei desideri più grandi, da ragazzina, era quello di poter fare la pipì in piedi, come i miei amici, invece mi toccava accucciarmi e, questo che consideravo un tremendo stato di inferiorità, mi dava un fastidio enorme. Perciò dovevo essere meglio di loro, anche se partivo svantaggiata.

Poi il tempo passa (e meno male), in un modo o nell’altro la maturità arriva e bussa alla tua porta.

Il vulcano in fiamme per lungo tempo non ha voluto sentire ragione e, la vita, era la mia battaglia quotidiana.

Arrivano i quarant’anni – evviva! – e, non so per quale strano disegno divino, dentro, ho fatto click.

L’anima ha voluto sperimentare – con grandissimo coraggio- una strada nuova: l’apparente debolezza della donna. La minor forza fisica, l’accoglienza di un abbraccio, la dolcezza.

Ebbene, il portato della mia rivoluzione copernicana è stato enorme e la scoperta più grande è la forza sovraumana che ha l’energia femminile che può, davvero, spostare le montagne.

Come? A voi scoprirlo!

Io, intanto, mi limito a fermare il traffico, dondolando dolcemente sui miei tacchi a spillo, godendo di una femminilità consapevole e sicura!

Amici Cari, la primavera bussa, facciamola entrare!

BUONA CONTINUAZIONE DI GIORNATA!

Pimpra

NO PAIN, NO GAIN

Ormai febbraio è agli sgoccioli, con oggi anche il carnevale è finito, siamo proiettati come missili verso la bella stagione.

I negozi stanno facendo la muta e i colori gioiosi della primavera fanno capolino ovunque… iniziamo a renderci conto che, tra non molto, centimetri e centimetri di pelle cominceranno a saltare fuori dai vestiti…

ODDIO!

L’abbonamento alla palestra scade tra una settimana, andrà rinnovato, costi quel che costi.

La scheda uccidi-grassi diventerà la mia bibbia fino alla prima uscita in costume da bagno. Che panico. Più passano gli anni, più detesto (simbolicamente) vivere in una città di mare. Qui ci si spoglia a marzo e io, non sono preparata.

L’altro giorno ho testato sul tapis roulant  le mie nuovissime scarpette ultra leggere, dono di un collega che mi vuole tanto bene (soprattutto al benessere del mio lato b, evidentemente! 😉  ), una seduta a tutta birra che ha lasciato effetti collaterali devastanti: mi sono riempita di acido lattico che fatico a camminare!!! 😮

Ho  lavorato anche sulle braccia a rinforzare il deltoide che mi serve bello tonico quando mi diletto a far la maschia_maschia che alcune ballerine faccio fatica a portarle in giro…

Insomma, una fatica bestiale!

Che stress, non sopporto vedere il mio corpo cambiare, inflaccidirsi, prendere una morfologia che sa di vecchio/trascurato/pigro…

E quindi, per tenere duro e non mollare, ripeto a me stessa il mantra dello sportivo “NO PAIN, NO GAIN”… quando tutto il corpo mi fa male e la tentazione di tuffarmi a quattro palmenti sulle gommose e morbide diventa irresistibile…

E, a risultato ottenuto, appuntamento per la ceretta brasiliana.  Meritato riconoscimento di tutti gli sforzi, da sfoggiare con un bikini fluo, ovviamente! 😉

Amici Cari, che sia per voi tutti una ridente giornata di sole!

Pimpra

SFIDA ADOLESCENZIALE

Parlare ancora di meteo, dopo tutto quello che ci raccontano i telegiornali, non ha alcun senso. Quindi vi racconterò di come si possa convertire una situazione climatica sfavorevole, in un divertente gioco adolescenziale.

Qui a Trieste, spira, da giorni, un vento di bora pazzescamente teso (130- 140 km orari di raffica) sicchè la vita quotidiana diventa difficile da gestire. Non si può andare in scooter, o, meglio, si può, ma a proprio rischio e pericolo, non si possono stendere i panni, bisogna vestirsi “tecnici” perchè il vento si insinua in ogni dove. In una parola, una discreta rottura di scatole, per non parlare della temperatura siberiana, sotto zero di quasi 5 gradi, ma perceptiti almeno 10 di meno causa l’amata bora.

