PRIMI PASSI: andare a lezione

Nella mia memoria, andare al corso di tango, è sempre stato un momento di gioia, l’occasione per una boccata di ossigeno dai fastidi della vita quotidiana.

Ricordo anche di aver fatto le peggio litigate con il mio partner di allora, quando, né lui né io, eravamo capaci di riprodurre i movimenti e ci accusavamo a vicenda.

Sono passati molti anni da quei primi esordi ma il piacere che mi regala la lezione, resta intatto.

Anche in questo periodo ne frequento una e sono ripartita da zero, dal corso principianti che, quando si è principianti assoluti, non si vede l’ora di superare, che invece si apprezza quando si ha molta storia di ballo sui piedi.

Ri-parto perché studio da uomo. Mai potei fare scelta migliore.

Osservando i miei compagnucci/e, mi rendo conto che quando si è proprio debuttanti, le lezioni di tango non si sanno “usare” al meglio.

Mi permetto quindi di dare qualche suggerimento a tutti gli Amici che hanno da pochissimo iniziato questo meraviglioso viaggio.

Come precedentemente scritto qui, c’è sempre una distinzione di atteggiamento tra chi frequenta il corso “al cazzeggio” e chi, invece, è seriamente desideroso di imparare.

Credo che i seguenti punti però, possano valere per entrambi:

  • LASCIA IL CERVELLO A CASA: ok scritto così è estremo ma l’idea è che la mente deve essere sgombra dai pensieri pesanti della giornata lavorativa/familiare/ecc. perché solo facendo spazio tra i pensieri, capirò quanto i Maestri mi insegnano
  • VIVI LA DIMENSIONE GIOCOSA del corso: questo non vuol dire prenderla sottogamba o senza metterci impegno, significa che, se predisponiamo il nostro animo nella modalità del gioco, tutte le difficoltà che incontreremo, sembreranno meno difficili.
  • IL PARTNER E’ IN DIFFICOLTÀ COME TE: le coppie nella vita, in particolare, devono prestare attenzione a questo punto. Il tango non diventi il campo di battaglia di tutti i conflitti. Quelli (il tango sicuramente li fa affiorare) risolveteli a casa, parlando.
    Ogni allievo/a affronta un indice di complessità notevole, specie da principiante assoluto, quando deve condividere con il partner i movimenti richiesti. Ricordatevi che CONDIVIDERE non è affatto banale.
  • FATE DOMANDE: anche se tutti intorno a voi riescono (almeno così vi sembra), non cadete nella frustrazione e… chiedete. Fatevi spiegare i motivi per cui vi siete incartati come singolo o come coppia. Chiedete e vi sarà dato.
  • ESERCITATEVI: provate i movimenti più che potete. Inizierete a “ballare” quando il corpo li riprodurrà senza che voi ci pensiate su. Ci vuole molta costanza, pazienza e umiltà.
  • NON ABBIATE FRETTA: è impensabile che possiate ballare a livello di chi ha molti ma molti più KM di voi nelle gambe. Non illudetevi di poter scimmiottare grossolanamente i passi che vi piacciono, le combinazioni che vedete interpretare dai tangueros più esperti. Ci vuole tempo, pazienza, e un quantitativo di esercizio che non finisce mai.
  • I FONDAMENTALI: ciò che i vostri Maestri scriveranno nella vostra mappa genetica di futuri ballerini, vi accompagnerà per tutta la “carriera”. Lasciateli lavorare, se dicono che non siete pronti per il corso successivo, ripetete quello principiante (magari vi offriranno un piccolo sconto). L’umiltà di affidarsi al giudizio di chi sa, vi mette al riparo da figure barbine che fanno – sempre – i/le presuntuosi, quelli che “si credono” arrivati ma che, in realtà, non sono mai partiti. Le BASI sono FONDAMENTALI. Costruitele bene e poi TUTTO verrà in modo fluido, naturale, piacevolissimo, divertente, fantastico.

Mi fermo qui.

Pimpra, del corso principianti, vi saluta!

