
Partir, revenir. Portandosi a casa qualche cosa di nuovo – no, non mi riferisco allo shopping, ma alle esperienze.
Un weekend di tango curativo dopo una settimana vissuta tra un inciampo e l’altro.
“Sciccosa” di nome e di fatto, una mini maratona con gli ingredienti giusti per risollevare lo spirito e far gioire il corpo. Ospitati nel parco di Villa Paola, in provincia di Padova, accolti dall’abbraccio verde di tigli centenari, abbiamo ballato in una bolla di musica immersa nella natura.
A mia memoria non ho mai mangiato tanti carboidrati come in questi due giorni. Che godimento! A parte il chilo in più che mi porto a casa, la soddisfazione di aver ballato bene, di essermi divertita molto, ho vissuto una nuova esperienza tanguera.
Il tango dentro al tango.
Alzi la mano chi, di voi, ha ballato con un compositore, un direttore d’orchestra, pure ballerino di tango? Non ce ne sono molti in giro, avete probabilmente capito a chi mi riferisco.
Sono riuscita a ballare con la testa completamente libera e l’orecchio in totale ascolto della musica e delle variazioni sugli strumenti, sulle melodie che il leader mi ha proposto. E’ stato un viaggio pazzesco.
Carlo suggeriva una chiave di lettura del brano e insieme lo riscrivevamo con il corpo. È stata un’esperienza unica. Nessuna imposizione. Solo l’invito a seguire uno strumento, una frase musicale. Sintonizzarmi consapevolmente su sfumature che di solito sfuggono, mi ha letteralmente riempita di gusto e di soddisfazione.
Ballare così ha aperto livelli di ascolto inediti.
Uscita da quella bolla, però, i piedi tornano a terra.
A volte mi dico che devo rassegnarmi ad appendere le scarpette al chiodo per raggiunti limiti di età anagrafica (oltre una soglia, gli inviti faticano sempre di più ad arrivare), ma come faccio?
Come faccio se ogni volta è una scoperta di qualcosa di nuovo?
Pimpra
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