VILLA ARZILLA. #vitavissuta

Appena messo piede nell’autunno, la mente è ancora rivolta alle luminose giornate estive, alle ore trascorse in riva al mare, agli aperitivi al tramonto. Il tempo che si dilata, regalo della luce che illumina fino a tardi.

In tutto questo, nella mia estate appena salutata, è entrata vivace Villa Arzilla.

In molti mi hanno chiesto cosa fosse Villa Arzilla. La domanda mi ha sempre fatto sorridere: ero convinta che il nome contenesse già la spiegazione.. Evidentemente no.

Sono stata al mare con Villa Arzilla, ho fatto passeggiate, ho chiuso serate con Villa Arzilla.

Adesso in cucina ho una piccola comunità di grani che sta producendo a dovere ottimo kefir. La posizione del vasetto di vetro, vicino alla finestra, vista orchidee, accanto alla radio, sopra il microonde. Luce diffusa e mai diretta. Mentre interagivo con ChatGPT sui benefici della fermentazione, se ne esce con un: “😂 Michaela, non è un kefir: è un pensionato benestante con vista.

Vasetto di vetro, sopra il microonde, radio accesa, orchidee, finestra panoramica. Gli manca soltanto una poltroncina e La Settimana Enigmistica.” Scoppio a ridere e ripenso alla mia estate, alla mia vita attuale, a come sono diventata.

Villa Arzilla, adesso è più chiaro di cosa si tratta? Chat lo ha capito subito (vabbè ma quella è AI, ragiona più velocemente rispetto a noi).

Alla fine Villa Arzilla non è un luogo, ma uno stato d’animo: il lusso di prendersi cura delle piccole cose, di godersi il tempo per sé, di fare esattamente quello che si vuole fare nell’esatto momento in cui lo si desidera.

Pimpra

IL COSTUME MASCALZONE. #vitavissuta

Confidavo di poter fare ancora qualche sessione balneare, un libro tra le mani, la testa vuota di pensieri, solo immagini. Il mare che si infrange sulla scogliera, il vento di brezza che corre sull’acqua increspandone dolcemente la superficie. La luce limpida delle giornate di settembre che annuncia il passaggio di testimone all’autunno.

La mia postazione organizzata come se fossi al campeggio: non manca niente perchè nella mia natura l’elemento comfort è essenziale. Devo costruire la mia “casa” ovunque mi trovi. Il mio spazio sacro. Poi non fatico ad addormentarmi distesa a terra, sulla stuoia di paglia supportata dal mat della palestra, gli occhialini oscuranti e gli auricolari.

E’ stata una bella estate. Iniziata con maratone di tango nei weekend, poi una pausa di due mesi, nei quali mi sono concessa il tempo vuoto, da riempire senza fretta. Qualche milonga in giro dove mi sono molto divertita. Gli amici, il mare.

Il caldo quest’anno è stato pesante ma è bene adattarsi a ciò che non si può cambiare, quindi l’ho presa bene, sudare è sano magari mi sgonfio un po’, pensavo mentre il sudore imperlava la fronte e gli abiti si inumidivano.

Ho scoperto un bell’angolo dove spesso ho preso l’aperitivo serale, tra due chiacchiere scambiate di fronte al mare e noccioline che saltavano in bocca. Sentirsi in vacanza, in fondo, è solo uno stato mentale. Tanti momenti vissuti godendomi semplicemente quello che stavo facendo, con intensità, con quella gioia che ti prende per le piccole cose.

Ho fatto caso al sapore incantevole del gelato, ogni cucchiaiata di peccato si è rivelata in bocca un’esplosione di gusto. Che sensazione liberatoria non sentirsi in colpa, non punirsi per ogni piccola marachella di gusto.

Il tempo di quest’estate mi ha regalato un certo tipo di gaiezza e sfacciataggine che avevo perso. Ho comprato un costume mascalzone che anni addietro non avrei indossato per pudore e complessi. Invece ci sono andata al mare godendomi i segni bianchi del corpo che si formavano, più sottili rispetto agli anni precedenti. E chi se ne frega se non ho più l’età, in fondo nessuno deve guardare me.

