INSEGNANTI, MAESTRI, ALLIEVI E TANGO ARGENTINO

L’odioso virus ha colonizzato tutti gli ambiti della nostra vita lasciandoci pochissimo margine di azione e di libertà di essere e di fare come e ciò che vorremmo.

L’essere umano è nato per adattarsi e così sia, sebbene con le ossa rotte e l’umore a terra, stiamo tutti imparando a vivere di nuovo in modo diverso.

Il mondo del tango è tra quelli più colpiti dai nuovi divieti legati alla pandemia. Dopo lo choc iniziale di vedermi costretta ad appendere le scarpette al chiodo, ho sfruttato il periodo per riflettere su alcuni aspetti.

Ripensavo a quanti maestri ho incontrato nei miei anni di studio. Tanti, sicuramente, ricordo gli stage seguiti con professionisti famosissimi, gli innumerevoli corsi, le lezioni private che ho frequentato.

La distanza obbligata a cui la situazione contingente mi costringe, ha fatto luce su un criterio che, in precedenza, nella scelta di percorsi/corsi/stage, non avevo valutato con sufficiente attenzione.

Immagino il maestro come colui che ducit et docet, mi aspetto che egli/ella oltre alla competenza di materia che – ovviamente – gli riconosco, ci metta un ingrediente in più.

Per me il maestro vuole essere generoso del suo sapere, poiché il suo successo passa attraverso il percorso di crescita del suo allievo.

Ho quindi ripercorso tutti gli anni in cui ho studiato, rendendomi conto che tante volte ho incontrato insegnanti che fingevano di essere maestri poiché il dono che facevano del loro sapere arrivava solo fino ad un certo punto.

Insegnare una materia come la danza ha evidentemente mille sfumature, ma resto della mia idea che insegnare, richieda in primis generosità. Si fa dono di se stessi, del proprio percorso, della propria esperienza all’allievo che, a sua volta, evidentemente, elaborerà con i suoi strumenti e le sue capacità, quanto ricevuto.

Mentalmente ho risposto all’obiezione che più volte ho sentito ribattere, ovvero “io non posso/non voglio plasmare a mia immagine e somiglianza l’allievo”. E su questo sono d’accordo ma, senza imporre la mia visione del mondo come unica e assoluta, ciò non vieta all’insegnante di aprire la sua valigia di esperienza e di condividerla.

Questo maledetto periodo, alla fine, qualcosa mi ha insegnato: adesso so chi andare a cercare.

Pimpra

Riscrivere il significato di “Comunità tanguera”

Le buone notizie stanno arrivando, pare che la pandemia sia entrata nella curva decrementale, ci si ammala di meno e – fortunatamente – in modo meno grave.

Dal 3 giugno, finalmente, saremo liberi di muoverci nel nostro paese e, con qualche difficoltà che verrà presto risolta – mi auguro, anche verso il resto del mondo.

Le attività stanno tutte riaprendo e, ne sono certa, anche per quanto concerne le danze di coppia, verranno proposte soluzioni a breve e… torneremo in pista.

Questo sciagurato periodo, ahimè, ha mostrato degli aspetti della comunità tanguera che mi hanno fatto molto riflettere.

La politica portata nel tango, il pensiero critico verso le soluzioni messe in atto dai governi, lo scagliarsi gli uni contro gli altri in dibattiti on line relativamente la gravità della situazione, mi hanno colpito profondamente.

Dopo l’ultimo post che ho scritto, qui, e le numerose bordate personali che ho ricevuto (si sa che i leoni da tastiera sono sempre vigili e pronti a sferrare attacchi), desidero chiarire la mia posizione e invitarvi a un dialogo costruttivo, leale e scevro da offese gratuite e poco utili al dibattito.

Credo fermamente che la comunità tanguera debba riscrivere se stessa.

Prima era tutto semplice, ognuno sceglieva “il suo mondo” ideale dove portare la sua danza: gli amanti del tango milonguero nei loro circuiti, così come i maratoneti i loro weekend, andavamo ai Festival, alle milonghe, agli stages e chi più ne ha più ne metta.

Poi, come se un colpo di spugna avesse cancellato la lavagna, ci ritroviamo con le scarpette in mano ad aspettare che ne sarà di noi, della nostra voglia, del nostro bisogno di incontrarci e ballare.

