IL PARADOSSO DELLA SEMPLICITA’: la mia lezione con Gustavo Naveira. #ditantointango

Immagine di Dolores Rasha

Mentre luglio inaugura il periodo classico delle vacanze per molti, per chi resta in città ci sono occasioni che valgono una stagione intera. Dopo averne sentito parlare per almeno vent’anni, come espressione illustre della mia passione tanguera, ho finalmente avuto il piacere di conoscere un grandissimo maestro: Gustavo Naveira.

Una sola lezione sul giro basta a stimolare la mente a indagare ancora di più la complessità e le possibilità che il tango argentino offre. Spiegazioni chiare, piccole immagini geometriche per evidenziare il motivo e il risultato di certi movimenti e una fluidità che fa sembrare tutto estremamente semplice.

Durante la lezione, Gustavo ha raccontato come, negli anni ’80, decise di tradurre i movimenti dei vecchi milongueros per poterli insegnare secondo una didattica accessibile e comprensibile a tutti. In quel periodo il mondo del tango ribolliva di stimoli, esplodendo in quello che è stato definito “tango nuevo”.

In merito a questo, lo stesso Naveira ha spesso chiarito un concetto fondamentale: “C’è grande confusione sulla questione del modo di ballare il tango: chiamatela tecnica, forma o stile. Il termine tango nuevo viene usato per riferirsi a uno stile di ballo, il che è un errore. In realtà, il tango nuevo è tutto ciò che è accaduto al tango a partire dagli anni ’80. Non è una questione di stile… Le parole tango nuevo esprimono ciò che sta accadendo al ballo del tango in generale; vale a dire che si sta evolvendo. Il tango nuevo non è un ulteriore stile; si tratta semplicemente del fatto che il ballo del tango sta crescendo, migliorando, sviluppandosi, arricchendosi e, in questo senso, ci stiamo muovendo verso una nuova dimensione nel ballo del tango… C’è stata molta discussione recente, nella comunità dei ballerini di tango, sul problema dell’abbraccio, dividendo il ballo in stile aperto o chiuso, il che è a sua volta motivo di grande confusione. Abbraccio aperto o abbraccio chiuso, ballare con spazio o ballare vicini, questi sono tutti termini superati. Questo è un vecchio modo di pensare, derivante dalla mancanza di conoscenza tecnica nelle epoche passate. Questa divisione semplice e grossolana tra aperto e chiuso è spesso usata da coloro che cercano di negare l’evoluzione del ballo, per mascherare la propria mancanza di conoscenza. Oggi è perfettamente chiaro che le distanze nel ballo hanno una complessità molto maggiore rispetto a un semplice aperto o chiuso… Abbiamo imparato e abbiamo sviluppato la nostra conoscenza. Il risultato di ciò è un ballo dalle maggiori possibilità e anche di una qualità molto più artistica.” (fonte qui)

Mi sarebbe piaciuto avere la possibilità di fargli mille domande, non solo sulla tecnica, ma sulla storia che ha vissuto e ha contribuito a scrivere.

Se la lezione aveva mostrato il pensiero di Gustavo Naveira, la pratica successiva mi ha permesso di sperimentarlo direttamente. Ho avuto il regalo più grande: ballare con lui. Avevo un desiderio così forte di poter toccare con mano un simile gigante della specialità che l’ansia da prestazione è stata letteralmente detronizzata dalla curiosità.

Finito il brano, il mio stupore si è concentrato su una sensazione precisa: la disarmante facilità nel ballare con il Maestro.

Da quell’esperienza nasce una riflessione inevitabile: il suo abbraccio è sempre rimasto comodo, naturale, mai forzato. La stabilità del suo movimento trasmette una sicurezza che libera la follower da ogni esitazione; ogni spostamento nello spazio è guidato con una chiarezza tale da rendere il ballo sorprendentemente semplice. Corpo e mente si rilassano concentrandosi esclusivamente su connessione e ascolto della musica.

Credo che ognuno di noi dovrebbe lavorare sul proprio tango per riuscire a donare al partner questa sensazione. Ballare diventa facile, perchè si sta comodi nell’abbraccio chiuso o aperto che sia. Una apparente banalità capace però di modificare nella sostanza la qualità del movimento che la coppia può generare.

Certo, tradurre in pratica quel “diventare facile” è un percorso complesso: implica un gran lavoro di pulizia, di precisione e di tecnica consapevole. Una sfida continua a fare meglio per dare il meglio di sé stessi alla ricerca di un tango che soddisfi profondamente entrambi i partner.

Un ringraziamento speciale va a Tamara Selva Bisceglie che ha portato il Maestro a Trieste dandoci la possibilità di confrontarci con un mostro sacro della specialità.

Ahora a practicar!”

Pimpra

English traslation:

The Paradox of Simplicity: My Lesson with Gustavo Naveira

While July ushers in the classic vacation season for many, for those who stay in the city, there are opportunities that are worth an entire season. After hearing about him for at least twenty years as an illustrious expression of my tanguera passion, I finally had the pleasure of meeting a truly great master: Gustavo Naveira.