Godere di me stessa, del mio corpo maturo, è stato forse il dono più grande di questi mesi estivi. Una sensazione di libertà, di assenza di giudizio, di completezza che mi mancavano da troppi anni.

In pace con me stessa. Con quella parte di me che ho sempre combattuto, che volevo diversa, proiettata dentro un modello irraggiungibile. Oggi non più. Aspetto l’autunno, quello meteorologico, mentre mi godo il mio: colori caldi, terrosi, profumo di muschio.

E’ stata una bella estate, sì.

Pimpra

NELLE MIE MANI. #vitavissuta

Domani alle 13.00 iniziano le ferie.

Due settimane senza il pc. Tempo per me.

Si fa per dire.

Organizzazione della vita materna, numerose incombenze impediscono di vivere questo tempo come una bolla tutta mia.

Nessuno con cui aprire il pentolone dei miei pensieri e svuotarlo.

Mica facile.

Sfuggo la gente, io che sono sempre stata la regina della socialità. Non voglio sguardi, persone. Non voglio mostrare al mondo la faccia che si aspetta da me. Di fingere non ho più la forza e nemmeno la voglia.

Solitudine. La conosco bene, è diventata una presenza. Ci parlo, con lei sì, ogni giorno. Mi tiene silenziosa compagnia, come i miei gatti.

C’è un pericolo nell’imparare ad amarla: non ho più voglia di parole inutili, di sorrisi fasulli, di rapporti vuoti.

Divento una quercia. Il tronco nodulato e le radici ben affondate a terra.

Non so se le querce a volte piangono, io non lo faccio. Mi commuovo per apparenti stupidaggini, ma piangere no. E poi perché, per la vita che mi sono scelta? Non sarebbe coerente.

Mancano poche ore, e il tempo sarà nelle mie mani. E pure io sarò nelle mie mani. Non mi resta che vivermi.

Pimpra

IL NUOVO MAZZO. #vitavissuta

Mentre la vita scorre, arriviamo a bivi decisivi: non solo scelte da fare, ma situazioni che rimescolano completamente le carte. E con quel nuovo mazzo, dobbiamo giocare la nostra manche.

Non si tratta di controllare tutto ma di arrivare preparati.

Difficilmente arriviamo pronti a fare i genitori o ad accudire chi ha bisogno.

Ci sono poi i nostri genitori che, se siamo fortunati, restano con noi fino a un’età avanzata. Ma come?

Affrontare la loro vecchiaia, soprattutto quando il corpo o la mente cominciano a cedere, mette a soqquadro la nostra emotività. Ci scopriamo fragili, impauriti e spesso anche arrabbiati.

La mia povera madre sta affrontando la sua senilità con un corpo relativamente a posto ma con la mente che la sta abbandonando settimana dopo settimana.

Vederla sfiorire così velocemente, perdere le sue capacità di pensiero, dimenticare qualsiasi cosa, non essere più capace di condurre la vita indipendente che desidera, è un bivio della vita al quale non ero assolutamente preparata.

Certo, ho sentito i racconti di tanti amici che ci sono passati prima di me, eppure gestire questo cambiamento mi destabilizza nel profondo.

Mi ritrovo a vivermi “madre”, io che madre non sono, e a scoprirmi in un ruolo che non sento mio.

Come avrei voluto arrivare preparata a tutto questo, sapendo quali passi percorrere, come scegliere il meglio per lei, per rendere il suo inverno della vita più morbido possibile.

Non sono preparata, non lo sono affatto anche se cerco di fare il mio meglio.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

SABBIA TRA LE DITA. #vitavissuta

Ricordi che svaniscono e memorie che si accavallano.

Non c’è più nulla del quotidiano che resta, ogni cosa, bella o brutta, si mescola in un torrente spettinato.

Resta il tuo corpo, ogni giorno più lento, invecchiato da questo peso che non riesci a togliere. Arriverà il giorno in cui anche il mio sguardo ti sarà indifferente, o forse ti farà paura, non so.

L’estate è esplosa prepotente, come un ragazzino impulsivo che fa il bullo con l’amico più giovane. Il caldo si attacca alla pelle senza accarezzarla.