Non sarà più come prima, temo.

Dobbiamo ancora capire se, come, quando, in che modo potremo riprendere ma, ciò che a me preme massimamente, è il modo in cui entreremo in relazione.

Vi propongo la mia personalissima visione.

Chi mi conosce da anni lo sa. La mia vita è impostata sul concetto “LOVE AND PEACE” e “VIVI E LASCIA VIVERE”.

Agire nella propria vita la LIBERTA’ significa, innanzitutto, rispettare quella dell’altro.

Vivere in una società civile, significa avere rispetto delle sue regole. [Questa frase è dedicata a coloro che non hanno saputo/voluto leggere con gli occhiali giusti, l’ultima frase del post precedente, una iperbole provocatoria ].

Fatta questa premessa, il mio mondo tanguero ideale rappresenta in assoluto il concetto più bello di “COMUNITA’ ” .

Partiamo dall’assunto che “(…) Come notava Z. Bauman, “oggi la comunità è considerata e ricercata come un riparo dalle maree montanti della turbolenza globale, maree originate di norma in luoghi remoti che nessuna località può controllare in prima persona” (2001, p. 138). Citazione da Treccani qui.

Riprendiamo il concetto di “riparo dalle maree montanti della turbolenza globale” e chiediamoci quanto il tango come comunità può fare per essere riparo, specie dopo questa pandemia.

La prima riflessione dovremmo portarla all’interni di noi stessi, chiedendoci quanto siamo disposti a dare e quali rinunce accettare affinché la comunità risorga come riparo, porto, isola felice.

Saremo capaci di bandire i giudizi che abbiamo sempre a fior di labbra su ogni cosa riguardi il tango, giudizi che – purtroppo – sono animati da critica feroce più che da spunto di riflessione e dialogo costruttivo?

Saremo capaci di essere meno egoisti? Di gioire se i nostri amici di altri paesi nel mondo danzeranno prima di noi? O inveiremo contro questo nostro stato assassino che tarpa le ali ai nostri desideri?

Personalmente ho pensato molto in questo periodo, rivalutato mille pensieri, rivisto scelte.

Oggi posso affermare di essere una persona fortunata ad avere questa passione e di poterla condividere con voi, con tutta la gioia, l’apertura mentale, la curiosità e il rispetto possibili.

Spero che anche per voi possa essere lo stesso, in libertà, senza bandiere, senza confini, senza colori, uniti dal quel “CUM” latino che ci porta “INSIEME”.

Buon nuovo inizio, Amici miei

PIMPRA

TANGO E TECNOLOGIA

Ormai ho perso il conto dei giorni, stare a casa ovatta il senso del tempo. Mi accorgo dello scandire delle giornate osservando il piumaggio di foglie del carpino che domina il giardino. E’ lui che funge da calendario.

Come molti di noi, lavoro da casa e, se possibile, sono più iperconnessa di prima. Nel carosello di pixel che fiammeggiano quotidianamente dinnazi ai miei occhi, sto notando un grande cambiamento “adattativo” riservato a noi, i “droGatti” tangueros.

Molti professionisti (e non) si sono affacciati alle piattaforme virtuali per continuare a mantenere vivo il rapporto con i loro allievi e, perché no, non perdere completamente la fonte del loro reddito.

Una delle piattaforme che vanno per la maggiore è Zoom, ma sicuramente ve ne sono altre di validissime.

Personalmente non mi sono ancora mai iscritta a uno di questi webinair, ma conto di farlo prima o poi. So di molti amici che seguono lezioni di ogni tipo in modalità on line, da quelle più tipicamente “intellettuali”, i classici corsi di formazione per capirci, a vere e proprie lezioni che implicano il corpo.

Ecco che mi chiedo come cambierà il mondo tanguero, anche alla luce di queste possibilità offerte dalla tecnologia moderna.

Facendo un salto nel passato, ripenso ai miei esordi a metà del 2000, ricordo perfettamente come molti tangueros dell’epoca facevano indigestione di video di esibizioni per carpire i movimenti dei professionisti. Poi si presentavano in pista e usavano l’inconsapevole ballerina/o quale strumento di verifica dei loro progressi. Inutile dire che per il 90% di loro gli effetti erano nefasti.