🙂

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TANGO ARGENTINO. INDIPENDENZA E FIDUCIA.

Dopo pochissime lezioni da leader, si sta aprendo un mondo.

Sto ritrovando la gioia e la freschezza di imparare che mi hanno accompagnato per anni nello studio del mio ruolo naturale di follower, arricchendo il mio bagaglio personale non solo di stimoli e di nuove sfide, ma di una riflessione più ampia sul tango stesso.

La santa ballerina che si è gentilmente offerta di accompagnarmi in questa nuova avventura, non solo mi aiuta a proporre meglio le marche maschili, ma accetta di seguirmi nei guizzi creativi, assolutamente prematuri e incontrollati, che mi escono nel corpo e che le offro a uno stato assolutamente grezzo.

Siamo seguite da due maestri estremamente generosi che si prestano con grande altruismo ad aiutarmi, quale leader in erba, ad uscire dai gineprai in cui vado a cacciarmi da neofita quale sono.

Ieri sera mi è accaduta una cosa speciale: mentre praticavo i movimenti di noi cuccioli, non potendo fare a meno di ascoltare la musica di sottofondo, mi sono trovata – senza sapere nemmeno io il perché – a voler fare un movimento “così” che ci stava troppo bene con quello che stavo ascoltando e il mio corpo ha preso quella forma. La mia paziente ballerina ha provato a seguirmi in qualche modo ma, ovviamente, non riuscivo a proporle quel passo in modo corretto.

Chiamo l’insegnante chiedendo se trovarmi così, con i piedi in quel modo e l’abbraccio in quella forma, era una cosa fattibile oppure semplicemente un mio delirio fisico.

La risposta è stata positiva, che la dama potevo portarla a fare il passo semplicemente chiedendole un pivot per metterla nella direzione giusta. Detto fatto, il movimento che il mio corpo aveva in mente è diventato un movimento, un passo per la coppia.

La mia gioia, non potete immaginare.

Lezione dopo lezione, passettino dopo passettino, inizio a capire cosa succede nella coppia, apprezzo la connessione, comincio ad avere consapevolezza degli errori che faccio quando marco sbagliato, riprovo e, dulcis in fundo, mi trovo a proporre cose senza saperlo, solo perché il mio corpo va lì in quel modo e la donna – incredibile! – capisce e segue.

Sento una libertà interiore e una creatività che mi travolgono, ma resto umile. Come è giusto e doveroso sia. (rido).

Alla follower viene offerta una proposta (marca) che, pur chiedendo un viaggio (il passo) che porta in una direzione (la creazione di un movimento, una “figura”), è lasciata libera nella scelta del “mezzo di trasporto” (interpretazione fisica della donna, adornos, come si muove).

L’importante è arrivare a destinazione all’ora prevista, non prima, non dopo (timing di coppia), senza disturbare in alcun modo il conducente (il leader).

La follower vive una grande indipendenza.

Sceglie come eseguire la proposta essendo capace di “viaggiare in autonomia” ovvero: non chiede aiuto a lui in termini di sostegno, supporto, cura, sicurezza, e tutto il corollario di cose che già sappiamo ma che spesso mettiamo da parte.

Per godere entrambi di questa nostra indipendenza dobbiamo buttarci in uno studio “matto e forsennatissimo”.

Tecnica base come se non ci fosse un domani. Gestire il corpo sui tacchi, per bassi che possano essere, non è così “naturale”, semplice come ci piace pensare, non lo è affatto.

Il secondo importantissimo elemento è dare fiducia al leader.

Se non la concediamo, il corpo, che non mente mai! – ricordiamocelo!, lo comunica immediatamente. Il risultato finale è un tango meno interessante per entrambi, meno empatico, meno connesso e pure molto meno creativo! E non lamentiamoci poi se i leader sono noiosi! 🙂

Il percorso appena iniziato nel ruolo opposto mi sta dando tante di quelle lezioni per il mio ruolo naturale di ballerina che, ogni volta, ne rimango sorpresa.

