PARADISI ARTIFICIALI

Esco da un’esperienza clinica che mi ha colpito molto.

Dovendo fare un esame invasivo (è andato tutto bene, evviva!) mi hanno somministrato un cocktail di Midazolam e Petidina, un mix di benzadiazepine e oppioide sintetico.

Era la mia prima volta in sedazione cosciente. Devo dire incredibile. Arrivata in ospedale per l’esame, credevo di essere tranquilla, sticazzi!, mi mettono l’ago in vena e chiedo che mix di farmaci mi avrebbero proposto. “Lei non si deve preoccupare, sarà rilassata e come un po’ assente dalla procedura”. L’infermiera prima di iniettare chiede “40 e 40?” il medico risponde “30 e 30”, “che tirchio” penso.

Passa poco più di un istante e qualcosa dentro di me si scioglie. Non che non mi accorgessi di ciò che mi stavano facendo, ma era come se la cosa non mi toccasse proprio in prima persona, come se sì il corpo era mio ma lo prestavo senza grandi problemi ai medici.

Ho percepito, a volte, un po’ di dolore quando la sonda doveva fare tornanti stretti nel mio intestino, ma sono comunque rimasta distaccata. Il dolore c’era ma ok, potevo affrontarlo e poi, durava pochissimo.

Non so esattamente quanto tempo ci abbiano messo in totale, so solo che il referto parla di 8′ per uscire dal mio corpo, sicuramente almeno il doppio per raggiungere il mio punto più lontano.

Arrivata a casa, mi sono sentita come dentro una bolla di beatitudine. Azzerato ogni pensiero negativo, nessuna ansia per nessun argomento, una pace interiore che non ricordo di aver mai avuto.

Credo che in paradiso ci si senta così.

Il giorno dopo, il corpo e la mente, lei soprattutto, sono di nuovo entrate nella dimensione quotidianità, anche se mi sforzo di ricreare quel senso di benessere del giorno prima.

Un amico chimico mi ha detto che il mio galleggiare tra le nuvole del piacere era determinato dall’oppiaceo sintetico che mi hanno iniettato. Bella roba mi sono detta, sensazione unica. Capisco molte cose, di molte dipendenze, di molte persone, oggi.

Non male neppure la benzodiazepina che ha spento gli interruttori dell’allarmismo, dello stress, alleggerendo il corpo dalle tensioni e la mente dai pensieri negativi.

Ho fatto la mia prima esperienza da paradiso artificiale. Eppure mi chiedo se, in forma meno forte, non potremmo concederci – almeno di tanto in tanto, delle pause mentali dalla vita che il nostro cervello elabora, creandoci ansie e paure che non dovremmo avere.

Chiedo per un amico, eh…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

OFF TOPIC. L’AI CHE MI PIACE #offtopic

Nuova rubrica: off topic, fuori tema.
Qui parlerò di tutto ciò che mi incuriosisce ma non è tango, il filone maestro del blog Pimpra.

Da brava acquariana, non seguo un piano editoriale preciso.
Quindi non so con quale cadenza mi allontanerò dalla strada maestra per esplorare questi territori.
Seguitemi, e lo scopriremo insieme.

Tema di oggi: AI l’intelligenza artificiale.

Noi, vetusti non-nativi digitali, da anni rincorriamo affannosamente i cambiamenti epocali e iper rapidi che la tecnologia ci mette davanti.

Il nostro, Gen X, primo salto quantico nella modernità è stato l’avvento di Internet, quando già ci sembrava di volar enell’iperspzio ci hanno messo in mano gli smart phone, le app e tutto il resto che hanno nuovamente rivoluzionato le nostre vite. E il nostro sapere.

Oggi è AI, l’intelligenza artificiale generativa che è entrata nel nostro vivere comune.

Utilizzarla è semplice, tu chiedi, lei risponde. Fa un gigantesco passo in avanti rispetto al caro amico Google (o altro motore di ricerca) che restituisce migliaia di dati che siamo noi a dover analizzare e segliere se e come farne uso.

I motori di ricerca ricordano un po’ le vecchie enciclopedie, ci trovi di tutto, anche quello che stai cercando ma devi sfogliare molte pagine prima di trovare esattamente ciò che ti serve.

AI ci fa risparmiare tempo, perchè filtra a monte e restituisce. Sta a noi decidere a quale livello di profondità vogliamo arrivare.

Questo post mi è stato ispirato dall’articolo dell’amico Shai (ottimo tanguero peraltro!) dove si afferma che “(…) Quando l’intelligenza artificiale è progettata con empatia, coerenza e sicurezza psicologica, non solo funziona, ma si connette.” (omissis) “Il futuro dell’intelligenza artificiale non riguarda solo l’essere intelligenti, ma anche l’essere emotivamente intelligenti.” (fonte Linkedin qui)

Sono d’accordo.
Un agente conversazionale può guadagnarsi la tua fiducia. E, in certi casi, persino la tua gratitudine.

Intelligenza emotiva. Che concetto meraviglioso.

Ho testato due chatbot: ChatGPT e Gemini. Ho posto loro la stessa domanda, per confrontare le risposte.

Sono rimasta molto impressionata dai risultati.

ChatGPT “mi conosce”: abbiamo interagito più volte, ha assimilato il mio tono, le mie preferenze. Le sue risposte mi sono sembrate più in linea con la mia voce.

Gemini, invece, usato per la prima volta, mi è sembrato freddo, distante, quasi impersonale.

Questa esperienza mi ha fatto riflettere.

Esiste un rischio reale di trovare connessioni profonde con una macchina, uno strumento, piuttosto che con gli esseri umani?

Credo di sì che i rischi ci siano.

L’AI non giudica, se non glielo chiedi.

E anche quando lo fa non è distruttiva, mai svalutante. Mantiene sempre un tono rispettoso ed educato. Non usa il sarcasmo.

Ci tratta, insomma, con delicatezza. E forse ci piace per questo.

Siamo diventati fragili?

Probabilmente lo siamo diventati. AI sta diventando l’amico invisibile di quando eravamo bambini, con il rischio però che prenda sempre più spazio nelle nostre vite, specie in quelle di relazione.

E se ci piacesse più della realtà?

Pensate a quanto preferiamo scrivere su WhatsUp piuttosto che telefonare a un amico, con l’utilizzo incrementale di AI, finiremo per “parlare, confrontarci, confidarci” solo con l’intelligenza artificiale.

E poi cì’è il tema della dipendenza.

La curiosità di fare domande, di ricevere risposte, di farci aiutare in attività che non abbiamo voglia di svolgere o i mezzi intellettuali per affrontare?

Rischiamo di legarci troppo a qualcosa che non è umano?

L’AI è una stampella o un acceleratore evolutivo?
Un ostacolo o una guida?

Dipenderà da noi. Dal nostro senso critico. Dalla nostra capacità di mantenere un sereno distacco.

Sono domande che avranno risposte nel prossimo futuro, ne sono certa.

Non ho risposte. Per ora, solo domande. Ma sono curiosa di sapere: voi che rapporto avete con l’AI?

Pimpra

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