Ma torniamo ad oggi, come cambia, se cambia, la didattica on line? Il fatto che io veda il mio maestro effettuare dei movimenti, spiegarmeli, mi permette comunque di apprendere? Il maestro, via etere, ha la possibilità di osservare i movimenti degli allievi e di offrire le sue correzioni?

Oppure le lezioni on line poggiano piuttosto sulla condivisione con l’aula di esercizi che vengono dettagliatamente spiegati alla classe che poi, in autonomia, li riproduce?

Si possono fare domande? I maestri interagiscono o il rapporto è “one to many“?

Non nascondo che questa possibilità di apprendimento, non solo mi incuriosisce, ma mi pare un’ottima ancora di salvataggio sia per i professionisti, gravemente privati della possibilità di lavorare, sia per gli allievi che si sentono mancare i loro punti di riferimento.

Ancora, come si può rendere questo strumento il più efficace possibile, in modo che, una volta l’emergenza risolta (accadrà prima o poi!), non ci si ritrovi in pista completamente a digiuno dei movimenti, con tutti i nostri punti deboli in esaltazione?

La domanda è rivolta sia ai maestri che avranno il piacere di rispondere, sia agli allievi che hanno esperienza del metodo.

Ad ogni buon conto e a prescindere da tutto, apprezzo la voglia di trovare soluzioni, di reagire a una situazione drammatica, all’arte di arrangiarsi che, messe insieme, ci faranno rialzare la testa e riprendere le nostre vite.

VI ABBRACCIO.

Pimpra

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TANGO POST COVID. COME SAREMO?

Ho cercato in tutti i modi di distogliere la mente dall’amato tango confinandolo nel silenzio di questo tempo di epidemia.

Silenzio di abbracci e di socialità di pelle, vivo e vibrante in modalità virtuale, anche se non è la stessa cosa.

Dopo uno stop così prolungato ci riaffacceremo al nostro bel mondo in modo diverso, cambiati nel corpo e nello spirito.

Forse il corpo sarà facile da riportare a regime, riprendendo i movimenti a lungo rimasti addormentati. Come molti, anche io ho cercato di tenermi in esercizio, inserendo nella mia routine di allenamento standard anche degli esercizi utili a mantenere certe flessuosità.

Ma ballare è altro, studiare in coppia è altro, immergersi completamente è altro.

Si fa come si può e quanto si riesce, l’arte di arrangiarsi.

L’aspetto post epidemia che più mi interessa indagare è come saremo noi, la comunità di danzatori che si incontra di nuovo.

La comunità tanguera ha salutato amici che hanno perso la vita contro il virus, altri che- fortunatamente- ne sono usciti. Sono tutte ferite che lasciano un segno profondo.

Penso a me, a quanto vengo presa da una sorda malinconia nonappena le note di un tango qualsiasi lambiscono le mie orecchie, fa quasi male sentirle, di quel dolore ancestrale del distacco, come un amato da cui ci si separa senza volerlo.

Penso alla fiducia, all’abbraccio che verrà, se sarà scevro di paura, e sarò capace di abbandonarmi come prima.

Immagino ci saranno nuove regole da seguire e che l’autorizzazione di riaprire le milonghe tarderà ad arrivare.

Di sicuro tutto questo servirà a non dare per scontate tante cose, credo che la prima milonga in cui rimetterò piede avrà la sacralità di un momento specialissimo, di quelli da ricordare.

Saremo gli stessi tangueros di prima? Torneremo più vergini nei pensieri? Avremo più desiderio e questo sarà rivolto alla conoscenza e all’apertura verso l’altro?

Spero di sì.

Mi auguro che lo stop forzato a cui siamo stati costretti ci renda migliori mentre poseremo uno sguardo gentile su chi avremo davanti, indossando l’abito della festa felici di ritrovarci ancora.

Pimpra

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PRIMI PASSI: andare a lezione

Nella mia memoria, andare al corso di tango, è sempre stato un momento di gioia, l’occasione per una boccata di ossigeno dai fastidi della vita quotidiana.

Ricordo anche di aver fatto le peggio litigate con il mio partner di allora, quando, né lui né io, eravamo capaci di riprodurre i movimenti e ci accusavamo a vicenda.

Sono passati molti anni da quei primi esordi ma il piacere che mi regala la lezione, resta intatto.