Al momento porto a casa questi insegnamenti:

  • se decido di ballare il tango, non posso fingere. Tutto ciò che sento e che penso del mio partner di ballo in quella tanda, i miei stati emotivi,il mio corpo li racconta senza finzione quindi…
  • ballare da leader è molto più difficile di quanto non avessi mai potuto immaginare
  • ballare – bene- da follower è un durissimo lavoro. E’ richiesta ferrea disciplina e costanza nello studio della tecnica di base, è opportuno mantenere apertura mentale e di coscienza verso l’altro. Ascoltarlo senza pregiudizi, con curiosità e rispetto.
  • il punto sopra vale anche per il leader 😉

Per adesso è tutto, ballo e chiudo!

Pimpra

PS: poi, diciamocelo, essere indipendenti e concedere fiducia all’altro sono le due pietre miliari per far funzionare una coppia anche nella vita…

LA POETICA DEL GAMBERO. T’AMO TANGO.

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Sono sempre più convinta che le attività fisiche, siano esse sportive o più marcatamente di taglio artistico, forgino il carattere.

Fare sport, farne tanto e farlo bene, dovrebbe essere obbligatorio per tutti i giovani, per insegnare loro il significato di sacrificio, pazienza, determinazione, ambizione, desiderio e piacere di spostare il proprio limite, l’accettazione delle sconfitte, l’obbligo a non mollare a continuare a provarci, sempre.

Il tango argentino, benché lo comprenda nelle attività di taglio creativo/artistico che si fanno con il corpo, segue gli stessi dettami dello sport, ma con un ingrediente in più: il piacere metafisico che  essere mezzo materiale per esprimere creatività, aggiunge una marcia in più alle naturali endorfine generate con il movimento.

Dopo più di due lustri di tango, ieri a lezione di tecnica femminile. Perché c’è sempre da imparare, sempre da perfezionare, sempre da limare il difetto, da esaltare il pregio.

Con le amiche di lungo corso tanguero si commentava che, come accade dopo ogni lezione o stage, si tocca con mano la ferita più profonda: è necessario lavorare costantemente sui fondamentali.

L’ABC. L’alfabeto tanguero, i movimenti che sono la base e la radice di tutto.

Gli anni trascorsi nelle sale da milonga hanno insegnato, se non altro, a percepire meglio il proprio corpo che, se ben indirizzato dalla correzione del maestro, può essere reimpostato.

Il problema odierno, forse, è che abbiamo tutti tanta fretta di imparare e frenesia di ballare, concedendoci minor tempo per introiettare, in profondità, gli elementi basici che saranno, comunque, la firma unica del nostro tango adulto.

Se potessi, bramerei di massacrare la mia autostima di ballerina, con un’ora (spietata) di tecnica femminile alla settimana, dove passare allo scanner e al rasoio il mio corpo, il movimento che produco, le linee che creo per lavorarci su e migliorare e crescere e crescere ancora…

Ricordo il mio primo passaggio in quel di BSAS, le ore trascorse a scuola a smontare ogni pezzo di me, ogni mia certezza per ricostruire da zero. Dalle basi, dall’abc. Ed è ancora nella mia memoria la frustrazione provata al ritorno da quell’esperienza dove, mi sembrava che la sola cosa che avessi capito era che, dovevo ripartire dall’inizio.

Ed è sempre così, ad ogni lezione, ad ogni passaggio allo scanner dello sguardo di un maestro esperto che segnala, suggerisce, corregge e, almeno a me, motiva tantissimo.

E quindi, via andare con camminata, radicamento, utilizzo dei piedi/pianta/dita, e prendi l’energia da giù e portala su, e sii maschile sotto, femminile sopra, e rilassa e sii reattiva, morbida, fluida. Ah sì, visto che ci sei, prova a colorare di femminilità, dai la tua marca unica, esprimi il tuo cuore.

Ogni volta una morte, ogni volta una rinascita.

Poetica del gambero. Poetica del tango.

Pimpra

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