DI TANTO IN TANGO. L’ABITO FA IL TANGUERO?

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Abituata come sono a frequentare il mondo del tango da più di due lustri, confesso che oramai non mi accorgo più di come, gli uomini, in termini di abbigliamento, vadano in milonga.

Va di sicuro fatto un distinguo tra coloro che si presentano a una serata singola o a coloro che affrontano un Festival, piuttosto che un Encuentro o una Maratona.

La singola serata di milonga è, forse, quella più facile: i maschietti o si tirano ai massimi (cosa che avviene rarissimamente e solo in contesti molto particolari o su dress code espressamente richiesto) e sfoderano giacche, gilet, camicie, pantaloni di tessuto, oppure, di norma, sono piuttosto rilassati, T-Shirt, camicie, jeans senza star lì tanto a pensarci.

Il Festivaliero, di solito, ha esigenza di affrontare le lezioni per cui porterà nella sua valigia abiti da “allenamento” e forse outfit più ricercati per la serate di milonga, ma lo ripeto: forse.

I frequentatori degli Encuentri, da quanto ho potuto apprezzare, hanno una maggiore sensibilità alla formalità dell’abito, in particolare per le milonghe serali. Ma non è regola, poiché molto dipende dal taglio, più o meno rilassato, dello stesso evento.

Al solito, i maratoneti, sono mondo a parte.

In maratona, tutto è permesso. Considerato il livello di “performance” richiesta ai danzatori, va da sé che, gli uomini in particolare, sceglieranno la via della praticità e del comfort, anche perché, le litrate di sudore che si perdono, costringono i partecipanti a numerosi cambi.

Ci sono danzatori che, a onor del vero, hanno un loro stile e una firma particolarissimi. Dalla stampa sempre molto originale delle camicie, all’utilizzo monocromatico di un colore di elezione, al vezzo di portare l’asciugamano per tamponarsi in un certo modo o il ventaglio posizionato nella tasca di ampi pantaloni. C’è il dandy, sempre curatissimo, la cui raffinatezza esplode visibilissima in un contesto in cui gli altri “competitori” scelgono la via della comodità, e non certo quella dell’eleganza.

Chi gli abiti se li fa fare, chi indossa quello che capita, chi utilizza per più volte successive quello che capita e lì, iniziano i (grossi) fastidi…

Personalmente, quando ballo, non mi soffermo particolarmente ad osservare come è vestito l’uomo. Sono altri i dettagli che colpiscono la mia attenzione: come balla. Però, va detto che, ho imparato a riconoscere a colpo d’occhio quelli potenzialmente bravi, anche dal loro modo di vestire.

Immagino che esista un codice non scritto tra di loro, per cui, è molto probabile che ballino bene se si vestono (o non si vestono) in un certo modo. Ma non vi dirò come, vi lascio il piacere della scoperta…

Tutto questo per rispondere a un’amica, non tanguera, la quale vedendo le numerose foto di tango pubblicate sul mio profilo di FB, notava come le donne risultassero sempre eleganti, belle da vedere, mentre gli uomini, all’opposto, le apparissero piuttosto sciatti…

Probabilmente ha ragione lei, ma, in questo e solo in questo caso, metto il mio senso estetico in cantina, lo chiudo a chiave e faccio finta di non accorgermi della poca raffinatezza, del gusto discutibile, della eventuale sciatteria, perché, quando ballo, quello che cerco e voglio trovare è, semplicemente, un bravo ballerino, possibilmente asciutto e profumato (ovvero: con le ascelle perfettamente inodore!!!).

Olè!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

RIDATEMI I DANDY

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Durante la mezz’ora d’aria del carcerato ho la fortuna di potermi aggirare nel salotto buono della città, riempirmi gli occhi di mare e far ritorno alla gabbietta con l’animo sollevato e gli occhi carichi di bellezza…

Teoricamente.

Salotto buono=  sede di uffici di rappresentanza, popolato da impiegati/quadri/dirigenti di aziende, banche.

Tra le 13.30 e le 15.00 tutti fuori, a godersi l’aria fresca e la brezza marina.

Da esteta quale sono, credo di incrociare il mio cammino con signori finemente eleganti, sicuri nei loro abiti scuri da lavoro.

E così accade. Nel senso che un gregge di uomini ingabbiati in capi che non sentono loro, si aggira nelle strade pedonali del centro. Come imbalsamati, come dentro una forma di gesso che li comprime e li blocca.

Uno spettacolo che non sono disposta a reggere, che mi fa maledire questa modernità che ha perduto ogni senso di eleganza, di gusto, nel portamento e nei modi.

Sulle donne stendo un velo pietoso, sono pure peggio: esibiscono, sotto i raggi del sole primaverile, tacchi 12 con improbabili tailleur sempre troppo corti, troppo stretti, troppo scollati, biglietto da visita dell’ultimo ritocco del chirurgo plastico.

Che poi li senti parlare e la catastrofe è definitiva.

Non mi resta che impugnare gli occhiali da sole, anninetarmi le orecchie di musica e distorgliere lo sguardo da tanta sciatteria.

Sono snob. E me ne vanto.

Pimpra

 

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