Anche in questo periodo ne frequento una e sono ripartita da zero, dal corso principianti che, quando si è principianti assoluti, non si vede l’ora di superare, che invece si apprezza quando si ha molta storia di ballo sui piedi.

Ri-parto perché studio da uomo. Mai potei fare scelta migliore.

Osservando i miei compagnucci/e, mi rendo conto che quando si è proprio debuttanti, le lezioni di tango non si sanno “usare” al meglio.

Mi permetto quindi di dare qualche suggerimento a tutti gli Amici che hanno da pochissimo iniziato questo meraviglioso viaggio.

Come precedentemente scritto qui, c’è sempre una distinzione di atteggiamento tra chi frequenta il corso “al cazzeggio” e chi, invece, è seriamente desideroso di imparare.

Credo che i seguenti punti però, possano valere per entrambi:

  • LASCIA IL CERVELLO A CASA: ok scritto così è estremo ma l’idea è che la mente deve essere sgombra dai pensieri pesanti della giornata lavorativa/familiare/ecc. perché solo facendo spazio tra i pensieri, capirò quanto i Maestri mi insegnano
  • VIVI LA DIMENSIONE GIOCOSA del corso: questo non vuol dire prenderla sottogamba o senza metterci impegno, significa che, se predisponiamo il nostro animo nella modalità del gioco, tutte le difficoltà che incontreremo, sembreranno meno difficili.
  • IL PARTNER E’ IN DIFFICOLTÀ COME TE: le coppie nella vita, in particolare, devono prestare attenzione a questo punto. Il tango non diventi il campo di battaglia di tutti i conflitti. Quelli (il tango sicuramente li fa affiorare) risolveteli a casa, parlando.
    Ogni allievo/a affronta un indice di complessità notevole, specie da principiante assoluto, quando deve condividere con il partner i movimenti richiesti. Ricordatevi che CONDIVIDERE non è affatto banale.
  • FATE DOMANDE: anche se tutti intorno a voi riescono (almeno così vi sembra), non cadete nella frustrazione e… chiedete. Fatevi spiegare i motivi per cui vi siete incartati come singolo o come coppia. Chiedete e vi sarà dato.
  • ESERCITATEVI: provate i movimenti più che potete. Inizierete a “ballare” quando il corpo li riprodurrà senza che voi ci pensiate su. Ci vuole molta costanza, pazienza e umiltà.
  • NON ABBIATE FRETTA: è impensabile che possiate ballare a livello di chi ha molti ma molti più KM di voi nelle gambe. Non illudetevi di poter scimmiottare grossolanamente i passi che vi piacciono, le combinazioni che vedete interpretare dai tangueros più esperti. Ci vuole tempo, pazienza, e un quantitativo di esercizio che non finisce mai.
  • I FONDAMENTALI: ciò che i vostri Maestri scriveranno nella vostra mappa genetica di futuri ballerini, vi accompagnerà per tutta la “carriera”. Lasciateli lavorare, se dicono che non siete pronti per il corso successivo, ripetete quello principiante (magari vi offriranno un piccolo sconto). L’umiltà di affidarsi al giudizio di chi sa, vi mette al riparo da figure barbine che fanno – sempre – i/le presuntuosi, quelli che “si credono” arrivati ma che, in realtà, non sono mai partiti. Le BASI sono FONDAMENTALI. Costruitele bene e poi TUTTO verrà in modo fluido, naturale, piacevolissimo, divertente, fantastico.

Mi fermo qui.

Pimpra, del corso principianti, vi saluta!

🙂

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PRIMI PASSI: la prima volta in milonga

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Per tutti lasciare il nido la prima volta è un momento solenne, importante, spaventoso anche. Però, prima o poi, bisogna farlo.

Per i neofiti tangueros/as accade lo stesso: la prima uscita di ballo al di fuori delle pareti protettive della scuola. Un momento importante nella vita danzereccia di chiunque.

Da vecchia giaguara della pista, voglio dire qualcosa ai pulcini che si apprestano alla loro prima esperienza affinché possa essere una gioia per loro e non un fastidio per gli altri.

