DIARIO DI UNA QUARANTENA

Da quanto leggo e vedo in giro sui canali social, ognuno di noi sta sfruttando questa occasione, purtroppo decisamente tragica, per mettere in discussione se stesso, le proprie priorità indossando un modo nuovo di stare al mondo.

Mi sembra un movimento di coscienze estremamente interessante, quando non addirittura necessario.

Le giornate che nella nostra vita di prima ci sembravano sempre troppo corte, adesso che siamo chiusi in casa, paiono non finire mai e, ciò che è peggio, scorrono tutte uguali, scandite dai bollettini di guerra del virus.

Un microbo di pochi micron di spessore capace di ribaltare le vite dell’intero pianeta, se non avesse risvolti tragici di sofferenza e dolore, farebbe quasi ridere.

Ieri vi raccontavo che la quarantena mi sta portando a più assennati costumi, il primo è che non butto via i soldi dalla finestra in shopping compulsivo ma non è finita qui.

Dopo le prime due settimane di choc mi sto riprendendo alla grandissima. Chi di voi ha mai smesso di fumare sa che dopo un certo tempo, quello necessario al corpo per “riparare” i danni del fumo, tornano sapori perduti, odori, il respiro diventa più profondo, come se tutto il corpo riprendesse a fiorire. Trasponendo la metafora del fumatore, a me sta accadendo lo stesso.

Sono stata dipendente dal cibo, prima rifiutandolo, poi assumendone in quantità smodata, sono dipendente dal consumo di gommose e morbide di liquirizia, pure l’alcol, in un periodo molto doloroso della mia vita, ha bagnato le troppe lacrime che sgorgavano da me.

Il tempo cura, ma non sempre.

Poi, improvvisamente ti ritrovi in quarantena e… “Oh mio dio come farò con le mie bestiacce, con i demoni che mi accompagnano?” Questa è stata la mia prima paura, non quella di ammalarmi.

Il tempo passa e la forza dell’adattamento ha fatto il suo. Con mia enorme soddisfazione ricevo un altro grande insegnamento.

Le debolezze che ero certa di avere tatuate nel DNA non erano vere.

In questi giorni lenti, a tratti estremamente noiosi, ho trovato il punto di equilibrio, la tranquillità di fluire dentro e fuori i pensieri, belli o brutti fossero, con naturalezza, senza fretta di eliminarli. Così come arrivavano, passavano senza lasciare traccia di sé, specie dei loro effetti collaterali.

Oggi posso tranquillamente aprire la mia busta di Golia e masticarne un po’, senza finire la confezione. Mai mi è venuto il desiderio di sciacquare la preoccupazione, la frustrazione con un aperitivo. Semplicemente “sto”.

La pausa ha anche questo da insegnarci a trovare un punto di incontro tra il fuori e il dentro.

Quindi, mi diverto a cucinare. Ovviamente sono una pessima cuoca. Ad ogni clamoroso insuccesso invece di arrabbiarmi (la mia me di prima), la prendo con ironia e ci rido su.

Diciamocelo questa vita ha più senso. La sfida sarà portarla nel mondo “di fuori” senza farle perdere colore e consistenza.

VI ABBRACCIO.

Pimpra

In foto una mia creazione culinaria. Adesso potete ridere a crepapelle, siete autorizzati

PROFUMO DI ZUCCHERO CARAMELLATO

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Dicembre ha un fascino particolare, specie per le mie sensibilissime narici. Come in molte altre parti d’Italia, anche Trieste diventa teatro di numerosi mercatini natalizi, quello più triestino di tutti è, senza dubbio, quello dedicato a San Nicolò che si festeggia il 6 dicembre.

Il viale XX Settembre è, da sempre, il luogo deputato ad accogliere le variopinte bancarelle che offrono dai più classici gadget natalizi auna variegata offerta di supercazzole. Trieste, a differenza di altre città italiane, si è sempre distinta, a mio modesto parere, per l’offerta decisamente “ruspante” di merci, molto lontana che so, dalla raffinatezza dei mercatini natalizi dell’Alto Adige, tanto per citarne alcuni.

