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PROFESSIONE? INFLUENCER

Chiara Ferragni, campagna Pomellato, ph P. Lindbergh

Da ieri, sul social dei vecchi, FB, leggo il grande sconcerto per la nuova laurea on line a tema come diventare “influencer”. Sgomento degli adulti, scandalo intellettuale, mala tempora currunt, dove siamo finiti… ecc ecc.

Ripetete con me guardandoci allo specchio: siamo dinosauri.

La nostra idea di cultura mal si adatta al tempo moderno, con questo non voglio dire che il tempo moderno sia migliore, ma, semplicemente DIVERSO, NUOVO.

Ai miei tempi scrissi una tesi in pubblicità che, per la mia facoltà di allora, era qualcosa di estremamente innovativo. Ovviamente dovetti dare una patina il più possibile istituzionale alla mia dissertazione e mi riuscì un lavoro originale di cui essere soddisfatta. La tesi riportava le immagini di annunci pubblicitari, cosa assolutamente incredibile ed innovativa per gli usi di allora.

Il tempo cambia le cose e la società ne è il primo specchio.

Gridare all’orrore intellettuale perchè, qualcuno, molto scaltro e con una eccellente capacità di lettura del mondo attuale, propone a costi esosi un corso universitario on line (GENIO! il target in questo modo si apre ancora di più!) per apprendere le tecniche utili a far soldi con la propria “idea di se stessi”, mi sembra un colpo di genio!

Nel nostro piccolo anche noi, utilizzatori di social, siamo, chi più chi meno, degli influencer. Di sicuro alcuni riescono meglio di altri poiché possiedono quello speciale carisma che permette di vendere, di veicolare verso, di proporre ciò che altri desiderano acquistare, anche se inconsapevoli.

Sto, evidentemente, semplificando l’argomento che richiede ben più lunga e articolata dissertazione, ciò che mi preme sottolineare è un punto soltanto: perché essere sempre giudicanti, mai in modo costruttivo o semplicemente possibilista quando qualcosa di diverso si affaccia al nostro orizzonte?

Se un giovane, dai millenials in poi (noi “adulti” a livello sociologico possiamo considerarci nel reparto geriatria) desidera apprendere delle tecniche per mettere a frutto la sua vena narcisistica e riesce a farla diventare un professione, pure redditizia, cosa c’è di sbagliato?

Certo che la cultura a cui siamo abituati noi è un’altra cosa, rappresenta una nobilissima arte dell’intelletto, della preparazione, della ricerca, dell’approfondimento, della volontà di andare al fondo degli argomenti. Pure io condivido questa visione ma, aggiungo, nella formazione superiore di un giovane, devono rientrare anche materie o meglio argomenti, temi, che hanno a che fare strettamente con il mondo reale, con l’attualità.

Uno dei temi scottanti della formazione universitaria dei miei tempi era proprio quella di riuscire a dare una forma concreta, tangibile, al percorso di studi compiuto. Ovviamente era più “semplice” per coloro che intraprendevano percorsi che portavano diretti a una professione ma per gli altri?

Diventare influencer altro non è che occuparsi di una nicchia molto moderna e attuale della comunicazione. Tutto qua.

Non credo quindi che abbia tanto senso fare gli intellettuali schifati poiché, purtroppo o per fortuna, non esiste una sola cultura o una sola visione del mondo.

Voglio avere fiducia, è la sola cosa che mi resta.

AMEN

Pimpra

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UNIVERSI CHE SI GUARDANO

Library-BooksVarcare la soglia dell’Università, di una qualunque, non della tua in particolare, mi ha sempre provocato un brivido di piacere lungo la schiena.

Anche se i luoghi sono diversi, la geografia dei percorsi, l’architettura degli edifici, le università del mondo hanno una costante che le accomuna: gli atri, le bacheche, le migliaia di avvisi attaccati da tutti e per tutti gli scopi, in ogni dove. Adesivo luccicante sotto le luci al neon, a chilometri.

Prendo il n. 1 della fila.  C’è già qualcuno che aspetta. La guardo, è tanto giovane, lei guarda me e si chiede che ci faccio lì. Lei indossa le Uggs, io stivali neri dal tacco alto. Lei in leggins, io in gonna. Lei ha il suo piumino, io la giacca di pelliccia (ecologica! tranquilli!!!).

Siamo due universi che si guardano. Vedo che sta ripetendo qualcosa dal suo quaderno fitto fitto di appunti. E’ un po’ tesa, si percepisce.

Sale una dolce malinconia, rivedo me al suo tempo. Rivedo il desiderio di fare, di finire presto il percorso per buttarmi a capofitto nel lavoro. La mia indipendenza, la valigia dei sogni, il passaporto per la mia vita di adulta.

Mi guardo.

Sono “giovanile” (il peggior modo per definirsi “anzianotta”), provo una quiete in me, molto diversa dall’ardore di un tempo. Ma sto meglio così. Adesso so dove sono nel mondo e dove voglio andare. So che ci sono dei tempi e dei modi, so che un progetto si pensa, si valuta, si analizza e poi si mette in pratica con migliore chance di successo.

Adesso sono cresciuta. Adesso sono in equilibrio.

Aprono la segreteria ed entrambe entriamo, ognuna verso il suo sportello.

Lei con un sogno ancora da realizzare, io con una stella da prendere.

Ma la vita è bella per questo…

Pimpra

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