IL MIO PICCOLO BREVIARIO DELLA “PRIMA VOLTA”

  • L’ATTEGGIAMENTO MENTALE: gioioso/rilassato. Il secondo sarà difficile da mantenere perché, specie gli uomini, sentiranno pesare forte l’ansia da prestazione, ma voi tutti provateci
  • L’ANSIA: l’ansia da prestazione si controlla: a. ascoltando la musica PRIMA di muovere i passi b. ascoltando la ballerina, prendendosi il tempo per stabilire la connessione nell’abbraccio c. si va nella ronda interna, quella più lenta dove non arrecare fastidio a chi si muove con una dinamica più fluida
  • EDUCAZIONE: rispettate le pause degli altri, non correte travolgendo chi trovate sulla vostra strada, se dovesse accadere un contatto indesiderato SCUSATEVI anche se credete che la colpa non sia la vostra.
  • LA RONDA: la milonga non è una giungla, non è una gincana dove sgommare con i pneumatici, non dovete arrivare primi da nessuna parte. La milonga è un organo che vive, respira, pulsa, non dovete creare disturbo a nessuno.
  • LA BALLERINA: Non si usa la ballerina per provare passi. Se ballate o non ballate con la partner del vostro corso, in milonga, NESSUNO E’ PROFESSORE. Se lei sbaglia, probabilmente avete marcato male, oppure lei ha semplicemente sbagliato. Non si giudica l’errore, non si danno consigli su come fare un’azione, non si esprime a voce l’intento di quel passo. NO! Né da principianti, né MAI! Questo punto dovete ficcarvelo bene in testa! TUTTI, uomini e donne.
  • IL BALLERINO: NON è un palo da lap dance. Signore, anche se avete speso centinaia di euro in lezioni di tecnica femminile, adornos compresi, guai a voi se scambiate il vostro partner di ballo come appoggio da usare per i vostri giochetti. NO! L’intento è di ballare INSIEME, di trovare un’armoniosa comunicazione, di fluire.
  • RISPETTO PER GLI ALTRI: quindi mantenete la ronda, evitate gambe all’aria in movimenti allucinanti che potrebbero atterrare malamente su piedi o corpi di coloro che avete intorno. Il tango si arricchisce di giochi dopo tantissimo studio, dopo tantissimi km passati a ballare, dopo tantissimo tempo. Siete principianti, alle prime armi, non siete in grado di gestire il vostro corpo/il tempo della musica/la marca che ricevete per inoltrarvi in un terreno minato
  • SORRIDETE: si va in milonga per godere di un tempo gioioso e piacevole, per conoscere persone, per chiacchierare. La milonga è il luogo della distensione, dell’amicizia. Non dovete performare, non dovete dimostrare nulla a nessuno, solo stare bene, in felicità.
  • POSATE UNO SGUARDO AMOREVOLE SULLE COPPIE CHE DANZANO: come guardiamo gli altri, condiziona la nostra vita. Se cerchiamo il bello e il buono in ciò che abbiamo davanti, lo troviamo sempre. In milonga si osserva il tango delle altre coppie, GODENDO di ciò che vediamo, NON criticandone gli elementi tecnici e/o peggio i ballerini. NO! Il bordo pista deve essere uno sguardo comunitario e amorevole su tutti. Ripeto, nessuno deve fare una gara di “bravura, capacità tecnica, musicalità, figaggine” siamo in milonga per stare bene, per ballare, per scambiare sensazioni/emozioni/suggestioni.
  • TIRARSELA: eliminate questo verbo dal vocabolario (è utile anche per la vita fuori dalla milonga). Nessuno è superiore a un altro, anche se sapete di essere i migliori del vostro corso o della vostra scuola. Avrete un universo di ballerini/e migliori di voi. E’ un fatto. Perciò, mantenete un basso profilo e siate aperti agli altri, in termini di socialità danzereccia che significa: iniziate da subito a BALLARE CON TUTTI! Con i belli con i bravi e con i brutti! Si impara e si evolve e si migliora solo DALLO SCAMBIO. Inutile che vi incaponite nella ricerca della tanda con il ballerino/a di grande esperienza, schifando i vostri simili. Tornate sulla terra e sporcatevi le scarpe. Solo così, forse, un giorno, sarete ballerini/e di qualità!
  • LA MIRADA: in milonga dimenticate di avere le mani o la voce. Per invitare si usano gli occhi. Se i vostri Maestri non l’hanno ancora fatto, chiedete loro di spiegarvelo

Sicuramente, avrei ancora tanto altro da aggiungere, ma tanto. Mi sono limitata a questi piccoli suggerimenti che, se messi in pratica, credo possano iniziare alla vita della milonga, ballerini/e garbati e piacevoli. Il resto poi viene da solo. Si spera!