Qui siamo così, non particolarmente raffinati, ci piacciono le cose semplici, ci piace ingolfarci di porchetta, riempirci la pancia di gommose e morbide che girano tutta l’Italia, messe bene in mostra, senza protezioni, e riempendosi di tutte le possibili polveri sottili presenti in ogni città che si rispetti, così per dire…

Eppure, nonostante non si facciano affari, anche se annunciati a colpi di improbabili “offerte”, per tutte le generazioni di triestini, un passaggio in Viale a vedere le bancarelle, è imprescindibile tappa dei primi di dicembre.

L’odore dolce dello zucchero caramellato che incolla e trattiene noccioline, mandorle dei croccanti che vengono acquistati a barre, pesantissime e vendute a peso d’oro, si mescola a scie odorose di cipolla che serve da farcitura ai paninazzi Romagnoli, serviti con la porchetta.

A noi ci piace, ci piace da matti la combo paninazzo/birretta e ciambella fritta, piuttosto che zucchero filato, o croccante. Siamo e restiamo bambini, ammaliati dai colori sintetici delle baracchine, la nostra curiosità si perpetua di anno in anno a cercare quell’articolo o quella specialità culinaria che, ancora, mancava nel nostro palmaresse di assaggi/acquisti. Ma ogni anno lo spettacolo è uguale e noi facciamo finta di stupirci come la prima volta.

La mia testa adulta è da tanto, tanto tempo che ha realizzato la fregatura di questo ambaradan prenatalizio e non mi viene in mente di razzolare al freddo per le bancarelle cercando introvabili rarità, ma, il mio naso, lui sì, è sempre molto sensibile al richiamo profumato e stonato delle bancarelle.

Ogni anno che passa, mi riporta ai miei anni verdi quando, monete alla mano, riempivo il mio sacchetto di colorate gommose e morbide, di lunghissime striscie di liquirizia e, felice, mi aggiravo nello stretto corridoio di passaggio tra un venditore e l’altro, facendomi largo a suon di spinte, perchè io dovevo vedere, scoprire, emozionarmi davanti a tutto quello che mi sembrava un bendiddio!

Pimpra

IMAGE CREDIT: Luca Marsi

USCIRE DALLE DIPENDENZE. VERY PROUD OF ME

 

caramella

Un anno.

365 giorni.

8 765,81277 ore.

525 948,766 minuti.

Un anno senza mai mettere sotto i denti la più confortevole, rilassante, divertita, infantile consistenza che conosca.

E’ passato esattamente un anno dall’ultima gommosa e morbida. Dall’ultima carezza al palato di una liquirizia o dall’abbraccio appiccicoso di uno stick alla coca-cola.

Un anno senza di voi. Il primo anno.

Non è stato facile, specie all’inizio. Tremavo quando vi avevo davanti e tutta me voleva mettere mano sul bottino gommoso.

Invece ce l’ho fatta. Adesso non mi mancate più. Guardo divertita i vostri improbabili colori di chimica accesa, le confezioni ghiotte che vi contengono e no, oggi, non sento più il vostro canto di sirene.

Eppure, so di non essere “salva”. So di non potere abbassare la guardia, perchè, alla prima che metto in bocca, se ne infilerebbero subito tantissime altre e la magia sarebbe finita.

Uscire da una dipendenza non è mai conclusivo, non è mai definitivo. Lei è sempre lì a guardare, pronta a fare un balzo e a riprendersi te, la tua volontà e la tua determinazione.

E’ passato un anno e mi sento molto bene. E continuo ad avere paura, di ricaderci, di non avere la forza di smettere.

Forse, solo così, resterò lontano da voi.

… è passato un anno ed io sono “very proud of me!”

STICAZZI!

🙂

Pimpra

 

 

DIPENDENZE

L’estate è scivolata tra le mani, calda e piacevole, ricca di esperienze, di stimoli, di un bel viaggio, di buone sensazioni.