I triestini “gagliardi”, che vogliono far vedere al mondo il loro disprezzo per il pericolo, amano affrontare la forza degli elementi sulla cima del molo audace, più in cima possibile. Perchè? Presto detto: il mare, in queste condizioni, ghiaccia creando un pack che rende impossibile restare in piedi, le raffiche sollevano onde che, infrangendo sul bordo del molo inondano letteralmente di spruzzi la terraferma e chi ha l’ardire di starci. Morale: se non si vola direttamente in acqua, ci si bagna come pulcini e, come minimo, si cade malamente a terra.

La sfida dei “muloni” e di alcune “mule” triestine è quella di raggiungere la cima del  molo, farsi la foto (prova inoppugnabile dell’impresa compiuta) e, possibilmente, ritornare alla base sulle proprie gambe. In secundis, cercare di evitare la broncopolmonite, tonsilliti varie, ma quelle son cazzate…

La sottoscritta, che ha felicemente superato la barriera degli anta, si sente giovane e frizante come il vento di casa sua e ha deciso di cimentarsi nell’impresa. Ce l’ha fatta, autoscatto compreso, anche se, in verità, non ha raggiunto l’estremità del molo (ma con gli stivali di cuoio e abiti da ufficio, era onestamente una straordinaria cazzata provarci),

Tutto questo per dire che, nella vita, ci si può divertire anche con molto poco. Ci si può sentire giovani, giocando come fanno i ragazzi. Ci si può sfidare per vedere di mettere alla prova le inibizioni, le paure, la poca volontà di “muovere il sedere” per fare qualcosa di diverso.

Ecco, i miei 20 minuti di gloria personale me li sono proprio goduti ieri pomeriggio. Oggi posso coccolarmi sotto la calda copertina e sorridere tra me e me! 🙂

Amici Cari, Buon fine settimana a voi tutti!

Pimpra

PS: I triestini, notoriamente goliardici, hanno pensato anche ai nuovi residenti e ai turisti, leggete le istruzioni in caso di bora forte. Fonte: https://www.facebook.com/RegataBarcolana

fonte: https://www.facebook.com/RegataBarcolana

MASCHIA_MASCHIA

E chi l’avrebbe mai detto che, indossati abiti maschili e  scarpe senza l’amato stiletto, qualcosa si trasformasse dentro di me mentre, orgogliosa, abbracciavo la prima partner della serata illegale? Una  rossa di fuoco dal carattere fulvo e indomabile come il colore della chioma, eppure…

Come sono languide le donne, come sono dolci, come sono emozionate, morbide, profumate, docili. Abbracciarle nei miei tanghi da “maschia_maschia” principiante, costringendole a semplici camminate e qualche ocho incastonato in una salida basica, mi ha regalato emozioni davvero grandi!

E chi lo dice che l’uomo “porta” e basta, che si balla il suo tango solo chiedendo alla partner di seguirlo nel viaggio tra le note della struggente e soave musica? Niente di più lontano dalla verità. Il tango, vero, quello ballato di budella e di pancia, passa attraverso il reciproco e sublime ascolto dell’altro.

Quante emozioni mi hanno regalato le “Pupe di Pimpra” e quanta dolcezza mi hanno offerto i coraggiosi ballerini “maschi_maschi” che hanno voluto cimentarsi nella totale inversione dei ruoli? E’ stato bellissimo e istruttivo. Faticoso e bagnato, io come i ballerini, con il sudore che rigava le tempie, perchè, più del gesto fisico, è stancante pensare, proteggere, portare e, per quelli bravi, stuzzicare la ballerina con imprevedibili e sicuri movimenti, danzati nella musica.

L’arrogante divertimento (molto  maschile) che mi è preso all’idea di poterle invitare tutte, senza ritegno, perchè, in quella curiosa milonga, ero io l’uomo e loro volevano me (come tutti gli altri ballerini). Ho capito quale sete di potere prende l’uomo che può scegliere, o almeno crede di farlo, ed è stato molto piacevole vedere accontentati tutti i miei inviti, accolti, a volte con un sorriso imbarazzato o curioso, dalle donne presenti.

Ci voglio riprovare, sempre più consapevole, perchè si entra in un contatto umano davvero molto particolare e poi, diciamocelo, se è vero che alla donna “maschia” manca il necessario testosterone, è pur vero che può giocare la carta della sensibilità che ben conosce quando è dall’altra parte dell’abbraccio tanguero e, quindi, evitare i più clamorosi errori che la ballerina, di solito, male sopporta.

La vita mi riserva sempre molte sorprese e scoprirmi così piacevolmente maschia ne è uno dei più recenti esempi! 🙂

Amici Cari, il mio augurio di trascorrere una serena giornata.

Pimpra

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