Pimpra

TANGO, PIEDI E TACCHI. Suggerimenti d’uso per i principianti.

Lungi da me la volontà di ingannare i feticisti all’ascolto. Questo articolo tratta un aspetto, molto spesso trascurato o non tenuto in debita considerazione, specie dai neofiti.

Come espresso più volte i movimenti del tango argentino coinvolgono armoniosamente tutto il corpo. Se avete sentito parlare di grounding, sapete che l’energia, il movimento, la dinamica, la prendiamo dalla terra (il pavimento) per portarla in una spirale meravigliosa a fluire verso l’alto.

Stare a terra, “radicare” è estremamente importante e farlo bene non è così scontato.

Uno degli errori tipici che si fanno, specie all’inizio e specie le signore, è quello di farsi prendere dall’entusiasmo e dalla bellezza delle calzature da tango, dimenticando che, la scarpa da ballo è, innanzitutto, una scarpa tecnica.

Di seguito alcuni suggerimenti di cui tenere conto per i vostri futuri acquisti:

LA SCARPA:

Indossando le vostre scarpe, la pianta del piede deve essere rilassata, non costretta, permettendo alle dita di estendersi e di lavorare a pressione sulla suola.

E’ fondamentale “percepire” il pavimento.

I TACCHI

Ovviamente più sono alti più ci piacciono, attenzione però, vanno gestiti.

Un’altezza di tacco eccessiva, porta il corpo a spostarsi in avanti, sicché se non controllate perfettamente la vostra postura e il vostro asse, finirete addosso, pesanti come un armadio, al ballerino di turno che – credetemi -dimenticherà immediatamente le vostre bellissime gambe e maledirà i tacchi esagerati che state indossando…

Il tacco alto, dai 9 cm in su, è appannaggio delle professioniste che si esibiscono, delle ex danzatrici classiche che hanno sviluppato una naturale iperestensione della caviglia, delle donne che – da sempre –fanno uso di tacchi altissimi. Per tutte le altre, è meglio fermarsi ad altezze più moderate.

I benefici del tacco più basso sul piede sono evidenti: si scongiura/non si peggiora l’alluce valgo, si evitano le borsiti sulla pianta, la caviglia viene sottoposta a minor stress con minor rischio di distorsioni.

Le migliori scarpe sul mercato sono tutte dotate di appoggio su memoform che altro non è che la suola ammorbidita. Il vantaggio è evidente: oltre ad essere una scarpa estremamente comoda, aiuta a contrastare i traumi a cui il piede della ballerina è sottoposto.

Una ballerina che porta bene i suoi piedi, resta bella, eterea, elegante anche indossando il tacco 7. Bisogna solo diventare brave.

PIANTA DEL PIEDE E LE CAVIGLIE

Se non provenite dalla danza o da attività sportive quali l’atletica, forse non sapete che i muscoli del piede possono essere allenati.

Nel caso del tango argentino, è bene vengano sviluppati, per entrambi i sessi.

La spinta, la dinamicità, il flow, coinvolgono in modo molto consistente i piedi.

Vi sono numerosissimi esercizi che potete fare per conto vostro per rinforzare le estremità. Chiedete ai vostri Maestri che vi sapranno sicuramente consigliare.

L‘IGIENE DELLE CALZATURE

L’ultimo punto, forse banale, ma neanche tanto, è l’igiene delle vostre calzature.

Dopo la lezione o la milonga, non rinchiudete le scarpe da ballo dentro il loro sacchetto portatile, lasciatele all’aria, ad asciugare.

Esistono in commercio degli ottimi spray che disinfettano la suola, uccidendo i batteri puzzoni. Leggete con attenzione l’etichetta e assicuratevi che siano presidio medico chirurgico, dovreste leggervi “disinfettante germicida”, sarete così tranquilli che le vostre amate scarpette resteranno profumate.

BUON TANGO A TUTTI!

Pimpra

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PRIMI PASSI: COME SCEGLIERE UN CORSO DI TANGO ARGENTINO

Aprire nuovi percorsi formativi, nella vita, è sempre utile, ma non è detto sia facile individuare i formatori migliori. Nel tango argentino specie quando si è esordienti o principianti assoluti, scegliere il primo maestro può essere estremamente complicato.