L’autunno alle porte,  come sempre mi porta a progettare le attività invernali. E’ più forte di me, mi piace immaginare le cose e poi cercare di farle.

Tra le tante idee che mi sono venute c’è anche quella di iniziare a nutrirmi in modo sano. Non facile per una testa matta come me, capace di pranzare a gommose e morbide ma a rifiutare la pasta che fa ingrassare!

Anche la “dieta” è uno dei miei progetti, condiviso con un amico, perchè se le cose le fai in compagnia ti aiuti. Così è stato, 2 settimane di attacco, poi il mantenimento e se necessario altre due settimane. Insieme ha funzionato, i momenti di crisi li abbiamo affrontati facendoci coraggio e supportandoci, dicendoci “E che sarà mai? Due settimane! Immaginiamo di correre la maratona, non vogliamo mica abbandonare al 30 km?”, insomma, è stato un successo e adesso continuiamo a “fare i bravi”.

DIPENDENZE:

il periodo di Ramadan mi ha messo davanti a un sacco di dipendenze che avevo e di cui nemmeno mi rendevo conto. Non si tratta solo di cibo, ma di un costante “lasciarsi andare” perchè poco o affatto attenti in ciò che si sta facendo, dal mettere in bocca qualcosa, al viversi una situazione.

In buona sostanza è come se, tabella alla mano – lunedì a pranzo questo, a cena quello ecc., mi servisse ritrovare una rotta che ha trasceso il mero fatto fisico, entrando anche nella vita di ogni giorno.

Il risultato: ho messo ordine in casa, mi sforzo per cercare di non mangiare sempre le stesse cose, sto attenta a quello che  mi circonda, mi sento in profonda armonia con l’esistente.

Un bel risultato, specie se ottenuto in pochissimo tempo.

Quindi, per concludere, suggerisco a chi vuole godere appieno della vita di… “stare sul pezzo”, le dipendenze che ci portano via (e ognuno conosce le proprie) fanno perdere di vista ciò che veramente è.

Amici Cari, che sia una bella settimana per tutti!

Pimpra

NO PAIN, NO GAIN

Ormai febbraio è agli sgoccioli, con oggi anche il carnevale è finito, siamo proiettati come missili verso la bella stagione.

I negozi stanno facendo la muta e i colori gioiosi della primavera fanno capolino ovunque… iniziamo a renderci conto che, tra non molto, centimetri e centimetri di pelle cominceranno a saltare fuori dai vestiti…

ODDIO!

L’abbonamento alla palestra scade tra una settimana, andrà rinnovato, costi quel che costi.

La scheda uccidi-grassi diventerà la mia bibbia fino alla prima uscita in costume da bagno. Che panico. Più passano gli anni, più detesto (simbolicamente) vivere in una città di mare. Qui ci si spoglia a marzo e io, non sono preparata.

L’altro giorno ho testato sul tapis roulant  le mie nuovissime scarpette ultra leggere, dono di un collega che mi vuole tanto bene (soprattutto al benessere del mio lato b, evidentemente! 😉  ), una seduta a tutta birra che ha lasciato effetti collaterali devastanti: mi sono riempita di acido lattico che fatico a camminare!!! 😮

Ho  lavorato anche sulle braccia a rinforzare il deltoide che mi serve bello tonico quando mi diletto a far la maschia_maschia che alcune ballerine faccio fatica a portarle in giro…

Insomma, una fatica bestiale!

Che stress, non sopporto vedere il mio corpo cambiare, inflaccidirsi, prendere una morfologia che sa di vecchio/trascurato/pigro…

E quindi, per tenere duro e non mollare, ripeto a me stessa il mantra dello sportivo “NO PAIN, NO GAIN”… quando tutto il corpo mi fa male e la tentazione di tuffarmi a quattro palmenti sulle gommose e morbide diventa irresistibile…

E, a risultato ottenuto, appuntamento per la ceretta brasiliana.  Meritato riconoscimento di tutti gli sforzi, da sfoggiare con un bikini fluo, ovviamente! 😉

Amici Cari, che sia per voi tutti una ridente giornata di sole!

Pimpra

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