A single lesson on the giro (turn) is enough to stimulate the mind to further investigate the complexity and possibilities that Argentine tango offers. Clear explanations, small geometric visualizations to highlight the reason and result of certain movements, and a fluidity that makes everything seem extremely simple.

During the lesson, Gustavo shared how, in the 1980s, he decided to translate the movements of the old milongueros so he could teach them using a pedagogy that was accessible and understandable to everyone. At that time, the tango world was brimming with stimuli, exploding into what has been defined as “tango nuevo.”

Regarding this, Naveira himself has often clarified a fundamental concept:

“There is great confusion on the question of the way of dancing tango: call it technique, form, or style. The term tango nuevo is used to refer to a style of dancing, which is an error. In reality, tango nuevo is everything that has happened to tango since the 1980s. It is not a question of style… The words tango nuevo express what is happening to tango dancing in general; which is to say, it is evolving. Tango nuevo is not just another style; it is simply the fact that tango dancing is growing, improving, developing, enriching itself, and, in this sense, we are moving toward a new dimension in tango dancing… There has been much recent discussion in the tango community about the problem of the embrace, dividing the dance into open or closed styles, which in turn causes great confusion. Open embrace or closed embrace, dancing with space or dancing close, these are all outdated terms. This is an old way of thinking, resulting from a lack of technical knowledge in past eras. This simple and crude division between open and closed is often used by those who try to deny the evolution of the dance to mask their own lack of knowledge. Today it is perfectly clear that distances in the dance have a much greater complexity than a simple open or closed… We have learned and we have developed our knowledge. The result of this is a dance with greater possibilities and also of a much higher artistic quality.” (Source here)

I would have loved to have the chance to ask him a thousand questions, not just about technique, but about the history he lived through and helped write.

If the lesson had showcased Gustavo Naveira’s philosophy, the practice that followed allowed me to experience it firsthand. I received the greatest gift: dancing with him. I had such a strong desire to experience such a giant of the discipline firsthand that performance anxiety was literally dethroned by curiosity.

When the song ended, my awe centered on one precise sensation: the disarming ease of dancing with the Maestro.

An inevitable reflection arises from that experience: his embrace always remained comfortable, natural, never forced. The stability of his movement conveys a security that frees the follower from any hesitation; every shift in space is guided with such clarity that it makes the dance surprisingly simple. Body and mind relax, focusing exclusively on connection and listening to the music.

I believe that each of us should work on our own tango to be able to give our partner this sensation. Dancing becomes easy because you are comfortable, whether in a closed or open embrace. A seemingly trivial detail, yet one capable of fundamentally changing the quality of movement the couple can generate.

Of course, translating that “becoming easy” into practice is a complex path: it implies a great deal of refinement, precision, and conscious technique. A continuous challenge to do better, to give the best of oneself in search of a tango that deeply satisfies both partners.

A special thanks goes to Tamara Selva Bisceglie, who brought the Maestro to Trieste, giving us the opportunity to engage with a sacred monster of the discipline.

“Ahora a practicar!”

UNIVERSI CHE SI GUARDANO

Library-BooksVarcare la soglia dell’Università, di una qualunque, non della tua in particolare, mi ha sempre provocato un brivido di piacere lungo la schiena.

Anche se i luoghi sono diversi, la geografia dei percorsi, l’architettura degli edifici, le università del mondo hanno una costante che le accomuna: gli atri, le bacheche, le migliaia di avvisi attaccati da tutti e per tutti gli scopi, in ogni dove. Adesivo luccicante sotto le luci al neon, a chilometri.

Prendo il n. 1 della fila.  C’è già qualcuno che aspetta. La guardo, è tanto giovane, lei guarda me e si chiede che ci faccio lì. Lei indossa le Uggs, io stivali neri dal tacco alto. Lei in leggins, io in gonna. Lei ha il suo piumino, io la giacca di pelliccia (ecologica! tranquilli!!!).

Siamo due universi che si guardano. Vedo che sta ripetendo qualcosa dal suo quaderno fitto fitto di appunti. E’ un po’ tesa, si percepisce.

Sale una dolce malinconia, rivedo me al suo tempo. Rivedo il desiderio di fare, di finire presto il percorso per buttarmi a capofitto nel lavoro. La mia indipendenza, la valigia dei sogni, il passaporto per la mia vita di adulta.

Mi guardo.

Sono “giovanile” (il peggior modo per definirsi “anzianotta”), provo una quiete in me, molto diversa dall’ardore di un tempo. Ma sto meglio così. Adesso so dove sono nel mondo e dove voglio andare. So che ci sono dei tempi e dei modi, so che un progetto si pensa, si valuta, si analizza e poi si mette in pratica con migliore chance di successo.

Adesso sono cresciuta. Adesso sono in equilibrio.

Aprono la segreteria ed entrambe entriamo, ognuna verso il suo sportello.

Lei con un sogno ancora da realizzare, io con una stella da prendere.

Ma la vita è bella per questo…

Pimpra

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