Nel mio rifugio fresco che di solito chiamo gabbietta, passo la giornata davanti al pc. Lettere, numeri mi scorrono davanti agli occhi ma sono assente.

Lo sguardo non immagina destinazioni lontane, è tutto qui. Nascosto in profondità dentro di me.

Oggi la giornata pesa più del caldo che attraversa la pelle.

Oggi quelle ferite antiche fanno male, come se i lembi di carne dovessero ancora incollarsi.

Non distinguo più le lacrime dal sudore.

Non vedo più la differenza tra un incubo o la realtà.

Oggi il caldo taglia la pelle. Non sono lucida. Aspetto il buio per riposarmi.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

PARADISI ARTIFICIALI. #vitavissuta

Esco da un’esperienza clinica che mi ha colpito molto.

Dovendo fare un esame invasivo (è andato tutto bene, evviva!) mi hanno somministrato un cocktail di Midazolam e Petidina, un mix di benzadiazepine e oppioide sintetico.

Era la mia prima volta in sedazione cosciente. Devo dire incredibile. Arrivata in ospedale per l’esame, credevo di essere tranquilla, sticazzi!, mi mettono l’ago in vena e chiedo che mix di farmaci mi avrebbero proposto. “Lei non si deve preoccupare, sarà rilassata e come un po’ assente dalla procedura”. L’infermiera prima di iniettare chiede “40 e 40?” il medico risponde “30 e 30”, “che tirchio” penso.

Passa poco più di un istante e qualcosa dentro di me si scioglie. Non che non mi accorgessi di ciò che mi stavano facendo, ma era come se la cosa non mi toccasse proprio in prima persona, come se sì il corpo era mio ma lo prestavo senza grandi problemi ai medici.

Ho percepito, a volte, un po’ di dolore quando la sonda doveva fare tornanti stretti nel mio intestino, ma sono comunque rimasta distaccata. Il dolore c’era ma ok, potevo affrontarlo e poi, durava pochissimo.

Non so esattamente quanto tempo ci abbiano messo in totale, so solo che il referto parla di 8′ per uscire dal mio corpo, sicuramente almeno il doppio per raggiungere il mio punto più lontano.

Arrivata a casa, mi sono sentita come dentro una bolla di beatitudine. Azzerato ogni pensiero negativo, nessuna ansia per nessun argomento, una pace interiore che non ricordo di aver mai avuto.

Credo che in paradiso ci si senta così.

Il giorno dopo, il corpo e la mente, lei soprattutto, sono di nuovo entrate nella dimensione quotidianità, anche se mi sforzo di ricreare quel senso di benessere del giorno prima.

Un amico chimico mi ha detto che il mio galleggiare tra le nuvole del piacere era determinato dall’oppiaceo sintetico che mi hanno iniettato. Bella roba mi sono detta, sensazione unica. Capisco molte cose, di molte dipendenze, di molte persone, oggi.

Non male neppure la benzodiazepina che ha spento gli interruttori dell’allarmismo, dello stress, alleggerendo il corpo dalle tensioni e la mente dai pensieri negativi.

Ho fatto la mia prima esperienza da paradiso artificiale. Eppure mi chiedo se, in forma meno forte, non potremmo concederci – almeno di tanto in tanto, delle pause mentali dalla vita che il nostro cervello elabora, creandoci ansie e paure che non dovremmo avere.

Chiedo per un amico, eh…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

I MIEI AMATI VECCHI

itis

Ricordo che quando ero una bambina, guardavo a quelli che mi sembravano i vecchi, sempre con occhi dolci e grande rispetto. Gli anziani, nel mio target relazionale, sono stati sempre un soggetto preferito.

Mi piaceva starci insieme perché era bello farsi raccontare le storie della loro vita così lontana nel tempo, nello spazio e nelle abitudini, dalla mia.

Guardavo i volti segnati dalle rughe che disegnavano solchi carichi di esperienza. A volte erano visi sorridenti, altre carichi di vita, altre ancora pieni di malinconia se non di dolore.

Forse è per questo che mi sono stati sempre molto cari i vecchi che ho incontrato, perché i miei occhi cristallini di bambina erano capaci di cogliere le sfumature dei loro, annacquati di ricordi che andavano e svanivano, come onde.