Distinguerei innanzitutto due atteggiamenti: chi si avvicina perché animato dalla ricerca di un’attività divertente, socializzante e chi, oltre a questo, si pone in ottica di intraprendere un percorso di crescita personale, come ballerino in fieri e come essere umano.

Per entrambe le categorie, quella dei “gaudenti” e quella degli “impegnati” credo possano essere validi i seguenti suggerimenti:

  1. Osservate i Maestri e fidatevi della prima sensazione. Ascoltate le vostre impressioni in termini di umanità ed empatia. Se il semaforo è verde è il primo aspetto positivo di cui tenere conto.
  2. Partecipate a una lezione di prova: valutate il modo in cui insegnano. Spiegano i movimenti in modo semplice, lineare? parlano poco? parlano troppo?
  3. Guardatevi intorno: chi sono gli altri allievi? Vi paiono persone con cui potreste interagire?
  4. Di solito, le scuole di ballo alla presentazione dei corsi, offrono una esibizione dei loro insegnanti. Osservate con attenzione: se quello che vedete vi sembra interessante, vi piace, vi crea curiosità, probabilmente siete nel posto giusto. Nella premessa che, in qualità di neofiti puri, ogni coppia di maestri vi sembrerà favolosa e geniale, provate comunque a comprendere se il loro linguaggio corporeo, la loro espressività nella danza vi piace e la vorreste imparare.
  5. Non fermatevi alla prima scuola di cui siete venuti a conoscenza o di cui avete sentito parlare, ciò che è perfetto per altri, non è detto sia giusto per voi. Quindi, concedetevi il tempo di fare un giro delle scuole, di vedere gli insegnanti e – se possibile- i loro allievi dei corsi superiori. Gli allievi parlano del lavoro dei loro maestri.
  6. Ogni scuola ha una sua pagina social: leggetela con attenzione. Guardate i video e le foto. Tutto questo vi aiuterà a trovare la scuola più adatta a voi.

Il tango non vive di dogmi (per fortuna!), non è disciplina artistica del “si DEVE fare così”, pertanto diffidate da coloro che impongono la loro visione del mondo come la sola/unica/possibile. Imparerete con l’esperienza che non è così.

Non illudetevi che dopo il primo corso base siete già i re e le regine della pista. Ci vogliono almeno 2 anni di studio RIGOROSO e tantissimi km di pratica per essere tangueri/e solo un po’ meno schifosi dello schifo. Non voglio assolutamente demoralizzare nessuno ma, il tango argentino, come tutte le danze, richiede STUDIO E DEDIZIONE.

Di buono c’è che, se partite con il piede giusto, la passione vi prende immediatamente e continuare a studiare, a esercitarsi con UMILTA’ e devozione, diventeranno parte di voi e vi renderanno estremamente FELICI.

Nel tango i primi Maestri non si scordano mai. Danno l’imprinting dei ballerini che sarete, scrivono sulla vostra tabula dealbata per la prima volta. Per questa ragione, state attenti e valutate bene.

Per il resto EVVIVA IL TANGO e ci vediamo in pista!

Pimpra

PS: per essere onesta e coerente con quanto penso, aggiungo una postilla che avevo censurato. Prendete ciò che state per leggere con lo spirito di una persona che NON vuole GIUDICARE, ma solo INVESTIGARE per operare una scelta che sia più giusta possibile, SOGGETTIVAMENTE corretta per lui.

Il punto è questo: il Maestro (intendo sempre la coppia di maestri alla quale affideremo i nostri primi passi), sono i primi che continuano a formarsi durante tutta la carriera di esibizioni/insegnamento.

Il Maestro dona ciò che ha imparato ma, al medesimo tempo, continua a perfezionarsi per donare meglio, per essere un Maestro migliore.

Chi fa dell’insegnamento una professione di solito è felice di raccontarvi del suo percorso di formazione, dei suoi Maestri, delle persone dalle quali, ancora, va a studiare.

I danzatori classici professionisti lo fanno tutti, durante tutto l’arco della loro vita. Ballano alla Scala e continuano a prendere lezioni dai loro Maestri.

I Maestri di tango argentino, quelli che ci piacciono tanto e che stimiamo, si comportano allo stesso modo. Continuano a STUDIARE.

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