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DI TANTO IN TANGO: dalla parte di lui. Riletture e considerazioni del Pimpro

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Il viaggio continua, avventuroso e stimolante nell’universo “maschio” del mio rinnovato abbraccio tanguero.

Ogni lezione è una scoperta, come il cucciolo di gatto che piano piano si stacca dalla madre e va ad esplorare il mondo.

Anche io, messi per una volta da parte i tacchi, comincio piano piano ad esplorare il mio tango, da un nuovo punto di vista.

A lezione, tra gli altri me maschi, ammetto che sono una spanna sopra. Gli amici mi dicono che è ovvio, perché ballo da anni e ho introiettato una serie di informazioni che mi tornano utili anche dall’altro lato. Sicuramente, in parte, è così ma…

COSA FA LA DIFFERENZA TRA UNA DONNA LEADER E UN UOMO LEADER.

La prima parola magica: l’ASCOLTO, la CONNESSIONE, la RICERCA del corpo dell’altro con l’intenzione di comprenderne i messaggi.

Attenzione, non dico che i leader naturali non lo facciano, anzi!, ma ci arrivano più tardi di una donna che balla da uomo.

E’ ovvio: siamo abituate a farlo quando siamo dalla “parte giusta” dell’abbraccio.

LA MAGIA.

Credo che, noi tutti, dai rodati ai principianti, a volte dimentichiamo di soffermarci su quella speciale magia che OGNI singolo abbraccio è capace di regalarci. Inizia quasi sempre così, anche se, da donna me ne accorgo perfettamente, può partire da una certa ruvidità.

Ruvido è chi non si affida, chi non si apre, chi non si dà. E, in questo movimento, uomini e donne viaggiano alla pari. Bisogna aprire quella speciale porticina che ci presenta all’altro e che accetta l’altro.

Un esempio.

Caratterialmente sarò un leader “impetuoso”, volitivo, allegro e scherzoso ma pure intenso e denso. Probabilmente la ballerina più idonea a queste caratteristiche dovrebbe avere anch’essa una dimensione umorale/fisica/caratteriale che, in qualche modo, possa corrispondere. Immagino D’Arienzo, Rodriguez, e, perché no, l’amato Pugliese ballati a strapparsi i capelli dal piacere. Piacere, per una leader femmina, di poter danzare, quindi proporre l’ascolto musicale, secondo il suo personalissimo “sentire”.

Lo schema avanzato ma nel quale già mi proietto mentalmente è quello di creare dialogo con la mia partner, diversamente, con il carattere che mi ritrovo, sarebbe solo IMPOSIZIONE, “tango-galera”, “si fa come dico io”.

E qui, vorrei aprire una parentesi e un confronto con voi, se vi fa piacere.

In pista vedo spesso danzatori assolutamente “estetici”, belli da vedere, eleganti, chic insomma quelli che rubano lo sguardo. E li guardo, estatica, perché mi piace trovare la bellezza, ovunque essa sia.

Continuo l’osservazione e, nello scorrere del brano, la bellezza che mi aveva colpito all’inizio, si trasforma in pietra gelida. Mi chiedo perché. Continuo ad osservare e la riposta arriva: si balla per essere belli, ma ognuno per sè, l’uomo balla imponendo movimenti alla sua partner senza per questo entrare mai in contatto con lei (il che sembra una grande assurdità dal momento che, chi più chi meno, ma tutti si abbracciano!).

Voilà. Appare evidente che quella porticina dove dietro trovano rifugio le EMOZIONI resta chiusa, in favore di una “maschera” formale estetica che epura, raffredda e rende assolutamente neutra la dimensione animistica del tango argentino.

Allora, sai che c’è, evviva chi balla un po’ (e sottolineo po’) sporco, ma caldo, accogliente, passionale e divertito. Evviva chi sbaglia e poi ride. Evviva chi, nel silenzio di un movimento sa sussurrare all’altro “Ehi, io farei così, ti va di farlo insieme? O hai un’idea migliore?”

Ci dovrò lavorare tanto, anzi tantissimo, ma è lì, in questo dialogo virtuoso che voglio arrivare.

Pimpro

 

 

 

 

 

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MEMORIES

Videocamera

Sono una pessima videomaker, purtroppo, e il mezzo a video non stimola affatto la mia creatività.

Fortunatamente, nel mio passato recente, una videocamera è passata per le mani. Ne  sono usciti i più brutti video mai visti, chissenefrega, sono i miei ricordi tatuati su pixel digitali.

Un fine settimana da non ricordare, sciatta casalinga, per di più in totale solitudine e consapevolezza che, fuori, il mondo si stava divertendo.

Oltre la scopa, gli stracci, l’aspirapolvere mi sono passati tra le mani libri, fotografie e… video.

Quante cose ho visto di me che, al tempo, non sapevo di avere. Com’ero “bimba”, un abbozzo di donna, cicciottella, con le spalle larghissime, i dentoni separati, i soliti capelli raccolti in una coda.

I primi passi di tango, le coreografie esibite senza pudore, anzi, con la gioia di buttarsi in una nuova avventura. E i viaggi, le vacanze, gli amici.

Quanto tempo è passato in così poco tempo. Quanta me. Quanto sono cambiata, quanto sono diversa, quanto mi piaccio di più, oggi, di allora.

E così, tra un ricordo, una risata  e una lacrimuccia, anche il fine settimana è andato.

Pimpra

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