I vecchi più felici non erano quelli più abbienti, ma quelli circondati dai loro bambini, dai figli e dai nipoti, dalla loro linea della vita che si affacciava fresca alla finestra dell’esistenza.

Le mani degli anziani sono fresche, come il ruscello che scorre limpido, oppure sono calde. Non hanno quasi mai la temperatura di tutti gli altri.

Le mie anziane profumavano di viola, oppure di mughetto o di Chanel n. 5. Ricordo ogni sfumatura del loro odore, della lavanda di cui erano impregnati i fazzoletti di stoffa, la lacca sui capelli, lo smalto sulle affilatissime unghie rosse.

Ieri ho trascorso la prima giornata di primavera all’Itis di Trieste, un tempo considerato l’ospizio dei poveri, dove i miei amati “vecchi” venivano abbandonati nelle mani della morte che tardava sempre troppo a portarseli via, lasciandoli soli, nel buio vuoto della loro vecchiaia.

Adesso l’istituto è stato completamente rinnovato ed è diventata una residenza dove, gli anziani, non sono più buttati via come cenci usati, ma un luogo caldo e accogliente dove possono trascorrere il tratto finale della loro esistenza, circondati da un calore che prima non c’era.

Nel bar che è il cuore della struttura, tavolini in stile barocco e poltroncine di velluto rosso accolgono ospiti e residenti, simulando da vicino i caffè tanto cari ai triestini. Nella Hall, un pianoforte a coda a disposizione di chi vuole accarezzarne i tasti per riempire di melodia le pareti marmoree e monumentali dell’ingresso. Alle pareti quadri moderni, a indicare il fluire della modernità sul passato, in un legame indissolubile tra ciò che è stato e ciò che sarà.

Amiamoli questi vecchi, tutti i vecchi del mondo, che sono la nostra memoria, i battiti del nostro cuore, il nostro passato e che, con i loro occhi acquerellati ci raccontano di infinita malinconia.

Ho ancora negli occhi l’immagine di una giovane ragazza che leggeva Roth a una anziana signora in carrozzina che, ad occhi chiusi,  le teneva una mano mentre godeva del racconto riprendendo a sognare.

Pimpra

Foto mia, ieri, primo giorno di primavera.

 

 

  • TAG

    2013 2014 2015 2016 abbraccio amiche amici Amici e amiche amicizia amore Amore Andar per maratone Andar per Milonghe Anima anno nuovo vita nuova anta e ribalta attimi Attimi belli Attualità Bel Paese blog blogger CARATTERE cazzate cronache dal mondo panda dare tempo al tempo Dillo alla zia Pimpra di tanto in tango Donne e valigie emozioni fine settimana Friuli Venezia Giulia immagini incontri i saggi consigli di Nonna Papera Italy Lavoro milonga momenti mondo panda Mondo Panda mondo tango Natura pausa pranzo pensieri pensieri leggeri pensieri sparsi pensiero positivo PERSONALITA' Pimpra milonguera riflessioni RISVEGLI Salute e benessere Senza categoria social network Società e costume Sport sticazzi STICAZZI storytelling Tango Tango argentino tango marathon Tango milonguero tango trotters tanto tango Trieste Uncategorized uomini e donne vecchiaia in armonia Viaggi viaggio Vita di coppia vita moderna vita sui tacchi a spillo
  • Archivi

  • ARTICOLI SUL TANGO

    Se cerchi gli articoli che parlano di tango cerca "di tanto in tango" nel banner TAG o fai la ricerca nel bannerino CATEGORIE
  • I post del mese

  • LA TRIBU’

    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Affiliate Marketing
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Fabio Bertolino
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Marco
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di inerro.land
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di lguasina
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Simone, quello di @purtroppo
    • Avatar di Diario di luci e pensieri
    • Avatar di mmichelis
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di E.
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di robertofontana1991
    • Avatar di Kaleb Mcknight
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di comelapensoio
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di orestepatrone
    • Avatar di francescobissoli54
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di gmerico
    • Avatar di abdensarly
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Anele
    • Avatar di WuOtto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di fracatz
  • Pagine

  • Categorie